LA FRITTATA DI MACCHERONI

5 anno fa di in Buoni&Bravi Tagged: , ,

Se da un pranzo o una cena, magari con amici, restano avanzi di pasta, sughi o altri piatti, non gettateli! Il giorno dopo possono diventare gli ingredienti di un’ottima frittata di pasta che è, senza dubbio, la regina della cucina con gli avanzi. Anche con poca pasta si può realizzare una buona frittata. Così come per il condimento si possono utilizzare dei carciofi o delle zucchine, cavoli o patate, come qualche pezzetto di carne, quei due cucchiai di sugo che generalmente siamo abituati a gettare così come una mezza fettina di prosciutto cotto o qualche cubetto di mortadella. Con gli avanzi di tortellini, ad esempio, si prepara una frittata squisita (nella foto).

E, se non potete mangiar frittura, nessun problema: al forno viene benissimo egualmente. E per di più, fritta o cotta al forno, la frittata si conserva bene (eventualmente in frigorifero) fino a tre giorni. Così un avanzo destinato al cestino può diventare il pranzo, la cena o semplicemente uno spuntino, ma anche un aperitivo o entrare nella schiscetta fino a due giorni dopo averlo cucinato.

In principio fu la “frittata di scammaro”, quella di magro, praticamente pasta fritta con qualche oliva nera, cappero o alici salate, secondo la prima descrizione di Ippolito Cavalcanti, autore di uno dei più noti testi settecenteschi di Cucina (napoletana), indicata nei giorni di digiuno o di magro, come i venerdì di Quaresima. Con i secoli è divenuta la frittata di maccheroni prima e poi, in tempi recenti, “la frittata di pasta”.

 Frittata di Pasta

 

In principio fu la “frittata di scammaro”, quella di magro, praticamente pasta fritta con qualche oliva nera, cappero o alici salate, secondo la prima descrizione di Ippolito Cavalcanti, autore di uno dei più noti testi settecenteschi di Cucina (napoletana), indicata nei giorni di digiuno o di magro, come i venerdì di Quaresima. Con i secoli è divenuta la frittata di maccheroni prima e poi, in tempi recenti, “la frittata di pasta”.

Quintessenza della cucina italiana, un tempo era prerogativa dei poveri, che la realizzavano con gli avanzi o addirittura gli scarti, e di monaci e suore, per la stessa ragione ma anche per mangiare pasta, magari una prelibatezza, ovviando alle rigide regole alimentari cristiane del tempo.

 

Oggi, invece, è considerata un vero e proprio piatto gourmet. Immancabile nei pic-nic, soprattutto della gente del Sud negli anni ‘60-’70 del secolo scorso sta ritornando di moda, anche nelle schiscette di mezza Italia. Mangiare una fetta di frittata di pasta non è più trash anzi, in molti aperitivi, anche quelli nei luoghi più ricercati, viene servita a tocchetti accompagnata dai migliori vini e spumanti. A Napoli, dov’è nata, è un vero e proprio must, cibo di strada per eccellenza assieme alla pizza e ai cuoppi (i coni di carta) di fritti, sia di terra che di mare, è immancabile nelle vivande per lo spuntino in spiaggia nelle giornate estive, ma anche nelle scampagnate e nelle gite fuori porta.

Se originariamente era preparata rigorosamente con i vermicelli o al più gli spaghetti al sugo o con besciamella, oggi l’unico limite ai formati e ai condimenti è la fantasia.

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