PARROZZO PESCARESE, IL DOLCE NATALIZIO AMATO DA D’ANNUNZIO

1 anno fa di in Passione in cucina, Storie&Racconti Tagged: , , , , , ,
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A dicembre, nelle pasticcerie e nelle case d’Abruzzo fa la sua comparsa un dolce che non può mancare sulle tavole natalizie della regione: il parrozzo. È una torta dalla forma caratteristica ed elegante, che ricorda quella di una cupola, impastata con farina di grano tenero e fecola di patate – talvolta sostituiti dal semolino –, mandorle dolci pestate nel mortaio, zucchero, burro, uova e la scorza grattugiata di un’arancia o di un limone, per un tocco di freschezza. Ma l’ingrediente che dà a questa specialità l’inconfondibile retrogusto è la mandorla amara – se ne utilizzano non più di sette o otto –, tritata assieme a quelle dolci: rara e difficile da trovare, può essere sostituita da un bicchierino di liquore all’amaretto oppure dalle armelline, i semi racchiusi nel nocciolo dell’albicocca. Quando è cotto, il dolce viene ricoperto da una golosa glassa al cioccolato fondente.

Inserito tra i Prodotti Agroalimentari Tradizionali abruzzesi, il parrozzo nelle abitazioni pescaresi, teramane e chietine è gustato alla fine dei ricchi pranzi e delle cene di fine anno, accompagnato da spumanti dolci o da liquori all’arancia, come l’Aurum, tipico della regione, il Cointreau o il Grand Marnier, che ne esaltano il sapore.

Le origini di questo dolce sono da ricercare a Pescara, dove, nel Natale del 1920, il pasticciere Luigi D’Amico rivisitò la ricetta di un antico e umile pane contadino dalla forma semisferica, il “pan rozzo”, che veniva chiamato così perché lavorato con la farina gialla (di granoturco) – quella di frumento, infatti, era riservata soltanto alle mense delle persone benestanti. Nel suo laboratorio, D’Amico riprodusse il giallo del granoturco con le uova, mentre col cioccolato imitò il colore scuro che il pane assumeva durante la cottura nel forno a legna. Il primo assaggiatore del neonato dolce fu un personaggio illustre, Gabriele D’Annunzio, amico del pasticciere pescarese e amante della buona cucina, in particolare dei dessert – tra i suoi preferiti c’erano i marron glacé, le mandorle tostate e la cioccolata. Il celebre poeta apprezzò a tal punto la torta che gli dedicò uno stornello nel dialetto di Pescara, sua città natale, e trasformò il nome da “pan rozzo” a “parrozze”: “È tante ‘bbone stu parrozze nove che pare na pazzie de San Ciattè, c’avesse messe a su gran forne tè la terre lavorata da lu bbove, la terre grasse e lustre che se coce… e che dovente a poche a poche chiù doce de qualunque cosa doce”.

Sette anni dopo, il 24 luglio del 1927, D’Amico aprì a Pescara il “Ritrovo del Parrozzo”, un locale – che tutt’ora ha sede in Viale Pepe – dedicato alla specialità da lui ideata, che ben presto divenne un punto di incontro per gli intellettuali dell’epoca. Un evento che spinse ancora una volta D’Annunzio a scrivere dei versi: “Dice Dante che là da Tagliacozzo, ove senz’arme vinse il vecchio Alardo, Curradino avrìe vinto quel leccardo se abbuto avessi usbergo di parrozzo” (“Racconta Dante che, a Tagliacozzo, se Corradino di Svevia avesse avuto un parrozzo come scudo avrebbe vinto contro gli angioini di Alardo”).

D’Annunzio non fu l’unico estimatore famoso del parrozzo: gli fecero compagnia il drammaturgo Luigi Antonelli – che raccontò di aver “ripudiato il panettone” dopo aver assaggiato la cupoletta abruzzese –, Macario e il critico teatrale Silvio d’Amico.

 

La ricetta
Ingredienti per 6 persone

Per il dolce
60 gr di farina
60 gr di fecola di patate
100 gr di mandorle dolci
7-8 mandorle amare oppure un bicchierino di liquore all’amaretto
120 gr di zucchero
80 gr di burro
La scorza grattugiata di un limone
Un pizzico di sale

Per la glassa
150 gr di cioccolato fondente
20 gr di burro

Procedimento

Tritate le mandorle; montate gli albumi a neve con un pizzico di sale e lavorate i tuorli con lo zucchero. In un pentolino fate fondere il burro. Unite al composto di tuorli e zucchero la granella di mandorle, la farina setacciata, la fecola, il burro fuso raffreddato e la scorza di limone, infine incorporate delicatamente gli albumi mescolando dal basso verso l’alto. Versate il composto in uno stampo dalla forma semisferica imburrato e infarinato e cuocete il dolce in forno già caldo, a 180 gradi per 40 minuti circa. Una volta cotto lasciatelo raffreddare. Preparate la glassa facendo sciogliere a bagnomaria il cioccolato con il burro e stendetela sul parrozzo con l’aiuto di una spatola.

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