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POMODORI, OTTIMI E IMMANCABILI IN CUCINA

shutterstock_454912390In questo periodo dell’anno ci sono ancora gli ultimi e dolcissimi pomodori negli orti. Se non si ha la fortuna di averne uno, acquistarli in questo periodo significa pagarli meno rispetto all’inverno e comprare un prodotto di qualità maggiore.

Per chi ha voglia di provare a far crescere un piccolo orto in balcone, il pomodoro è una pianta capace di dare molte soddisfazioni perché, anche se piantata in vaso, riesce a dare ottimi frutti.shutterstock_282933632 È consigliabile preferire le piante innestate perché più semplici da gestire. Inoltre, è importante annaffiarli regolarmente e piuttosto abbondantemente quando fa caldo, è infatti una pianta che teme la siccità.

Il pomodoro è arrivato in Europa dalle Americhe, portato dagli Spagnoli nel XVI secolo. Inizialmente era una pianta utilizzata solo come ornamento perché considerata velenosa a causa della presenza della solanina, una sostanza a quei tempi considerata molto dannosa per l’uomo e quindi evitata in cucina.

Buonissimi e anche molto salutari, i pomodori sono infatti ricchi di vitamina C, un’importante fonte di licopene, un potente antiossidante, ma anche una fonte di betacarotene e di importanti fibre vegetali.

Che sia per smaltirne l’abbondanza dell’orto o per godere della bontà del frutto in questo periodo, i pomodori si possono utilizzare per preparare numerosissime ricette. shutterstock_244114837È il periodo giusto per preparare le conserve per avere a disposizione una passata di ottima qualità per tutto l’inverno, oppure cucinare dei dolcissimi pomodorini confit, cuocendoli in forno per un’ora e mezza a 120°, dopo averli tagliati e insaporiti con olio, sale e origano, buonissimi da mangiare da soli come antipasto oppure da unire alla passata per un sugo strepitoso.

Sono ottimi anche i pomodori ripieni. La fantasia non ha limiti, si possono farcire con riso, prosciutto e formaggio, oppure con una crema di tonno, con cous cous e verdure o anche mozzarella e olive o formaggio spalmabile e erba cipollina. Sono un ingrediente fondamentale per la parmigiana, il ragù, la pizza, l’amatriciana e ancora tantissime ricette della tradizione italiana.

CHISOLA COI GRASEI, LA FOCACCIA PIACENTINA CON I CICCIOLI

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araldo.blog.tiscali.it

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Morbida, dorata e fragrante, è tra più succulenti e longevi cibi di strada della tradizione dell’Emilia. La Chisola è una specialità di Borgonovo, un borgo immerso nel verde della Val Tidone, la valle del piacentino attraversata dal torrente omonimo: una focaccia impastata con farina, acqua, lievito e arricchita dai ciccioli di maiale, i grasei nel dialetto di Piacenza. Una schiacciata umile ma saporitissima e sostanziosa, che per secoli ha sfamato i contadini al lavoro nelle campagne nei dintorni di Piacenza: i ciccioli, ottenuti durante la lavorazione dello strutto, erano, infatti, un ingrediente ‘di recupero’ che non mancava mai nelle case più povere. È molto buona anche fredda, ma l’ideale è assaporarla appena tirata fuori dal forno, quando è calda e sofficissima. Continua a leggere

UN’ANTICA RICETTA DELLA CAMPAGNA LAZIALE, LA FRITTATA “ALLA BURINA”

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Se in frigo c’è della lattuga già sciacquata, magari avanzata dalla cena della sera precedente, un modo sfizioso per ‘riciclarla’ prima che appassisca è riscoprire un’antica ricetta della tradizione laziale: la frittata alla burina. È una golosa preparazione che ha come protagonista – oltre alle uova, naturalmente – la lattuga romana, la varietà dalle foglie allungate che nella Capitale viene utilizzata da sempre nella vignarola, la famosa zuppa primaverile di carciofi, fave e piselli freschi, oppure ‘ripassata’ in padella con aglio e olio, come la cicoria. L’altro ingrediente che la caratterizza è il Pecorino Romano DOP, piccante e aromatico, che dona a questa morbida e succosa frittata un gusto davvero intenso. Continua a leggere

PIZZ’ONTA, LA PIZZA FRITTA D’ABRUZZO

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Pizz'onta abruzzesePizzondella, pizzetta, pizz’onta: così viene chiamata in Abruzzo la pizza fritta. Il nome che rappresenta meglio questa golosa specialità, però, è l’ultimo, “pizza unta” – onta nel dialetto pescarese –, che lascia subito pregustare la sua irresistibile spugnosità, dovuta alla frittura in abbondante olio di oliva – come vuole la tradizione – o di semi. L’impasto si ottiene lavorando la farina con lievito, acqua, qualche cucchiaio di strutto – spesso sostituito dall’extravergine – e di latte, due ingredienti che lo rendono morbidissimo. Va gustata caldissima, dopo aver fatto asciugare l’olio in eccesso su un foglio di carta da cucina. Continua a leggere

LE GHIOTTONERIE DELLA TAVOLA CALDA CATANESE

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Se l’arancina è e resta lo street food catanese per eccellenza, la Città etnea vanta una tradizione secolare per la cosiddetta “Tavola calda”. Cipolline, sfinci, cartocciate, bombe e bolognesi, golosissimi cibi di strada che le rosticcerie e i bar della città vendono a qualsiasi ora del giorno, invadendo le strade con un profumo intenso. Continua a leggere

IL PROSCIUTTO DI SAN DANIELE, UN CRUDO UNICO AL MONDO

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Prosciutto di San DanieleSu un grissino artigianale, con il melone cantalupo, in uno dei più classici antipasti italiani, o in purezza, magari consumato appena tagliato, il Prosciutto di San Daniele è da sempre uno dei salumi più apprezzati. Genuino e nutriente deve il suo nome all’omonimo borgo in provincia di Udine dove viene prodotto da tempi lontanissimi. Tra le specialità italiane più esportate all’estero, ogni anno arriva sulle tavole di Francia, Stati Uniti, Germania, Svizzera, Belgio, Gran Bretagna e Australia. Continua a leggere

I FRASCARELLI, UN’ANTICA RICETTA MARCHIGIANA

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Un antichissimo piatto che ci fa viaggiare nel tempo, portandoci in un’epoca in cui le risorse erano limitate e le padrone di casa trovavano spesso soluzioni ingegnose per placare, con pochi ingredienti, l’appetito dei numerosi componenti della famiglia. I frascarelli sono una ricetta della campagna marchigiana, diffusa in particolare nel maceratese: una sorta di polenta ottenuta non dalla farina di mais ma da quella di grano tenero, che le dona un sapore delicato e una consistenza densa e cremosa. Una pietanza che in passato, secondo una credenza popolare, era considerata un valido aiuto per stimolare la produzione del latte nelle puerpere, che ne mangiavano perciò in abbondanza. Continua a leggere

FRITTATA DI RISO, LA SECONDA VITA DEL RISOTTO

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Frittata di risoÈ meno famosa di quella di pasta, ma rappresenta una soluzione altrettanto valida – e golosa – per dare una seconda chance al cibo avanzato dal pranzo o dalla cena del giorno prima. La frittata è il modo ideale per recuperare risotti e riso al sugo: invece di riscaldare gli avanzi e consumarli così come sono, è sufficiente unirli a qualche uovo sbattuto e a un po’ di formaggio grattugiato per dar vita a una pietanza del tutto nuova e molto saporita. Cucinarla, insomma è una scelta sostenibile che ci consente di evitare gli sprechi ma anche di sorprendere piacevolmente i commensali. Continua a leggere

LA CARCHIOLA PODOLICA, DA PANE DEI POVERI A GOLOSO STREET FOOD

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Oggi è un goloso street food che i locali di Avigliano, borgo medievale della provincia di Potenza, propongono con le farciture più golose. Ma fino al secondo dopoguerra la Carchiola podolica, una focaccia non lievitata di farina di mais cotta sul camino, era considerata il “pane dei poveri”. Insieme ad altro celebre cibo di strada aviglianese, la Strazzata – una focaccia tonda con un buco al centro, ricavata da farina di grano tenero e semola di grano duro e farcita con prosciutto crudo e caciocavallo podolico – è uno dei simboli della cucina dell’intera Lucania. Continua a leggere

LA PINZA, IL DOLCE ANTIPASTO DELLA PASQUA TRIESTINA

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Pinza triestinaFarina, uova, latte, zucchero, burro, un bicchierino di rhum e buccia di limone grattugiata per profumare: sono i semplici ingredienti della Pinza, un antico dolce pasquale che arriva dalle cucine del Friuli Venezia Giulia e simboleggia la spugna con il quale il centurione diede da bere l’aceto a Gesù crocifisso. Diffusa a Trieste e Gorizia, ha la forma di grossa pagnotta, un invitante colore dorato e una consistenza particolarmente soffice; è un “boccone” – questo il significato del termine “Pinza”, dal longobardo bizzo, “morso” – che rimane soffice e buonissimo per giorni. Continua a leggere

IL CARNEVALE DI SAURIS TRA RITO E GUSTO

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SaurisSauris, Lago, Diga e dintorni -94Lago di Sauris

Come ogni anno, da diversi secoli, a Sauris, un borgo di appena 429 abitanti delle Dolomiti Friulane, il Carnevale ha preso il via sabato con la Notte delle Lanterne, un antico rito che si sviluppa lungo il suggestivo percorso che si snoda tra i boschi della Carnia. Portato qui da un piccolo gruppo di persone proveniente dalla vicina Austria, che si insediò nella valle tra il XIII e il XIV secolo, ogni anno attira centinaia di turisti. Continua a leggere

PROSCIUTTO DI NORCIA, IL CRUDO GENTILE

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È una storia lunga almeno 800 anni, quella del prosciutto di Norcia. In Umbria produrlo è un’arte che si tramanda da padre in figlio da tempi lontani, da quando, nel XIII secolo, qui si sviluppò la figura del “norcino”, un termine ormai impiegato abitualmente e le cui origini sono legate proprio a questa terra. Continua a leggere

LA PUCCIA CON LE OLIVE, IL PANE DEL SALENTO

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wwww.acasadaivana.it

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Piccole e fragranti pagnotte, fuori dorate e croccanti ma dentro soffici e porose. Le pucce sono tra i simboli della gastronomia salentina: originarie del leccese, sono diffuse anche in diversi comuni della provincia di Taranto, con innumerevoli – e gustosissime – varianti. È sufficiente entrare in una qualsiasi panetteria della zona per trovarsi di fronte alle profumate pagnottelle appena sfornate, vendute tra i tanti tipi di pane del Salento, tra cui il garganico, dalle dimensioni imponenti che raggiungono i 10-12 chili, e quello di Laterna (Taranto), di origini medievali. Continua a leggere

IL FRIGGIONE, UNA ISTITUZIONE DELLA CUCINA BOLOGNESE

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Un saporito contorno di cipolle bianche tagliate finemente, soffritte a fuoco dolcissimo in un po’ di strutto e cotte a lungo con l’aggiunta di pomodori pelati freschi, fino a raggiungere la consistenza di una crema. È il friggione, una vera istituzione della cucina bolognese, tanto che la sua ricetta, ritrovata in un manoscritto del 1886 di proprietà della signora Maria Manfredi Baschieri, dieci anni fa è stata depositata alla Camera di Commercio di Bologna, dove è conservata insieme a quella dei celebri tortellini e delle tagliatelle al ragù. Continua a leggere

ORZO, IL CEREALE “AMICO DEL CUORE”

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Con l’arrivo dei primi freddi sono tante le persone che lo utilizzano per arricchire zuppe di legumi e verdure, all’interno di polpette e sformati e nell’orzotto, un’alternativa al classico risotto – va preparato allo stesso modo – sempre più apprezzata dagli appassionati di cucina. L’orzo è diffusissimo sulle tavole italiane, perché regala una consistenza piacevole e corposa a pietanze calde e fredde. Continua a leggere

LA FOCACCIA “STRAZZATA” DI AVIGLIANO

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Sembra una focaccia come tutte le altre, dorata e croccante, con il profumo del pane appena sfornato, ma nasconde un “animo” vivace che, già dal primo assaggio, provoca un’immediata sensazione di pizzicore al palato. La strazzata è una specialità di Avigliano, borgo di origine medievale della provincia di Potenza: è una schiacciata impastata con farina di grano tenero e semola di grano duro – che la rende più corposa –, acqua, lievito naturale e un pizzico di sale. L’ingrediente che la rende unica è il pepe, tritato grossolanamente e aggiunto all’impasto in quantità generose, che le conferisce un sapore particolare e stuzzicante. Continua a leggere

“PIZZA E FICHI”

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www.enzococcia.com

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Molti pensano sia solo un’espressione popolare romana. Oggi lo è ed è anche molto diffusa, ma l’espressione nasce da una pietanza povera, la pizza con i fichi, che affonda le radici nell’antica Roma, e rappresentava la classica merenda di fine estate, uno street food ante litteram ottenuto acquistando un schiacciata di pane, che per le strade della capitale dell’Impero si trovava un po’ ovunque, e accompagnandola con dei fichi che si trovavano lungo le strade della città. Continua a leggere

IN CARNIA PER RISCOPRIRE ANTICHI SAPORI

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Carnia_SaurisCarnia - Passo VolaiaCarnia_case

Una vacanza o un weekend in Carnia significa godere di paesaggi montani incantevoli ma anche mangiare genuino. Questo territorio, al pari di paesi e città meridionali, è la patria di piatti sostanziosi. Semplici ma gustosissimi, che nascono e oggi ben si adattano al clima delle montagne friulane. Come il famoso frico, una frittata senza uova, preparata unicamente con i formaggi d’alpeggio come il Montasio, il Malga e il Latteria, dal sapore forte e aromatico. Un tempo cibo dei boscaioli, il frico è una delle pietanze tipiche della zona e nel tempo si è arricchito dei prodotti più diversi, come le patate, lo speck, la zucca o le mele. Continua a leggere

INSALATA DI RISO, MILLE INGREDIENTI E TANTA FANTASIA

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Protagonista di pranzi e cene, ma anche di happy hour e aperitivi “rinforzati”, è tra le pietanze preferite dagli italiani per picnic all’aperto e soprattutto per le giornate al mare. Fresca, facile da preparare, “personalizzabile” a seconda dei gusti, l’insalata di riso è uno di quei piatti che non può mancare sulla tavola dell’estate. Nella lista dei “cibi da spiaggia” stilata da Coldiretti, quest’anno si classifica al secondo posto, dopo la macedonia di frutta e prima della Caprese. Continua a leggere

PROSCIUTTO E MELONE

E’ uno dei piatti estivi per eccellenza, che coniuga le proteine del prosciutto crudo alle vitamine del melone. Fresco, genuino è anche tra i piatti unici più consigliati nelle diete, per il suo basso apporto calorico. Prosciutto e melone sarà il piatto dell’estate 2014. Dopo essere quasi scomparso dalle tavole perché era divenuto inflazionato, lo si ritrovava ovunque per quasi un ventennio: dai pranzi nunziali, alle cene tra amici, alle tavole calde come ai buffet di cene di lavoro. Oggi sta riconquistando velocemente posizioni nella classifica dei piatti estivi.

melone e prosciuttoIl prosciutto crudo deve essere di qualità, possibilmente acquistato fresco, così come il melone, rigorosamente cantalupo. Il nome deriva dal luogo dov’è stato coltivato e prodotto per la prima volta: il castello di Cantalupo, appunto, una località della bassa Sabina, in provincia di Rieti, dov’è stato portato da missionari asiatici. Oggi è coltivato in diverse regioni italiane ed è tra i frutti estivi più diffusi. Protagonista di macedonie, frullati e centrifughe è fresco e dissetante.

Abbinamento criticato negli ultimi anni per l’accostamento tra il sale del prosciutto e l’acqua abbondante contenuta nel melone. Ma, se gli ingredienti sono genuini, il risultato è garantito, senza alcun rischio per la salute. La versione più diffusa di questo piatto unico è servita abbinando due o più fette di prosciutto crudo con una o due di melone. Ma lo si può gustare anche in involtini, in cestini ricavati in una metà di melone,  con il riso, in insalata, oppure, tagliando entrambi gli ingredienti a cubetti di 2 cm serviti assieme all’insalata, a piccoli quadratini di pane tostato, o a del sedano.

Piatto da provare con il Prosciutto crudo di Parma Gran riserva di Rovagnati. Un prosciutto crudo pregiato che ha il segreto della genuinità nell’equilibrio tra la qualità della coscia di origine; la stagionatura, e il microclima nel quale essa avviene; la salatura, che non solo ne determina il gusto dolce o più saporito ma, legata all’umidità, è parte integrante e fondamentale della stagionatura.

Molto spesso prosciutto e melone è servito anche con mozzarella, preferibilmente di bufala. Più recentemente lo si trova sottoforma di spiedini sistemati sul dorso di una metà del melone stesso.

I CIBI PREFERITI DAGLI ITALIANI SOTTO L’OMBRELLONE

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Picnic al mareGli italiani in spiaggia preferiscono tenersi leggeri. È finito il tempo di improvvisati picnic e frittatone di pasta, immortalate in decine di film negli ultimi 50 anni. Il classico panino, insalatone o i più recenti piatti unici hanno sostituito primi e secondi in vaschette, schiscette e thermos. Sono cambiati gusti e abitudini.

Break veloci e nutrienti per poter continuare a nuotare, fare sport sulla sabbia e giochi d’acqua: si scelgono sempre di più pietanze facilmente digeribili, in grado di saziare senza appesantire, e preferibilmente a base di verdura e ortaggi di stagione. La tendenza di consumare il pranzo al sacco è però tornata di “gran moda”, come conferma una recente indagine di Coldiretti/Ixe sulle “Vacanze made in Italy nel piatto”: il 48% degli italiani al mare porta il pranzo da casa, concedendosi solo caffè e gelato al bar dello stabilimento balneare. Continua a leggere

IL PEPERONE RIPIENO, UN PIATTO NAZIONAL-POPOLARE

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Impossibile resistere ai peperoni ripieni. Una pietanza nata dall’esigenza di recuperare pane raffermo o avanzi di carne, pasta o riso, diventata nel tempo una delle più conosciute della cucina del Bel Paese. Immancabili nei ristoranti e nelle trattorie della Penisola, insieme ad altri piatti “nazional-popolari” come i pomodori col riso, grazie al loro sapore corposo e dolce al tempo stesso questi prelibati ortaggi regalano all’imbottitura un gusto del tutto nuovo e sorprendente. Continua a leggere

I CIBI “SANI” PER GUSTARE I MONDIALI IN TV

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Group of multinational people eating pizza during the break in football matchCi siamo, mancano davvero poche ore al fischio di inizio del match che aprirà ufficialmente i Mondiali di Calcio 2014. Milioni gli italiani che saranno letteralmente inchiodati al divano a seguire in tv minuto per minuto  le imprese degli Azzurri. Continua a leggere

BREZEL, DALLA GERMANIA AGLI USA A BRACCIA INCROCIATE

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brezel Una superficie scura, lucida e croccante che nasconde un interno sorprendentemente chiaro e morbidissimo. Sono i tratti distintivi del Brezel, il celebre pane tedesco dalla forma che ricorda due braccia incrociate, una vera istituzione della gastronomia teutonica diffusa anche in Svizzera, Austria e nel “nostro” Trentino Alto Adige, con i nomi di Pretzl, Breze, Brezn e Pretzel. Continua a leggere

IL CIBO SI METTE IN MOSTRA

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Luoghi in cui conoscere le vicende dei alimenti che hanno segnato la storia del genere umano o dedicati alle eccellenze gastronomiche italiane; o ancora, come avviene soprattutto negli USA – dove c’è persino quello del “cibo bruciato” –, posti curiosi e insoliti per regalarsi qualche ora di divertimento. Sono i musei del cibo, dove gli alimenti si mettono in mostra, raccontandosi ai visitatori attraverso illustrazioni, oggetti e, in qualche caso, mediante assaggi e degustazioni, per soddisfare – oltre alla vista – anche il palato. Continua a leggere

250Sono i grammi di salumi che ogni italiano, in media, consuma nel periodo di Pasqua

 

 

 

 

 

 

 

Salumi di PasquaUna volta i salumi si consumavano solo a Pasqua o in poche feste importanti, anche familiari, come i sacramenti. Oggi sono disponibili tutto l’anno ma è rimasta la tradizione di mangiarli durante la Settimana Santa. Una consuetudine alimentare che affonda le radici nel Medioevo ed è legata alla macellazione del maiale che avveniva tra il 13 dicembre, festa di Santa Lucia, e il 14 gennaio, quando la Chiesa Cattolica celebra Sant’Antonio.

A seconda delle regioni italiane nei giorni della Settimana Santa si consumano salame o coppa, capocollo o soppressate, pancetta arrotolata, salsiccia dolce o piccante, culatello, la ‘nduja calabrese, ma anche prosciutto crudo e cotto. Generalmente si servono come antipasto, prima o dopo il secondo piatto. In alcune regioni si accompagnano con la ricotta salata e le uova sode, come nella “fellata” napoletana, il piatto di affettati che si consuma il giorno di Pasqua.

La varietà di salumi che si portano a tavola affettati è influenzata dal territorio e così a Milano e più in generale in Lombardia si usa il salame milano e la Spianata, mentre a Napoli è d’obbligo quello “napoletano” classico o quello di Mugnano del Cardinale a cui si affiancano Capocollo e Sopressata. In Toscana la Finocchiona, nel Lazio la Ventricina, nelle province di Parma e Piacenza il salame Strolghino e la Coppa, in Calabria la salsiccia.

Secondo Assica (Associazione Industriali delle Carni e dei Salumi aderente a Confindustria), nonostante il momento critico dei consumi dei salumi, gli italiani rispetteranno le tradizioni alimentari legate alle festività con un consumo previsto di circa 13.000 tonnellate di salumi, tra salami, coppe e capocolli per un valore di circa 30 milioni di euro. Tale quantità è data non solo da quelli da affettare ma soprattutto da quelli impiegati nelle preparazioni di torte e pizze salate come il famoso “casatiello” napoletano, pani e panini ai salumi, o nel ripieno della pasta all’uovo, come tortelli, ravioli e cannelloni.

Oggi a Pasqua si consumano salumi stagionati o comunque al giusto punto di conservazione, diversamente dai secoli scorsi quando il giorno della Risurrezione era propiziatorio per aprire ed assaggiare i salami freschi ottenuti dalla macellazione fatta tra dicembre e gennaio, in particolare quelli più deperibili, “insaccati” nel duodeno. Potevano essere conservati più a lungo, invece, i salami e i salumi preparati con il grosso intestino e molti mesi per quelli preparati con l’ultimo tratto, denominato gentile (o “culare”). In modo analogo, avveniva per le coppe o capicolli: avevano una stagionatura più breve delle spalle e dei prosciutti, pronti dopo molte stagioni e quindi denominati prodotti stagionati. Da non dimenticare che vi erano anche prodotti salumieri di più o meno rapido consumo, come le salsicce, i cotechini e gli zamponi, utilizzati entro la primavera successiva la macellazione.

Il salame e i salumi più in generale per diversi secoli hanno rappresentano una preziosa quanto gradita merce di scambio. Con uno o più salami che si ottenevano dalla macellazione del maiale, conservati gelosamente, generalmente si pagavano prestazioni professionali di medici, farmacisti, avvocati o notai.

 

 

I CIBI “SANI” PER GUSTARE I MONDIALI IN TV

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Mondiali di Calcio_ciboMancano esattamente due mesi all’inizio dei Mondiali di Calcio, la competizione sportiva più attesa, seguita non soltanto da appassionati e intenditori. Dal 12 giugno al 13 luglio saranno numerosi gli italiani che, per seguire le performance degli Azzurri in Brasile, sposteranno pranzo o cena dalla tavola al divano, chiamando all’appello amici o parenti con i quali condividere non solo “gioie e dolori” sportivi, ma pure piatti sfiziosi che creano subito un’atmosfera di festa e allegria. Continua a leggere

I GOFRI DELLA VAL DI SUSA

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Gofri piemontesiCialde alte meno di un centimetro, croccanti fuori e morbide dentro, dalla caratteristica superficie “a nido d’ape”, ottenute da un semplicissimo impasto di acqua, farina, lievito di birra e un pizzico di sale. I Gofri sono una specialità della cucina piemontese, da gustare sia in versione dolce che salata, farciti con salame, pancetta, prosciutto e formaggio, oppure ricoperti di miele, marmellata o crema al cioccolato. Continua a leggere

SUI COLLI BERICI PER RISI E BISI, BACCALÀ E SCORZONE

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barbarano vicentino grancona castello provincia di vicenza venetoBasilica Palladiana

La primavera è il periodo migliore per mangiare degli ottimi “risi e bisi”, celebre primo a base di riso, piselli e pezzetti di carne d’oca. E quale luogo migliore per farlo se non i Colli Berici? Qui c’è la tradizione di consumarli il 25 aprile, festa di San Marco, Continua a leggere

RUCOLA, UN TOCCO DI GUSTO IN PIÙ

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Rucola

Gli italiani sono grandi consumatori di rucola. Con il suo sapore leggermente amaro, a volte quasi piccante, quest’erbetta diffusissima nel nostro Paese stuzzica il palato ed è molto apprezzata nelle cucine della Penisola. Continua a leggere

timballoPiatto delle feste per eccellenza, il timballo di maccheroni per secoli ha dominato incontrastato – e domina ancora oggi – le tavole siciliane. E Giuseppe Tomasi di Lampedusa lo celebra rendendolo protagonista di una delle scene più importanti del suo Gattopardo. Ogni anno all’arrivo nel palazzo di Donnafugata, dove si trasferiva per trascorrere l’estate assieme alla sua famiglia, il principe di Salina, protagonista del romanzo, organizzava una sontuosa cena. Quell’anno alla festa e al banchetto prese parte anche Angelica, che suscita anche l’interesse del principe e di cui il nipote Tancredi si innamorerà.

Il principe aveva troppa esperienza per offrire a degli invitati siciliani in un paese dell’interno, un pranzo che si iniziasse con un potage, e infrangeva tanto più facilmente le regole dell’alta cucina in quanto ciò corrispondeva ai propri gusti. Ma le informazioni sulla barbarica usanza forestiera di servire una brodaglia come primo piatto erano giunte con troppa insistenza ai maggiorenti di Donnafugata perché un residuo timore non palpitasse in loro all’inizio di ognuno di questi pranzi solenni. Perciò quando tre servitori in verde, oro e cipria entrarono recando ciascuno uno smisurato piatto d’argento che conteneva un torreggiante timballo di maccheroni, soltanto quattro su venti persone si astennero dal manifestare una lieta sorpresa: il principe e la principessa perché se l’aspettavano, Angelica per affettazione e Concetta per mancanza di appetito. Tutti gli altri (Tancredi compreso, rincresce dirlo) manifestarono il loro sollievo in modi diversi, che andavano dai flautati grugniti estatici del notaio allo strilletto acuto di Francesco Paolo. Lo sguardo circolare minaccioso del padrone di casa troncò del resto subito queste manifestazioni indecorose”.

Scritto tra la fine del 1954 e il 1957 fu pubblicato solo dopo la morte di Tomasi di Lampedusa che se lo vide rifiutare da tanti editori e solo nel 1958 Feltrinelli lo portò in libreria con la prefazione di Giorgio Bassani. Ambientato nella Sicilia risorgimentale, Il Gattopardo narra la storia della famiglia del principe Salina; Tomasi di Lampedusa si ispira, in forma romanzata e in un periodo diverso, alle storie della sua famiglia. Considerato uno dei capolavori della letteratura italiana è anche un testo di riferimento per la cucina non solo da un punto di vista gastronomico ma anche e soprattutto storico, sociale e culturale. Con la descrizione del timballo di maccheroni, e le emozioni e i sentimenti che suscita, Tomasi di Lampedusa ricontestualizza il ruolo sociale fondamentale della cucina.

L’aspetto di quei babelici pasticci era degno di evocare fremiti di ammirazione. L’oro brunito dell’involucro, la fragranza di zucchero e di cannella che ne emanava non erano che il preludio della sensazione di delizia che si sprigionava dall’interno quando il coltello squarciava la crosta: ne erompeva dapprima un vapore carico di aromi, si scorgevano poi i fegatini di pollo, gli ovetti duri, le sfilettature di prosciutto, di pollo e di tartufi impigliate nella massa untuosa, caldissima dei maccheroncini corti cui l’estratto di carne conferiva un prezioso color camoscio”.

I 10 PIATTI PIÙ DIFFUSI CON IL PROSCIUTTO COTTO

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Dopo il pomodoro e il formaggio (compresa la mozzarella), il prosciutto cotto è senza dubbio l’ingrediente più utilizzato in cucina e, dunque, più presente nell’alimentazione quotidiana. L’antropologo alimentare Giovanni Ballarini lo identifica come il “camaleonte della cucina” per la sua capacità, come il noto rettile, di adattarsi alle più diverse preparazioni, da un semplice toast, che per una delle più note catene di fast food è tra i prodotti più venduti, a paste e timballi, risotti, frittate e involtini, fino a raffinati piatti gourmet. Continua a leggere

Torrijas. French toast. Pain perduGli americani, ma anche gli inglesi non se lo fanno mai mancare a colazione. Il pane passato nell’uovo e fritto è un classico. Un tempo consumato prevalentemente la domenica e nei giorni di festa, come racconta Charles Bukowski nel suo Panino al prosciutto, oggi è immancabile nelle case come nei bar delle principali catene di caffetterie e fast food.

Assieme ai pancake è il protagonista della colazione americana da secoli. Come questi ultimi è molto apprezzato con lo sciroppo d’acero così come con marmellate e salse, dolci e salate, ma è anche usato come companatico di salsicce, fagioli e le stesse uova con pancetta.

Bukowski in Panino al prosciutto, attraverso la storia dell’adolescente ribelle Henry Chinaski, tra racconto e realtà, ripercorre di fatto la propria storia. La classica colazione americana è legata ai ricordi della nonna di Henry, Emily.La prima cosa che ricordo di aver sentito dalla bocca della nonna è: «Vi seppellirò tutti !». Lo disse per la prima volta proprio mentre stavamo cominciando a mangiare, e da allora glielo sentii ripetere un sacco di volte, sempre prima di mangiare. Mangiare sembrava molto importante. Mangiavamo purea di patate con il sugo, specialmente la domenica. Mangiavamo anche roast beef, wurstel coi crauti, piselli, rabarbaro, carote, spinaci, fagiolini, pollo, spaghetti con le polpette, a volte mescolati con ravioli: c’erano cipolle bollite, asparagi, e la domenica anche la crostata di fragole con il gelato di crema. A colazione mangiavamo pane inzuppato nell’uovo e fritto, e salsicce, oppure frittelle con uova e pancetta. E c’era sempre il caffè”.

Pubblicato nel 1982, Ham on rye (il titolo originale dell’opera) chiude il ciclo in cui Bukowski ha raccontato la propria vita sotto lo pseudonimo di Henry Chinaski.

Il pane inzuppato nell’uovo e fritto è una ricetta internazionale, molto diffusa anche in Francia e in Italia come in tanti altri Paesi del mondo, tra cui il Messico. Ma non si mangia a colazione se non nei Paesi anglosassoni. In Italia, ad esempio, è una ricetta che le nostre nonne utilizzavano per riciclare o meglio non gettare il pane raffermo o gli avanzi di uova sbattute impiegate per altri usi in cucina, come le cotolette, i crocchè e le arancine.

IL PROSCIUTTO, UNA SPECIALITÀ DALLE ORIGINI ANTICHE

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Crudo o cotto, è uno dei simboli della gastronomia italiana nel mondo. Accompagnato semplicemente dal pane o ingrediente principale di golosi manicaretti, a tavola il prosciutto ha sempre un ruolo da protagonista. Continua a leggere