Archivi tag: IGP

GIÀ AMATI DA CATERINA DE’ MEDICI, I CANTUCCI TOSCANI OTTENGONO L’IGP

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Cantuccini toscaniImpossibile passeggiare per Firenze, Pisa o Siena senza lasciarsi tentare dai fragranti Cantucci esposti nelle vetrine di forni e pasticcerie. Delicatamente profumati, resi croccanti dalla generosa presenza delle mandorle intere, i deliziosi biscotti sono da sempre considerati il dolce simbolo della Toscana. Tra i loro estimatori più illustri c’era anche Hermann Hesse, che durante i suoi frequenti viaggi tra Firenze e Fiesole ne faceva grandi scorte, convinto che i cantuccini avessero il merito di fargli tornare il buonumore! Continua a leggere

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8 sfondo biancoSono le specialità italiane che nel 2015 hanno ricevuto il marchio DOP o IGP

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Finocchiona Toscana, la Focaccia di Recco col formaggio, la Cipolla Bianca di Margherita di Savoia, la Patata Rossa di Colfiorito e quella Novella di Galatina. E ancora, il Pecorino delle Balze Volterrane, il Salame Piemonte e il Silter bresciano. Cresce la famiglia delle eccellenze italiane tutelate dall’Unione Europea: nel 2015 otto specialità della nostra Penisola hanno ricevuto il marchio IGP (Indicazione Geografica Protetta) o DOP (Denominazione di Origine Protetta), che riconosce il profondo legame che le unisce al territorio di provenienza e al tempo stesso le protegge dai numerosi tentativi di contraffazione. Continua a leggere

PROSCIUTTO DI NORCIA, IL CRUDO GENTILE

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È una storia lunga almeno 800 anni, quella del prosciutto di Norcia. In Umbria produrlo è un’arte che si tramanda da padre in figlio da tempi lontani, da quando, nel XIII secolo, qui si sviluppò la figura del “norcino”, un termine ormai impiegato abitualmente e le cui origini sono legate proprio a questa terra. Continua a leggere

LA MORTADELLA, IL TERZO SALUME PIÙ CONSUMATO IN ITALIA

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MortadellaDici Mortadella e pensi a Bologna. E così è in tutto il mondo, dove il nome della città è utilizzato come sinonimo del prelibato salume. Per molti, tanti, italiani è legata ai ricordi d’infanzia, quando un panino con la mortadella era il massimo per la merenda. Rigorosamente affettata da una Van Berkel, tra gli anni ’70 e ’80 costava al più 100 lire: alla portata di tutti. Oggi per averlo ci vogliono almeno 2,50 euro. Continua a leggere

I MACCHERONCINI “FINI FINI” DI CAMPOFILONE

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Maccheroncini di Campofilone al ragù

www.differenttaste.it

Con un sostanzioso ragù a base di macinato di manzo e maiale, rigaglie di pollo e midollo di bue; con un semplice sughetto di pomodoro fresco; o ancora alla marinara, con cozze, vongole e pomodorini. I Maccheroncini di Campofilone fanno parte della tradizione gastronomica di questo borgo medievale in provincia di Fermo da tempi lontanissimi. Comparivano tra i 49 piatti preferiti del Leopardi (che egli elencò personalmente in una lista oggi conservata alla Biblioteca Nazionale di Napoli), insieme a “gnocchi di latte”, “tortelli di magro” e “capellini al burro”. Ma, molto prima della testimonianza lasciata dal grande poeta, erano già citati in un documento dell’Abbazia di Campofilone (XV secolo), in alcuni scritti del Concilio di Trento (1545-1563), dove venivano definiti “così sottili da sciogliersi in bocca”, e nei ricettari di varie famiglie della nobiltà marchigiana. Continua a leggere

COPPA, CAPOCOLLO, LONZA: TANTI NOMI, UN GUSTO UNICO

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CoppaTagliarla al coltello e accompagnarla semplicemente con una fetta di pane casereccio e un bicchiere di vino rosso fresco e moderatamente alcolico: è il modo migliore per gustare la Coppa, un salume che, grazie al suo sapore dolce e al profumo gradevole e delicato, è diventato nel tempo uno dei più apprezzati e diffusi sulle tavole italiane. Continua a leggere

#IOMANGIOITALIANO

Una grande operazione di “squadra” contro le imitazioni! E’ questo il senso della campagna #iomangioitaliano di promozione del food&wine made in Italy, lanciata il 4 giugno dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali che ha come protagonista l’allenatore della nazionale italiana di calcio Cesare Prandelli.

L’idea è quella di promuovere il consumo di prodotti italiani di qualità (DOP e IGP) e autentici, “sfruttando” la grande visibilità, anche, mediatica dei Mondiali di calcio in Brasile. L’obiettivo è far conoscere i 264 prodotti DOP IGP e STG e i 523 vini DOCG DOC e IGT italiani e allo stesso tempo promuovere l’alimentazione sana.

I prodotti agroalimentari e vitivinicoli italiani, infatti, essendo i più richiesti sono anche i più imitati e falsificati. Un fenomeno di vaste proporzioni che oltre a “far male” all’economia italiana, ha ripercussioni negative anche sul benessere, perché molti di questi prodotti non utilizzano ingredienti genuini e di qualità. Un mercato che genera un business di circa 60 miliardi di euro, quasi il doppio del fatturato delle esportazioni nazionali degli stessi prodotti originali.

 Realizzata dal Mipaaf in collaborazione con la FIGC, la campagna di comunicazione unisce due simboli dell’eccellenza italiana: gli Azzurri e l’agroalimentare di qualità. E così il Ct della Nazionale si farà testimonial della Pizza, il piatto italiano più conosciuto e consumato al mondo, la pasta di Gragnano, il Prosciutto e la Mozzarella di Bufala. Ma anche il pecorino o i salami italiani, senza parlare del vino.

iomangioitaliano

Con la campagna #iomangioitaliano, dunque, il Ministero delle Politiche agricole, per la prima volta, lancia un’operazione di contrasto della contraffazione e allo stesso tempo di promozione del made in Italy puntando a fare informazione e aumentare il grado di conoscenza dei marchi DOP e IGP, tra i consumatori italiani, raccontandone il valore e le caratteristiche distintive.

Solo un terzo dei consumatori italiani conosce i prodotti certificati con le Denominazioni di Origine e le Indicazioni Geografiche (36% DOP e 32% IGP), mentre la media europea si attesta addirittura al 14%.

 “La campagna #iomangioitaliano – ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina – promuove il Made in Italy agroalimentare di qualità contraddistinto con i marchi DOP e IGP che i consumatori possono trovare sull’etichetta dei prodotti che acquistano. Questi simboli sono sinonimi di controlli, sicurezza e qualità e rappresentano un mondo fatto di 150.000 imprese e oltre 12 miliardi di euro di fatturato, fondamentali per l’economia del nostro Paese”.

 “Siamo leader al mondo per qualità – ha proseguito il Ministro – con 264 prodotti Food e 523 Wine, con un altissimo potenziale, in termini di export, legato alla sfide della promozione e della tutela anti-imitazione nei Paesi esteri. È bene ricordare che i prodotti DOP e IGP rappresentano la garanzia di una filiera produttiva completamente tracciabile e controllata; una provenienza certa delle materie prime, il territorio di produzione ed il metodo di produzione. A meno di un anno da Expo 2015,vogliamo porre l’attenzione su una “cultura del cibo” che mostri come questi sistemi di produzione siano sinonimo di qualità, capacità e dedizione di chi ogni giorno opera ricercando l’eccellenza”.

ACETO BALSAMICO, L’ORO NERO DI MODENA

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grana e aceto balsamico

È un’esclusività del made in Italy che il mondo ci invidia. Detto anche Oro Nero per il suo pregio, l’Aceto Balsamico nasce in Emilia Romagna in tempi molto lontani e oggi indica in realtà due prodotti diversi: Continua a leggere

CAPPERI, CHE DELIZIA!

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CapperiPiccoli ma ricchissimi di sapore, sono in grado di valorizzare numerose pietanze e di dare carattere ai piatti più semplici: i capperi – ovvero i boccioli, e non i frutti, della Capparis spinosa – sono un vanto della gastronomia italiana e sono impiegati in molteplici preparazioni, dalla pasta alla carne, dal pesce alle verdure. Continua a leggere

LA PATATA DEL FUCINO SI AGGIUDICA L’IGP

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patata fucino igpLa numerosa famiglia delle eccellenze gastronomiche italiane ha un nuovo membro. È la Patata del Fucino, che a gennaio 2014 ha ottenuto il marchio di Indicazione Geografica Protetta dall’Unione Europea. Continua a leggere

PASTA E BASTA, GRAGNANO FESTEGGIA L’IGP

pasta gragnanoIl 25 e 26 gennaio a Gragnano il Consorzio Città della Pasta ha organizzato una grande festa per celebrare l’ottenimento del riconoscimento della pasta come prodotto IGP. È un’occasione per visitare quella che oggi è riconosciuta all’unanimità come la capitale mondiale della pasta. Siamo nel Parco Nazionale dei Monti Lattari, in provincia di Napoli, a pochi chilometri dalla Costiera Sorrentina ma anche da quella Amalfitana e ancora da Castellammare di Stabia, Pompei, Vico Equense e Agerola, famosa per il pregiatissimo Fior di latte.

Gragnano, dunque, è la meta ideale per un week end del gusto. E se la festa della pasta organizzata per celebrare il riconoscimento IGP può essere il pretesto, sono tanti i motivi per andarci. Innanzitutto per una visita ad uno degli storici pastifici (su appuntamento) come Afeltra, Di Martino, Gentile, D’Apuzzo, Faella o la Fabbrica della Pasta di Gragnano, per citarne alcuni. Qui, come alla fine del XVII secolo, la pasta viene prodotta ancora con l’antico metodo della trafila a bronzo e l’asciugatura naturale. È proprio verso la fine del XVII secolo che si verifica il passaggio dalla produzione artigiana, che avveniva in botteghe legate ai mulini dove si lavorava il grano (ancora oggi visibili), agli opifici che si resero necessari con il crescente successo e la conseguente richiesta della pasta. In quel periodo si passò dalla lavorazione a mano a quella con torchi a vite di legno e martore, più grandi, ma soprattutto furono costruiti locali di grandi dimensioni, indispensabili per l’asciugatura di cospicue quantità di prodotto all’interno e non più solo all’aria aperta, come era avvenuto fino ad allora. Oltre ai pastifici una tappa obbligata è alla Valle dei mulini, dove è iniziato tutto. È qui, infatti, che i mugnai gragnanesi per secoli hanno trasformato il grano in farina. Il resto lo fanno da sempre l’aria e l’acqua di questo territorio che si è rivelato essere la culla ideale per la nascita della pasta moderna. Se il grano prodotto dai mugnai gragnanesi era considerato di qualità il vero segreto della produzione della pasta era l’acqua, innanzitutto, ma soprattutto l’aria, o meglio la posizione geografica che facilitava l’essicazione della pasta.

Rigatoni e spaghetti di Gragnano“Arriva finalmente la conferma da parte della Commissione Europea del raggiungimento di un grande traguardo per il Consorzio Gragnano Città della Pasta e della città intera, che vede la Pasta di Gragnano entrare nella lista dei giaci­menti gastronomici italiani da tutelare” – afferma Giuseppe di Martino, Presidente Consorzio Gragnano Città della Pasta. “Iscritta a livello europeo nel registro delle Denominazioni di Origine Protette e delle Indicazioni Geografiche Protette, la protago­nista della tavola italiana porta le eccellenze italiane certi­ficate a quota 254”. Il 25 gennaio a Gragnano arriveranno giornalisti stranieri e italiani, professionisti del settore, operatori di mercato per discutere e confrontarsi sulle iniziative per promuovere il consumo di pasta di Gragnano nel mondo. L’evento, denominato “Pasta e Basta”, prenderà il via a partire dalle ore 10.00 presso la Chiesa del Corpus Domini da dove si sposterà alle 19 in Piazza Marconi, per uno showcooking tutto dedicato alla pasta. “La storia e la produzione della Pasta hanno disegnato il territorio della città di Gragnano, scrigno che custodisce da oltre cinque secoli il prezioso te­soro della conoscenza di saper fare ottima pasta. La ricerca assoluta della qualità ha attraversato nei secoli le strade della nostra città, luogo incontaminato a ridosso di una verdeggiante Valle, a cavallo fra la Penisola Sorrentina e la Costiera Amalfitana, da sempre crocevia di appassio­nati cultori del gusto e culla della più grande espressione della cucina italiana”. Il Consorzio Gragnano Città della Pasta, costituitosi nel 2003, dopo aver attraversato momenti difficili alternati ad esaltanti successi, oggi dimostra di essere il modello vin­cente che ha permesso la diffusione di quest’eccellenza ga­stronomica, sempre più apprezzata ed amata dai più grandi chef e consumatori buongustai in ogni dove. “Questo riconoscimento – conclude Di Martino – è teso alla tutela del consumatore, è un ulteriore suggello che garantirà l’assoluta autenticità della provenienza e del metodo unico di lavorazione della Pasta di Gragnano IGP. Ruggente motore dell’economia del territorio, quest’ultima porta con sé un bagaglio di cul­tura gastronomica e stile di vita che unisce nel piatto le pro­duzioni di eccellenza italiane”.

Recandosi a Gragnano è d’obbligo una vista alla Chiesa e al Monastero di S. Nicola dei Miri, dove soggiornava spesso la regina Sancia di Maiorca moglie di Carlo D’Angiò, o i resti del Castello, l’originaria fortificazione che rappresentava un avanposto importante per la Repubblica Marinara di Amalfi. Non si può andar via da Gragnano, infine, senza aver assaggiato il panuozzo, una lungo panino ripieno realizzato con pasta di pizza e cotto in forno a legna: una vera e propria prelibatezza accompagnato da un bicchiere di vino locale. Già prodotto all’epoca dei romani e decantato da Monsignor Molinari, Vescovo di Lettere del XVII secolo che diceva : “Vivere vis sanus gragnani pacula bibe”, cioè “Se vuoi vivere sano, bevi bicchieri (di vino) di Gragnano”.