IL CONO, DESIGN ITALIANO CHE “PIACE” A TUTTI

4 anno fa di in Storie&Racconti, Street food Tagged: , , , , , , ,

Non solo un “contenitore” per il gelato, ma uno dei prodotti di food design made in Italy più importanti e famosi nel mondo: il Cono, nei suoi oltre 100 anni di storia ha ricevuto molteplici mutamenti formali, testimoniando intere generazioni sociali. Fatto di wafer, biscotto o altri tipi di cialda, il cono gelato, come siamo abituati a trovarlo, ha un’origine non proprio certa. Quasi sicuramente venne inventato da un italiano, Italo Marchioni, originario del Cadore, che lo brevettò a Washington D.C.  Il 13 dicembre 1903, Marchioni ricevette il brevetto statunitense N. 746971 per l’invenzione del cono gelato che aveva venduto in America sin dal 1896.

ice cream cone and fruitsPare infatti che l’idea nacque da uno stato di necessità, visto che inizialmente il suo gelato veniva servito in bicchieri di vetro. Capitava però di frequente che i medesimi non venissero restituiti al gelataio, o che si rompessero accidentalmente scivolando dalle mani dei clienti, comportandogli dunque una piccola perdita di capitale. Ancor prima del suo brevetto, vi sono delle testimonianze, di suoi golosi antenati, ostie di pane nei primi gelati serviti, confezionate in Italia con Caterina de’ Medici, che attraverso la servitù e i suoi cuochi italiani ne introdusse le ricette in Francia durante il Rinascimento.

In Inghilterra invece, sempre ad opera di Italiani, tale tradizione si diffuse solo nel Sedicesimo secolo. Coni in carta o metallo venivano usati in Francia, Germania e Gran Bretagna, durante il XIX secolo. Uno dei primi riferimenti ad un cono commestibile si può trovare nel libro di cucina “Mrs A. B. Marshall’s Cookery Book”, scritto nel 1888 dalla celebrata scrittrice culinaria Agnes Marshall. Nel descrivere la sua ricetta del cornetto con crema, Mrs Marshall indica che “i cornetti erano fatti con mandorle e cotti al forno, non premuti tra ferri”. E aggiunge: “questi cornetti possono essere riempiti anche con qualsiasi gelato o sorbetto o crema o frutta, e servito a pranzo o a cena”.  Mrs Marshall fu una influente innovatrice e rese molto popolare il gelato in Gran Bretagna. Pubblicò due libri di ricette specifici e brevettò anche una macchina per i gelati. L’idea di mangiare il gelato in contenitori a forma di cono però venne probabilmente ancor prima: Giuseppe Parini ne Il Giorno (1763) parla di “rigidi coni” alludendo ai contenitori nei quali sono servite lebevande odorose e congeste“. Questi coni erano chiaramente bicchieri di vetro o di metallo, che, a parte la forma, poco hanno a spartire con l’immagine che ci sale alla memoria quando sentiamo la parola “cono gelato”.

Il nostro cono è infatti fatto di cialda, più o meno leggera e le cialde sono invenzione antichissima, ne abbiamo notizia fin dal 1400. I “cialdonari” o “cialdai” le confezionavano con impasti leggeri e semiliquidi di acqua, farina, uova, zucchero e aromi, come i semi d’anice, utilizzando i tipici ferri decorati. La storia dell’invenzione del cono gelato ci riporta anche a St. Louis, Missouri, nel 1904 al Louisiana Purchase Exposition, dove la storia dice che un pasticciere siriano, Enrst Hamwi, che stava vendendo lo zalabia, una pasta croccante e gocciolante di sciroppo cotta in una pressa bollente per wafer, andò in aiuto al vicino venditore di gelati, forse Arnold Fornachou o Charles Menches, che stava finendo i piatti, arrotolando lo zalabia ancora caldo a forma di cono in modo che potesse contenere il gelato. Dopo la fiera, il cono gelato divenne molto popolare a St. Louis. C’è da dire però che la storia di Hamwi è esclusivamente basata su una lettera che egli scrisse nel 1928, ben 25 anni dopo il brevetto di Marchioni, allo Ice Cream Trade Journal, dopo aver fondato la Cornucopia Waffle Company, che intanto era diventata la Missouri Cone Company. In quel periodo, l’industria dei coni gelato produceva già circa 250 milioni di coni l’anno in tutta la nazione.

cono gelato panna e cioccolato con noccioleLa produzione su scala industriale dei primi coni, che venivano arrotolati a mano, avvenne intorno al 1912. Frederick Bruckman, un inventore di Portland, Oregon, brevettò una macchina per arrotolare la sfoglia dei coniL’idea che però risultò rivoluzionaria fu quella di vendere coni gelato congelati, da lungo tempo un sogno dei produttori di gelato. Solo nel 1959 un altro italiano, un certo Spica, produttore di gelati con sede a Napoli, risolse il problema del cono che fino ad allora si spugnava a causa del gelato contenuto. Spica inventò un processo in cui l’interno del wafer veniva isolato grazie ad uno strato di olio, zucchero e cioccolato e registrò il nome “Cornetto” nel 1960. Le vendite iniziali furono scarse, ma nel 1976 la Unilever acquistò la Spica e iniziò una massiccia campagna di marketing in tutta Europa, rendendo il “Cornetto” uno dei gelati più popolari del mondo.

Chiunque sia stato il primo a utilizzare un cono di cialda come contenitore del gelato, rimane il fatto che il successo fu enorme: il gelato diveniva un alimento da consumare passeggiando per strada o nel parco. In breve si moltiplicarono le ditte che producevano cialde e wafer per gelato.

ice creamOggi tra stampati e arrotolati, la varietà di coni è estremamente ampia. Le forme disponibili sono le più svariate: dal “classico”, di forma geometrica regolare e bordi lisci o decorati, alla coppa dall’imboccatura più larga e variamente sagomata, al bicchiere o coppa tronca dal fusto tagliato, al cestino (una sorta di ciotola fatta in cialda), alla “conchiglia” (a forma di piattino). Alcuni presentano nel bordo interno una ghiera, che ha lo scopo di trattenere il gelato in superficie evitando che scivoli lungo le pareti interne.
Svariate anche le dimensioni dei coni, che possono differire sia per il diametro della bocca sia per la lunghezza totale, che può andare dai 100 millimetri dei più piccoli agli oltre 200 millimetri dei maxi-coni. Senza dimenticare i conetti mignon (anche in versione colorata) e di dimensioni ridottissime, pensati per abbellire le coppette di gelato ma perfetti anche per offrire ai clienti un piccolo assaggio di un nuovo gusto.
Negli ultimi anni è possibile anche scegliere tra coni più o meno dolci o variamente aromatizzati o decorati, con il bordo rivestito di glassa al cacao, con aggiunta anche di granella di nocciole tostate, scaglie di cocco, piccoli zuccherini bianchi o colorati e ripieno di cioccolato fuso. Lo scopo è quello di rendere il cono sempre più invitante e fantasioso, non più soltanto un semplice “supporto”, ma un vero e proprio prodotto dolciario.

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