RAVANELLI, LA COTTURA INASPETTATA

3 anno fa di in Crudo o Cotto? Tagged: , , , , , , , , , ,

ravanelliUna buccia di un bel color rosso carico, una polpa candida e un inaspettato sapore pungente, quasi piccante. Sono le caratteristiche dei ravanelli, piccoli ortaggi di forma tondeggiante che con l’avvicinarsi dell’estate fanno la loro comparsa al mercato e in tavola. La stagione calda è, infatti, il periodo ideale per gustarli.

Crudi, grazie al loro carattere deciso i ravanelli danno un tocco in più alle insalate e sono perfetti nel pinzimonio. Forse non tutti sanno, però, che possono essere utilizzati anche cotti, come ci insegnano gli orientali, dove questa pianta è consumata da tempi lontanissimi – furono i babilonesi a coltivarla per la prima volta, ben 4000 anni fa.

 

Il ravanello, crudo nella cucina italiana…

Con la lattuga o la scarola, con i cetrioli o il mais, le fave, i fagiolini e persino con la quinoa, i ravanelli sono utilissimi per impreziosire le insalate estive e si abbinano alla perfezione con ingredienti più delicati. Con altre verdure crude, come finocchi, carote e sedano, sono ottimi nel pinzimonio, un fresco e salutare antipasto ideale per le cene estive. Sott’olio e sott’aceto diventano uno sfizioso aperitivo, ma sono gustosi anche conditi semplicemente con un filo d’olio, sale e limone. Pure le foglie possono essere impiegate in cucina, ad esempio per preparare un insolito pesto (con olio extravergine, pinoli, sale e un goccio d’acqua) o nella frittata.

Nel nostro Paese i ravanelli sono coltivati soprattutto in Lazio, Campania, Sardegna, Puglia, Emilia Romagna e Piemonte (qui, in particolare, nasce il “Tabasso di Moncalieri”, dalla forma allungata e dal color rosso con screziature bianche). Le varietà più comuni nella Penisola sono la Cherry Belle e la Saxa (tonde e rosse), la Candela di Ghiaccio (lunga e di colore bianco) e la Candela di Fuoco (lunga e rossa).

…e cotto in quella del vicino ed estremo Oriente

zuppa di ravanelli daikonCotto il ravanello perde gran parte del sapore piccante. Nella gastronomia cinese viene lessato e diventa il protagonista di zuppe a base di alghe e spezie, oppure è impiegato per insaporire le frittate. Veri e propri cultori del ravanelli sono i giapponesi, che ne coltivano una varietà gigante, chiamata “Daikon”, di ben quattro chilogrammi di peso, consumata nelle zuppe, saltata con altri ortaggi o gratinata; nell’isola di Giava, in Indonesia, nasce il “ravanello serpente”, che può raggiungere addirittura i 50 metri di lunghezza.

Gli Egiziani ne mangiavano una gran quantità già all’epoca della costruzione delle piramidi, “somministrandoli” agli schiavi insieme all’aglio – che aveva il compito di proteggerli dalle infezioni – per aiutarli a sopportare meglio il caldo opprimente. Avevano già scoperto il “potere” del ravanello di abbassare la pressione sanguigna. Oggi le sue virtù sono universalmente note: poco calorico (100 grammi di prodotto contengono soltanto 15 calorie), è povero di sodio ma ricco di acqua e ha perciò una funzione diuretica e digestiva; racchiude inoltre una buona quantità di vitamina C e vitamina B9 (acido folico).

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