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RICETTA E ORIGINI DELLA PASTA ALLA NORMA

shutterstock_239466382La pasta alla Norma è un classico piatto siciliano e precisamente della provincia di Catania. L’ingrediente principale di questo piatto sono le melanzane presenti in tanti piatti della tradizione italiana, come la Parmigiana, la caponata, oppure utilizzate per preparare delle ottime cotolette o sott’olio.

Un altro ingrediente immancabile in questa pasta è il formaggio, a Catania si usa la ricotta salata ed è questa la ricetta originale, le varianti però sono numerosissime, ad esempio nel messinese si preferisce quella al forno, differenza però che cambia totalmente il gusto finale del piatto. C’è chi, per incontrare i gusti della maggior parte delle persone, usa il parmigiano, il pecorino o la mozzarella. Immancabile però in ogni versione, è il basilico che non necessario per dare un aroma capace di fare la differenza sul risultato finale.

shutterstock_239466367Si dice che a battezzarla così, sia stato Nino Martoglio un noto commediografo catanese che, dopo averla assaggiata esclamò: “Chista è ‘na vera Norma!“ facendo riferimento all’opera teatrale del compositore Vincenzo Bellini, al quale è dedicato il Teatro Massimo di Catania, per descrivere la bontà e la perfezione del piatto.

Si può abbinare alla pasta alla Norma sia un vino bianco come ad esempio un Grillo, per il quale viene utilizzato un vitigno tipicamente siciliano, ma è una ricetta che si abbina bene anche ad un rosso come il Cerasuolo di Vittoria Docg anche questo un vino prodotto nella zona e perfetto per un sugo dal sapore deciso.

Ricetta

400 g di maccheroni

500 g di pelati

2 melanzane

Ricotta salata q.b.

Aglio q.b

Basilico q.b.

Olio q.b.

Sale q.b.

Preparazione

Taglia le melanzane e friggile in abbondante olio fino a farle dorare e ponile su della carta assorbente per eliminare l’olio in eccesso. Prepara il sugo facendo soffriggere l’aglio in un paio di cucchiai di olio e aggiungi i pomodori pelati, infine fai cuocere per circa mezz’ora. Cuoci la pasta in abbondante acqua salata. Quando sarà pronta, falla saltare qualche minuto in  padella con il pomodoro. Componi il piatto aggiungendo qualche fetta di melanzana e abbondante ricotta grattugiata.

LA RICETTA DELLE DOMENICHE SALENTINE: SAGNE ‘NCANNULATE CON POMODORO E RICOTTA FORTE

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Sulle tavole del Salento non è domenica senza le sagne ’ncannulate! Una pasta fresca dalla forma di una lunga striscia attorcigliata, nata in tempi lontani dall’ingegno e dall’abilità dei pastai pugliesi, che la prepararono per la prima volta come omaggio a San Giuseppe, riproducendo con acqua e farina i trucioli di legno presenti nelle botteghe di falegnameria. Continua a leggere

RABATÒN DI RICOTTA E BIETOLE: I MORBIDI GNOCCHI PIEMONTESI

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Deliziosi gnocchi di ricotta ed erbette cotti in brodo e gratinati in forno, che alla consistenza morbidissima uniscono un sapore intenso e un profumo penetrante. I Rabatòn verdi sono tra le più famose specialità della cucina del Piemonte: originari di Litta Parodi – il borgo dell’alessandrino che ne rivendica la paternità – sono diffusissimi pure tra Mandrogne, Spinetta Marengo, Cascinagrossa e gli altri comuni della “Fraschetta”, piccolo territorio della Bassa Pianura Padana racchiuso tra Alessandria e Tortona. Continua a leggere

L’ANTENATO DELLA CRÊPE: IL CIAFFAGNONE DI MANCIANO

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CiaffagnoneManciano è un delizioso borgo della Maremma toscana, che sorge sulle colline attraversate dai fiumi Albegna e Fiora. È in questo piccolo comune del grossetano, che conserva l’aspetto di una cittadina medievale e un fascino di altri tempi, che secoli fa nacque il cibo di strada più famoso di… Francia! Sì, perché la crêpe, da sempre considerata il simbolo dello street food d’Oltralpe, è l’erede di una specialità tutta italiana: il “ciaffagnone”, una frittatina di farina, uova e acqua che le cuoche al servizio nella Rocca di Manciano, già in epoca tardo-medievale, preparavano per i proprietari della fortezza – prima gli Aldobrandeschi, che la fecero costruire nel XII secolo, e in seguito gli Orsini di Pitigliano, che la occuparono fino al Seicento – e che giunse oltreconfine grazie a Caterina de’ Medici. Continua a leggere

L’AUTENTICA CRUDAIOLA BARESE

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Quando le temperature si fanno torride aumenta la voglia di piatti leggeri ma sfiziosi, da preparare a fornelli spenti e senza troppa fatica. Come la crudaiola barese, un semplicissimo sughetto a crudo – come si intuisce dal nome – a base di pomodorini rossi, uno spicchio d’aglio, basilico fresco, una spolverata di ricotta dura e abbondante olio extravergine d’oliva, che accompagna le orecchiette, tipiche della Puglia, o altri formati di pasta corta, come i cavatelli, le penne o i rigatoni. Continua a leggere

TURTEI CUN LA CUÀ, I TORTELLI PIACENTINI CUCINATI PER PETRARCA

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Fagottini di pasta all’uovo che avvolgono un delicato ripieno di ricotta, spinaci (o bietole) e un pizzico di noce moscata: i tortelli ‘di magro’ – chiamati così perché nel ripieno non c’è macinato né prosciutto – sono tra le ricette più apprezzate della cucina italiana, immancabili dei ristoranti dell’intera Penisola. Grazie alla farcitura delicata piacciono proprio a tutti, agli adulti come ai bambini, e sono ideali per un pranzo estivo, perché più leggeri di tortellini e ravioli con la carne; c’è chi ama prepararli con le proprie mani o chi preferisce comprarli già fatti nelle salsamenterie o nei negozi di pasta fresca e condirli con un leggero sughetto di pomodoro fresco e basilico o con il più impegnativo ragù. Continua a leggere

LEGGERO COME UN SOFFIO: IL FIADONE DI PASQUA ABRUZZESE

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www.abruzzoservito.it

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Una sfoglia sottile che racchiude un morbido ripieno di formaggio, uova e spezie. Il Fiadone è una specialità della cucina dell’Abruzzo, che le famiglie del posto si scambiano come dono durante la Settimana Santa, per poi mangiarlo a Pasqua e il Lunedì in Albis. Diffusissimo nell’intera regione, in questo periodo dell’anno fa la sua comparsa nei forni e nelle gastronomie sparse tra Teramo, Pescara, Chieti, L’Aquila e gli incantevoli borghi abruzzesi.

È una ricetta nobile, citata per la prima volta nel Libro novo nel qual s’insegna a far d’ogni sorte di vivande (1557) di Cristofaro da Messisbugo, cuoco alla corte degli Estensi di Ferrara, che arrivò in Abruzzo per necessità e finì per scomparire nella sua città natale: nella preparazione indicata dallo scalco – il maggiordomo del Rinascimento –, infatti, era richiesto l’uso dello zafferano, una spezia che già all’epoca era radicata nella cultura aquilana. Continua a leggere

LA SFINCIA DI SAN GIUSEPPE, IL DOLCE PALERMITANO DELLA FESTA DEL PAPÀ

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tipico dolce siciliano per la festa del papàA Palermo non è San Giuseppe senza la Sfincia! Una frittella morbida dalla forma irregolare, farcita e ricoperta da una crema di ricotta e gocce di cioccolato che il giorno della Festa del Papà invade le vetrine di forni e pasticcerie così come tutte le tavole della città. Una tradizione, quella degli “sfingi” – come vengono chiamati in dialetto – che con il tempo si è diffusa in tutta la Sicilia fino a diventarne uno dei dolci caratteristici. Continua a leggere

CARNEVALE: LE 3 FACCE DEL MIGLIACCIO DOLCE

Il Martedì Grasso, in diverse località del Belpaese, non può mancare un dolce dalle origini lontane, che ci porta indietro nel tempo di almeno cinquecento anni: il migliaccio. Una prelibatezza che troviamo nelle cucine della Toscana, dell’Emilia Romagna e della Campania, ma che in ciascuna delle tre regioni assume tratti unici e caratterizzanti.

Migliaccio toscanoNel pistoiese il migliaccio è una torta sottile simile a una crêpe, a base di brodo e sangue di maiale, mescolati con farina, uova sbattute, scorza di limone e arancia: il composto ottenuto, dalla consistenza semiliquida, viene cotto in una padella unta con un po’ di lardo ‘vergine’, mai utilizzato prima. Questo dolce in passato era preparato da novembre fino a Carnevale, nel periodo della macellazione dei suini, quando il sangue veniva raccolto e cucinato prima che si coagulasse, diventando inutilizzabile. Era quindi una specialità popolare, nata nelle case più umili, dove del maiale non veniva scartato niente, neppure il sangue, considerato al contrario un alimento nutriente e sostanzioso.

Più ricca la variante senese: un impasto che ha per protagonisti tre prodotti tipici della terra toscana, il panforte, i cavallucci e il pane sciocco, sbriciolati e lasciati disfare completamente nel brodo di maiale, aromatizzato con bucce di arancia e limone, spezie miste, canditi e un pizzico di vaniglia. Anche in questo caso la ricetta prevede il sangue suino, che viene aggiunto alla fine, insieme ad un uovo e a un po’ di farina per addensare. Dal composto si ricavano delle tortine schiacchiate, fritte in olio o nello strutto.

Migliaccio emilianoIn Emilia Romagna il migliaccio è chiamato miàz o sanguinaccio: quest’ultimo termine lascia già prefigurare quale sia il tocco ‘segreto’ di questa specialità. Il migliaccio emiliano è un dolce cotto in forno, nell’aspetto simile a una crostata, ma dal sapore più forte: la sfoglia è una pasta matta di acqua e farina, farcita con una crema ottenuta con sangue di maiale, cioccolato fondente, cacao, latte, canditi, uova e pangrattato.

Le tre versioni del migliaccio, pistoiese, senese ed emiliana, condividono quindi l’impiego di questo ingrediente che a noi consumatori “moderni” fa storcere un po’ il naso, senza contare che la commercializzazione del sangue oggi è vietata dall’Asl, perciò è davvero difficile trovare qualcuno che cucini questa pietanza secondo il procedimento originale.

Ma c’è anche una quarta ricetta, quella campana, completamente diversa dalle precedenti: è a base di semolino, ricotta, uova, latte, zucchero, vaniglia, un pizzico di cannella, cedro e aroma di millefiori, che vanno mescolati lentamente sul fuoco; il composto deve essere poi infornato per un’ora circa, fino a diventare di un invitante colore dorato. In qualche famiglia c’è la consuetudine di aggiungere pure i capellini o capelli d’angelo, sottilissimi spaghetti che rendono il dolce più corposo.

ricette.giallozafferano.it

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Anche qui, tuttavia, in passato il migliaccio non era altro che un miscuglio di sangue di maiale e farina di miglio – da cui il nome. La coltivazione di questo cereale, infatti, era diffusissima in Campania.

Il merito di aver trasformato un dolce così umile – tanto da essere soprannominato la “pastiera dei poveri” – in quello raffinato che conosciamo va ai monasteri partenopei, un’autentica fabbrica di prelibatezze, dove nacquero altri capolavori della pasticceria locale come gli struffoli e le sfogliatelle. Il sangue suino, oltre che popolare, era considerato ‘impuro’, e così le suore lo abolirono; sostituirono poi la misera farina di miglio con il semolino (la semola di frumento) e impreziosirono il tutto con la ricotta, che donava cremosità. Per profumare, aggiunsero canditi, vaniglia, cannella e acqua di millefiori, dall’aroma celestiale.

Non sappiamo quando la nuova versione del migliaccio cominciò a circolare nei conventi napoletani, sta di fatto che alla fine del 1500 era già radicata in città, come testimonia il marchese e poeta Giovanni Battista del Tufo, figlio dei nobili Fabrizio e Lucrezia Carafa, nel suo Ritratto o modello delle grandezze, delle letizie e meraviglie della nobilissima città di Napoli: “Con due caci egli è fatto, ambi grattati, molto ben rimischiati, cocozza, uovi, ricotta e provatura, ponendo la mistura nell’acqua calda; insogna, acqua che odora, e con pepe qualch’altra spezia ancora, e zuccaro, garofani e cannella”.

ITALIA, IL PAESE DEI 403 FORMAGGI

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Formaggi mistiParmigiano reggiano, mozzarella di bufala campana, gorgonzola, grana padano, caciocavallo, tome fresche e stagionate, squacquerone di Romagna, quartirolo, giuncata, burrata, asiago, taleggio, pecorino: l’Italia è sicuramente il paese del formaggio. Ben 403, in base alle stime dell’Istituto di Sociologia Rurale, i prodotti caseari che nascono entro i confini della Penisola, tra cui si contano 48 specialità a marchio DOP o IGP, che portano in alto il nome della gastronomia italiana nel mondo. Continua a leggere

NOCI, LE GHIANDE DI GIOVE

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NociCrude, all’interno di sfiziosi aperitivi e insalatone, o cotte, per primi insoliti e golosi dessert, le noci sono protagoniste della cucina dell’autunno. Nutrienti e salutari, dolci a un primo assaggio ma dal caratteristico retrogusto amaro, danno un tocco particolare a tanti piatti, tradizionali e non, oltre ad essere uno snack genuino da mangiare in qualsiasi momento della giornata. Continua a leggere

MEDITERRANEA: LA DIETA POPOLARE

Da qualche tempo è diventata una delle tendenze gourmet internazionali, che ha conquistato anche gli chef stellati. Ma la Dieta Mediterranea è, da sempre, un regime alimentare popolare, fatto di cibi e pietanze alla portata di tutti, facilmente reperibili in tutti i Paesi del Mediterraneo: cereali, olio d’oliva, frutta, ortaggi e verdure, latticini, pesce. Continua a leggere

PASTA “MATTA” CHE AVVOLGE ERBE DI CAMPO: LA FOJATA UMBRA

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FojataFojata, rocciata, biscio: tre nomi per indicare una specialità della cucina umbra dalle origini lontanissime, oltre che uno dei più antichi street food nati nella nostra Penisola. È una torta salata arrotolata su se stessa, formata da un sottilissimo involucro di pasta “matta” che avvolge una semplice ma saporita farcitura di bietole, spinaci, cicoria e altre verdure a foglia sia dolci che amare, pecorino grattugiato e uova battute. Continua a leggere

L’IMPORTANZA DEL LATTE NELL’ALIMENTAZIONE DEI BAMBINI

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Child drinks milkBambini e adolescenti bevono sempre meno latte e mangiano pochi latticini. Il motivo principale, secondo una recente ricerca internazionale pubblicata sulla Nutrition Reviews, è nel comportamento dei genitori che ne consumano sempre meno. Continua a leggere

IN CARNIA PER RISCOPRIRE ANTICHI SAPORI

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Carnia_SaurisCarnia - Passo VolaiaCarnia_case

Una vacanza o un weekend in Carnia significa godere di paesaggi montani incantevoli ma anche mangiare genuino. Questo territorio, al pari di paesi e città meridionali, è la patria di piatti sostanziosi. Semplici ma gustosissimi, che nascono e oggi ben si adattano al clima delle montagne friulane. Come il famoso frico, una frittata senza uova, preparata unicamente con i formaggi d’alpeggio come il Montasio, il Malga e il Latteria, dal sapore forte e aromatico. Un tempo cibo dei boscaioli, il frico è una delle pietanze tipiche della zona e nel tempo si è arricchito dei prodotti più diversi, come le patate, lo speck, la zucca o le mele. Continua a leggere

L’INCANTU, L’ASTA DEL PESCE DI SELINUNTE

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Marinella di SelinunteSelinunteMar di Sicilia

L’incantu. È così che gli abitanti di Marinella di Selinunte, nel trapanese, chiamano lo “spettacolo” che ogni mattina va in scena nel mercato ittico di Piazza Empedocle. Nella piccola struttura, fondata oltre sessant’anni fa e oggi gestita da una cooperativa di 52 pescatori della zona, la Selinunte Pesca, a partire dalle 8 si tiene l’asta del pesce, non una semplice vendita dei frutti del mare, ma un vero e proprio teatro in cui gli attori principali sono i suoni, i colori, il calore della Sicilia. Un appuntamento da non perdere per coloro che hanno scelto la storica località della Magna Grecia come meta delle proprie vacanze estive. Continua a leggere

A PORTO ROTONDO L’APERITIVO HA I SAPORI DELLA TRADIZIONE

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La MaddalenaSardegnaPorto Rotondo_panoramica3

Guardare il sole che tramonta in uno degli angoli più belli della Sardegna, a due passi dal mare, gustando piccole porzioni di zuppa gallurese, fregula e pane frattau. A Porto Rotondo l’aperitivo si fa con le specialità enogastronomiche e i piatti dell’isola. È nato il 12 luglio scorso, nella Piazzetta della Vecchia Darsena, “Assaggia”, il primo locale in Italia che ogni sera propone un happy hour all’insegna della più squisita tradizione locale. Continua a leggere

IL PEPERONE RIPIENO, UN PIATTO NAZIONAL-POPOLARE

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Impossibile resistere ai peperoni ripieni. Una pietanza nata dall’esigenza di recuperare pane raffermo o avanzi di carne, pasta o riso, diventata nel tempo una delle più conosciute della cucina del Bel Paese. Immancabili nei ristoranti e nelle trattorie della Penisola, insieme ad altri piatti “nazional-popolari” come i pomodori col riso, grazie al loro sapore corposo e dolce al tempo stesso questi prelibati ortaggi regalano all’imbottitura un gusto del tutto nuovo e sorprendente. Continua a leggere

PASTA “ALLO SPARONE”, TIPICO PIATTO DELLE FESTE ABRUZZESE

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Un rotolo di pasta fresca all’uovo che racchiude un tenero ripieno di ricotta e spinaci, lessato e accompagnato da sugo di pomodoro e abbondante Parmigiano Reggiano grattugiato. È la pasta “allo sparone”, una ricetta che arriva dall’Abruzzo, dove è considerata un “piatto delle feste” per eccellenza, da riservare alla domenica e alle grandi occasioni. La leggerezza della farcitura e del condimento la rendono perfetta anche nella stagione calda, per un pranzo o una cena d’estate in cui si ha voglia di gustare una pietanza della tradizione che non richieda troppo impegno ai fornelli. Continua a leggere

CELIBE O MARITATO, ” ‘U PANI CA MEUSA PALERMITANO”

Ciò che in genere “si butta via” può diventare il succulento protagonista dello street food di casa nostra. Accade così nella tradizione indiscussa ed esclusiva di Palermo, che tra bancarelle e storiche botteghe ci invita ad assaggiare ‘U pani câ meusa, (pane con la milza), uno storico panino di origine medievale. Continua a leggere

LE FRITTELLE DI ERBA MADRE DI MAURO FIORESE

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frittelle fiorese 1

Perchè le frittelle di Erba Madre della madre di mia madre? 

Perché i ricordi associati alla nonna sono sempre dolci.

Perché l’erba Madre nasceva nel nostro giardino e il suo nome evoca la figura che ci ha sempre tramandato questa ricetta.

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TANTISSIMI MODI PER GUSTARE LA MELANZANA

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melanzaneGrigliata o fritta, alla parmigiana o sott’olio, ripiena o saltata in padella: quando arriva lei in tavola possiamo affermare che finalmente è iniziata la bella stagione. La melanzana è l’ortaggio dell’estate per eccellenza. Ama, infatti, il clima caldo e il periodo ideale per gustarla va da giugno a ottobre. Si è oramai diffusa, tuttavia, la tendenza di consumarla tutto l’anno, ricorrendo a quella coltivata in serre riscaldate, ma la scelta più saggia per il benessere del nostro organismo e la salvaguardia dell’ambiente resta quella di mangiare prodotti di stagione, non trattati con i pesticidi e decisamente più buoni. Continua a leggere

FOOD TRUCK: LO STREET FOOD È MOBILE!

Esistono ovunque nel mondo e vendono principalmente panini, ma anche pizze, frittura, dolci e gelati. Sono i foodtruck, i furgoncini più o meno grandi su cui si cuoce e si serve street food, cibo da strada. E il prossimo 30, 31 maggio e 1 giugno si ritroveranno a Milano per “Streeat”, il primo festival italiano di Food Truck.

foodtruck anteprimafurgone_ambulante

Non si sa precisamente quanti ne esistono, in Italia come negli altri Paesi del mondo, ma sono un fenomeno in crescita. Negli Stati Uniti i più diffusi sono quelli che vendono hotdog, mentre in Italia preparano i classici panini. In Grecia sui foodtruck ci finiscono soprattutto ghiros pita, mentre in Spagna Bocadillos e emapanadas. In Germania con il tempo hanno sostituito i chioschi e vendono principalmente wurstel e zuppe. Caratteristici sono quelli romani “attrezzati” con il girarrosto per il panino con la porchetta di Ariccia. O quelli napoletani attrezzati per vendere fritture di terra o di mare, servite nel tradizionale “cuoppo” e “’o pero e ‘o musso” del maiale, ma anche trippa. In Toscana, invece, preparano e servono il panino con il Lampredotto.

pizzaemortazzaMolto diffuso nel nostro Paese anche l’Ape della Piaggio (il cosiddetto “tre ruote” o “motoretta”) predisposto per la vendita di gelati e granite. A Roma è un successo l’ape “Pizza e mortazza che propone la classica focaccia con la mortadella. A Napoli, invece, dove gli Ape della Piaggio sono stati utilizzati per la prima volta per vendere cibo da strada, arriva l’idea di una start-up innovativa: APEritivo , per happy hour e brindisi di cerimonie itineranti.

Ma i Foodtruckers italiani hanno molto ancora da imparare da quelli americani o cinesi, e più di recente, da quelli giapponesi che possono contare su dei veri e propri camion attrezzati, con sofisticate e tecnologiche cucine, che all’occorrenza si aprono per fare spazio a tavolini o banchi per degustazione. Rispetto al passato quando i furgoni o altri mezzi come gli Ape della Piaggio venivano trasformati e attrezzati artigianalmente, oggi i foodtruck sono realizzati dalle case costruttrici e personalizzati secondo le esigenze.

La Fabbrica del Vapore a Milano, location dell’evento, in quei giorni si trasformerà in una vera e propria fiera del cibo da strada dove sarà possibile provare cibo di tutto il mondo. L’evento si è arricchito giorno dopo giorno oltre che di partecipanti anche di eventi collaterali come convegni e workshop organizzati in collaborazione con SlowFood, ActionAid e il patrocino di Expo2015, che vedranno protagonisti professionisti del calibro di Chef Rubio e Don Pasta.

Il furgoncino come negozio!

Finito il tempo dell’improvvisazione oggi i foodtruck, anche i più piccoli si presentano come veri e propri negozi viaggianti, con tutti i confort necessari a soddisfare anche i palati più raffinati. Un’esigenza dettata dal fatto che benché riescano ancora a catturare l’attenzione degli avventori, sottraendoli ai locali tradizionali, la concorrenza è forte e agguerrita. E così oltre alla qualità dei cibi, così come avviene nei negozi tradizionali, la battaglia con friggitorie, gastronomie e altri fastfood tradizionali si gioca sul design, sugli arredi, sui particolari e sulle stoviglie utilizzate, anche se di plastica o carta. E più di recente su cibi e prodotti: rigorosamente di qualità. Tanto che molti camioncini stanno diventato veri e propri punti ristoro gourmet!

La tecnologia ed in particolare smartphone, app e social network, infine, ha amplificato ulteriormente il fenomeno e oggi i foodtrucker interagiscono con i loro avventori che possono seguirne la posizione e sapere quando sono presenti nel proprio quartiere o in luoghi d’interesse, i menù del giorno e le specialità, ma anche prenotare il proprio snack o pasto.

Un po’ di storia

food truck storiaQuello dei FoodTruck è un fenomeno che si fa risalire al 1872 e alla diffusione dei primi carretti a traino che vendevano salsicce calde per le vie di New York e Manhattan. Da allora è stato un crescendo di mezzi adibiti alla vendita di cibo in mobilità. Subito dopo i carretti arrivano le biciclette a cui erano legati piccoli rimorchi o costruite appositamente per la vendita di alimenti. Con la nascita e la diffusione di auto e camion con motore a scoppio, già verso la fine del 1800, inizia il fenomeno dei foodtruck. In Italia i primi furgoncini che vendono cibo per strada si iniziano a vedere nei primi decenni del ‘900 e sono “paninoteche” mobili che contribuiranno – e non poco – alla diffusione di cibi e prodotti nel nostro Paese. Nel 1948 con la diffusione degli Ape Piaggio, questo segmento si espande ulteriormente grazie alla economicità e versatilità del mezzo che consente di essere “attrezzato” con piccoli investimenti.

Una curiosità. Negli Stati Uniti sono così tanti che il Comune di New York, come molti altri, sta valutando la necessità di fare una norma per regolamentarne l’attività.

 

 

FRAGOLE, IL LATO GOLOSO DEL BENESSERE

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crostata di fragole“Eccoci qua, a guardare le nuvole, su un tappeto di fragole”. Il refrain di una delle più famose canzoni dei Modà è solo uno dei tanti modi che esprimono il forte simbolismo legato a questo frutto. I romani le consideravano, non a torto, afrodisiache. Considerate da sempre il frutto del cuore, non solo dagli adolescenti, sono state cantate da poeti, scrittori e musicisti oltre a essere da sempre presenti nei film. Continua a leggere

RICOTTA, PROTAGONISTA DELLA PASQUA

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ricottaConsiderata per secoli cibo dei poveri, perché prodotta dai pastori, negli ultimi decenni la ricotta è diventata la regina della cucina e nel tempo la vera protagonista della Pasqua. Continua a leggere

LA PERA: BUONA ALLEATA DELLA CUCINA E DELLA SALUTE

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pear pieMangiata cruda a pezzetti, oppure cotta con cannella e zucchero, la pera è uno dei frutti più apprezzati da piccoli e grandi, per il suo sapore dolce, la succosità e cremosità.  Continua a leggere

GLI GNOCCHI DI RICOTTA E SPINACI DI LIVIA AYMONINO

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green gnocchi gratin - gratin de gnocchi vert

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Solo un’esperta di comunicazione poteva trovare il modo di coniugare ricette, ricordi e rime baciate. Livia Aymonino lo ha fatto per due anni con una rubrica raccogliendo poi le ricette in rima in un libro tutto da leggere, “Sapori di Versi”. Continua a leggere