DA OLTRE 150 ANNI È IL PROTAGONISTA DEL PRANZO DEL RINGRAZIAMENTO: IL TACCHINO RIPIENO

2 anno fa di in Passione in cucina Tagged: , , , , , , , ,

Giovedì 26 novembre è il Giorno del Ringraziamento, la festa americana per eccellenza. E, come tradizione da oltre 150 anni, sulla tavola delle famiglie riunite per l’occasione il piatto forte sarà il classico tacchino ripieno. Farcito generosamente e cotto al forno, è il protagonista assoluto del ricco pranzo del Thanksgiving Day, tanto che la festa tra gli americani è soprannominata scherzosamente Turkey Day, ‘Giorno del tacchino’.

Non esiste una ricetta unica del tacchino del Thanksgiving Day: negli Stati della East Coast, ad esempio, è farcito con le ostriche, già presenti durante il primo pranzo del Ringraziamento, nel 1621; in quelli del Sud è accompagnato da mais o granoturco al burro; nei Paesi che si affacciano sull’Atlantico viene servito con il wild rice (riso selvatico), una pianta acquatica che cresce sulle coste.Thanksgiving turkey

 

Perché il tacchino?

Nel 1620, un gruppo di profughi inglesi – i cosiddetti Padri Pellegrini –, perseguitati in patria per le loro idee religiose, lasciarono la Gran Bretagna per il Nuovo Mondo a bordo della nave Mayflower. Sbarcati a Plymouth, nel Massachusetts, vennero in contatto la popolazione del posto, gli indiani Wampanoag, e grazie a loro impararono a coltivare ortaggi fino ad allora sconosciuti, come mais, fagioli e zucche. Nell’autunno del 1621 ringraziarono Dio del raccolto insieme ai nativi americani, con un pranzo in cui comparvero pesci, aragoste, molluschi, noci, ortaggi come zucche e carote, e uccelli selvatici – wild fowl –, presumibilmente tacchini. Questa ricorrenza, da allora celebrata ogni anno, divenne ufficiale soltanto dopo l’Indipendenza, nel 1863, quando Abramo Lincoln invitò gli americani a festeggiarla il quarto giovedì di novembre.

 

La preparazione

Cucinare il pranzo del Thanksgiving Day nelle case americane è un rito che comincia il lunedì, immergendo il tacchino in una marinatabrine in inglese – di acqua, sale, zucchero, aglio, cipolle e spezie (cumino, paprika, alloro), che serve per impedire che la carne si asciughi durante la cottura, e lanciandolo insaporire nella salsa per due giorni.

Poi c’è la preparazione del ripieno, lo stuffing, il vero pezzo forte della pietanza. Laurel Evans, foodglogger texana che da anni vive a Milano, nel suo blog Un’americana in cucina riporta una delle versioni più famose, con castagne lesse, un trito di sedano, carote e cipolle, erbe aromatiche e pane raffermo, cotti in un tegame con burro e brodo. Ma le varianti sono tantissime: con salsiccia piccante, pane ed erbette, con riso e bacon, con mele e salsiccia. L’importante è cuocerlo a parte, e non direttamente nel tacchino, altrimenti c’è il rischio che rimanga crudo.

Infine la cottura della carne, che dura tre o quattro ore: dopo aver spalmato sulla superficie burro, sale e pepe, il tacchino va avvolto in un telo di cotone e, mentre è in forno, deve essere bagnato continuamente con una miscela di burro fuso e vino bianco, così rimane morbido e succoso. Il tocco finale è la salsa gravy, preparata facendo bollire il fondo di cottura del tacchino con brodo di pollo e vino bianco.

 

I contorni

A fare da cornice al protagonista ci sono numerosi contorni; per un pranzo del Ringraziamento che si rispetti, devono essere almeno tre o quattro, a scelta tra:

Il purè di patate (Marshed potatoes)

Il purè a stelle e strisce ha un sapore più deciso di quello che conosciamo in Italia. Le patate, dopo essere state lessate vengono passate nello schiacciapatate e montate – con l’aiuto di una frusta elettrica – con panna acida, burro a pezzetti, aglio arrostito e un pizzico di sale. Il risultato è una purea spumosa e soffice dal gusto intenso.

La salsa ai mirtilli (Cramberry sauce)

È una salsa dal sapore acidulo che regala alla carne un retrogusto particolare. Si prepara facendo cuocere i mirtilli rossi – molto diffusi oltreoceano – con acqua, zucchero, il succo e la buccia di un’arancia e un po’ di zenzero, che le dà una leggera nota piccante.

Il pane di mais (Corn bread)

Più che un vero e proprio pane è una sorta di dolce dalla consistenza soffice e spugnosa, impastata con farina di mais e frumento, latte, burro, lievito, uova sbattute e qualche cucchiaio di zucchero. Va cotto in una teglia bassa e può essere arricchito da chicchi di mais tostati.

Le patate dolci al forno

Il loro nome esatto è ‘patate americane’ o ‘batate’ – sono una radice e non un vero e proprio tubero – ma sono dette comunemente patate ‘dolci’ per il sapore zuccherino. Per il pranzo del Thanksigiving Day vengono tradizionalmente tagliate a bastoncino e cotte al forno con olio, sale, pangrattato e paprika, che ne bilancia la dolcezza.

Le cipolle in agrodolce

Vengono preparate in alternativa oppure in aggiunta alla salsa di mirtilli. Per cucinarle servono le cipolline bianche piccole e schiacciate, da cuocere con aceto di vino rosso, zucchero, una foglia di alloro, aggiungendo a piacere una manciata di pinoli e uvetta.

I cavolini di Bruxelles al burro

I cavolini di Bruxelles sono un ortaggio poco presente sulle tavole della nostra Penisola; gustosi e salutari (sono ricchi di vitamina C), sulle tavole americane nel Giorno del Ringraziamento vengono cucinati in maniera golosa, ovvero lessati in acqua salata per 5-10 minuti (non devono disfarsi), saltati in padella con brodo e qualche cucchiaio di brodo, infine insaporiti con una spolverata di pepe e di cheddar, il formaggio dalla caratteristica colorazione gialla tipico del Paesi anglosassoni.

I fagiolini alle mandorle

È un’alternativa sfiziosa alla classica insalata di fagiolini, indicata per accompagnare piatti di carne o pesce. I fagiolini, lessati in acqua salata o cotti al vapore, vengono conditi con cipolla saltata in padella, filetti di mandorle tostate e un’emulsione di olio d’oliva e succo di limone.

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