MENSE SCOLASTICHE: TROPPO POCO IL TEMPO PER IL PASTO

3 anno fa di in Crescere con gusto Tagged: ,

di Maria Teresa Strumendo Migliaccio – Medico chirurgo, esperta in nutrizione.

Il pasto scolastico è un momento importante nella vita quotidiana di un bambino, il più delle volte diviene un problema. I menù delle mense scolastiche vengono elaborati da esperti nutrizionisti e seguono le indicazioni contenute nei documenti ufficiali dell’Istituto Nazionale della Nutrizione (l’attuale I.N.R.A.N.), quali i L.A.R.N. (livelli di assunzione giornaliera raccomandati di energia e nutrienti per la popolazione italiana) e le Linee Guida per una sana alimentazione; sono qualitativamente e quantitativamente corretti e sufficienti dal punto di vista calorico. Essendo la nostra una società multietnica sono previsti anche dei menù particolari, che prendono in considerazione le abitudini e le tradizioni alimentari dei bambini. Particolare attenzione viene data ai bambini intolleranti al lattosio; normalmente non è un problema che tocca da vicino i bambini italiani, bensì una percentuale elevata di bambini di origine asiatica (inclusi indiani, pakistani, filippini, cinesi) mostra una ridotta tolleranza al lattosio già a 2 anni di età.

Nella maggior parte delle mense scolastiche il tempo previsto per consumare il pasto è di circa 20 minuti. A mio giudizio non è sufficiente. Dovrebbe essere almeno di 30-40 minuti, in tal modo anche il bambino che ha difficoltà nel mangiare da solo o è inappetente, può essere assistito. Peraltro spesso i bambini si lamentano con i genitori perché le pietanze arrivano in tavola già fredde.
 Un’alimentazione corretta ed equilibrata prevede, infatti, l’introduzione dei nutrienti energetici (glucidi, lipidi e proteine) e di vitamine e sali minerali: è, dunque, molto importante suddividere in modo equilibrato l’apporto calorico totale nell’arco della giornata. La colazione rappresenta un pasto fondamentale in quanto fornisce l’energia necessaria per riprendere l’attività fisica dopo il digiuno notturno; infatti è dimostrato che non fare la colazione o assumerne poca provoca una diminuzione di rendimento scolastico.
 Le merende della mattina e del pomeriggio non devono essere troppo abbondanti in quanto comprometterebbero l’appetito rispettivamente dell’ora di pranzo e cena; ciò potrebbe provocare uno squilibrio nella suddivisione calorica e in nutrienti.

Il pranzo generalmente è composto da un primo piatto (anche minestre con legumi), un secondo piatto a base di carne o di pesce o di uova o di formaggio o di carni conservate; un contorno di verdure o patate; pane; frutta. Grazie alla varietà dei cibi proposti nelle mense, sia i bambini che gli adolescenti, si abituano a nuovi sapori, ed instaurano un corretto e favorevole rapporto con il cibo.

Quali sono i compiti dei genitori?

I genitori devono informarsi attraverso gli educatori, su ciò che hanno mangiato i bimbi a pranzo per poter supplire negli altri pasti ad eventuali carenze. Per esempio se non mangiano la carne o il pesce o i formaggi, i genitori debbono proporli negli altri pasti. È da questa collaborazione tra il personale scolastico della mensa e la famiglia che si instaura una corretta alimentazione, efficace in una età difficile come quella evolutiva, cioè dell’accrescimento.
Spingere i bambini inappetenti a mangiare e ad abituarsi a quello che offre la refezione scolastica, quindi non preparare pasti alternativi.

E quelli degli degli insegnanti?

E’ compito degli insegnanti, invece, controllare che i bambini abbiano consumato il pasto e, in caso di necessità, aiutarli e controllare che i bambini in sovrappeso non abbiano ulteriori razioni.

 

Maria Teresa Strumendo Migliaccio

MariaTeresa_Strumendo - Copia

Medico chirurgo, specializzata in
 Malattie dei bambini
 e 
internista esperta in Nutrizione, si è laureata in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Roma. Ha proseguito i suoi studi frequentando la Clinica Pediatrica della stessa Università e seguendo il Direttore dell’epoca, il Prof. Colarizi, del quale è stata allieva. 
Si è sempre interessata ai problemi nutrizionali dell’età evolutiva e dell’adulto. Ha partecipato ai congressi delle varie società scientifiche di nutrizione e ha seguito i lavori di ricerca e di educazione alimentare del marito, il Prof. Pietro Antonio Migliaccio.
 È membro della Società Italiana di Scienza dell’Alimentazione (S.I.S.A.). È spesso relatrice in convegni e congressi. Collabora con trasmissioni scientifiche, radiofoniche e televisive. Svolge con successo la sua attività professionale di medico internista e nutrizionista nella città di Roma. migliaccionutrizione.it

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