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UBO, “UNA BUONA OCCASIONE”: L’APP PER LA CORRETTA GESTIONE DEL CIBO

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Spesa al supermercatoFare la spesa in maniera intelligente, lasciandosi guidare dalle reali necessità più dall’istinto; conservare correttamente gli alimenti nella dispensa e in frigorifero, per farli durare più a lungo; riciclare gli avanzi in maniera creativa, cucinando piatti nuovi e gustosi. Per diventare consumatori “virtuosi”, che con le proprie scelte di ogni giorno contribuiscono a ridurre gli sprechi alimentari, basta seguire poche e semplici regole: questa l’idea che ha spinto le regioni Piemonte e Valle d’Aosta, in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale piemontese, a sviluppare UBO – acronimo di Una Buona Occasione –, un’applicazione per smartphone e tablet pensata per guidare gli utenti a una corretta ‘gestione’ del cibo, dal momento dell’acquisto fino al riutilizzo di quello in eccedenza. Continua a leggere

GROW THE FUTURE: LE BUONE AZIONI ANTISPRECO PER “NUTRIRE IL PIANETA”

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grow the futureAbbiamo acquistato al mercato i piselli freschi? Con i baccelli, invece di buttarli via, prepariamo una gustosa salsina per i crostini, lessandoli e frullandoli insieme a qualche cucchiaio di panna o besciamella. Approfittando delle offerte al supermercato abbiamo fatto scorta di alimenti che difficilmente riusciremo a consumare prima della scadenza? Condividiamoli con i vicini di casa. E con l’acqua con cui abbiamo lavato frutta e verdura innaffiamo le piante del nostro balcone. Questi suggerimenti per uno stile di vita senza sprechi arrivano dal portale Grow the future, lanciato a fine aprile da Syngenta – gruppo mondiale che opera nell’agribusiness per lo sviluppo dell’agricoltura sostenibile – per la terza edizione dell’omonima iniziativa, nata per sensibilizzare i cittadini a un utilizzo consapevole delle risorse idriche e alimentari. Continua a leggere

UNA APP PER SAPERE QUALI PRODOTTI SONO ADEGUATI ALLE TUE ESIGENZE NUTRIZIONALI

Leggere le etichetteTrovare, tra gli scaffali del supermercato, consumatori intenti a “decifrare” le etichette degli alimenti è una scena sempre più frequente ormai. Sono in aumento coloro che, quando fanno la spesa, cercano di capire davvero costa stanno mettendo nel carrello e non badano soltanto a offerte e ribassi. Ma la presenza di sigle, di numeri e di diciture poco chiare o generiche rende la lettura dell’etichetta un’operazione per niente facile.

Oggi un aiuto per scegliere i prodotti in maniera più consapevole arriva dalla tecnologia: si chiama “Edo” – termine latino che significa “alimento” ma anche “Io mangio” – ed è un’applicazione per smartphone e tablet pronta ad accompagnare il consumatore nella spesa di ogni giorno. A progettarla la tecnologa alimentare Maria Vincenza Gargiulo insieme a tre giovani sviluppatori – Diego Lanzoni, Luciano Venezia e Marco Giampaoli – assistiti da Vladimiro Mazzotti, business angel del CesenaLab, incubatore d’impresa della città romagnola.

L’app, disponibile per sistemi operativi Android e iOS, è semplicissima da usare: è sufficiente inquadrare il codice a barre sulla confezione con la fotocamera del telefonino e sullo schermo appare una scheda che illustra gli ingredienti, i valori nutrizionali (grassi e zuccheri) e i conservanti presenti.edo app Specificando la propria età e il sesso, poi, è possibile ricevere una ‘consulenza personalizzata’: grazie a un sofisticato algoritmo, infatti, Edo è in grado di dire se il prodotto è indicato o meno per il fabbisogno calorico e le esigenze nutrizionali dell’utente, assegnandogli un voto da 1 a 10 e suggerendo anche alternative più sane.

Per dare le proprie valutazioni, lo staff di Edo si basa sui dati diffusi dal Ministero della Salute e da tre importanti società scientifiche italiane e internazionali: la SINU, Società Italiana di Nutrizione Umana, che fornisce le informazioni riguardo i fabbisogni e le indicazioni sulle porzioni standard; il CRA, Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura; l’EFSA, European Food Safety Authority, l’ente europeo che si occupa di ricerca nel settore alimentare, impegnato in particolar modo nello studio dei nuovi additivi. Il progetto gode anche della supervisione della nutrizionista Alessandra Bordoni, docente di Scienza dell’alimentazione e Nutrizione umana all’Università di Bologna, nella sede di Cesena.

Presentata da Luciano Venezia e Vincenza Gargiulo durante il 28° Congresso Nazionale della SIAAIC (Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica), che si è svolto a Bologna dal 15 al 18 aprile scorso, Edo potrebbe diventare inoltre uno strumento prezioso per coloro che soffrono delle due intolleranze alimentari più gravi e diffuse nel nostro Paese, quella al glutine e al lattosio. Attraverso la lettura del codice a barre l’applicazione segnala immediatamente la presenza dei due allergeni, simboleggiati dalle icone di colore grigio della spiga e della bottiglia di latte, che diventano verdi quando l’alimento viene dichiarato privo di glutine o di lattosio dal produttore.

“QUANDO IL BUONO PASTO DIVENTA PASTO BUONO”

MensaUna grande risorsa. È ciò che rappresentano gli alimenti freschi che ogni giorno restano invenduti nei supermercati e nei negozi, insieme ai piatti già pronti preparati da ristoranti e self service. Cibo ancora in perfetto stato destinato a finire nei cassonetti, generando uno spreco dalle dimensioni allarmanti – basti pensare che un ipermercato ogni anno butta via in media 1500 kg di generi alimentari commestibili; 100 kg è invece la quantità stimata per tavole calde e piccoli esercizi commerciali. Una quantità enorme di vivande che può trasformarsi in una preziosa opportunità per tendere una mano a tutti coloro che in Italia sono in condizioni di difficoltà.

A Genova da sette anni è attivo Pasto Buono, un progetto che recupera il cibo sano in eccedenza dal settore della ristorazione per donarlo alle mense per i poveri. L’iniziativa è nata a giugno del 2007 da un’idea di Gregorio Fogliani, presidente di QUI! Group Spa, società leader nel mercato nazionale dei buoni pasto, che ha deciso di contribuire attivamente alla gestione responsabile delle eccedenze alimentari, in un Paese in cui il numero di persone che vivono in una situazione di povertà è in aumento costante. Sono 30mila, infatti, secondo i dati diffusi dalla Caritas, coloro che ogni mese chiedono aiuto alla Chiesa e agli enti benefici per generi di prima necessità.

Nel capoluogo ligure – che ospita anche il Mercato del Carmine, dove ogni sera vengono cucinati gli avanzi della giornata – quotidianamente associazioni no-profit ritirano cibi freschi e cucinati dagli esercizi commerciali che aderiscono al programma, per distribuirlo a tutti coloro che si rivolgono a loro per un piatto caldo. Prodotti da forno e pane, frutta e verdura, primi, secondi e contorni sono i cibi che bar, macellerie, mense aziendali, scolastiche e ospedaliere, panifici, pasticcerie, ristoranti e pizzerie, rosticcerie e tavole calde, supermercati piccoli e grandi, ipermercati e mercati generali possono donare alle mense per i poveri.

pastobuonoPasto Buono è realtà anche grazie al prezioso contributo del Banco Alimentare della Liguria, della Comunità di Sant’Egidio e di altre associazioni di volontariato locali. Dal 2008 l’iniziativa è realizzata da QUI Foundation, nata da una costola di QUI! Group per promuovere una serie di iniziative solidali, a livello nazionale e internazionale, sempre con un’attenzione particolare nella lotta allo spreco alimentare e alla fame. In particolare, la fondazione agisce come centro di raccolta e distribuzione di alimenti a lunga conservazione (pasta, riso, olio, biscotti, scatolame) donati da aziende private. Da qualche anno al progetto pilota si è affiancato Pasto Buono per tutta la famiglia, che permette alle famiglie appartenenti alla fasce più deboli della società – individuate da Comuni e Caritas – di ritirare cibo fresco e sano a costi ridotti e consumarlo direttamente nelle proprie case.

Oggi Pasto Buono è presente a Roma, con il patrocinio di Roma Capitale, a Firenze, dove collabora con la Venerabile Arciconfraternita della Misericordia, una storica fondazione che fornisce aiuti alle famiglie indigenti e agli anziani soli, e da pochi giorni anche a Palermo.