IL MENU’ DI DON CHISCIOTTE

2 anno fa di in Virgolettati Tagged: , , , , , , , , , , , ,

“Il miglior condimento che ci sia è la fame”

– Miguel de Cervantes – Don Chisciotte

 

Closeup of a bowl of steaming hot chili con carne.

Quest’espressione che è, ovviamente, retorica, Miguel de Cervantes la fa pronunciare al suo personaggio più famoso, don Alonso Quejana, il futuro Don Chisciotte, nell’omonimo libro che ne racconta le gesta. L’alimentazione, che nel periodo storico in cui è ambientato il libro, era una delle preoccupazioni quotidiane più importanti è sempre presente nel racconto che comincia proprio con la descrizione del menù settimanale di Don Chisciotte ed è uno dei temi ricorrenti di cui parla spesso il nostro eroe. “Una olla, più vacca che castrato, brincelli di carne in insalata, il più delle sere, frittata in zoccoli e zampetti il sabato, lenticchie il venerdì, un po’ di piccioncino per soprappiù la domenica”.

La olla, citata da Cervantes nel suo Don Chisciotte da oltre cinque secoli è il piatto nazional popolare spagnolo e ancora oggi rappresenta la pietanza più importante del pranzo in molte regioni del Paese, un po’ come la pasta per l’Italia. E’ una sorta di bollito misto ottenuto con pezzi di carne, verdure e ceci o più in generale legumi. Nei giorni di festa la Olla diventa Podrida, che è l’equivalente del francese potpourri: al semplice bollito con ceci si aggiungono altri tagli di carne come manzo, montone, piede, orecchie e coda di maiale, ma anche pollo, prosciutto crudo o pancetta; poi verdure e ortaggi come porri, cipolle, cavolo, patate e lattuga.

La Olla Podrida è il piatto che Sancho Panza, porta in tavola al primo pranzo da Governatore dell’isola di Barrattaria. “Quel piattone fumante laggiù mi sembra proprio olla podrida” – afferma il fedele scudiero e compagno di avventure di Don Chisciotte “e per la quantità di cose diverse che ci mettono non potrò non trovarcene qualcuna di mio gusto e giovamento” (Libro II cap. 47). La olla prende il nome dalla pentola di coccio che è stata per secoli la protagonista delle cucine di mezzo mondo, conosciuta in Italia anche come pignatta o pignato. Della stessa epoca, infatti, è il napoletano Pignato maritato (la natalizia minestra maritata).

Miguel de Cervantes scrive il Don Chisciotte della Mancha, considerato come il primo romanzo moderno, tra il 1605 e il 1615, nella difficile fase storica di passaggio tra ‘500 e ‘600 cercando di descrivere, in modo ironico, la crisi del mondo cavalleresco rinascimentale. Don Chisciotte, infatti, rappresenta una vera e propria parodia del genere epico-cavalleresco, la forma d’espressione letteraria più rappresentativa del Rinascimento. Le avventure dell’inguaribile idealista Don Chisciotte e fido scudiero Sancho Panza, sono in qualche modo una trasposizione autobiografica dell’autore, che era stato un militare, e incarnano la crisi dei valori cinquecenteschi.

A proposito della presenza ricorrente del cibo nel racconto di Cervantes lo scritto Aldo Buzzi, nel suo delizioso “L’uovo alla Kok” (Adelphi, 1979) scrive: “Lo scrittore che non parla mai di mangiare, di appetito, di fame, di cibo, di cuochi, di pranzi mi ispira diffidenza, come se mancasse di qualcosa di essenziale”.

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