LA SALUTE DA SGRANOCCHIARE

6 anno fa di in La bottega alimentare, Mangiare sano Tagged: , , ,

Piccoli e dal gusto particolare, ottimi da sgranocchiare da soli e protagonisti di raffinate preparazioni dolci e salate. I pistacchi, come tutta la frutta secca, racchiudono una serie di proprietà che li rende estremamente salutari. Mangiarli, quindi, non è soltanto un piacere per il palato, ma un gesto che fa bene al nostro organismo sotto molteplici aspetti.

Pistacchi

Una delizia per la gola...

Importati dagli Arabi, nel nostro Paese i pistacchi sono coltivati esclusivamente in Sicilia, dove si concentra un sesto dell’intera produzione mondiale. Oltre che a Bronte – patria del celebre “oro verde”, riconosciuto con il marchio DOP e inserito tra i Presidi di Slow Food – le colture sono localizzate nei comuni di Adrano e Biancavilla, nel catanese, e nelle province di Agrigento e Caltanissetta.

Vista la sua provenienza, il prezioso seme è, quindi, tra gli ingredienti privilegiati della pasticceria siciliana ed è alla base di gelati, della pasta utilizzata per guarnire la cassata, delle torte con pan di spagna e cioccolato, del torrone, di dolci simili per procedimento a quelli fatti con le mandorle e dell’antichissima “filletta”, originaria di Bronte e preparata semplicemente con farina, uova, zucchero e pistacchi.

È utilizzato poi all’interno di squisite ricette salate, come il pesto – una sfiziosa variante di quello tradizionale al basilico –, negli aperitivi oppure per insaporire la mortadella e altri salumi. Assolutamente da provare il Tiramisù al Prosciutto Crudo Snello e Pistacchi di Bronte, per apprezzare il perfetto abbinamento tra il prezioso frutto e il prosciutto.

...e un pieno di benessere

La pianta del pistacchio vive fino a 300 anni e cresce forte e rigogliosa – può raggiungere i dodici metri di altezza –, nonostante il clima caldo e secco dei Paesi mediorientali, nei quali ha avuto origine migliaia di anni fa. La “Pistacia vera” ha in sé una capacità di “invecchiare” lentamente che sembra arrivare anche a noi attraverso i semi: tra le principali virtù del pistacchio troviamo proprio quella antiossidante, racchiusa all’interno di sostanze come il tocoferolo (o vitamina E), il beta-carotene, la luteina e i polifenoli, che contrastano l’azione dei radicali liberi.

Il seme che sorride, come è soprannominato in Iran, apporta poi all’organismo minerali come potassio (1025 microgrammi per 100 grammi di prodotto) e fosforo (490 milligrammi), fibre (10,2 grammi) e un’importante quantità di proteine (27,51 grammi).

 

Il nuovo alleato contro il diabete

È noto da tempo come i pistacchi, grazie alla presenza dei grassi monoinsaturi e polinsaturi, contribuiscano ad abbassare il livello di colesterolo cattivo nel sangue, riducendo – come quasi tutta la frutta secca mangiata in purezza – il rischio di infarto e ictus.

Studi tuttora in corso, inoltre, stanno dimostrando anche il loro effetto positivo sul diabete di tipo 2, quello alimentare. A Granada, nel corso dell’International Congress of Nutrition, la ricercatrice italiana Monica Bullò ha presentato i primi risultati del progetto Epirdem, con incoraggianti dati preliminari riguardo alla capacità dei pistacchi di influenzare positivamente il metabolismo del glucosio, l’insulino-resistenza e, di conseguenza, l’insorgere del diabete.

One Response to “LA SALUTE DA SGRANOCCHIARE”


[…] Un agnellino fatto di pasta di reale, la prelibata specialità siciliana a base di mandorle, albume d’uovo e zucchero. Nella bella isola ogni comune custodisce la propria ricetta: a Palermo è fatto soltanto con la pasta reale e la forma è ottenuta grazie a calchi di gesso, così come nel resto della Sicilia; a Erice, in provincia di Trapani, è ripieno di conserva di cedro e viene forgiato a mano dalle abili mani dei maestri pasticceri; a Messina è ricoperto da macchie bianche e nere; a Catania e Ragusa viene farcito con zucca candita. L’agnello di pasta di mandorle vanta oltre un secolo di storia: come la pastiera napoletana, ebbe origine all’interno di un monastero, il Collegio di Maria a Favara, nell’agrigentino, tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento. Ancora oggi l’agnello favarese si distingue dagli altri perché racchiude un cuore di pasta di pistacchio. […]

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