I DOLCI DEL GIORNO DEI MORTI

4 anno fa di in Passione in cucina, Storie&Racconti Tagged: , , , , , ,

Zucchero, miele, mandorle, noci, uvetta. Ma anche cacao e cioccolato, canditi, melagrana e uva. È da questi ingredienti che il 2 novembre, da nord a sud dello Stivale, nascono i “dolci dei morti”, un’espressione forse un po’ tetra con cui si indicano le golosità – e sono davvero tante – preparate in tutta Italia nel giorno dedicato alla commemorazione dei defunti.

In passato si riteneva che le anime dei propri cari, tra il 1o e il 2 novembre, facessero ritorno sulla terra: così nelle case la tavola restava apparecchiata per tutta la notte, con sopra acqua e dolci, per permettere ai familiari “in viaggio” di rifocillarsi. In Sicilia una leggenda racconta che i morti, nella notte di Ognissanti, scendessero nella loro città terrena per rubare dolci ai pasticceri più ricchi e portarli ai piccoli di casa, così ancora oggi qui c’è l’usanza di cucinare dolcetti da donare ai bambini.

Ed ecco le prelibatezze preparate nel giorno dei morti in ogni angolo d’Italia:

pane dei morti

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Pane dei morti

Il Pà dei morcc è un delizioso dolcetto diffuso nel milanese e nel bresciano sin dal XV secolo, impastato con biscotti, amaretti, cacao, fichi secchi, mandorle e uvetta. Ha un gusto speziato grazie alla presenza di cannella e noce moscata.

blog.giallozafferano.it

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Pan dei santi

Nasce nella Maremma toscana e talvolta viene chiamato anche pan dei morti, ma è diverso dai pasticcini lombardi. Prodotto dal 2 novembre fino a dicembre, prima dell’arrivo delle festività natalizie, è un dolce da forno a base di farina, noci, miele, strutto e uvetta, insaporito con del pepe nero che gli dà una nota davvero particolare.

Cavalli

Sono pani dolci di grandi dimensioni tipici del Trentino Alto Adige. Le origini, non del tutto certe, sono legate probabilmente all’antico culto greco della dea Epona, protettrice dei cavalli (epos), che accompagnava le anime dei defunti nell’Oltretomba.

Mani, dita di apostolo e pupi siciliani

La Sicilia vanta una ricca varietà di dolci dei morti: nel catanese vengono preparati i ‘nZuddi, biscotti ricavati da mandorle, farina, miele e cannella, nati nel convento delle Suore Vincenziane di Catania (‘nZuddu in dialetto siciliano indica proprio il diminutivo di Vincenzo). A Messina, invece, troviamo le piparelle, biscottini croccantissimi a base di mandorle, da bagnare nel liquore. Nel resto dell’isola ci sono, ancora, i pupi di zucchero, statuette che ricordano i pupi siciliani, simboleggianti gli avi della famiglia, le “mani”, panini dolci a forma di mani, e le “dita di apostolo”, dolci di marzapane simili appunto alle dita della mano.

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Ossa dei morti

Con questo “inquietante” appellativo si indicano biscotti dalla forma allungata diffusi in varie località italiane e dalle caratteristiche diverse. Li ritroviamo a Parma, dove sono fatti di pastafrolla e ricoperti con glassa di zucchero o cioccolato; a Montepulciano (Siena), rotondi e friabili, con le mandorle tritate; in Piemonte e Lombardia – chiamati “ossa da mordere” per la consistenza croccante –, con mandorle e albume d’uovo; in Sicilia, dove i crozzi ‘i mottu sono duri e impastati con farina, acqua, zucchero, cannella e qualche chiodo di garofano tritato.

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Torrone dei morti

Tipico della pasticceria napoletana, il torrone dei morti è diverso da quello classico perché morbido e a base non di miele ma di cioccolato, a cui vengono aggiunti canditi, mandorle o nocciole intere. Ne esistono tantissime versioni: al caffè, al cioccolato fondente, al gianduia, alla crema di nocciole. Chiamato anche “morticiello” per la somiglianza con una cassa da morto, ha una dimensione di 50-70cm ed è venduto a fette.

Fanfullicchie

Tipici del leccese, sono bastoncini di zucchero colorato attorcigliati su se stessi, al sapore di menta, un tempo venduti sulle bancarelle disseminate lungo la strada verso il cimitero, insieme a giocattoli di legno.

Strichetti

Compaiono nelle pasticcerie di Perugia in questo periodo dell’anno, hanno la dimensione di piccole noci e sono realizzati con farina di mandorle, zucchero, cedro candito, vaniglia, scorza di limone, alchermes, albume d’uovo ed ostie.

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Colva

È un dolce molto particolare della cultura contadina, dal forte significato allegorico. Diffuso tra Foggia e Barletta, viene preparato non solo il 2 novembre ma per tutto l’autunno, con il grano, simbolo del legame tra la vita e la morte – i chicchi, infatti, piantati nel terreno muoiono per rinascere sotto forma di germogli. Il grano viene bollito e amalgamato con vincotto, noci, uva bianca spellata e privata dei semi, chicchi di melagrana e pezzetti di cioccolato.

Fave dei morti Fave dei morti

Diffuse dalla Lombardia all’Emilia Romagna, dal Veneto al Friuli, fino a Marche, Umbria e Lazio, le fave dei morti sono pasticcini a base di mandorle tritate, albume d’uovo, zucchero e buccia di limone grattugiata. Sono chiamate così perché in passato venivano preparate con le fave secche triturate: la fava, infatti, grazie alle sue lunghe radici era considerata un tramite con il mondo sotterraneo, si credeva persino che nel suo baccello giacessero le anime dei defunti. Con l’avvento del favismo i legumi furono sostituiti dalle mandorle tritate.
In Valnerina, in Umbria, fino a non molti anni fa le strade che conducevano ai cimiteri erano punteggiate da bancarelle che vendevano proprio questi squisiti dolcetti.

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