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Vinitaly

VINITALY 2016, IL FUTURO DEL VINO ITALIANO TRA ETICHETTE STORICHE E INNOVAZIONE

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Vinitaly

Credits: Foto Ennevi-Veronafiere

Mezzo secolo di storia del nostro Paese raccontata attraverso il vino. Da domenica 10 a mercoledì 13 aprile a Verona torna Vinitaly, il Salone internazionale del vino e dei distillati di Veronafiere, che quest’anno spegne le sue prime cinquanta candeline. Un traguardo importante celebrato con un’edizione dai grandi numeri: un’area espositiva di oltre 100mila metri quadrati – la più estesa di sempre – e ben 4.100 aziende coinvolte, che ne fanno che la prima fiera del settore vitivinicolo a livello mondiale. Continua a leggere

“FRUTTA E VERDURA”, L’APP PER CONOSCERE IL MEGLIO DEGLI ORTI ITALIANI

App_frutta e verduraConsumare la frutta e gli ortaggi coltivati nelle campagne italiane, preferendoli alle varietà estere, è una scelta che fa bene all’organismo e all’ambiente, perché consente di portare in tavola alimenti più sani e gustosi, che non devono viaggiare a lungo prima di arrivare nel supermercato sottocasa, inquinando e perdendo freschezza.

Per orientarsi tra le tante primizie che ci offre il nostro Paese oggi c’è uno strumento in più: si chiama “Frutta e Verdura” ed è un’applicazione per smartphone e tablet realizzata dall’Unione Nazionale Consumatori insieme a Unaproa, l’Unione Nazionale tra le Organizzazioni dei Produttori Ortofrutticoli, Agrumari e di Frutta in Guscio. Un progetto che punta a valorizzare il lavoro delle aziende agricole del territorio, ma che va soprattutto “nell’interesse della salute del consumatore, profondamente connessa a una maggiore conoscenza di ciò di cui ci si nutre”, come spiega in una nota il Presidente di Unaproa Antonio Schiavelli. Perché prestare attenzione alla provenienza e alla tracciabilità del cibo è il primo passo per mangiare bene.

Scaricabile gratuitamente da App Store e Play Store, “Frutta e verdura” offre una mappa esauriente del ricchissimo ‘patrimonio’ ortofrutticolo nazionale, presentando per ciascun alimento una carta di identità con le proprietà nutrizionali, la storia, le ricette per gustarlo al meglio e gli impieghi nella cosmesi naturale. I vari prodotti sono raggruppati in base alla regioni in cui vengono coltivati, per imparare a conoscere le tipicità del territorio e a individuare le aree tradizionalmente vocate alla produzione di un particolare frutto o ortaggio – per esempio, il Trentino Alto Adige per le mele, la Sicilia per le arance rosse, la Toscana per il cavolo nero, il Piemonte per le pere. frutta e verdura_appE, ancora, l’applicazione consente di eseguire ricerche in base alla certificazione di qualità – cibi a marchio DOP e IGP –, per mettere nel piatto le specialità italiane tutelate dall’Unione Europea.

L’altra classificazione disponibile è quella per colore e segue le indicazioni della campagna di educazione alimentare “Nutritevi dei colori della vita”, lanciata quattro anni fa dall’Unaproa per incentivare il consumo di frutta e verdura nel nostro Paese, partendo dall’idea che alle loro tonalità siano associati benefici specifici. “I colori della frutta e degli ortaggi, infatti, ci aiutano a variare l’assunzione di sostanze preziose che svolgono effetti protettivi per la nostra salute – spiega Agostino Macrì, esperto in sicurezza alimentare dell’Unione Nazionale Consumatori –. In particolare rosso, verde, giallo/arancione, bianco e blu/viola sono i 5 colori del benessere: consumare ogni giorno 5 porzioni di frutta e ortaggi di 5 colori diversi contribuisce a mantenerci in forma”. Gli alimenti arancioni (agrumi, kaki e zucca), in particolare, sono ricchi di betacarotene che protegge la vista e la bellezza della pelle; quelli rossi (fragole, pomodori, anguria) apportano vitamina C, che  rafforza il sistema immunitario, mentre i verdi (ortaggi a foglia come bietole, broccoli, spinaci, lattuga) racchiudono magnesio, che combatte stanchezza e affaticamento, e acido folico, indispensabile per l’assorbimento del ferro e in gravidanza. E ancora, il blu/viola (prugne, uva, frutti di bosco) è una fonte importante di flavonoidi antiossidanti, e il bianco (mele, pere, cipolle, aglio, cavolfiori) si traduce in una buona quantità di fibre, preziose per il benessere intestinale.

TASTE, A FIRENZE TRA PRODOTTI TIPICI E SAPORI INEDITI

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Crediti: Francesco Guazzelli

Crediti: Francesco Guazzelli

Dal 12 al 14 marzo alla Stazione Leopolda di Firenze va in scena il meglio dell’enogastronomia italiana, con “Taste”, il salone del gusto promosso da Pitti Immagine, dedicato al cibo e ai vini di eccellenza della Penisola e alle novità del settore food. Una vetrina del made in Italy che quest’anno, per l’undicesima edizione, darà spazio a 340 aziende, venti in più rispetto al 2015: sono imprese di famiglia e realtà locali piccole o medie, che propongono prodotti legati al territorio, tradizionali o innovativi, con un’attenzione particolare alla qualità e a metodi di lavorazione sostenibili. La tre giorni rappresenta anche un’occasione per visitare i luoghi più belli di Firenze, che durante l’evento si animano di degustazioni, cene a tema, spettacoli e dibattiti che si affiancano all’esposizione alla Leopolda. Continua a leggere

CON EXPLOREAT ALLA SCOPERTA DELL’ITALIA DEL GUSTO

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TuristiÈ un’Italia tutta da ‘gustare’ quella raccontata da Exploreat.eu, la nuova piattaforma online nata per valorizzare le eccellenze – storiche, culturali, paesaggistiche – della Penisola partendo dal cibo, dai prodotti e dalle ricette regionali che sono il simbolo della nostra gastronomia nel mondo. Exploreat si propone di “fornire un nuovo modello di relazione e originali prospettive dalle quali scoprire l’Italia”, come dichiarano gli ideatori. Partendo da una destinazione, che l’utente inserisce nel motore di ricerca, vengono proposti itinerari che coniugano l’offerta culturale, turistica o ambientale a quella enogastronomica. Come ad esempio il tour in bici nelle campagne alle porte di Milano, tra le cascine in cui viene prodotto il formaggio, per scoprire un’inedita oasi di tranquillità a due passi dalla grande metropoli; oppure passeggiate nel centro storico di Altamura, per visitare uno degli antichi forni dove nasce il suo famoso Pane DOP e assaggiare bruschette e focacce calde; o ancora, cavalcate tra le colline del Chianti, per sorseggiare il vino direttamente in cantina. Continua a leggere

IL PRANZO DEL NATALE 2015: UN MIX DI TRADIZIONE E ORIGINALITÀ

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Pranzo di NataleNatale all’insegna dei prodotti locali, sia a tavola che per i regali. Quello del 2015 segna definitivamente il ritorno al tradizione. I primi segnali c’erano stati già negli ultimi due anni, ma quest’anno, da Nord a Sud della Penisola, sarà un trionfo delle ricette regionali e locali e dunque dei cibi tipici. Tortellini in brodo rigorosamente fatti a mano in Emilia Romagna, il Cappone lesso o arrosto in Lombardia, Friuli e Toscana. La pasta con le sarde in Sicilia. Le lenticchie accomunano tutti così come Pandoro e Panettone che si affiancano ai dolci tipici come gli struffoli per la Campania o il panpepato per Lazio e Umbria. Tra le ‘novità’ del Natale 2015 c’è un interessante ritorno al passato con la riscoperta di cibi e piatti dei nostri antenati, dalla storia millenaria. Come la manna, che sfamò gli israeliti durante il loro viaggio verso la Terra Promessa e che ancora oggi viene prodotta nelle Madonie, grazie a un gruppo di agricoltori siciliani che l’hanno salvata dall’estinzione estraendola dal tronco del frassino. O il vino cotto pugliese, erede dell’antica bevanda romana già citata da Apicio nel De re coquinaria (I secolo d.C.): preparato facendo ridurre a lungo, a fiamma dolcissima, il mosto fresco d’uva, fino a raggiungere la consistenza di uno sciroppo, accompagna i dolci natalizi regionali come le cartellate e i mustazzoli. Continua a leggere

BENESSERE A DOMICILIO, IL MEGLIO DELL’ENOGASTRONOMIA MADE IN ITALY DAL PRODUTTORE ALLA TAVOLA

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cesto in legno di formaggi e salameFormaggi e salumi pregiati, pane ricavato da grani antichi, verdura e frutta biologica e biodinamica: da oggi si può decidere di far arrivare sulla propria tavola il meglio dell’enogastronomia di nicchia del Belpaese, grazie al progetto “Delivery Wellness”, lanciato lo scorso 12 novembre dall’omonima associazione romana. L’iniziativa coinvolge una serie di aziende agricole, piccoli produttori di vino e allevatori quasi tutti laziali – ma l’intenzione è di estenderla in futuro alle altre regioni –, impegnati in un lavoro di valorizzazione dei prodotti tipici della loro terra. Continua a leggere

È BUONISSIMA E FA ANCHE BENE. TUTTE LE PROPRIETÀ DELLA MOZZARELLA DI BUFALA

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mozzarella di bufalaDici Mozzarella di Bufala e pensi al made in Italy, a una di quelle specialità che, al pari della pizza margherita o degli spaghetti al pomodoro, identificano subito la cucina della nostra Penisola nel mondo. Impossibile non lasciarsi tentare dal suo sapore intenso, dalla superficie liscia e bianchissima, dalla consistenza avvolgente che si fonde al palato. Continua a leggere

LA PASTA ITALIANA ESPORTA 2 MILIONI DI TONNELLATE IN TUTTO IL MONDO ED È PROTAGONISTA DI EXPO 2015

pasta di grano duro fatta in ItaliaNel mondo si mangia sempre più pasta italiana. E se ne mangerà sempre di più. Negli ultimi anni il consumo è in continuo aumento grazie a testimonial come Barack Obama o il nuovo Sindaco di New York, Bill De Blasio, personaggi del mondo dello spettacolo, della musica e calciatori che ne magnificano le proprietà nutritive e benefiche; alla riscoperta della Dieta Mediterranea ma anche e forse più di ogni altro elemento perché la pasta è diventato un cibo gourmet. Presente, ormai nei menù dei ristoranti di tutto il mondo deve, però, la nuova popolarità alle centinaia di trasmissioni e rubriche tv, foodblog e siti tematici di cui è sempre più protagonista.

E se gli italiani restano saldamente in testa alla classifica internazionale di consumo pro-capite, con circa 26 kg, avanzano Germania, Francia e Regno Unito che nel 2014 hanno assorbito quasi il 46% della produzione nazionale inviata oltre frontiera. Pasta italiana, dunque e non prodotta localmente. Pasta di semola di grano duro e trafilata a bronzo.

Con un balzo in avanti del 4%, le esportazioni di pasta made in Italy hanno superato nel 2014 la soglia di 2 milioni di tonnellate, per un giro d’affari complessivo di oltre 2,2 miliardi di euro (dati Ismea).

“La pasta pesa oggi il 7% circa del valore dell’export dell’intero agroalimentare, e negli ultimi 15 anni” – osserva l’Ismea – “ha registrato un trend delle spedizioni all’estero in continua e rapida ascesa. Nel caso della pasta di semola secca – che rappresenta oltre l’80% dell’intero comparto – le esportazioni sono cresciute, a partire dal 2001, mediamente ad un ritmo del 2,3% annuo in volume e del 5% in valore, con uno stop solo nel 2008, quando la fiammata dei listini del grano duro determinò una drastica riduzione dei quantitativi immessi sui circuiti internazionali (-5% circa) per via degli alti livelli di prezzo raggiunti”.

La pasta sarà anche la protagonista di Expo 2015 dove sarà immancabile nei 150 ristoranti, non solo italiani, presenti nei Padiglioni e tra i piatti proposti dagli chef. Nei sei mesi dell’Esposizione Universale di Milano, ad esempio, il temporary restaurant che verrà ospitato negli spazi di Identità Expo S. Pellegrino vedrà impegnate ai fornelli molte delle stelle più brillanti del firmamento gastronomico mondiale. E poi c’è il ristorante del Padiglione Italiano, Ecco Pizza&Pasta, affidato allo chef Fabio Omero, e ancora i ristoranti di Eataly di Oscar Farinetti. E poi quello stellato di Davide Oldani. Al Refettorio Ambrosiano di Milano un team di 40 cuochi guidato da Massimo Bottura per tutta la durata di Expo preparerà i pasti con il cibo avanzato nei ristoranti.

Scorrendo lungo la lista dei principali Paesi clienti, si evidenzia una buona performance in Usa (+7%) a fronte di una battuta d’arresto in Giappone (-4%). Incrementi a due cifre si registrano invece nel mercato russo (+11%), nei Paesi Bassi (+18%) e in Belgio (+17%). Più contenuta la crescita in Svezia (+4%) – ottavo mercato di sbocco in termini quantitativi alla spalle dei Paesi Bassi. Tra le destinazioni più promettenti, oltre alla Russia, passata da poco più di 7 mila tonnellate del 2000 alle oltre 59 mila del 2014, si annovera la Cina che, pur in corrispondenza di quote di mercato ancora esigue, ha incrementato i suoi acquisti del 40% nel 2014, confermando l’ottimo trend dell’ultimo triennio.

LA ROMANTICA CENA DI SAN VALENTINO È “MADE IN ITALY”

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Cena di San Valentino

I carciofi, i gamberi e i legumi, le spezie e l’intramontabile cioccolato, persino la verza e il cavolfiore, che fino a qualche anno fa non avremmo mai immaginato di assaporare durante un romantico tête-à-tête. Saranno loro i protagonisti delle cenette che le coppie della Penisola si concederanno per la festa degli innamorati. Continua a leggere

IL “MANIFESTO SOLIDALE” DI ALTROMERCATO PER TUTELARE IL MADE IN ITALY SOSTENIBILE

Manifesto Solidale Italiano_AltromercatoValorizzare l’agroalimentare “di nicchia”, dare una spinta positiva alle filiere dirette e al km zero, incentivare produzioni rispettose dell’ambiente, garantire al consumatore acquisti d’eccellenza, tracciabili e a prezzi onesti. Sono gli obiettivi, ambiziosi, che si pone il Manifesto del Solidale Italiano lanciato ai primi di ottobre da Altromercato, l’organizzazione che da 25 anni opera per lo sviluppo di un’economia sostenibile nel mondo.

Nato nel 2011 con un piccolo numero di aziende sparse da nord a sud della Penisola, il progetto è destinato ora a crescere grazie alla partnership con tre soci d’eccezione: Slow Food, da sempre impegnata per salvaguardare i cibi “dimenticati” (italiani e non) dal rischio di estinzione, AIAB, l’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica, e il Gruppo Cooperativo CGM, la più grande rete di imprese sociali presente nella Penisola.

Un’intesa “virtuosa” che intende risollevare le sorti dei piccoli produttori locali, come realtà imprenditoriali a gestione familiare, poderi, botteghe artigiane, artefici di quel made in Italy che il mondo ci invidia, ma che ogni giorno sentono in maniera crescente la difficoltà di portare avanti il proprio lavoro: “La crisi del mondo rurale e artigianale oggi non investe solo agricoltori e allevatori del cosiddetto terzo mondo – si legge nel Manifesto –. Anche qui assistiamo ad una crescente difficoltà nel tenere in vita aziende contadine, imprese cooperative, laboratori di trasformazione. Anche in Italia vediamo, giorno dopo giorno, tantissime piccole aziende di buona qualità, ecologicamente e socialmente responsabili, schiacciate da costi impraticabili, da un credito inaccessibile, da politiche di sviluppo imprevidenti. Ciò rappresenta un danno enorme; per la nostra economia, per l’occupazione, per la coesione sociale, per il futuro delle nuove generazioni. Rappresenta un danno inestimabile anche sotto il profilo ambientale, per le risorse naturali abbandonate, per le occasioni mancate di tutela del paesaggio, per l’incuria del patrimonio nazionale”. Mettere fine anche ad una sola di queste attività vuol dire rinunciare a una parte importante del ricchissimo tessuto agroalimentare del nostro Paese.

Km zero_manifesto solidale italianoIl Manifesto intende agire su più fronti: applicare salari dignitosi per chi lavora e prezzi equi per chi acquista, incoraggiare metodi di coltivazione sostenibili, che non danneggino il territorio, garantire l’accesso al mercato delle imprese minori e, di conseguenza, dare un contributo tangibile per la crescita dell’occupazione. E poi promuovere il consumo di olio, pasta, conserve distribuiti dalle Botteghe del circuito, favorendo l’incontro diretto tra produttori e consumatori, per abbattere i costi intermedi e garantire la tracciabilità degli alimenti.

Se pensiamo che attualmente un italiano su tre (dati dell’Osservatorio Altromercato) si impegna in prima persona a seguire uno stile di vita sostenibile, scegliendo la filiera corta per risparmiare ed essere sicuro della provenienza di ciò che mette nel piatto, il progetto ha ottime possibilità di decollo. Ne è convinto Vittorio Rinaldi, Presidente di Altromercato: “Siamo riusciti a dare vita ad un’inedita alleanza che ci permetterà di realizzare un progetto forte, con prospettive di lungo termine, che auspichiamo possa essere di riferimento per il lavoro futuro e per l’imprenditoria italiana. Siamo convinti che le preziose esperienze maturate dal Commercio Equo e Solidale in 25 anni di storia possano essere utilmente impiegate anche al servizio di tutte quelle realtà produttive di qualità, ecologicamente e socialmente responsabili, che nel nostro Paese si trovano in difficoltà”.

IL MADE IN ITALY DIVENTA 2.0 CON GOOGLE

L’obiettivo è ambizioso ma il partner è d’eccellenza. Far conoscere sempre meglio i prodotti agroalimentari italiani nel mondo. Con questo scopo Google, attraverso il suo Cultural Institute in partnership col Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e Unioncamere, ha creato la piattaforma “Made in Italy” (google.it/madeinitaly), una vetrina sul web che vuole avvicinare le imprese italiane alla Rete e al suo grande potenziale economico e di export.

formaggio murazzanoPer iniziare sul sito ci sono 55 prodotti tipici di tutta Italia, rigorosamente geolocalizzati sulla classica google map. Il formaggio Murazzano e la Patata della Sila, le clementine della Calabria e lo Speck dell’Alto Adige, il Chianti classico e il basilico genovese, l’ingrediente principale del famoso Pesto. È possibile conoscere ognuno di essi attraverso percorsi e mostre digitali, fatte di racconti in italiano e in inglese, immagini, video e documenti storici, in modo che gli utenti di tutto il mondo possano scoprire le eccellenze del sistema agroalimentare ma anche dell’artigianato italiano, la loro storia e il loro legame con il territorio.

Il sito, realizzato da Google insieme alla Fondazione Symbola e con il coordinamento scientifico del Professor Stefano Micelli dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, si propone anche come una soluzione per gli imprenditori del settore per promuovere i propri prodotti. “Abbiamo fatto una scommessa, noi come Ministero, Google, il mondo dei consorzi e tutti gli attori che hanno dato vita a questo progetto. Una scommessa ambiziosa: creare l’agroalimentare 2.0. È sempre più evidente che new-technology e agroalimentare sono i settori che daranno più occupazione nel futuro. Perché non metterli insieme? Perché non fare un link tra la Silicon Valley e la nostra Food Valley? Ci voleva creatività, tanto lavoro e un po’ di coraggio, che non ci sono mancati. Inoltre, al Ministero, questo progetto non è costato un euro. In Italia abbiamo 261 prodotti a denominazione (Dop, Igp e Stg), attraverso la rete vogliamo dare visibilità a tutti quelli che danno vita a prodotti straordinari che costituiscono, insieme alla cultura, il sogno italiano. Il futuro è nella rete e nell’agroalimentare. Questi due sistemi, messi in connessione, potranno dare accesso a informazioni e svilupperanno grandi opportunità di lavoro”.

basilicoEssendo una fonte ufficiale e istituzionale sui prodotti alimentari, il sito si propone anche come punto di informazione per i consumatori di tutto il mondo per contrastare l’italian sounding, la falsificazione delle specialità tipiche. “La tutela delle produzioni agroalimentari italiane dalle contraffazioni non passa solamente dal doveroso e indispensabile lavoro di repressione, ma anche dalla conoscenza e dall’informazione. La strada su cui possiamo puntare è quella che iniziamo a intraprendere con questo progetto: far apprezzare in modo immediato ed efficace al mondo la cultura, la storia e le tradizioni del nostro Paese. Il nostro cibo è cultura, è arte. Per questo Google insieme a noi apre uno spazio interamente dedicato all’agroalimentare italiano. Mi faccio una domanda: chi farebbe la fila in un museo per vedere un Van Gogh evidentemente falso? Lo stesso concetto si può applicare a tavola, perché quello che mangiamo ha certamente un impatto più forte su di noi e sulla nostra salute. Per questo come consiglio dico: scegliete italiano, diffidate dalle imitazioni!”.

“La scommessa per il futuro del Made in Italy è quella di aprirsi ulteriormente ai mercati internazionali per diventare così un volano di crescita economica ancora più rilevante per il Paese – dice Carlo D’Asaro Biondo, Presidente Sud e Est Europa, Medio Oriente e Africa di Google –. Crediamo che il digitale possa giocare un ruolo importante in questo processo e abbiamo deciso di fornire un contributo concreto per diffondere l’eccellenza italiana nel mondo, a partire dall’artigianato e dall’agroalimentare. Made in Italy: eccellenze in digitale è un’iniziativa pensata e realizzata appositamente per l’Italia, che ci auguriamo possa contribuire ad aumentare la capacità delle imprese italiane di fare export e promuovere ulteriormente la cultura del Made in Italy nel mondo”.

patata sila“Abbiamo raccontato il nostro Paese – ha spiegato il Ministro De Girolamo – creando un vero e proprio museo dell’agroalimentare di qualità, una mostra virtuale e permanente, che ripercorre la loro storia, la loro originalità”. Poi, parlando degli scenari futuri, ha affermato: “Crediamo in questo progetto, ma questo è solo l’inizio di un’attività che può significare molto per le nostre aziende. Stiamo lavorando per portare internet ad alta velocità nelle zone rurali con un progetto dedicato alla banda larga. I produttori sono tanti, vogliono visibilità e quindi noi li mettiamo in rete, diamo visibilità ai loro prodotti e al loro lavoro. Aprendo queste pagine non c’è solo storia dell’agroalimentare, in quelle pagine noi vediamo la storia del nostro Paese, della nostra terra e della nostra cultura. Non so quali mezzi di comunicazione e quali tecnologie userà mia figlia per comunicare, so però che lo farà attraverso internet e che non rinuncerà alla tradizione e a un bel panino con il Pane di Altamura, il Pecorino Toscano e il Prosciutto di San Daniele. Attraverso queste pagine possiamo stimolare attenzione di chi le consulta in giro per il mondo e ha la curiosità di venire  a scoprire il nostro Paese”.

Grazie a Google e Unioncamere sono a disposizione 20 borse di studio per giovani “digitalizzatori” che per sei mesi affiancheranno aziende in diverse regioni d’Italia per aiutarle a portare il Made in Italy online.

4698 nuova

Sono le specialità alimentari italiane, secondo il censimento dei prodotti agroalimentari tradizionali delle regioni nel 2013 realizzato da Coldiretti.

 

 

 

 

cartina italia prodotti tipici

Fonte: Carniato

C’è la pizza ma ci sono anche le Lingue di suocera, gli anicini e il finocchio di Isola Capo Rizzuto, la Parmigiana di Melanzane e la Frittata pasquale, il mozzariello e la mozzarella, fino al fagiolo dente di morto e al pan nero. Sono solo alcuni dei 4.700 prodotti tipici del Belpaese che da tredici anni la Coldiretti cataloga a livello regionale in quella che è divenuta la più ampia e aggiornata mappa delle specialità gastronomiche italiane.

A loro sono affidate le sorti di oltre l’80% dei territori italiani nonché delle località turistiche, non solo estive. Sempre secondo Coldiretti, infatti, per il 35% degli italiani il successo di una vacanza dipende proprio dal cibo e dalle specialità enogastronomiche locali. Il cibo infatti è considerato l’ingrediente più importante della vacanza che batte la visita a musei e mostre, (29%), lo shopping (16%), la ricerca di nuove amicizie (12%), lo sport (6%) e il gioco d’azzardo (2 %). 

Per questo l’Italia è leader mondiale nel turismo enogastronomico a livello mondiale con oltre 24 miliardi di euro spesi dai turisti nazionali ed esteri nel Belpaese per consumare pasti in ristoranti, pizzerie, trattorie o agriturismi, ma anche per acquistare prodotti tipici, secondo l’analisi della Coldiretti dalla quale si evidenzia che è destinato alla tavola un terzo (33%) della spesa di italiani e stranieri in vacanza in Italia.

La tavola è il vero valore aggiunto delle vacanze Made in Italy e tra tutti gli elementi della vacanza, dall’alloggio ai trasporti, dai servizi di intrattenimento a quelli culturali, la qualità del cibo in Italia – precisa la Coldiretti – è quella che ottiene il più alto indice di gradimento tra i turisti stranieri e italiani. Quasi il 10% dei prodotti alimentari tradizionali censiti sul territorio nazionale si trova in Toscana dove se ne contano ben 463, ma sul podio sale anche la Campania con 387 specialità e il Lazio con 384. A seguire il Veneto (371), il Piemonte con 341 prodotti seguito da Emilia Romagna (307 specialità) e Liguria che può contare su 295 prodotti. 

Lo scorso anno i prodotti censiti erano 4.671, ma rispetto al 2000, quando è iniziato il lavoro di catalogazione a livello regionale, sono più che raddoppiati quest’anno, “sotto la spinta – sottolinea la Coldiretti – della forte crescita del turismo enogastronomico in Italia”.

 

Qui l’elenco di tutti i prodotti: http://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/327