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TORTE SALATE PER OGNI OCCASIONE

QuichePreparare una torta salata è semplice e poco impegnativo, il risultato però è sempre molto soddisfacente.

Le torte salate sono versatili, gustose, sfiziose e possono essere anche uno scaltro trucco per far mangiare le verdure ai bambini, nascondendole sapientemente tra gli ingredienti.

Sono anche una preparazione molto comoda, possono essere un gustoso piatto unico ed essere portate in spiaggia durante questo periodo dell’anno, ma sono perfette anche per il pranzo in ufficio o per un pic nic.

L’idea di racchiudere un saporito ripieno in una pasta ha origini antiche. Solitamente veniva utilizzata quella di pane, in passato però non veniva preparata per essere poi mangiata, ma solo per permettere la cottura degli ingredienti e veniva anche utilizzata come piatto da portata. La cornice era infatti spesso bella da vedere, ma dura e poco saporita.

Con il tempo però, si è presa l’abitudine di considerare anche l’involucro come una parte commestibile e così sono iniziati gli esperimenti per trovare le ricette per impasti buoni da mangiare. Oggi solitamente si utilizza la pasta sfoglia, la pasta brisée o la pasta di pane.

PasqualinaCome si diceva, le torte salate sono molto versatili, e con la giusta fantasia in cucina, è facile portarle in tavola spesso senza rischiare di annoiare i commensali.

Ci sono naturalmente anche torte salate con ricette precise e che fanno parte della tradizione, come ad esempio la Quiche Lorraine, tipica della cucina francese e la Torta Pasqualina, una preparazione che solitamente si consuma nel periodo pasquale e che, oltre ad essere squisita, ha anche un significato simbolico. Secondo la tradizione infatti la farcitura di spinaci e ricotta dovrebbe essere avvolta da 33 sfoglie di pasta, proprio a simboleggiare gli anni di Cristo.

Anche il riso si può prestare per la preparazione di torte salate. Un esempio può essere il Tortino di riso con scamorza e GranCotto Naturals, che, accompagnato da un po’ di verdura, può diventare un ottimo piatto unico.

ZEPPOLE PER LA FESTA DEL PAPÀ

zeppoleLe zeppole sono un dolce profondamente radicato nella tradizione napoletana e si consuma abitualmente il 19 marzo per celebrare la Festa del papà.

Sono due le leggende principali che si tramandano sull’origine delle Zeppole. Secondo la tradizione dell’epoca Romana, Giuseppe, dopo la fuga dall’Egitto, per riuscire a mantenere Maria e Gesù decise di vendere frittelle ed ecco perché proprio questo dolce fritto è diventato il dolce che si consuma proprio il giorno di San Giuseppe.

Secondo altre fonti la tradizione sarebbe legata alle Liberalia, che in epoca Romana si celebravano il 17 marzo e durante le quali si bevevano fiumi di vino e si gustavano squisite frittelle di frumento, cotte nello strutto bollente. Questa festa si andò a perdere, ma con l’arrivo del cattolicesimo il 19 marzo è stato dedicato alla figura di San Giuseppe e venne mantenuta la tradizione delle frittelle.

Gli ingredienti principali delle zeppole sono la farina, lo zucchero, le uova, il burro, l’olio d’oliva, la crema pasticcera, vengono spolverate con lo zucchero a velo e decorate con un’amarena sciroppata per la decorazione.

zeppola napoletanaIl gastronomo Ippolito Cavalcanti è autore della prima ricetta scritta delle Zeppole, viene riportata nel suo rattato di Cucina Teorico-Pratico  e risale al 1837:

Miette ncoppa a lo ffuoco na cazzarola co meza carrafa d’acqua fresca, e no bicchiere de vino janco, e quanno vide ch’accomenz’a fa lle campanelle, e sta p’asci a bollere nce mine a poco a poco miezo ruotolo, o duje tierze de sciore fino, votanno sempe co lo lanatiuro; e quanno la pasta se scosta da tuorno a la cazzarola, allora è fatta, e la lieve mettennola ncoppa a lo tavolillo, co na sodonta d’uoglio; quanno è mezza fredda, che la può manià, la mine co lle mmane per farla schianà si pe caso nce fosse quacche pallottola de sciore: ne farraje tanta tortanielli come solo li zeppole e le friarraje, o co l’uoglio, o co la nzogna, che veneno meglio, attiento che la tiella s’avesse da abbruscià; po co no spruoccolo appuntut le pugnarraje pe farle squiglià e farle venì vacante da dinto; l’accuonce dinto a lo piatto co zuccaro, e mele. Pe farle venì chiu tennere farraje la pasta na jurnata primma.

Una ricetta da provare per festeggiare con gusto!

 

ORIGINI DEL DOLCE CHE NON MANCA MAI A NATALE: IL PANETTONE

PanettoneIl panettone è sicuramente il dolce che più di tutti simboleggia il Natale. Si tratta di una preparazione a base di farina, acqua, sale, latte, zucchero, lievito, burro, uova, canditi e uvetta.

Esistono però molte varianti capaci di soddisfare i gusti di tutti. Ci sono panettoni senza canditi o senza uvetta, farciti con creme di vari gusti o ricoperti da golose glasse.

PAnettone cioccolatoÈ una preparazione che vede le sue origini a Milano dove fino al 1900 si potevano trovare moltissimi fornai e pasticceri che lo producevano. Oggi invece si può acquistare facilmente in tutta Italia.

Le sue origini si perdono nella leggenda. Secondo alcune fonti  si devono attribuire al falconiere Ulivo degli Atellani che, innamorato di una ragazza chiamata Adalgisa, si fece assumere dal padre di lei come garzone, e, per aiutarlo ad incrementare le vendite, provò ad ideare un nuovo dolce.
Il primo panettone, secondo questa ipotesi sulle suo origini, era preparato con farina, uova, burro miele e uvetta. Una ricetta che riscosse subito grandissimo successo e portò fortuna alla giovane coppia che tempo dopo decise di sposarsi.

Produzione panettoneSecondo altre fonti  invece la nascita del Panettone si deve ad un cuoco che lavorava per Ludovico il Moro, al quale fu chiesto di preparare un sontuoso pranzo di Natale a cui erano stati invitati molti nobili. Il dolce però venne dimenticato in forno e si bruciò in modo irrecuperabile. Il cuoco era disperato e Toni, un piccolo sguattero, propose di utilizzare per l’importante serata un dolce preparato da lui la mattina stessa con gli avanzi trovati in dispensa. Il cuoco, che non aveva mote scelte, decise di rischiare e fu un grande successo! Quando gli chiesero il nome di tale prelibatezza il cuoco rispose: «L’è ‘l pan del Toni» cioè il Pan di Toni. È da questo momento dunque che è nato il nome Panettone!

 

CONSIGLI PER UNA LASAGNA PERFETTA

lasagneL’origine delle lasagne come è facile immaginare è molto antica. Una preparazione che si può paragonare a quella conosciuta e apprezzata anche oggi si trova fin dai tempi dei Romani. Si chiamava laganon, e indicava un piatto preparato con una sfoglia di pasta sottile fatta con un impasto a base di farina di grano, non era composta da strati, ma era un pasticcio di carne e pasta mescolati.

Negli anni comunque la ricetta è mutata fino a diventare quella delizia capace di rendere indimenticabili i tradizionali pasti in famiglia.

È un piatto elaborato e spesso si commettono degli errori che possono influire sul risultato. Esistono però dei piccoli accorgimenti da utilizzare per essere sicuri di ottenere un piatto da leccarsi i baffi.

  • lasagne tegliaChi prepara la pasta in casa deve stenderla sottile (2-3 mm) e sbollentarla in acqua bollente per 4-5 minuti  prima di farcirla e cuocerla in forno. Chi sceglie le sfoglie secche, invece, può infornarle direttamente utilizzando però una besciamella e un ragù un po’ più liquidi.
  • È bene  evitare la carta forno, è perfetta per quando si preparano torte o pizza, ma le lasagne sono una preparazione troppo umida e il rischio è quello di ritrovarsi nel piatto una porzione mista a carta. Meglio quindi ungere abbondantemente la teglia con burro ragù e besciamella per evitare che si attacchi al fondo e permettere una corretta cottura della pasta.
  • Aggiungere un po’ di pancetta al ragù lo renderà più saporito.
  • Il condimento deve essere abbondante e deve coprire tutte le sfoglie per non rischiare di sfornare una lasagna con gli angoli troppo secchi
  • Meglio non lesinare con gli strati. Per essere una lasagna golosa deve averne 4 o 5.
  • Per non rischiare di ottenere una preparazione con gli strati superiori troppo secchi è una buona idea cuocerla per la prima metà del tempo coperta con della carta di alluminio e scoprirla solo durante la seconda metà della cottura. In questo modo le lasagne saranno croccanti fuori e morbide dentro.
  • Per ottenere una perfetta doratura della superficie è bene non esagerare con la besciamella, meglio terminare gli strati mescolando abbondante ragù con un paio di cucchiai di besciamella, un po’ di formaggio grattugiato e per una crosta croccante un cucchiaio scarso di pan grattato sulla superficie.
  • A fine cottura è bene lasciarle riposare almeno 15 minuti, ne gioverà il gusto e anche la consistenza.

CAFFÈ FREDDO, PER NON RINUNCIARE AL SUO AROMA ANCHE NELLE GIORNATE PIÙ CALDE

Caffè freddoL’amore degli italiani per il caffè è noto. È un rito quasi irrinunciabile, un culto in certi casi. D’estate però il desiderio di qualcosa di fresco a volte supera quello di caffè. Ma esiste una facile soluzione per godersi l’amato aroma trovando anche refrigerio, il caffè freddo.

La soluzione più semplice prevede la preparazione del caffè con una o più moke, al quale aggiungere zucchero e da mettere in frigo una volta che la bevanda avrà raggiunto la temperatura ambiente, magari dopo aver aggiunto un po’ d’acqua.

caffè shakeratoÈ possibile però scegliere la versione shakerata, comodamente seduti al bar, ma è facile anche da preparare in casa. Se si possiede un piccolo shake si aggiungono un paio di cubetti di zucchero e si agita con energia. Se non si possiede l’accessorio specifico si può sostituire con un barattolo o utilizzando un frullatore.  

Gli amanti del frappuccino, la famosa specialità di Starbucks, possono provare a prepararlo in casa frullando il caffè con latte, cubetti di ghiaccio, zucchero liquido e un pizzico di pectina per addensare. A questo punto si può gustare così o aggiungere panna e magari anche un po’ di topping al cioccolato.

FrappuccinoLe regole per preparare un buon caffè freddo sono poche, ma importanti.

  • Partire sempre da un ottimo caffè, preparato con la moka preferibilmente o anche con le cialde, ma è da evitare il caffè in polvere.
  • Meglio scegliere lo zucchero liquido per non rischiare di trovarne sul fondo non sciolto bene.
  • Meglio aspettare che il caffè abbia raggiunto la temperatura ambiente prima aggiungere il ghiaccio per non rischiare di annacquarlo troppo.

IDEE PER INSALATE DI RISO SEMPRE NUOVE

insalata riso feta e pomodoriniL’insalata di riso è una preparazione perfetta per questo periodo dell’anno. Ideale da portare in ufficio per un pranzo veloce nutriente e fresco, da gustare nelle calde serate estive, magari in compagnia di amici e anche per portarla in una borsa frigo in spiaggia e gustarla sotto l’ombrellone.

Le origini dell’insalata non sono molto chiare, ma sembrano legate a vari piatti tipici del mediterraneo. Un piatto unico che ricorda infatti la paella spagnola o il cous cous. Si pensa che venisse preparata, probabilmente dalla popolazione più povera, ma considerata un piatto non sufficiente elegante da essere riportato nei ricettari.

La tradizione, soprattutto quella della famiglia, ricopre un ruolo di grande importanza in questa ricetta. Non ne esiste una, ma tante quante sono le famiglie a prepararla. È il tipico piatto che ha i sapori dei ricordi. La ricetta di solito è quella della mamma o addirittura della nonna. È anche il tipico piatto svuota-frigo che può quindi avere ogni volta un sapore un po’ diverso.

riso venere e gamberiDi certo però se si vuole cambiare e si ha voglia di sperimentare nuovi sapori, le possibilità sono quasi infinite. Si può variare il cereale alla base, quindi sostituire il riso con orzo, farro, grano oppure preparare un mix di cereali, una scelta ricca di gusto e salute. Oppure utilizzare la propria fantasia per trovare nuovi abbinamenti tra gli ingredienti da utilizzare per i condimenti. In molti scelgono come base le preparazioni comunemente in commercio e la arricchiscono con cubetti di formaggio, dadini di prosciutto cotto e, in alcuni casi, uova sode. Ottima anche la versione a base di pesce, con mazzancolle e zucchine oppure dal sapore affumicato con speck e scamorza o anche una versione particolarmente fresca e saporita con feta, pomodorini e fagiolini.

SUSHI, UNA TRADIZIONE DAL GIAPPONE ALL’ITALIA

zucchine e salame rollSi dice che il sushi sia stato portato in Giappone dai monaci buddhisti tornati dalla Cina nel VII secolo. È un piatto tipico a base di riso al quale vengono abbinati pesce, alghe, vegetali e uova. Il ripieno dei rotolini tipici del sushi possono essere crudi, cotti o marinati. Prima del sushi come lo conosciamo noi si preparava un piatto simile il pesce crudo a strati alternandolo al sale e al riso, tenuto pressato e lasciato a fermentare per mesi, un tipo di sushi chiamato narezushi preparato e ancora apprezzato nella zona di Tokyo.

sushi dolceDiventare uno chef di sushi è un percorso lungo e faticoso per i primi due anni l’apprendista può solo guardare il proprio Maestro detto Shokunin e si occupa esclusivamente di lavare i piatti e pulire i pavimenti. Solo in seguito imparerà a cuocere il riso e dopo ben quattro anni avrà modo di imparare l’arte del taglio del pesce e finalmente della composizione del sushi. In origine era un mestiere vietato alle donne perché si riteneva avessero una temperature delle mani più alta e per questo potessero rovinare il pesce manipolandolo.

La cucina giapponese negli ultimi anni è diventata una consuetudine anche dalle nostre parti, la cura estetica dei piatti in stile nipponico si adatta bene anche a preparazioni con ingredienti italiani come ad esempio i salumi o addirittura preparazioni dolci, spesso sono ricette semplici, veloci e di grande effetto.

Ricetta Sushi crèpes roll 

Ingredienti sushi crepes roll

3 uova

250 g di farina 00

½ l di latte intero

15 pomodorini

10 fette di prosciutto cotto

250 g di formaggio spalmabile

150 g di rucola

Burro Q.b.

Preparazione

Unisci le uova e il latte e mescola con cura. Aggiungi la farina un po’ alla volta facendo attenzione che non si formino grumi. Copri la ciotola con la pellicola trasparente e lascia riposare almeno 30 minuti in frigorifero, intanto taglia i pomodorini a metà. Scalda la padella e ungila con un po’ di burro, versa un mestolo di impasto necessario a ricoprire la superficie della padella e cuoci da entrambi i lati. Taglia le crepes a strisce, farciscile con un po’ di formaggio la rucola e il prosciutto tagliato a strisce della stessa misura. Adagia su un lato mezzo pomodorino e arrotola con cura. Fissa il tuo sushi roll con uno stecchino per impedire che si apra.

 

RICETTA E ORIGINI DELLA PIZZA, PATRIMONIO CULTURALE DELL’UMANITÀ

Pizza MargheritaSecondo la tradizione la pizza sarebbe nata nel mese di giugno dell’anno 1889, quando Raffaele Esposito, un cuoco dell’Antica pizzeria Brandi, decise di onorare la Regina Margherita di Savoia preparando un piatto con i colori della bandiera Nazionale. A quei tempi con pizza si intendeva una ricetta dolce, ma Raffaele ne inventò una salata con gli ingredienti che aveva a disposizione in quel momento, dando vita dunque alla pizza che conosciamo e amiamo oggi.

Tradizione popolare a parte, ci sono testimonianze secondo le quali la pizza in versione salata sarebbe esistita già alla fine del Setteccento, se ne trova una versione condita con aglio, olio pomodoro, mozzarella e strutto in Usi e costumi di Napoli e contorni descritti e dipinti, un libro di Francesco Bourcard che risale al 1858,  ma ci sarebbero testimonianze che farebbero risalire l’origine della pizza, condita con aglio, olio, strutto, caciocavallo, basilico ancora prima, nel Seicento.

Forno a legnaProprio quest’anno la pizza è diventata patrimonio culturale dell’umanità Unesco un grande riconoscimento per uno dei numerosi prodotti simbolo dell’italianità nel mondo.

Preparare la vera pizza Napoletana non è così semplice, per poterla definire così, si devono seguire le indicazioni date nel disciplinare pubblicato anche sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, che le garantisce il titolo di Stg, specialità tradizionale garantita. Preparazione pizzaPrima di tutto è obbligatorio utilizzare il forno a legna, grande attenzione deve essere data alle materie prime, ma il disciplinare spiega nel dettaglio tutti i passaggi necessari per preparare una pizza Napoletana a regola d’arte,

Per provare a preparare in casa una pizza speciale (pur non potendo seguire tutte le indicazioni del disciplinare) si può sperimentare la ricetta di Gino Sorbillo, il principe della pizza Napoletana. Una ricetta un po’ laboriosa, lo stesso pizzaiulo suggerisce di preparala la mattina per consumarla la sera, ma per ottenere un risultato da leccarsi le dita ci vuole tempo e tanto amore, si sa!

 

Ricetta Pizza di Gino Sorbillo

Pizza napoletana

Ingredienti

1 litro di acqua minerale naturale

1,750g di farina per pizza

58g di sale

4g di lievito di birra

Preparazione

Prendi una ciotola e sciogli il lievito nell’acqua. Aggiungi una prima parte di farina. Impasta aiutandoti con un cucchiaio/mestolo. Continua ad aggiungere pian piano la farina. Unisci il sale. Sposta l’impasto su un piano da lavoro e inizia a lavorarlo a mano. Aggiungi la farina rimanente. Impasta energicamente per qualche minuto. Poni poi la pasta in un recipiente coperto da una pellicola di plastica. Dopo quattro ore di lievitazione dividi la pasta in pagnotte da circa 280 g ciascuna. Fai riposare per altre quattro ore. A questo punto la pasta sarà pronta per essere lavorata. Dopo la seconda lavorazione inizia lavorare la pasta per creare i dischi di pizza. A questo punto la base è pronta per essere farcita con gli ingredienti desiderati e per essere infornata.

AGNOLOTTI DEL PLIN, UNA BUONA TRADIZIONE

Agnolotti del PlinGli agnolotti del plin sono una specialità di pasta ripiena tipica del Piemonte. Le origini di questa preparazione, come spesso accade, sono incerte, ma probabilmente la prima volta sono stati preparati per riciclare gli avanzi di un arrosto, svelando così la loro origine popolare. Si trova però testimonianza della loro esistenza nel “La cucina sana, economica ed elegante secondo le stagioni” di Francesco Chapusot, un cuoco torinese. Un testo del 1846 in quattro fascicoli o dispense di circa 150 pagine ciascuno, dedicati ad ogni stagione.

È un tipo di pasta piuttosto semplice di realizzare per la forma, è infatti quadrata e ai lati viene schiacciata per rinchiudere il ripieno, un piccolo pizzicotto detto proprio plin in dialetto piemontese. Ma essendo di piccole dimensioni è piuttosto lunga da preparare. Un tempo si serviva al tovagliolo, dopo averli scolati venivano riposti in un tovagliolo ripiegato per non perdere la loro piacevole morbidezza. Solitamente venivano serviti senza alcun condimento, proprio per gustare fino in fondo il loro sapore. Oggi invece solitamente vengono perlopiù conditi con il sugo di arrosto o più semplicemente con burro, salvia e formaggio grattugiato o, ancora, con il ragù di carne alla piemontese oppure in brodo.

AgnolottiLa ricetta è piuttosto laboriosa, scegliere di prepararli  in casa significa prevedere parecchio tempo per la preparazione perché il ripieno non è crudo, ma è, almeno in parte, costituito da arrosto che va quindi prima preparato, lasciato raffreddare e tritato. Nel ripieno sono inoltre previste delle verdure, solitamente spinaci, ma d’inverno vengono spesso sostituiti da cavolo verza o scarola. Il ripieno viene avvolto in una tradizionale pasta all’uovo stesa sottile.

I ravioli del plin sono un tipico piatto delle grandi occasioni in famiglia, a Natale, Pasqua o comunque i pranzi della domenica. I vini migliori da abbinare agli agnolotti sono vini Piemontesi, rossi di medio corpo, i grandi DOC di Langhe e Roero, ad esempio il Grignolino di Monferrato Casalese DOC o il Grignolino d’Asti Doc.

ROAST BEEF ALL’INGLESE: ORIGINI E CONSIGLI DI PREPARAZIONE

Roast BeefIl Roast beef all’inglese è una ricetta che, come si intuisce dal suo nome, ha origini anglosassoni. Il termine inglese roast beef significa letteralmente manzo arrostito e nella tradizione inglese veniva preparato allo spiedo utilizzando l’intera lombata di bue, per questo si considerava una portata adatta alle grandi occasioni. Solitamente viene servito come piatto principale e gli avanzi sono perfetti per farcire panini squisiti.

Oggi il Roast beef ha perso la sua valenza di celebrativa, si prepara in modo più semplice e casalingo al forno e utilizzando pezzi meno pregiati, in questo modo è diventata una preparazione adatta anche alla tavola di tutti i giorni.

Yorkshire puddingSolitamente si serve accompagnato dallo Yorkshire pudding,  una pastella con uova latte e farina cotta al forno, il risultato sono delle tortine perfette per accompagnare piatti di carne o in generale ricche di intingoli.

La diffusione di questo secondo piatto in Italia risale alla prima metà dell’800, sembra sia arrivato in Italia portato da Mazzini, ma si immagina che si sia diffuso grazie agli inglesi residenti nella penisola, soprattutto in Toscana.

Il tempo di cottura ricopre un ruolo di grande importanza per il roast beef. Solitamente viene servito Rare (al sangue) o Pink, cioè cotto fuori e molto al sangue all’interno. La cottura prevede infatti che l’interno venga solo riscaldato, ma non cotto fino in fondo.

Roast Beef paninoProvare a prepararlo a casa è semplice, in fondo si tratta di preparare un semplice arrosto ed è possibile scegliere il grado di cottura del proprio roast beef in base ai propri gusti tenendo in considerazione il peso del pezzo di carne:

  • al sangue 30 minuti
  •  mediamente al sangue 40 minuti
  • mediamente cotto 50 minuti
  • ben cotto 60 minuti

Per ottenere un buon roast beef è importante iniziare al cottura ad alte temperature e continuare con un calore più moderato, in questo modo si otterrà un pezzo di carne croccante fuori e ancora morbido all’interno. Prima di servirlo inoltre è consigliabile  farlo risposare per una decina di minuti, in questo modo i succhi della carne verranno riassorbiti nelle fibre e il risultato sarà più morbido.

 

 

COME RICICLARE LE UOVA DI CIOCCOLATA

Uova di PasquaNel periodo successivo ai pranzi pasquali, che si abbiano dei figli o meno, ci si ritrova la casa piena di cioccolata che, per quanto buona, non sempre è facile da finire. Il tempo stringe perché è un alimento che non ama il caldo e l’umidità e l’avvicinarsi della bella stagione che segue la Pasqua, impone un consumo piuttosto veloce degli avanzi.

Se il cioccolato viene esposto alle alte temperature, il burro di cacao si scioglie e provoca quella che viene chiamata la ‘fioritura’ del burro. Si riconosce perché si ricopre di macchie chiare, esteticamente fastidiose, ma che non compromettono in alcun modo il gusto del cioccolato.

Vietato conservarlo in frigorifero perché è un luogo troppo freddo e umido, inoltre ricco di odori forti capaci di rovinare l’aroma della cioccolata.

L’ideale dunque è consumarlo velocemente. Ecco qualche semplice idea che eviterà di ritrovarselo nella dispensa dopo l’estate.

 

Barrette di cioccolataBarrette al cioccolato

Ingredienti

125 g di riso soffiato

600 g di cioccolato

Preparazione

Sciogli il cioccolato a bagno maria e ricopri con una parte di cioccolato un foglio di carta forno appoggiata su una teglia. Unisci il riso soffiato al cioccolato rimasto e stendi il composto sul foglio di carta forno ricoperta di cioccolata. Metti la teglia in frigorifero per almeno 4-5 ore. Quando si sarà raffreddato e ben indurito taglialo a quadretti.

 

Fonduta di cioccolato

Ingredienti

2 banane

1 cestino di fragole

2 kiwi

2 mandariniFonduta cioccolato

200 g di cioccolata (fondente, al latte o bianca)

100 ml di panna fresca

Preparazione

Sciogli il cioccolato a bagno maria, aggiungi la panna e amalgama bene evitando la formazione di grumi. Servi versando la fonduta nell’apposito pentolino sotto al quale posizionare una piccola candela per mantenere la fonduta fluida. Intingi la frutta nel cioccolato tenendola con un bastoncino o una forchetta.

Liquore al cioccolato

Ingredienti

100 g di cioccolata fondente

300 ml di panna fresca

700 ml di latte

250 g di zuccheroliquore cioccolato

150 ml di alcol puro

Preparazione

Unisci il latte, la panna, lo zucchero e il cacao in una pentola e fai sobbollire il liquido ottenuto per circa dieci minuti senza smettere di mescolare per evitare la formazione di grumi. Aggiungi il cioccolato e, quando si sarà sciolto, spegni il fuoco. Quando si sarà raffreddato aggiungi l’alcol e amalgama bene. Filtra il liquore con un colino a maglie strette e versalo nelle bottiglie. Lascialo riposare per circa un mese prima di consumarlo.

RICETTA E ORIGINI DELLA TORTA PASQUALINA

Pasqualina_preparazioneCome è facile intuire dal suo nome, la Torta Pasqualina è una ricetta tipica di questo periodo dell’anno, quello legato appunto alle feste di Pasqua. Semplice da preparare, utilizzando una sfoglia pronta, un po’ più complicata se si vuole preparare una pasqualina originale e partire da zero, cimentandosi con la preparazione anche della pasta sfoglia. È una specialità ligure, ma famosa ben oltre i confini della regione di cui è originaria.

Vanta origini antiche viene infatti preparata proprio in occasione della Pasqua già nel XVI secolo, in questo periodo infatti fu citata dal letterario Ortensio Lando nel suo “Catalogo delli inventori delle cose che si mangiano et si bevono” chiamandola però gattafura, il suo nome antico. Si dice si chiamasse così perché così ghiotta che le gatte la furavano, cioè rubavano.

La Pasqualina originale prevede una sfoglia composta da 33 sottilissimi strati, un numero scelto non a caso, ma proprio per simboleggiare gli anni di Gesù Cristo. Si preparava utilizzando solo acqua, farina, sale e olio extravergine di oliva rigorosamente ligure. Oggi come oggi si prepara una sfoglia con molti meno strati.

La farcitura invece prevede l’utilizzo della prescinseua, un particolare formaggio morbido con consistenza a metà tra lo yogurt e la ricotta, molto difficile da trovare fuori dalla Liguria, per questo spesso viene sostituito dalla ricotta. Si utilizzano inoltre le bietole, spesso sostituite da carciofi, maggiorana e uova intere, un simbolo di vita e rinascita, il ritorno della primavera e della sconfitta della vita sulla morte.

Pasqualina_fettaIngredienti

1 kg di farina

4 cucchiai di olio per la pasta

Acqua q.b.

1 kg di bietole

½ Cipolla

500 g di ricotta

1 bicchiere di latte

4 uova

100 g di formaggio grattugiato

Maggiorana q.b.

Olio q.b.

Sale q.b.

Preparazione

Impasta la farina, 4 cucchiai di olio, l’acqua e un pizzico di sale. Dividila in 10 piccole palle e lasciala riposare. Intanto fai appassire le bietole in una pentola con poca acqua e ripassale in padella con la cipolla tritata. Unisci la maggiorana, il formaggio grattugiato, la ricotta, il latte e aggiusta di sale. Stendi le 10 palle di pasta in sfoglie molto sottili. Ungi una teglia e ricoprila con una sfoglia, e ripeti gli strati successivi. Versa all’interno l’amalgama di ricotta e verdure. Fai 4 buchi e rompi all’interno le uova intere, ricopri con le rimanenti sfoglie. Cuoci a 180° per circa 45 minuti.

CONSIGLI PER UN CAFFÈ SQUISITO

caffè e mokaPreparare il caffè è un’arte che si impara fin da piccoli. È una delle prime preparazioni in cucina che si insegna ai bambini, perché per loro è divertente riempire la moka di caffè utilizzando il cucchiaino ed è una procedura sicura, senza rischio di tagliarsi o farsi male. Farlo a regola d’arte però non è così semplice o scontato. Ci sono numerose variabili che possono influire sulla preparazione e rischiare di rovinare il piacere di qualche minuto di pausa bevendo questa bevanda tanto amata dagli italiani.

  • Prima di tutto bisogna scegliere la macchinetta giusta e fare attenzione alla sua manutenzione. Meglio preferire quelle vecchie e usate, quelle nuove e luccicanti non faranno mai un buon caffè. È importante però cambiare spesso la guarnizione e ogni tanto anche il filtro.
  • caffè macinatoLa caldaia va riempita di acqua fino alla valvola, senza mai superarla per non rischiare che venga un caffè troppo liquido.
  • Il filtro va riempito fino all’orlo, ma mai pressato (come si usa fare invece con le macchine per il caffè espresso).
  • Per ottenere un buon caffè non bisogna avere fretta, meglio posizionare la moka sul fuoco piccolo e regolare la potenza verso il basso. Va spento appena la caffettiera inizia a fare il suo caratteristico rumore, per evitare che si bruci e ne rovini irrimediabilmente il sapore.
  • Il caffè macinato va tenuto in un contenitore ermetico per non perdere il profumo e gli aromi.

caffèPer riconoscere un buon caffè si parte dalla vista, già guardandolo si possono ottenere informazioni importanti. Se, mentre lo si versa, il liquido che esce dalla brocca è trasparente, significa che è stata utilizzata troppa acqua o troppo poco caffè.

Se sul fondo della tazzina si trova molto residuo in polvere vuol dire che il caffè è stato macinato troppo finemente oppure che il filtro è stato pulito con poca cura o che è addirittura da cambiare.

Con queste piccole accortezze e attenzioni si potrà facilmente preparare un ottimo caffè e riempire la casa del suo caratteristico e tanto piacevole profumo.

MINESTRE DELLA TRADIZIONE PER I GIORNI DELLA MERLA

FreddoIniziano oggi i giorni della merla tre giorni, gli ultimi di gennaio, che secondo la tradizione, dovrebbero essere i più freddi dell’anno. Sempre secondo le tradizioni popolari prenderebbero questo nome da una leggenda, secondo la quale una merla per proteggere se stessa e i suoi pulcini, che erano tutti neri come i maschi adulti di questa specie, decise di rifugiandosi in un comignolo dove trovare riparare e un po’ di calore. Quando ne uscirono erano diventati tutti grigi perché sporchi di fuliggine ed è da allora che tutti i merli, sia maschi sia femmina diventarono grigi. Sempre secondo la tradizione popolare se i giorni della merla sono freddi la primavera sarà bella, se invece gli ultimi tre giorni di gennaio si rivelano essere miti ci si deve aspettare che la primavera arrivi in ritardo.

SMesciùaono giornate durante le quali per scaldarsi solitamente si preparano piatti ricchi e caldi. Le minestre sono perfette per questi giorni, pasta e patate, specialità tipica della cucina napoletana è una soluzione gustosa e nutriente, così come la minestra maritata anche questa tipica della Campania. Un piatto tipico del periodo natalizio, ma adatta a tutto l’inverno. Gli ingredienti della ricetta si abbinano alla perfezione e per questo ha preso il nome di minestra maritata, cioè sposata. Si prepara con cavolo nero, cicoria, scarola, cotiche, piedino, puntine e salsiccia.

La cassoeula invece è una minestra tipica della Lombardia e gli ingredienti principali sono verza, piedino, salsiccia, costine e cotenna di maiale, molto nutriente e di origini antiche. Piuttosto impegnativa, ma perfetta per i giorni più freddi.

RibollitaLa minestra d’eccellenza tipica della Toscana è invece la ribollita il cui ingrediente principale è il cavolo nero, che, per rendere davvero buono il piatto deve “aver preso il ghiaccio”, deve essere quindi raccolto dopo una gelata che avrà permesso al vegetale di ammorbidirsi. In Liguria invece si può assaggiare la mesciùa, il nome significa “mescolanza”, si tratta infatti di una piatto tipico dei pescatori che mescolavano ingredienti in modo piuttosto casuale, gli ingredienti principale sono ceci fagioli e farro. Anche la veneta risi e bisi è una preparazione perfetta da portare in tavola in questi freddi giorni.

 

PASTA E CECI, UN PIATTO NUTRIENTE E DALLE NUMEROSE VARIANTI

shutterstock_738218566I ceci sono un legume arrivato dall’oriente, diffuso prima in Egitto per nutrire gli schiavi e poi in tutto il mediterraneo.

Consumati in abbondanza già dai Romani che ne attribuivano anche proprietà afrodisiache.  Sono un alimento ottimo e molto nutriente. Ricchi di ferro e proteine, un ottimo alimento da abbinare alla pasta per ottenere un piatto unico gustoso e completo.

shutterstock_216995659Si possono servire come aperitivo, dopo averli ricoperti di spezie come paprika e curcuma e passati in forno per circa 30 minuti a 180°. Con la farina, si può preparare la farinata o delle frittate in forno o in padella, magari arricchite con verdure. Frullandoli e unendoli a limone e thaina si ottiene l’hummus, schiacciandoli si possono preparare polpette o hamburger vegetali.

La tradizione italiana vede i ceci utilizzati per un piatto unico squisito, la pasta e ceci. Ha numerose varianti ragionali oltre a quelle familiari, è infatti il tipico comfort food preparato e tramandato di madre in figlio. Si tratta di un piatto di origine contadina, perfetta per chi aveva bisogno di ritrovare le forze dopo una faticosa giornata tra i campi.

In Puglia si prepara con le fettuccine e dopo aver cotto la pasta se ne prende una parte, la si frigge e si unisce per completare il piatto. In Lazio, a fine cottura viene aggiunta l’acciuga soffritta a parte con uno spicchio d’aglio e pomodoro. Nella tradizione toscana si insaporisce con aglio e pomodoro, quella napoletana, invece è arricchita dalla pancetta e prevede la cottura della pasta insieme ai ceci.

shutterstock_720059803PASTA E CECI ALLA NAPOLETANA

400 g. di ceci secchi
250 g. di ditalini
100 g di pancetta a cubetti
1 carota
1 cipolla
1 gambo di sedano
2 rametti di rosmarino
Olio q.b
Sale q.b.
Bicarbonato q.b.

Preparazione

Lascia in ammollo i ceci per almeno 12 ore in abbondante acqua fredda con un pizzico di bicarbonato. Trita il sedano, la carota e la cipolla e soffriggili con un filo d’olio. Aggiungi i dadini di pancetta, quando sarà rosolata versa i ceci sciacquati insaporisci con il rosmarino e aggiungi l’acqua sufficiente a coprire  ceci. Cuoci per circa un’ora e mezza, e aggiungi il sale verso fine cottura. Frulla circa metà dei ceci fino ad ottenere una crema versala nella pentola. Cuoci la pasta insieme ai ceci e servi ben caldo.

 

 

 

RICETTA E ORIGINI DEI PIZZOCCHERI

pizzoccheriLa Valtellina è una zona montana della Lombardia ricca di piatti tipici molto nutrienti preparati con ingredienti tipici della zona. Facendo una gita nella zona si possono assaggiare gli sciatt, palline croccanti fritte e ripiene di formaggio,  bresaola e moccetta , la polenta taragna e i pizzoccheri.

Questi ultimi sono originari di Teglio un paese in provincia di Sondrio proprio al centro della Valtellina. Un primo piatto al forno così ricco da poter essere consumato anche come piatto unico. È composto da pizzoccheri, un tipo di pasta simile a delle tagliatelle corte, ma di grano saraceno, condite in modo molto ricco con verdure (verze, coste, broccoli), formaggio casera e abbondante burro. Le dimensioni tipiche dei pizzoccheri di solito sono di circa 5 mm di larghezza, 7 cm di lunghezza e 2 o 3 mm di spessore.

È un piatto di origini molto antiche il grano saraceno è infatti un tipo di cerale usato nella zona già dal XVI secolo. Un cereale che in questi anni è stato riscoperto e viene utilizzato sempre più spesso nelle preparazioni. Molto saporito e senza glutine, quindi adatto ai celiaci. La prima testimonianza dell’esistenza dei pizzoccheri risale al 1548  nel “Catalogo dell’inventario delle cose che si mangiano” un’opera di Ortensio Landi.

I pizzoccheri fanno parte dell’elenco dei Prodotti Agroalimentari Tipici della Lombardia. A Teglio, dove vengono organizzate due sagre durante le quali assaggiare i pizzoccheri preparati a regola d’arte, è nata anche l’Accademia del pizzocchero che ha codificato la ricetta originale.

Ricetta dell’Accademia del Pizzocchero

pizzoccheri con verzeIngredienti
400 g di farina di grano saraceno
100 g di farina bianca
200 g di burro
250 g di formaggio Valtellina Casera dop (den.ne di origine protetta)
150 g di formaggio in grana da grattugia
200 g di verze
250 g di patate
uno spicchio di aglio, pepe
Preparazione
Mescola le due farine, impastale con acqua e lavorale per circa 5 minuti. Con il mattarello tira la sfoglia fino ad uno spessore di 2-3 millimetri dalla quale ricaverai delle fasce di 7-8 centimetri. Sovrapponi le fasce e tagliale nel senso della larghezza, ottenendo delle tagliatelle larghe circa 5 millimetri. Cuoci le verdure in acqua salata, le verze a piccoli pezzi e le patate a tocchetti, unisci i pizzoccheri dopo 5 minuti (le patate sono sempre presenti, mentre le verze possono essere sostituite, a secondo delle stagioni, con coste o fagiolini). Dopo una decina di minuti raccogli i pizzocheri con la schiumarola e versane una parte in una teglia ben calda, cospargi con formaggio di grana grattugiato e Valtellina Casera dop a scaglie, prosegui alternando pizzoccheri e formaggio. Friggi il burro con l’aglio lasciandolo colorire per bene, prima di versarlo sui pizzoccheri. Senza mescolare servi i pizzoccheri bollenti con una spruzzata di pepe.

RICETTA E ORIGINI DEL FILETTO ALLO STROGANOF

shutterstock_471078659Il filetto allo Stroganoff è una ricetta squisita e dalle dubbie origini. I suoi ingredienti principali la rendono perfetta per le giornate fredde. È infatti un secondo piatto con carne di manzo o vitello insaporita da cipolle, funghi e panna acida. Certamente non un piatto leggero, ma altrettanto sicuramente un piatto capace di dare grande soddisfazione al palato.

Secondo alcuni il primo a cucinare questa ricetta è stato uno chef francese che lavorava come cuoco personale del conte Russo Pavel Stroganoff, pare ebbe l’idea di aggiungere la panna acida al tradizionale manzo in fricassea per andare incontro ai gusti del conte, il piatto ebbe grande successo e prese il nome del conte. Secondo altri invece Stroganoff fu il nome del medico al servizio della zarina Maria di Russia e curò un’intossicazione di aringhe imponendo una rigida dieta ricca di manzo.

In ogni caso la ricetta ebbe fece il giro del mondo fino ad arrivare in Brasile. Qui si serve ancora oggi, principalmente utilizzando la carne di pollo o anche i gamberi e si usa accompagnarla con riso bianco e batata palha, golosissime patate grattugiate e fritte dal risultato molto croccante e sfizioso.

Un’ottima ricetta per riempire di gusto i freddi inverni.

shutterstock_427319662Ricetta manzo allo Stroganoff

Ingredienti

1 kg di carne di manzo (filetto o controfiletto)

500 g di cipolle

300 g di funghi champignon

100 g di panna acida

50 g di passata di pomodoro

1 bicchiere di vodka

Acqua q.b.

Farina q.b.

Prezzemolo q.b.

Olio q.b.

Sale q.b.

Preparazione

Soffriggi le cipolle tagliate a fettine sottili con un po’ di acqua e olio per una decina di minuti, aggiungi i funghi e il prezzemolo e fai cuocere altri 10 minuti. Taglia la carne a listarelle sottili, infarinala e cuocila in una padella con un filo d’olio, dopo qualche minuto sfumala con la vodka. Unisci la carne ai funghi e alla cipolla, aggiungi la panna acida e la passata di pomodoro e mescola con cura. Aggiusta di sale e servi ancora caldo.

RICETTA E ORIGINI DELLA PASTA ALLA GENOVESE

shutterstock_123014041Gustosa, saporita, un tipico piatto della domenica a Napoli e dintorni. La pasta alla genovese vanta origini antiche e si trova spesso sulle tavole nei giorni di festa in tutta la Campania.

Si prepara cuocendo un pezzo di carne detto “o tucc”, cotta con verdure e tante cipolle. La ricetta originale prevede che si usi il peso della cipolla pari a quello della carne, oggi di solito si utilizzano al massimo due cipolle e magari si compensa abbondando un po’ di più con carote e sedano.

shutterstock_295234154Non si conosce con sicurezza il motivo per cui questa ricetta si chiama genovese pur essendo un piatto completamente sconosciuto in territorio ligure e al contrario così comune in quello campano.

Secondo alcuni ha preso il nome dall’origine dei cuochi che per primi prepararono questo succulento sugo. Si dice infatti che durante il periodo aragonese nel porto di Napoli ci fossero numerose trattorie gestite da genovesi  che servivano proprio questa pietanza con grande successo soprattutto tra i pescatori abituati a nutrirsi quasi unicamente di pesce e che mostravano di apprezzare un piatto a base di carne.

shutterstock_439391158Esiste un’altra leggenda sull’origine del nome di questo piatto secondo la quale prese il nome dall’appellativo usato per il cuoco che lo realizzò detto proprio “o’genovese”.

Per preparare una pasta alla genovese a regola d’arte è importante scegliere il giusto pezzo di carne meglio il manzo piuttosto che il vitello perché più saporito e deve, inoltre, essere adatta a sopportare le lunghe cotture per un eccellente risultato finale infatti, deve cuocere molto lentamente e durante la cottura, che deve durare almeno tre ore, le cipolle si trasformeranno in un’ottima purea. La pasta ideale capace di esaltare questo sugo sono gli ziti spezzati. Tra gli ingredienti  della ricetta originale si trova anche il lardo, usato come saporito grasso da condimento.

La carne poi, secondo la tradizione, viene tagliata a fette e servita come secondo piatto accompagnata da piselli o puré di patate.

FRITTATA DI PASTA, DA PIATTO DA RICICLO A NUOVA MODA OLTREOCEANO

shutterstock_596600885La frittata di pasta è una preparazione di origini napoletane nata come una ricetta da riciclo. La pasta avanzata la sera prima, infatti, viene unita alle uova e fritta con abbondante olio in padella. Il risultato è una torta croccante fuori e morbida all’interno, perfetta per essere traportata. Per questa ragione è un piatto che viene spesso consumato durante un pic nic o in spiaggia sotto l’ombrellone. In origine era il pranzo dei muratori o comunque di operai impegnati in lavori all’aperto.

A Napoli esistono due versioni di questo piatto: la frittata di pasta bianca, condita solo con olio e formaggio oppure rossa, con sugo di pomodoro. È possibile comunque fare spazio alla fantasia e condirla con i sughi più svariati per apprezzane la versatilità. Solitamente la si prepara con spaghetti, ma non è insolito vederla anche con pasta corta, per questa versione però, per ottenere un buon risultato finale è necessario utilizzare più uova, per riuscire a mantenere il composto compatto.

spaghetti Donuts pomodoroIn molti oggi la preparano al momento, ma in questo modo si rischia di perdere in parte il gusto finale, lasciarla riposare, infatti, fa sì che i sapori si mescolino al meglio per un risultato da leccarsi i baffi. L’ideale quindi è consumarla fredda.

Nella città partenopea esiste poi una versione di strada che viene chiamata la ‘frittatina’. Abbonda nelle vetrine delle rosticcerie. È una preparazione a base di pasta, formaggio, besciamella che viene impanata e fritta, una lontana parente della semplice frittata e altrettanto gustosa.

La ricetta è diventata nota anche oltreoceano con qualche variante che farà sicuramente storcere il naso ai puristi. I coniugi Luigi Fiorentino e Emy Gargiulo hanno ideato infatti una preparazione di gran moda  ultimamente negli Stati Uniti. Si tratta degli Spaghetti Donuts l’unione tra un piatto tipico della tradizione Napoletana e un dolce iconico in America. Gli stessi ideatori del Pop Pasta definiscono la frittata di pasta a forma di Donuts una combinazione tra tradizione, innovazione, originalità e qualità. Al momento è possibile sceglierli al gusto pomodoro, carbonara, aglio e olio, bolognese e zucchine, ma si attendono presto nuovi condimenti. Un altro piatto italiano che sta trovando grande fortuna anche all’estero.

CASSOPIPA, UNA RICETTA VENETA DALLE ANTICHE ORIGINI

shutterstock_620813630La Cassopipa è uno dei piatti più antichi della tradizione culinaria di un suggestivo ed affascinante comune in provincia di Venezia, Chioggia. Una città che per la sua architettura viene definita una piccola Venezia, è infatti sorta proprio sul mare ed è sicuramente da visitare.

La Cassopipa è conosciuta anche come sugo dei Pescatori, pare infatti che si debba proprio a loro l’origine della ricetta. È un condimento per preparare il quale i pescatori univano tutto ciò che offriva il mare. Un insieme di cozze, vongole e fasolari, cannolicchi. shutterstock_187152551Caratteristica di questa ricetta è una cottura lentissima che si svolgeva in passato sulla stufa o dentro i bragozzi, imbarcazioni da pesca tipica dell’alto Adriatico. I pescatori consumavano la cassopipa al rientro dalla loro impegnativa nottata di lavoro e veniva insaporita con cipolla e le spezie che si trovavano a disposizione.

L’origine del nome è legato da un lato al particolare tegame che si utilizza per la cottura, una pentola di coccio chiamata casso e dall’altro a pipa che fa riferimento alla cottura lenta. Si dice infatti che i molluschi che fanno parte della ricetta devono pippare cioè sobbollire molto lentamente e per ore, fino ad ottenere una consistenza di una crema densa e grumosa. In questo modo il mollusco all’interno delle conchiglie rimangono particolarmente morbidi, quasi come se fossero aperte a freddo. Con il sugo di pesce poi si condisce la pasta, solitamente lunga, i bigoli, degli spaghetti piuttosto grossi di pasta all’uovo, sono quelli più comunemente utilizzati.

Ricetta della Cassopipashutterstock_103891757

Ingredienti

400 g di bigoli

200 g di vongole

200 g di cozze

200 g di cannolicchi

1 cipolla

Olio q.b.

Sale q.b.

Pepe q.b.

Preparazione

Pulisci con cura le cozze e mettile in una ciotola con acqua e sale insieme alle altre conchiglie per circa due ore cambiando l’acqua un paio di volte, per farle spurgare e perdere la sabbia. Cuoci i bigoli in abbondante acqua salata. Trita finemente la cipolla e falla rosolare con un po’ d’olio in una pentola di coccio, versa anche i frutti di mare, aggiungi abbondante pepe e fai cuocere a fuoco bassissimo. A cottura ultimata unisci il sugo alla pasta e aggiusta di pepe.

PAPPA AL POMODORO E GAZPACHO, DUE ZUPPE OTTIME ANCHE FREDDE

shutterstock_446326975Tra le ricette della tradizione culinaria toscana compare la pappa al pomodoro, una preparazione semplicissima preparata con ingredienti poveri, ma genuini. È diventata famosa anche nella altre regioni italiane grazie al libro dello scrittore fiorentino Luigi Bertelli, conosciuto con il suo pseudonimo Vamba, autore del celebre Giornalino di Gian Burrasca.

Un piatto che si può consumare caldo d’inverno, ma buonissimo anche a temperatura ambiente o addirittura freddo, quindi ideale per l’estate. In origine si preparava come piatto di recupero per sfruttare ingredienti che altrimenti sarebbero andati sprecati, ma è diventata una ricetta della tradizione. Si tratta di una specie di zuppa preparata con pane toscano, rigorosamente senza sale e secco, pomodoro, aglio, olio extravergine d’oliva e insaporito con sale, pepe e basilico, viene cotta con brodo vegetale per circa 30-40 minuti e al termine il pane si sarà disfatto e assumerà la consistenza di una pappa.

shutterstock_507956719Anche in Spagna compare una zuppa estiva tra i piatti della tradizione culinaria. È tipica in particolare dell’Andalusia, zona famosa anche  per il flamenco. Si tratta del gazpacho che è infatti una zuppa fredda, a base di verdure crude, spesso servita addirittura con cubetti di ghiaccio. Piacevole da mangiare perché rinfrescante e perfetta per le giornate più calde perché per prepararla non serve accendere i fornelli e si può servire così evitando di scaldare ulteriormente la casa. L’origine del gazpacho sembra essere riconducibile al ciceone, una bevanda greca, a base di acqua e vino, utilizzata in occasione di riti religiosi iniziatici, ma bisogna aspettare la fine del Medio Evo per trovare una versione della ricetta molto simile a quella utilizzata ancora oggi. Gli ingredienti principali sono peperoni, pomodori, cetrioli, cipolla e pane raffermo ammorbidito in acqua, immancabile per donare la giusta cremosità al piatto.

Due piatti di antiche origini gustosi e ottimi da mangiare quando il caldo toglie appetito e voglia di cucinare.

COLAZIONE ALL’EMILIANA

Se ci si trova in Emilia Romagna e si vuole fare una colazione con il sapore delle tradizioni antiche il Bensone riuscirà a soddisfare facilmente queste esigenze. Si tratta di un dolce tipico di Modena, ma che si trova un po’ in tutta l’Emilia. È un dolce di origini antiche a base di farina, uova, burro, latte e miele. Nel XIII secolo veniva offerto a fabbri e orafi in ocshutterstock_486256474casione della festa del patrono degli artigiani. Si può trovare in tutta l’Emilia con nomi diversi, brazadela o ciambella dura  ad esempio. A volte lo si trova farcito di marmellata.

Chi ama i pancake deve assaggiare questa versione emiliana del tipico dolce da breakfast americano. Sono le cantarelle, si preparano sciogliendo in acqua farina gialla e bianca e si cuociono sulla piastra. La tradizione vuole che si servano condite con un filo di olio d’oliva e zucchero, ma se la scelta sembra un po’ troppo ardita sono perfette anche con la marmellata.

Per una colazione davvero nutriente si può scegliere una fetta di torta in cantina, una preparazione perfetta anche per il dessert. shutterstock_408901225Si dice che per mangiarla la domenica si debba iniziare a prepararla il martedì. Bisogna infatti cucinare una ciambella che deve riposare un paio di giorni perché diventi rafferma, il terzo giorno si taglia a fettine sottili con le quali si fodera una teglia , si farcisce con della crema, si ricopre con altre fettine di ciambella. A questo punto prima di consumarla è necessario farla riposare qualche giorno con dei pesi che la schiaccino in un luogo fresco e asciutto… come una cantina appunto.

Chi invece non ama la colazione dolce non può certo rinunciare al piacere di iniziare la giornata con un’inimitabile piadina, magari farcita con crudo squacquerone e rucola, un classico che non stanca mai.

PANZANELLA, UN PIATTO GUSTOSO E PERFETTO PER I GIORNI PIÙ CALDI

shutterstock_397059790 (1)È tempo di estate e di pasti semplici e freschi. A rispondere a questi requisiti c’è la panzanella, un piatto della tradizione che e ha origini antiche e, come spesso accade, poco chiare. Probabilmente in origine era un piatto consumato dai contadini che durante il pranzo nei campi insaporivano il pane secco con le verdure che offriva l’orto. Un abbinamento di sapori vincente che è diventato un piatto considerato oggi un ottimo comfort food.

Anche sull’origine del nome ci sono diverse leggende, potrebbe derivare dal termine dialettale zanella la zuppiera che si usa per la preparazione, e pan uno degli ingredienti principali della ricetta. Altre teorie, invece, la fanno risalire al termine panzana che significa pappa.

È un piatto che si trova in molte regioni d’Italia con delle varianti. In Toscana e nel Lazio ad esempio si usa sbriciolare il pane, in Umbria e nelle Marche invece, di solito si usano le fette di pane intere, sulle quali adagiare gli altri ingredienti. In Puglia, Campania e Calabria è abitudine utilizzare le friselle, delle ciambellone secche che nella ricetta vengono inumidite e condite con pomodori olio, origano e sale, ma che spesso vengono arricchite con numerosi altri ingredienti, lasciando ampio spazio alla fantasia con un risultato finale che ricorda da vicino la panzanella.

shutterstock_431712145 (1)Per preparare una panzanella toscana a regola d’arte è importante evitare di bagnare troppo il pane. Più che una lenta immersione nell’acqua, è necessario un passaggio veloce, magari sotto il rubinetto, per evitare di ritrovarsi alla fine un vero e proprio pappone. La materia prima è importante per ottenere un risultato da leccarsi le dita. È fondamentale usare proprio il pane toscano, rigorosamente secco e  senza sale, è quello più adatto e con la consistenza migliore. La ricetta della tradizione prevede che il pane venga unito a pomodori, cetrioli, e cipolla e lasciato a bagno per una mezz’ora in acqua e aceto, ma per personalizzarla e renderla ancora più saporita, si possono ad esempio unire olive nere e speck a cubetti.

Un piatto perfetto per i giorni estivi durante i quali scarseggia la voglia di stare ai fornelli.

LA PUTIZZA, UN DOLCE ARRIVATO DALLA SLOVENIA

shutterstock_187785785Le tradizioni culinarie della provincia di Trieste si fondono con quelle della vicina Slovenia. In molti piatti della zona si riconoscono influenze slovene. La potica, ad esempio, è un dolce di pasta lievitata farcita con noci, arrotolata e cotta al forno. È un dolce tipico dei giorni di festa la cui ricetta si tramanda tutt’oggi di madre in figlia. Una preparazione importante nella tradizione slovena, tanto che un tempo si riteneva addirittura che tra le qualità principali di una donna da sposare ci fosse proprio quella di saper preparare un’ottima potica.

shutterstock_402131941È un dolce che ha origini molto antiche, le prime testimonianze della sua esistenza risalgono al medio-evo, ma è alla fine del XIX secolo che la ricetta appare nello storico “Manuale di cucina di Katharina Prato” una scrittrice austriaca di libri di cucina.

In Italia viene chiamata putizza e si trova anche ripiena di cioccolato, biscotti secchi o marmellata. Si riconosce il l’influenza slovena anche in un dolce friulano, la gubana, solitamente preparata in occasione delle festività natalizie e che è molto simile alla potica. Secondo una leggenda triestina questo dolce arrivò in Italia nel 1864 in occasione di una festa tenuta dai principi austroungarici Carlotta e Ferdinando Massimiliano d’Asburgo-Lorena presso il Castello di Miramare di Trieste

Ricetta Potica
Ingredienti

1 kg di farina shutterstock_323611619
30 g di lievito di birra fresco
4 tuorli d’uovo
1 uovo intero
450 ml di latte intero tiepido
150 g di burro
1 cucchiaino di sale
100 g di zucchero
600 g di noci
50 g di uvetta
200 g di miele
cannella

Preparazione

Sciogli il lievito in 300 ml di latte e aggiungi due cucchiai di farina e un cucchiaino di zucchero, lascia riposare il composto fino a quando inizierà a fermentare. Aggiungi al composto il resto della farina, il sale, 3 tuorli e 120 g di burro sciolto a bagno Maria. Mescola fino a quando non avrai ottenuto un impasto liscio e fallo lievitare per circa un’ora. Trita le noci e l’uvetta, aggiungi 150 ml di latte, riscalda il miele e uniscilo alle noci insieme a 50 g di zucchero. Aggiungi un uovo intero e mescola con cura. Stendi la pasta e farciscila con il ripieno. Arrotola la putizza e falla lievitare per circa mezz’ora. Al termine della lievitazione spennellala con del tuorlo d’uovo e cuocila in una teglia imburrata a 180° per circa un’ora.

UN MENÙ DELLA TRADIZIONE PER LA FESTA DELLA MAMMA

shutterstock_373596733La seconda domenica del mese è tradizionalmente la giornata dell’anno che viene dedicata a tutte le mamme. Un giorno durante il quale, solitamente, si pranza in famiglia, i bimbi più piccoli donano il proprio “lavoretto” e recitano la poesia, e come sempre è un’occasione in più per rimpinzarsi di tante squisitezze.

Un’idea carina per festeggiarla potrebbe essere quella di alleggerire la sua giornata cucinando per lei. Delle girelle di sfoglia, prosciutto cotto e formaggio sono un antipasto semplice, veloce da preparare e di sicuro effetto. Un menù tradizionale per rendere la giornata speciale può continuare con lasagne e arrosti i piatti tipici delle grandi occasioni. Le lasagne rappresentano indubbiamente il piatto tipico della domenica, una preparazione piuttosto impegnativa, ma che dà sempre soddisfazioni.

shutterstock_604965410Sono sicuramente un simbolo dell’italianità, una ricetta diffusa un po’ dappertutto con numerose varianti regionali. Un piatto che appare per la prima volta in un ricettario del XIII secolo, l’Anonimo Meridionale e circa un secolo dopo si trova nuovamente una ricetta chiamata De lasanis nel Liber de Coquina, entrambi redatti presso la corte Angioina. Si tratta di due testi che hanno permesso di testimoniare le abitudini alimentari del tardo medio evo presso le corti europee e, in base alle testimonianze ritrovate, si ipotizza che abbia avuto, quindi, origine nel napoletano.

shutterstock_579668866Per prepararla alla perfezione è necessario trovare la giusta proporzione tra besciamella e ragù. Solitamente le sfoglie di lasagne si cuociono direttamente in forno con il condimento, se si utilizzano quelle secche invece è consigliabile però sbollentarle in pentola prima, per scongiurare la possibilità di servire una lasagna ancora cruda.

Se poi ci si sente davvero in forma, ci si può lanciare nella preparazione di un ottimo arrosto con patate al forno e per stupire definitivamente la festeggiata del giorno, si può pensare anche ad un dolce. Un tiramisù alle fragole farà sicuramente un grande effetto senza essere troppo difficile da preparare. Basta infatti alternare agli strati di crema e savoiardi, quelli di fragole per ottenere una versione speciale e delicata, perfetta per l’occasione.

FREGOLOTTA, UN DOLCE VENETO DI GRANDISSIMO SUCCESSO

shutterstock_283758806La torta Fregolotta è tipica del Veneto e in particolare della Marca Trevigiana. È molto simile alla famosissima Sbrisolona, il dolce tipico del mantovano, ma ottenuta da ingredienti diversi. Si tratta di una torta secca di pastafrolla con farina, zucchero, panna, ingredienti a cui si sono aggiunti con il tempo uova, burro e mandorle.

Il nome deriva da fregola, una parola del dialetto veneto che significa proprio briciola e si riferisce alla consistenza molto friabile del dolce.

L’origine di questa torta la racconta Giuseppe Maffioli, un eclettico gastronomo del primo ‘900. È famoso per il suo lavoro da esperto di cucina veneta, conoscenza che lo ha portato a scrivere per la rivista Cucina Italiana, ma anche per la sua carriera da scrittore, attore e regista.

shutterstock_255666862Maffioli racconta che la diffusione della fregolotta si deve al forno della famiglia Zizzola. Al negozio di Angelo Zizzola, aperto nel 1924, era annessa anche una trattoria gestita dalla sorella Evelina dove si preparava un dolce molto apprezzato dai clienti, seguendo la ricetta di un’amica che aveva fatto la cuoca presso una famiglia nobile della zona. Il dessert aveva così tanto successo, che in breve tempo si è resa necessaria la preparazione anche in un laboratorio per poterlo vendere alle tante persone che lo richiedevano e in poco tempo, in queste zone, divenne famoso quasi quanto il pandoro.

Il laboratorio è stato poi tramandato ai figli del signor Angelo e ancora oggi produce un’ottima fregolotta a livello industriale, destinata alla vendita nazionale e anche internazionale. La ricetta ancora quella originale custodita dalla zia Evelina.

Solitamente si usa servirla intera e romperla, poi, davanti ai commensali utilizzando un cucchiaio, accompagnata da un vino bianco dolce, come il marsala.

LA POLACCA DI AVERSA, UN DOLCE DA PROVARE!

shutterstock_207793675Se vi trovate in Campania ed in particolare ad Aversa, in provincia di Caserta, non potete perdere l’occasione di fare una colazione davvero speciale. Da queste parti infatti si usa gustare una fetta di una speciale torta, la Polacca Aversana, accompagnata da un ottimo caffè.

È un dolce dalle antiche origini, se volete assaggiare la ricetta originale dovete andare alla Pasticceria Mungiguerra, dove i discendenti di Nicola ancora custodiscono la ricetta originale. Fu proprio lui infatti che nel 1926 reinterpretò una ricetta suggeritagli da una suora che proveniva dall’est dell’Europa e che si trovava in un convento vicino alla pasticceria.

shutterstock_277397678In questa zona però si può trovare questa torta in quasi tutti i bar o pasticcerie, ne esiste anche una versione monoporzione, perfetta per la colazione. La polacca Aversana è composta da due strati di pasta che racchiudono una dolcissima crema resa speciale dal sapore acidulo delle amarene sciroppate. A renderla perfetta sono le giuste proporzioni tra la pasta, che deve essere sottile e la farcitura

Pur essendo un prodotto di pasticceria, è un dolce che, con un po’ di impegno, si può riprodurre a casa e, vista la sua bontà, ne vale davvero la pena.

Ricetta

shutterstock_464490311Ingredienti

200 g di farina 00

130 g di farina di Manitoba

4 g di lievito di birra fresco.

1 uovo intero e 4 tuorli

200 g di zucchero

1 limone

½ bicchiere di acqua

500 ml di latte

100 g di amarene

1 pizzico di sale

Preparazione

In una ciotola unisci 130 g di farina 00 e 130 di farina di manitoba, 50 g di zucchero zucchero, sciogli il lievito nell’acqua e versalo con gli altri ingredienti. Aggiungi la buccia di limone grattugiata,  1 cucchiaio di latte, 1 uovo intero e un pizzico di sale  e inizia ad impastare. Quando avrai ottenuto un impasto elastico forma una palla e lascialo lievitare per circa 2 ore. Intanto prepara la crema: sbatti i tuorli con lo zucchero, unisci 150 g di zucchero e 70 g di farina e mescola bene con una frusta. Unisci questo impasto al latte caldo e fallo sobbollire per circa 10 minuti, al termine fai raffreddare. Nel frattempo scola le amarene sciroppate, tagliale a metà e aggiungile alla crema fredda. Quando la pasta sarà lievitata stendine metà e utilizzala per foderare una tortiera. Versa la crema e ricoprila con un altro disco di pasta. Cuocila in forno pre-riscaldato a 180° per circa mezz’ora.

DA PRODOTTO POVERO A IMPERDIBILE SALUME DELLA TRADIZIONE: LA ‘NDUJA

shutterstock_284167160Nell’entroterra Calabro, in provincia di Vibo Valentia si trova un piccolo comune, Spilinga, conosciuto per la produzione di ‘nduja un salume spalmabile molto piccante. Un prodotto che è nato in questa cittadina e che inizialmente ne è stata l’unica produttrice, ma che nel tempo è diventato simbolo di tutta la regione.

È sicuramente un insaccato nato per sfruttare tutte le parti del maiale. Le più pregiate venivano utilizzate per essere vendute ai proprietari terrieri. Gli scarti, composti ad esempio da milza, stomaco, intestino, polmoni, esofago, cuore, trachea, parti grasse, si usavano per preparare questo particolare insaccato, insaporito poi da peperoni dolci e da una dose abbondante di piccantissimo peperoncino di Calabria, lasciato essiccare al sole durante l’estate.

shutterstock_341477093L’aspetto è piuttosto tozzo e, rispetto ai classici salami, ha una forma abbastanza schiacciata. La pasta rimane morbida anche in seguito alla stagionatura e al taglio si presenta di un colore rosso vivo proprio a causa del peperoncino. In commercio si trova anche una comoda versione in barattolo.

La ‘nduja è perfetta da assaporare spalmata sul pane tostato per una bruschetta, ottima per iniziare alla grande un pasto. È l’ideale anche per rendere davvero speciale un sugo al pomodoro o un ragù, sciogliendola nel soffritto o per accompagnare degli ottimi formaggi semi-stagionati. Da provare sicuramente, se si passa da queste parti, la pizza con questo prodotto tanto particolare. La ‘nduja è molto versatile, liberando la propria fantasia in cucina, sarà facilissimo trovare nuovi utilizzi e abbinamenti, capaci di dare grandi soddisfazioni al palato.

RICETTE E CONSIGLI SU COME RICICLARE LE UOVA DI CIOCCOLATA

shutterstock_391635568 (1)Nel periodo successivo ai pranzi pasquali, che si abbiano dei figli o meno, ci si ritrova la casa piena di cioccolata che, per quanto buona, non sempre è facile da finire. Se non è stato sufficiente preparare il salame di cioccolata con gli avanzi di Colomba, potete dare spazio alla fantasia (e alla gola) e preparare tante altre squisite specialità.

Il tempo stringe perché il cioccolato è un alimento che non ama il caldo e l’umidità e l’avvicinarsi della bella stagione che segue la Pasqua, impone un consumo piuttosto veloce degli avanzi.

Se viene esposto alle alte temperature, il burro di cacao si scioglie e provoca quella che viene chiamata la ‘fioritura’ del burro. Si riconosce perché si ricopre di macchie chiare, esteticamente fastidiose, ma che non compromettono in alcun modo il gusto del cioccolato.

Vietato conservarlo in frigorifero perché è un luogo troppo freddo e umido, inoltre ricco di odori forti, capaci di rovinare l’aroma della cioccolata.

L’ideale dunque è consumarlo velocemente. Ecco qualche semplice idea che eviterà di ritrovarselo nella dispensa dopo l’estate.

 

BARRETTE AL CIOCCOLATO

Ingredienti

125 g di riso soffiato

600 g di cioccolato

Preparazione

Sciogli il cioccolato e a bagnomaria e ricopri con una parte di cioccolato un foglio di carta forno appoggiata su una teglia. Unisci il riso soffiato al cioccolato rimasto e stendi il composto sul foglio di carta oleata ricoperta di cioccolata. Metti la teglia in frigorifero per almeno 4-5 ore. Quando si sarà raffreddato e ben indurito taglialo a quadretti.

 

shutterstock_371077001FONDUTA DI CIOCCOLATO

Ingredienti

2 banane

1 cestino di fragole

2 kiwi

2 mandarini

200 g di cioccolata (fondente, al latte o bianca)

100 ml di panna fresca

Preparazione

Sciogli il cioccolato a bagnomaria, aggiungi la panna e amalgama bene, evitando la formazione di grumi. Servi versando la fonduta nell’apposito pentolino sotto al quale posizionerai una piccola candela per mantenere la fonduta fluida. Intingi la frutta nel cioccolato tenendola con un bastoncino o una forchetta.

 

shutterstock_195745736LIQUORE AL CIOCCOLATO

Ingredienti

100 g di cioccolata fondente

300 ml di panna fresca

700 ml di latte

250 g di zucchero

150 ml di alcol puro

Preparazione

Unisci il latte, la panna, lo zucchero e il cacao in una pentola e fai sobbollire il liquido ottenuto per circa dieci minuti senza smettere di mescolare, per evitare la formazione di grumi. Aggiungi il cioccolato e, quando si sarà sciolto, spegni il fuoco. Quando si sarà raffreddato aggiungi l’alcol e amalgama bene. Filtra il liquore con un colino a maglie strette e versalo nelle bottiglie. Lascialo riposare per circa un mese prima di consumarlo.

 

COLOMBA E UOVA DI CIOCCOLATA IN DISPENSA? UN SALAME SPECIALE PER SFRUTTARLE AL MEGLIO!

In questo periodo nelle dispense di casa abbondano gli avanzi di uova di cioccolata e colombe pasquali. Due specialità tipiche della Pasqua, ma che abbondano sulle nostre tavole a tal punto che, a volte, si fatica ad esaurirne le scorte.

shutterstock_260205749La colomba è una preparazione di origini Lombarde e più precisamente milanese. Nasce dall’intuizione di un industriale che aveva la necessità di utilizzare impasto e macchinari usati per preparare i panettoni nel periodo natalizio, anche in altri mesi dell’anno. La forma invece sembra che si riferisca alla tradizione cristiana, secondo la quale questo volatile è simbolo di pace. La ricetta tradizionale prevede dunque in impasto simile a quello del panettone, arricchito da buccia d’arancia candita e ricoperta da una generosa glassatura oltre alle mandorle che donano una piacevole croccantezza.

Le uova di cioccolata invece, sono una tradizione che risale al 1800, quando a Torino divennero un raffinato sostituto dello scambio di uova di gallina che, fino a quel momento, rappresentava la fine del digiuno in Quaresima. Durante questo periodo infatti, la tradizione vuole che le uova di gallina non vengano consumate bensì accumulate, per essere poi utilizzate nelle settimane dopo Pasqua.

Per riciclare questi due dessert tipici della Pasqua, esiste una ricetta davvero golosa: il salame di cioccolata in una versione un po’ speciale perché si utilizza la colomba al posto dei biscotti per un risultato ancora più ricco.

shutterstock_346156301Ricetta                                                       

Ingredienti

200g di cioccolato fondente

150g di burro

200g colomba

2 uova

100g zucchero

50g mandorle

Fondi il burro e il cioccolato a bagnomaria. Mentre si raffredda, monta le uova e lo zucchero e uniscile al cioccolato. Taglia la colomba a dadini, trita le mandorle e uniscile al composto. Lavora bene il composto con un cucchiaio e avvolgi l’impasto con pellicola trasparente creando la forma del salame, infine riponilo in frigo per almeno due ore. Servi il salame di cioccolata  tagliato a fette.

 

GNOCCO FRITTO, SGABEI, CRESCENTINA: TANTI NOMI PER UNA RICETTA DA ASSAPORARE IN MOLTE REGIONI ITALIANE

shutterstock_127383956Gnocco fritto, torta fritta, crescentina, morseleti, pinzino, sgabei, tutti nomi per un unico prodotto. Una sottile pasta che viene fritta e consumata come antipasto con formaggio e salumi.

Una ricetta che attraversa varie regioni, la Liguria, la Toscana e l’Emilia Romagna. A seconda della zona in cui viene cucinata ci sono piccole differenze nella preparazione, ma il risultato è sempre molto simile. In Liguria e Toscana, ad esempio, si preferisce friggere in olio d’oliva, in Emila Romagna invece nello strutto. In alcuni casi viene utilizzato il lievito di birra, in altri l’acqua gasata. In quest’ultimo caso, il risultato finale avrà tante piccole bollicine sulla superficie, senza utilizzare l’acqua invece, la pasta si gonfierà formando grosse bolle.

shutterstock_336190793La ricetta trova le sue origini nell’estremo levante ligure, in tempi in cui le mogli avevano l’abitudine di friggere gli avanzi di pasta di pane per i propri mariti che andavano a lavorare nei campi e che avevano necessità di portarsi un pranzo sostanzioso e pratico da trasportare. Spesso aggiungevano alla ricetta la farina di mais per ottenere un risultato ancora più croccante e piacevole. Oggi queste frittelle tanto gustose, si possono assaggiare alle sagre, ma anche in tanti ristoranti che le servono come piatto della tradizione locale.

shutterstock_365675348Negli ultimi tempi si trova spesso anche in versione dolce, farcito con crema pasticcera o cioccolata.

Grazie all’emigrazione Italiana verso il sud-America, si trova una ricetta molto simile anche in Argentina e Uruguay e viene chiamata Torta frita. In passato infatti il pane, nelle zone rurali, si cuoceva in forni situati all’esterno della casa, ma durante le giornate di pioggia non era possibile, per questo c’era l’usanza di friggere la pasta nel grasso di manzo, probabilmente facile da reperire, vista la forte tradizione di allevamento bovino in entrambi i paesi. Un’abitudine che viene mantenuta tutt’oggi, ma solitamente la Torta Frita in sud-America viene servita dolce, accompagnata dal Dulce de Leche o spolverata con un po’ di zucchero.

 

RICCO, BUONO E RAFFINATO: IL PASTICCIO FERRARESE

shutterstock_120104677Il pasticcio è un piatto costituito da ingredienti di vario tipo (carne, pasta, verdure) racchiusi in un involucro di pasta e cotti al forno. Il pasticium è una preparazione che si trova già nel De re coquinaria un testo che raccoglie le ricette di Marco Gavio Apicio, un gastronomo vissuto tra il I secolo a.C. ed il I secolo d.C e al quale si devono le nostre principali conoscenze sulla cucina romana.

Il pasticcio di maccheroni è una preparazione tipica dell’Emilia Romagna e in particolar modo di Ferrara. La storia del pasticcio ferrarese risale al Rinascimento e si pensa possa essere il risultato dello scambio culturale tra due importanti signorie del tempo in seguito al matrimonio tra Eleonora d’Aragona e Ercole I d’Este. L’uso dei maccheroni è infatti tipico della cucina napoletana e siciliana. Dal 1700 si iniziano a trovare le prime ricette del pasticcio di maccheroni ferrarese  e dedica un importante spazio a questo piatto molto particolare e nutriente anche Pellegrino Artusi nel suo La scienza in cucina e l’arte di mangiare bene del 1891, dicendo che si tratta di un “piatto complicatissimo e costoso, ma eccellente se viene fatto a dovere, il che non è tanto facile”

shutterstock_321815147Si tratta di una preparazione molto complessa e raffinata costituita da un involucro di pasta frolla e un ripieno di maccheroni, besciamella, ragù e tartufo o funghi. Il risultato è quello di un originale mix di sapori: il dolce della pasta frolla che si unisce al salato del ripieno.

Artusi suggerisce di utilizzare i “maccheroni che meglio si prestano per questa pietanza sono quelli lunghi all’uso napoletano, di pasta sopraffine e a pareti grosse e foro stretto perché reggono molto alla cottura e succhiano più condimento”.

CONSIGLI PER IL RISOTTO PERFETTO

shutterstock_490796332Il risotto è un piatto tipico della cucina del Nord Italia. È molto versatile, si adatta infatti a preparazioni più semplici e povere ma anche ad altre più delicate e preziose, poiché si può cucinare abbinato a moltissimi ingredienti.

Non è difficile preparare un buon risotto, serve soprattutto un po’ di cura e attenzione ed è importante partire da ottime materie prime.

Esistono però un po’ di trucchi che possono aiutare ad ottenere un perfetto risultato finale.

  • Scegliere la giusta qualità di riso, solitamente Carnaroli o Vialone Nano.
  • Scegliere il giusto tegame. L’ideale sarebbe quello di rame, il meno adatto invece è l’antiaderente. In ogni caso meglio scegliere una pentola con bordi alti che contenga comodamente il riso.
  • Non lavare il riso prima della cottura, perderebbe parte delle sue sostanze, il rischio è che poi si sfaldi e che non risulti cremoso al punto giusto.
  • Il soffritto deve essere tagliato sottile per non rischiare di trovare a fine cottura pezzi troppo grossi di cipolla o scalogno che potrebbero risultare fastidiosi perché dal sapore troppo forte.
  • shutterstock_184366007Tostare sempre il riso, circa 30 secondi a fuoco vivace, facendo attenzione che non si bruci. Questa pratica permette di caramellare l’amido, così i chicchi terranno meglio la cottura. Molti Chef consigliano di tostarlo a secco senza ne’ olio ne’ burro.
  • Meglio mescolare il riso con una frusta invece che con il cucchiaio di legno. In questo modo l’amido del riso tenderà a montarsi e si otterrà un risotto ancora più cremoso.
  • È preferibile aggiungere il brodo poco alla volta e non sommergere il riso e gli altri ingredienti con troppo liquido.
  • Il brodo deve essere sempre molto caldo per non compromettere la cottura del riso.
  • La mantecatura è un momento molto importante. Si può utilizzare burro e formaggio grattugiato e mescolare energicamente, ma assolutamente a fuoco spento. Questo passaggio finale renderà il risotto ancora più cremoso.
  • Il risotto perfetto è ‘all’onda’ cioè morbido e cremoso. Attenzione dunque quando dosate il brodo se ne aggiungete troppo verrà una specie di minestra o, per farlo asciugare, rischierete di scuocerlo.

CARBONARA E CACIO E PEPE, DUE SPECIALITÀ DA NON PERDERE QUANDO SI VISITA LA CAPITALE

shutterstock_347755931La cucina romana si basa su ingredienti semplici e di origine contadina, preparati seguendo ricette spesso tramandate di generazione in generazione. Una tradizione culinaria nella quale i primi piatti ricoprono un ruolo di grande importanza.

La cacio e pepe è un chiaro esempio di questa speciale caratteristica che sta alla base delle ricette tipiche della Capitale. Nasce tra i pascoli durante i lunghi spostamenti dei greggi.  Per affrontarli i pastori si riempivano le bisacce di alimenti capaci di fornire molta energia e che fossero in grado di conservarsi a lungo. Nelle loro scorte alimentari si trovavano ad esempio il pepe, il pecorino e della pasta secca, solitamente spaghetti fatti con acqua sale e farina. Ingredienti non solo ottimi, ma importanti anche per permettere ai pastori di sopportare il duro lavoro nei pascoli. Grazie al pepe nero che ha la peculiarità di stimolare i recettori del calore, riuscivano a tollerare meglio il freddo e la pasta forniva i carboidrati e le calorie per creare l’energia necessaria ad affrontare le faticose giornate dei pastori.

Il vero segreto per preparare una cacio e pepe indimenticabile sta negli ingredienti che devono essere di prima qualità, ma anche nell’abilità di chi la prepara. È fondamentale, prima di servire il goloso piatto, fare la giusta mantecatura per creare la famosa cremina, che non si deve ottenere con scorciatoie tipo burro e panna, ma solo con la giusta proporzione tra acqua di cottura della pasta e formaggio. Un’abilità che si acquisisce con il tempo e l’esperienza.

shutterstock_175863770Anche la carbonara è una ricetta da provare assolutamente almeno una volta in una tipica osteria romana. Le origini non sono chiare, alcune fonti però la farebbero risalire alla fine della seconda guerra mondiale, quando i soldati americani giunti in Italia usavano gli ingredienti per loro più comuni, le uova e il bacon, dando origine così ad una ricetta che è diventata velocemente tipica della tradizione italiana. Alla crema di uova e formaggio, si unisce la pancetta o guanciale perfettamente rosolati e a questo condimento si abbina una pasta lunga, solitamente spaghetti, ma spesso nelle osterie romane si trova preparata con pasta corta, in particolare i rigatoni che si adattano benissimo alla preparazione.

Due piatti della cucina italiana, famosissimi anche all’estero, e che in una tipica osteria romana acquistano un sapore ancora più indimenticabile!

ZABAIONE, UNA STORIA CONTROVERSA PER UN CREMA DALL’INDISCUTIBILE SUCCESSO

shutterstock_232203766Lo zabaione è un dolce di antichissime e dubbie origini. Come per molte delle ricette nate secoli fa, ricostruirne la storia della sua nascita non è affatto semplice. Nel caso di questa deliziosa crema c’è chi sostiene che abbia origini balcaniche, che sia stata importata e consumata prima di tutto a Venezia e che si sia diffusa poi nel resto d’Italia. Altre fonti assicurerebbero che sia nata nel 1471 e inventata dal capitano di ventura Giovan Paolo Baglioni, il quale pare si trovò a corto di viveri per i suoi soldati e che avesse a disposizione solo uova zucchero e vino. Provando a mischiarli avrebbe dato vita a quella che oggi è una delle creme più famose ed utilizzate in pasticceria. Di sicuro si può affermare che la più antica ricetta documentata e che descrive i passi per preparare questa deliziosa crema, sia napoletana. Compare infatti in un manoscritto del XV secolo ed è conservata oggi presso la Pierpont Morgan Library di New York.

shutterstock_511053886Altre informazioni farebbero invece pensare che sia nata a Torino e che si chiamasse originariamente Sambayon (in dialetto torinese ancora oggi questa crema si chiama sambajon) per ricordare il santo protettore di cuochi e pasticceri, Pasquale Baylòn.

Buona da gustare così com’è, utilizzando un cucchiaino, è una delle tipiche merende che preparano le nonne. È anche una crema molto utilizzata in pasticceria, in abbinamento ad altri dolci.

La ricetta originale prevede di utilizzare proprio i gusci delle uova come unità di misura  per dosare la quantità giusta di marsala da aggiungere ai tuorli e allo zucchero. Le quantità ideali sono: 4 tuorli, 80 g di zucchero e 4 mezzi gusci di marsala. Sbattendo gli ingredienti in una pentola scaldata a bagnomaria, la crema si addenserà velocemente. In pochi minuti lo zabaione è pronto per essere servito caldo o freddo.

LA TRADIZIONE SALATA A CARNEVALE

A Carnevale ci si concentra sempre sui dolci tipici del periodo e che sono effettivamente uno più buono dell’altro. La tradizione però prevede anche la preparazione di piatti salati, tipici di questo periodo dell’anno.

shutterstock_253177789Nel veronese un piatto che non può mancare nei giorni delle feste folli sono gli gnocchi. Tradizione che continua da secoli, quando nel 1531, in seguito ad una forte carestia che portò il popolo sull’orlo della ribellione, il Consiglio Cittadino decise di distribuire al popolo, proprio il venerdì prima della quaresima, pane, vino, burro, farina e formaggio. Da questo episodio ha avuto origine la tradizione dello Gnocolar, il principale appuntamento del Carnevale veronese, quando si può assistere anche alla bellissima sfilata di carri allegorici guidata da Papà del Gnoco, la più antica maschera d’Italia.

shutterstock_399454903In Piemonte, e in particolare ad Ivrea, invece è usanza mangiare i fagioli grassi. Questa ricetta prevede che i legumi vengano cucinati lentamente con cipolla, cotica e salamini di maiale. Anche in questo caso si tratta di una tradizione antica che ricorda quando, nel Medioevo, venivano organizzate fagiolate benefiche distribuite ai poveri dalle Confederazioni del luogo.

In Campania, in provincia di Benevento, in un piccolo paese chiamato Castelvenere, si usa cucinare la scarpella. Si tratta di una pasta al forno, solitamente, ziti o bucatini, condita con salsiccia , formaggio,  uova e olio, una ricetta svuota dispensa che assicura un risultato davvero goloso.

Sempre in Campania si possono gustare le splendide lasagne di carnevale con ragù, polpettine fritte, ricotta e mozzarella, un piatto davvero imperdibile!

shutterstock_204894676In Calabria invece si preparano i purpett’ (le polpette) solitamente con carne di maiale, ingrediente che torna spesso nelle preparazioni tipiche del Carnevale, festa dell’abbondanza e che precede un periodo che dovrebbe essere caratterizzato da maggiore morigeratezza, durante la Quaresima.

In Sicilia invece non può mancare il Minestrone del giovedì grasso, tipico di Modica. Ricco di verdure, fave, patate e insaporito dal lardo di maiale privato di cotenna. Poi la pasta con carne capoliata, cioè tagliuzzata e cotta nella passata di pomodoro, insaporita con ricotta o caciocavallo e passata in forno a completare la cottura. O anche i maccarruna ca sasizza conditi con ragù di cotenna di maiale o salsa di pomodoro.

UN VIAGGIO ATTRAVERSO IL PANE ITALIANO

shutterstock_275453543Il pane è una parte importante della tradizione culinaria di noi italiani. L’odore che emana appena uscito dal forno è capace di risvegliare ricordi che affondano le radici nell’infanzia di ognuno di noi, di quando le mamme o le nonne ci davano il pezzetto di pane da mangiare come merenda, magari accompagnato da un pezzetto di cioccolato. La tradizione suggerisce di offrirlo ai neonati nel periodo della dentizione, per dare sollievo proprio dal fastidio dei denti che tagliano la gengiva.

È un prodotto semplice e genuino, perfetto per spuntini semplici e veloci.  Quando si ha voglia di dolce si può consumare con un po’ di marmellata, ma è ottimo anche semplicemente condito con un po’ di olio e sale. Non può mai mancare affianco ai salumi per gustarli al meglio. Eppure negli ultimi anni, ci fa sapere Coldiretti, sta diminuendo vertiginosamente il quantitativo di pane consumato quotidianamente dagli italiani.shutterstock_398821642

In questo periodo infatti si sta registrando il minimo storico: 85 g al giorno. Nel 2000 erano 180 grammi al giorno e impressiona pensare che negli anni sessanta ogni persona ne consumasse addirittura più di un chilo al giorno, è evidente che si stia verificando un importante cambio nelle abitudini degli italiani.

È un alimento davvero squisito, in grado di cambiare radicalmente a seconda delle preparazioni regionali. shutterstock_148751531Il Pan ner’ della Valle d’Aosta, ad esempio, è fatto con farina di segale e frumento, spesso insaporito con semi di cumino o finocchio e caratterizzato da una mollica compatta e una crosta sottile e dura. Il pane con la segale è diventato un prodotto tipico di questa zona, proprio perché è impastato con la farina ottenuta da un cereale in grado di affrontare un clima freddo ed è quindi adatto ad essere coltivato nelle regioni dal clima  più rigido.

La Coppia Ferrarese è un’altra vera delizia. Ha origini antiche, fin dal XIII secolo sono state fissate, attraverso uno statuto dei legislatori della signoria estense, le prime regole per la realizzazione di questo speciale pane. Pare però che sia dal XVI secolo che abbiano iniziato a prepararlo con una forma simile a quella che conosciamo noi.shutterstock_415301443

Il pane d’Altamura tipico della Puglia, famoso per la sua inconfondibile fragranza, il sapore e il suo aroma, ha meritato il marchio DOP. Una certificazione ottenuta anche dalla pagnotta del Dittaino, preparazione tipica Siciliana caratterizzata da una crosta spessa, la mollica di colore giallo e una consistenza molto elastica e che riesce a conservarsi fino a cinque giorno dopo essere stato sfornato. Un altro pane tipico della panificazione italiana e dalla lunga durata è il Pane Cafone preparato in Campania. Ha una crosta spessa e croccante con mollica morbida è ottimo fresco e perfetto per accompagnare minestre e zuppe quando diventa un po’ duro.

Tante varietà dello stesso alimento che cambia in ogni regione e che si trova alla base della nostra alimentazione quotidiana, tutte da assaporare per un viaggio tra i sapori e le tradizioni italiane.

UNA ZUPPA DI PESCE PER PREPARARSI ALL’AUTUNNO

shutterstock_59867959Ora che le temperature stanno cominciando a calare, la sera si iniziano a desiderare piatti più caldi e torna la voglia di mettersi ai fornelli.

La nostalgia dell’estate e dei golosi piatti con i profumi e i sapori dei luoghi vacanzieri a tratti si fa ancora sentire. Un piatto capace di soddisfare tutti questi desideri è il cacciucco una ricetta tipica della tradizione toscana e precisamente di Livorno e di tutta la Versilia.

È una zuppa di pesce composta da una grande varietà di pesci, crostacei e molluschi.

Ci sono diverse ipotesi sulle origini di questo piatto. Una leggenda vuole che sia nato in seguito ai doni di pescatori alla vedova di un compagno perso in mare. Ognuno avrebbe portato un pesce e la donna avrebbe cucinato tutte le offerte degli amici per preparare il pranzo ai figli affamati. Sempre secondo la leggenda, i vicini di casa sentirono l’invitante profumino e chiesero alla madre cosa avesse cucinato di speciale e lei rispose: ‘Un cacciucco’’ volendo intendere una mescolanza di ingredienti e dando così vita ad uno squisito piatto.

Secondo i linguisti il nome però, deriva dal turco küçük che significa ‘piccoli pezzi’ in riferimento alle piccole dimensioni dei pesci cucinati nella zuppa.

Nonostante si tratti di una ricetta ittica, e i somelier solitamente consiglino di accompagnare il pesce con del vino bianco, il Cacciucco alla livornese è da abbinare sempre ad un vino rosso ad esempio con un Chianti giovane.

shutterstock_410923681IL CACCIUCCO

La ricetta di Pellegrino Artusi tratta dal celebre libro: “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”

Per grammi 700 di pesce, trinciate fine mezza cipolla e mettetela a soffriggere con olio, prezzemolo e due spicchi d’aglio intero. Appena che la cipolla avrà preso colore, aggiungete grammi 300 di pomodori a pezzi, o conserva, e condite con sale e pepe. Cotti che siano i pomodori, versate sui medesimi un dito d’aceto se è forte, e due se è debole, diluito in un buon bicchier d’acqua. Lasciate bollire ancora per qualche minuto, poi gettate via l’aglio e passate il resto spremendo bene.

Rimettete al fuoco il succo passato, insieme col pesce che avrete in pronto, come sarebbero, parlando dei più comuni, sogliole, triglie, pesce cappone, palombo, ghiozzi, canocchie, che in Toscana chiamassi cicale, ed altre varietà della stagione, lasciando interi i pesci piccoli e tagliando a pezzi i grossi.

Assaggiate se sta bene il condimento; ma in ogni caso non sarà male aggiungere un po’ d’olio tenendosi piuttosto scarsi nel soffritto.

Giunto il pesce a cottura e fatto il cacciucco, si usa portarlo in tavola in due vassoi separati; in uno il pesce asciutto, nell’altro tante fette di pane, grosse un dito, quante ne può intingere il succo che resta, ma prima asciugatele al fuoco senza arrostirle.

A SPASSO PER SAGRE ALLA SCOPERTA DEI SAPORI D’AUTUNNO

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Mercato km zeroUva, funghi, castagne e tartufi, ma anche specialità regionali, come l’amatriciana o i fritti di pesce, il vino o i formaggi. L’autunno, non meno dell’estate, è tempo di sagre. E a sette italiani su dieci piace frequentarle. Secondo un’indagine Coldiretti/Ixè oltre il 70% di cittadini e turisti nel periodo estivo hanno preso parte ad un evento gastronomico locale e hanno confermato di farlo anche nei prossimi mesi, per gustare e acquistare le eccellenze del territorio a un costo contenuto. Continua a leggere

VACANZE IN AGRITURISMO PER RITROVARE I SAPORI DI UNA VOLTA

[vc_column_text width=”1/2″ el_position=”first”]

Marmellate fatte in casa sul pane appena sfornato, pasta tirata a mano ed extravergine di qualità, sughi fatti con verdure e pomodori raccolti direttamente dall’orto, pietanze saporite e popolarissime come la parmigiana di melanzane e i peperoni ripieni: per riscoprire la cucina “di una volta”, questa estate ben 3 milioni di persone – secondo le stime della Coldiretti – hanno scelto di trascorrere le proprie vacanze in agriturismo. Non solo italiani, ma anche turisti stranieri in visita nei luoghi d’arte della Penisola, che hanno deciso però di soggiornare in strutture più tranquille fuori città, per rilassarsi e assaggiare le specialità regionali. Continua a leggere