GRANI E MELOGRANI, A ORIOLO DEI FICHI LA BIODIVERSITÀ ROMAGNOLA

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Torre Oriolo dei FichiPiazza del Popolo in Faenza, Italycampagna romagna

Il Senatore Cappelli, l’Ardito e il Gentil Rosso, tre antiche varietà di grano ormai quasi scomparse, e il Melograno Grosso di Faenza, che può raggiungere i due chili di peso. E poi il pregiato Olio di Brisighella, fruttato e aromatico, e il vino rosso Centesimino, dal sapore intenso ed equilibrato. Sono le eccellenze che nascono nelle campagne attorno a Oriolo dei Fichi, un piccolo nucleo abitato a pochi chilometri da Faenza, dove gli agricoltori locali stanno attuando da alcuni anni un importante progetto di valorizzazione della biodiversità, recuperando coltivazioni a lungo dimenticate, per la creazione di una filiera alimentare sostenibile.

Sabato 7 e domenica 8 novembre questi e gli altri prodotti pregiati del territorio saranno protagonisti della seconda edizione di “Grani e melograni”, evento organizzato dall’Associazione per la Torre di Oriolo, in collaborazione con l’ARPA (Agenzia Regionale Prevenzione e Ambiente) e la Comunità del cibo di Oriolo, con il patrocinio del Comune di Faenza. Una due giorni di convegni, laboratori e incontri con gli agricoltori, ma anche di degustazioni e mostre-mercato per assaggiare le delizie di questo angolo di Romagna, che si svolgeranno nella suggestiva cornice della Torre di Oriolo, un’imponente costruzione del XV secolo oggi di proprietà dell’associazione omonima e del comune di Faenza.

 

L’Oro antico di Oriolo

GranoGli agricoltori dell’Associazione Torre di Oriolo negli ultimi anni hanno riportato in vita l’“Oro antico” di Faenza, alcune varietà di frumento diffuse in Romagna fino agli inizi secolo scorso e col tempo dimenticate. Tra queste la più conosciuta è il Senatore Cappelli, comparsa per la prima volta ai primi del Novecento in Puglia, grazie alle sperimentazioni del genetista Nazareno Strampelli: è un grano duro – che oggi sopravvive soprattutto nel Sud Italia – ricco di lipidi, amminoacidi, vitamine e minerali, dalla quale si ottiene una farina altamente digeribile, utilizzata da piccole aziende locali e biologiche per la produzione di una pasta particolarmente pregiata, che tiene bene la cottura. Tra le varietà recuperate compare poi il grano tenero Ardito – nato anch’esso dalla mano di Strampelli –, che in Romagna è rinato grazie nell’azienda agricola Leone Conti, che ne ricava la farina macinando il frumento esclusivamente su pietra. E infine il Gentil Rosso, coltivato in Romagna ancora prima del Senatore Cappelli e dell’Ardito, dal contenuto di glutine molto basso.

All’Oro antico di Oriolo sarà dedicata l’intera giornata di sabato, con un convegno al mattino durante il quale la nutrizionista Monica Zaccari illustrerà le proprietà nutrizionali dei grani dimenticati; nel pomeriggio invece adulti e bambini potranno cimentarsi nella creazione di deliziose crostate, pani e confetture con le farine e la frutta di Oriolo dei Fichi, guidati dalla maestra di cucina Giorgia Lagosti. Il calendario completo degli appuntamenti è disponibile sul sito www.torredioriolo.it.

 

La mostra-mercato

MelogranoOlio extravergineVino rosso

Per toccare con mano i prodotti di eccellenza di questo territorio c’è la mostra-mercato che si terrà nei due pomeriggi della manifestazione. Tra le specialità da scoprire la Melagrana Grossa di Faenza, iscritta dal 2014 nel Repertorio della Biodiversità dell’Emilia Romagna: scomparso a lungo dalle pianure locali, questo frutto succoso e ricchissimo di vitamine è stato recuperato dall’Azienda Rio del Sol, che lo utilizza anche per preparare deliziosi succhi.

Spazio ancora all’Olio extravergine di Brisighella (Ravenna), tutelato dal marchio DOP, realizzato con le olive spremute a soli quattro giorni dalla raccolta, che si caratterizza per il forte aroma di erbe e per il sapore fruttato, con una leggera nota piccante. E al Centesimino, ricavato dall’omonimo vitigno a bacca rossa, coltivato fin dal XVII secolo sulle colline faentine: sopravvissuto a una grave epidemia di filossera (un parassita della vite) negli anni Trenta, attualmente è considerato un vino di nicchia, secco ed equilibrato, che al primo assaggio sprigiona profumi di fiori di arancio, rosa, viola, liquirizia ed anice.

Tra le altre delizie in mostra i frutti di stagione – mele, pere, kiwi –, il miele e le marmellate. E infine i prelibati salumi di Mora Romagnola, una razza suina autoctona che ha rischiato di scomparire negli anni scorsi e che oggi è Presidio Slow Food, da cui si ricavano culatello, lardo, salame, pancetta e spalla cotta.

 

La Torre di Oriolo

Immerso nella campagna dell’Appennino Faentino, tra case coloniche e distese di viti, Oriolo dei Fichi è un minuscolo borgo che fa parte del comune di Faenza, in cui vivono appena 200 persone. Simbolo di questo piccolo nucleo abitato è da sempre la Torre, una fortezza fatta costruire a difesa della città nel 1474, dal Signore di Faenza Carlo II Manfredi, sulle rovine di un vecchio castello: nel tempo saccheggiata, abbandonata, adibita ad abitazione per i mezzadri e utilizzata come rifugio durante la Seconda Guerra Mondiale, è rimasta sempre in piedi e nel 2003, dopo un lungo restauro, è stata riaperta al pubblico. I turisti possono visitarla il sabato e la domenica pomeriggio, dalla primavera all’autunno.

Un weekend a Oriolo rappresenta naturalmente anche l’occasione per una tappa a Faenza, famosa per l’arte della ceramica, nata nel XII secolo e portata avanti tutt’ora dalle sessanta botteghe artigiane disseminate per la città. Da non perdere infine una passeggiata a Piazza del Popolo, dove si affacciano il Palazzo del Podestà e il Palazzo Municipale, a Piazza della Libertà, dove ha sede il Duomo (costruito nel XVI secolo) che custodisce opere d’arte del periodo rinascimentale, e alla Fontana monumentale con i bronzi del Seicento.

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