FAVE SALAME E PECORINO PER I PIC NIC DI MAGGIO

4 mese fa di in Notizie golose

salame e faveSi avvicina il 1° Maggio, la festa dei lavoratori, giornata durante la quale si dà tradizionalmente inizio alla stagione dei pic nic. Se il meteo e le temperature lo permettono, è una giornata che si usa passare all’aperto, il menù tipico e immancabile prevede le fave crude da mangiare con salame e pecorino. L’abitudine di passare del tempo all’aria aperta festeggiando l’arrivo della Primavera risale ai tempi degli antichi Romani che in quella occasione gustavano cibi sfiziosi e semplici e le fave, accompagnate da salame e pecorino, sono perfette e rispecchiano perfettamente queste intenzioni, facili e veloci da preparare e trasportabili comodamente, l’ideale dunque per un pranzo frugale seduti su un prato verde.

fave salame e pecorinoLe fave ai tempi dei Greci erano considerate un simbolo negativo, erano addirittura collegate alla morte a causa del fiore bianco della pianta che ha delle macchie nere, un colore molto raro tra i fiori, e sono posizionate in modo da ricordare una Tau (la lettera greca all’inizio della parola Thanatos, che significa proprio morte), si pensava inoltre che attraverso i gambi cavi della pianta, le anime dei defunti risalissero dall’aldilà. Secondo Pitagora invece il baccello rappresentava l’accesso al mondo dei morti e i suoi semi racchiudono le anime dei defunti.

All’epoca dei Romani invece le fave erano utilizzate per celebrare la dea Flora, protettrice della natura in fiore e dunque anche della rinascita. Le fave e la loro pianta sono diventati quindi simbolo positivo, la tradizione voleva che si lanciassero i suoi baccelli per augurare fortuna e ricchezza e veniva considerato di buon auspicio trovare 7 semi nello stesso baccello, un gioco divertente da fare anche oggi, magari con i bambini.

Fave salameUna ricetta ricca di tradizione, anche il pecorino infatti pare sia un tipo di formaggio che esisteva fin dai tempi dei Romani. Nel trattato De re rustica  di Columella, uno scrittore romano che si occupava di agricoltura, si trova una descrizione precisa della lavorazione del latte ovino e sembra essere molto simile ad oggi.

 “[…] il latte viene generalmente fatto
rapprendere con caglio di agnello o di capretto (…)
Il secchio della mungitura, quando sia stato riempito di latte, si deve mantenere a medio calore: non si
deve tuttavia accostarlo al fuoco […] ma si deve porre lontano da esso, e
appena il liquido si sarà rappreso dovrà essere trasferito in cesti, panieri o
forme. Infatti è essenziale che il siero possa scolare immediatamente ed essere
separato dalla materia solida […]. Poi quando la parte solida è tolta dalle
forme o dai panieri dovrà essere collocata in ambiente fresco e oscuro, perché
non possa guastarsi, su tavole più pulite possibile, e cosparse di sale tritato
affinché trasudi il proprio umore. “

Con pochi e semplici ingredienti si prepara dunque un pic nic ricco di storia e tradizione.

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