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PER UN PUGNO DI SEMI, GLI STUDENTI ITALIANI VERSO EXPO 2015

semiProteggere e ripristinare gli ecosistemi terrestri e arrestare la perdita di biodiversità; porre fine alla fame, realizzare la sicurezza alimentare e garantire adeguato nutrimento per tutti, promuovere l’agricoltura sostenibile; sradicare la povertà estrema, ovunque e in tutte le sue forme”: sono alcuni degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile che le Nazioni Unite intendono realizzare entro il 2030, per assicurare un futuro al pianeta e alle prossime generazioni. E sono anche quelli posti da Immagini per la terra, il concorso ideato per sensibilizzare bambini e ragazzi alle tematiche ambientali, che quest’anno segue la strada tracciata da Expo, invitando i giovanissimi a riflettere su argomenti come l’alimentazione responsabile e la tutela del suolo.

Promosso dalla ONG Green Cross Italia in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, il contest si rivolge agli studenti delle scuole italiane di ogni ordine e grado – da quelle dell’infanzia fino alle superiori –, invitati ad attuare pratiche ‘virtuose’ di agricoltura sostenibile e valorizzazione del territorio, o a presentare idee e progetti innovativi. Come hanno fatto gli alunni dell’Istituto Agrario “Egidio Lanoce” di Maglie (Lecce), che hanno realizzato un impianto di irrigazione goccia a goccia nel frutteto della scuola.

per un pugno di semiIl tema scelto per l’edizione 2015 – la 23esima – è Per un pugno di semi: questi piccoli e preziosissimi granelli cardine dell’alimentazione umana, infatti, sono sempre più a rischio, minacciati da inquinamento, riscaldamento globale, processi industriali e battaglie legali, che compromettono in maniera gravissima la ricchezza della biodiversità sulla terra.

Secondo la FAO, delle 10mila specie vegetali adatte all’alimentazione e all’agricoltura che esistono al mondo oggi se ne commercializzano soltanto 120, e anche questo numero è in calo: “Abbiamo già perso più del 75% della biodiversità delle sementi per colpa delle monocolture e delle pratiche industriali. E le previsioni per il futuro non sono tranquillizzanti. Si prevede che entro il 2055 a causa dei cambiamenti climatici scompariranno tra il 16 e il 22% dei parenti selvatici di colture importanti come arachidi, patate e fagioli, che costituiscono il cibo delle comunità locali”. Un fenomeno che non solo comporta la perdita di una straordinaria ricchezza, frutto di millenni di esperimenti e selezioni, ma contribuisce irrimediabilmente a impoverire i terreni, rendendoli più fragili e vulnerabili al dissesto idrogeologico. Negli ultimi anni, poi, con l’introduzione dei brevetti, i semi stanno diventando oggetto di proprietà privata, “mettendo un freno al libero scambio tra contadini, con buona pace delle varietà antiche, rare e locali, espressione di biodiversità indispensabili per una sicura sovranità alimentare”.

Il quadro mondiale è compromesso in maniera preoccupante, ma un modo per correre ai ripari esiste e si chiama “agricoltura familiare”: orti urbani, piccole aziende che promuovono colture tradizionali, gruppi di acquisto solidale, fattorie biologiche, abbinati a politiche specifiche di protezione e valorizzazione del territorio, rappresentano le nuove sfide per garantire un domani alla terra e ai suoi abitanti.

E noi, attraverso le scelte di ogni giorno, contribuiamo in maniera determinante al benessere dell’intero ecosistema: di qui la necessità di educare le nuove generazioni al consumo responsabile delle risorse disponibili. I ragazzi potranno partecipare al concorso con articoli, reportage, inchieste, fotografie, spot e brani musicali; gli otto progetti migliori riceveranno un premio in denaro del valore di 1000 euro, che la scuola impegnerà in iniziative ambientali in Italia o all’estero.

IL “MANIFESTO SOLIDALE” DI ALTROMERCATO PER TUTELARE IL MADE IN ITALY SOSTENIBILE

Manifesto Solidale Italiano_AltromercatoValorizzare l’agroalimentare “di nicchia”, dare una spinta positiva alle filiere dirette e al km zero, incentivare produzioni rispettose dell’ambiente, garantire al consumatore acquisti d’eccellenza, tracciabili e a prezzi onesti. Sono gli obiettivi, ambiziosi, che si pone il Manifesto del Solidale Italiano lanciato ai primi di ottobre da Altromercato, l’organizzazione che da 25 anni opera per lo sviluppo di un’economia sostenibile nel mondo.

Nato nel 2011 con un piccolo numero di aziende sparse da nord a sud della Penisola, il progetto è destinato ora a crescere grazie alla partnership con tre soci d’eccezione: Slow Food, da sempre impegnata per salvaguardare i cibi “dimenticati” (italiani e non) dal rischio di estinzione, AIAB, l’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica, e il Gruppo Cooperativo CGM, la più grande rete di imprese sociali presente nella Penisola.

Un’intesa “virtuosa” che intende risollevare le sorti dei piccoli produttori locali, come realtà imprenditoriali a gestione familiare, poderi, botteghe artigiane, artefici di quel made in Italy che il mondo ci invidia, ma che ogni giorno sentono in maniera crescente la difficoltà di portare avanti il proprio lavoro: “La crisi del mondo rurale e artigianale oggi non investe solo agricoltori e allevatori del cosiddetto terzo mondo – si legge nel Manifesto –. Anche qui assistiamo ad una crescente difficoltà nel tenere in vita aziende contadine, imprese cooperative, laboratori di trasformazione. Anche in Italia vediamo, giorno dopo giorno, tantissime piccole aziende di buona qualità, ecologicamente e socialmente responsabili, schiacciate da costi impraticabili, da un credito inaccessibile, da politiche di sviluppo imprevidenti. Ciò rappresenta un danno enorme; per la nostra economia, per l’occupazione, per la coesione sociale, per il futuro delle nuove generazioni. Rappresenta un danno inestimabile anche sotto il profilo ambientale, per le risorse naturali abbandonate, per le occasioni mancate di tutela del paesaggio, per l’incuria del patrimonio nazionale”. Mettere fine anche ad una sola di queste attività vuol dire rinunciare a una parte importante del ricchissimo tessuto agroalimentare del nostro Paese.

Km zero_manifesto solidale italianoIl Manifesto intende agire su più fronti: applicare salari dignitosi per chi lavora e prezzi equi per chi acquista, incoraggiare metodi di coltivazione sostenibili, che non danneggino il territorio, garantire l’accesso al mercato delle imprese minori e, di conseguenza, dare un contributo tangibile per la crescita dell’occupazione. E poi promuovere il consumo di olio, pasta, conserve distribuiti dalle Botteghe del circuito, favorendo l’incontro diretto tra produttori e consumatori, per abbattere i costi intermedi e garantire la tracciabilità degli alimenti.

Se pensiamo che attualmente un italiano su tre (dati dell’Osservatorio Altromercato) si impegna in prima persona a seguire uno stile di vita sostenibile, scegliendo la filiera corta per risparmiare ed essere sicuro della provenienza di ciò che mette nel piatto, il progetto ha ottime possibilità di decollo. Ne è convinto Vittorio Rinaldi, Presidente di Altromercato: “Siamo riusciti a dare vita ad un’inedita alleanza che ci permetterà di realizzare un progetto forte, con prospettive di lungo termine, che auspichiamo possa essere di riferimento per il lavoro futuro e per l’imprenditoria italiana. Siamo convinti che le preziose esperienze maturate dal Commercio Equo e Solidale in 25 anni di storia possano essere utilmente impiegate anche al servizio di tutte quelle realtà produttive di qualità, ecologicamente e socialmente responsabili, che nel nostro Paese si trovano in difficoltà”.

IL PASTO È NUDO, VIRTUOSO E RESPONSABILE

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Pasto nudoFarine semintegrali ricavate da grani antichi moliti su pietra, Parmigiano Reggiano stagionato fino a dieci anni, ortaggi “biodinamici”, extravergine di qualità, pane impastato con il lievito madre. Sono alcuni dei cibi in vendita su Ilpastonudo.it, una rete che riunisce le aziende agroalimentari “virtuose” sparse da Nord a Sud della Penisola.

Il progetto è stato tra le innovazioni in mostra al Maker Faire European Edition, l’evento internazionale, che si è svolto dal 3 al 5 ottobre all’Auditorium Parco della Musica di Roma, dedicato ai nuovi modelli di business sostenibili, con un ampio spazio riservato al settore food. Continua a leggere

BIODIVERSITÀ E MADE IN ITALY: ECCO I 20 NUOVI PRESIDI SLOW FOOD

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Legumi pregiati e semisconosciuti, frutta e ortaggi, vini, insaccati e dolci: c’è il meglio dell’agroalimentare italiano tra i nuovi presidi – ben venti – che da oggi Slow Food proteggerà dal rischio di estinzione. Continua a leggere

QUINOA E AMARANTO, AL VIA LA COLTIVAZIONE IN TOSCANA

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La “madre di tutti i semi” coltivata nella campagna toscana. Da oggi, accanto al cavolo nero, alle bietole e ai fagioli all’occhio ci sarà anche la quinoa. Il “supercibo delle Ande”, da millenni cardine dell’alimentazione dei popoli sudamericani, sarà messo a coltura in Val di Chiana, tra le ampie distese di granoturco, girasole e orzo, che caratterizzano da sempre la fiorente agricoltura della zona. Continua a leggere

I FOOD SHARE, LA SOLIDARIETÀ CHE COMBATTE LO SPRECO

foodsharingApprofittando delle offerte al supermercato, avete fatto scorta di viveri che non riuscirete mai a consumare prima della scadenza? Dovete partire per le vacanze, ma non avete ancora svuotato completamente la dispensa? Se la risposta a una di queste domande è affermativa, la soluzione anti-spreco arriva dal web. Si chiama “I Food Share” ed è il primo sito italiano di food-sharing, un’iniziativa nata in Germania circa due anni fa per permettere ai cittadini di condividere il cibo in eccedenza online, all’indirizzo foodsharing.de, evitando così di gettarlo nel cassonetto.

La versione diffusa nella Penisola è stata ideata da Daniele Scivoli, Francesco Perticone, Elisabetta Di Benedetto e Daniela Lirosi, quattro giovani di Caltagirone (Catania) che nel 2013 hanno fondato l’associazione no-profit I Food Share e l’omonima piattaforma online in cui privati, aziende e commercianti possono mettere a disposizione degli altri i propri alimenti in surplus, naturalmente in perfette condizioni.

i food shareI Food Share è uno strumento che permette di tendere una mano a quanti, nel nostro Paese, hanno difficoltà ad acquistare generi di prima necessità e rappresenta un modo innovativo per combattere lo spreco alimentare, un fenomeno che, nonostante la crisi economica, in Italia raggiunge dimensioni allarmanti – basti pensare che ogni anno finiscono tra i rifiuti 9 milioni di tonnellate di cibo, per il valore di circa 15 miliardi di euro.

Per donare è sufficiente iscriversi al portale ifoodshare.org e cliccare su “Aggiungi cesta”, specificando la tipologia di alimento (pasta, riso, farina, succhi di frutta, latte a lunga conservazione, caffè, bibite, omogeneizzati, conserve, legumi, tonno e altri prodotti in scatola), la quantità e la data di scadenza. Per ricevere, anche in questo caso dopo essersi registrati, basta cercare le ceste alimentari disponibili in base alla propria città di residenza: una volta trovato il prodotto interessato è possibile contattare il donatore attraverso un sistema di messaggistica interno al sistema e concordare con lui – in maniera autonoma e indipendente dal sito – le modalità di consegna o ritiro.

Le potenzialità di I Food Share, che sfrutta la rete e non ha vincoli territoriali, sono davvero interessanti: aziende agroalimentari, supermercati, negozi, piccola e grande distribuzione hanno, infatti, l’opportunità di offrire il cibo sano rimasto invenduto a scopi solidali, consentendo ai singoli, alle famiglie oppure alle parrocchie e agli enti benefici che gestiscono le mense per i poveri di beneficiarne. Una scelta che fa bene anche all’ambiente e favorisce la cultura della sostenibilità, impedendo che quantità enormi di alimenti in ottimo stato siano gettati nei cassonetti, generando inquinamento.

PASTA DI CHRISTOPHER BOSWELL

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pasta 1Un omaggio al simbolo della cucina italiana, all’alimento che più di ogni altro rappresenta il nostro Paese nel mondo. E una lettura che arriva da un americano doc, ma che vive e lavora nella Penisola proprio per promuoverne l’arte e la cultura. Continua a leggere

SIAMO (E SAREMO SEMPRE DI PIÙ) QUELLO CHE MANGIAMO

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La Giornata Mondiale dell’Alimentazione che si celebra il 16 ottobre in tutto il mondo invita ognuno di noi ad un “consumo consapevole e responsabile”.
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