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1 su sfondo biancoE’ il numero di pizze consumate dagli italiani mediamente in una settimana

Se alla pasta gli italiani riescono a rinunciare, sostituendola con pane e panini, riso, cous cous, farro, orzo, polenta o altri farinacei e cereali, alla pizza no! Solo nel nostro Paese si consumano 56 milioni di pizze a settimana, circa 3 miliardi all’anno! Margherita o capricciosa, ripiena o con i funghi, con wurstel e patatine o bianca; e ancora al forno o fritta; classica, a metro o al taglio; gluten free; al piatto o d’asporto, integrale o a lievitazione naturale e surgelata. Proprio da quest’ultima categoria si capisce la portata del fenomeno. Le pizze rappresentano il 14% del totale del mercato dei surgelati, con una quota di penetrazione nelle famiglie italiane del 63% (Doxa/Assobirra 2014). Insomma se per una settimana proprio non si riesce a mangiarla fresca si ricorre al freezer del frigo di casa, dove è immancabile per quasi 3 italiani su 4.

E se la margherita resiste nella top ten di quelle preferite dagli italiani, ed è anche la più diffusa tra le pizze al taglio, gusti e condimenti cambiano con il tempo, alle mode, alle tendenze alimentari ma anche in base al territorio e all’età del consumatore. Ad adolescenti e bambini, ad esempio, piace molto quella alla Nutella.

Tra gli ingredienti, oltre al pomodoro e alla mozzarella, è il prosciutto cotto quello più trasversale. Protagonista di diverse pizze tra le più diffuse e richieste come la capricciosa, la prosciutto e funghi, o quella con il mais o la panna. Nel ripieno (quella che a Napoli chiamano Calzone) ha quasi del tutto soppiantato il salame. Il prosciutto cotto è anche utilizzato nella “parigina” la pizza farcita più famosa. Per tanti italiani (63%) oggi pizza è sinonimo di piatto unico, equivale, cioè, ad un pasto completo. Nutriente, genuina e completa, è entrata di diritto nelle diete ed è sempre più consigliata da nutrizionisti e dietologi nei regimi alimentari.

 

Una curiosità

Secondo uno studio dello Storico della Cultura alimentare e docente dell’Istituto alberghiero di Formia, Giuseppe Nocca, è anche una delle più vecchie parole italiane. In un documento del maggio del 997 DC, conservato nell’archivio della cattedrale di Gaeta, infatti, si parla per la prima volta di pizza.

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