IL SAPORE BAROCCO DELLE MANDORLE DI NOTO

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Protagonista indiscussa della pasticceria siciliana, la mandorla è per definizione di Noto! Il piccolo comune del siracusano assieme ai confinanti Avola, Rosolini e Canicattini è immerso in una zona caratterizzata dalla coltivazione di mandorle, olive e uva, da visitare preferibilmente tra la primavera, quando si può assistere allo spettacolo dei mandorli in fiore, luglio e agosto, quando viene effettuata la raccolta delle mandorle, un vero e proprio rito, ma anche tra settembre e ottobre, con la vendemmia. Decisamente un luogo del gusto!

mandorle

La patria delle mandorle, conosciuta in tutto il mondo come la capitale del Barocco, è uno straordinario esempio di convivenza di arte e sapori. Noto, dal 2002 Patrimonio mondiale dell’Umanità dell’Unesco, è l’unico paese al mondo interamente caratterizzato da un’architettura tardo-barocca, realizzata dopo il devastante terremoto che distrusse la città nel 1693. Le numerose chiese, le strade e le piazze conferiscono alla località siciliana un aspetto particolarmente scenografico: il centro storico e la Cattedrale varrebbero da soli una visita alla città.

Immancabile una tappa al Palazzo dei principi o alla villa Romana del Tellaro o all’ipogeo del Duomo, veramente suggestivo. Non meno, però, di una passeggiata serale, quando tutta illuminata Noto dà il meglio di se.

Noto può essere la meta perfetta di un viaggio in cui “assaporare” secoli di storia e gusti autentici, facendo tappa anche nei vicini comuni, entrambi in provincia di Siracusa, di Pachino – luogo di produzione dei pomodorini ciliegino – e Avola, la terra del celebre vitigno “Nero”. Offre diversi itinerari del gusto, c’è solo l’indecisione della scelta. Quello rurale è uno dei meno conosciuti e percorsi. Partendo da Noto in direzione Pachino, attraverso la Val di Tallaro, la strada si snoda tra mandorleti e oliveti, da cui si produce il pregiatissimo olio dei Monti Iblei, suddivisi dai caratteristici muri di pietra a secco. In questa zona ci sono anche tante lumacaie, allevamenti di lumache, che costituiscono un’altra tipicità della Valle, così come coltivazioni di carciofi. Non da meno è l’itinerario lungo la Strada del vino di Noto. Costituita il 12 Luglio del 2003 si snoda fra sei comuni della Sicilia Sud Orientale, cinque della provincia di Siracusa (Palazzolo, Avola, Noto, Rosolini, Pachino) e uno della provincia di Ragusa (Ispica) dove si producono l’Eloro, i Moscati di Noto e Siracusa e ovviamente il Nero d’Avola.

Tanti i ristoranti ma anche le gastrononie, dove è possibile gustare e acquistare le specialità della zona, come il carciofo violetto di Ispica, le conserve di tonno e pesce spada, rigorosamente sott’olio extravergine d’oliva autoctono, i pomodori di pachino e naturalmente le mandorle, dolci e salate. Dal 2012 inserita tra i Presidi di Slow Food, la mandorla è il vero simbolo della città.

Ma se qui, come in altri luoghi della Sicilia, la cucina la fa da padrona, con i piatti tipici reinterpretati nelle versioni della costa meridionale dell’isola, come la pasta con le sarde piuttosto che le arancine, quello che distingue questo territorio sono i dolci. Non i famosi cannoli o la cassata ma quelli realizzati con le mandorle come la frutta martorana, la pasta reale, gli amaretti e il torrone.

 

Le mandorle

Sono tre le varietà di mandorle prodotte nella Val di Noto: Romana, Pizzuta d’Avola e Fascionello.

La “Romana” – detta anche “Corrente d’Avola” – prende il nome dalla famiglia che la coltivò per la prima volta nelle campagne di Avola, comune confinante con Noto. Ha una forma triangolare irregolare e un guscio duro e rugoso. Il suo sapore intenso – è dotata di un leggero retrogusto amaro – si percepisce al meglio nelle granite e nel latte di mandorle e la rende adatta anche a preparazioni salate, come primi piatti e salse di accompagnamento. Le Romane salate possono essere poi le protagoniste di un aperitivo sfizioso: il procedimento per salarle è semplicissimo, basta metterle a bagno per un’ora in un litro d’acqua e 25 grammi di sale e lasciarle asciugare in forno a 90 gradi, finché non saranno diventate dorate e croccanti – ma non tostate.

La “Pizzuta di Avola” è pregiatissima: fiorisce, infatti, in pieno inverno, sotto la minaccia delle gelate che ne mettono a rischio la produzione. Dal guscio duro e liscio, grazie alla sua forma ovale e regolare è la mandorla privilegiata dalla confetteria.

La “Fascionello”, infine, è simile per forma alla Pizzuta e per dimensioni alla Romana. Dal guscio scuro e robusto, è utilizzata nella pasticceria e nella confetteria.

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