LA PAUSA PRANZO DEGLI ITALIANI? LEGGERA, HOME MADE E SOSTENIBILE

2 anno fa di in Notizie golose Tagged: , , , , , , , , ,

Lunch boxPanini e tramezzini con farciture ipercaloriche, tranci di pizza mangiati in piedi e in maniera frettolosa, pietanze da tavola calda? No, grazie. Per la pausa pranzo, gli italiani si scoprono attenti alla leggerezza e al risparmio.

Insalatone con ortaggi di stagione, verdure grigliate e al vapore, pasta o riso con i legumi stanno prendendo il posto di piatti ricchi di grassi ma poveri di sostanze nutrienti, che pesano in maniera negativa sulla bilancia e rendono davvero arduo il ritorno a lavoro. In aumento coloro che preparano il pasto a casa, per gravare meno sul portafogli, ma anche per essere sicuri di consumare ingredienti freschi e di qualità, cucinati con cura e contenendo i condimenti.

 

Il ritorno della schiscetta

Troppo cara la pausa pranzo al ristorante: secondo l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, nel 2014 i prezzi delle pietanze servite da mense e self service sono aumentati, in media, del 2% rispetto all’anno precedente. 13,40 euro il costo di un piatto di pasta, di una fetta di torta, di un caffè e di una bottiglietta d’acqua, contro i 3,20 euro dello stesso pasto cucinato a casa.

E così i nostri connazionali riscoprono il piacere di portare con sé la ‘schiscetta’. Dimenticate però lo spartano contenitore di alluminio nato nella Milano del secondo dopoguerra, che veniva chiuso schiacciando – schisciando in dialetto meneghino – il coperchio: la lunch box odierna è di plastica o metallo, super-accessoriata, con scomparti per le posate e gli alimenti, termica per permettere ai cibi di conservarsi al meglio, bella da guardare e da esibire ai colleghi. E, soprattutto, contiene cibi cucinati in modo sano, per non compromettere la concentrazione sul lavoro e assicurare all’organismo la giusta carica di energia per proseguire la giornata, come suggerisce Pietro Migliaccio, Presidente della Società Italiana di Scienza dell’Alimentazione: a lavoro meglio “optare per cotture semplici e che permettono di limitare i condimenti (griglia, forno, vapore), preparazioni leggere, ingredienti freschi e di qualità, cercando di variare ogni giorno il più possibile”, privilegiando “i piatti unici con prevalenza di farinacei (riso, pasta, patate) e verdure, eventualmente piccole porzioni di carne o pesce o uova”.

Ma anche l’occhio e il palato vogliono la loro parte e allora nella schiscetta finiscono piatti invitanti, per staccare la spina con gusto e trasformare la pausa pranzo in un piccolo momento di piacere. Per un fai-da-te in grado di coniugare risparmio, gusto e salute, i lavoratori prendono sempre più spesso spunto dalla rete, che offre consigli interessanti: il panino farcito con verdure a piacere (pomodori, cetrioli, insalata mista, zucchine grigliate), speck o bresaola, un uovo sodo affettato e ricotta fresca (che ha un basso contenuto di grassi), saporito ed equilibrato, proposto da Alice.tv; l’insalata invernale con finocchi, petto di pollo lessato, olive nere e arance, della giornalista Jeanne Perego – autrice con Lella Niccoli del volume Schiscetta sfiziosa – sul suo blog schiscetta.net, o la golosa frittata al forno con piselli, feta e pomodori secchi, una ricetta gourmet che arriva dal portale Leitv.it.

 

Un break a km zero

Sono in crescita, infine, coloro che riservano un’attenzione particolare alla sostenibilità, scegliendo prodotti di stagione e a km zero, come rileva Endered, società leader nella distribuzione di buoni pasto, nell’Osservatorio Food 2014, che fotografa le abitudini alimentari dei lavoratori e la propensione a mangiare alimenti genuini durante la pausa pranzo, sia che questa venga consumata in ufficio, sia al ristorante o nella mensa aziendale: “Il 70% dei lavoratori ritiene cruciale nella scelta di un ristorante la possibilità di trovare nei menù piatti con abbondanti dosi di verdure. Il 60% del campione, poi, si orienta verso locali dove servono cibi grigliati, cotti al vapore o al forno, mentre il 50% non rinuncerebbe al pane integrale e il 65% a cibi di stagione prodotti localmente”.

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