IL TIMBALLO… GATTOPARDESCO

3 anno fa di in Virgolettati Tagged: , , , , ,

“L’oro brunito dell’involucro, la fragranza di zucchero e di cannella che ne emanava, non era che il preludio della sensazione di delizia che si sprigionava dall’interno quando il coltello squarciava la crosta”

Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo

timballoPiatto delle feste per eccellenza, il timballo di maccheroni per secoli ha dominato incontrastato – e domina ancora oggi – le tavole siciliane. E Giuseppe Tomasi di Lampedusa lo celebra rendendolo protagonista di una delle scene più importanti del suo Gattopardo. Ogni anno all’arrivo nel palazzo di Donnafugata, dove si trasferiva per trascorrere l’estate assieme alla sua famiglia, il principe di Salina, protagonista del romanzo, organizzava una sontuosa cena. Quell’anno alla festa e al banchetto prese parte anche Angelica, che suscita anche l’interesse del principe e di cui il nipote Tancredi si innamorerà.

Il principe aveva troppa esperienza per offrire a degli invitati siciliani in un paese dell’interno, un pranzo che si iniziasse con un potage, e infrangeva tanto più facilmente le regole dell’alta cucina in quanto ciò corrispondeva ai propri gusti. Ma le informazioni sulla barbarica usanza forestiera di servire una brodaglia come primo piatto erano giunte con troppa insistenza ai maggiorenti di Donnafugata perché un residuo timore non palpitasse in loro all’inizio di ognuno di questi pranzi solenni. Perciò quando tre servitori in verde, oro e cipria entrarono recando ciascuno uno smisurato piatto d’argento che conteneva un torreggiante timballo di maccheroni, soltanto quattro su venti persone si astennero dal manifestare una lieta sorpresa: il principe e la principessa perché se l’aspettavano, Angelica per affettazione e Concetta per mancanza di appetito. Tutti gli altri (Tancredi compreso, rincresce dirlo) manifestarono il loro sollievo in modi diversi, che andavano dai flautati grugniti estatici del notaio allo strilletto acuto di Francesco Paolo. Lo sguardo circolare minaccioso del padrone di casa troncò del resto subito queste manifestazioni indecorose”.

Scritto tra la fine del 1954 e il 1957 fu pubblicato solo dopo la morte di Tomasi di Lampedusa che se lo vide rifiutare da tanti editori e solo nel 1958 Feltrinelli lo portò in libreria con la prefazione di Giorgio Bassani. Ambientato nella Sicilia risorgimentale, Il Gattopardo narra la storia della famiglia del principe Salina; Tomasi di Lampedusa si ispira, in forma romanzata e in un periodo diverso, alle storie della sua famiglia. Considerato uno dei capolavori della letteratura italiana è anche un testo di riferimento per la cucina non solo da un punto di vista gastronomico ma anche e soprattutto storico, sociale e culturale. Con la descrizione del timballo di maccheroni, e le emozioni e i sentimenti che suscita, Tomasi di Lampedusa ricontestualizza il ruolo sociale fondamentale della cucina.

L’aspetto di quei babelici pasticci era degno di evocare fremiti di ammirazione. L’oro brunito dell’involucro, la fragranza di zucchero e di cannella che ne emanava non erano che il preludio della sensazione di delizia che si sprigionava dall’interno quando il coltello squarciava la crosta: ne erompeva dapprima un vapore carico di aromi, si scorgevano poi i fegatini di pollo, gli ovetti duri, le sfilettature di prosciutto, di pollo e di tartufi impigliate nella massa untuosa, caldissima dei maccheroncini corti cui l’estratto di carne conferiva un prezioso color camoscio”.

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