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OLIO, L’APP CHE ELIMINA GLI SPRECHI ALIMENTARI

shutterstock_85324693Lo spreco alimentare è un problema che interessa tutto il mondo, non solo dal punto di vista etico, ma anche per le importanti ripercussioni economiche e sull’ambiente. Genera infatti ben l’8% delle emissioni globali di gas serra. Un problema che va affrontato. Esistono interessanti iniziative private volte a risolvere o contenere il problema.

shutterstock_387833458Esiste ad esempio OLIO, una compagnia inglese che si impegna a minimizzare gli sprechi. Nasce dall’idea di una ragazza, Tessa Cook, che in occasione del trasloco che la riportava in Inghilterra dopo una permanenza in California per ragioni di studio, si è resa conto di avere molto cibo ancora edibile, che non poteva trasportare, ma che non voleva neanche buttare. Ha pensato che una soluzione poteva essere quella di donarlo ai vicini di casa. Insieme a Saasha Celestial-One, la sua prima socia, ha provato ad ideare una soluzione per rendere possibile e facile trovare le persone nelle vicinanze a cui lasciare il cibo.

Da questa semplice idea nasce quella che le due ragazze, oggi a capo di OLIO, definiscono ‘una rivoluzione alimentare’.

shutterstock_387007507Scaricando la App gratuita, disponibile per Ios e Android, è possibile postare una foto dell’alimento in questione corredato da una breve descrizione e dove è possibile trovarlo e ritirarlo. Se invece si intende cercare del cibo nelle proprie vicinanze è possibile cercare cosa c’è di disponibile nella propria zona e organizzare il ritiro attraverso un messaggio privato. A questa piccola iniziativa, che secondo OLIO può essere in grado di produrre un grande cambiamento, possono partecipare anche gli esercizi commerciali.

Un modo per evitare di buttare grandi quantità di cibo, ma anche per mettere in contatto persone che vivono nelle vicinanze.

Al momento è una App attiva solo in Gran Bretagna, ma il team di OLIO si sta organizzando per renderla utilizzabile anche nel resto del mondo.

UN FILO DI OLIO EXTRAVERGINE PER COMBATTERE IL DIABETE

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Cucinare o condire i cibi con olio extravergine di oliva aiuta i pazienti diabetici a contenere i picchi della glicemia dopo i pasti, riducendo il rischio di complicanze cardiovascolari. Dalla Società Italiana di Diabetologia (SID) arriva una nuova, importante scoperta sui benefici dell’alimento cardine della Dieta Mediterranea: già apprezzato per le sue numerose proprietà – tra cui la presenza di vitamina E, dalla funzione antiossidante, degli acidi grassi Omega 3 e Omega 6 che abbassano il colesterolo e dell’oleuropeina, che migliora l’elasticità delle arterie –, l’oro verde contiene anche polifenoli in grado di tenere sotto controllo l’aumento degli zuccheri legato all’assunzione dei carboidrati. Continua a leggere

SULLE TRACCE DELL’OLIO DOP LAZIALE, TRA NATURA, ARTE E GUSTO

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olio di oliva extravergineCon ben quattro DOP, il Lazio è una delle grandi terre dell’olio italiano. Per promuovere questa sua peculiarità e far conoscere il proprio olio, la Regione in collaborazione con Unioncamere e Arsial (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione dell’Agricoltura del Lazio) sta promuovendo il progetto “Lazio Terre dell’Olio”. Il pretesto di assaggiare gli extravergini laziali, che rappresentano uno dei segreti della cucina regionale, può essere l’occasione di concedersi un week-end del gusto in uno dei luoghi dove si coltivano e si producono le DOP: il territorio farnesiano con le incantevoli stradine medievali e la Sabina reatina e romana, con le costruzioni medievali arroccate sulle colline. E poi le città di Cisterna di Latina, famosa come la “patria dei butteri”, i mandriani a cavallo che nel XIX secolo pascolavano le greggi tra la Maremma e la campagna laziale, e di Tarquinia, fondata dagli etruschi. È in queste località poco frequentate e lontane dal turismo di massa che nascono il Canino, il Colline Pontine, il Sabina e il Tuscia, i quattro extravergini della regione, vanto della gastronomia laziale e dell’intera Penisola. Continua a leggere

IL DESCO, I SAPORI DELLA GARFAGNANA IN MOSTRA A LUCCA

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L’olio extravergine di oliva, i salumi pregiati, come il Lardo di Camaiore e il Prosciutto Bazzone e quelli ‘umili’, come la Mondiola e il Biroldo. E poi il Farro della Garfagnana, protagonista di calde zuppe invernali, il Fagiolo Stringa, dal caratteristico colore rosato, il cavolo nero e le castagne. Sono alcune delle eccellenze toscane che fino all’8 dicembre saranno protagoniste de “Il desco, sapori e saperi lucchesi in mostra”, un percorso del gusto tra le specialità della Garfagnana e della Versilia, allestito negli spazi del Real Collegio di Lucca. Un’occasione per trascorrere il ponte dell’Immacolata alla scoperta di una cucina semplice e genuina, in cui prevalgono le antiche ricette della cultura contadina, e delle bellezze storiche e naturali dei territori della Valle del Serchio. Continua a leggere

I 10 CIBI “AMICI” DEL CERVELLO DELLE DONNE

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Donna in ufficioMiele e marmellata, zucchero, frutta fresca e secca, che contengono zuccheri semplici; pane pasta, per la quota di carboidrati; carne bianca, che apporta amminoacidi essenziali soprattutto nell’età dello sviluppo; pesce azzurro e olio extravergine d’oliva, ricchi di Omega 3; latte, dall’azione ‘calmante’. Per proteggere il cervello femminile e tenerlo ‘in forma’ ci sono alimenti che non possono mancare nell’alimentazione quotidiana. Se ne è parlato il 15 settembre a Expo, nel corso del convegno “Donne, cibo e cervello: la mente a tavola”, organizzato dalla Fondazione Atena Onlus, impegnata nella promozione della ricerca nel campo delle neuroscienze. Continua a leggere

PASTA ALLA GRICIA, “L’AMATRICIANA BIANCA”

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pasta alla griciaGuanciale, di quello buono, abbondante pecorino grattugiato, una spolverata di pepe nero e pochissimo strutto. Per preparare la Gricia, una delle istituzioni della cucina romana, serve semplicemente questo. Niente aglio né cipolla: coprirebbero il sapore degli altri ingredienti. L’unica eccezione consentita è quella di sostituire lo strutto con un filo d’olio extravergine d’oliva, per risultato più delicato e ‘leggero’. Sulla scelta della pasta, invece, c’è maggiore libertà: spaghetti o bucatini, o ancora un formato corto (mezzemaniche, rigatoni, penne), a patto che sia rigato per abbracciare al meglio il condimento. Continua a leggere

PIZZ’ONTA, LA PIZZA FRITTA D’ABRUZZO

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Pizz'onta abruzzesePizzondella, pizzetta, pizz’onta: così viene chiamata in Abruzzo la pizza fritta. Il nome che rappresenta meglio questa golosa specialità, però, è l’ultimo, “pizza unta” – onta nel dialetto pescarese –, che lascia subito pregustare la sua irresistibile spugnosità, dovuta alla frittura in abbondante olio di oliva – come vuole la tradizione – o di semi. L’impasto si ottiene lavorando la farina con lievito, acqua, qualche cucchiaio di strutto – spesso sostituito dall’extravergine – e di latte, due ingredienti che lo rendono morbidissimo. Va gustata caldissima, dopo aver fatto asciugare l’olio in eccesso su un foglio di carta da cucina. Continua a leggere

UNA SPEZIA CONTRO L’ALZHEIMER: LA CURCUMA

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Tra le spezie che troviamo sugli scaffali del supermercato da qualche tempo ce n’è una in più: la curcuma. Fino a non molti anni fa venduta esclusivamente dai negozi di cibi orientali, oggi si trova ovunque, conservata in barattoli di vetro o in bustina, pronta dare un tocco esotico a piatti di carne, pesce o verdura, oltre che a tingerli di un bel color giallo carico. Continua a leggere

BUONA TAVOLA E RITI SUGGESTIVI: LA SETTIMANA SANTA DI TARANTO

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Taranto Castello AragoneseTaranto_MassafraTaranto Ponte San Francesco da Paola

Dal pomeriggio del Giovedì fino all’alba del Sabato Santo, il centro storico di Taranto diventa un palcoscenico a cielo aperto in cui le confraternite locali portano in scena i suggestivi Riti della Passione di Cristo. Una tradizione antichissima, quella della Settimana Santa tarantina, che ogni anno richiama numerosi turisti, desiderosi di assistere a rappresentazioni dal fascino lontano, approfittando della breve vacanza per visitare una città ricca di storia e assaggiare i sapori pieni e generosi di questa terra. Continua a leggere

IL “MANIFESTO SOLIDALE” DI ALTROMERCATO PER TUTELARE IL MADE IN ITALY SOSTENIBILE

Manifesto Solidale Italiano_AltromercatoValorizzare l’agroalimentare “di nicchia”, dare una spinta positiva alle filiere dirette e al km zero, incentivare produzioni rispettose dell’ambiente, garantire al consumatore acquisti d’eccellenza, tracciabili e a prezzi onesti. Sono gli obiettivi, ambiziosi, che si pone il Manifesto del Solidale Italiano lanciato ai primi di ottobre da Altromercato, l’organizzazione che da 25 anni opera per lo sviluppo di un’economia sostenibile nel mondo.

Nato nel 2011 con un piccolo numero di aziende sparse da nord a sud della Penisola, il progetto è destinato ora a crescere grazie alla partnership con tre soci d’eccezione: Slow Food, da sempre impegnata per salvaguardare i cibi “dimenticati” (italiani e non) dal rischio di estinzione, AIAB, l’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica, e il Gruppo Cooperativo CGM, la più grande rete di imprese sociali presente nella Penisola.

Un’intesa “virtuosa” che intende risollevare le sorti dei piccoli produttori locali, come realtà imprenditoriali a gestione familiare, poderi, botteghe artigiane, artefici di quel made in Italy che il mondo ci invidia, ma che ogni giorno sentono in maniera crescente la difficoltà di portare avanti il proprio lavoro: “La crisi del mondo rurale e artigianale oggi non investe solo agricoltori e allevatori del cosiddetto terzo mondo – si legge nel Manifesto –. Anche qui assistiamo ad una crescente difficoltà nel tenere in vita aziende contadine, imprese cooperative, laboratori di trasformazione. Anche in Italia vediamo, giorno dopo giorno, tantissime piccole aziende di buona qualità, ecologicamente e socialmente responsabili, schiacciate da costi impraticabili, da un credito inaccessibile, da politiche di sviluppo imprevidenti. Ciò rappresenta un danno enorme; per la nostra economia, per l’occupazione, per la coesione sociale, per il futuro delle nuove generazioni. Rappresenta un danno inestimabile anche sotto il profilo ambientale, per le risorse naturali abbandonate, per le occasioni mancate di tutela del paesaggio, per l’incuria del patrimonio nazionale”. Mettere fine anche ad una sola di queste attività vuol dire rinunciare a una parte importante del ricchissimo tessuto agroalimentare del nostro Paese.

Km zero_manifesto solidale italianoIl Manifesto intende agire su più fronti: applicare salari dignitosi per chi lavora e prezzi equi per chi acquista, incoraggiare metodi di coltivazione sostenibili, che non danneggino il territorio, garantire l’accesso al mercato delle imprese minori e, di conseguenza, dare un contributo tangibile per la crescita dell’occupazione. E poi promuovere il consumo di olio, pasta, conserve distribuiti dalle Botteghe del circuito, favorendo l’incontro diretto tra produttori e consumatori, per abbattere i costi intermedi e garantire la tracciabilità degli alimenti.

Se pensiamo che attualmente un italiano su tre (dati dell’Osservatorio Altromercato) si impegna in prima persona a seguire uno stile di vita sostenibile, scegliendo la filiera corta per risparmiare ed essere sicuro della provenienza di ciò che mette nel piatto, il progetto ha ottime possibilità di decollo. Ne è convinto Vittorio Rinaldi, Presidente di Altromercato: “Siamo riusciti a dare vita ad un’inedita alleanza che ci permetterà di realizzare un progetto forte, con prospettive di lungo termine, che auspichiamo possa essere di riferimento per il lavoro futuro e per l’imprenditoria italiana. Siamo convinti che le preziose esperienze maturate dal Commercio Equo e Solidale in 25 anni di storia possano essere utilmente impiegate anche al servizio di tutte quelle realtà produttive di qualità, ecologicamente e socialmente responsabili, che nel nostro Paese si trovano in difficoltà”.

LE ORIGINI DELLA SPAGHETTATA ALLA NAPOLETANA

spaghettata

Non è estate senza una spaghettata. Con gli amici o al ristorante, nel villaggio vacanze o sulla nave da Crociera il ferragosto si conclude (ma si può anche aprire) con la tradizionale e benaugurante spaghettata. Continua a leggere

BUONA COME IL PANE: LA TORTA AL TESTO

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torta al testoDalle origini antichissime la Torta al testo nasce come alternativa non lievitata al pane. Tipica della tradizione perugina, è realizzata nelle case sin dall’antichità ed è una schiacciata di farina, acqua, olio di oliva, un pizzico di sale e se la si vuole far gonfiare un po’, una punta di bicarbonato o di lievito di birra. Continua a leggere

IL CONO, DESIGN ITALIANO CHE “PIACE” A TUTTI

Non solo un “contenitore” per il gelato, ma uno dei prodotti di food design made in Italy più importanti e famosi nel mondo: il Cono, nei suoi oltre 100 anni di storia ha ricevuto molteplici mutamenti formali, testimoniando intere generazioni sociali. Fatto di wafer, biscotto o altri tipi di cialda, il cono gelato, come siamo abituati a trovarlo, ha un’origine non proprio certa. Quasi sicuramente venne inventato da un italiano, Italo Marchioni, originario del Cadore, che lo brevettò a Washington D.C.  Il 13 dicembre 1903, Marchioni ricevette il brevetto statunitense N. 746971 per l’invenzione del cono gelato che aveva venduto in America sin dal 1896.

ice cream cone and fruitsPare infatti che l’idea nacque da uno stato di necessità, visto che inizialmente il suo gelato veniva servito in bicchieri di vetro. Capitava però di frequente che i medesimi non venissero restituiti al gelataio, o che si rompessero accidentalmente scivolando dalle mani dei clienti, comportandogli dunque una piccola perdita di capitale. Ancor prima del suo brevetto, vi sono delle testimonianze, di suoi golosi antenati, ostie di pane nei primi gelati serviti, confezionate in Italia con Caterina de’ Medici, che attraverso la servitù e i suoi cuochi italiani ne introdusse le ricette in Francia durante il Rinascimento.

In Inghilterra invece, sempre ad opera di Italiani, tale tradizione si diffuse solo nel Sedicesimo secolo. Coni in carta o metallo venivano usati in Francia, Germania e Gran Bretagna, durante il XIX secolo. Uno dei primi riferimenti ad un cono commestibile si può trovare nel libro di cucina “Mrs A. B. Marshall’s Cookery Book”, scritto nel 1888 dalla celebrata scrittrice culinaria Agnes Marshall. Nel descrivere la sua ricetta del cornetto con crema, Mrs Marshall indica che “i cornetti erano fatti con mandorle e cotti al forno, non premuti tra ferri”. E aggiunge: “questi cornetti possono essere riempiti anche con qualsiasi gelato o sorbetto o crema o frutta, e servito a pranzo o a cena”.  Mrs Marshall fu una influente innovatrice e rese molto popolare il gelato in Gran Bretagna. Pubblicò due libri di ricette specifici e brevettò anche una macchina per i gelati. L’idea di mangiare il gelato in contenitori a forma di cono però venne probabilmente ancor prima: Giuseppe Parini ne Il Giorno (1763) parla di “rigidi coni” alludendo ai contenitori nei quali sono servite lebevande odorose e congeste“. Questi coni erano chiaramente bicchieri di vetro o di metallo, che, a parte la forma, poco hanno a spartire con l’immagine che ci sale alla memoria quando sentiamo la parola “cono gelato”.

Il nostro cono è infatti fatto di cialda, più o meno leggera e le cialde sono invenzione antichissima, ne abbiamo notizia fin dal 1400. I “cialdonari” o “cialdai” le confezionavano con impasti leggeri e semiliquidi di acqua, farina, uova, zucchero e aromi, come i semi d’anice, utilizzando i tipici ferri decorati. La storia dell’invenzione del cono gelato ci riporta anche a St. Louis, Missouri, nel 1904 al Louisiana Purchase Exposition, dove la storia dice che un pasticciere siriano, Enrst Hamwi, che stava vendendo lo zalabia, una pasta croccante e gocciolante di sciroppo cotta in una pressa bollente per wafer, andò in aiuto al vicino venditore di gelati, forse Arnold Fornachou o Charles Menches, che stava finendo i piatti, arrotolando lo zalabia ancora caldo a forma di cono in modo che potesse contenere il gelato. Dopo la fiera, il cono gelato divenne molto popolare a St. Louis. C’è da dire però che la storia di Hamwi è esclusivamente basata su una lettera che egli scrisse nel 1928, ben 25 anni dopo il brevetto di Marchioni, allo Ice Cream Trade Journal, dopo aver fondato la Cornucopia Waffle Company, che intanto era diventata la Missouri Cone Company. In quel periodo, l’industria dei coni gelato produceva già circa 250 milioni di coni l’anno in tutta la nazione.

cono gelato panna e cioccolato con noccioleLa produzione su scala industriale dei primi coni, che venivano arrotolati a mano, avvenne intorno al 1912. Frederick Bruckman, un inventore di Portland, Oregon, brevettò una macchina per arrotolare la sfoglia dei coniL’idea che però risultò rivoluzionaria fu quella di vendere coni gelato congelati, da lungo tempo un sogno dei produttori di gelato. Solo nel 1959 un altro italiano, un certo Spica, produttore di gelati con sede a Napoli, risolse il problema del cono che fino ad allora si spugnava a causa del gelato contenuto. Spica inventò un processo in cui l’interno del wafer veniva isolato grazie ad uno strato di olio, zucchero e cioccolato e registrò il nome “Cornetto” nel 1960. Le vendite iniziali furono scarse, ma nel 1976 la Unilever acquistò la Spica e iniziò una massiccia campagna di marketing in tutta Europa, rendendo il “Cornetto” uno dei gelati più popolari del mondo.

Chiunque sia stato il primo a utilizzare un cono di cialda come contenitore del gelato, rimane il fatto che il successo fu enorme: il gelato diveniva un alimento da consumare passeggiando per strada o nel parco. In breve si moltiplicarono le ditte che producevano cialde e wafer per gelato.

ice creamOggi tra stampati e arrotolati, la varietà di coni è estremamente ampia. Le forme disponibili sono le più svariate: dal “classico”, di forma geometrica regolare e bordi lisci o decorati, alla coppa dall’imboccatura più larga e variamente sagomata, al bicchiere o coppa tronca dal fusto tagliato, al cestino (una sorta di ciotola fatta in cialda), alla “conchiglia” (a forma di piattino). Alcuni presentano nel bordo interno una ghiera, che ha lo scopo di trattenere il gelato in superficie evitando che scivoli lungo le pareti interne.
Svariate anche le dimensioni dei coni, che possono differire sia per il diametro della bocca sia per la lunghezza totale, che può andare dai 100 millimetri dei più piccoli agli oltre 200 millimetri dei maxi-coni. Senza dimenticare i conetti mignon (anche in versione colorata) e di dimensioni ridottissime, pensati per abbellire le coppette di gelato ma perfetti anche per offrire ai clienti un piccolo assaggio di un nuovo gusto.
Negli ultimi anni è possibile anche scegliere tra coni più o meno dolci o variamente aromatizzati o decorati, con il bordo rivestito di glassa al cacao, con aggiunta anche di granella di nocciole tostate, scaglie di cocco, piccoli zuccherini bianchi o colorati e ripieno di cioccolato fuso. Lo scopo è quello di rendere il cono sempre più invitante e fantasioso, non più soltanto un semplice “supporto”, ma un vero e proprio prodotto dolciario.

INTERVISTA A LUIGI CARICATO, GIORNALISTA, SCRITTORE E OLEOLOGO

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Libero olio in libero stato copertinaL’olio da olive, in principio, non era un bene per tutti, ma per pochi: per chi poteva permetterselo. Così Luigi Caricato nel suo ultimo libro Libero olio in libero Stato (edizioni Zona Franca, 2013). Continua a leggere

LA STRADA DELL’OLIO E DEL VINO DEL MONTALBANO / LE COLLINE DI LEONARDO

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strada olio montalbano1“Voglio vivere così, col sole in fronte e felice canto beatamente”. La famosa aria scritta e cantata da Ferruccio Tagliavini, utilizzata in passato come colonna sonora dello Spot della Regione Toscana Continua a leggere