Archivi tag: pizza

RICETTA E ORIGINI DELLA PIZZA, PATRIMONIO CULTURALE DELL’UMANITÀ

Pizza MargheritaSecondo la tradizione la pizza sarebbe nata nel mese di giugno dell’anno 1889, quando Raffaele Esposito, un cuoco dell’Antica pizzeria Brandi, decise di onorare la Regina Margherita di Savoia preparando un piatto con i colori della bandiera Nazionale. A quei tempi con pizza si intendeva una ricetta dolce, ma Raffaele ne inventò una salata con gli ingredienti che aveva a disposizione in quel momento, dando vita dunque alla pizza che conosciamo e amiamo oggi.

Tradizione popolare a parte, ci sono testimonianze secondo le quali la pizza in versione salata sarebbe esistita già alla fine del Setteccento, se ne trova una versione condita con aglio, olio pomodoro, mozzarella e strutto in Usi e costumi di Napoli e contorni descritti e dipinti, un libro di Francesco Bourcard che risale al 1858,  ma ci sarebbero testimonianze che farebbero risalire l’origine della pizza, condita con aglio, olio, strutto, caciocavallo, basilico ancora prima, nel Seicento.

Forno a legnaProprio quest’anno la pizza è diventata patrimonio culturale dell’umanità Unesco un grande riconoscimento per uno dei numerosi prodotti simbolo dell’italianità nel mondo.

Preparare la vera pizza Napoletana non è così semplice, per poterla definire così, si devono seguire le indicazioni date nel disciplinare pubblicato anche sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, che le garantisce il titolo di Stg, specialità tradizionale garantita. Preparazione pizzaPrima di tutto è obbligatorio utilizzare il forno a legna, grande attenzione deve essere data alle materie prime, ma il disciplinare spiega nel dettaglio tutti i passaggi necessari per preparare una pizza Napoletana a regola d’arte,

Per provare a preparare in casa una pizza speciale (pur non potendo seguire tutte le indicazioni del disciplinare) si può sperimentare la ricetta di Gino Sorbillo, il principe della pizza Napoletana. Una ricetta un po’ laboriosa, lo stesso pizzaiulo suggerisce di preparala la mattina per consumarla la sera, ma per ottenere un risultato da leccarsi le dita ci vuole tempo e tanto amore, si sa!

 

Ricetta Pizza di Gino Sorbillo

Pizza napoletana

Ingredienti

1 litro di acqua minerale naturale

1,750g di farina per pizza

58g di sale

4g di lievito di birra

Preparazione

Prendi una ciotola e sciogli il lievito nell’acqua. Aggiungi una prima parte di farina. Impasta aiutandoti con un cucchiaio/mestolo. Continua ad aggiungere pian piano la farina. Unisci il sale. Sposta l’impasto su un piano da lavoro e inizia a lavorarlo a mano. Aggiungi la farina rimanente. Impasta energicamente per qualche minuto. Poni poi la pasta in un recipiente coperto da una pellicola di plastica. Dopo quattro ore di lievitazione dividi la pasta in pagnotte da circa 280 g ciascuna. Fai riposare per altre quattro ore. A questo punto la pasta sarà pronta per essere lavorata. Dopo la seconda lavorazione inizia lavorare la pasta per creare i dischi di pizza. A questo punto la base è pronta per essere farcita con gli ingredienti desiderati e per essere infornata.

L’OMAGGIO MILANESE AL “CANCELLIERE DI FERRO”: GLI ASPARAGI ALLA BISMARCK

[vc_column_text width=”1/1″ el_position=”first last”]

Asparagi alla BismarckSono dedicati ad uno dei più celebri personaggi della storia tedesca gli “Asparagi alla Bismarck”, lessati al dente e accompagnati da una spolverata di grana, da un uovo al tegamino e da un pizzico di pepe. Eppure, a dispetto del nome, le loro origini non sono da ricercare in Germania, ma nella nostra Penisola, in particolare nelle campagne lombarde: non a caso vengono chiamati anche “Asparagi alla milanese” e sono una presenza fissa nei ristoranti meneghini, che li servono come antipasto o secondo, tra le più famose specialità locali come il risotto allo zafferano, la cotoletta o l’ossobuco. Continua a leggere

COL TONNO, I BROCCOLI O I BIANCHETTI, UNA FRAGRANTE FETTA DI FOCACCIA CALABRESE

[vc_column_text width=”1/1″ el_position=”first last”]

Pizza al tonnoLa cucina calabrese non è famosa soltanto per i sapori forti, i salumi e i piatti di pesce, ma anche per le sue soffici e fragranti focacce. Da gustare con i ciccioli di maiale, con broccoli e salsiccia, con il tonno. Ricette semplici ma molto saporite, fatte con gli ingredienti tipici di questa terra – la ’nduia, il caciocavallo della Sila, le alici sott’olio –, che fino a non molti decenni fa consentivano alle famiglie numerose di sfamarsi con una spesa contenuta, gustando al tempo stesso qualcosa di prelibato e sostanzioso. Continua a leggere

FARINA: SANA ENERGIA PER LA BUONA TAVOLA

[vc_column_text width=”1/1″ el_position=”first last”]

Le farine non possono mancare in un regime nutrizionale equilibrato: indispensabili per preparare pane, pizza e dolci da forno, sono essenziali nella dieta perché contengono glucosio, lo zucchero principale di cui si nutre il cervello. Invece negli ultimi anni – soprattutto quelle raffinate – sono state oggetto di un duro attacco da parte di alcune correnti salutistiche, con l’accusa di provocare picchi glicemici e aumento dell’insulina e dei grassi nel sangue. “Le farine, dunque, fanno bene e sono fondamentali in una dieta equilibrata”. Il messaggio viene dal convegno “Farina: sana energia per la buona tavola”, organizzato da Italmopa (Associazione industriali mugnai d’Italia) nell’ambito del Sigep, il Salone internazionale di gelateria, pasticceria e panificazione artigianali di Rimini Fiera, il 23 gennaio scorso. Un incontro che ha registrato la partecipazione di esperti del settore, nel corso del quale sono stati presentati i risultati di studi e ricerche per “sfatare – come ha dichiarato il Presidente di Italmopa Ivano Vacondio –, anche attraverso dati scientifici, alcuni falsi miti sulle farine di frumento tenero”. Continua a leggere

CON LE CIPOLLE, I CICCIOLI E L’OLIO DI FRANTOIO: LE FOCACCE DEL MOLISE

[vc_column_text width=”1/1″ el_position=”first last”]

È famosa per la pasta fatta in casa, come i cavatelli e i fusilli, per gli spezzatini di carne di pecora, per i salumi come la soppressata e il capocollo. Ma la cucina del Molise merita di essere apprezzata anche per le focacce i e i pani ‘conditi’. Antiche ricette contadine nate nelle cucine più umili, dalla necessità di sfamarsi con quel che c’era in dispensa – i ciccioli ottenuti durante la lavorazione dello strutto, il guanciale, qualche pezzo di caciocavallo o di pecorino, le acciughe – o con gli ingredienti coltivati nell’orto di casa, come le cipolle, le bietole, i peperoncini. Continua a leggere

PIZZ’ONTA, LA PIZZA FRITTA D’ABRUZZO

[vc_column_text width=”1/1″ el_position=”first last”]

Pizz'onta abruzzesePizzondella, pizzetta, pizz’onta: così viene chiamata in Abruzzo la pizza fritta. Il nome che rappresenta meglio questa golosa specialità, però, è l’ultimo, “pizza unta” – onta nel dialetto pescarese –, che lascia subito pregustare la sua irresistibile spugnosità, dovuta alla frittura in abbondante olio di oliva – come vuole la tradizione – o di semi. L’impasto si ottiene lavorando la farina con lievito, acqua, qualche cucchiaio di strutto – spesso sostituito dall’extravergine – e di latte, due ingredienti che lo rendono morbidissimo. Va gustata caldissima, dopo aver fatto asciugare l’olio in eccesso su un foglio di carta da cucina. Continua a leggere

IL PICCOLO FARRO O MONOCOCCO, UN CEREALE DA RISCOPRIRE

[vc_column_text width=”1/1″ el_position=”first last”]

Insalata di Piccolo FarroProtagonista delle zuppe, oggi lo è sempre di più anche di fresche insalate estive con il riso o altri cereali. Il piccolo farro si accompagna (cotto) ad ortaggi crudi come carote, finocchi, sedano bianco in aperitivi e buffet. Considerato il ‘padre’ di tutti i cereali, è un piccolo granello che 12mila anni fa segnò la nascita dell’agricoltura nella regione della Mezzaluna Fertile, tra l’Egitto e la Mesopotamia. Continua a leggere

STREET FOOD: LA TRADIZIONE GASTRONOMICA LOCALE SI METTE IN VIAGGIO

street food1Tempo d’estate, di serate con amici, di passeggiate all’aria aperta e di piccole concessioni al palato, tra voglie di dolce e di salato. È l’estate la stagione perfetta per lasciarsi sorprendere da sapori e profumi che ci vengono incontro per le strade dai piccoli locali di un lungomare o dal centro storico di una città. O, ancora,  da furgoncini e Apecar colorate delle cucine itineranti, che attraversano il Paese in lungo e in largo diffondendo le diverse tradizioni gastronomiche locali con il cibo da strada: pizza napoletana, arancini siciliani, lampredotto toscano, tigelle modenesi, panini con la milza siciliani e poi ancora dolci e birre artigianali e tanti altri piatti da scoprire. Pratici spuntini, piccole scoperte, grandi gioie per il palato a prezzi contenuti. Molte le occasioni per lasciarsi tentare dalla varietà di leccornie tipiche di ogni regione.

Lo “Streetfood village” dell’ Associazione Streetfood raggiungerà dal 26 al 28 giugno Vercelli,  Pescara (il 3, 4 e 5 luglio sul Lungomare Colombo) e Belluno, prima di arrivare a Rimini con il sole di agosto. Differente l’itinerario di altri food trucks provenienti da tutta Italia che dal 10 al 12 luglio saranno nel bellissimo Castello di Bardi (Parma) per proporre un’ampia offerta di cibo da strada, tra cui arrosticini di pecora abruzzese, tigelle, pittule salentine, polpette, pizze fritte, fish and chips all’italiana, farinata di ceci, dolci napoletani, le immancabili birre e gelati artigianali.

Dall’8 al 12 luglio lo street food trova spazio  anche nella manifestazione dedicata alla pallacanestro “Basket in the street” a Salerno. Nell’area food venti stand di prodotti locali e provenienti da altre regioni, e ospiti gli  esperti di cibo da strada, come l’ex rugbista Chef Rubio.

Dal 23 al 26 luglio, lo street food tenterà abitanti e turisti di Trapani, nell’antica piazza del Mercato del pesce per la settima edizione di “Stragusto”, una ghiotta occasione per assaporare le migliori ricette della cucina mediterranea italiana e non solo. Tra i must della cucina siciliana, non mancherà u pani ca’ meusa, il pane con la milza, in uso già nel Medioevo. Famosa, oggi, la ricetta dello street food chef Antonio Buffa di Palermo, detto Nino ‘U Ballerino, che da pochi giorni ha ottenuto il riconoscimento anche dalla guida Gambero Rosso per l’edizione 2016.

Cibo da strada anche in versione vegana:  ricette speciali per la terza edizione del Festival Vegano a Novara, dal 3 al 5 luglio, nel Parco dell’Alea e in piazza Puccini , con spettacoli di teatro di strada e musica dal vivo.

 

LA PIZZA ALL’ACQUA DI MARE, SAPORITA E SENZA SALE

guglielmo vuolo_ dal sito aisnapoli.it

www.aisnapoli.it

Sapore di sale, sapore di mare. L’ultima novità nel mondo della pizza non poteva che arrivare da Napoli, grazie all’intuizione e alla ricerca innovativa del maestro pizzaiuolo Guglielmo Vuolo (in foto a sinistra) che recentemente ha presentato la pizza all’acqua di mare. Cinquemila le pizze sfornate in fase di sperimentazione per mettere a punto il nuovo impasto in cui alla farina e al lievito di birra si unisce l’acqua di mare opportunamente trattata, che consente di eliminare completamente il sale e il cloruro di sodio, tra i responsabili dell’ipertensione arteriosa.

Il risultato? Un impasto soffice e leggero, per una pizza più digeribile che oltre ad essere gustosa fa anche bene. L’innovazione nella lista degli ingredienti modifica anche la tecnica di lavorazione: l’assenza di sale aumenta infatti il tempo di lievitazione a temperatura ambiente, portandole dalle tradizionali sei-otto ad oltre venti.

Nuovo impasto, nuova tecnica, nuova pizza

Per esaltare le caratteristiche del nuovo impasto a base di acqua di mare, Guglielmo Vuolo ha ideato anche una nuova pizza: la Portulaca, dal nome di un’insalata tipica della Campania ma poco usata, che qui viene bagnata con l’acqua di mare e diventa la protagonista di un originale condimento dal sapore tutto mediterraneo: olive anchovy pizzapomodoro San Marzano essiccato al sole, alici di Cetara e olive nere.

Acqua di mare, sì, ma non una qualunque!  

I più scettici possono stare tranquilli:  quella usata nell’impasto è un’acqua microbiologicamente pura, ottenuta con una tecnica realizzata dalla società pugliese Steralmar di Bisceglie risultato di una sperimentazione in collaborazione con il Consiglio Nazionale delle Ricerche.

La pizza. Sempre uguale, sempre diversa

L’impasto con l’acqua di mare – che pare abbia già un precedente a Reggio Emilia, con il pizzaiolo Giovanni Mandara – non è la prima rivoluzione nel mondo dell’arte bianca.  Accanto alla pizza tradizionale napoletana e alle varianti di condimento, negli ultimi anni, profumate e fumanti hanno fatto la loro comparsa sulla tavola anche la pizza per vegetariani e per vegani, la pizza biologica, la pizza gourmet con i suoi spicchi di sapori diversi e quella fritta al carbone vegetale. Insomma, se la regina pizza invita ogni giorno a tavola la fantasia, la tradizione e la ricerca, a noi non resta che unirci a loro e gustare ogni portata, lasciandoci conquistare dai profumi, dai sapori e colori  che, anche senza tuffi in acqua di mare, sono un’immersione in un mondo buonissimo.

IL CIAUSCOLO MARCHIGIANO, L’UNICO SALAME SPALMABILE

[vc_column_text width=”1/1″ el_position=”first last”]

www.piaceridellavita.com

www.piaceridellavita.com

I contadini se lo concedevano a metà mattinata, spalmato sul pane, per ritemprarsi dalle fatiche del lavoro nei campi. Il ciauscolo è un celebre salume marchigiano a marchio IGP, prodotto nei numerosi borghi compresi tra le province di Ancona, Macerata e Ascoli Piceno. Si caratterizza per il colore rosato, il deciso profumo di spezie e il gusto sapido ma delicato al tempo stesso, ma soprattutto per la consistenza spalmabile, che lo differenzia da qualsiasi altro insaccato presente sul mercato. Continua a leggere

LUMACHELLE, CICALE E TORTUCCE: LO STREET FOOD DI ORVIETO

[vc_column_text width=”1/1″ el_position=”first last”]

Lumachelle, cicale, tortucce, pizza sotto al fuoco: passeggiando tra le stradine di Orvieto, tra una visita e l’altra alle sue bellezze artistiche e paesaggistiche, è impossibile resistere all’invitante profumo dei cibi di strada locali, proveniente da panetterie e chioschi della cittadina umbra. Continua a leggere

L’IMPORTANZA DEL LATTE NELL’ALIMENTAZIONE DEI BAMBINI

[vc_column_text width=”1/1″ el_position=”first last”]

Child drinks milkBambini e adolescenti bevono sempre meno latte e mangiano pochi latticini. Il motivo principale, secondo una recente ricerca internazionale pubblicata sulla Nutrition Reviews, è nel comportamento dei genitori che ne consumano sempre meno. Continua a leggere

GLI ITALIANI SCOPRONO LA PASSIONE PER LA BIRRA ARTIGIANALE

[vc_column_text width=”1/1″ el_position=”first last”]

Birra artigianaleUn italiano su due a tavola preferisce la birra. Prima era consumata prevalentemente nei pub, con hamburger o hot dog, oggi è scelta con sempre maggiore frequenza per accompagnare il pasto quotidiano. Primi di terra e di mare, secondi di carne o di pesce, contorni, piatti unici, uova, pizze e focacce, finanche i dolci. Ogni portata può essere accompagnata da una birra: bionda, rossa o scura; con malto, di frumento o con il luppolo, alcolica o anche analcolica. L’importante è che sia artigianale, a fermentazione naturale. È una vera rivoluzione culturale quella che ha contagiato il nostro Paese. Se il 51,6% della popolazione rimane fedele al vino, ben il 45,3% a tavola preferisce la birra (dati Istat). Continua a leggere

“PIZZA E FICHI”

[vc_column_text width=”1/1″ el_position=”first last”]

www.enzococcia.com

www.enzococcia.com

Molti pensano sia solo un’espressione popolare romana. Oggi lo è ed è anche molto diffusa, ma l’espressione nasce da una pietanza povera, la pizza con i fichi, che affonda le radici nell’antica Roma, e rappresentava la classica merenda di fine estate, uno street food ante litteram ottenuto acquistando un schiacciata di pane, che per le strade della capitale dell’Impero si trovava un po’ ovunque, e accompagnandola con dei fichi che si trovavano lungo le strade della città. Continua a leggere

IL CUORE DI PANNA CHE RENDE “SEXY” LA BURRATA

[vc_column_text width=”1/1″ el_position=”first last”]

Gli americani la chiamano sexy cheese. Mentre Alberto Marcomini, tra i maggiori esperti e affinatori di formaggio, unico italiano ad essere insignito in Francia del titolo di maitre fromager, il prestigiosissimo diploma di cavaliere dei «Taste-fromages de France», già dieci anni fa definì la Burrata il formaggio ideale degli innamorati, per quel contrasto tra il “sacco” esterno e il “cuore di panna”. Continua a leggere

BOLLITA O ALLA GRIGLIA LA PANNOCCHIA FA BENE

[vc_column_text width=”1/1″ el_position=”first last”]

mais arrostitoQuando Cristoforo Colombo arrivò a Hispaniola, nelle Antille, la prima colonia del Nuovo mondo, tra il 1492 e il 1493, gli indigeni Arahuaco già consumavano pannocchie bollite o arrostite. Continua a leggere

L’IDEA ANTISPRECO CHE CONVIENE: LASTMINUTESOTTOCASA.IT

macelleriaAcquistare cibi freschi a un costo ridotto, grazie alle tante offerte che ogni giorno ci vengono proposte da supermercati e negozi sotto casa. È un gesto che compiamo sempre più di frequente, per risparmiare sulla spesa quotidiana e ritrovarci, a fine mese, col portafogli un po’ meno leggero.

E da oggi, approfittando degli sconti potremmo non solo fare del bene alle nostre tasche, ma anche aiutare i negozianti a non ritrovarsi, a fine giornata, con merce invenduta, contribuendo così a diminuire l’allarmante fenomeno dello spreco alimentare. Come? Con Last Minute Sotto Casa, un innovativo progetto nato negli spazi dell’IP3, l’Incubatore di Imprese Innovative del Politecnico di Torino – il più importante incubatore universitario esistente in Italia e uno dei principali in Europa –, dalla mente di Francesco Ardito e Massimo Ivul, entrambi con una pluridecennale esperienza nella comunicazione – rispettivamente nel campo del project management e dello sviluppo di software.

Last Minute Sotto Casa è una piattaforma online che favorisce l’incontro tra commercianti e consumatori che abitano nello stesso quartiere, permettendo ai primi di smaltire i prodotti in scadenza e quelli freschi – rimasti invenduti nel corso della giornata e destinati perciò ad essere gettati nel cassonetto – e ai secondi di usufruire di offerte convenienti. Per iniziare a utilizzare il servizio basta registrarsi gratuitamente all’indirizzo lastminutesottocasa.it, selezionando un account (negozio o cliente) e specificando la propria posizione geografica – l’indirizzo dell’esercizio commerciale per il negoziante, quello della propria abitazione per il consumatore. Quest’ultimo potrà scegliere, inoltre, il genere di proposta che desidera ricevere (scegliendo tra prodotti di panetteria, gastronomia, macelleria, pasticceria, frutta e verdura, ma anche enoteche, pescherie e self service) e la distanza massima del negozio da casa, dall’ufficio o da qualunque altro indirizzo indicato. A questo punto, l’esercente sarà pronto a inserire la sua offerta, con data e ora di scadenza, e il cliente riceverà alla propria casella di posta elettronica l’offerta che risponde meglio alle sue esigenze.

cibo sprecatoDurante la fase di collaudo nella zona di Santa Rita a Torino, durata alcuni mesi, il servizio è stato testato in particolare su panetterie e bar, che spesso a fine giornata si ritrovano con grosse quantità di pagnotte, tranci di pizza, cornetti e cibi pronti che il giorno seguente non potranno più essere messi in vendita, finendo così, inevitabilmente, tra i rifiuti.

Ed ora Last Minute Sotto Casa è già disponibile sull’intero territorio nazionale e da Nord a Sud della Penisola sarà possibile approfittare di sconti “personalizzati”, dando una mano ai negozianti e all’ambiente.

Tecnologia e idee anti-spreco, insomma, vanno sempre più a braccetto, come dimostrano le ultime, interessanti iniziative nate per impedire che il cibo sia buttato via, sfruttando le potenzialità della rete. Per ricordare le più recenti: I Food Share è sito web che permette ai cittadini di condividere il cibo in eccedenza nella propria dispensa – naturalmente in ottimo stato –, mentre Breading, un’app per smartphone e tablet attualmente in via di sperimentazione a Milano e Bergamo, consentirà a panettieri e fornai di donare il pane invenduto ad enti e associazioni no-profit che si occupano della distribuzione gratuita di generi alimentari.

I CIBI “SANI” PER GUSTARE I MONDIALI IN TV

[vc_column_text width=”1/1″ el_position=”first last”]

Group of multinational people eating pizza during the break in football matchCi siamo, mancano davvero poche ore al fischio di inizio del match che aprirà ufficialmente i Mondiali di Calcio 2014. Milioni gli italiani che saranno letteralmente inchiodati al divano a seguire in tv minuto per minuto  le imprese degli Azzurri. Continua a leggere

FERDINANDO IV DI BORBONE E LA TIELLA DI GAETA

[vc_column_text width=”1/1″ el_position=”first last”]

“ La si mangia a quarti, senza l’aiuto delle posate. Non c’è gusto se non la si prende tra le dita. La prima verifica della riuscita si effettua sul requisito della compattezza. Continua a leggere

FOOD TRUCK: LO STREET FOOD È MOBILE!

Esistono ovunque nel mondo e vendono principalmente panini, ma anche pizze, frittura, dolci e gelati. Sono i foodtruck, i furgoncini più o meno grandi su cui si cuoce e si serve street food, cibo da strada. E il prossimo 30, 31 maggio e 1 giugno si ritroveranno a Milano per “Streeat”, il primo festival italiano di Food Truck.

foodtruck anteprimafurgone_ambulante

Non si sa precisamente quanti ne esistono, in Italia come negli altri Paesi del mondo, ma sono un fenomeno in crescita. Negli Stati Uniti i più diffusi sono quelli che vendono hotdog, mentre in Italia preparano i classici panini. In Grecia sui foodtruck ci finiscono soprattutto ghiros pita, mentre in Spagna Bocadillos e emapanadas. In Germania con il tempo hanno sostituito i chioschi e vendono principalmente wurstel e zuppe. Caratteristici sono quelli romani “attrezzati” con il girarrosto per il panino con la porchetta di Ariccia. O quelli napoletani attrezzati per vendere fritture di terra o di mare, servite nel tradizionale “cuoppo” e “’o pero e ‘o musso” del maiale, ma anche trippa. In Toscana, invece, preparano e servono il panino con il Lampredotto.

pizzaemortazzaMolto diffuso nel nostro Paese anche l’Ape della Piaggio (il cosiddetto “tre ruote” o “motoretta”) predisposto per la vendita di gelati e granite. A Roma è un successo l’ape “Pizza e mortazza che propone la classica focaccia con la mortadella. A Napoli, invece, dove gli Ape della Piaggio sono stati utilizzati per la prima volta per vendere cibo da strada, arriva l’idea di una start-up innovativa: APEritivo , per happy hour e brindisi di cerimonie itineranti.

Ma i Foodtruckers italiani hanno molto ancora da imparare da quelli americani o cinesi, e più di recente, da quelli giapponesi che possono contare su dei veri e propri camion attrezzati, con sofisticate e tecnologiche cucine, che all’occorrenza si aprono per fare spazio a tavolini o banchi per degustazione. Rispetto al passato quando i furgoni o altri mezzi come gli Ape della Piaggio venivano trasformati e attrezzati artigianalmente, oggi i foodtruck sono realizzati dalle case costruttrici e personalizzati secondo le esigenze.

La Fabbrica del Vapore a Milano, location dell’evento, in quei giorni si trasformerà in una vera e propria fiera del cibo da strada dove sarà possibile provare cibo di tutto il mondo. L’evento si è arricchito giorno dopo giorno oltre che di partecipanti anche di eventi collaterali come convegni e workshop organizzati in collaborazione con SlowFood, ActionAid e il patrocino di Expo2015, che vedranno protagonisti professionisti del calibro di Chef Rubio e Don Pasta.

Il furgoncino come negozio!

Finito il tempo dell’improvvisazione oggi i foodtruck, anche i più piccoli si presentano come veri e propri negozi viaggianti, con tutti i confort necessari a soddisfare anche i palati più raffinati. Un’esigenza dettata dal fatto che benché riescano ancora a catturare l’attenzione degli avventori, sottraendoli ai locali tradizionali, la concorrenza è forte e agguerrita. E così oltre alla qualità dei cibi, così come avviene nei negozi tradizionali, la battaglia con friggitorie, gastronomie e altri fastfood tradizionali si gioca sul design, sugli arredi, sui particolari e sulle stoviglie utilizzate, anche se di plastica o carta. E più di recente su cibi e prodotti: rigorosamente di qualità. Tanto che molti camioncini stanno diventato veri e propri punti ristoro gourmet!

La tecnologia ed in particolare smartphone, app e social network, infine, ha amplificato ulteriormente il fenomeno e oggi i foodtrucker interagiscono con i loro avventori che possono seguirne la posizione e sapere quando sono presenti nel proprio quartiere o in luoghi d’interesse, i menù del giorno e le specialità, ma anche prenotare il proprio snack o pasto.

Un po’ di storia

food truck storiaQuello dei FoodTruck è un fenomeno che si fa risalire al 1872 e alla diffusione dei primi carretti a traino che vendevano salsicce calde per le vie di New York e Manhattan. Da allora è stato un crescendo di mezzi adibiti alla vendita di cibo in mobilità. Subito dopo i carretti arrivano le biciclette a cui erano legati piccoli rimorchi o costruite appositamente per la vendita di alimenti. Con la nascita e la diffusione di auto e camion con motore a scoppio, già verso la fine del 1800, inizia il fenomeno dei foodtruck. In Italia i primi furgoncini che vendono cibo per strada si iniziano a vedere nei primi decenni del ‘900 e sono “paninoteche” mobili che contribuiranno – e non poco – alla diffusione di cibi e prodotti nel nostro Paese. Nel 1948 con la diffusione degli Ape Piaggio, questo segmento si espande ulteriormente grazie alla economicità e versatilità del mezzo che consente di essere “attrezzato” con piccoli investimenti.

Una curiosità. Negli Stati Uniti sono così tanti che il Comune di New York, come molti altri, sta valutando la necessità di fare una norma per regolamentarne l’attività.

 

 

MEGLIO UN UOVO OGGI…

[vc_column_text width=”1/1″ el_position=”first last”]

uovaCrudo o cotto da secoli l’uovo (di gallina) è uno dei protagonisti indiscussi dell’alimentazione e della cucina. L’ovetto fresco, che oggi è quasi scomparso dall’alimentazione, demonizzato dalle campagne anticolesterolo degli anni ’90 e 2000, è nell’immaginario collettivo, soprattutto di quarantenni, cinquantenni e sessantenni la soluzione a tanti problemi di salute. Lo si beveva direttamente dal guscio praticando un piccolo foro nella parte superiore. L’alternativa era mangiarlo a zabaione, una crema ancora oggi protagonista della colazione di tanti italiani: il tuorlo si lavora con lo zucchero a cui viene aggiunto un po’ di caffè o vino liquoroso. In cima ai consigli della nonna in caso di malattia o fiacchezza, ma anche dopo sforzi o lavori manuali, è stato per lungo tempo considerato – non a torto – uno degli alimenti più energizzanti e nutrienti. Continua a leggere

I WURSTEL, NON SOLO HOTDOG

[vc_column_text width=”1/1″ el_position=”first last”]

wurstelIn Germania cucinati con il curry rappresentano il piatto nazionale, tanto che i piatti di CurryWurst venduti ogni anno sono circa 800 milioni. Nel nostro Paese non sono così diffusi ma il loro consumo è in costante crescita negli ultimi anni e nel 2013 ha raggiunto le 69.200 tonnellate prodotte (+3% rispetto al 2012, fonte Assica). Continua a leggere

COSA METTERE NEL CESTINO DEL PICNIC A PASQUETTA

[vc_column_text width=”1/1″ el_position=”first last”]

cestino da picnic La gita fuori porta del lunedì in Albis è un “rito” irrinunciabile per molti italiani. E con essa il picnic. Una breve “fuga dalla città”, alla ricerca di un angolo verde dove trascorrere una giornata di relax e allegria in compagnia degli amici, Continua a leggere

RICOTTA, PROTAGONISTA DELLA PASQUA

[vc_column_text width=”1/1″ el_position=”first last”]

ricottaConsiderata per secoli cibo dei poveri, perché prodotta dai pastori, negli ultimi decenni la ricotta è diventata la regina della cucina e nel tempo la vera protagonista della Pasqua. Continua a leggere

250Sono i grammi di salumi che ogni italiano, in media, consuma nel periodo di Pasqua

 

 

 

 

 

 

 

Salumi di PasquaUna volta i salumi si consumavano solo a Pasqua o in poche feste importanti, anche familiari, come i sacramenti. Oggi sono disponibili tutto l’anno ma è rimasta la tradizione di mangiarli durante la Settimana Santa. Una consuetudine alimentare che affonda le radici nel Medioevo ed è legata alla macellazione del maiale che avveniva tra il 13 dicembre, festa di Santa Lucia, e il 14 gennaio, quando la Chiesa Cattolica celebra Sant’Antonio.

A seconda delle regioni italiane nei giorni della Settimana Santa si consumano salame o coppa, capocollo o soppressate, pancetta arrotolata, salsiccia dolce o piccante, culatello, la ‘nduja calabrese, ma anche prosciutto crudo e cotto. Generalmente si servono come antipasto, prima o dopo il secondo piatto. In alcune regioni si accompagnano con la ricotta salata e le uova sode, come nella “fellata” napoletana, il piatto di affettati che si consuma il giorno di Pasqua.

La varietà di salumi che si portano a tavola affettati è influenzata dal territorio e così a Milano e più in generale in Lombardia si usa il salame milano e la Spianata, mentre a Napoli è d’obbligo quello “napoletano” classico o quello di Mugnano del Cardinale a cui si affiancano Capocollo e Sopressata. In Toscana la Finocchiona, nel Lazio la Ventricina, nelle province di Parma e Piacenza il salame Strolghino e la Coppa, in Calabria la salsiccia.

Secondo Assica (Associazione Industriali delle Carni e dei Salumi aderente a Confindustria), nonostante il momento critico dei consumi dei salumi, gli italiani rispetteranno le tradizioni alimentari legate alle festività con un consumo previsto di circa 13.000 tonnellate di salumi, tra salami, coppe e capocolli per un valore di circa 30 milioni di euro. Tale quantità è data non solo da quelli da affettare ma soprattutto da quelli impiegati nelle preparazioni di torte e pizze salate come il famoso “casatiello” napoletano, pani e panini ai salumi, o nel ripieno della pasta all’uovo, come tortelli, ravioli e cannelloni.

Oggi a Pasqua si consumano salumi stagionati o comunque al giusto punto di conservazione, diversamente dai secoli scorsi quando il giorno della Risurrezione era propiziatorio per aprire ed assaggiare i salami freschi ottenuti dalla macellazione fatta tra dicembre e gennaio, in particolare quelli più deperibili, “insaccati” nel duodeno. Potevano essere conservati più a lungo, invece, i salami e i salumi preparati con il grosso intestino e molti mesi per quelli preparati con l’ultimo tratto, denominato gentile (o “culare”). In modo analogo, avveniva per le coppe o capicolli: avevano una stagionatura più breve delle spalle e dei prosciutti, pronti dopo molte stagioni e quindi denominati prodotti stagionati. Da non dimenticare che vi erano anche prodotti salumieri di più o meno rapido consumo, come le salsicce, i cotechini e gli zamponi, utilizzati entro la primavera successiva la macellazione.

Il salame e i salumi più in generale per diversi secoli hanno rappresentano una preziosa quanto gradita merce di scambio. Con uno o più salami che si ottenevano dalla macellazione del maiale, conservati gelosamente, generalmente si pagavano prestazioni professionali di medici, farmacisti, avvocati o notai.

 

 

I CIBI “SANI” PER GUSTARE I MONDIALI IN TV

[vc_column_text width=”1/1″ el_position=”first last”]

Mondiali di Calcio_ciboMancano esattamente due mesi all’inizio dei Mondiali di Calcio, la competizione sportiva più attesa, seguita non soltanto da appassionati e intenditori. Dal 12 giugno al 13 luglio saranno numerosi gli italiani che, per seguire le performance degli Azzurri in Brasile, sposteranno pranzo o cena dalla tavola al divano, chiamando all’appello amici o parenti con i quali condividere non solo “gioie e dolori” sportivi, ma pure piatti sfiziosi che creano subito un’atmosfera di festa e allegria. Continua a leggere

RUCOLA, UN TOCCO DI GUSTO IN PIÙ

[vc_column_text width=”1/1″ el_position=”first last”]

Rucola

Gli italiani sono grandi consumatori di rucola. Con il suo sapore leggermente amaro, a volte quasi piccante, quest’erbetta diffusissima nel nostro Paese stuzzica il palato ed è molto apprezzata nelle cucine della Penisola. Continua a leggere

I 10 PIATTI PIÙ DIFFUSI CON IL PROSCIUTTO COTTO

[vc_column_text width=”1/1″ el_position=”first last”]

Dopo il pomodoro e il formaggio (compresa la mozzarella), il prosciutto cotto è senza dubbio l’ingrediente più utilizzato in cucina e, dunque, più presente nell’alimentazione quotidiana. L’antropologo alimentare Giovanni Ballarini lo identifica come il “camaleonte della cucina” per la sua capacità, come il noto rettile, di adattarsi alle più diverse preparazioni, da un semplice toast, che per una delle più note catene di fast food è tra i prodotti più venduti, a paste e timballi, risotti, frittate e involtini, fino a raffinati piatti gourmet. Continua a leggere

‘U SFINCIUNI DI PALERMO

[vc_column_text width=”1/1″ el_position=”first last”]

sfincione palermitanoUn soffice impasto ricoperto da un sugo a base di pomodoro, cipolle e acciughe, completato da pezzetti di caciocavallo ragusano e cotto nel forno a legna. Lo sfincione – ‘u sfinciuni in dialetto siciliano –, è una sorta di pizza diffusissima a Palermo come street food: Continua a leggere

IL PROFUMO DEL PANE AL RISVEGLIO

“Non conosco il prezzo del pane perché lo faccio in casa con i miei figli”. L’esternazione del Primo Ministro inglese David Cameron di inizio ottobre è solo la punta dell’iceberg di un fenomeno che sta conquistando i cuori e le cucine di mezzo mondo: il pane fatto in casa. Complici i robot, che ha dichiarato di usare lo stesso Cameron, svegliarsi con la casa impregnata dell’odore di pane appena sfornato non è più un sogno di pochi. E anche l’Italia non si sottrae alla moda dell’homemade bread. Secondo una recente indagine Swg per Coldiretti, il 19% degli italiani lo fa sempre più frequentemente, godendosi al risveglio la genuinità del pane caldo. Un dato che trova conferma anche nell’incremento di vendite al dettaglio di farina (+2% nei primi otto mesi del 2013).

Happy children cooking homemade pastrySemplice da realizzare, anche senza l’aiuto di robot o macchine del pane che, come ha sostenuto il premier inglese, richiedono solo 30 secondi, il tempo di versarvi gli ingredienti.

La ricetta è alla portata di tutti e richiede poco tempo. Bastano acqua, farina, lievito di birra e un po’ di sale (a meno che non siate toscani!). L’impasto ottenuto dalla lavorazione va lasciato lievitare per circa 2 ore e mezza a temperatura ambiente (non meno di 25°) e cotto in forno per 30-40 minuti, secondo i gusti.

Sia che si prepari a mano, sia che lo si faccia con una macchina o un robot, l’importante è lavorare bene l’impasto. Nel primo caso risulta essere anche un buon “esercizio” domestico. Il sale va messo sempre alla fine della lavorazione, perché se lo si aggiunge assieme agli altri ingredienti la farina non riesce ad incorporare bene il lievito che non svolgerà al meglio la sua funzione. L’impasto così ottenuto, che deve essere compatto, morbido e non umido (altrimenti bisogna lavorarlo ancora con un po’ di farina), va lasciato riposare e lievitare, preferibilmente coperto, in una terrina.

Infinite le varianti, che prevedono l’aggiunta dell’olio extravergine di oliva, da molti unito alla ricetta base per ammorbidire il pane, di spezie o salumi, di verdure o cereali – quello ai cereali è proprio uno dei tipi di pane più richiesti oggi. L’unico limite alla creatività è la fantasia, sia negli ingredienti che nelle forme. L’impasto del pane, peraltro, rappresenta la base per molte preparazioni: pizze e focacce, torte salate, bocconcini sfiziosi.

Fare il pane in casa non è un ritorno al passato perché da almeno 2.500 anni, nelle grandi città come nei piccoli paesi, lo si acquista dai fornai. È, invece, tradizione contadina prepararlo in casa e cuocerlo nei forni a legna. Tant’è che da secoli c’è l’usanza, andata un po’ persa negli ultimi anni, di andare a comprarlo in campagna.

Per scelta o per necessità, il pane fatto in casa ha il vantaggio di essere consumato fresco, appena sfornato e, se fatto in famiglia con i bambini, può avere anche una funzione educativa.

LE SPECIALITÀ DELLA TRADIZIONE ITALIANA SECONDO L’UE

marchio STGIn Italia sono due i prodotti con marchio STG, Specialità Tradizionali Garantite: la pizza e la mozzarella. Il riconoscimento è stato introdotto dall’Unione Europea nel 2006 con il regolamento no 509/2006, che ha sostituito quello CEE no 2082 del 1992 relativo alle Attestazioni di specificità dei prodotti agricoli e alimentari, e si riferisce ad “alimenti ottenuti con materie prime della tradizione e da un processo di lavorazione considerato tradizionale”, che si tramanda nel tempo.

I prodotti STG sono specialità gastronomiche o prodotti agricoli presenti sul territorio europeo da almeno trent’anni, appartenenti, quindi, alla memoria gastronomica del Vecchio Continente.

Meno famosa della Denominazione di Origine Protetta (DOP) e dell’Indicazione Geografica Protetta (IGP), la certificazione di Specialità Tradizionale Garantita si differenzia dalle altre per due elementi fondamentali: il processo di lavorazione e gli ingredienti utilizzati. Il marchio STG, infatti, non pone l’accento sulla località in cui è prodotto un determinato alimento, come avviene per l’IGP o per la DOP.

 

pizza[vc_text_separator title=”Sua maestà la pizza” title_align=”separator_align_left” width=”1/1″ el_position=”first last”]

La storia della pizza napoletana supera di gran lunga il periodo di trent’anni necessario per ottenere il marchio STG. Molti sanno che la margherita nasce nel 1889, come omaggio del pizzaiolo Raffaele Esposito alla regina Margherita di Savoia, ma le origini della pizza sono ancora più antiche: l’editore di origine partenopea Francesco De Bouchard, nel suo libro Usi e costumi di Napoli, del 1866, parla già di una pizza “coll’aglio e l’oglio” e con “spicchi d’aglio trinciati minutamente” – la “marinara” – e persino del “calzone”, ottenuto “ripiegando la pasta su se stessa”.

L’impasto è semplice e leggerissimo, a base di farina di frumento, acqua e lievito. La pizza napoletana è entrata a far parte delle Specialità Tradizionali Garantite nel 2010.

 

 

[vc_text_separator title=”Origini antiche per la mozzarella” title_align=”separator_align_right” width=”1/1″ el_position=”first last”]

mozzarella frescaDal 1998 parte dei prodotti con “Attestazione di specificità” riconosciuti dal vecchio regolamento CEE del 1992, la mozzarella ha fatto il suo ingresso nella rosa delle Specialità Tradizionali Garantite con l’entrata in vigore del nuovo riconoscimento del 2006. Il marchio non va confuso con quello DOP conferito alla Mozzarella di bufala campana; la mozzarella STG, infatti, a differenza della “sorella”, è prodotta con latte vaccino.

Il delicato latticino ha un’origine antichissima, anche se non completamente certa: alcune fonti lo fanno risalire addirittura al IV secolo a.C., periodo della colonizzazione greca dell’Italia meridionale. Secondo altri, sarebbe nato a Capua molto tempo dopo – intorno al 1100 –, quando i monaci facevano rifocillare i pellegrini dando loro un formaggio “mozzato”.

 

 

[vc_text_separator title=”Uno sguardo oltre confine” title_align=”separator_align_center” width=”1/1″ el_position=”first last”]

Fuori dall’Italia, sono nove i Paesi che hanno conquistato il prestigioso riconoscimento, ciascuno grazie a una o più specialità gastronomiche. Eccoli:

[vc_column_text width=”1/3″ el_position=”first”]

Spagna
Come nel nostro Paese, anche qui le STG sono due. La prima è il Jamon serrano, il famoso prosciutto crudo ottenuto dalle zampe posteriori del maiale, salate e fatte stagionare per quattordici mesi in ambienti di montagna. I deliziosi panellets – pasticcini di marzapane preparati in occasione del I novembre, festa di Ognissanti – sono l’altra specialità spagnola.

[/vc_column_text] [vc_column_text width=”2/3″ el_position=”last”]

Finlandia
Anche qui troviamo due specialità tradizionali. La prima è il Kalakukko, un pasticcio formato da un impasto di farina di segale, burro fuso e sale, steso all’interno di un tegame e farcito con pesce e carne di maiale. La pietanza va cotta in forno con tempi lunghissimi, che sfiorano le dieci ore. Anche l’impasto della karjalanpiirakka – la seconda specialità finlandeseè a base di farina di segale, ma, a differenza di quella del kalakukko, la farcitura di questa torta si è modificata più volte nel corso dei secoli – attualmente prevede riso e uova sode, nell’Ottocento era a base di riso e grano miglio e, prima ancora, di patate e grano saraceno.

[/vc_column_text] [vc_column_text width=”1/4″ el_position=”first”]

Svezia
La STG svedese è il Falukorv, una salsiccia prodotta con un impasto di carne bovina, equina e suina, che si consuma tagliata a fette e fritta.

[/vc_column_text] [vc_column_text width=”1/4″]

Francia
Qui il riconoscimento è arrivato di recente – a maggio 2013 – alle moules de bouchot, cozze allevate sulla costa atlantica della Francia.

[/vc_column_text] [vc_column_text width=”1/4″]

Olanda
Il Gouda, il celebre formaggio famoso anche nel nostro Paese – dove è noto semplicemente col nome di Olandese – è la specialità tradizionale nazionale.

[/vc_column_text] [vc_column_text width=”1/4″ el_position=”last”]

Polonia
L’alimento polacco che ha ottenuto la certificazione è il Kabanos, un insaccato molto sottile e lungo dai 30 ai 60 centimetri.

[/vc_column_text] [vc_column_text width=”1/3″ el_position=”first”]

Lituania
STG nazionale è lo skilandis, un salume affumicato a base di carne di maiale o manzo, con l’aggiunta di sale e aglio.

[/vc_column_text] [vc_column_text width=”1/3″]

Repubblica Ceca
La specialità del Paese è la špekáčky, una salsiccia affumicata.

[/vc_column_text] [vc_column_text width=”1/3″ el_position=”last”]

Slovenia
Chiudiamo questo viaggio tra le Specialità Tradizionali Garantite d’Europa con la prekmurska gibanica, un dolce con una base di pasta frolla ripieno di formaggio, noci, mele e semi di papavero.

[/vc_column_text]

N. 54

È il numero di pizze che un italiano mangia mediamente in un anno, almeno una a settimana

 

 

 

 

 

Pizza MargheritaGli italiani non riescono a fare a meno della pizza. Ne mangiano almeno una a settimana. C’è chi non mangia carne, chi rinuncia al gelato o ai dolci, in particolar modo alla cioccolata, ma alla pizza no. Tanto che in Italia, di pizze, se ne consumano oltre 3 miliardi l’anno.

Il dato è stato reso noto dalla Federazione Italiana Pubblici Esercizi (FIPE) in occasione del campionato mondiale per pizzaioli che si è tenuto a Napoli il 3 e 4 settembre. Anche tedeschi, francesi e spagnoli non sono da meno tanto che assieme all’Italia detengono il 78% del mercato mondiale di consumo di pizza. Un business che produce un giro d’affari stimato in 62 miliardi di euro.

Nel Bel Paese si contano 42mila pizzerie; quelle d’asporto sono 21mila. Circa 100mila gli addetti impiegati in questo settore: 65mila sono italiani, 20mila egiziani, 10mila marocchini e 5mila dell’Est Europa, dell’Asia e di altri Paesi. Al fianco delle oltre 63mila pizzerie ci sono inoltre 69mila ristoranti tradizionali, 6.500 ristoranti top e 5mila facenti capo alla categoria all’avanguardia.

Il costo di una pizza varia: dai 2,88 euro di quelle “al taglio” vendute nelle gastronomie, rosticcerie e panetterie ai 5,90 euro (altri sostengono che la media sia di 6,50) delle pizze tradizionali (servite nel piatto). I costi variano tra città e città ed è a Milano che la pizza è più cara, mentre la più economica si mangia a Reggio Calabria. A Napoli, però, dov’è nata, la pizza, che è considerata il cibo di strada per eccellenza, si può trovare anche a 1 euro. Consumata rigorosamente “a portafoglio” o “libretto”, cioè piegata in quattro, viene servita a questo prezzo (al massimo 1,50-2 euro) anche da pizzerie note, che non hanno voluto rinunciare alla storica tradizione.

4698 nuova

Sono le specialità alimentari italiane, secondo il censimento dei prodotti agroalimentari tradizionali delle regioni nel 2013 realizzato da Coldiretti.

 

 

 

 

cartina italia prodotti tipici

Fonte: Carniato

C’è la pizza ma ci sono anche le Lingue di suocera, gli anicini e il finocchio di Isola Capo Rizzuto, la Parmigiana di Melanzane e la Frittata pasquale, il mozzariello e la mozzarella, fino al fagiolo dente di morto e al pan nero. Sono solo alcuni dei 4.700 prodotti tipici del Belpaese che da tredici anni la Coldiretti cataloga a livello regionale in quella che è divenuta la più ampia e aggiornata mappa delle specialità gastronomiche italiane.

A loro sono affidate le sorti di oltre l’80% dei territori italiani nonché delle località turistiche, non solo estive. Sempre secondo Coldiretti, infatti, per il 35% degli italiani il successo di una vacanza dipende proprio dal cibo e dalle specialità enogastronomiche locali. Il cibo infatti è considerato l’ingrediente più importante della vacanza che batte la visita a musei e mostre, (29%), lo shopping (16%), la ricerca di nuove amicizie (12%), lo sport (6%) e il gioco d’azzardo (2 %). 

Per questo l’Italia è leader mondiale nel turismo enogastronomico a livello mondiale con oltre 24 miliardi di euro spesi dai turisti nazionali ed esteri nel Belpaese per consumare pasti in ristoranti, pizzerie, trattorie o agriturismi, ma anche per acquistare prodotti tipici, secondo l’analisi della Coldiretti dalla quale si evidenzia che è destinato alla tavola un terzo (33%) della spesa di italiani e stranieri in vacanza in Italia.

La tavola è il vero valore aggiunto delle vacanze Made in Italy e tra tutti gli elementi della vacanza, dall’alloggio ai trasporti, dai servizi di intrattenimento a quelli culturali, la qualità del cibo in Italia – precisa la Coldiretti – è quella che ottiene il più alto indice di gradimento tra i turisti stranieri e italiani. Quasi il 10% dei prodotti alimentari tradizionali censiti sul territorio nazionale si trova in Toscana dove se ne contano ben 463, ma sul podio sale anche la Campania con 387 specialità e il Lazio con 384. A seguire il Veneto (371), il Piemonte con 341 prodotti seguito da Emilia Romagna (307 specialità) e Liguria che può contare su 295 prodotti. 

Lo scorso anno i prodotti censiti erano 4.671, ma rispetto al 2000, quando è iniziato il lavoro di catalogazione a livello regionale, sono più che raddoppiati quest’anno, “sotto la spinta – sottolinea la Coldiretti – della forte crescita del turismo enogastronomico in Italia”.

 

Qui l’elenco di tutti i prodotti: http://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/327

 

UNA PIZZA “BIANCA” ALL’OMBRA DEL COLOSSEO

Far tappa nella Città eterna senza assaggiarla è un vero torto per il palato. La pizza bianca è uno dei cibi simbolo della Capitale e un classico Street Food, segnalato in tutte le guide e i ricettari del mondo. I romani la mangiano in qualsiasi momento della giornata, preferibilmente con la Mortadella, “la Mortazza”, ma è anche uno dei cibi più venduti in Italia. Ideale per uno spuntino, per accompagnare un pasto (infatti è servita in molti ristoranti al posto del pane), come take away.

I turisti ne vanno letteralmente pazzi: possono gustarla in piedi, magari mentre sono in coda per l’ingresso al Colosseo o per uno dei tanti siti archeologi ma durante una pausa rilassante nel verde di Villa Borghese.

La pizza bianca romana è costituita da un impasto di farina, acqua, sale, lievito di birra e può contenere anche malto d’orzo, un dolcificante naturale che grazie ai suoi zuccheri aiuta il lavoro del lievito. Il panetto, steso su una teglia e cosparso con olio extravergine di oliva – che conferisce alla focaccia l’inconfondibile caratteristica di friabilità – va infornato dopo una lievitazione di circa due ore. Al termine della cottura questa delizia va mangiata al naturale o farcita con i più svariati ingredienti. Per godere appieno della sua morbidezza è consigliabile consumarla calda o entro poche ore da quando è stata sfornata.

Un po’ di storia

Le origini del famoso cibo di strada sono sicuramente molto lontane, seppure non databili con precisione: i panettieri della Roma antica, infatti, avevano l’esigenza di individuare la temperatura giusta del forno a legna per cuocere il pane senza bruciarlo e pensarono a questo semplice ed economico impasto, pronto per essere infornato senza l’utilizzo di teglie. Nata quindi come una sorta di “esperimento”, la pizza bianca conquistò tutti, diventando nei secoli uno dei prodotti più amati dai romani e non solo. Oggi è prodotta da tutti i panificatori della Capitale e da numerosi fornai nella zona dei Castelli.

Tanti modi per prepararla

Complici i tanti programmi televisivi dedicati alla cucina, che spesso riprendono ricette del passato con l’aggiunta di un tocco creativo, la pizza bianca negli ultimi anni è stata riscoperta e proposta in molteplici varianti, talvolta con l’utilizzo di farine diverse da quella di grano tenero.

La farcitura classica è con la mortadella, a cui i più golosi possono aggiungere provola o formaggio fresco a proprio piacimento. Un’altra versione “storica”, realizzata qualche tempo fa anche dal pizzaiolo romano Gabriele Bonci a La Prova del Cuoco, è quella con fichi e prosciutto crudo – un connubio perfetto in cui il frutto particolarmente zuccherino incontra un alimento dal sapore deciso.

Il web ha contribuito ad accrescere la fama della pizza bianca, grazie ai food blogger che ogni giorno inventano nuovi piatti: ecco così la variante con farina buratto – più grezza rispetto a quella di frumento – mista a farina di farro bianca e integrale, spolverizzata di timo, sale nero di Cipro e ripiena di pomodorini Confit – la singolare ricetta è riportata da Laura Ottaviantonio sul suo blog Il gambero russo ed è ripresa ancora da un’idea di Bonci.