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CIBI DA SPIAGGIA – TENDENZE ESTATE 2019

insalata di risoLe abitudini degli italiani a tavola negli ultimi anni stanno cambiando, è evidente. È in netta crescita l’attenzione a ciò che si porta in tavola. Una tendenza sempre più evidente dai consumi e confermata anche da una recente ricerca di Coldiretti/Ixè.

Secondo questa ricerca infatti, i piatti preferiti dagli italiani da consumare in spiaggia sono insalata di riso, insalata di pollo e insalata di mare, opzioni scelte dal 28% degli intervistati.

insalata di polloL’insalata di riso è una tradizione piuttosto recente nella cucina italiana. Il riso infatti è una pianta arrivata dall’oriente e furono gli arabi a diffonderne il consumo dalle nostre parti. Nelle zone d’origine era considerato il cibo dei poveri da noi invece era un cibo per ricchi venduto dagli speziali a prezzi simili a quelli della carne. Probabilmente la paella tipica dell’Andalusia si può considerare l’antesignana dell’insalata di riso, così come il cous cous e il tabulé.

Tornando alla ricerca di Coldiretti, il 20% degli italiani fa una scelta ancora più light sfamandosi in spiaggia solo con una semplice e fresca macedonia. Il 18% invece dice di preferire un piatto di pomodoro e mozzarella, la classica caprese.

parmigianaDiminuiscono le persone che, nonostante il caldo e la svolta salutista del paese, continuano a portare in spiaggia pranzi a base di frittata di pasta o di verdure e le polpette, sono infatti solo il 7% degli intervistati. Ancora meno persone, solo il 6%, continua a non poter fare a meno della tradizionale lasagna e della parmigiana, sicuramente golosa, ma anche dalla digestione indiscutibilmente impegnativa.

Che sia più o meno light, il cibo è sempre tra i primi posti nelle priorità degli italiani. Secondo Coldiretti circa un terzo dell’intera spesa per le vacanze è destinata ai pasti che vengono consumati in ristoranti, pizzerie, ma anche cibo di strada o le specialità gastronomiche del luogo di villeggiatura scelto, si stima che nel totale verranno spesi circa 27 miliardi nell’intero 2019.

ARROSTICINI, INCONFONDIBILI SPIEDINI ABRUZZESI

Quando si decide di preparare una cena a base di carne alla griglia gli spiedini sono una preparazione davvero sfiziosa e immancabile. Piccoli pezzi di carne infilati in un bastoncino capaci di fare felici grandi e piccini.

Si possono infilare diversi tipi di carne e alternarli a verdure. Lo spiedino più tipico è composto da carne rossa, carne bianca e salsicce. Anche la variante con il pesce può dare grandi soddisfazioni.

arrosticiniC’è anche una varietà particolare di spiedini originari dell’Appennino abruzzese, gli arrosticini. Di dimensioni ridotte rispetto agli spiedini classici, piccoli bocconcini uno tira l’altro, sfiziosi e particolarmente saporiti. Sono preparati con carne ovina, un tempo di ciavarra, una pecora giovane che non ha ancora partorito, oggi si trovano arrosticini di castrato cioè una pecora di età superiore ai sei mesi e inferiore ai due anni.

arrosticini fornacellaLa preparazione, secondo tradizione, consiste nel tagliare la carne a piccoli cubetti e infilarla in spiedini detti in dialetto cippe o cippitill. Si cuociono poi su un particolare braciere dalla forma allungata a canalina chiamata in zona fornacella, furnacella, rustillire o la canala.

arrosticini cotturaÈ importante che la carne non venga mai a contatto diretto con il fuoco per evitare che bruci e per un risultato davvero squisito deve essere continuamente girata per ottenere una cottura uniforme. La cottura alla brace non è riproducibile con cotture casalinghe, ma si può cercare di ottenere un risultato altrettanto saporito con una marinatura in olio e pepe e rosmarino cuocendoli poi alla griglia o al forno.

L’origine degli arrosticini risale probabilmente alla fine dell’800. Era un cibo tipico dei pastori che se lo preparavano durante la transumanza, negli spostamenti dai pascoli primaverili-estivi a quelli autunnali-invernali, quando si trovavano a vivere in solitudine per lunghi periodi. In questo periodo dell’anno si cibavano degli animali non può produttivi, tagliavano la carne a tocchetti e utilizzavano come spiedi i fusti di piante trovate lungo i fiumi. Alternavano pezzi di carne magra al grasso cosicché anche la carne delle bestie più anziane potesse risultare gustosa.

Solitamente gli arrosticini si mangiano accompagnati esclusivamente da pane casereccio condito con olio d’oliva.

LA STAGIONE DELLE FAVE

baccelli faveFave salame e pecorino, un abbinamento squisito di cui fare grandi scorpacciate proprio in questo periodo dell’anno.

Le fave sono un legume ricco di ferro, vitamina C, vitamine del gruppo B e fibre. Si possono mangiare crude quando sono fresche, ma sono ottime anche consumate cotte. La natura le rende disponibili fresche per un breve periodo dell’anno, si raccolgono infatti tra maggio e giugno, ma come tutti i legumi, sono facili da conservare e si possono consumare durante l’anno surgelate o essiccate.

Le fave fresche si acquistano nei loro baccelli, per poterle mangiare occorre aprirli staccarli, togliere l’escrescenza che ricopre il seme della fava ed eventualmente togliere la pelle esterna un po’ più dura e amara. purea di faveA questo punto si possono servire crude, di solito insieme a pecorino e salame, oppure si possono utilizzare per preparare condimenti per la pasta o per contorni, intere o sotto forma di purea. Si abbinano molto bene anche con speck, pancetta e ai formaggi in generale. Si possono mangiare anche i baccelli, per portarli in tavola si devono bollire qualche minuto e poi si possono ripassare in padella con aglio o cipolla e spezie per insaporirli.

Per riconoscere se si stanno acquistando le fave davvero fresche bisogna guardare il baccello che deve essere “croccante” al tatto, se invece è molle e si apre con difficoltà le fave sono un po’ vecchie.

faveLa pianta delle fave viene utilizzata anche per arricchire i terreni, producono infatti molto azoto per questo vengono utilizzate per preparare alcuni concimi naturali. Per la stessa ragione viene spesso coltivata in rotazione oppure piantata in modo uniforme all’interno di altre piantagioni.

Ai tempi di Pitagora si riteneva che il baccello rappresentasse l’accesso al mondo dei morti e che le anime dei defunti fossero racchiuse nei suoi semi. Secondo la tradizione popolare italiana invece porta fortuna trovare un baccello di fave che contenga sette semi.

È una pianta originaria dell’Asia Minore con una storia molto antica, si trovano infatti alcune ricette a base di fave già nel De Re coquinaria del gastronomo romani Marco Gavio Apicio, vissuto a cavallo tra il I secolo A.C. e il I secolo D.C.

LA RISCOPERTA DELLE TRADIZIONI PASQUALI

Agnello (1)Mancano poche ore a Pasqua, molte famiglie sono già alle prese con i preparativi per festeggiare insieme a tavola.

Preparare in casa il menù dall’antipasto al dolce, come si faceva un tempo, è un trend in grande crescita, per riscoprire i piatti della tradizione, ritrovare i sapori di un tempo e portare in tavola piatti ancor più genuini. Secondo un’ indagine indagine Coldiretti/Ixè, il 59% delle famiglie italiane ha deciso di cimentarsi anche nella preparazione dei dolci pasquali, seppur non siano sempre così semplici da preparare.

Agnello (2)Che siano fatte in casa o acquistate, sulle tavole degli italiani saranno immancabili le colombe e le uova di cioccolata, scelte dal 70% delle famiglie.

Sulle tavole ci saranno piatti di lunga preparazione, che si gustano solo in poche occasioni proprio perché molto impegnativi da cucinare, ma anche le semplici uova. Sono un simbolo irrinunciabile di questa festa. Quelle di cioccolato, tanto amate da grandi e piccini, ma anche quelle sode da consumare con gli asparagi o magari durante il pic nic di Pasquetta. Le case inoltre, saranno rallegrate dai colori vivaci delle uova dipinte, magari con l’aiuto dei bambini.

Tenendo in considerazione anche quelle che verranno usate per le preparazioni casalinghe di ricette tradizionali e quelle utilizzate per i prodotti industriali, saranno circa 400 milioni le uova consumate durante tutto il periodo pasquale.

UovaUn alimento che fa parte delle tradizioni del periodo, ma che negli ultimi anni si è rivelato molto apprezzato dagli italiani. Nel 2018 le uova fresche hanno subito un balzo record del 14% di vendite. Il consumo di uova infatti è in crescita, anche grazie alla riscoperta delle preziose proprietà nutrizionali. Hanno infatti un importante contenuto proteico e una limitata quantità di calorie, un uovo medio ne contiene circa 78, sono perfette quindi anche per chi ha necessità di tenere sotto controllo il proprio peso.

Non tutti gli italiani però passeranno i prossimi giorni seduti a tavola. Complice forse le temperature miti date dal periodo e le numerose feste, particolarmente ravvicinate, sono tanti gli italiani che hanno scelto di partire. Il 40% ha scelto come destinazione il mare e il 27% invece le città d’arte.

CLEMENTINE… ED È SUBITO NATALE!

ClementineQuando si apre una clementina, si sprigiona in tutta la stanza un inconfondibile profumo che fa pensare subito al Natale. È appena iniziata la stagione di questi frutti colorati e squisiti. Si trovano ormai facilmente sui banchi di mercati e  supermercati. Proprio durante le festività natalizie si toccherà l’apice della produzione.

Sono simili ai mandarini dai quali differiscono per il colore più aranciato della buccia e della polpa, per la forma più rotonda e per l’assenza di semi. È conosciuto anche con il nome mandarancio proprio perché è un agrume appartenente al gruppo degli ibridi tra mandarini e arance.

Clementine -NataleDifficile mangiarne solo uno, sono il tipico alimento “uno tira l’altro”. È spesso preferito all’arancia perché ha un sapore meno aspro.

Le origini del suo nome clementina sembra risalgano a Fra Clément Rodier che scoprì in modo accidentale un albero di mandarino nel giardino del suo orfanotrofio in Algeria. Secondo altre fonti  la scoperta fu di un altro religioso francese, Pierre Clément e che le scoprì decenni prima, ma in modo decisamente intenzionale. .Anche se è probabile che questo ibrido provenga dalla Cina o dal Giappone il merito di Fra Clément potrebbe essere quello di averlo introdotto nel Mediterraneo.

È un frutto che solitamente viene consumato fresco e in purezza. Si trova però spesso anche nelle macedonie, si può utilizzare per spremute, marmellate, sorbetti e sciroppi. I più coraggiosi potranno provare interessanti abbinamenti con la carne bianca e con i crostacei.

Spremute clementineGrazie al meteo favorevole per questo frutto, si prevede un’annata molto buona, con una produzione abbondante di clementine dolci e saporite. Per questo si potranno fare golose  scorpacciate di questo frutto senza spendere troppo e senza fare troppa fatica a trovarle buone. Non sarà necessaria cercare le clementine più grandi e costose, anche quelle di dimensioni più ridotte dovrebbero essere più che soddisfacenti per questo inverno.

Per essere sicuri di comprare delle clementine fresche è sempre meglio scegliere quelle con le foglie ancora attaccate perché sono garanzia di freschezza, ma se non ci fossero è bene scegliere quelle con la rosetta che rimane dove si stacca il picciulo ancora verde e non secca o marroncina, in questo caso la freschezza non è più garantita.

HALLOWEEN, TRADIZIONI DA TUTTO IL MONDO

LBarm Bracka notte di Halloween è una ricorrenza festeggiata in tutto il mondo. In Italia è ormai diventata una tradizione anche se fino a poco tempo fa era una festa secondaria.

Le origini di questa festa sono antichissime. Nasce in Irlanda, ad Erin, durante la dominazione celtica. Halloween corrisponde infatti al capodanno celtico, detto Samhain. Sono stati poi gli emigrati che andarono negli Stati Uniti per fuggire dalla terribile carestia dell’800 a portare la loro tradizione nel Nuovo Mondo dove tutt’oggi è molto sentita.

In Irlanda durante Halloween, si mangia il Barm Brack, un pan dolce con uvetta, canditi, tè, spezie. Al suo interno si usa nascondere un piccolo oggetto benaugurante per il fortunato che lo trova nella propria fetta. Potrebbe essere un anello che significa nozze entro l’anno o una monetina che porta ricchezza. In Scozia invece si consuma l’Haggis, un particolare insaccato a base di interiora di pecora.

Pumpkin pieTipica degli Stati Uniti è la pumpkin pie, la crostata con la zucca preparata con la polpa avanzata dopo il tipico intaglio della zucca in memoria di Jeck O’Lantern, costretto dal demonio a vagare nelle tenebre.

Anche in Messico la notte dei morti è una ricorrenza allegra. L’originale tradizione prevede l’organizzazione di pic nic sulle tombe dei defunti  e consumando pan de muertos (farina, zucchero, scorza di limone) e calaveras (teschi di zucchero).

ICastagnaccion Cina, le tradizioni sono molto più simili a quelle a cui siamo abituati in Italia: ci si reca in cimitero, si offre riso e té ai defunti e si festeggia con un pranzo a base di riso in compagnia dei famigliari. L’unica (grande) differenza è che i cinesi celebrano Halloween nel mese di aprile.

In Italia invece si mangia il castagnaccio, il pane dei morti (fichi, uva passa, cioccolata) e le fave dei morti (mandorle, zucchero e uova). In Calabria la specialità del periodo sono delle golose focacce cotte al forno e fichi secchi. In Sardegna invece i bambini amano mangiare le ossu de mottu (osso di morto, a base di mandorla, zucchero, uova e limone). Inoltre la sera, prima di andare a dormire lasciano un po’ di cibo per “Maria punta boru”, una simpatica vecchietta che diventa però vendicativa se non trova cibo.

TANTE IDEE PER UNA CENA DI SAN VALENTINO RICCA DI GUSTO E AMORE

Insalata di pere noci gorgonzola e coppaOggi si festeggia San Valentino, la festa degli innamorati. Una ricorrenza celebrata in modo particolare in Europa, nelle Americhe e in Estremo Oriente. L’origine è molto antica a base religiosa e venne istituita da papa Gelasio I nel 496 d.C. sostituendo la precedente festa pagana delle Lupercalia che si svolgeva nello stesso periodo.

Sul santo, noto per il suo messaggio d’amore, si tramanda una leggenda secondo la quale il religioso avrebbe donato ad una ragazza di umili origini la somma necessaria a celebrare il proprio matrimonio senza la quale sarebbe stato impossibile per lei coronare il proprio sogno. Si pensa dunque che questo generoso gesto sia la ragione per la quale il vescovo Valentino è stato tramandato come  il protettore degli innamorati.

Involtini di vitello farcito con Gran BiscottoOggi come oggi, il lato religioso della festa si è perso ed è rimasta, però, la parte più romantica. In questa giornata gli innamorati di tutto il mondo festeggiano con regali, Valentine (biglietti usati per dichiarare il proprio amore) e serate speciali all’insegna dell’amore e del romanticismo.

La sera di San Valentino spesso si festeggia al ristorante, insieme a un numero esorbitante di coppie. Spesso è difficile riuscire a prenotare, ci si ritrova a casa all’ultimo momento senza essere riusciti a fare la spesa e a preparare niente di speciale per l’occasione.

Pappardelle con asparagi e Gran BiscottoUn’idea alternativa è quella di organizzarsi per tempo e preparare una cena, magari un po’ raffinata,  da godersi nell’intimità delle propria casa, preparando piatti speciali e aprendo una bottiglia di vino importante. L’insalata di pere noci gorgonzola e coppa o il Gran Biscotto Rovagnati con asparagi bianchi sono due originali ed eleganti antipasti con cui iniziare la cena. Le Pappardelle agli asparagi con Gran Biscotto è un primo piatto semplice e gustoso e per un impiattamento speciale si possono avvolgere le fette di prosciutto e ottenere delle romantiche rose. E per un secondo piatto davvero gustoso, sono perfetti gli Involtini di vitello farcito con Gran Biscotto, asparagi bianchi e salsa olandese.

Dedicando il giusto impegno sarà possibile servire in tavola piatti squisiti da gustare con il proprio grande amore.

CARNEVALE, DIVERTIMENTI E TANTE DOLCI BONTÀ

Per capire una festività all’insegna della sregolatezza come il Carnevale bisogna partire dalla sua etimologia: deriva dal latino carnem levare cioè togliere la carne, questo perché dal giorno successivo al termine delle feste di Carnevale soprattutto un tempo, iniziava un periodo di penitenza durante il quale si rinunciava alla carne,  e ci si dedicava a un po’ di giorni di divertente follia prima della quaresima, un periodo di digiuni e preghiera in attesa della Pasqua.

CastagnoleUn’altra caratteristica del Carnevale è il mascheramento, questa è una tradizione che ha origini davvero antiche. Un rito pagano precedente a quello cattolico e che risale al tempo degli antichi greci, le feste Dionisiache, ereditate anche dai Romani che le chiamavano però Saturnali. Durante queste feste era tradizione accettare un temporaneo scioglimento dagli obblighi sociali e dalle gerarchie lasciando spazio invece a scherzi e dissolutezza.

Quest’anno si festeggia l’8 febbraio (giovedì grasso), domenica 11 è il giorno di Carnevale, e si conclude il 13 (martedì grasso).

TortelliAnche a tavola sono giorni di totale libertà e i piatti tipici di Carnevale sono spesso dolci e fritti. Le chiacchiere, conosciute in tutta Italia con nomi diversi (frappe, fritole, graffe, bugie, cenci, crostoli) e non possono mancare in questi giorni speciali. La ricetta originale è fritta, ma esiste anche una versione al forno, il risultato è indubbiamente molto diverso, ma altrettanto goloso. Una tradizione che probabilmente è legata alle frictilia, dei dolci fritti nel grasso preparati dai Romani probabilmente proprio durante i saturrnali.

Tipici del periodo sono anche i tortelli, molto spesso farciti con crema pasticcera, ma ottimi anche vuoti, le castagnole, così come i krapfen,  la cicerchiata, tipica di Umbria, Marche e Abruzzo, si tratta di una corona composta da palline di pasta sfoglia fritte. In Campania invece in questo periodo si prepara il migliaccio un dolce a base di semolino al quale si uniscono zucchero, uova, burro, ricotta e latte.

ChiacchiereRicetta Chiacchiere fritte

Ingredienti

500 g farina

130 g latte

50 g burro fuso

50 g zucchero a velo

2 tuorli

1 Limone

Olio per friggere 400 ml

Sale q.b.

Preparazione

Versa la farina a fontana su una spianatoia versa al centro i tuorli, lo zucchero a velo  e il burro fuso e amalgama con le dita. Aggiungi la scorza del limone, un pizzico di sale e il latte, quando avrai ottenuto un composto liscio e uniforme coprilo con la pellicola e fallo riposare in frigo per 2 ore.  Stendi la pasta fino ad ottenere una sfoglia sottile tagliala in tanti rettangoli e friggili in abbondante olio. Scola le chiacchiere su carta per friggere e cospargile di zucchero a velo.

PICI ALL’AGLIONE SPECIALITÀ TOSCANA DA PROVARE!

La Toscana è una terra caratterizzata da una tradizione culinaria di origini contadine, semplice e gustosa. Tra le numerose specialità della zona, non si possono non citare i Pici, degli spaghettoni rustici, che trovano nel sugo all’aglione il condimento ideale per esaltarne il sapore.

shutterstock_760573393I pici sono spesso preparati in casa con farina e acqua lavorati poi a mano fino ad ottenere degli spaghetti spessi e piuttosto irregolari. Si differenziano dai bigoli perché quest’ultimi vengono trafilati al bronzo e dalla pasta emiliana per l’assenza dell’uovo tra gli ingredienti. La preparazione di questo particolare tipo di pasta risale al tempo degli Etruschi, fin da allora le mani hanno iniziato a impastare le giuste proporzioni di acqua, farina, sale e olio per ottenere un tipo di pasta la cui ricetta è stata tramandata fino ai giorni d’oggi. Il nome deriva dal termine appicciare e si riferisce al tipo di lavorazione necessaria per realizzarli.

La tradizione toscana li vuole conditi con il sugo di nana (anatra), con un ragù di carne o con le briciole (briciole di pane toscano soffritte in olio di oliva), ma si sposano alla perfezione ad un altro prodotto tipico della zona, l’aglione di Valdichiana. Si tratta di un aglio dalle dimensioni molto generose, può raggiungere fino agli 800 g di peso ed è caratterizzato da un sapore particolarmente delicato. È più digeribile perché non contiene alliina, un amminoacido che conferisce al comune aglio il suo sgradevole odore. Ha una forma quasi sferica, un po’ schiacciata ai poli e composto da solo 5-6 spicchi molto grandi. Prende il nome dalla zona nella quale viene prodotto, la Valdichiana appunto, dove viene coltivato da sempre con metodi naturali.

La Pasta all’aglione è una ricetta molto semplice da preparare e molto gustosa, vista la difficoltà nel reperire questo particolare tipo di aglio, si può sostituire anche con un normale aglio, ma se ci si trova in zona vale la pena cercarlo per prepararsi una pasta davvero a regola d’arte.

shutterstock_311454578 (2)Ricetta Pasta all’aglione

Ingredienti

360g  di pici

1 testa di Aglione di Valdichiana (oppure 4 spicchi d’aglio comune)

1 kg di pomodori ramati

2 peperoncini

Sale q.b.

Olio q.b.

Preparazione

Trita finemente l’aglio soffriggilo in padella con un po’ d’olio facendo attenzione che non si scurisca, ma che si sciolga, aggiungi i peperoncini tritati e a cui avrai tolto i semi. Unisci anche i pomodori a pezzetti aggiusta di sale e cuoci fino a quando i pomodori si saranno cotti. Cuoci i pici in abbondante acqua salata e condiscili con il sugo all’aglione.

 

 

IL 2017 A TAVOLA SECONDO GOOGLE TRENDS

MigliaccioIl 2017 ci ha appena salutato e come sempre si guarda indietro prima di ripartire verso un nuovo anno, sicuramente ricco di sorprese. Google Trends ci aiuta nel bilancio annuale pubblicando, come ogni anno, la classifica degli argomenti più ricercati nel 2017.

Nella sezione delle ricette quest’anno primeggia il migliaccio napoletano un dolce tipico del periodo di Carnevale, in origine era una specie di polenta di miglio fritta o cotta al forno. Oggi per prepararlo si usa invece il semolino al quale si unisce zucchero, uova, burro, ricotta e latte, ingredienti simili al ripieno delle famosissime sfogliatelle napoletane, per questo la torta viene chiamata anche sfogliata. Al secondo posto della classifica compare la carbonara protagonista anche della sezione di Google Trends: come si prepara… Un piatto della tradizione composto da pochi ingredienti che è importante scegliere con cura e cucinare con attenzione per un risultato ottimale.

CarbonaraAl terzo posto della classifica si trova la Pastiera, altro grande classico partenopeo, questa volta servito tradizionalmente a Pasqua.  Si trovano poi la caponata siciliana, la ribollita, l’amatriciana e il gateau di patate mostrando una prevalenza di ricette del centro sud tra i gusti degli italiani. Nella classifica poi, appaiono anche altri dolci come le fave dei morti, il castagnaccio e la colomba quest’ultima ricerca stupisce perché è un dolce un po’ complicato da preparare, come tutti i lievitati ha bisogno di molta cura, forse questo dato rileva una voglia di portare in tavola cibi genuini.

Olive in salamoiaLa cucina è sempre presente nelle curiosità italiane, oltre alla carbonara infatti nella sezione come si prepara, compaiono al primo posto le olive in salamoia, ma tra i primi dieci ricercati si trova anche la marmellata di albicocche, il pesto e la crema pasticcera.

Il minimo comun denominatore delle ricette più ricercate su google sembra essere la tradizione e la voglia di portare nuovamente in tavola i piatti della nonna, un desiderio di mangiare con semplicità alla ricerca di quei gusti che hanno accompagnato l’infanzia.

COTECHINO DURANTE LE FESTE: TRADIZIONE E IDEE ORIGINALI

Cotechino e lenticchieDurante il cenone di capodanno non può mancare, è il re indiscusso, il vero protagonista, stiamo parlando del cotechino.

È una pietanza tipica dell’Emilia Romagna e in particolare di Modena, dove un tempo veniva preparato nel giorno di Santa Lucia e cucinato e gustato in occasione delle festività natalizie perché composto da parti del maiale che hanno bisogno di essere consumate velocemente in quanto deperiscono in fretta. L’ingrediente principale un tempo era la cotenna a cui si aggiungevano altre carni del maiale non adatte alla stagionatura e ricche di tessuto connettivo, è proprio grazie a quest’ultimo che la consistenza dell’insaccato risulta piacevolmente gelatinosa. Oggi si può preparare per tutto il periodo invernale, grazie alle produzioni industriali, ma certamente il periodo di Natale e Capodanno è quello in cui viene apprezzato maggiormente.  Nei classici menù delle feste è sempre presente e fa felici i palati di grandi e piccini.

Cotechino in crostaLa tradizione vuole che venga servito con le lenticchie, che si ritiene siano anche di buon auspicio per le finanze oltre ad essere buonissime abbinate alla particolare carne del cotechino. In alternativa viene spesso accompagnato anche da puré o polenta. Per consumarlo in modo più originale e inusuale, si può utilizzarlo per preparare un gustosissimo ragù o un risotto  i più esperti, poi, potrebbero cimentarsi nel preparare un cotechino in crosta o uno sfiziosissimo  finger food utilizzando le fette di cotechino come se fossero degli hamburger per farcire delle tartine aggiungendo anche insalata e pomodori.

Per le persone che durante le festa hanno voglia solo di riposare per recuperare fino in fondo le energie necessarie ad affrontare un nuovo anno, ma devono organizzare la cena per passare una fine dell’anno indimenticabile con gli amici, la tecnologia e Rovagnati vengono in grande aiuto. Sull’e-shop di Rovagnati infatti si possono trovare tantissimi ottimi prodotti, perfetti per preparare un menù di ricco e gustoso.

FestaUna volta ultimato il menù, per una serata dell’ultimo giorno dell’anno davvero tradizionale, non manca altro che aspettare la mezzanotte facendo il conto alla rovescia, brindare con ottime bollicine, gustare pandoro e panettone al momento del dolce, magari servita con golosissima crema al mascarpone, indossare qualcosa di nuovo, utilizzare un indumento rosso, assistere ad uno spettacolo di fuochi d’artificio e baciarsi sotto il vischio.

LE TRADIZIONI DI NATALE NEL MONDO

Tavolo NataleIl giorno di Natale è vicino e nelle nostre case si prepareranno e serviranno i tipici piatti della tradizione natalizia. Salumi italiani, pasta ripiena o al forno, lesso e tanti, tanti dolci nei prossimi giorni saranno serviti in abbondanza nelle case delle famiglie italiane. Ma Natale è una festività che si festeggia in tutto il mondo attorno ad un tavolo con le persone a cui si vuole più bene. Tanti sono i piatti tipici del periodo natalizio, preparati per festeggiare in famiglia.

La tradizione inglese non prevede festeggiamenti per la vigilia, i bimbi però appendono le proprie calze che verranno poi riempite da Babbo Natale e gustano il Mince Pie, una tortina di pasta frolla o sfoglia e ripiena di frutta secca, spezie e liquore. Il 25 dopo aver aperto i regali si pranza in famiglia con il tacchino arrosto e come dolci si serve il Christmas cake e il Christmas Pudding, un dolce morbido e molto speziato composto da 13 ingredienti che simboleggiano Gesù e i suoi discepoli e per preparare il quale è importante che ogni componente della famiglia mescoli l’impasto rigorosamente in senso antiorario. Due dolci immancabili così come lo sono il pandoro e il panettone da noi.Mince Pie Qui però il Natale non finisce con il pranzo, non può mancare il tradizionalissimo afternoon the, che in questa occasione viene servito alle 18.00 con dolcetti vari tra cui il Mince Pie della vigilia.  Un dolce che si trova anche nella tradizione statunitense qui però viene posizionato vicino al camino per dare modo anche a Babbo Natale di assaggiarlo.

In Francia il pranzo di Natale si chiama Reveillon e il menù varia parecchio da regione a regione, ma solitamente in tavola non possono mancare ostriche, salmone affumicato, foie gras, tanti formaggi e come  dolce il tradizionale buche de Noel, un rotolo dalla consistenza gelatinosa ricoperto di cioccolato fatto di gelato e macarones.

RisalamandeIn Spagna si servono antipasti a base di pesce e come portata principale invece piatti a base di carne o di pesce. il momento migliore arriva quando si servono i dolci e quando si possono gustare vari tipi di turròn, torroni più o meno duri a seconda della zona di provenienza e dolci di marzapane.

In Danimarca durante la cena della vigilia non possono mancare l’anatra farcita con mele e prugne, l’arrosto di maiale con pancetta e squisite patate caramellate. Il dolce tipico invece è il Risalamande, un dolce a base di riso, panna fresca, latte e zucchero, servito di solito con una marmellata di ciliegie.

In Brasile l’atmosfera è completamente diversa perché il Natale cade nel pieno della stagione estiva, ma anche qui si usa stare in famiglia. Di solito ci si riunisce per la vigilia e si aspetta la mezzanotte per cenare. Il menù prevede tacchino, maiale affumicato, farofa (un contorno fatto di farina di manioca, con tanto aglio, pancetta, burro e prezzemolo) e Salpicao, una sorta di insalata russa con pollo, prosciutto cotto, piselli, mela, carota, sedano, peperoni e maionese. Il pranzo il giorno successivo di solito è composto dagli avanzi della cena di Natale.

PASTA ALLA NORCINA

SalsicciaLa pasta alla norcina è un piatto umbro da provare assolutamente quando ci si trova in zona. Di solito si prepara con una pasta tipo penne o rigatoni oppure con gli strangozzi, degli spaghettoni grossi simili ai pici toscani, condita con salsiccia panna e pecorino e una grattata di tartufo nero della zona.

Il nome pare derivi dall’utilizzo delle salsicce dei maestri norcini. Nel medioevo gli esperti lavoratori della carne di suino durante l’inverno lasciavano la propria città di origine, Norcia, per lavorare in tutta l’Italia centrale. In questo periodo, l’area intorno a Norcia godeva di una certa ricchezza che si protrasse fino al XVII. In seguito però, numerosi terremoti costrinsero gli abitanti della zona, ridotti ormai in miseria, ad abbandonare i luoghi d’origine, trasferendosi soprattutto verso Roma e diffondendo così l’arte di produrre i salumi anche nella capitale. È per questo che gli esperti lavoratori della carne di maiale venivano chiamati proprio norcini.

Pasta alla norcinaProbabilmente la panna, ingrediente che solitamente si utilizza oggi per preparare questa golosa ricetta, un tempo era sostituita dalla ricotta. Secondo altre tradizioni, si usava invece il pecorino, rendendo la ricetta più simile ad un’altra ricetta tipica della zona, la gricia. Per riuscire a preparare una pasta alla norcina DOC è necessario utilizzare la salsiccia dei norcini umbri, dal sapore inconfondibile grazie alla presenza nell’impasto di aglio e pepe.

La preparazione è semplicissima e facilmente replicabile anche a casa. La salsiccia va sbriciolata e cotta in padella con un filo d’olio, e la cipolla. Dopo aver sfumato con un po’ di vino bianco, si aggiunge la panna e si insaporisce, infine, con del pecorino locale e una grattata di tartufo nero. Alcuni ristoranti della zona la servono inserendo tra gli ingredienti anche i funghi della zona, in questo caso, di solito, viene preferito però l’utilizzo della pasta lunga.

RICETTA E STORIA DELLA PASTA ALLA COCOZZA

Zucca napoletanaLa zucca è originaria dell’America Latina Centrale e arriva infatti nel continente europeo in seguito alla scoperta delle Americhe, insieme alle patate e ai pomodori.

In Italia ha trovato il terreno e il giusto clima per crescere. Nel napoletano si coltiva un tipo di zucca allungata detta cocozza. Una qualità dal sapore particolarmente delicato e molto più ricca di acqua rispetto ad altre qualità di zucca. Ha una forma allungata e un polpa arancione ed è utilizzata per preparare una ricetta della tradizione Napoletana, la Pasta alla cocozza. Si tratta di una minestra per preparare la quale di solito si utilizza la pasta mista, anche detta ‘mmescata meglio però scegliere i ditali grossi o i tubetti l’importante è che si tratti di un tipo di pasta corta e preferibilmente bucata per accogliere la zucca al suo interno. Il piatto si completa con un po’ di prezzemolo e, per chi lo gradisce, il peperoncino, ingrediente perfetto come contrasto al dolce della zucca.

Una ricetta originaria della Napoli più popolare e arrivata fino ad oggi grazie alle nonne che la hanno insegnata a figli e nipoti. Un piatto perfetto per scaldarsi con gusto nelle giornate più fredde.

Ricetta Pasta alla Cocozza

Ingredienti

1 kg. di zuccaPasta e cocozza

300 g. di pasta

Formaggio grattugiato q.b.

1 spicchio d’aglio

1 mazzo di prezzemolo

Peperoncino q.b.

Olio q.b.

Preparazione

Togli la buccia e i semi alla zucca e tagliala a dadini piccoli. Fai imbiondire l’aglio con un filo d’olio e il peperoncino. Aggiungere una quantità d’acqua sufficiente a coprire la zucca e copri la pentola. Cuoci fino a quando la zucca diventerà morbida e aggiungi acqua calda all’occorrenza. Cuoci la pasta a parte e scolala molto al dente per terminare la cottura insieme alla zucca. A cottura ultimata aggiungi il prezzemolo tritato e aggiungi del formaggio grattugiato a piacere.

TORTA DI TAGLIATELLE DA GUSTARE DURANTE I PRANZI DELLE GRANDI OCCASIONI

shutterstock_288322979In Emilia Romagna esiste una ricetta antica dalle origini incerte, buonissima, ma non così conosciuta se non all’interno dei confini regionali. Si tratta della torta di tagliatelle chiamata anche torta ricciola.

Le prime testimonianze della ricetta risalgono al XIX secolo quando la ricetta appare in un libro di ricette. La tradizione vuole che venga preparata il giorno il 13 dicembre, il giorno di Santa Lucia, e consumata a Natale. È in generale una torta piuttosto laboriosa per questo si cucina di solito in occasioni speciali.

È composta da una base di pasta sfoglia farcita con mandorle e zucchero e ricoperta da tagliatelle all’uovo che durante la cottura in forno diventano croccantissime. Si dice che le tagliatelle utilizzate sulla parte superiore della torta siano in origine un omaggi ai lunghi capelli biondi di Lucrezia Borgia.

Si serve solitamente dopo aver bagnato la superficie con liquore all’anice.

shutterstock_500336299Ricetta torta di tagliatelle

Per la frolla

250 g di farina

90 g di zucchero

140 g di burro

1 uovo

1 pizzico di sale

Per le Tagliatelle

1 uovo

100 g di farina

Per il ripieno

300 g di mandorle

300 g di zucchero

Burro q.b.

Finitura

4 cucchiai di liquore all’anice

Zucchero a velo q.b.

torta-dolce-di-tagliatelle_01Preparazione

Unisci gli ingredienti della frolla e impasta velocemente fino a formare un panetto di pasta, coprilo con della pellicola trasparente e ponilo in frigo per almeno mezz’ora. Per le tagliatelle impasta l’uovo e la farina, stendi la sfoglia sottile e taglia delle tagliatelle di 3-4 millimetri di larghezza. Trita le mandorle, stendi la frolla e fodera una teglia imburrata e infarinata. Farcisci alternando strati di tagliatelle a zucchero e mandorle e disponi sulla superficie qualche ricciolo di burro. Cuoci in forno già caldo a 160° per circa 40 minuti. Quando è cotta inumidisci la superficie con il liquore all’anice e, quando si sarà raffreddata spolverizzala con dello zucchero a velo.

LA SALSA DI POMODORO, SIMBOLO DELLA DIETA MEDITERRANEA

bruschettaIl pomodoro In Italia è il re dei condimenti, utilizzato nella pasta al pomodoro, ma anche per preparare il ragù, la parmigiana, le bruschette, l’arrabbiata, l’amatriciana, non si contano le ricette italiane che ne prevedano l’utilizzo. Ma è anche uno degli ortaggi più utilizzati in tutto il mondo dove viene utilizzato ad esempio nelle insalate, nelle salse, nei sandwich e negli hamburger.

Il periodo ideale per gustarlo, è l’estate, quando si trovano a prezzi più bassi e molto più gustosi. Ma per non farselo mancare nel resto dell’anno in molti si impegnano nella preparazione di ottime passate, e se ci si accontenta di un prezzo un po’ più altro e di un gusto meno intenso è un prodotto facile da trovare tutto l’anno. pomodoriÈ buono e anche molto utile alla salute, molto povero di calorie, per questo indicato per le persone che necessitano di tenere sotto controllo il peso corporeo, è inoltre ricco di potassio capaci quindi di contrastare la comparsa di fastidiosi crampi muscolari, ricchi di sostanze nutritive capaci di proteggere gli occhi e la vista e in generale utili per combattere l’invecchiamento grazie alla presenza di sostanze antiossidanti.

È l’ortaggio più coltivato al mondo dopo la patata, simbolo della dieta mediterranea sotto forma di salsa, è il condimento più acquistato dagli italiani ed anche il più amato all’estero nel 2016 infatti la vendita dei pomodori conservati ha superato 1,5 miliardi di euro.

salsa di pomodoroTenendo in considerazione la vendita di conserve, passate, polpe, concentrato e pelati gli italiani consumano in media circa 35 chili di pomodoro all’anno.

Ma qual è il pomodoro ideale per preparare una salsa da leccarsi i baffi? Il San Marzano è tra i più utilizzati, soprattutto per preparare i pelati, il pomodoro ramato è l’ideale per preparare un sugo fresco, con cottura breve sfruttando il suo sapore ricco e con un buon equilibrio tra acidità e dolcezza.

Anche il Cuore di bue è ottimo per preparare un buon sugo, soprattutto per chi lo ama delicato e dolce. I ciliegini invece sono perfetti per condire le paste fredde, ma meglio non cuocerli per non perdere molto del loro sapore e aroma.

IL KAISERSCHMARRN, DOLCE DI ORIGINE AUSTRIACA DA ASSAGGIARE IN TIROLO

shutterstock_368839688Nelle baite tirolesi è possibile gustare una dolce e golosa preparazione di origini austriache.

Il nome è di quelli difficili da scrivere a pronunciare, la ricetta è piuttosto semplice e di quelle che non stancano mai. Si tratta del Kaiserschmarrn o Kaiserschmarren, una specie di crèpe spessa quasi un dito, spaccata a pezzetti e che viene cosparsa di zucchero a velo e servita con marmellata di mirtilli. Un dolce decisamente energetico ottimo anche da preparare a merenda, magari dopo una lunga passeggiata in montagna.

Il Kaiserschmarrn  si può gustare nei rifugi tirolesi, ma è in realtà un piatto tipicamente austriaco e ha antiche origini, ci sono testimonianze che lo riguardano e che risalgono al XVI secolo quando era un piatto di contadini e pastori nell’800 però la ricetta è stata scoperta e utilizzata anche nelle cucine della borghesia.

shutterstock_704238715La storia del Kaiserschmarrn passa anche attraverso le cucine nobili in particolare quella dell’imperatore d’Austria Franz Josef I. Secondo alcuni l’imperatore ebbe l’occasione di assaggiare questo semplice e goloso piatto quando un suo cuoco a causa di un errore in cucina, per cercare di rimediare e salvare il piatto, tagliò la crèpe a pezzi la cosparse di zuccherò a velo e la servì con della marmellata. L’imperatore approvò subito l’invenzione e lo inserì subito nel menù di corte. Secondo altri invece fu ideato per l’imperatrice Elisabeth (Sissi), ma non lo apprezzò quanto il marito perché era sempre attenta alla linea e lo considerava troppo calorico.

Prepararlo in casa è semplice e piuttosto veloce da provare anche per una rilassante e nutriente colazione della domenica.

shutterstock_613809614Ricetta Kaiserschmarrn

3 uova

40 g di zucchero

120 g di farina 00

200 ml di latte

1 pizzico di sale

Burro q.b.

2 cucchiai di marmellata mirtilli rossi

Zucchero a velo q.b.

Procedimento

Mescola i tuorli delle uova con lo zucchero, la farina e aggiungi il latte. Monta a neve ferma gli albumi e uniscili all’impasto con delicatezza. Sciogli il burro in una padella e versa l’impasto. Cuoci per circa 5 minuti e girala quando i bordi iniziano a scurirsi e a staccarsi dal bordo. Taglia a listarelle la crèpe, cospargila di zucchero a velo e aggiungi la marmellata.

 

FAVE E FAVETTE: I DOLCI DEI MORTI

shutterstock_365381897Fin dall’antichità per commemorare i defunti si usa preparare dei dolcetti speciali seguendo ricette tradizionali per l’occasione. Secondo la leggenda tra l’1 e il 2 novembre i morti vengono a fare visita al mondo dei vivi e, per accoglierli nel miglior modo, si usa preparare le tavole e arricchirle di dolcetti da poter offrire ai defunti.

Le fave dei morti sono piccoli e morbidi biscottini tondi, sono uno dei tanti dolci tipici di questo periodo preparate in Emilia Romagna, Lombardia, Marche, Umbria e Lazio. Il nome deriva da un certo legame che c’è da sempre tra la pianta di fave e il mondo dell’aldilà. Probabilmente i Romani usavano mangiare le fave sulle tombe dei morti e venivano servite come piatti principali ai banchetti dei defunti. La pianta di fave, inoltre, è caratterizzata da radici molto lunghe, che si spingono in profondità e un tempo si riteneva proprio che arrivassero fino al mondo dei morti. Inizialmente le fave, che i Romani pensavano che racchiudessero le anime dei morti, erano tra gli ingredienti principali di questi dolcetti e furono sostituite poi dalle mandorle. L’ingrediente principale oggi infatti è la farina di mandorle secche ottenuta triturandole con infinita pazienza al mortaio. Le fave di morti hanno l’aspetto di un amaretto, ma con una consistenza più croccante.

shutterstock_374028448_01-1Nel Nord-Est si usa preparare in questi giorni dei dolcetti simili sia nel nome sia negli ingredienti, le favette dei morti. Sono chiamate anche favette triestine e si differenziano da quelle della tradizione del centro Italia perché sono di diversi colori che simboleggiano proprio il ciclo della vita: quelle bianche celebrano la nascita, quelle rosa, ottenute aggiungendo agli ingredienti l’alchermes, rappresentano la vita e quelle marroni che vedono tra gli ingredienti la presenza di cacao simboleggiano la morte.

Due preparazioni molto simili che attraversano tutta l’Italia e che anche quest’anno andranno ad addolcire le prossime giornate.

IL CARPIONE, UNA MARINATURA PIEMONTESE

shutterstock_482203510In Piemonte si usa conservare e insaporire ortaggi, carne e pesce con una speciale marinatura chiamata carpione. È una preparazione molto antica e che risale ai tempi in cui i frigoriferi ancora non esistevano ed era necessario fare in modo che i cibi si conservassero il più a lungo possibile. Il carpione riusciva a soddisfare questa richiesta donando un piacevole sapore agrodolce alle pietanze.

Si prepara con aceto, cipolla, aglio, vino bianco e erbe aromatiche (alloro o salvia) e magari qualche spezia come ginepro o pepe in grani. Il sapore predominante è quello dell’aceto, ma è addolcito dagli altri ingredienti. Si gusta dopo almeno una notte di riposo in frigorifero, quando i vari sapori si saranno amalgamati. Di solito si utilizza con cotolette di vitello impanate e fritte o zucchine fritte in padella o pesce fritto.

shutterstock_490298500È una preparazione di origine contadina arrivata nelle grandi città probabilmente da ragazze che lavoravano nelle case delle ricche famiglie in città. In Piemonte si prepara principalmente per insaporire l’uovo in camicia, la cotoletta con carne di vitello e le zucchine.shutterstock_56950069

Come spesso accade per le ricette tipiche regionali si possono trovare anche nel resto d’Italia preparazioni molto simili al carpione. In Lombardia ad esempio la stessa unione di ingredienti si usa per insaporire il pesce di lago che si abbina molto bene alla marinatura perché è caratterizzato da un sapore dolciastro e molto delicato. A Napoli si trovano sulle tavole le zucchine alla scapece per le quali si usa una marinatura a base di aceto di vino, aglio, peperoncino e qualche fogliolina di menta. Il saor si differenzia dal carpione e dallo scapece per l’aggiunta di zucchero pinoli e uvetta, ma si riconosce una forte similitudine tra le ricette e si utilizza per insaporire le sarde che a Venezia si assaporano durante la festa del Redentore.

LA SARDELLA O CAVIALE DEI POVERI

shutterstock_146907962La sardella è un prodotto tipico calabrese a base di novellame di sarde di piccolissima taglia amalgamato con peperoncino rosso in polvere sale e finocchietto selvatico.

È una preparazione della tradizione definito anche caviale dei poveri. Ottimo da gustare dopo averlo spalmato sul pane o come ingrediente per cucinare squisite polpette. Un tempo si preparava con i neonati di sarde, pescati tra febbraio e aprile. Venivano sottoposti a salagione in salaturi di creta aromatizzati con finocchietto selvatico.  Dopo 6-7 mesi di stagionatura si impastava con altro sale, molto peperoncino e altri aromi.

shirasu-1404989_960_720Viene chiamata anche rosamarina o nudicella è tipica della provincia di Crotone e in particolare Crucoli ne detiene la DECO (Denominazione comunale) nel cui disciplinare viene riportata la ricetta originale  che recita: “E’ un prodotto ricavato dall’impasto in acqua di salamoia, di pesce, composto esclusivamente da neonate di sardine della dimensione di norma di cm 3x1x0,5, pescate in mare aperto, nel Mediterraneo, lavate, asciugate e salate per almeno tre mesi, con peperoncino rosso, qualità tapeco, ripulito del gambo, spaccato in due, asciugato, infornato e macinato in polvere, di provenienza italiana ed aromatizzato con piccoli semi di finocchio selvatico”.

Una vera prelibatezza divenuta però illegale. Risale infatti al 2006 un divieto da parte dell’Unione Europea che vieta la pesca del neonato di sarda al di sotto degli 11 cm e nel caso della sardella si utilizzerebbero pesci lunghi al massimo 4 cm. Una deroga al regolamento Mediterraneo ha permesso di continuare a produrlo fino al 2010, ma oggi è nuovamente vietato.

Esiste un prodotto che si produce per tentare di sostituire la sardella originale, viene prodotto con il pesce ghiaccio proveniente dalla Cina, si tratta di un prodotto sott’olio molto meno saporito e pregiato.  Se non si troverà una soluzione capace di rispettare l’ambiente bisognerà fare a meno di un prodotto delizioso e della tradizione.

 

FAVE E SALAME NEL PIC NIC DEL PRIMO MAGGIO

shutterstock_277112402Il primo Maggio, la Festa dei Lavoratori, è solitamente un’occasione per stare all’aria aperta, magari in compagnia degli amici. Spesso si sceglie di organizzare un rilassante pic nic durante il quale godere delle temperature miti e assaporare qualche preparazione semplice e gustosa.

È tradizione in questa giornata portare nel proprio cestino delle fave fresche, abbinate a salame e pecorino. Un’usanza particolarmente in voga a Genova, dove si preferisce utilizzare il pecorino primo sale e a Roma, dove invece si utilizza il pecorino stagionato, quello romano. shutterstock_287117561Le fave sono un prodotto che in questo periodo dell’anno raggiunge la giusta maturazione. Solitamente si consumano cotte come un qualsiasi legume, ma si possono gustare anche crude e l’abbinamento con salame e formaggio le rende davvero squisite.

shutterstock_459375787Per scegliere le fave più fresche bisogna controllare il baccello, che deve essere croccante e privo di macchie. Per renderle più morbide e digeribili, invece è consigliabile togliere la pellicina che le ricopre e mangiare solo la parte interna. Per gustarle al meglio, l’ideale è sbucciarle poco prima di consumarle perché fuori dal baccello si appassiscono velocemente.

Se l’idea di mangiare fave crude non convince si possono utilizzare per preparare un ottimo contorno sbollentandole qualche minuto, per poi ripassarle in padella con del cipollotto tagliato sottile e cubetti di pancetta e insaporendole con abbondanti scaglie di pecorino a fuoco spento.

Dalle parti di Trento,  il Primo Maggio è anche una giornata in cui si può unire una moderata e piacevole attività fisica al gusto di assaggiare tante squisitezze.
Si organizza anche quest’anno la Magnalonga la 21^ edizione di una spettacolare passeggiata immersa nell’affascinante Valle dei laghi. La 1° Mangio, questo il nome dell’evento, dà la possibilità di scoprire i paesaggi della zona e di assaggiare le specialità locali presso i numerosi stand con prodotti della zona, presenti lungo il percorso. A questo link si trovano tutti i dettagli sulla manifestazione e i contatti per l’iscrizione. Un modo per rendere la giornata di festa buona, divertente e salutare.

 

IL PAN TRAMVAI, UN DOLCE SEMPLICE DELLA TRADIZIONE

shutterstock_263513810Negli anni ’50 c’era un tram, ai tempi chiamato tramvai, che univa due città Lombarde, Monza e Milano. Il tragitto, oggi non così lungo, ai tempi era piuttosto impegnativo poiché il tram, a causa di un’ordinanza decisa dalla Provincia,  non poteva superare i 15 Km. Una decisione presa perché, per arrivare a destinazione, il mezzo pubblico doveva passare in mezzo ai campi ed era importante che non disturbasse il bestiame. Per questa ragione il viaggio arrivava a durare anche diverse ore. I viaggiatori quindi usavano portarsi uno spuntino e di solito si trattava di una preparazione molto semplice, un tipo di pane arricchito con uvetta che veniva talvolta utilizzato dal tramviere al posto dei soldi, quando aveva le monete sufficienti per dare il resto a chi acquistava il biglietto.

shutterstock_149781182Ecco perché questo alimento viene chiamato Pan Tramvai, una prodotto da forno a pasta morbida e lievitazione naturale. Solitamente è ricoperto con un po’ di zucchero ed è cotto in uno stampo rettangolare.

Esiste una ricetta ufficiale del Pan Tramvai controllata dal Comitato dei Maestri Pasticceri della Brianza. Si tratta di un progetto della Camera di commercio di Monza e Brianza, in collaborazione con l’Unione del Commercio di Milano, EPAM e Apa Confartigianato, finalizzato a valorizzare e promuovere questo prodotto. Per essere chiamato Pan Tramvai deve contenere una quantità di uva sultanina non inferiore al 40% del suo peso e almeno il 40% di grassi nell’impasto. È accettata la presenza di noci e fichi secchi, oltre all’uvetta, ma non è invece consentito l’utilizzo di conservanti e ingredienti provenienti da OGM.

Se siete curiosi di assaggiarlo e volete provare proprio la ricetta originale, il Comitato si è impegnato per suggerire quali sono le pasticcerie e i ristoranti in cui è possibile gustarlo e scoprire così uno splendido alimento della tradizione.

RISI E BISI, UNA RICETTA VENETA PER IL 25 APRILE

shutterstock_107079749La festa del 25 Aprile a Venezia è anche la festa di San Marco, il suo patrono. Nella città a capo della Repubblica Marinara la tradizione voleva che venisse offerto al Doge un piatto tipico della cucina tradizionale veneta: Risi e Bisi. Si tratta di un termine dialettale che indica una ricetta a base il riso e piselli, un legume che raggiunge la giusta maturazione in primavera ed ecco il perché della scelta proprio di questo piatto per celebrare il patrono e anche l’arrivo della stagione più mite.

L’origine del piatto è indubbiamente povera poiché composto da ingredienti semplici e facilmente reperibili, anche se la tradizione lo considera un piatto regale. L’ispirazione per il piatto potrebbe però avere origine dagli stretti rapporti commerciali che intercorrevano tra Venezia e i Bizantini, che avevano l’abitudine di cucinare il riso in abbinamento a molte verdure.

shutterstock_455075683Per realizzare la ricetta veneta vengono utilizzate tutte le parti del pisello, anche il baccello che viene sfruttato per preparare il brodo per la cottura del riso. Ogni riso un biso”, dice il detto popolare che spiega in una frase una delle caratteristiche fondamentali per la buona riuscita della ricetta. L’Accademia italiana della cucina ha depositato la ricetta ufficiale e prevede, infatti, che si debba usare una quantità di riso pari a quella dei piselli. In alcune zone poi, per rendere il piatto ancora più saporito, viene utilizzata nel soffritto anche la pancetta. Una caratteristica importante per il buon risultato finale è la sua consistenza che non deve essere brodosa come una minestra, ma neanche troppo asciutta.

Tra maggio e giugno Baone, Lumignano e Pestiggia, tre piccoli paesi veneti ,organizzano delle divertenti feste dove assaggiare numerose specialità a base di piselli e durante le quali non può certo mancare la buonissima Risi e Bisi.

L’ABBACCHIO ALLA ROMANA, PER UNA PASQUA DAI SAPORI LAZIALI

shutterstock_541147540Sulla tipica cucina laziale influisce fortemente la tradizione pastorizia. Da migliaia di anni, in questa regione viene praticato l’allevamento delle pecore, sicura fonte di carne e latte, ma anche di lana utile per la produzione e conseguente commercializzazione dei tessuti.  Non a caso l’etimologia della parola pecora ha origine da pecunia, denaro che a sua volta deriva dal latino ‘pecus’ cioè bestiame che veniva spesso scambiato come fosse una moneta. Si intuisce facilmente perché le pecore fossero animali molto importanti per le società che basavano la propria economia principalmente sulla pastorizia.

In questa regione l’agnello viene chiamato abbacchio senza fare caso ad una distinzione che in realtà ci sarebbe. In entrambi i casi ci si riferisce ad un animale molto giovane cresciuto allo stato brado o semibrado, ma, per essere precisi, l’abbacchio è un cucciolo di pecora alimentato ancora solo a latte rigorosamente materno con un peso intorno ai 4-6 chili. L’agnello invece è l’animale nei primi mesi di vita, ma già svezzato il cui peso varia tra i 7 e 13 chili.

Si tratta di un tipo di carne che non ha goduto di grande successo fin da subito, inizialmente infatti era destinato principalmente alle tavole dei meno abbienti. Oggi invece, tradizionalmente, arricchisce le tavole degli italiani nei giorni di festa.

 

shutterstock_410923582Ricetta

Per 4 persone

1 kg e 500 g di agnello a pezzi

3/4 acciughe sotto sale

½ bicchiere di vino bianco secco

2 cucchiai di aceto di vino bianco

2 spicchi d’aglio

olio q.b.

salvia q.b.

rosmarino q. b.

sale q. b.

farina q.b.

Preparazione

Fai marinare per circa mezz’ora la carne con gli odori, il sale e il pepe, dopo averla leggermente infarinata. Al termine, inforna a 190° per 50 minuti circa.  A metà cottura, irrora la carne con il vino bianco. Prepara a parte la salsa pestando al mortaio le acciughe dissalate con olio, aceto, mezzo spicchio d’aglio e un rametto di rosmarino, fino ad ottenere una salsa liscia. Poco prima che la carne sia cotta, aggiungi la salsa d’acciughe e finisci la cottura in forno.

UN DOLCE DAI MILLE NOMI E INFINITE RICETTE, LA TORTA PAESANA

shutterstock_485644459La torta paesana è un dolce tipico della Lombardia e in particolare della Brianza, la zona compresa tra Milano e il lago di Como. Uno degli ingredienti fondamentali per questa golosa preparazione è il pane vecchio. È un dolce di origine contadina, risale a tempi in cui le nonne, per non buttare via niente, inventavano ricette buonissime con ingredienti semplici , preparazioni che si ritagliano velocemente un importante ruolo tra i piatti della tradizione.

Non esiste un’unica ricetta paesana, bensì tante diverse versioni perché ogni famiglia ha tramandato di generazione in generazione la propria personalizzazione. La base è comune: il pane raffermo che viene bagnato nel latte. Un dolce con tanti nomi quante ricette, viene spesso chiamato anche “michelacc” un termine dialettale che sta per ‘michetta’, il tradizionale pane meneghino, e latte. Ma anche torta di pane, torta nera o papina. Ai due ingredienti di base vengono poi aggiunti cacao, biscotti, amaretti, uva sultanina, pinoli in quantità variabile. Per un risultato perfetto, la torta deve rimanere molto umida, diversamente non si può considerare riuscita.

Per trovare il giusto equilibrio tra gli ingredienti, quello preferito secondo il proprio palato, è necessario prepararla spesso e vedrete, una volta a tavola durerà pochissimo, una fetta tira l’altra!

Ricetta Torta Paesana

shutterstock_475760827Ingredienti

1 litro di latte

300 g di pane raffermo

300 g di biscotti

120 g di uvetta

100 g di pinoli

100 g di zucchero

100 g di cacao amaro

2 uova

Preparazione

Lascia l’uvetta in ammollo in acqua fredda, intanto scalda il latte e aggiungi il pane facendo in modo che assorba tutto il liquido. Sbriciola i biscotti in una ciotola, strizza e aggiungi l’uvetta, tieni da parte un cucchiaio di pinoli, che ti servirà per la decorazione, e unisci la parte restante. Versa anche il pane ammollato e mescola con anche le due uova e il cacao. Copri la teglia con della carta forno, versa il composto e ricoprilo con i pinoli avanzati. Cuoci in forno a 180° per circa un’ora, per essere sicuri che sia pronta, infila uno stuzzicadenti al centro della torta, se esce pulito puoi sfornare.

IDEE E DOLCI RICETTE PER IL GIORNO DELLA BEFANA

Domani si concludono le lunghe feste natalizie con l’arrivo della Befana nelle case con i bambini. L’allegra vecchina brutta e gobba che, in groppa alla sua scopa, riempie di dolciumi le calze appese, passando dai camini delle abitazioni pone fine al lungo periodo dell’anno tradizionalmente dedicato alla famiglia e ricco di occasioni durante le quali stare in compagnia e gustare ottimi menù preparati con tanto amore.

Il 6 gennaio è una giornata di festa in tutta Italia. In tante città è possibile assistere a spettacoli e fare una piacevole passeggiata tra le bancarelle. Se avete voglia di una gita fuori porta potete ad esempio andare al Castello di Gropparello, in provincia di Piacenza, dove con i bambini si potrà visitare il maniero e vivere una grande avventura nel bosco per combattere orchi e streghe e combattere la Befana con formule magiche e continuare a giocare fino ad arrivare al Castello dove i bimbi consegneranno un buon proposito per il nuovo anno.

shutterstock_531739540A Camerino in provincia di Macerata, presso il teatro Filippo Marchetti invece, si potrà ascoltare ad un meraviglioso concerto. Oppure a Montagnana in provincia di Padova sarà possibile assistere all’arrivo dei Re Magi, un falò della Befana e ci saranno anche calze piene di dolci e animazione per i più piccoli e queste sono solo alcune delle tante possibilità.

A Pistoia invece la Befana alle 16.00 scenderà dal campanile in piazza del Duomo e porterà dolci, caramelle e carezze ai bimbi.

La tradizione infatti, suggerisce che I bambini “buoni” ricevano caramelle, biscotti e cioccolatini, quelli birichini invece dovrebbero trovare nella propria calza il carbone. Se avete voglia di realizzare a casa il carbone dolce sarete sicuramente soddisfatti prepararlo è semplicissimo e il risultato è davvero goloso.

 

Carbone dolce

Ingredienti

300 g di zucchero a velo

1 albume

10 grammi colorante alimentare nero

300 g di zucchero semolato

1 bicchiere di acqua

shutterstock_531739564Preparazione

Monta gli albumi a neve ferma, aggiungi lo zucchero a velo e circa metà colorante e continua a montare finché non avrai ottenuto un composto denso e scuro. In un pentolino prepara il caramello facendo fondere per circa 15 minuti lo zucchero semolato con l’acqua e aggiungi il resto del colorante. Versa un paio di cucchiai di glassa nel caramello e mescola energicamente. Versa il composto in uno stampo per plumcake foderato con carta forno.  Lascia raffreddare e indurire il carbone a temperatura ambiente , quando sarà freddo lo potrai rompere e consumare.

A CAPODANNO? LENTICCHIE!

Si avvicina l’ultimo giorno dell’anno, quando per tradizione si usa passare una divertente serata in compagnia degli amici più cari. I più festaioli cercano un locale dove rimanere fino a tarda notte e ballare fino allo sfinimento, in molti casi si tratta di posti in cui si può anche cenare. Le persone che invece amano maggiormente la tranquillità, organizzano una serata in casa. In ognuna di queste situazioni però c’è una certezza: le lenticchie!

L’ultimo dell’anno nei ristoranti e nelle case degli italiani indubbiamente si brinda a mezzanotte, ma con altrettanta sicurezza si può affermare che consumano questi piccoli e saporitissimi legumi. Una tradizione antica, fin dai tempi dei romani infatti si usava regalare la scarsella, un borsa di cuoio da legare in vita e piena di lenticchie, con l’augurio che si trasformassero in monete sonanti. Ecco perché ancora oggi a capodanno si dice che le lenticchie ‘portino soldi’.

shutterstock_532086724Le più conosciute sono quelle di Castelluccio, un  piccolo borgo in Umbria. Sono piccole, saporite e particolarmente comode da utilizzare in cucina perché non necessitano di ammollo.

L’abbinamento più frequente è con il cotechino e lo zampone, spesso però quando si arriva a questo punto della cena ci si trova ad aver già esagerato con antipasti e primi e si finisce con il rifiutare proprio il piatto più tradizionale o di assaggiarne solo qualche boccone per superstizione.

Le lenticchie si possono però proporre ai propri commensali seguendo ricette più originali e che permettano di gustarsele al meglio. Proporle già come ingrediente del primo piatto potrebbe essere una soluzione. Una zuppa vi pare una preparazione troppo poco festosa? Provate con un risotto con cotechino e lenticchie. Davvero goloso!

shutterstock_304765235Si può anche preparare un ottimo ragù con le lenticchie. Preparando un soffritto con sedano carote e cipolla e qualche cubetto di pancetta e facendole cuocere salsa di pomodoro, quando saranno cotte bisognerà frullarle una parte, se necessario allungarle con brodo o pomodoro e condire le tagliatelle, il risultato vi stupirà!

Le lenticchie si possono usare anche per ottenere degli ottimi hamburger, frullandole e impastandole con uova e pangrattato. Ma se volete davvero lasciare a bocca aperta i vostri ospiti potete preparare un dolce con le lenticchie. In rete si possono trovare numerose ricette che prevedo nell’impasto l’utilizzo di questo legume.

LE RICETTE PIÙ CLICCATE DEL 2016

shutterstock_348208976In questi ultimi giorni dell’anno si usa fare il bilancio dei mesi precedenti e magari dei buoni propositi per quelli che stanno arrivando. Guardando i risultati di Google Trends sul 2016 si scopre cosa gli italiani hanno amato e cercato su internet negli ultimi 12 mesi.

La ricetta più cercata su Google nel 2016 è stata quella del tiramisù, un grande classico, capace di far felici tutti. Al secondo posto un contorno squisito, la peperonata. Al terzo posto, invece, troviamo una preparazione tipica del Piemonte, le zucchine in carpione. La parola ‘carpione’ indica la marinatura a base di vino e aceto, utilizzata originariamente per insaporire  e conservare il pesce fritto, ma in seguito usata anche per carne e verdure.

shutterstock_227387185Probabilmente in questi giorni di festa avete trovato sulle vostre tavole un goloso panettone gastronomico, magari farcito con gli ottimi salumi Rovagnati. A giudicare dalle ricerche infatti, gli italiani sembra che quest’anno abbiamo molta voglia di prepararlo. Al quinto posto delle ricette più cliccate nel 2016 troviamo proprio questa impegnativa preparazione.

Al settimo posto invece si trova il mojito, ma ancora più del cocktail, è stata cercata la ricetta della torta al mojito, una variante particolarmente festaiola della più famosa cheescake.

Al decimo posto poi si trova l‘amatriciana ricerca che ha scalato le classifiche negli ultimi mesi, in seguito al terremoto in Centro Italia.

Interessante inoltre, scoprire qual è la ricerca più frequente nella sezione ‘come fare’. In tanti si sono chiesti ‘come fare il gelato al caffè in casa’ e per soddisfare quella che sembra essere una curiosità molto comune, vi proponiamo la ricetta adatta. Potete provare a prepararlo per la cena di Capodanno, il dessert perfetto per la notte più lunga dell’anno!

Ricetta Gelato al caffèshutterstock_329393366

Ingredienti

40 g di caffè solubile

2 uova

150 g di zucchero

500 ml di panna fresca

1 bicchiere di latte

1 baccello di vaniglia

Preparazione

Monta i tuorli con lo zucchero fino ad ottenere una crema densa. Taglia a metà il baccello di vaniglia,  preleva i semi all’interno e uniscili al latte. Aggiungi il caffè al latte e amalgamali ai tuorli montati. Monta la panna e versala nei tuorli aromatizzati al caffè. Infine monta anche gli albumi a neve ferma e mescolali al preparato, facendo attenzione che il composto non si smonti. Quando sarà tutto ben amalgamato riponi il preparato in freezer per 4 ore circa, al termine puoi servire il tuo gelato.

IL TIPICO PRANZO DI NATALE ITALIANO

Il pranzo di Natale è un momento di immancabile riunione delle famiglie.  Anche chi partecipa alla cena della vigilia spesso, il giorno successivo, ancora stanco per la serata, si prepara ad un’altra giornata all’insegna del calore dei parenti, risate dei bimbi, pacchetti da scartare e tante, tante delizie da gustare. shutterstock_454867477Ogni famiglia ha le proprie tradizioni personali che, naturalmente, sono legate ai gusti personali dei componenti della famiglia. Ci sono però dei piatti presenti con particolare frequenza sulle tavole degli italiani.

Un menu che rispetti la tradizione inizia con gli antipasti. Non possono certo mancare i deliziosi salumi italiani. Soppressa e salsiccia di Luganega in Veneto, mocetta in Valle d’Aosta, culatello in Emilia Romagna.

shutterstock_376069093Tra i primi piatti, la pasta ripiena è protagonista di questi giorni con gli anolini, i cappelletti o i tortellini in brodo, spesso la pasta ripiena viene servita asciutta e condita da semplice pomodoro, come ad esempio i tortelloni verdi ripieni. Anche il ragù, usato per condire tagliatelle o lasagne, si trova frequentemente sulle tavole degli italiani il giorno di Natale. Sono tutte preparazione ricche e gustose. E quando si sente di non poterne già più, arrivano i sontuosi secondi.

Il protagonista, in gran parte delle regioni italiane, sembra essere il cappone. shutterstock_403377529In Campania si serve ripieno, ma è un piatto che fa parte anche della tradizione Lombarda, dove viene accompagnato da mostarda di Cremona. Il cappone si trova, inoltre, sulle tavole friulane e quelle marchigiane, dove però viene servito arrosto. Il lesso è un’altra preparazione presente con frequenza sulle tavole italiane di tutta Italia, in Veneto ad esempio si serve accompagnata dal cren (una salsa di rafano) oppure dalla pearà (una salsa a base di pan grattato, uovo, midollo e tanto pepe) o con polenta che può accompagnare anche il baccalà o le salsicce in Valle d’Aosta e il cotechino in Friuli Venezia Giulia.

E per finire, dopo i dolci, non può mancare la frutta secca. Noci, arachidi e noccioline da sgranocchiare  continuando a chiacchierare con i parenti e le bucce diventano perfette per giocare all’immancabile tombola!

LA VIGILIA DI NATALE A NAPOLI

Mancano pochi giorni a Natale e dunque anche alle giornate da passare in famiglia, solitamente seduti attorno ad un tavolo dove mangiare fino a non poterne più.

In molti, soprattutto al sud Italia, ma non solo, usano festeggiare la sera delle Vigilia, assaporando insieme i piatti della tradizione e aspettare la mezzanotte, quando finalmente arriva il moneto di aprire i pacchetti regalo. In alcune famiglie c’è anche l’usanza che un nonno, uno zio o un papà si travesta da Babbo Natale per far vivere la magia a tutti i bambini.

shutterstock_224209732A Napoli la tradizione prevede una cena di magro, nel resto d’Italia invece non è una regola così seguita, anzi spesso sulle tavole si trovano succulenti piatti a basa di carne.

Ma rimaniamo a Napoli, dove la sera della vigilia non può mancare la cosiddetta insalata di rinforzo. Un piatto a base di cavolfiore lessato al quale vengono aggiunte olive, vari tipi di sottaceti tra cui cetriolini, cipolline, giardiniera, peperoni dolci o piccanti, e qualche acciuga sotto sale. Una preparazione utile per ‘rinforzare’ appunto la cena (anche se a dirla tutta solitamente non ce ne sarebbe affatto bisogno perché solitamente già molto abbondante), se dovesse avanzare poi, si usa consumarla il giorno successivo, quando risulterà ancora più buona e saporita perché i numerosi ingredienti si saranno amalgamati al meglio.shutterstock_369535340-1 Gli spaghetti alle vongole sono indubbiamente il primo piatto della tradizione partenopea, sempre presente sulle tavole della vigilia.

Sulle tavole dei napoletani si trova sicuramente il capitone. Fritto, al forno, in carpione, in umido, mangiarlo a Natale è una tradizione che viene considerata di buon auspicio. Inoltre non c’è vigilia di Natale senza baccalà fritto o la squisita pizza di scarola.

Infine è molto lunga la lista di dolci tipici della tradizione partenopea: struffoli, roccocò, susamielli, divino amore e i mustacciuoli, tutte delizie da provare!

E dopo cena, finalmente, dopo aver scartato i regali, si gioca tutti insieme in famiglia!

TORRONE, UN DOLCE CHE NON PUÒ MANCARE DALLE TAVOLE A NATALE!

shutterstock_88270657Il torrone è uno dei numerosissimi dolci tipici del bacino del Mediterraneo e consumato tradizionalmente durante il periodo di Natale.

Gli ingredienti principali sono albume d’uovo, miele, zucchero e mandorle, noci o nocciole tostate. Esistono poi numerose varianti tutte da scoprire. Il nome fa proprio riferimento alla tostatura necessaria per la frutta secca che lo compone, deriva infatti dal latino torreo che significa appunto abbrustolire.

Duro o morbido, sono queste le due principali varietà tra le quali si può scegliere il proprio preferito. Ma esistono anche ricette che prevedono la presenza del cacao nell’impasto oppure, i più golosi, possono gustare quelli ricoperti di cioccolato. In ogni caso il risultato è meraviglioso!

shutterstock_125348600A Benevento la tradizione della preparazione di questo dolce tanto particolare, risale all’epoca sannita e anche nella sua provincia viene prodotto da secoli.  A San Marco dei Cavoti, si svolgerà anche quest’anno la tradizionale Festa del torrone e del croccantino. Si dice che proprio da queste parti sia nata l’intuizione che ha portato alla ricetta del torrone e che risale alla fine dell’ottocento, quando il cavalier Innocenzo Borrillo ebbe l’idea di aprire nella città un piccolo laboratorio artigianale dove iniziò a produrre una variante del torrone classico. La specialità di questo paese, infatti, è un torroncino ricoperto di cioccolato.  Il 17 e il 18 dicembre continuano i festeggiamenti iniziati durante il week end dell’Immacolata, volti a celebrare questo particolare dolce con due giorni ricchi di eventi, degustazioni, mercati e spettacoli di artisti di strada.

Sabato, presso il Palacrok sarà possibile partecipare all’interessante workshop gastronomico organizzato da Unesco. Nella stessa location, alle 18 si potrà assistere a Winter tales, un’imperdibile performance di tribal fusion. La manifestazione si chiuderà domenica con lo spettacolo teatrale Mettimmece d’accordo e ce vattimme a cura della compagnia teatrale amatoriale “Teatroamico” del centro culturale Calvi.

Una festa da non perdere per passare una piacevole giornata alla scoperta dell’affascinante lavoro dei maestri ‘torronari’ tra spettacoli, mercatini e tante specialità tutte da gustare!

DOLCE NATALE! UN VIAGGIO TRA LE DELIZIE DELLA TRADIZIONE ITALIANA

shutterstock_361442507Si avvicina il Natale e arriva anche il momento di preparare, comprare  e assaggiare i dolci tipici di questo periodo dell’anno. Il Panettone milanese e gli struffoli napoletani sono le due preparazioni più famose, ma la tradizione delle regioni italiane offre tantissime leccornie, tutte da scoprire e assaggiare.

Facciamo insieme un immaginario viaggio dal Nord a Sud  della penisola per scoprirne un po’. ATTENZIONE! Forte rischio acquolina!

In Piemonte a Natale, non può mancare il tipico Tronchetto Piemontese un dolce fatto con Pan di Spagna farcito e ricoperto di cioccolata, arrotolato e decorato in modo che ricordi appunto il tronco di un albero. Si dice simboleggi il tronco di albero che, nei secoli scorsi, veniva utilizzato dalla famiglie piemontesi per scaldarsi il giorno di Natale.

shutterstock_357514040In Liguria  il panettone difficilmente può sostituire il Pandolce. Una preparazione non troppo diversa perché anche questa ricca di uvette, canditi , ma meno soffice e impreziosita anche da pinoli e pistacchi.

Il Veneto è la patria del Pandoro. Soffice, profumato e dal sapore delicato, solitamente viene servito così com’è. I più golosi però lo mangiano con una squisita crema al mascarpone.

Se passate le vostre feste di Natale in Friuli Venezia Giulia conoscete sicuramente la Gubana un dolce che fa parte anche della tradizione della confinante Slovenia e che è farcito con frutta secca, uva passa, amaretti ed è inumidito da una bagna di grappa. shutterstock_359550176In Trentino Alto Adige, invece potete assaggiare lo Zelten una profumatissima preparazione ricca di noci, mandorle, fichi secchi e canditi.

Immaginate ora di andare in Emilia Romagna dove trovereste il Panspeziale, detto anche Certosino, in Toscana invece durante le feste natalizie si offre il Panforte, un dolce ricoperto di mandorle e farcito con arance e cedri canditi e che è diventato famoso anche fuori da confini regionali. Molto originale invece è il Panpetato umbro, caratterizzato da un sapore molto speziato e particolare.

In Abruzzo invece si serve il Parrozzo dolce che ha ispirato anche Gabriele D’Annunzio che compose ‘La Canzone del Parrozzo’. Sulle tavole di Basilicata e Puglia non possono mancare le cartellate delle sfoglie saporitissime e ricoperte di miele. In Calabria non potreste fare a meno di assaggiare i Pretrali dei biscotti tradizionalmente a forma di mezzaluna ripieni di frutta secca. Arrivati in Sicilia trovereste il Buccellato, una ciambella farcita di frutta secca e aromatizzata con cannella e agrumi. Infine la Sardegna, dove durante le feste natalizie si offrono dei biscotti, solitamente a forma di rombo, con frutta secca nell’impasto e ricoperti di glassa.

TRADIZIONI ESTIVE, LA SALSA DI POMODORO

shutterstock_316337549Questo è il tipico periodo dell’anno durante il quale si prepara la salsa di pomodoro per riempire le dispense, in vista del lungo inverno. Una tradizione che unisce, da generazioni, le famiglie italiane.

Chi ha la fortuna di avere un proprio orto, magari anche piccolo, sa quanto le piante possano essere fruttifere e che gli ortaggi maturano tutti contemporaneamente. Per questo, oltre a farsi grandi scorpacciate di pomodori, e dopo aver regalato numerosi cesti ad amici e parenti, è necessario trovare qualche soluzione per evitare gli sprechi.

shutterstock_101476447Una soluzione ottima è proprio la preparazione della salsa di pomodoro per racchiudere tutto il sapore del pomodoro e goderne durante i mesi freddi. Chi non ha la fortuna di possedere un piccolo pezzo di terra, rispetta questa tradizione acquistando grandi quantità di pomodori, che è importante siano di ottima qualità, per avere la sicurezza di un risultato di finale davvero speciale.

Tradizionalmente, i diversi componenti della famiglia si dividono i compiti, seduti attorno al tavolo e lavorano con impegno durante le lunghe e calde giornate estive. Un vero rito casalingo durante il quale le diverse generazioni si ritrovano a collaborare con ruoli ben definiti.

La salsa di pomodoro

shutterstock_162445304La preparazione è piuttosto semplice, si devono lavare i pomodori con cura, magari utilizzando anche qualche cucchiaio di bicarbonato. Farli bollire fino a quando la buccia non inizierà a raggrinzirsi. A questo punto bisogna passarli al passaverdure. È importante utilizzare barattoli a chiusura ermetica ben puliti ed asciutti per ottenere un’ottima conservazione. Per sterilizzare i barattoli bisogna farli bollire in un pentolone pieno d’acqua per almeno 30 minuti poi si lasciano raffreddare fino a quando si riescono di nuovo a maneggiare. A questo punto si versa la salsa nei barattoli senza riempirli troppo e si mettono i vasetti capovolti in una pentola piena d’acqua, facendoli bollire altri 30 minuti si creerà il sottovuoto. Quest’ultimo è un passaggio fondamentale per garantire la lunga conservazione della salsa. Al termine si dovranno riporre in un luogo fresco e asciutto e porteranno un po’ sapori estivi nel vostro inverno.

IL CAPPONE RIPIENO, UN CLASSICO DELLE FESTE

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Tradizionale secondo di carne della vigilia di capodanno, per molte famiglie italiane soprattutto del Nord e del Centro, il cappone ripieno, è un classico da proporre in tavola per le feste ed in particolare per il cenone di fine anno. Continua a leggere