MANGIARE POCO MA “BUONO”

5 anno fa di in Mangiare sano Tagged: , , , , ,

pretty woman is cooking on the kitchenIl proverbio storico che ripetevano soventemente i nostri nonni, che di crisi economiche ne avevano vissute almeno tre, durante e dopo la prima e la seconda guerra mondiale e la grande depressione del 1929, è quanto mai attuale: “mangiare poco ma buono”. Nei giorni scorsi, infatti, l’Istat ha confermato l’allarme già lanciato da alcune società medico-scientifiche e della nutrizione: il 65% delle famiglie nel 2013 ha ridotto drasticamente la qualità del cibo acquistato (rispetto al 62,3% del 2012). La spesa alimentare resta sostanzialmente stabile (passa da 468 euro a 461), ma, per non diminuire le quantità, comunque ridotte, e la varietà dei prodotti si punta a spendere meno, rinunciando alla qualità. Sono sempre di più le famiglie che scelgono il discount per l’acquisto di generi alimentari (passate dal 10,5% del 2011 al 14,4% nel 2013). Un fenomeno su cui la Società Italiana di Prevenzione Cardiovascolare (Siprec) lancia l’allarme.

 

L'allarme dei medici

Mangiare cibi di minor qualità sta facendo aumentare l’obesità, il diabete e le patologie conseguenti come i problemi cardiovascolari. “Se si parla continuamente degli effetti della crisi economica, che il nostro Paese sta vivendo, sulle spese voluttuarie delle famiglie, meno conosciuta è la ricaduta che l’attuale situazione economica ha su alcuni fattori determinanti la prevenzione cardiovascolare, quali l’alimentazione e l’attività fisica, e, soprattutto, l’attenzione dei cittadini al proprio stato di salute”, afferma il prof. Bruno Trimarco, presidente della Siprec e direttore del Dipartimento di Scienze biomediche avanzate dell’Università di Napoli Federico II.

 

Seguire la dieta mediterranea

La Siprec nei giorni scorsi ha presentato un documento scientifico per il 2014 proprio sull’ “Impatto della crisi economica sulla Prevenzione Cardiovascolare” invitando a seguire la Dieta Mediterranea. Perché, purtroppo, il regime alimentare riconosciuto come Patrimonio mondiale dell’Umanità, è sempre meno seguito a favore di cibi precotti, surgelati, pre-confezionati o – ancora peggio – low cost. Salumi e formaggi venduti a pochi euro, carne e pesce surgelati sempre in offerta, olio extra vergine di bassa qualità, se da un lato consentono di riempire il carrello e il frigorifero con poche decine di euro e garantiscono l’approvvigionamento per una o più settimane, dall’altra rappresentano un pericolo per la salute.

Italian food ingredientsL’alimentazione mediterranea, insieme all’attività fisica, aiuta a prevenire le malattie cardiovascolari, il diabete e alcuni tipi di tumore (colon retto, mammella, prostata, pancreas, endometrio)” – si legge del Documento – “Inoltre, l’assunzione di cibi freschi e integrali permette una maggiore disponibilità e utilizzo di micronutrienti e antiossidanti. La Dieta Mediterranea rappresenta molto più che una dieta: è l’insieme di tradizioni, storia, conoscenze che accompagnano il cibo dalla produzione al consumo, attraverso la valorizzazione di alimenti tipici che permettono la tutela del territorio. Infatti, oltre all’impatto sullo stato di salute, può rappresentare l’incubatore di un modello di sviluppo attento ai fattori della sostenibilità ambientale”.

La Siprec esalta la Dieta Mediterranea, che consiglia come regime alimentare anche in tempi di crisi, perché consente programmi nutrizionali con i prodotti di stagione che si trovano sempre a buon mercato.

La Dieta Mediterranea prevede il consumo degli alimenti rispettando la stagionalità degli stessi. Questo si traduce in una riduzione delle coltivazioni in serra e dei relativi impatti ambientali, così come dell’approvvigionamento e dei costi di trasporto da paesi lontani. La Dieta Mediterranea rispetta il territorio e la biodiversità, attraverso semine diverse in ogni area e rotazione delle colture, al fine di garantire anche la sicurezza alimentare. La frugalità, un’altra caratteristica della Dieta Mediterranea, che prevede porzioni moderate e consumo di alimenti integrali e freschi, poco trasformati. Sia le quantità consumate che le minori trasformazioni subite dagli alimenti contribuiscono a ridurre gli impatti ambientali dei comportamenti alimentari”.

Lascia un commento