BUONA TAVOLA E RITI SUGGESTIVI: LA SETTIMANA SANTA DI TARANTO

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Taranto Castello AragoneseTaranto_MassafraTaranto Ponte San Francesco da Paola

Dal pomeriggio del Giovedì fino all’alba del Sabato Santo, il centro storico di Taranto diventa un palcoscenico a cielo aperto in cui le confraternite locali portano in scena i suggestivi Riti della Passione di Cristo. Una tradizione antichissima, quella della Settimana Santa tarantina, che ogni anno richiama numerosi turisti, desiderosi di assistere a rappresentazioni dal fascino lontano, approfittando della breve vacanza per visitare una città ricca di storia e assaggiare i sapori pieni e generosi di questa terra.

In Puglia, il pranzo della domenica di Pasqua si apre con il “Benedetto”, un antipasto diffuso nell’intera regione, composto da uova sode – portate in chiesa durante la messa del mattino per ricevere, appunto, la benedizione –, salame, capocollo, ricotta fresca e fettine di arancia. Accanto a questo troviamo i panzerotti pasquali, una variante dei classici calzoncini fritti ripieni di pomodoro e mozzarella, che nel giorno della Resurrezione vengono farciti con ricotta, pepe, uova sbattute e cicoria. Tra i prodotti locali, merita una menzione speciale l’olio d’oliva delle Terre Tarantine, un extravergine prodotto da tempi antichissimi dal lieve retrogusto piccante, che dà il meglio di sé sulle bruschette ricavate dal pane di Laterza (Taranto) cotto nel forno a legna, dall’intenso profumo di cereali.

Ma Taranto è famosa soprattutto per le specialità di mare, a cominciare dalle cozze, che qui vengono preparate in tanti modi: impanate con farina e uova e poi fritte; alla “peppetedda” – cotte in un tegame coperto con olio, aglio, pomodorini e una foglia di alloro –; con salsa di pomodoro, prezzemolo e peperoncino, servite con pane casareccio tostato; nella tiella di riso e patate; con le linguine, accompagnate da vongole, datteri di mare, gamberi e anguilla. Da assaggiare anche il “pesce alla tarantina”, un’orata o un dentice passato in forno con olive nere, capperi, olio e aceto.

Panzerotti di PasquaCozze al sugoTaralli dolci di Pasqua

Tra i piatti di terra, invece, figurano le semplici e buonissime chiancaredde – le orecchiette nel dialetto del posto – a base di semola di grano duro e acqua, condite con un leggero sugo di pomodoro fresco, basilico e cacioricotta o con le tradizionali cime di rapa, e le bombette tarantine, involtini di carne di maiale alla griglia ripieni di pancetta e caciocavallo o canestrato pugliese, venduti dalle numerose bracerie della zona come cibo di strada, assieme alla puccia, la tipica pagnotta salentina dall’esterno croccante fuori e morbida all’interno. Il tutto innaffiato da un buon bicchiere di Primitivo di Manduria, un rosso corposo e intenso, chiamato così perché la vite da cui è ricavato fiorisce due settimane prima delle altre.

A chiudere in dolcezza un pasto così succulento troviamo le scarcelle – diffuse in tutta la Puglia –, biscotti di pasta frolla a forma di ciambella, cestino o colomba, che al centro racchiudono un uovo sodo o ovetti di cioccolato, e i taralli tarantini dolci a forma di ciambella o di treccia, che simboleggiano rispettivamente la corona di spina e la frusta con la quale fu percosso Gesù sul Calvario.

 

Le processioni del Giovedì e del Venerdì Santo
Taranto_Processione dei Misteri

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I riti della Settimana Santa tarantina, introdotti in Puglia dagli Spagnoli nel 1500, si svolgono nella “Città vecchia”, il nucleo più antico di Taranto, che sorge non al centro ma fuori dalla parte moderna, su un’isola collegata alla terraferma dal Ponte di Porta Napoli. Una zona senza tempo, separata dal resto della città e fatta di vicoli strettissimi, chiesette, palazzine d’epoca.

Alle 17:00 del Giovedì i componenti della Confraternita del Carmine, a piedi nudi, partendo dall’omonima chiesa danno inizio al pellegrinaggio negli altari della reposizione, detti popolarmente “sepolcri”: vestiti con lunghe tuniche bianche e con il volto coperto dal cappuccio, i “perdoni” – chiamati così in ricordo dei pellegrini che in passato si recavano in Vaticano per chiedere il perdono di Dio – sfilano per le stradine in coppia o in gruppo procedendo a passo lentissimo. Fanno ritorno nella Chiesa del Carmine a mezzanotte, quando i membri della Confraternita di San Domenico e della Madonna Addolorata danno il via alla loro processione, portando in spalla la statua lignea della Vergine, fino al pomeriggio del Venerdì Santo, accompagnati dal suono grave e incalzante della troccola, un lungo bastone di legno. L’ultimo rito è quello dei Misteri, che percorre le vie del centro tarantino fino al mattino del Sabato Santo, con sette statue, simbolo della Passione di Cristo.

 

La Città dei due Mari

“Città dei due Mari”, così è soprannominata Taranto: il suo porto, uno dei più importanti d’Europa, si affaccia infatti sui due bacini – il Mar Grande e il Mar Piccolo – che formano il Golfo di Taranto, collegati da un canale navigabile provvisto di un caratteristico ponte girevole in legno.

Fondata nell’VIII secolo a.C. come colonia della Magna Grecia, Taranto riunisce le testimonianze della civiltà antica – visibili nei resti del Tempio Dorico e della necropoli greco-romana – a quelle del Barocco salentino, presenti nella Chiesa di San Cataldo e in quella di San Domenico Maggiore. Da visitare anche Castel Sant’Angelo, meglio conosciuto come Castello Aragonese, fatto edificare dagli spagnoli tra il 1487 ed il 1492 su una precedente costruzione svevo-angioina, affacciato sul Mar Grande.

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