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HALLOWEEN, TRADIZIONI DA TUTTO IL MONDO

LBarm Bracka notte di Halloween è una ricorrenza festeggiata in tutto il mondo. In Italia è ormai diventata una tradizione anche se fino a poco tempo fa era una festa secondaria.

Le origini di questa festa sono antichissime. Nasce in Irlanda, ad Erin, durante la dominazione celtica. Halloween corrisponde infatti al capodanno celtico, detto Samhain. Sono stati poi gli emigrati che andarono negli Stati Uniti per fuggire dalla terribile carestia dell’800 a portare la loro tradizione nel Nuovo Mondo dove tutt’oggi è molto sentita.

In Irlanda durante Halloween, si mangia il Barm Brack, un pan dolce con uvetta, canditi, tè, spezie. Al suo interno si usa nascondere un piccolo oggetto benaugurante per il fortunato che lo trova nella propria fetta. Potrebbe essere un anello che significa nozze entro l’anno o una monetina che porta ricchezza. In Scozia invece si consuma l’Haggis, un particolare insaccato a base di interiora di pecora.

Pumpkin pieTipica degli Stati Uniti è la pumpkin pie, la crostata con la zucca preparata con la polpa avanzata dopo il tipico intaglio della zucca in memoria di Jeck O’Lantern, costretto dal demonio a vagare nelle tenebre.

Anche in Messico la notte dei morti è una ricorrenza allegra. L’originale tradizione prevede l’organizzazione di pic nic sulle tombe dei defunti  e consumando pan de muertos (farina, zucchero, scorza di limone) e calaveras (teschi di zucchero).

ICastagnaccion Cina, le tradizioni sono molto più simili a quelle a cui siamo abituati in Italia: ci si reca in cimitero, si offre riso e té ai defunti e si festeggia con un pranzo a base di riso in compagnia dei famigliari. L’unica (grande) differenza è che i cinesi celebrano Halloween nel mese di aprile.

In Italia invece si mangia il castagnaccio, il pane dei morti (fichi, uva passa, cioccolata) e le fave dei morti (mandorle, zucchero e uova). In Calabria la specialità del periodo sono delle golose focacce cotte al forno e fichi secchi. In Sardegna invece i bambini amano mangiare le ossu de mottu (osso di morto, a base di mandorla, zucchero, uova e limone). Inoltre la sera, prima di andare a dormire lasciano un po’ di cibo per “Maria punta boru”, una simpatica vecchietta che diventa però vendicativa se non trova cibo.

I SALUMI ITALIANI CONQUISTANO LA LEADERSHIP MONDIALE

shutterstock_245658409 (1)È di qualche giorno fa la notizia riportata da Repubblica che l’Italia nel 2016 ha conquistato la leadership mondiale per le esportazioni di preparazioni e conserve suine. Fino all’anno precedente era la Germania in cima alla classifica, ma, grazie alla crescita di quota di vendite di salumi italiani proprio in Germania, Francia e Regno Unito, c’è stato il sorpasso.

Una crescita che negli ultimi cinque anni registra un +27% in valore. Oltre la metà è rappresentata  dai prosciutti stagionati (692 milioni di euro nel 2016) a seguire si rilevano 417 milioni di euro nel 2016 per salumi e insaccati e 134 milioni di euro per i prosciutti cotti.

Raffaello Borriello, direttore Generale dell’Ismea ha dichiarato inoltre che “I salumi italiani vincono il confronto competitivo, pur posizionandosi su una fascia alta di prezzo: il posizionamento dei prodotti italiani è nel segmento premium, ma lo scenario competitivo è più articolato e soprattutto con notevoli prospettive di espansione anche in considerazione dell’apertura di due mercati rilevanti, come USA e Canada, a seguito del superamento di importanti barriere sanitarie”.

162822587_2908 (1)Al mercato oltreoceano si apre anche Rovagnati, con la linea Naturals una gamma di cui fanno parte salumi buoni e garantiti dalla grande esperienza dell’azienda nella selezione e lavorazione delle materie prime per ottenere prodotti di prima qualità, realizzati tutti con ingredienti naturali e rispettosi della tradizione italiana. Per preparare i salumi della linea non viene utilizzato glutine, proteine del latte, glutammato monosodico, antibiotici, OGM e conservanti artificiali aggiunti. Rovagnati Naturlas, inoltre, promuove la sostenibilità e il rispetto per l’ambiente con un packaging riciclabile all’80%. Una nuova sfida che porterà oltreoceano tutta la bontà dei salumi italiani.

CON EXPLOREAT ALLA SCOPERTA DELL’ITALIA DEL GUSTO

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TuristiÈ un’Italia tutta da ‘gustare’ quella raccontata da Exploreat.eu, la nuova piattaforma online nata per valorizzare le eccellenze – storiche, culturali, paesaggistiche – della Penisola partendo dal cibo, dai prodotti e dalle ricette regionali che sono il simbolo della nostra gastronomia nel mondo. Exploreat si propone di “fornire un nuovo modello di relazione e originali prospettive dalle quali scoprire l’Italia”, come dichiarano gli ideatori. Partendo da una destinazione, che l’utente inserisce nel motore di ricerca, vengono proposti itinerari che coniugano l’offerta culturale, turistica o ambientale a quella enogastronomica. Come ad esempio il tour in bici nelle campagne alle porte di Milano, tra le cascine in cui viene prodotto il formaggio, per scoprire un’inedita oasi di tranquillità a due passi dalla grande metropoli; oppure passeggiate nel centro storico di Altamura, per visitare uno degli antichi forni dove nasce il suo famoso Pane DOP e assaggiare bruschette e focacce calde; o ancora, cavalcate tra le colline del Chianti, per sorseggiare il vino direttamente in cantina. Continua a leggere

LA PASTA ITALIANA ESPORTA 2 MILIONI DI TONNELLATE IN TUTTO IL MONDO ED È PROTAGONISTA DI EXPO 2015

pasta di grano duro fatta in ItaliaNel mondo si mangia sempre più pasta italiana. E se ne mangerà sempre di più. Negli ultimi anni il consumo è in continuo aumento grazie a testimonial come Barack Obama o il nuovo Sindaco di New York, Bill De Blasio, personaggi del mondo dello spettacolo, della musica e calciatori che ne magnificano le proprietà nutritive e benefiche; alla riscoperta della Dieta Mediterranea ma anche e forse più di ogni altro elemento perché la pasta è diventato un cibo gourmet. Presente, ormai nei menù dei ristoranti di tutto il mondo deve, però, la nuova popolarità alle centinaia di trasmissioni e rubriche tv, foodblog e siti tematici di cui è sempre più protagonista.

E se gli italiani restano saldamente in testa alla classifica internazionale di consumo pro-capite, con circa 26 kg, avanzano Germania, Francia e Regno Unito che nel 2014 hanno assorbito quasi il 46% della produzione nazionale inviata oltre frontiera. Pasta italiana, dunque e non prodotta localmente. Pasta di semola di grano duro e trafilata a bronzo.

Con un balzo in avanti del 4%, le esportazioni di pasta made in Italy hanno superato nel 2014 la soglia di 2 milioni di tonnellate, per un giro d’affari complessivo di oltre 2,2 miliardi di euro (dati Ismea).

“La pasta pesa oggi il 7% circa del valore dell’export dell’intero agroalimentare, e negli ultimi 15 anni” – osserva l’Ismea – “ha registrato un trend delle spedizioni all’estero in continua e rapida ascesa. Nel caso della pasta di semola secca – che rappresenta oltre l’80% dell’intero comparto – le esportazioni sono cresciute, a partire dal 2001, mediamente ad un ritmo del 2,3% annuo in volume e del 5% in valore, con uno stop solo nel 2008, quando la fiammata dei listini del grano duro determinò una drastica riduzione dei quantitativi immessi sui circuiti internazionali (-5% circa) per via degli alti livelli di prezzo raggiunti”.

La pasta sarà anche la protagonista di Expo 2015 dove sarà immancabile nei 150 ristoranti, non solo italiani, presenti nei Padiglioni e tra i piatti proposti dagli chef. Nei sei mesi dell’Esposizione Universale di Milano, ad esempio, il temporary restaurant che verrà ospitato negli spazi di Identità Expo S. Pellegrino vedrà impegnate ai fornelli molte delle stelle più brillanti del firmamento gastronomico mondiale. E poi c’è il ristorante del Padiglione Italiano, Ecco Pizza&Pasta, affidato allo chef Fabio Omero, e ancora i ristoranti di Eataly di Oscar Farinetti. E poi quello stellato di Davide Oldani. Al Refettorio Ambrosiano di Milano un team di 40 cuochi guidato da Massimo Bottura per tutta la durata di Expo preparerà i pasti con il cibo avanzato nei ristoranti.

Scorrendo lungo la lista dei principali Paesi clienti, si evidenzia una buona performance in Usa (+7%) a fronte di una battuta d’arresto in Giappone (-4%). Incrementi a due cifre si registrano invece nel mercato russo (+11%), nei Paesi Bassi (+18%) e in Belgio (+17%). Più contenuta la crescita in Svezia (+4%) – ottavo mercato di sbocco in termini quantitativi alla spalle dei Paesi Bassi. Tra le destinazioni più promettenti, oltre alla Russia, passata da poco più di 7 mila tonnellate del 2000 alle oltre 59 mila del 2014, si annovera la Cina che, pur in corrispondenza di quote di mercato ancora esigue, ha incrementato i suoi acquisti del 40% nel 2014, confermando l’ottimo trend dell’ultimo triennio.

ITALIA, IL PAESE DEI 403 FORMAGGI

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Formaggi mistiParmigiano reggiano, mozzarella di bufala campana, gorgonzola, grana padano, caciocavallo, tome fresche e stagionate, squacquerone di Romagna, quartirolo, giuncata, burrata, asiago, taleggio, pecorino: l’Italia è sicuramente il paese del formaggio. Ben 403, in base alle stime dell’Istituto di Sociologia Rurale, i prodotti caseari che nascono entro i confini della Penisola, tra cui si contano 48 specialità a marchio DOP o IGP, che portano in alto il nome della gastronomia italiana nel mondo. Continua a leggere

190Sono i grammi di frutta consumati quotidianamente da un italiano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

consumo frutta

Si mangia sempre meno frutta. Un dato preoccupante, soprattutto per i bambini. Rispetto a soli due anni fa, quando un italiano consumava circa 450 grammi al giorno tra frutta e verdura. Oggi questo dato è sceso sotto la soglia minima dei 400 grammi indicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’allarme è emerso dal Dossier realizzato da Coldiretti su “Frutta e verdura dai campi alla tavola nel 2014”, presentato in occasione della mobilitazione di migliaia di agricoltori che nelle prime due settimane di luglio hanno lasciato le campagne per distribuire gratuitamente nelle piazze e sulle spiagge in tutta Italia duecentomila pesche, susine e altri frutti realizzando la più grande azione educativa sulla frutta nei luoghi della vacanza.

I consumi sono calati consistentemente soprattutto negli ultimi due anni. Complice la crisi, la riduzione dei consumi alimentari riguarda purtroppo anche frutta e verdura, che fino al 2012 facevano dell’Italia il secondo consumatore europeo, dopo la Polonia.

I 190 grammi di frutta al dì non sono pochi, ma dovrebbero essere molti di più per garantire l’apporto minimo di vitamine e altri principi nutritivi apportati dal consumo. Nel primo semestre del 2014 i consumi di prodotti ortofrutticoli da parte degli italiani sono scesi del 2% rispetto allo stesso periodo nel 2013, quando complessivamente durante tutto l’anno – si legge nel Dossier della Coldiretti – sono stati acquistati poco più di 7,8 milioni di tonnellate di ortofrutta, divise tra 4,2 milioni di tonnellate di frutta e 3,6 milioni di tonnellate di ortaggi.

Solo il 18,4% della popolazione ha consumato quotidianamente almeno quattro porzioni tra frutta, verdura e legumi freschi (Istat/Cnel 2013) che garantiscono l’assunzione di elementi fondamentali della dieta come vitamine, minerali e fibre che svolgono una azione protettiva, prevalentemente di tipo antiossidante.

Un calo preoccupante poiché la raccomandazione del Consiglio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per una dieta sana è quella di mangiare più volte al giorno frutta e verdure fresche per un totale a persona di almeno 400 grammi, ma – affermano da Coldiretti – in Italia la quantità consumata è scesa purtroppo al di sotto, con situazioni più preoccupanti per i bambini. Il numero dei bambini e adolescenti che mangia frutta e verdura a ogni pasto è sceso al 35% a fronte del 37% nel 2012, mentre quelli che la mangiano una volta al giorno sono passati al 35%, contro il 39%, e si registra anche un aumento di coloro che non l’assumono o lo fanno un massimo di 2 volte a settimana (31% contro il 24%)”.

#IOMANGIOITALIANO

Una grande operazione di “squadra” contro le imitazioni! E’ questo il senso della campagna #iomangioitaliano di promozione del food&wine made in Italy, lanciata il 4 giugno dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali che ha come protagonista l’allenatore della nazionale italiana di calcio Cesare Prandelli.

L’idea è quella di promuovere il consumo di prodotti italiani di qualità (DOP e IGP) e autentici, “sfruttando” la grande visibilità, anche, mediatica dei Mondiali di calcio in Brasile. L’obiettivo è far conoscere i 264 prodotti DOP IGP e STG e i 523 vini DOCG DOC e IGT italiani e allo stesso tempo promuovere l’alimentazione sana.

I prodotti agroalimentari e vitivinicoli italiani, infatti, essendo i più richiesti sono anche i più imitati e falsificati. Un fenomeno di vaste proporzioni che oltre a “far male” all’economia italiana, ha ripercussioni negative anche sul benessere, perché molti di questi prodotti non utilizzano ingredienti genuini e di qualità. Un mercato che genera un business di circa 60 miliardi di euro, quasi il doppio del fatturato delle esportazioni nazionali degli stessi prodotti originali.

 Realizzata dal Mipaaf in collaborazione con la FIGC, la campagna di comunicazione unisce due simboli dell’eccellenza italiana: gli Azzurri e l’agroalimentare di qualità. E così il Ct della Nazionale si farà testimonial della Pizza, il piatto italiano più conosciuto e consumato al mondo, la pasta di Gragnano, il Prosciutto e la Mozzarella di Bufala. Ma anche il pecorino o i salami italiani, senza parlare del vino.

iomangioitaliano

Con la campagna #iomangioitaliano, dunque, il Ministero delle Politiche agricole, per la prima volta, lancia un’operazione di contrasto della contraffazione e allo stesso tempo di promozione del made in Italy puntando a fare informazione e aumentare il grado di conoscenza dei marchi DOP e IGP, tra i consumatori italiani, raccontandone il valore e le caratteristiche distintive.

Solo un terzo dei consumatori italiani conosce i prodotti certificati con le Denominazioni di Origine e le Indicazioni Geografiche (36% DOP e 32% IGP), mentre la media europea si attesta addirittura al 14%.

 “La campagna #iomangioitaliano – ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina – promuove il Made in Italy agroalimentare di qualità contraddistinto con i marchi DOP e IGP che i consumatori possono trovare sull’etichetta dei prodotti che acquistano. Questi simboli sono sinonimi di controlli, sicurezza e qualità e rappresentano un mondo fatto di 150.000 imprese e oltre 12 miliardi di euro di fatturato, fondamentali per l’economia del nostro Paese”.

 “Siamo leader al mondo per qualità – ha proseguito il Ministro – con 264 prodotti Food e 523 Wine, con un altissimo potenziale, in termini di export, legato alla sfide della promozione e della tutela anti-imitazione nei Paesi esteri. È bene ricordare che i prodotti DOP e IGP rappresentano la garanzia di una filiera produttiva completamente tracciabile e controllata; una provenienza certa delle materie prime, il territorio di produzione ed il metodo di produzione. A meno di un anno da Expo 2015,vogliamo porre l’attenzione su una “cultura del cibo” che mostri come questi sistemi di produzione siano sinonimo di qualità, capacità e dedizione di chi ogni giorno opera ricercando l’eccellenza”.

IL MADE IN ITALY DIVENTA 2.0 CON GOOGLE

L’obiettivo è ambizioso ma il partner è d’eccellenza. Far conoscere sempre meglio i prodotti agroalimentari italiani nel mondo. Con questo scopo Google, attraverso il suo Cultural Institute in partnership col Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e Unioncamere, ha creato la piattaforma “Made in Italy” (google.it/madeinitaly), una vetrina sul web che vuole avvicinare le imprese italiane alla Rete e al suo grande potenziale economico e di export.

formaggio murazzanoPer iniziare sul sito ci sono 55 prodotti tipici di tutta Italia, rigorosamente geolocalizzati sulla classica google map. Il formaggio Murazzano e la Patata della Sila, le clementine della Calabria e lo Speck dell’Alto Adige, il Chianti classico e il basilico genovese, l’ingrediente principale del famoso Pesto. È possibile conoscere ognuno di essi attraverso percorsi e mostre digitali, fatte di racconti in italiano e in inglese, immagini, video e documenti storici, in modo che gli utenti di tutto il mondo possano scoprire le eccellenze del sistema agroalimentare ma anche dell’artigianato italiano, la loro storia e il loro legame con il territorio.

Il sito, realizzato da Google insieme alla Fondazione Symbola e con il coordinamento scientifico del Professor Stefano Micelli dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, si propone anche come una soluzione per gli imprenditori del settore per promuovere i propri prodotti. “Abbiamo fatto una scommessa, noi come Ministero, Google, il mondo dei consorzi e tutti gli attori che hanno dato vita a questo progetto. Una scommessa ambiziosa: creare l’agroalimentare 2.0. È sempre più evidente che new-technology e agroalimentare sono i settori che daranno più occupazione nel futuro. Perché non metterli insieme? Perché non fare un link tra la Silicon Valley e la nostra Food Valley? Ci voleva creatività, tanto lavoro e un po’ di coraggio, che non ci sono mancati. Inoltre, al Ministero, questo progetto non è costato un euro. In Italia abbiamo 261 prodotti a denominazione (Dop, Igp e Stg), attraverso la rete vogliamo dare visibilità a tutti quelli che danno vita a prodotti straordinari che costituiscono, insieme alla cultura, il sogno italiano. Il futuro è nella rete e nell’agroalimentare. Questi due sistemi, messi in connessione, potranno dare accesso a informazioni e svilupperanno grandi opportunità di lavoro”.

basilicoEssendo una fonte ufficiale e istituzionale sui prodotti alimentari, il sito si propone anche come punto di informazione per i consumatori di tutto il mondo per contrastare l’italian sounding, la falsificazione delle specialità tipiche. “La tutela delle produzioni agroalimentari italiane dalle contraffazioni non passa solamente dal doveroso e indispensabile lavoro di repressione, ma anche dalla conoscenza e dall’informazione. La strada su cui possiamo puntare è quella che iniziamo a intraprendere con questo progetto: far apprezzare in modo immediato ed efficace al mondo la cultura, la storia e le tradizioni del nostro Paese. Il nostro cibo è cultura, è arte. Per questo Google insieme a noi apre uno spazio interamente dedicato all’agroalimentare italiano. Mi faccio una domanda: chi farebbe la fila in un museo per vedere un Van Gogh evidentemente falso? Lo stesso concetto si può applicare a tavola, perché quello che mangiamo ha certamente un impatto più forte su di noi e sulla nostra salute. Per questo come consiglio dico: scegliete italiano, diffidate dalle imitazioni!”.

“La scommessa per il futuro del Made in Italy è quella di aprirsi ulteriormente ai mercati internazionali per diventare così un volano di crescita economica ancora più rilevante per il Paese – dice Carlo D’Asaro Biondo, Presidente Sud e Est Europa, Medio Oriente e Africa di Google –. Crediamo che il digitale possa giocare un ruolo importante in questo processo e abbiamo deciso di fornire un contributo concreto per diffondere l’eccellenza italiana nel mondo, a partire dall’artigianato e dall’agroalimentare. Made in Italy: eccellenze in digitale è un’iniziativa pensata e realizzata appositamente per l’Italia, che ci auguriamo possa contribuire ad aumentare la capacità delle imprese italiane di fare export e promuovere ulteriormente la cultura del Made in Italy nel mondo”.

patata sila“Abbiamo raccontato il nostro Paese – ha spiegato il Ministro De Girolamo – creando un vero e proprio museo dell’agroalimentare di qualità, una mostra virtuale e permanente, che ripercorre la loro storia, la loro originalità”. Poi, parlando degli scenari futuri, ha affermato: “Crediamo in questo progetto, ma questo è solo l’inizio di un’attività che può significare molto per le nostre aziende. Stiamo lavorando per portare internet ad alta velocità nelle zone rurali con un progetto dedicato alla banda larga. I produttori sono tanti, vogliono visibilità e quindi noi li mettiamo in rete, diamo visibilità ai loro prodotti e al loro lavoro. Aprendo queste pagine non c’è solo storia dell’agroalimentare, in quelle pagine noi vediamo la storia del nostro Paese, della nostra terra e della nostra cultura. Non so quali mezzi di comunicazione e quali tecnologie userà mia figlia per comunicare, so però che lo farà attraverso internet e che non rinuncerà alla tradizione e a un bel panino con il Pane di Altamura, il Pecorino Toscano e il Prosciutto di San Daniele. Attraverso queste pagine possiamo stimolare attenzione di chi le consulta in giro per il mondo e ha la curiosità di venire  a scoprire il nostro Paese”.

Grazie a Google e Unioncamere sono a disposizione 20 borse di studio per giovani “digitalizzatori” che per sei mesi affiancheranno aziende in diverse regioni d’Italia per aiutarle a portare il Made in Italy online.

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Sono i chili di pasta consumati annualmente, in media, da ogni italiano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il consumo medio pro capite annuo di pasta in Italia (dati IPO, Annual Survey on World Pasta Industry – October 2012), si attesta sui 26 kg. Pochi per il Wall Street Journal, secondo cui “gli italiani stanno perdendo il gusto per la pasta”, per dirla con le parole di un articolo pubblicato l’11 ottobre che ha fatto il giro del mondo.

pastaLa quantità giusta, secondo i più autorevoli nutrizionisti che la indicano come la porzione ideale giornaliera, è di circa 70 grammi di pasta una volta al giorno. Certo rispetto a soli 10 anni fa, quando se ne consumavano 40 kg pro capite all’anno, c’è stata una forte riduzione sui consumi, ma l’Italia resta saldamente in testa alla classifica dei consumatori, davanti al Venezuela, con 13 kg all’anno a testa, e la Tunisia, con 12 kg; seguono Grecia, Svizzera, Svezia e Stati Uniti. “Il dato rassicurante” – secondo l’ultimo report di Coldiretti – “è che i consumi di pasta delle famiglie italiane nel 2013 hanno tenuto più degli altri prodotti con un calo di appena l’1,3 per cento, mentre si è contratta la spesa (-8,9 per cento) per la tendenza ad acquistare confezioni low cost”.

E se per gli italiani la pasta è sinonimo di cibo quotidiano, il 56% degli americani sostiene di non riuscire a vivere senza mangiare pasta (NPA 2011). L’Italia è leader anche nella produzione, secondo gli ultimi dati Coldiretti, con 3,2 milioni di tonnellate – una quantità superiore a quella degli Stati Uniti (2 milioni di tonnellate), del Brasile (1,3 milione di tonnellate) e della Russia (858mila tonnellate). E se le paste artigianali trafilate al bronzo sono il must degli ultimi anni, il nuovo trend è mangiare paste realizzate con grano 100% italiano.

EQUILIBRIO E VARIETA’, LA NUOVA DIETA DEGLI AZZURRI

La giornata di un calciatore dovrebbe iniziare con una colazione preferibilmente “dolce” a base di fette biscottate e marmellata, frutta fresca e secca ma può iniziare anche con un pasto leggermente “salato” con un toast al prosciutto o formaggio, accompagnato però sempre da una bevanda e frutta o, infine yogurt, frutta e cereali integrali. A pranzo poi è consigliabile aprire il pasto con verdura cruda (per esempio insalata) prima di consumare carboidrati come pasta e pana, mentre è preferibile assumere le proteine a cena, con minestre, carne bianca o pesce e verdure – talvolta va bene anche la carne rossa abbinata, in questo caso, a verdure crude. Alcolici, vino e birra sono vietati, mentre una volta a settimana è ammessa anche la pizza.

Sono i consigli della nuova dieta degli “azzurri” messa a punto da Elisabetta Orsi, la nutrizionista della Nazionale Italiana di Calcio. Una figura nuova per la squadra, con il compito di indirizzare i giocatori sugli alimenti giusti per affrontare al meglio lo stress fisico a cui si sottopongono quotidianamente.

Entrata a far parte del team della nazionale italiana da pochi mesi ha potuto constatare “sul campo” il nuovo regime dietetico degli azzurri in occasione della Confederations Cup che si è svolta a giugno in Brasile.

La Orsi ha alle spalle un’esperienza ventennale nel campo della medicina sportiva: nutrizionista, naturopata e dietista, già collaboratrice del Marathon Sport Center di Brescia diretto da Gabriele Rosa, lavora anche presso il QI Studio di Lissone (Milano), un centro medico che si distingue per l’approccio alla salute intesa come benessere del corpo e della mente. Insieme a lei, sono entrati a far parte dello “staff dell’alimentazione” azzurro due colleghi dello studio milanese, la biologa nutrizionista Veronica Nardi e il massofisioterapista e coordinatore tecnico Gianni Gerenzani.

 

La tavola tricolore

Tre alimenti che secondo la nutrizionista non possono mancare sulla tavola dei calciatori e in generale di uno sportivo si ispirano alla bandiera italiana: il rosso è rappresentato dalla bresaola, il bianco dal parmigiano e il verde dall’olio extravergine di oliva; a ciò si aggiungono il pesce e la frutta secca, che contengono acidi grassi polinsaturi, aventi anche un ruolo protettivo sulla membrana cerebrale, mentre l’ananas è utile a fine pasto in quanto dotata di enzimi che facilitano la digestione.

La ricerca dell’equilibrio psico-fisico è il principio che ha orientato la Orsi nella scelta della dieta per i calciatori. Durante la permanenza in Brasile, la dottoressa, ha inserito nella dieta anche la papaia ed altri frutti locali, ricchissimi di antiossidanti, le sostanze che bloccano la produzione dei radicali liberi e riducono il rischio di infortuni dovuti allo sforzo fisico eccessivo. Il ruolo del nutrizionista consiste poi nel trovare il modo di far assimilare più velocemente all’organismo i nutrienti presenti in questi cibi – un centrifugato di papaia, ad esempio, è assorbito prima dal corpo rispetto allo stesso frutto consumato in modo tradizionale.

 

Consigli per tutti gli sportivi

L’alimentazione degli Azzurri prevede alimenti sani e cucinati in modo semplice, tipici di un’alimentazione equilibrata che può essere seguita anche da coloro che praticano altri tipi di sport – naturalmente, con dosi e combinazioni specifiche stabilite da uno specialista.