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ZEPPOLE PER LA FESTA DEL PAPÀ

zeppoleLe zeppole sono un dolce profondamente radicato nella tradizione napoletana e si consuma abitualmente il 19 marzo per celebrare la Festa del papà.

Sono due le leggende principali che si tramandano sull’origine delle Zeppole. Secondo la tradizione dell’epoca Romana, Giuseppe, dopo la fuga dall’Egitto, per riuscire a mantenere Maria e Gesù decise di vendere frittelle ed ecco perché proprio questo dolce fritto è diventato il dolce che si consuma proprio il giorno di San Giuseppe.

Secondo altre fonti la tradizione sarebbe legata alle Liberalia, che in epoca Romana si celebravano il 17 marzo e durante le quali si bevevano fiumi di vino e si gustavano squisite frittelle di frumento, cotte nello strutto bollente. Questa festa si andò a perdere, ma con l’arrivo del cattolicesimo il 19 marzo è stato dedicato alla figura di San Giuseppe e venne mantenuta la tradizione delle frittelle.

Gli ingredienti principali delle zeppole sono la farina, lo zucchero, le uova, il burro, l’olio d’oliva, la crema pasticcera, vengono spolverate con lo zucchero a velo e decorate con un’amarena sciroppata per la decorazione.

zeppola napoletanaIl gastronomo Ippolito Cavalcanti è autore della prima ricetta scritta delle Zeppole, viene riportata nel suo rattato di Cucina Teorico-Pratico  e risale al 1837:

Miette ncoppa a lo ffuoco na cazzarola co meza carrafa d’acqua fresca, e no bicchiere de vino janco, e quanno vide ch’accomenz’a fa lle campanelle, e sta p’asci a bollere nce mine a poco a poco miezo ruotolo, o duje tierze de sciore fino, votanno sempe co lo lanatiuro; e quanno la pasta se scosta da tuorno a la cazzarola, allora è fatta, e la lieve mettennola ncoppa a lo tavolillo, co na sodonta d’uoglio; quanno è mezza fredda, che la può manià, la mine co lle mmane per farla schianà si pe caso nce fosse quacche pallottola de sciore: ne farraje tanta tortanielli come solo li zeppole e le friarraje, o co l’uoglio, o co la nzogna, che veneno meglio, attiento che la tiella s’avesse da abbruscià; po co no spruoccolo appuntut le pugnarraje pe farle squiglià e farle venì vacante da dinto; l’accuonce dinto a lo piatto co zuccaro, e mele. Pe farle venì chiu tennere farraje la pasta na jurnata primma.

Una ricetta da provare per festeggiare con gusto!

 

HALLOWEEN, TRADIZIONI DA TUTTO IL MONDO

LBarm Bracka notte di Halloween è una ricorrenza festeggiata in tutto il mondo. In Italia è ormai diventata una tradizione anche se fino a poco tempo fa era una festa secondaria.

Le origini di questa festa sono antichissime. Nasce in Irlanda, ad Erin, durante la dominazione celtica. Halloween corrisponde infatti al capodanno celtico, detto Samhain. Sono stati poi gli emigrati che andarono negli Stati Uniti per fuggire dalla terribile carestia dell’800 a portare la loro tradizione nel Nuovo Mondo dove tutt’oggi è molto sentita.

In Irlanda durante Halloween, si mangia il Barm Brack, un pan dolce con uvetta, canditi, tè, spezie. Al suo interno si usa nascondere un piccolo oggetto benaugurante per il fortunato che lo trova nella propria fetta. Potrebbe essere un anello che significa nozze entro l’anno o una monetina che porta ricchezza. In Scozia invece si consuma l’Haggis, un particolare insaccato a base di interiora di pecora.

Pumpkin pieTipica degli Stati Uniti è la pumpkin pie, la crostata con la zucca preparata con la polpa avanzata dopo il tipico intaglio della zucca in memoria di Jeck O’Lantern, costretto dal demonio a vagare nelle tenebre.

Anche in Messico la notte dei morti è una ricorrenza allegra. L’originale tradizione prevede l’organizzazione di pic nic sulle tombe dei defunti  e consumando pan de muertos (farina, zucchero, scorza di limone) e calaveras (teschi di zucchero).

ICastagnaccion Cina, le tradizioni sono molto più simili a quelle a cui siamo abituati in Italia: ci si reca in cimitero, si offre riso e té ai defunti e si festeggia con un pranzo a base di riso in compagnia dei famigliari. L’unica (grande) differenza è che i cinesi celebrano Halloween nel mese di aprile.

In Italia invece si mangia il castagnaccio, il pane dei morti (fichi, uva passa, cioccolata) e le fave dei morti (mandorle, zucchero e uova). In Calabria la specialità del periodo sono delle golose focacce cotte al forno e fichi secchi. In Sardegna invece i bambini amano mangiare le ossu de mottu (osso di morto, a base di mandorla, zucchero, uova e limone). Inoltre la sera, prima di andare a dormire lasciano un po’ di cibo per “Maria punta boru”, una simpatica vecchietta che diventa però vendicativa se non trova cibo.

TORTA DI TAGLIATELLE DA GUSTARE DURANTE I PRANZI DELLE GRANDI OCCASIONI

shutterstock_288322979In Emilia Romagna esiste una ricetta antica dalle origini incerte, buonissima, ma non così conosciuta se non all’interno dei confini regionali. Si tratta della torta di tagliatelle chiamata anche torta ricciola.

Le prime testimonianze della ricetta risalgono al XIX secolo quando la ricetta appare in un libro di ricette. La tradizione vuole che venga preparata il giorno il 13 dicembre, il giorno di Santa Lucia, e consumata a Natale. È in generale una torta piuttosto laboriosa per questo si cucina di solito in occasioni speciali.

È composta da una base di pasta sfoglia farcita con mandorle e zucchero e ricoperta da tagliatelle all’uovo che durante la cottura in forno diventano croccantissime. Si dice che le tagliatelle utilizzate sulla parte superiore della torta siano in origine un omaggi ai lunghi capelli biondi di Lucrezia Borgia.

Si serve solitamente dopo aver bagnato la superficie con liquore all’anice.

shutterstock_500336299Ricetta torta di tagliatelle

Per la frolla

250 g di farina

90 g di zucchero

140 g di burro

1 uovo

1 pizzico di sale

Per le Tagliatelle

1 uovo

100 g di farina

Per il ripieno

300 g di mandorle

300 g di zucchero

Burro q.b.

Finitura

4 cucchiai di liquore all’anice

Zucchero a velo q.b.

torta-dolce-di-tagliatelle_01Preparazione

Unisci gli ingredienti della frolla e impasta velocemente fino a formare un panetto di pasta, coprilo con della pellicola trasparente e ponilo in frigo per almeno mezz’ora. Per le tagliatelle impasta l’uovo e la farina, stendi la sfoglia sottile e taglia delle tagliatelle di 3-4 millimetri di larghezza. Trita le mandorle, stendi la frolla e fodera una teglia imburrata e infarinata. Farcisci alternando strati di tagliatelle a zucchero e mandorle e disponi sulla superficie qualche ricciolo di burro. Cuoci in forno già caldo a 160° per circa 40 minuti. Quando è cotta inumidisci la superficie con il liquore all’anice e, quando si sarà raffreddata spolverizzala con dello zucchero a velo.

IL KAISERSCHMARRN, DOLCE DI ORIGINE AUSTRIACA DA ASSAGGIARE IN TIROLO

shutterstock_368839688Nelle baite tirolesi è possibile gustare una dolce e golosa preparazione di origini austriache.

Il nome è di quelli difficili da scrivere a pronunciare, la ricetta è piuttosto semplice e di quelle che non stancano mai. Si tratta del Kaiserschmarrn o Kaiserschmarren, una specie di crèpe spessa quasi un dito, spaccata a pezzetti e che viene cosparsa di zucchero a velo e servita con marmellata di mirtilli. Un dolce decisamente energetico ottimo anche da preparare a merenda, magari dopo una lunga passeggiata in montagna.

Il Kaiserschmarrn  si può gustare nei rifugi tirolesi, ma è in realtà un piatto tipicamente austriaco e ha antiche origini, ci sono testimonianze che lo riguardano e che risalgono al XVI secolo quando era un piatto di contadini e pastori nell’800 però la ricetta è stata scoperta e utilizzata anche nelle cucine della borghesia.

shutterstock_704238715La storia del Kaiserschmarrn passa anche attraverso le cucine nobili in particolare quella dell’imperatore d’Austria Franz Josef I. Secondo alcuni l’imperatore ebbe l’occasione di assaggiare questo semplice e goloso piatto quando un suo cuoco a causa di un errore in cucina, per cercare di rimediare e salvare il piatto, tagliò la crèpe a pezzi la cosparse di zuccherò a velo e la servì con della marmellata. L’imperatore approvò subito l’invenzione e lo inserì subito nel menù di corte. Secondo altri invece fu ideato per l’imperatrice Elisabeth (Sissi), ma non lo apprezzò quanto il marito perché era sempre attenta alla linea e lo considerava troppo calorico.

Prepararlo in casa è semplice e piuttosto veloce da provare anche per una rilassante e nutriente colazione della domenica.

shutterstock_613809614Ricetta Kaiserschmarrn

3 uova

40 g di zucchero

120 g di farina 00

200 ml di latte

1 pizzico di sale

Burro q.b.

2 cucchiai di marmellata mirtilli rossi

Zucchero a velo q.b.

Procedimento

Mescola i tuorli delle uova con lo zucchero, la farina e aggiungi il latte. Monta a neve ferma gli albumi e uniscili all’impasto con delicatezza. Sciogli il burro in una padella e versa l’impasto. Cuoci per circa 5 minuti e girala quando i bordi iniziano a scurirsi e a staccarsi dal bordo. Taglia a listarelle la crèpe, cospargila di zucchero a velo e aggiungi la marmellata.

 

FAVE E FAVETTE: I DOLCI DEI MORTI

shutterstock_365381897Fin dall’antichità per commemorare i defunti si usa preparare dei dolcetti speciali seguendo ricette tradizionali per l’occasione. Secondo la leggenda tra l’1 e il 2 novembre i morti vengono a fare visita al mondo dei vivi e, per accoglierli nel miglior modo, si usa preparare le tavole e arricchirle di dolcetti da poter offrire ai defunti.

Le fave dei morti sono piccoli e morbidi biscottini tondi, sono uno dei tanti dolci tipici di questo periodo preparate in Emilia Romagna, Lombardia, Marche, Umbria e Lazio. Il nome deriva da un certo legame che c’è da sempre tra la pianta di fave e il mondo dell’aldilà. Probabilmente i Romani usavano mangiare le fave sulle tombe dei morti e venivano servite come piatti principali ai banchetti dei defunti. La pianta di fave, inoltre, è caratterizzata da radici molto lunghe, che si spingono in profondità e un tempo si riteneva proprio che arrivassero fino al mondo dei morti. Inizialmente le fave, che i Romani pensavano che racchiudessero le anime dei morti, erano tra gli ingredienti principali di questi dolcetti e furono sostituite poi dalle mandorle. L’ingrediente principale oggi infatti è la farina di mandorle secche ottenuta triturandole con infinita pazienza al mortaio. Le fave di morti hanno l’aspetto di un amaretto, ma con una consistenza più croccante.

shutterstock_374028448_01-1Nel Nord-Est si usa preparare in questi giorni dei dolcetti simili sia nel nome sia negli ingredienti, le favette dei morti. Sono chiamate anche favette triestine e si differenziano da quelle della tradizione del centro Italia perché sono di diversi colori che simboleggiano proprio il ciclo della vita: quelle bianche celebrano la nascita, quelle rosa, ottenute aggiungendo agli ingredienti l’alchermes, rappresentano la vita e quelle marroni che vedono tra gli ingredienti la presenza di cacao simboleggiano la morte.

Due preparazioni molto simili che attraversano tutta l’Italia e che anche quest’anno andranno ad addolcire le prossime giornate.

LA PUTIZZA, UN DOLCE ARRIVATO DALLA SLOVENIA

shutterstock_187785785Le tradizioni culinarie della provincia di Trieste si fondono con quelle della vicina Slovenia. In molti piatti della zona si riconoscono influenze slovene. La potica, ad esempio, è un dolce di pasta lievitata farcita con noci, arrotolata e cotta al forno. È un dolce tipico dei giorni di festa la cui ricetta si tramanda tutt’oggi di madre in figlia. Una preparazione importante nella tradizione slovena, tanto che un tempo si riteneva addirittura che tra le qualità principali di una donna da sposare ci fosse proprio quella di saper preparare un’ottima potica.

shutterstock_402131941È un dolce che ha origini molto antiche, le prime testimonianze della sua esistenza risalgono al medio-evo, ma è alla fine del XIX secolo che la ricetta appare nello storico “Manuale di cucina di Katharina Prato” una scrittrice austriaca di libri di cucina.

In Italia viene chiamata putizza e si trova anche ripiena di cioccolato, biscotti secchi o marmellata. Si riconosce il l’influenza slovena anche in un dolce friulano, la gubana, solitamente preparata in occasione delle festività natalizie e che è molto simile alla potica. Secondo una leggenda triestina questo dolce arrivò in Italia nel 1864 in occasione di una festa tenuta dai principi austroungarici Carlotta e Ferdinando Massimiliano d’Asburgo-Lorena presso il Castello di Miramare di Trieste

Ricetta Potica
Ingredienti

1 kg di farina shutterstock_323611619
30 g di lievito di birra fresco
4 tuorli d’uovo
1 uovo intero
450 ml di latte intero tiepido
150 g di burro
1 cucchiaino di sale
100 g di zucchero
600 g di noci
50 g di uvetta
200 g di miele
cannella

Preparazione

Sciogli il lievito in 300 ml di latte e aggiungi due cucchiai di farina e un cucchiaino di zucchero, lascia riposare il composto fino a quando inizierà a fermentare. Aggiungi al composto il resto della farina, il sale, 3 tuorli e 120 g di burro sciolto a bagno Maria. Mescola fino a quando non avrai ottenuto un impasto liscio e fallo lievitare per circa un’ora. Trita le noci e l’uvetta, aggiungi 150 ml di latte, riscalda il miele e uniscilo alle noci insieme a 50 g di zucchero. Aggiungi un uovo intero e mescola con cura. Stendi la pasta e farciscila con il ripieno. Arrotola la putizza e falla lievitare per circa mezz’ora. Al termine della lievitazione spennellala con del tuorlo d’uovo e cuocila in una teglia imburrata a 180° per circa un’ora.

FREGOLOTTA, UN DOLCE VENETO DI GRANDISSIMO SUCCESSO

shutterstock_283758806La torta Fregolotta è tipica del Veneto e in particolare della Marca Trevigiana. È molto simile alla famosissima Sbrisolona, il dolce tipico del mantovano, ma ottenuta da ingredienti diversi. Si tratta di una torta secca di pastafrolla con farina, zucchero, panna, ingredienti a cui si sono aggiunti con il tempo uova, burro e mandorle.

Il nome deriva da fregola, una parola del dialetto veneto che significa proprio briciola e si riferisce alla consistenza molto friabile del dolce.

L’origine di questa torta la racconta Giuseppe Maffioli, un eclettico gastronomo del primo ‘900. È famoso per il suo lavoro da esperto di cucina veneta, conoscenza che lo ha portato a scrivere per la rivista Cucina Italiana, ma anche per la sua carriera da scrittore, attore e regista.

shutterstock_255666862Maffioli racconta che la diffusione della fregolotta si deve al forno della famiglia Zizzola. Al negozio di Angelo Zizzola, aperto nel 1924, era annessa anche una trattoria gestita dalla sorella Evelina dove si preparava un dolce molto apprezzato dai clienti, seguendo la ricetta di un’amica che aveva fatto la cuoca presso una famiglia nobile della zona. Il dessert aveva così tanto successo, che in breve tempo si è resa necessaria la preparazione anche in un laboratorio per poterlo vendere alle tante persone che lo richiedevano e in poco tempo, in queste zone, divenne famoso quasi quanto il pandoro.

Il laboratorio è stato poi tramandato ai figli del signor Angelo e ancora oggi produce un’ottima fregolotta a livello industriale, destinata alla vendita nazionale e anche internazionale. La ricetta ancora quella originale custodita dalla zia Evelina.

Solitamente si usa servirla intera e romperla, poi, davanti ai commensali utilizzando un cucchiaio, accompagnata da un vino bianco dolce, come il marsala.

DOLCE PASQUALE E SIMBOLO DI PERUGIA: LA CIARAMICOLA UMBRA

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Ciaramicola peruginaA Perugia, il pranzo della domenica di Pasqua si chiude con la Ciaramicola, una soffice ciambella lievitata di un bel colore rosso carico, ricoperta da una candida meringa e da una pioggia di confettini di zucchero. È un dolce dalle origini lontane, che in passato le ragazze prossime al matrimonio portavano in dono ai propri fidanzati, come augurio di una unione lunga e feconda, simboleggiata dalla moltitudine di confetti variopinti. Continua a leggere

UNA DOLCE FESTA DEL PAPÀ CON LE FRITTELLE DI SAN GIUSEPPE

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Frittelle di San Giuseppe con l'uvettaIl 19 marzo, giorno dedicato a San Giuseppe, dalle prime ore del mattino molte case italiane così come le strade di bar e pasticcerie sono invase dal profumo di dorate e invitanti frittelle! Il giorno della festa del papà, infatti, le vere protagoniste sono queste dolci prelibatezze. Una consuetudine che troviamo dal Piemonte fino all’alto Lazio e che ha origine dalle antichissime Liberalia romane, le celebrazioni che si svolgevano all’inizio della primavera in onore del Liber Pater, divinità pagana della fecondità: per ringraziare il dio della fine dell’inverno e dell’arrivo della nuova stagione, gli antichi accendevano grossi fuochi e consumavano focaccine fritte impastate con acqua e farina di frumento. Con l’avvento del Cristianesimo i festeggiamenti per il Liber Pater furono sostituiti da quelli per San Giuseppe e in diverse regioni d’Italia si continuò ad accendere falò e a mangiare frittelle. Continua a leggere

PIÙ SALUTE IN CUCINA CON UN PIZZICO DI ZENZERO

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ZenzeroReso famoso nel mondo per l’associazione con il classico biscotto natalizio diffuso negli Stati Uniti e in Inghilterra, lo zenzero è sempre più impiegato in cucina, nella preparazione di primi, secondi e contorni, e sta conquistando le tavole europee, dove fino a poco tempo fa – tranne che nei paesi nordici – era poco utilizzato. Oggi non è difficile trovare pollo o polpette allo zenzero nei menù di ristoranti e gastronomie, anche gourmet. Continua a leggere

GIÀ AMATI DA CATERINA DE’ MEDICI, I CANTUCCI TOSCANI OTTENGONO L’IGP

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Cantuccini toscaniImpossibile passeggiare per Firenze, Pisa o Siena senza lasciarsi tentare dai fragranti Cantucci esposti nelle vetrine di forni e pasticcerie. Delicatamente profumati, resi croccanti dalla generosa presenza delle mandorle intere, i deliziosi biscotti sono da sempre considerati il dolce simbolo della Toscana. Tra i loro estimatori più illustri c’era anche Hermann Hesse, che durante i suoi frequenti viaggi tra Firenze e Fiesole ne faceva grandi scorte, convinto che i cantuccini avessero il merito di fargli tornare il buonumore! Continua a leggere

DAL TRENTINO ALLA SICILIA, L’IRRESISTIBILE BONTÀ DEI KRAPFEN DI CARNEVALE

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Krapfen

Pochi sanno che il Krapfen è uno dei classici dolci di Carnevale. Anche perché oggi lo si trova tutto l’anno, a differenza di chiacchiere e castagnole. Appartiene alla tradizione altoatesina che si divide la paternità con quella austriaca. In Toscana ed Emilia Romagna queste deliziose frittelle sono più conosciute come “bomboloni”, a Roma diventano “bombe”, protagoniste anche di una celebre canzone di Antonello Venditti, in Campania e Sicilia “graffe”, un nome evidentemente derivato da Krapfen. Un tempo semplici frittelle di pasta lievitata poi passate nello zucchero, oggi l’unico limite alla farcitura è la fantasia. E se quella classica è ripiena di confettura, crema pasticcera o al cioccolato, oggi la versione più diffusa è senza dubbio con la Nutella che ha quasi spodestato la marmellata. Continua a leggere

A FANO IL CARNEVALE PIÙ ANTICO E “DOLCE” D’ITALIA

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Carnevale di FanoCon i suoi oltre 650 anni di storia, il Carnevale di Fano è il più antico d’Italia. Una manifestazione che ogni anno richiama migliaia di turisti, che arrivano qui per assistere al passaggio delle maschere, agli spettacoli delle bande musicali e dei gruppi folkloristici, ma soprattutto al ‘dolcissimo’ rituale che rende il Carnevale fanese un evento unico: il “Getto”, il lancio di caramelle e confetti sulla folla dai carri allegorici che sfilano per le strade della cittadina marchigiana. Continua a leggere

A VENEZIA NON È CARNEVALE SENZA LA CREMA FRITTA

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crema frittaIn tutto il mondo è conosciuta per il suo Carnevale, ma Venezia è anche la patria dei dolci più buoni della tradizione carnescialesca, come le fritole – frittelle di farina, uova, zucchero, uvetta, latte e rhum –, i galani – le sottili striscioline di impasto fritte diffuse in tutto il Belpaese, col nome di chiacchiere, cenci o frappe – e le castagnole – piccole zeppole che fanno parte anche della tradizione emiliana e laziale. E poi la crema fritta, che nel capoluogo veneto si trova ovunque nei giorni precedenti il Carnevale. È un dolce ottenuto lavorando una soffice e golosa crema pasticcera, che viene lasciata raffreddare, tagliata in piccoli pezzetti, passata in albume e pangrattato e infine immersa in abbondante olio di semi o burro. Continua a leggere

FARINA: SANA ENERGIA PER LA BUONA TAVOLA

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Le farine non possono mancare in un regime nutrizionale equilibrato: indispensabili per preparare pane, pizza e dolci da forno, sono essenziali nella dieta perché contengono glucosio, lo zucchero principale di cui si nutre il cervello. Invece negli ultimi anni – soprattutto quelle raffinate – sono state oggetto di un duro attacco da parte di alcune correnti salutistiche, con l’accusa di provocare picchi glicemici e aumento dell’insulina e dei grassi nel sangue. “Le farine, dunque, fanno bene e sono fondamentali in una dieta equilibrata”. Il messaggio viene dal convegno “Farina: sana energia per la buona tavola”, organizzato da Italmopa (Associazione industriali mugnai d’Italia) nell’ambito del Sigep, il Salone internazionale di gelateria, pasticceria e panificazione artigianali di Rimini Fiera, il 23 gennaio scorso. Un incontro che ha registrato la partecipazione di esperti del settore, nel corso del quale sono stati presentati i risultati di studi e ricerche per “sfatare – come ha dichiarato il Presidente di Italmopa Ivano Vacondio –, anche attraverso dati scientifici, alcuni falsi miti sulle farine di frumento tenero”. Continua a leggere

ENERGIA E DOLCEZZA A NATALE CON I DATTERI

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Datteri freschi

Sono tra i protagonisti della cucina delle feste. Ma, a differenza delle altre varietà di frutta secca – per esempio mandorle e noci, ormai consumate tutto l’anno –, sulle tavole italiane i datteri compaiono quasi esclusivamente nel periodo natalizio. Un vero peccato, perché i frutti della Phoenix Dactylifera, una pianta appartenente alla famiglia delle palme, oltre ad essere buonissimi sono dotati di proprietà preziose per l’organismo, antinfiammatorie e ricostituenti. Ottimi come snack energetico a metà mattina o pomeriggio, frullati possono essere utilizzati anche per dolcificare il tè nero – secondo una consuetudine diffusa nei Paesi arabi – o altre bevande. Continua a leggere

HALLOWEEN “ALL’ITALIANA” CON IL MENU A BASE DI ZUCCA

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Tavola di HalloweenNon è una tradizione del nostro Paese, ma da diversi anni la festa di Halloween è entrata anche nelle case italiane. E se per i più piccoli la vigilia di Tutti i Santi significa mascherarsi e bussare alle porte dei vicini chiedendo “Dolcetto o scherzetto?”, come fanno i loro coetanei oltreoceano, per gli adulti diventa un’occasione per trascorrere qualche ora in compagnia, tra piatti golosi e un buon bicchiere di vino. Continua a leggere

IL BAKERY CONQUISTA GLI ITALIANI

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PasticceriaCornetti e ciambelle per la colazione, crostate per la merenda dei bambini o i pranzi in famiglia, splendide torte a più piani da riservare alle feste e ai momenti speciali. Gli italiani non rinunciano mai al dolce, purché a prepararlo siano le mani esperte dei pasticceri del Belpaese. Lo conferma una recente indagine svolta da Databank per l’AIBI, l’Associazione Italiana Bakery Ingredients, che ha fotografato l’andamento dei consumi nei settori della pasticceria e della panificazione made in Italy. Continua a leggere

INSONNIA D’ESTATE: I CIBI CHE FAVORISCONO IL RIPOSO

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Dormire beneUn piatto di pasta o riso al pomodoro o con gli ortaggi di stagione, insalate con uova sode o formaggi freschi. E, poco prima di andare a dormire, un buon bicchiere di latte con un cucchiaino di miele, magari accompagnato da una fetta di torta ‘della nonna’. Un’alimentazione genuina, con condimenti leggeri e tempi di cottura brevi, può diventare un valido alleato contro l’insonnia che in estate colpisce numerose persone. Continua a leggere

LA ROBIOLA, UN FORMAGGIO “A TUTTO PASTO”

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blog.pianetadonna.it

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La più famosa è quella di Roccaverano, un borgo di appena 450 anime sulle colline delle Langhe. Ma la robiola, cremosissimo e prelibato formaggio ricavato da latte caprino o misto, viene prodotta un po’ ovunque nel basso Piemonte, tra l’alessandrino, l’astigiano e il cuneese. La vicina Lombardia, in particolare le province di Bergamo e Brescia, sono la patria di una varietà ottenuta esclusivamente con latte vaccino, dalla pasta più compatta. Continua a leggere

LA PINZA, IL DOLCE ANTIPASTO DELLA PASQUA TRIESTINA

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Pinza triestinaFarina, uova, latte, zucchero, burro, un bicchierino di rhum e buccia di limone grattugiata per profumare: sono i semplici ingredienti della Pinza, un antico dolce pasquale che arriva dalle cucine del Friuli Venezia Giulia e simboleggia la spugna con il quale il centurione diede da bere l’aceto a Gesù crocifisso. Diffusa a Trieste e Gorizia, ha la forma di grossa pagnotta, un invitante colore dorato e una consistenza particolarmente soffice; è un “boccone” – questo il significato del termine “Pinza”, dal longobardo bizzo, “morso” – che rimane soffice e buonissimo per giorni. Continua a leggere

BUONA TAVOLA E RITI SUGGESTIVI: LA SETTIMANA SANTA DI TARANTO

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Taranto Castello AragoneseTaranto_MassafraTaranto Ponte San Francesco da Paola

Dal pomeriggio del Giovedì fino all’alba del Sabato Santo, il centro storico di Taranto diventa un palcoscenico a cielo aperto in cui le confraternite locali portano in scena i suggestivi Riti della Passione di Cristo. Una tradizione antichissima, quella della Settimana Santa tarantina, che ogni anno richiama numerosi turisti, desiderosi di assistere a rappresentazioni dal fascino lontano, approfittando della breve vacanza per visitare una città ricca di storia e assaggiare i sapori pieni e generosi di questa terra. Continua a leggere

ALLO ZAFFERANO, SENZA GLUTINE, HOME-MADE: LA COLOMBA DELLA PASQUA 2015

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Materie prime a chilometro zero e legate al territorio, ma anche farciture ‘inedite’ come crema alla liquirizia o allo zafferano, noci pecan e albicocche caramellate. Nelle colombe della Pasqua 2015 l’innovazione sposerà la più squisita tradizione artigianale italiana. Ad affermarlo è l’Osservatorio Sigep, promosso dal Salone Internazionale di gelateria, pasticceria e panificazione artigianali di Rimini Fiera, che ha individuato le ‘nuove frontiere’ del dolce pasquale per eccellenza visitando alcuni tra i più famosi laboratori di pasticceria del Belpaese. Continua a leggere

CUZZUPE, SGUTE, RIGANELLE, ‘NCINETTI: I DOLCI DI PASQUA CALABRESI

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Tra il Mercoledì e il Venerdì Santo, in tutta la Calabria, come in ogni paese italiano, si dà inizio alla preparazione dei dolci che occuperanno un posto d’onore sulla tavola del giorno di Pasqua. Continua a leggere

LA SFINCIA DI SAN GIUSEPPE, IL DOLCE PALERMITANO DELLA FESTA DEL PAPÀ

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tipico dolce siciliano per la festa del papàA Palermo non è San Giuseppe senza la Sfincia! Una frittella morbida dalla forma irregolare, farcita e ricoperta da una crema di ricotta e gocce di cioccolato che il giorno della Festa del Papà invade le vetrine di forni e pasticcerie così come tutte le tavole della città. Una tradizione, quella degli “sfingi” – come vengono chiamati in dialetto – che con il tempo si è diffusa in tutta la Sicilia fino a diventarne uno dei dolci caratteristici. Continua a leggere

IL CARNEVALE DI SAURIS TRA RITO E GUSTO

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SaurisSauris, Lago, Diga e dintorni -94Lago di Sauris

Come ogni anno, da diversi secoli, a Sauris, un borgo di appena 429 abitanti delle Dolomiti Friulane, il Carnevale ha preso il via sabato con la Notte delle Lanterne, un antico rito che si sviluppa lungo il suggestivo percorso che si snoda tra i boschi della Carnia. Portato qui da un piccolo gruppo di persone proveniente dalla vicina Austria, che si insediò nella valle tra il XIII e il XIV secolo, ogni anno attira centinaia di turisti. Continua a leggere

LE CUDDRIREDDRI DI DELIA

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it.wikipedia.org

it.wikipedia.org

Farina di grano duro, uova fresche, zucchero, vino rosso, un bel po’ di strutto che rende l’impasto morbido e saporito, scorza d’arancia grattugiata e cannella che gli donano un delizioso profumo e il caratteristico colore bruno. Continua a leggere

TUTTE LE PROTEINE NOBILI DEL LATTE NELLA GIUNCATA PUGLIESE

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GiuncataÈ l’unico formaggio che va consumato nella stessa giornata in cui è prodotto, al massimo entro un paio di giorni. La Giuncata è un toccasana: un formaggio dalla conistenza spalmabile e dal gusto delicatissimo, a base di latte vaccino, ovino o misto, privo di sale, che conserva tutte le proteine del latte. Conosciuta già nel III secolo a.C., è chiamata così perché tempo fa era prodotta in fascere – gli stampi in cui viene posta la cagliata – intrecciate con il giunco naturale.

Può essere servita come antipasto, al naturale o sui crostini, ed è ottima come secondo piatto leggero, accompagnata da insalatina mista o verdure saltate in padella. Unita a uova e farina, è impiegata anche per preparare deliziosi gnocchetti, da insaporire con un semplice sugo di pomodoro; nella puntata de La Prova del Cuoco del 7 dicembre scorso, poi, lo chef Luigi Gandola l’ha utilizzata per condire gli strascinati (una pasta fresca pugliese), insieme ai funghi carboncelli e ai pomodori secchi. Impanata con farina, uova e pangrattato e fritta diventa uno stuzzichino golosissimo, con la crosticina dorata e croccante che nasconde un cuore cremoso. Continua a leggere

I DOLCI DELLA BEFANA

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Fino a poco più di 50 anni si riempiva di biscotti, caramelle e qualche quadretto di cioccolato. Ma anche frutta candita o torroncini. Poi c’è stato il boom dei dolciumi industriali e di quelle preconfezionate. Negli ultimi anni la calza della Befana, un vero e proprio rito per un italiano su due (dati Confesercenti), è tornata ad essere riempita con prodotti artigianali e dolcetti particolari. Continua a leggere

IL NATALE A TAVOLA DEL BELPAESE È ALL’INSEGNA DELLA TRADIZIONE

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PrPranzo/Cena di Nataleanzi e cenoni in famiglia; menu rigorosamente home made e a base di prodotti a km zero; un budget più cospicuo per il cibo che per i regali. È quanto emerge dal sondaggio di Coldiretti/Ixe “Il Natale sulle tavole degli italiani”, che fotografa le tendenze gastronomiche del Belpaese nel periodo delle feste. Continua a leggere

IL PASTICCIOTTO LECCESE PER ADDOLCIRE IL NATALE SALENTINO

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PasticciottoFarina, uova, strutto, latte, zucchero: dalla combinazione di questi ingredienti semplici, presenti in tutte le dispense, nasce uno dei dolci più golosi – e famosi – della pasticceria pugliese, il “pasticciotto” del Salento. A Lecce e dintorni questo bocconcino di pastafrolla di piccole dimensioni ripieno di crema pasticcera viene gustato, caldissimo, in ogni momento della giornata: dalla colazione, al posto di cornetti e brioche, fino al dopocena, per “coccolarsi” un po’ dopo le fatiche quotidiane. Continua a leggere

A CREMONA PER LA FESTA DEL TORRONE

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Cremona_duomoCremonaCremona, Palazzo Trecchi

Gli italiani ne sono golosi e gran consumatori. Nella versione dura beneventana e in quella morbida di Cremona, nelle classiche forme a panetto o in quelle di bonbon, nudo o ricoperto di cioccolato, il torrone è considerato uno dei dolci italiani della tradizione, tanto che è il protagonista indiscusso di fiere e sagre. Continua a leggere

DOLCETTO “DI ZUCCA” O SCHERZETTO?

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cupcake di zuccaZucca a colazione, insieme al caffellatte e al cornetto? Oppure per dessert, accompagnata da digestivi e liquori? Non sono scelte per palati “temerari” e amanti della cucina “d’avanguardia”: la zucca è impiegata da sempre nella preparazione di torte, pasticcini e confetture. Continua a leggere

IL PANE CON LA PASTA MADRE DI RICCARDO ASTOLFI

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Mattarello su pasta stesa

“Fare il pane è un gesto che riconcilia con il passato, con la storia, con le generazioni precedenti, con la vita dei nostri nonni e bisnonni. È ricordare, ritrovarsi. Impastare il pane è un rito, fatto di gesti, movimenti seri e calibrati, una manualità lenta e nello stesso tempo ritmica, quasi una danza vibrante e ondulatoria che unisce ingredienti semplici come la farina, l’acqua e il lievito madre in un unico impasto complesso,
 perfetto e simmetrico, assolutamente in equilibrio. Continua a leggere