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CIBI DA SPIAGGIA – TENDENZE ESTATE 2019

insalata di risoLe abitudini degli italiani a tavola negli ultimi anni stanno cambiando, è evidente. È in netta crescita l’attenzione a ciò che si porta in tavola. Una tendenza sempre più evidente dai consumi e confermata anche da una recente ricerca di Coldiretti/Ixè.

Secondo questa ricerca infatti, i piatti preferiti dagli italiani da consumare in spiaggia sono insalata di riso, insalata di pollo e insalata di mare, opzioni scelte dal 28% degli intervistati.

insalata di polloL’insalata di riso è una tradizione piuttosto recente nella cucina italiana. Il riso infatti è una pianta arrivata dall’oriente e furono gli arabi a diffonderne il consumo dalle nostre parti. Nelle zone d’origine era considerato il cibo dei poveri da noi invece era un cibo per ricchi venduto dagli speziali a prezzi simili a quelli della carne. Probabilmente la paella tipica dell’Andalusia si può considerare l’antesignana dell’insalata di riso, così come il cous cous e il tabulé.

Tornando alla ricerca di Coldiretti, il 20% degli italiani fa una scelta ancora più light sfamandosi in spiaggia solo con una semplice e fresca macedonia. Il 18% invece dice di preferire un piatto di pomodoro e mozzarella, la classica caprese.

parmigianaDiminuiscono le persone che, nonostante il caldo e la svolta salutista del paese, continuano a portare in spiaggia pranzi a base di frittata di pasta o di verdure e le polpette, sono infatti solo il 7% degli intervistati. Ancora meno persone, solo il 6%, continua a non poter fare a meno della tradizionale lasagna e della parmigiana, sicuramente golosa, ma anche dalla digestione indiscutibilmente impegnativa.

Che sia più o meno light, il cibo è sempre tra i primi posti nelle priorità degli italiani. Secondo Coldiretti circa un terzo dell’intera spesa per le vacanze è destinata ai pasti che vengono consumati in ristoranti, pizzerie, ma anche cibo di strada o le specialità gastronomiche del luogo di villeggiatura scelto, si stima che nel totale verranno spesi circa 27 miliardi nell’intero 2019.

LENTICCHIE, BUONE E VERSATILI IN CUCINA

zuppa di lenticchieLe lenticchie sono un legume spesso relegato a ruolo di portafortuna a Capodanno, ma che grazie delle sue numerose virtù, dovrebbe essere un protagonista frequente della nostra tavola. Buone e molto versatili in cucina sono l’ideale per preparare ottime zuppe, sono squisite come contorno, perfette per preparare hamburger o polpette, da usare anche sotto forma di farina per preparare pratiche frittate. Abbinate al cotechino sono una grande classico, ma sono ottime anche insaporite da cubetti di speck o pancetta, o da cubetti di zucca.

contorno con lenticchieSono un legume noto per il suo elevato potere nutritivo. Una buona fonte di proteine e carboidrati complessi, ricche di ferro, fosforo e vitamine del gruppo B, ottima fonte di fibre e per questo indicate in caso di stitichezza. Grazie a tutte queste caratteristiche nutrizionali si sono guadagnate l’appellativo di carne dei poveri.

Esistono diverse qualità di lenticchia, quelle di Castelluccio di Norcia sono tra le più conosciute e pregiate. Sono piccole e delicate, non serve ammollo e hanno ottenuto la certificazione IGP.

Le lenticchie rosse, conosciute anche come “lenticchie egiziane”, sono veloci da cuocere usate molto nei paesi medio orientali, ideali per quando si ha poco tempo in cucina, in quanto si cuociono in pochi minuti e molto digeribili in particolare nella versione decorticata.

hamburger di lenticchieLa lenticchia verde di Altamura è chiamata anche lenticchie gigante a causa delle sue dimensioni è infatti più grande rispetto alle altre. È tornata in auge negli ultimi anni e ha ottenuto la certificazione IGP nel 2017.

La lenticchia di Rascino è coltivata nell’Altipiano omonimo ad un’altitudine di 1150 metri. Sono caratterizzate da una dimensione ridotta e un colore non uniforme che va dal rossiccio al marrone scuro. Prodotte in modo naturale senza l’uso di diserbanti, concimi o altre sostanze chimiche molto spesso da aziende a conduzione familiare o da privati per consumo proprio.

Le lenticchie di Onano sono anche in questo caso prodotte all’interno del comune omonimo che si trova nella provincia di Viterbo. I semi hanno origine in Siria e in paesi del Medio Oriente come Palestina, Giordania, Iran. Una volta giunte nel Mediterraneo hanno trovato un terreno molto favorevole per la loro diffusione.

IL MINESTRONE DELLA LONGEVITÀ

MinestroneIl minestrone sardo è famoso in tutto il mondo per la sua bontà, ma anche per le sue numerose qualità in grado di mantenerci in salute. Lo si può infatti considerare un elisir di lunga vita.

Un piatto semplice e ricco di vitamine e fibre. Aggiungendo alle numerose verdure un po’ di fregola, un tipo di pasta molto piccola semola di grano duro molto piccola della famiglia dei couscous e un po’ di carne diventa un sostanzioso e sanissimo piatto unico.

fregolaPietanza famosa anche perché legata ad una ricetta della famiglia Melis. Una famiglia sarda entrata per anni nel Guinnes dei Primati delle famiglie più longeve.

La scelta degli ingredienti ricopre un ruolo di grande importanza se si vuole ottenere un risultato finale gustoso e che faccia davvero bene. Verdure fresche e di stagione, cottura lenta e un po’ di carne o pancetta per arricchirlo di gusto e nutrienti.

 

 

 

Minestrone Sardo

Ingredienti

50 g di fave secche

50 g di fagioli secchi

50 g di ceci secchi

1 cipolla media gialla o bianca

2 carote

2 zucchine,

2 gambi di sedano

2 patate

½ cavolfiore

1 spicchio di aglio

200 ml di passata di pomodoro

1 mazzetto di prezzemolo fresco tritato,

4 -5 foglie di basilico fresco q.b

100 g di fregula sarda

100 g di dadini di pancetta

sale q.b.

pepe nero q.b.

olio extra vergine di oliva q. b.

MinestronePreparazione

Metti a bagno fave, fagioli e ceci in una grande ciotola di acqua per una notte, scola i legumi e sciacquali bene.
Soffriggi sedano carote cipolla e aglio tritato in una grande pentola. Aggiungi la passata di pomodoro le verdure a tocchetti e i dadini di pancetta. Ricopri con acqua e porta ad ebollizione, a questo punto abbassa il fuoco e prosegui la cottura lentamente
Aggiungi la pasta il sale e il pepe e fai cuocere per circa 10 minuti. Servi il minestrone caldo e aggiungi un po’ di olio crudo in ogni piatto.

 

CONSIGLI PER UNA LASAGNA PERFETTA

lasagneL’origine delle lasagne come è facile immaginare è molto antica. Una preparazione che si può paragonare a quella conosciuta e apprezzata anche oggi si trova fin dai tempi dei Romani. Si chiamava laganon, e indicava un piatto preparato con una sfoglia di pasta sottile fatta con un impasto a base di farina di grano, non era composta da strati, ma era un pasticcio di carne e pasta mescolati.

Negli anni comunque la ricetta è mutata fino a diventare quella delizia capace di rendere indimenticabili i tradizionali pasti in famiglia.

È un piatto elaborato e spesso si commettono degli errori che possono influire sul risultato. Esistono però dei piccoli accorgimenti da utilizzare per essere sicuri di ottenere un piatto da leccarsi i baffi.

  • lasagne tegliaChi prepara la pasta in casa deve stenderla sottile (2-3 mm) e sbollentarla in acqua bollente per 4-5 minuti  prima di farcirla e cuocerla in forno. Chi sceglie le sfoglie secche, invece, può infornarle direttamente utilizzando però una besciamella e un ragù un po’ più liquidi.
  • È bene  evitare la carta forno, è perfetta per quando si preparano torte o pizza, ma le lasagne sono una preparazione troppo umida e il rischio è quello di ritrovarsi nel piatto una porzione mista a carta. Meglio quindi ungere abbondantemente la teglia con burro ragù e besciamella per evitare che si attacchi al fondo e permettere una corretta cottura della pasta.
  • Aggiungere un po’ di pancetta al ragù lo renderà più saporito.
  • Il condimento deve essere abbondante e deve coprire tutte le sfoglie per non rischiare di sfornare una lasagna con gli angoli troppo secchi
  • Meglio non lesinare con gli strati. Per essere una lasagna golosa deve averne 4 o 5.
  • Per non rischiare di ottenere una preparazione con gli strati superiori troppo secchi è una buona idea cuocerla per la prima metà del tempo coperta con della carta di alluminio e scoprirla solo durante la seconda metà della cottura. In questo modo le lasagne saranno croccanti fuori e morbide dentro.
  • Per ottenere una perfetta doratura della superficie è bene non esagerare con la besciamella, meglio terminare gli strati mescolando abbondante ragù con un paio di cucchiai di besciamella, un po’ di formaggio grattugiato e per una crosta croccante un cucchiaio scarso di pan grattato sulla superficie.
  • A fine cottura è bene lasciarle riposare almeno 15 minuti, ne gioverà il gusto e anche la consistenza.

BARBABIETOLA, VERSATILE IN CUCINA E RICCA DI QUALITÀ

barbabietoleLa barbabietola o rapa rossa è una radice che raramente arriva sulle nostre tavole, è molto più utilizzata invece nei pesi nordici, ma sarebbe da inserire nella propria dieta per le numerose qualità che la caratterizzano. È una radice ricca di sali minerali, vitamine e aminoacidi, fibre utili all’intestino e vitamine del gruppo B, utili a rafforzare il sistema immunitario. È ricca anche di acido folico, caratteristica che la rende perfetta per le donne incinta, assumerne la giusta quantità aiuta infatti la normale crescita del bambino.

Il suo colore intenso è utilizzato anche dall’industria alimentare per cambiare l’aspetto di alcuni alimenti in modo naturale, quando viene utilizzata appare tra gli ingredienti come E162.

Insalata babrbabietola fetaDella rapa rossa di solito si mangia solo la parte tondeggiante rossa, ma in realtà sono buonissime e molto salutari anche le foglie, si possono cucinare facilmente come se fossero degli spinaci. La radice invece di solito si consuma bollita e in insalata, da provare a cubetti con la feta, il sapore salato e acidulo del formaggio greco si abbina benissimo a quello dolciastro della barbabietola. È consigliabile condirla sempre con qualche goccia di limone per favorire l’assorbimento di ferro di cui è ricca.

Hummus ceci e barbabietolaMa le barbabietole si abbinano spesso anche alla patate, magari cotte al forno, o a cubetti piccoli come ingrediente dell’insalata russa. Il colore intenso può rendere davvero speciale un risotto, si possono utilizzare per preparare un coloratissimo hummus, unendolo ai ceci, da gustare poi con bastoncini di carote. Abbinate invece a pancetta  e ricotta diventano un ottimo ripieno per della pasta fresca.

Un alimento consigliabile a chi si sente sempre stanco, a chi ha l’influenza o soffre di stitichezza, ma in generale è adatta un po’ a tutti.

PASTA E CECI, UN PIATTO NUTRIENTE E DALLE NUMEROSE VARIANTI

shutterstock_738218566I ceci sono un legume arrivato dall’oriente, diffuso prima in Egitto per nutrire gli schiavi e poi in tutto il mediterraneo.

Consumati in abbondanza già dai Romani che ne attribuivano anche proprietà afrodisiache.  Sono un alimento ottimo e molto nutriente. Ricchi di ferro e proteine, un ottimo alimento da abbinare alla pasta per ottenere un piatto unico gustoso e completo.

shutterstock_216995659Si possono servire come aperitivo, dopo averli ricoperti di spezie come paprika e curcuma e passati in forno per circa 30 minuti a 180°. Con la farina, si può preparare la farinata o delle frittate in forno o in padella, magari arricchite con verdure. Frullandoli e unendoli a limone e thaina si ottiene l’hummus, schiacciandoli si possono preparare polpette o hamburger vegetali.

La tradizione italiana vede i ceci utilizzati per un piatto unico squisito, la pasta e ceci. Ha numerose varianti ragionali oltre a quelle familiari, è infatti il tipico comfort food preparato e tramandato di madre in figlio. Si tratta di un piatto di origine contadina, perfetta per chi aveva bisogno di ritrovare le forze dopo una faticosa giornata tra i campi.

In Puglia si prepara con le fettuccine e dopo aver cotto la pasta se ne prende una parte, la si frigge e si unisce per completare il piatto. In Lazio, a fine cottura viene aggiunta l’acciuga soffritta a parte con uno spicchio d’aglio e pomodoro. Nella tradizione toscana si insaporisce con aglio e pomodoro, quella napoletana, invece è arricchita dalla pancetta e prevede la cottura della pasta insieme ai ceci.

shutterstock_720059803PASTA E CECI ALLA NAPOLETANA

400 g. di ceci secchi
250 g. di ditalini
100 g di pancetta a cubetti
1 carota
1 cipolla
1 gambo di sedano
2 rametti di rosmarino
Olio q.b
Sale q.b.
Bicarbonato q.b.

Preparazione

Lascia in ammollo i ceci per almeno 12 ore in abbondante acqua fredda con un pizzico di bicarbonato. Trita il sedano, la carota e la cipolla e soffriggili con un filo d’olio. Aggiungi i dadini di pancetta, quando sarà rosolata versa i ceci sciacquati insaporisci con il rosmarino e aggiungi l’acqua sufficiente a coprire  ceci. Cuoci per circa un’ora e mezza, e aggiungi il sale verso fine cottura. Frulla circa metà dei ceci fino ad ottenere una crema versala nella pentola. Cuoci la pasta insieme ai ceci e servi ben caldo.

 

 

 

CARCIOFI, UNA BONTÀ DA GUSTARE FINO ALLA PRIMAVERA

shutterstock_708518356È questo il periodo dell’anno migliore per acquistare i carciofi. Siamo nel pieno della loro stagione, il momento della raccolte va infatti da novembre ad aprile-maggio, per questo ora si trovano facilmente, sono buoni e non costano troppo.

I carciofi che sono più spesso presenti sui banchi di mercati e supermercati in Italia sono quelli sardi, la Sardegna infatti è la regione leader nella produzione di questa verdura, ma sono coltivati anche in Sicilia Lazio, Liguria e Campania. Le prime coltivazioni risalgono ai tempi dei Romani una verdura nota anche per le sue proprietà medicinali e che si diffuse nei secoli presso le civiltà dell’Italia meridionale e insulare.

shutterstock_589162625Sono trai vegetali più ricchi di fibre per questo sono davvero molto utili al buon funzionamento dell’intestino è inoltre una buona fonte di vitamina B, C e K.

I carciofi sono alla base di moltissime ricette della cucina popolare italiana tra cui la squisita vignarola.shutterstock_193034921 È una ricetta di origine contadina, l’origine del nome di questa ricetta fa riferimento al vignarolo, il fruttivendolo, forse perché in origine veniva preparata con gli avanzi delle vendite quotidiane. L’origine del piatto però è incerta, forse veniva preparata dai viticoltori della zona di Velletri, una zona ampiamente coltivata con i vigneti, intorno ai quali venivano coltivate fave e piselli che sono presenti nella ricetta. I viticoltori probabilmente preparavano questo piatto al ritorno dai campi con le verdure raccolte negli orticelli, tutte da cuocere in pochi minuti.

Una preparazione da cucinare in primavera con gli ultimi carciofi, le mammole, insieme a piselli fave e magari gustare con qualche fetta di pane secco. Viene servita come zuppa lasciandola un po’ liquida oppure lasciandola asciugare di più si può servire come antipasto o come ricco contorno.

Una ricetta tramandata di famiglia in famiglia e per questo ricca di varianti. In alcune famiglie viene insaporita con della pancetta e utilizzata per condire paste o risotti.

I SUPERFOOD PIÙ AMATI DAGLI ITALIANI

shutterstock_563494552Negli ultimi anni l’attenzione per la propria alimentazione è in grande crescita, sempre più spesso gli italiani scelgono di portare in tavola alimenti sani e capaci anche di migliorare la propria salute.

Secondo il Rapporto Coop 2017 “il 46% pensa infatti che i superfood siano un modo per trattare e prevenire le malattie e per un intervistato su tre la loro assunzione è addirittura alternativa alle medicine tradizionali”, inoltre “il 70% degli italiani, primi in Europa, dichiara di essere disposto a pagare di più per avere più qualità”

shutterstock_117589225Secondo questa ricerca al momento i supercibi ritenuti più salutari dagli italiani sono polvere di maca conosciuta anche come ginseng peruviano. È un energizzante naturale e può essere utilizzato sciolto nei frullati per ritrovare le energie in periodi particolarmente stressanti. I semi di chia sono ritenuti molto salutari dal 75% degli italiani, hanno in effetti un contenuto straordinariamente alto di omega-3, elemento di cui sono ricchi anche i semi di lino. Le bacche di acaj sono ritenute utilissime per la salute dal 69% degli italiani. Sono piccoli frutti molto simili nell’aspetto ai mirtilli  e vantano proprietà antiossidanti, antinfiammatorie, sono capaci di tenere sotto controllo lo stress e di ridurre il colesterolo nel sangue.

Quando si parla di superfood non si può non citare la curcuma che ormai da qualche anno si trova sempre più spesso sulle tavole degli italiani utile per le sue proprietà infiammatorie, antidolorifiche e antiossidanti, oltre che a rivelarsi utile per rafforzare il sistema immunitario. La quinoa è uno pseudo-cereale sempre più amato dagli italiani, perfetta per arricchire zuppe o preparare sfiziose polpette è inoltre ricca di magnesio, contiene tutti gli amminoacidi essenziali ed è caratterizzata da un giusto equilibrio tra proteine e carboidrati.

shutterstock_499184158L’avocado è un frutto molto amato e altamente versatile in cucina, è capace di regolare i livelli di colesterolo nel sangue ed è un’importante fonte di vitamine. Da provare ridotto in crema, spalmato su croccanti bruschette con prosciutto crudo, pomodori e grana. Anche lo zenzero è molto apprezzato e utilizzato per insaporire piatti o preparare un’ottima tisana perfetta per combattere i malanni invernali. I semi di zucca perfetti per insaporire insalate crude e cotte sono ottime fonti di proteine, zinco ferro e omega -3.

shutterstock_336037358Negli ultimi anni il cavolo nero e il cavolo riccio, detti anche dinosaur kale e kale, immancabili ingredienti di molte preparazioni della tradizione italiana, erano stati un po’ dimenticati, ora però tornano ad essere amati ed utilizzati, riscoprendone il gusto deciso e la quantità di ferro e vitamina C. Il cavolo nero si può ad esempio frullare con formaggio spalmabile e noci per ottenere un pesto perfetto per condire la pasta, è un ingrediente alla base della ribollita toscana, ma è squisito anche come semplice contorno, magari saltato in padella con della pancetta.

STORIA, RICETTE DELL’AVOCADO, UN FRUTTO DALLE MILLE VIRTÙ

shutterstock_400051756L’avocado è un frutto coltivato nell’America centro-meriodionale già dagli Aztechi. Quando arrivò su queste terre Cristoforo Colombo, fu descritto dai conquistadores come un frutto “dalla polpa simile al burro e caratterizzato da un ottimo sapore”.

È un frutto buonissimo e ricco di importanti nutrienti. È un’ottima fonte di acido folico, per questo consigliabile per le donne incinta. È decisamente calorico, perché 100 g di avocado apportano circa 160 calorie è ricco anche di grassi buoni ed è in grado di impedire il deposito di colesterolo cosiddetto cattivo. È inoltre una buona fonte di fibre vitamine del gruppo B potassio, vitamina C-E e K.

shutterstock_519490978Scegliere un avocado al giusto livello di maturazione non è così semplice, ma è molto importante per un risultato ottimale delle ricette. Se fosse troppo duro non sarebbe buono e adatto a molte preparazioni, quando invece la polpa inizia a scurirsi significa che è ormai troppo maturo. Per capire quale avocado acquistare si deve imprimere una leggera pressione sul frutto, se è maturo risulterà morbido. Spesso in vendita si trovano però avocado ancora acerbi, in questo caso basta tenerli in un sacchetto di carta per 3-5 giorni a temperatura ambiente, magari con una mela e maturerà velocemente. Se invece lo si acquista già maturo si può conservare in frigorifero per un massimo di 5-6 giorni.

Sud America sud Africa Israele e Spagna sono i maggiori produttori di avocado, ultimamente però è stata incrementata la produzione anche in Italia per soddisfare la richiesta in rapida crescita. Negli utili anni infatti è un alimento che si trova sempre più spesso sulle nostre tavole anche grazie alla sua versatilità in cucina.

shutterstock_398786260Con l’avocado si può preparare il famosissimo guacamole una famosissima salsa messicana ottima da utilizzare per farcire gustosissimi tacos, si possono anche preparare degli squisiti involtini avvolgendoli nella pancetta e passandoli in forno per qualche minuto, sarà pronto quando la pancetta si sarà abbrustolita. Ottima anche un’insalata con ceci, feta e semi si sesamo. Avendo una consistenza piuttosto morbida si può ridurre in crema e utilizzarlo per condire la pasta aggiungendo pomodori o pomodorini secchi e pinoli. Versando al centro un uovo si otterrà in pochi minuti in forno un secondo piatto di grande effetto.

CALDE ZUPPE PER I PRIMI FREDDI

shutterstock_269502911Il freddo si porta con sé anche il desiderio di piatti caldi e saporiti. Un modo per coccolarsi dopo una giornata magari fredda e umida. Le zuppe sono le regine di questo periodo dell’anno. Veri e propri comfort food, capace di favorire il giusto relax e ritrovare le energie.

La tradizione italiana offre tante ricette squisite da provare per arricchire la propria cena o i pranzi di tanto sapore. La minestra  di patate ad esempio è una preparazione tipica campana , facilissima da cucinare, servono pochissimi ingredienti. Con un paio di patate, della pasta e un cucchiaio di pomodoro si ottiene una golosissima e nutriente minestra ancora più buona se mangiata riscaldata il giorno dopo.

Lashutterstock_525710119 zucca è un ingrediente ottimo e tipico di questa stagione, con il quale si possono preparare deliziose vellutate oppure si può utilizzare per rendere speciale la zuppa di lenticchie, legume con cui si abbina benissimo.

È il periodo giusto per gustarsi caldi e nutrienti piatti di pasta e fagioli e pasta e ceci, per renderle davvero indimenticabili è consigliabile aggiungere dei cubetti di pancetta o speck e qualche pezzo di crosta di Parmigiano o Grana, un trucco “ delle nonne” che donerà un tocco di sapore che renderà la minestra una vera prelibatezza .

shutterstock_613773029Sempre secondo le “le nonne” la verza è un vero toccasana per proteggersi dai malanni di stagione, portandola a tavola con frequenza ne gioverà quindi il piacere di gustare delle vere bontà e si aiuterà l’organismo a restare in salute. Preparare una minestra di verza è  semplice, chi ama le zuppe morbide e non brodose può aggiungere una patata negli ingredienti.

Nella cucina tradizionale laziale, inoltre, compare la ricetta di una minestra semplice e saporita, un piatto semplice e povero, ma capace sempre di dare grandi soddisfazioni. Con uova brodo e formaggio grattugiato in pochi minuti si può preparare un’ottima stracciatella, un piatto nutriente e che spesso viene utilizzato come antipasto per i pranzi e le cene legati alle festività.

AUTUNNO: LA STAGIONE DEI FUNGHI

shutterstock_673785046Quale modo migliore per celebrare l’autunno se non preparando ottimi piatti ricchi di prodotti tipici della stagione. Le piogge tipiche del periodo e la temperatura mite permettono al sottobosco di produrre funghi in quantità.

Tra i più noti ed utilizzati in cucina c’è il prelibato porcino. Non è possibile coltivarlo e questa particolare caratteristica lo rende pregiato. È importante (come per tutti i funghi) privarlo di ogni residuo di terra, utilizzando un coltellino per la base ed è meglio evitare di passarlo sotto l’acqua corrente o addirittura immergerli. È invece preferibile tamponarli con un canovaccio bagnato e strizzato o con della carta cucina inumidita.

shutterstock_225672808I finferli sono molto versatili e adatti a preparare primi e secondi piatti. Sono conosciuti anche come gallinacci, galletti o gialletti, hanno un sapore delicato e una consistenza soda e carnosa. Per eliminare bene i residui di terra è consigliabile utilizzare un coltellino e pulire con cura le lamelle.

Gli champignon sono i più noti e facili da coltivare. Sono molto chiari, per essere sicuri di comprarli freschi si devono controllare le cappelle che devono essere sode e dal colore uniforme, meglio preferire quelli non troppo grandi perché più saporiti. Solitamente utilizzati come contorno, magari trifolati, sono buoni da magiare anche crudi aggiunti magari ad una insalata mista.

shutterstock_534789109I pioppini poi sono davvero sfiziosi con la loro consistenza soda e carnosa. Si chiamano così proprio perché crescono sui tronchi di pioppi, ma anche di olmi e salici si possono anche coltivare. Sono tipicamente preparati sott’olio, ma sono ottimi anche per dare un tocco di sapore in più a piatti  a  base di carni delicate come vitello tacchino o pollo.

I funghi si adattano perfettamente a tantissime preparazioni per antipasti sono ottimi nei risotti con la pasta, la polenta, la carne, sulla pizza e anche semplicemente come contorno. Una delle numerose ricette della tradizione prevede l’accostamento dei funghi con la pasta all’uovo (tagliatelle, pappardelle, spaghetti alla chitarra) per prepararla davvero a regola d’arte si consigli a di tenere da parte 2-3 cucchiai di funghi per frullarli e ottenere una crema, per un tocco di sapore in più l’ideale è aggiungere della pancetta a cubetti, ne esalterà i sapori e renderà il piatto davvero unico.

VINO ROSSO, FORMAGGI E SALUMI DA ABBINARE… AL PESCE!

shutterstock_307723376L’abbinamento pesce e salumi sicuramente è inconsueto, così come quello che prevede l’accostamento del vino rosso o addirittura del formaggio al pesce. Accostamenti di sapori utilizzati solo raramente, ma non vietati dai grandi Chef. Negli ultimi anni ad esempio molti sommelier hanno aperto le porte a certi vini rossi da bere con alcune preparazioni di pesce. I rossi giovani, magari serviti freschi, possono esaltare alla perfezione piatti come il caciucco, un rosso brioso invece, è perfetto con l’anguilla e, in generale, tutti pesci grassi come tonno e salmone, magari cucinati alla griglia o serviti crudi.

Al contrario mshutterstock_39596101eglio evitare l’ardito accostamento con crostacei o fritti, perché piatti dal sapore già troppo forte, in questo caso molto meglio vini bianchi secchi o le bollicine dello spumante.

Alcuni dei vini adatti ad essere serviti freschi e accompagnare i piatti di pesce sono il Bardolino, il Marzemino, il Chianti giovane, il Grignolino del Monferrato, la Barbera, la Bonarda, la Croatina dell’Oltrepò Pavese anche il Lambrusco.

shutterstock_312869534L’unione tra il pesce e latticini fa indubbiamente storcere il naso, ma se si pensa al golosissimo abbinamento pane, burro e alici, tutti i dubbi potrebbero scomparire in un attimo. I più curiosi devono provare però una pizzaiola con pomodoro e mozzarella e pesce spada al posto della consueta bistecca. È importante anche in questo caso scegliere i pesci giusti con i formaggi più adatti. Ottime anche le cozze al gorgonzola, un gusto un po’ ardito , ma golosissimo!

Anche i salumi si possono abbinare al pesce, le cappesante avvolte nella pancetta sono un grande classico,  una squisitezza proposta con tale frequenza che è entrata già da tempo a far parte della “normalità”. Ma sono da provare anche gli involtini di filetti di merluzzo avvolti nella pancetta o anche nello speck, un secondo velocissimo, molto saporito e che stupirà gli ospiti. La sogliola invece è ottima con il prosciutto crudo per degli involtini “uno tira l’altro”.

Tutte idee perfette si si vuole preparare un pranzo o una cena capace di lasciare tutti senza parole!

FAVE E SALAME NEL PIC NIC DEL PRIMO MAGGIO

shutterstock_277112402Il primo Maggio, la Festa dei Lavoratori, è solitamente un’occasione per stare all’aria aperta, magari in compagnia degli amici. Spesso si sceglie di organizzare un rilassante pic nic durante il quale godere delle temperature miti e assaporare qualche preparazione semplice e gustosa.

È tradizione in questa giornata portare nel proprio cestino delle fave fresche, abbinate a salame e pecorino. Un’usanza particolarmente in voga a Genova, dove si preferisce utilizzare il pecorino primo sale e a Roma, dove invece si utilizza il pecorino stagionato, quello romano. shutterstock_287117561Le fave sono un prodotto che in questo periodo dell’anno raggiunge la giusta maturazione. Solitamente si consumano cotte come un qualsiasi legume, ma si possono gustare anche crude e l’abbinamento con salame e formaggio le rende davvero squisite.

shutterstock_459375787Per scegliere le fave più fresche bisogna controllare il baccello, che deve essere croccante e privo di macchie. Per renderle più morbide e digeribili, invece è consigliabile togliere la pellicina che le ricopre e mangiare solo la parte interna. Per gustarle al meglio, l’ideale è sbucciarle poco prima di consumarle perché fuori dal baccello si appassiscono velocemente.

Se l’idea di mangiare fave crude non convince si possono utilizzare per preparare un ottimo contorno sbollentandole qualche minuto, per poi ripassarle in padella con del cipollotto tagliato sottile e cubetti di pancetta e insaporendole con abbondanti scaglie di pecorino a fuoco spento.

Dalle parti di Trento,  il Primo Maggio è anche una giornata in cui si può unire una moderata e piacevole attività fisica al gusto di assaggiare tante squisitezze.
Si organizza anche quest’anno la Magnalonga la 21^ edizione di una spettacolare passeggiata immersa nell’affascinante Valle dei laghi. La 1° Mangio, questo il nome dell’evento, dà la possibilità di scoprire i paesaggi della zona e di assaggiare le specialità locali presso i numerosi stand con prodotti della zona, presenti lungo il percorso. A questo link si trovano tutti i dettagli sulla manifestazione e i contatti per l’iscrizione. Un modo per rendere la giornata di festa buona, divertente e salutare.

 

TORNA SULLE NOSTRE TAVOLE UN OTTIMO LEGUME DEL PASSATO

shutterstock_383593576Le cicerchie sono un legume particolarmente ricco di proteine e contengono vitamine del gruppo B, fibre e sali minerali, rappresentano inoltre, una buona fonte di calcio. Il loro sapore è simile a quello dei piselli e delle fave.

Sono piccole, simili a sassolini e di colore marrone chiaro. Grazie al fatto che si tratta una pianta molto resistente che si adatta facilmente ai terreni poveri e riesce a sopravvivere a tutti gli altri legumi in caso di siccità, è stata la salvezza di molte popolazioni in seguito a lunghi periodi di carestia.

Ultimamente sono state riscoperte dopo un’uscita dalle tavole italiane, la loro storia è molto lunga, ci sono testimonianze del loro utilizzo, infatti, fin dai tempi degli antichi egizi che le sfruttavano per preparare pane, focacce e zuppe.

È una pianta molto diffusa in Africa Orientale e in Asia, in Italia invece si produce principalmente nelle regioni del centro e sud-Italia.

shutterstock_526858720All’interno del legume è presente una tossina che, se assunta in grandi quantità, può dare problemi di salute, ma è un’eventualità davvero improbabile oggi che abbiamo la possibilità di seguire una dieta varia. Al contrario è stato un problema in passato, quando ha rappresentato l’unico, o quasi, mezzo di sostentamento per le popolazioni.
Inoltre, eliminare la tossicità è semplice, è sufficiente tenere le cicerchie ammollo in acqua fredda per circa 24 ore e cuocerle a lungo ad alte temperature per renderle anche più facilmente digeribili.

Le ricette sono molte e cambiano da regione a regione. Si possono cucinare preparando un soffritto al quale aggiungere pancetta o lardo perfetti per insaporire. In Molise sono molto diffuse le sagne e cicerchie, delle specie di tagliatelle condite con un sugo di cicerchie, lardo e peperoncino.  Sotto forma di farina, inoltre, in questa regione si utilizzano per preparare una saporita polenta. In Toscana è piuttosto comune la cicerchiata, una minestra con cicerchie e farro. I Rösti di cicerchie e Salame Snello, invece, sono un secondo piatto originale e perfetto per un pranzo da portare in ufficio.

 

RADICCHIO ROSSO, IL PROTAGONISTA DI UNA FESTA DA NON PERDERE!

shutterstock_392146057In questo periodo sui banchi della verdura si trova facilmente il radicchio rosso di Treviso. Un ortaggio che si presenta in due varianti: precoce e tardivo. Il primo è meno pregiato, ha una foglia piuttosto larga e un sapore amarognolo.

Queste settimane sono quelle durante le quali si può trovare facilmente la versione tardiva che ha una foglia più sottile, croccante e con un sapore più delicato. Una varietà che si ottiene con una speciale procedura chiamata forzatura e imbianchimento.

Anche quest’anno si terrà La festa del radicchio rosso di Dosson, una frazione di Casier, in provincia di Treviso. Saranno allestiti stand dedicati a questo prelibato ortaggio e uno stand gastronomico dove sarà possibile assaggiare diversi piatti a base di radicchio e altri golosi piatti tipici della zona. Sarà possibile visitare il paese e partecipare alla festa dal 29 gennaio al 7 febbraio, giornate durante le quali si potrà assistere anche a numerosi spettacoli folkloristici e divertirsi a ballare sulle allegre musiche delle orchestre che accompagneranno le serate.

È grazie all’agronomo Giuseppe Benzi che il radicchio è diventato un pregiato ortaggio invernale simbolo di Treviso, è infatti colui che diede vita il 20 dicembre 1900 alla prima delle mostre che ogni anno la città di Treviso dedica ancora oggi alla rossa cicoria, proprio sotto la Loggia di piazza dei Signori.

shutterstock_372626092 (1)Sono tante le leggende che spiegano perché l’origine del Radicchio di Treviso sarebbe proprio Dosson. Forse merito di uccelli che hanno trasportato e lasciato cadere il seme del nuovo ortaggio sul campanile del paese o forse di frati che hanno saputo trovare e conservare i semi e chi dice invece che si trattava di una pianta che cresceva spontanea fino a quando qualcuno non scopri che poteva trasformala in ortaggio pregiato grazie all’imbianchimento.

Di sicuro si tratta di un’insalata ottima da consumare cruda e cotta, una delle ricette più comuni prevede di utilizzare il radicchio come ingrediente per un ottimo risotto, insaporito da cubetti di pancetta rosolata o, se preferite un sapore più delicato, di prosciutto cotto.

CARDI IN UMIDO, UN CONTORNO SEMPLICE MA RICCO DI GUSTO

shutterstock_248150242Dopo le golose abbuffate di Natale e Capodanno, si sente il bisogno di mangiare piatti un po’ meno calorici e, magari, anche un po’ disintossicanti.

In questo periodo dell’anno si trovano in abbondanza nei mercati i cardi, ortaggi dall’aspetto simile a quello del sedano, ma dal sapore che ricorda quello dei carciofi.

Sono piuttosto fibrosi e duri, per questo di solito si consumano cotti. Sono Contraddistinti da un apporto calorico piuttosto basso, quindi è un ingrediente perfetto per preparare un piatto gustoso, ma non troppo impegnativo per la dieta. Inoltre i cardi possono vantare virtù depurative e protettive, soprattutto nei confronti del fegato.

Hanno bisogno di una cottura molto lunga. Di solito si usa prima bollirli per almeno un’ora, magari il giorno prima di mangiarli, e poi si consiglia di lasciarli ammollo per tutta la notte nel liquido di cottura. Il giorno successivo si può finire la preparazione in forno o in padella.

shutterstock_301105703In Sicilia è un alimento che non può mancare dalle tavole nelle settimane intorno al Natale. La tradizione vuole che venga preparato per la sera della vigilia dell’Immacolata, quando si entra proprio nel vivo delle feste, ma poi si trova spesso sulle tavole Siciliane per tutto il periodo natalizio. Solitamente si preparano in pastella e fritti, ma sono ottimi anche gratinati al forno o come ingredienti di un’ottima zuppa e, visto che in questi giorni, come dicevamo, si ha voglia di qualcosa di più semplice dopo gli stravizi delle feste, vi consigliamo la ricetta dei cardi in umido, leggera, ma anche ricca di gusto!

Ricetta cardi in umido

Ingredienti

1 kg di cardi

1 cipolla

140 g di pancetta affumicata Rovagnati

50 g di formaggio grattugiato

1 bicchiere di vino bianco

100 ml di passata di pomodoro

Olio q.b.

Sale q.b.

Preparazione

Pulisci i cardi e togli i filamenti, falli bollire in acqua salata fino a quando saranno diventati morbidi, a questo punto spegni il fuoco sotto la pentola e lasciali raffreddare nell’acqua. Trita la cipolla, falla appassire nell’olio e aggiungi i dadini di pancetta. Dopo qualche minuto aggiungi i cardi e fai sfumare con il vino bianco. Aggiungi la passata di pomodoro e un pizzico di sale. Fai cuocere per circa 15 minuti e insaporisci con il formaggio grattugiato prima di servirlo ancora caldo.

BOMBETTE PUGLIESI, OTTIME E FACILI DA PREPARARE

shutterstock_345536825In questi anni il cibo di strada sta vivendo un periodo di grande popolarità. Sono sempre più numerosi i festival dove andare ad assaggiare delle ottime specialità da gustare in piedi, ma crescono anche i locali che propongono in menu proprio questo genere di preparazioni. La FAO descrive il cibo di strada come un insieme di alimenti e bevande pronti per il consumo in strada o luoghi pubblici in genere, preparato e venduto spesso da ambulanti su furgoni, carretti o banchetti.

shutterstock_467056976La Puglia è una regione dalla tradizione culinaria davvero golosa e tra le proposte più sfiziose della sua cucina ci sono le bombette, una preparazione che si trova facilmente in versione street food, dunque pronte per essere mangiate, ma che si possono trovare molto facilmente dal macellaio da acquistare e cuocere a casa. Sono diffuse in tutto il territorio delle Valle d’Itria e la provincia di Taranto.

Si tratta di involtini di carne, solitamente capocollo, farcite di formaggio e aromi e cotte sulla brace, sono quindi perfette da preparare in primavera per una grigliata, ma sono ottime anche cotte al forno o in padella. Esistono poi infinite varianti, c’è chi le propone ricoperte da fantasiose panature, in alcuni casi invece vengono avvolti dalla pancetta o farciti con prosciutto cotto. Alcune versioni non prevedono il ripieno altre invece sono piccanti.

Si chiamano bombette perché sono piccole, compatte e perché in bocca, all’assaggio, si scatena una vera e propria esplosione di sapore. Sono perfette per un aperitivo o un antipasto accompagnate da un buon vino rosso.

shutterstock_429382138Ricetta delle Bombette Pugliesi

Ingredienti

16 fette sottili di capocollo di maiale

16 fette di caciocavallo

16 fette di Pancetta

Sale q.b.

Pepe q.b.

Prezzemolo q.b

Preparazione

Insaporisci le fettine di carne con sale e pepe e adagia una fettina di caciocavallo, infine avvolgi stretta la bombetta e ricoprila con una fetta di pancetta. Infila gli involtini in uno spiedino e cuocili per qualche minuto sulla griglia (se preferisci in forno oppure in padella). A cottura ultimata aggiungi un po’ di prezzemolo tritato.

PRANZI FRESCHI E STUZZICANTI ANCHE A SETTEMBRE

shutterstock_54884431Settembre ci sta regalando ancora un po’ di giorni con cielo limpido e tanto caldo. Sui banchi del mercato inizia ad apparire la frutta e la verdura più tipicamente autunnali, ma manca ancora la voglia di mangiare calde zuppe o preparazioni golosamente invernali.

Si può però sfruttare tutto il gusto dei frutti tipici di questo periodo, per preparare antipasti o pranzi freschi, stuzzicanti ed originali.

È il periodo ad esempio delle prugne, un frutto dalle molteplici proprietà. Da consumare fresche o anche secche, in questa versione si trova un concentrato particolarmente benefico di tutti i nutrienti tipici di questo frutto. Per un aperitivo originale e sfizioso si possono servire ripiene di noci e avvolte ad una fettina di pancetta . Basterà lasciare questi involtini pochi minuti in forno, per renderli davvero irresistibili!

shutterstock_228369412L’autunno che si sta avvicinando è anche la stagione della bellissima e buonissima melagrana che si  abbina perfettamente alla mortadella. Dei crostini con mousse di mortadella e chicchi di melagrana faranno iniziare in modo fresco e stuzzicante un pasto con amici e vi permetteranno di fare il pieno di vitaminaC, tanto utile per prepararsi all’inverno. Se volete provare una versione ricca gusto, ma povera di grassi, provate ad utilizzare la Mortadella Snello Rovagnati, preparata con i tagli più magri della coscia di suino e rifilata a mano per liberarla da ogni residuo di grasso.

shutterstock_155766302Settembre è anche il mese dei fichi. La tradizione li vede abbinati al prosciutto crudo, ma per provare un panino diverso dal solito, se ne può scegliere uno ai cereali, imburrarlo leggermente e farcirlo con salame, fichi secchi e indivia. Oppure, osate, provandoli freschi abbinati a prosciutto cotto, grana e aceto balsamico, una vera delizia!

Infine, chi ama un pasto leggero come prosciutto crudo e melone, in questo periodo dell’anno potrebbe sostituire il frutto estivo con l’ananas, magari scaldata qualche minuto sulla piastra e insaporita con cucchiaino di semi di sesamo.

LE RICETTE REGIONALI CON LE FAVE FRESCHE PER PORTARE LA PRIMAVERA IN TAVOLA

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fave fresche sul tavolo di legnoNel Centro e nel Sud Italia, le fave fresche che si trovano al mercato dalla fine di marzo alle prime settimane di giugno sono protagoniste di saporite ricette della tradizione, nate secoli fa nelle case più umili, dove in passato questi legumi erano diffusissimi perché nutrienti ma soprattutto poco costosi. Quelle piccole e particolarmente tenere a Roma e a Napoli si mangiano crude – rispettivamente insieme al pecorino e alla ricotta salata –, nel periodo pasquale e nelle settimane successive, mentre le più grandi vengono utilizzate per preparare minestre, sfiziosi contorni o zuppe da gustare tiepide o fredde, abbinate con il pane abbrustolito. Continua a leggere

RIPIENI DI MOLLICA E CARNE SECCA, I CARCIOFI “RITTI” ALLA LIVORNESE

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Carciofi rittiLe ultime settimane dell’inverno sono il periodo ideale per portare in tavola i “carciofi ritti”, una saporita ricetta livornese che si prepara con le mammole, una varietà di carciofi dalla forma grossa e tondeggiante, senza spine e dalla polpa tenera e carnosa, che fa la sua comparsa al mercato tra febbraio e marzo. “Ritti” e non fritti perché, privati del gambo e pareggiati alla base, riescono a mantenersi ‘in piedi’ all’interno della pentola. Farciti con un gustoso battuto di aglio, prezzemolo, mollica di pane e ‘carne secca’ – come è detta la pancetta nel dialetto toscano –, vengono stufati a fiamma dolce in un tegame coperto, con olio extravergine di oliva e un po’ acqua o di brodo vegetale, fino a quando diventano morbidi. Continua a leggere

CAVOLO BIANCO, FAGIOLI E PANCETTA: LA ZUPPA ALLA RICASOLI

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La Toscana è terra di zuppe: la ribollita con il cavolo nero e i fagioli bianchi, la sbroscia con la zucca e i borlotti, la pappa al pomodoro, e poi il pancotto e la minestra alla Garfagnina con il farro della Garfagnana DOP. Tra le tante ricette contadine nate in questa regione così fertile, ce n’è una che è diventata famosa perché ha avuto tra i suoi estimatori uno dei principali artefici dell’Unità d’Italia: Bettino Ricasoli. Passata alla storia proprio come “Zuppa alla Ricasoli”, in onore del “Barone di ferro”, è una pietanza nutriente e corroborante, ideale per la stagione fredda. Continua a leggere

LA “DOPPIA PERSONALITÀ” DELLA PASTA ALLA NORCINA

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Penne alla norcina

Se vi fermate a mangiare in un ristorante di Norcia, Perugia, Terni o di qualsiasi altra cittadina umbra e desiderate gustare un buon piatto di “pasta alla norcina”, chiedete prima allo chef con quali ingredienti lo prepara, perché potreste trovarvi di fronte a una pietanza completamente diversa dalle vostre aspettative! Continua a leggere

SFOGLIA CROCCANTE E FARCITURA CREMOSISSIMA, IL SEGRETO DELLA QUICHE LORRAINE

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Un guscio di pasta brisée che racchiude un ripieno soffice e vellutato, a base di uova sbattute, pancetta affumicata e crème fraîche (panna acida). È la quiche lorraine, celebre specialità della cucina francese che negli anni ha conquistato i palati di tutta Europa, Italia compresa. Il segreto del suo successo sta nel contrasto tra la sfoglia croccante e la farcitura, cremosissima ma dal sapore deciso. Ma anche nella rapidità con cui può essere preparata, scegliendo dischi di brisée già pronti e realizzando il ripieno in pochi, semplici passaggi. Continua a leggere

UNA GOLOSA BOSCAIOLA PER DARE IL BENVENUTO ALL’AUTUNNO

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natalialimentari.it

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Come dare il benvenuto all’autunno appena arrivato? Cucinando una prelibata “boscaiola” con i funghi porcini che troviamo in tutti i mercati, o che magari abbiamo raccolto con le nostre mani durante una passeggiata fuori città. Continua a leggere

IL CONIGLIO IN POTACCHIO, UNA GUSTOSA SPECIALITÀ MARCHIGIANA

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Coniglio in potacchioUna ricetta che arriva dalle Marche, fatta con ingredienti semplici che uniti danno origine a un succulento connubio di sapori. Il coniglio in potacchio è un’antica preparazione contadina, oggi poco diffusa nei ristoranti ma che può essere cucinata a casa in pochi passaggi. La carne, tagliata a pezzi grossi, viene prima rosolata con un trito di pancetta e aglio, poi cotta a fuoco dolcissimo in una casseruola dai bordi alti, con abbondante olio extravergine, vino bianco, qualche rametto di rosmarino, che la rende più profumata, ma soprattutto con tanto aglio (4-5 spicchi per un coniglio intero). L’altro ingrediente che dà a questa specialità un gusto importante – oltre all’aglio, naturalmente – è l’aneto o finocchietto ‘bastardo’, un’erbetta selvatica dall’aroma deciso, quasi piccante, che nella campagna marchigiana cresce ai margini delle strade. E c’è anche chi preferisce dare un tocco di colore al sugo aggiungendo qualche cucchiaio di passata o un po’ di concentrato di pomodoro. Continua a leggere

PASTA ALLA GRICIA, “L’AMATRICIANA BIANCA”

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pasta alla griciaGuanciale, di quello buono, abbondante pecorino grattugiato, una spolverata di pepe nero e pochissimo strutto. Per preparare la Gricia, una delle istituzioni della cucina romana, serve semplicemente questo. Niente aglio né cipolla: coprirebbero il sapore degli altri ingredienti. L’unica eccezione consentita è quella di sostituire lo strutto con un filo d’olio extravergine d’oliva, per risultato più delicato e ‘leggero’. Sulla scelta della pasta, invece, c’è maggiore libertà: spaghetti o bucatini, o ancora un formato corto (mezzemaniche, rigatoni, penne), a patto che sia rigato per abbracciare al meglio il condimento. Continua a leggere

LE GHIOTTONERIE DELLA TAVOLA CALDA CATANESE

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Se l’arancina è e resta lo street food catanese per eccellenza, la Città etnea vanta una tradizione secolare per la cosiddetta “Tavola calda”. Cipolline, sfinci, cartocciate, bombe e bolognesi, golosissimi cibi di strada che le rosticcerie e i bar della città vendono a qualsiasi ora del giorno, invadendo le strade con un profumo intenso. Continua a leggere

LA FOCACCIA “CRESCENTE” DI BOLOGNA

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Saporita, soffice, profumatissima, non ha nulla da invidiare a piadine, tigelle, gnocchi fritti e agli altri street food della ricchissima tradizione gastronomica dell’Emilia Romagna. La “Crescente” è un’antica focaccia di origine bolognese: impastata con farina, acqua, strutto – che le dona una morbidezza impareggiabile –, viene impreziosita con pezzetti di prosciutto crudo e pancetta. È chiamata anche “crescente con i ciccioli”, perché la cotenna del prosciutto, dopo essere stata cotta in forno, diventa particolarmente croccante somigliando proprio alla specialità ottenuta dalla lavorazione del grasso di maiale. Continua a leggere

FARRO E FAGIOLI BORLOTTI, I PROTAGONISTI DELLA MINESTRA ALLA GARFAGNINA

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zuppa di farro e fagioliNasce nelle campagne della Toscana settentrionale la minestra alla Garfagnina, una saporita ricetta che ha per protagonista il farro, pregiato e antichissimo cereale fiore all’occhiello della gastronomia regionale. Una pietanza gustosa grazie alla presenza della pancetta, ma anche salutare, perché unisce il farro, leggero e disintossicante, e i fagioli borlotti, da sempre considerati la “carne dei poveri” grazie all’elevato contenuto di proteine. Va servita con una spolverata di pecorino toscano e con il pane raffermo – quello ‘sciocco’, tipico della regione –, leggermente abbrustolito in forno o su una piastra di ghisa.

Sulle tavole di Lucca, Castelnuovo, Castiglione, Piazza al Serchio e degli altri borghi della Garfagnana questa zuppa occupa un posto importante, così come gli altri piatti a base di farro: il minestrone con il preboggion, una sorta di pesto ereditato dalla vicina Liguria, a base di erbe selvatiche, pinoli, pecorino e olio extravergine; la torta di uova e ricotta, insaporita con molte spezie; la focaccia impastata con farina mista di farro, grano tenero e grano duro, profumata con salvia e rosmarino o il farro alla contadina, una fresca insalata in cui i cereali lessati vengono mescolati con erbette, grana grattugiato e pomodori rossi a pezzetti. Continua a leggere

SEMBRA UN PASTICCIO MA È LA ZUPPA ALLA VALPELLINESE

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È una delle pietanze più golose della cucina valdostana, a cui è riservato un posto speciale sulla tavola del giorno di Natale. La seuppa à la valpelleunentze (zuppa alla Valpellinese) è il piatto di uno dei più piccoli borghi italiani, Valpelline, a pochi chilometri da Aosta, incastonato tra i monti delle Alpi Pennine, in una valle incontaminata che sembra appartenere a un’epoca lontana.Un villaggio di appena 620 anime. Continua a leggere

FRASCATULA, LA POLENTA DI SICILIA

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PolentaNella ricca e vastissima cucina siciliana, tra bucatini con le sarde e pasta alla norma, arancine e caponata, pescestocco alla messinese e pescespada alla ghiotta, fa capolino una pietanza povera e oramai quasi dimenticata, ma che non ha nulla da invidiare ai piatti più sontuosi e conosciuti. È la frascatula, una densa polenta di mais o granturco, diffusa nell’intera isola, preparata versando a pioggia la farina in acqua bollente, facendola cuocere per una decina di minuti e poi insaporendola con verdure o altri ingredienti che variano a seconda della zona. Continua a leggere

GLI “SPAGHETTI ‘NCOL RANCETTO”

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bucatini all'amatricianaIl suo nome deriva da “rancido”, ma l’impareggiabile sapore rinnega assolutamente l’origine del termine: si tratta degli Spaghetti col rancetto, piatto tipico della cucina umbra. Continua a leggere

250Sono i grammi di salumi che ogni italiano, in media, consuma nel periodo di Pasqua

 

 

 

 

 

 

 

Salumi di PasquaUna volta i salumi si consumavano solo a Pasqua o in poche feste importanti, anche familiari, come i sacramenti. Oggi sono disponibili tutto l’anno ma è rimasta la tradizione di mangiarli durante la Settimana Santa. Una consuetudine alimentare che affonda le radici nel Medioevo ed è legata alla macellazione del maiale che avveniva tra il 13 dicembre, festa di Santa Lucia, e il 14 gennaio, quando la Chiesa Cattolica celebra Sant’Antonio.

A seconda delle regioni italiane nei giorni della Settimana Santa si consumano salame o coppa, capocollo o soppressate, pancetta arrotolata, salsiccia dolce o piccante, culatello, la ‘nduja calabrese, ma anche prosciutto crudo e cotto. Generalmente si servono come antipasto, prima o dopo il secondo piatto. In alcune regioni si accompagnano con la ricotta salata e le uova sode, come nella “fellata” napoletana, il piatto di affettati che si consuma il giorno di Pasqua.

La varietà di salumi che si portano a tavola affettati è influenzata dal territorio e così a Milano e più in generale in Lombardia si usa il salame milano e la Spianata, mentre a Napoli è d’obbligo quello “napoletano” classico o quello di Mugnano del Cardinale a cui si affiancano Capocollo e Sopressata. In Toscana la Finocchiona, nel Lazio la Ventricina, nelle province di Parma e Piacenza il salame Strolghino e la Coppa, in Calabria la salsiccia.

Secondo Assica (Associazione Industriali delle Carni e dei Salumi aderente a Confindustria), nonostante il momento critico dei consumi dei salumi, gli italiani rispetteranno le tradizioni alimentari legate alle festività con un consumo previsto di circa 13.000 tonnellate di salumi, tra salami, coppe e capocolli per un valore di circa 30 milioni di euro. Tale quantità è data non solo da quelli da affettare ma soprattutto da quelli impiegati nelle preparazioni di torte e pizze salate come il famoso “casatiello” napoletano, pani e panini ai salumi, o nel ripieno della pasta all’uovo, come tortelli, ravioli e cannelloni.

Oggi a Pasqua si consumano salumi stagionati o comunque al giusto punto di conservazione, diversamente dai secoli scorsi quando il giorno della Risurrezione era propiziatorio per aprire ed assaggiare i salami freschi ottenuti dalla macellazione fatta tra dicembre e gennaio, in particolare quelli più deperibili, “insaccati” nel duodeno. Potevano essere conservati più a lungo, invece, i salami e i salumi preparati con il grosso intestino e molti mesi per quelli preparati con l’ultimo tratto, denominato gentile (o “culare”). In modo analogo, avveniva per le coppe o capicolli: avevano una stagionatura più breve delle spalle e dei prosciutti, pronti dopo molte stagioni e quindi denominati prodotti stagionati. Da non dimenticare che vi erano anche prodotti salumieri di più o meno rapido consumo, come le salsicce, i cotechini e gli zamponi, utilizzati entro la primavera successiva la macellazione.

Il salame e i salumi più in generale per diversi secoli hanno rappresentano una preziosa quanto gradita merce di scambio. Con uno o più salami che si ottenevano dalla macellazione del maiale, conservati gelosamente, generalmente si pagavano prestazioni professionali di medici, farmacisti, avvocati o notai.

 

 

Torrijas. French toast. Pain perduGli americani, ma anche gli inglesi non se lo fanno mai mancare a colazione. Il pane passato nell’uovo e fritto è un classico. Un tempo consumato prevalentemente la domenica e nei giorni di festa, come racconta Charles Bukowski nel suo Panino al prosciutto, oggi è immancabile nelle case come nei bar delle principali catene di caffetterie e fast food.

Assieme ai pancake è il protagonista della colazione americana da secoli. Come questi ultimi è molto apprezzato con lo sciroppo d’acero così come con marmellate e salse, dolci e salate, ma è anche usato come companatico di salsicce, fagioli e le stesse uova con pancetta.

Bukowski in Panino al prosciutto, attraverso la storia dell’adolescente ribelle Henry Chinaski, tra racconto e realtà, ripercorre di fatto la propria storia. La classica colazione americana è legata ai ricordi della nonna di Henry, Emily.La prima cosa che ricordo di aver sentito dalla bocca della nonna è: «Vi seppellirò tutti !». Lo disse per la prima volta proprio mentre stavamo cominciando a mangiare, e da allora glielo sentii ripetere un sacco di volte, sempre prima di mangiare. Mangiare sembrava molto importante. Mangiavamo purea di patate con il sugo, specialmente la domenica. Mangiavamo anche roast beef, wurstel coi crauti, piselli, rabarbaro, carote, spinaci, fagiolini, pollo, spaghetti con le polpette, a volte mescolati con ravioli: c’erano cipolle bollite, asparagi, e la domenica anche la crostata di fragole con il gelato di crema. A colazione mangiavamo pane inzuppato nell’uovo e fritto, e salsicce, oppure frittelle con uova e pancetta. E c’era sempre il caffè”.

Pubblicato nel 1982, Ham on rye (il titolo originale dell’opera) chiude il ciclo in cui Bukowski ha raccontato la propria vita sotto lo pseudonimo di Henry Chinaski.

Il pane inzuppato nell’uovo e fritto è una ricetta internazionale, molto diffusa anche in Francia e in Italia come in tanti altri Paesi del mondo, tra cui il Messico. Ma non si mangia a colazione se non nei Paesi anglosassoni. In Italia, ad esempio, è una ricetta che le nostre nonne utilizzavano per riciclare o meglio non gettare il pane raffermo o gli avanzi di uova sbattute impiegate per altri usi in cucina, come le cotolette, i crocchè e le arancine.