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Prosciutto e melone 3

PROSCIUTTO E MELONE, UN PIATTO APPROVATO ANCHE DAI PADRI DELLA MEDICINA

Prosciutto e melone 3L’estate volge al termine, ma ci regala anche un po’ di giornate calde da godere appieno. Il rientro dalle ferie, spesso richiede di tornare alle proprie vecchie abitudini anche a tavola, limitando magari un po’ i vizi vacanzieri. Si sente ancora la voglia di mangiare cibi semplici e freschi e soprattutto spesso manca la voglia di stare ai fornelli.

Prosciutto e melone è un piatto tipicamente estivo e che soddisfa tutte queste esigenze. Ipocalorico, semplice e velocissimo da preparare, fresco e ricco di salute. Perfetto come pasto veloce da portare in ufficio o come pranzo al sacco per le ultime giornate da passare al mare o al parco per chi è tornato in città.

Prosciutto e melone 1Un piatto molto utile per mantenersi in forma con gusto, perché ricco di vitamine e sali minerali tanto utili quando fa caldo, in modo  particolare il potassio e il magnesio utili per evitare di ritrovarsi senza energie e con la pressione troppo bassa, ma è anche una fonte di proteine, ferro e fosforo.

Una ricetta dalle origini antiche che rispecchia i consigli dati da Ippocrate un medico, geografo e aforista greco antico, considerato il padre della medicina e Galeno, anche lui un medico greco antico, i cui punti di vista hanno dominato la medicina occidentale per secoli. Entrambi infatti ritenevano che, per rimanere in salute, il corpo dovesse raggiungere un equilibrio tra i quattro elementi acqua, aria, terra e fuoco.  

Prosciuto e melone 2Secondo l’antica medicina ippocratica anche il cibo ha una sua caratteristica collegabile ai quattro elementi da tenere in considerazione quando si porta in tavola un piatto e il prosciutto e melone raggiunge perfettamente il ricercato equilibrio. Il melone ad esempio era considerato un cibo umido e freddo collegabile all’elemento acqua; il prosciutto, invece era considerato un cibo caldo e asciutto, perché durante la stagionatura subisce un processo che “scalda e asciuga” la sua natura in origine “fredda”. In questo senso dunque anche secondo i due famosi medici greci Prosciutto e melone è un piatto perfettamente bilanciato.

Bocconcini prosciutto e fichi

PRANZO IN SPIAGGIA: COME CAMBIANO I GUSTI DEGLI ITALIANI

CapreseFerragosto è una giornata da festeggiare con gli amici o con la famiglia. In molti scelgono di trascorrerla passando la giornata al mare. Per godersela fino in fondo in molto scelgono di organizzarsi e preparare una borsa frigo con il pranzo così da non dover rinunciare neanche ad un minuto di spiaggia, mare e sole per mangiare.

Secondo Coldiretti il trend dei pranzi in spiaggia degli italiani è profondamente cambiato. Sono sempre meno le persone che decidono di portare piatti di lunga digestione come lasagne, polpette o parmigiana. Il tipico pranzo in spiaggia che preparavano le nonne sembra attraversare una fase di declino. Oggi la maggioranza delle persone sceglie la via salutista e preferisce consumare fresche insalate e tanta frutta.

Insalata di pastaIn particolare il 27% degli italiani porta in spiaggia insalate di riso o di pollo o di mare, contro solo il 5% che continua a preferire le classiche lasagne. Il 19% degli italiani ama gustare un piatto fresco e semplice come la caprese, il 18% invece affida il suo pranzo ad una dissetante macedonia

Solo il 6% continua a prediligere la parmigiana di melanzane,  il 9% la frittata di verdure e un piccolissimo 3% le polpette. Bocconcini prosciutto e fichiUna tendenza che appare molto chiara, gli italiani hanno scelto la salute e si può fare facilmente, seppur senza rinunciare al piacere della tavola.

Con un po’ di fantasia è facile preparare piatti semplici e leggeri da portare in riva al mare. Oltre alla classica insalata di riso si può variare preparando una pasta fredda, ricca di verdure e insaporita da dadini di prosciutto. Il prosciutto crudo poi si abbina molto bene alla frutta, preparare dei bocconcini con spicchi di fichi a cui avvolgere le fette di prosciutto sarà facile e veloce, bisogna però preparane in abbondanza perché  il risultato è sicuramente “uno tira l’altro”.

prosciutto e melone

SUPERFOOD ESTIVI PER SENTIRSI BENE E FAVORIRE LA TINTARELLA

insalata anguria e fetaPer stare bene durante la stagione calda è importante nutrirsi in modo adeguato. Il caldo spesso abbassa la pressione e fa calare la fame. Prima di tutto è necessario bere in abbondanza per reidratarsi e recuperare i sali minerali persi con la sudorazione. Almeno due litri di acqua al giorno sono il quantitativo minimo da assumere.

Ci sono poi tanti alimenti perfetti per il caldo estivo e che permettono di mantenersi in salute. Sono alimenti ricchi di nutrienti utili anche per preparare la pelle all’abbuffata di sole. Naturalmente è sempre importante proteggersi anche con le giuste creme solari, ma l’alimentazione può essere di grande aiuto

Anguria e centrioli, ad esempio, sono composti  per una grande percentuale di acqua (il 90% per l’anguria) e favoriscono la diuresi. I cetrioli inoltre sono una fonte di potassio, elemento molto utile in questo periodo dell’anno.

insalata carote e radicchioLe carote non possono mancare dalle tavole estive perché sono l’alimento più ricco di beta-carotene e vitamina A, per questo sono capaci di stimolare la melanina e di permettere dunque un’abbronzatura sana e duratura.  Ne sono un’ottima fonte anche il radicchio, che pur non essendo un’insalata tipica della stagione si può trovare facilmente tutto l’anno, il melone, le  albicocche, la lattuga e i pomodori.

prosciutto e meloneProsciutto e melone, il piatto immancabile dell’estate, fresco, leggero e veloce da preparare, permette di dissetarsi, grazie all’alta percentuale di acqua di cui è composto il melone e di assumere buone quantità di beta-carotene e vitamina A. Accompagnandolo con un’insalata di radicchio e carote si prepara un pranzo davvero perfetto per prepararsi alla spiaggia e ai raggi solari.

Le insalatone sono un altro piatto tipico dell’estate, inserire spesso l’avocado tra gli ingredienti è sicuramente una scelta vincente.  È buono e una fonte di grassi buoni, inoltre è ricco di vitamine D ed E.

Tutti alimenti facili da trovare durante l’estate e perfetti per preparare piatti semplici gustosi e ricchi di salute.

caffè freddo 1

CAFFÈ FREDDO, PER NON RINUNCIARE AL SUO AROMA ANCHE NELLE GIORNATE PIÙ CALDE

Caffè freddoL’amore degli italiani per il caffè è noto. È un rito quasi irrinunciabile, un culto in certi casi. D’estate però il desiderio di qualcosa di fresco a volte supera quello di caffè. Ma esiste una facile soluzione per godersi l’amato aroma trovando anche refrigerio, il caffè freddo.

La soluzione più semplice prevede la preparazione del caffè con una o più moke, al quale aggiungere zucchero e da mettere in frigo una volta che la bevanda avrà raggiunto la temperatura ambiente, magari dopo aver aggiunto un po’ d’acqua.

caffè shakeratoÈ possibile però scegliere la versione shakerata, comodamente seduti al bar, ma è facile anche da preparare in casa. Se si possiede un piccolo shake si aggiungono un paio di cubetti di zucchero e si agita con energia. Se non si possiede l’accessorio specifico si può sostituire con un barattolo o utilizzando un frullatore.  

Gli amanti del frappuccino, la famosa specialità di Starbucks, possono provare a prepararlo in casa frullando il caffè con latte, cubetti di ghiaccio, zucchero liquido e un pizzico di pectina per addensare. A questo punto si può gustare così o aggiungere panna e magari anche un po’ di topping al cioccolato.

FrappuccinoLe regole per preparare un buon caffè freddo sono poche, ma importanti.

  • Partire sempre da un ottimo caffè, preparato con la moka preferibilmente o anche con le cialde, ma è da evitare il caffè in polvere.
  • Meglio scegliere lo zucchero liquido per non rischiare di trovarne sul fondo non sciolto bene.
  • Meglio aspettare che il caffè abbia raggiunto la temperatura ambiente prima aggiungere il ghiaccio per non rischiare di annacquarlo troppo.
Brindisi

CONSIGLI PER SCEGLIERE IL BICCHIERE GIUSTO PER ESALTARE IL VINO

BrindisiServire un buon vino in un bicchiere sbagliato può compromettere un aperitivo o una cena. Per poter apprezzare tutti i profumi dei vini è infatti importante scegliere quelli più adatti.

Una regola che vale per tutti i vini è che il bicchiere deve essere trasparente, per permettere di osservare anche i colori del vino, deve essere poi di vetro, ma ancor meglio se di cristallo perché è un materiale capace di esaltare maggiormente i riflessi e la tonalità del vino che si sta gustando. Importante poi che abbiano lo stelo per evitare di scaldare il vino con le mani e per evitare di percepire gli odori del polso che potrebbero interferire le percezioni date dal vino.

bicchiere vino biancoEntrando più nello specifico poi, i vini bianchi giovani sono esaltati dai bicchieri detti Tulipano, con stelo e calice non molto ampi. In questo caso l’imboccatura svasata e il calice arrotondato permettono di sprigionare al meglio gli aromi e di apprezzarne la giusta acidità. Nel caso invece di vini bianchi più maturi si preferisce di solito un bicchiere solitamente più grande detto Renano che permette di percepire e  apprezzare meglio gli aromi più complessi che caratterizzano un vino più maturo.

Bicchiere vino rossoIl Renano è utilizzato anche per  i vini rossi e giovani perché capace di esaltarne i profumi. I Ballon invece sono perfetti per i vini rossi molto strutturati o a lungo invecchiamento, è un tipo di bicchiere infatti che permette la necessaria ossigenazione. I rossi giovani invece vengono esaltati da un bicchiere con una coppa aperta che ne esalti i profumi.

Per i vini dolci e passiti di solito si usano bicchieri con uno stelo più corto con una sommità abbastanza stretta. La flûte invece è perfetta per valorizzare gli aromi di Champagne e Spumanti Metodo Classico. Gli Spumanti aromatici e dolci, come il Moscato o il Brachetto, di solito si servono nelle coppe la cui apertura ampia permette di evitare una fastidiosa concentrazione nel naso degli aromi.

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L’EVOLUZIONE DEL PANINO

shutterstock_566999833Le origini del panino sono molto antiche, le prime testimonianze risalgono addirittura a 7000 anni fa, se consideriamo la tortilla un antenato del panino. Gli scavi nella Valle de Tehuacán, nello Stato di Puebla a est di Città del Messico lasciano intuire che fosse già diffusa nell’alimentazione delle civiltà precolombiane.

shutterstock_257288737A diffonderlo sono stati i Romani dai quali veniva chiamato panis ac perna termini che indicavano panini con prosciutto che veniva cotto nell’acqua di fichi secchi. Via Panisperna a Roma pare derivi proprio da questo, lì vicino  infatti c’è  la chiesa di San Lorenzo e qui sembra che le suore Clarisse distribuissero del cibo a chi ne avesse bisogno ogni anno il 10 agosto, una tradizione durata secoli.

Il nome sandwich invece pare si possa far risalire all’inglese John Montagu, quarto conte di Sandwich, accanito giocatore d’azzardo e pronto a saltare i pasti pur di non lasciare il tavolo da gioco, il quale un giorno ordinò ad un cameriere una fetta di carne in mezzo a due fette di pane tostato, proprio per poter mangiare senza smettere di giocare. L’idea piacque anche ai suoi amici che chiesero “lo stesso di Sandwich” e in breve si iniziò ad ordinare direttamente un sandwich.

shutterstock_1047653947Il panino con diverse forme e farciture è un alimento che fa parte della tradizione del mondo intero. La tortilla il burrito e il taco sono panini di origine maya e atzeca, la pita utilizzata in Turchia, Grecia, nei Balcani, in Israele e Palestina che racchiude solitamente carne come ad esempio il Doner Kebab o i souvlaki o i falafel, possono essere tutti considerati parenti dei panini o, in modo ancor più evidente, delle piadine romagnole.

Parlando della storia del panino non si può dimenticare l’hamburger nato in Germania, diventato famoso negli Stati Uniti e diffuso oggi in tutto il mondo. Una preparazione semplice, ma che può avere così tante varianti da non stancare mai!

insalata riso feta e pomodorini

IDEE PER INSALATE DI RISO SEMPRE NUOVE

insalata riso feta e pomodoriniL’insalata di riso è una preparazione perfetta per questo periodo dell’anno. Ideale da portare in ufficio per un pranzo veloce nutriente e fresco, da gustare nelle calde serate estive, magari in compagnia di amici e anche per portarla in una borsa frigo in spiaggia e gustarla sotto l’ombrellone.

Le origini dell’insalata non sono molto chiare, ma sembrano legate a vari piatti tipici del mediterraneo. Un piatto unico che ricorda infatti la paella spagnola o il cous cous. Si pensa che venisse preparata, probabilmente dalla popolazione più povera, ma considerata un piatto non sufficiente elegante da essere riportato nei ricettari.

La tradizione, soprattutto quella della famiglia, ricopre un ruolo di grande importanza in questa ricetta. Non ne esiste una, ma tante quante sono le famiglie a prepararla. È il tipico piatto che ha i sapori dei ricordi. La ricetta di solito è quella della mamma o addirittura della nonna. È anche il tipico piatto svuota-frigo che può quindi avere ogni volta un sapore un po’ diverso.

riso venere e gamberiDi certo però se si vuole cambiare e si ha voglia di sperimentare nuovi sapori, le possibilità sono quasi infinite. Si può variare il cereale alla base, quindi sostituire il riso con orzo, farro, grano oppure preparare un mix di cereali, una scelta ricca di gusto e salute. Oppure utilizzare la propria fantasia per trovare nuovi abbinamenti tra gli ingredienti da utilizzare per i condimenti. In molti scelgono come base le preparazioni comunemente in commercio e la arricchiscono con cubetti di formaggio, dadini di prosciutto cotto e, in alcuni casi, uova sode. Ottima anche la versione a base di pesce, con mazzancolle e zucchine oppure dal sapore affumicato con speck e scamorza o anche una versione particolarmente fresca e saporita con feta, pomodorini e fagiolini.

Uova alla Benedict e bacon

LE INCERTE ORIGINI DELLE UOVA ALLA BENEDICT

Uova alla benedict asparagi e crudoLe uova alla Benedict sono un piatto solo apparentemente semplice da preparare e che solitamente si mangia la mattina per una colazione abbondante. Un tipico brunch newyorkese, un piatto da provare assolutamente se si visita la Grande Mela.

Si tratta di un muffin diviso a metà e tostato con una fetta di prosciutto o bacon arrostito e un uovo in camicia, il tutto insaporito da una squisita salsa olandese.

Le origini sono incerte, probabilmente si devono a Lemuel Benedict un broker di Wall Street che, nel 1894, per smaltire una sbornia in seguito ad una notte brava chiese al Waldorf Hotel  un «buttered toast, poached eggs, crisp bacon and a hooker of hollandaise». La ricetta piacque così tanto a Oscar Tschirky, il maitre dell’hotel, che decise di inserirlo nel menù.

Uova alla benedict con prosciuttoSecondo altre testimonianze la ricetta potrebbe essere legata al Delomonico’s Restaurant di proprietà della signora Legrande Benedict, la quale, stanca del solito menù chiese che le venisse preparata una colazione nuova e il risultato piacque così tanto allo chef Charles Ranhofer che lo inserì nel suo libro di ricette del 1894.

Una coppia di Edimburgo Mr & Mrs Benedict invece, ingaggiò addirittura uno studio legale di Londra per diffidare chiunque dall’utilizzo dei diritti commerciali, editoriali, pubblicitari e letterari delle “Eggs Benedict” perché sostenevano di poter dimostrarne proprietà intellettuale alla propria famiglia facendone risalire la paternità fin dal 1794.

Uova alla Benedict e baconAnche l’Artusi aveva inserito la ricetta nel suo famosissimo La scienza in cucina e l’arte ci mangiare bene:  “Scocciatele quando l’acqua bolle e fatele cadere da poca altezza .
Quando la chiara è ben rappresa quando la chiara è ben rappresa e il torno non è più tremolante, levatele con la mestola forata e conditele con sale, pepe, cacio e burro.
Se volete una salsa può servire quella di pomodoro, la salsa verde oppure una appositamente fatta che comporrete disfacendo un’acciuga nel burro caldo e aggiungendovi capperi spremuti dall’aceto e alquanto tritati; ma questa salsa non è per tutti gli stomachi.
Ho veduto servirle anche sopra uno strato, alto quanto un dito, di puré di patate, oppure sopra spinaci rifatti al burro”.  

Non è una ricetta così semplice da realizzare perché per preparare un buon uovo in camicia serve un po’ di manualità e pratica in cucina, ma è sicuramente un piatto perfetto per le lente mattine di vacanza, magari da gustare a letto.

ciliegie

CURIOSITÀ E IDEE PER USARE LE CILIEGIE IN CUCINA

ciliegieSeguire le stagioni e acquistare i prodotti tipici del periodo permette di mangiare bene, godere di cibi gustosi e anche di risparmiare. In questo periodo si possono fare scorpacciate di ottime ciliegie.

Bellissime, dolci, ma con una punta di asprigno. Una caratteristica che si ritrova più fortemente in alcune qualità come le Ferrovia o ancor di più le amarene,  meno invece in altre, come il durone nero di Vignola, quella di Marostica IGP o la Mora di Verona.

Leggermente lassative, fonte di vitamina C e A. Contengono inoltre acido folico, calcio, magnesio e potassio,  questi ultimi sono due elementi da assumere con frequenza proprio durante il periodo estivo quando ne aumenta il fabbisogno giornaliero a causa del caldo intenso.

Una pianta che in Giappone rappresenta fragilità, bellezza e rinascita, sensualità e femminilità. E secondo una credenza popolare la sua fioritura abbondante è da considerarsi di buon auspicio per i raccolti e per il futuro degli studenti. I frutti invece sono considerati sacri per le energie che si crede siano di grado di trasmettere all’organismo e inoltre, da quelle parti, il colore rosso del frutto viene paragonato al coraggio dei samurai.

ciliegioIn Italia invece, un tempo si faceva un divertente giochino utilizzando i noccioli delle ciliegie attraverso il quale, si diceva, si potesse predire il matrimonio di una ragazza. Dopo aver terminato di mangiare le ciliegie, si usava contare i noccioli dicendo: “quest’anno, l’anno prossimo, un giorno, mai”, una sorta di “m’ama, non m’ama”.

La tradizione inoltre ritiene che sia una buona idea piantare un ciliegio nel giardino della propria casa e che offrirne i frutti è segno di fratellanza e di amicizia.

Una pianta meravigliosa e dotata di grande fascino che produce frutti squisiti da mangiare in purezza, ma anche ottimi ingredienti per ricette dolci. I più arditi le apprezzeranno anche in preparazioni salate. Possono essere l’ingrediente per una insalata di riso viola, abbinate a erba cipollina, prosciutto cotto a cubetti e mozzarella. Oppure il cuore dolce di involtini di pollo arrotolati con prosciutto crudo. O anche la decorazione di semplici e saporite tartine su cui spalmare un velo di burro salato e una fettina sottile di prosciutto crudo.

Pesto Pistacchi

IDEE E CONSIGLI PER SQUISITI PIATTI CON LA FRUTTA SECCA

Pesto PistacchiSiamo abituati a consumare frutta secca quasi esclusivamente durante il periodo di Natale, a fine pasto quando ormai siamo abbondantemente sazi o come ingrediente di torte ricche, un alimento dunque, utilizzato solo di rado.

La frutta secca è un alimento dalle numerose proprietà nutritive, per questo sarebbe bene consumarla con maggiore frequenza. Ricca di vitamina E, Omega 3 e Omega 6, acidi grassi importanti per mantenersi in salute e sono anche una importante fonte di fibre e sali minerali. Un po’ troppo ricca di calorie se si eccede nel consumo, ma per evitarlo può essere una buona idea utilizzarla nelle ricette di primi e secondi piatti piuttosto che il più tipico consumo a fine pasto, quando c’è un rischio maggiore di ingerire una quantità eccessiva di calorie al pasto.

È buona e molto versatile in cucina, durante l’estate, quando la voglia di stare ai fornelli scarseggia può essere un ingrediente valido per preparare deliziosi pesti e condimenti per primi piatti, buoni da leccarsi i baffi.

Pesto mandorle e pomodori secchiCondire gli spaghetti con un trito di pistacchi, buccia e succo di limone e olio, assicura un piatto delicato, ma molto sfizioso. Chi non ama il sapore asprigno del limone può utilizzare i pistacchi e unirli a menta e aglio per un condimento fresco e originale. Le mandorle pelate sono ottime abbinate alla rucola per un pesto stuzzicante, o unite a pomodori secchi, basilico, aglio e ricotta salata una pasta dal sapore intenso. Un primo piatto dal sapore autunnale, invece, si può ottenere in pochi minuti facendo imbiondire uno spicchio d’aglio in un po’ d’olio, aggiungere nocciole tritate, grana e un po’ di prezzemolo e si otterrà una pasta davvero golosa. Se si desidera invece un condimento cremoso e ricco di gusto si può ottenere in pochi minuti unendo ricotta, noci e speck. Con un po’ di fantasia e in poco tempo si possono inventare sughi sempre diversi velocissimi da preparare, buoni e che fanno davvero bene!

prosciutto roll

SUSHI, UNA TRADIZIONE DAL GIAPPONE ALL’ITALIA

zucchine e salame rollSi dice che il sushi sia stato portato in Giappone dai monaci buddhisti tornati dalla Cina nel VII secolo. È un piatto tipico a base di riso al quale vengono abbinati pesce, alghe, vegetali e uova. Il ripieno dei rotolini tipici del sushi possono essere crudi, cotti o marinati. Prima del sushi come lo conosciamo noi si preparava un piatto simile il pesce crudo a strati alternandolo al sale e al riso, tenuto pressato e lasciato a fermentare per mesi, un tipo di sushi chiamato narezushi preparato e ancora apprezzato nella zona di Tokyo.

sushi dolceDiventare uno chef di sushi è un percorso lungo e faticoso per i primi due anni l’apprendista può solo guardare il proprio Maestro detto Shokunin e si occupa esclusivamente di lavare i piatti e pulire i pavimenti. Solo in seguito imparerà a cuocere il riso e dopo ben quattro anni avrà modo di imparare l’arte del taglio del pesce e finalmente della composizione del sushi. In origine era un mestiere vietato alle donne perché si riteneva avessero una temperature delle mani più alta e per questo potessero rovinare il pesce manipolandolo.

La cucina giapponese negli ultimi anni è diventata una consuetudine anche dalle nostre parti, la cura estetica dei piatti in stile nipponico si adatta bene anche a preparazioni con ingredienti italiani come ad esempio i salumi o addirittura preparazioni dolci, spesso sono ricette semplici, veloci e di grande effetto.

Ricetta Sushi crèpes roll 

Ingredienti sushi crepes roll

3 uova

250 g di farina 00

½ l di latte intero

15 pomodorini

10 fette di prosciutto cotto

250 g di formaggio spalmabile

150 g di rucola

Burro Q.b.

Preparazione

Unisci le uova e il latte e mescola con cura. Aggiungi la farina un po’ alla volta facendo attenzione che non si formino grumi. Copri la ciotola con la pellicola trasparente e lascia riposare almeno 30 minuti in frigorifero, intanto taglia i pomodorini a metà. Scalda la padella e ungila con un po’ di burro, versa un mestolo di impasto necessario a ricoprire la superficie della padella e cuoci da entrambi i lati. Taglia le crepes a strisce, farciscile con un po’ di formaggio la rucola e il prosciutto tagliato a strisce della stessa misura. Adagia su un lato mezzo pomodorino e arrotola con cura. Fissa il tuo sushi roll con uno stecchino per impedire che si apra.

 

Finocchi crudi

RICETTE E CURIOSITÀ SUI FINOCCHI

Finocchi crudiMaggio è l’ultimo mese in cui è possibile gustare il piacevole sapore dei finocchi. Poi bisognerà aspettare l’autunno per trovarli nuovamente freschi e saporiti.

È infatti un prodotto che sopporta bene le basse temperature invernali. Originario del Medio Oriente è arrivato nel Mediterraneo nel tardo Medioevo dove ha trovato clima e terreni perfetti per il suo sviluppo e la sua diffusione. In Italia si coltiva principalmente nelle zone centrali e meridionali dello Stivale.

È una pianta dalle riconosciute proprietà antiossidanti, depurative e digestive, al termine di pasti particolarmente pesanti si consiglia infatti di consumare una calda tisana di finocchio. Già gli antichi egizi ne conoscevano le qualità e lo utilizzavano proprio come digestivo. In India invece veniva utilizzato per produrre filtri afrodisiaci e contro i morsi del serpente.

finocchi al fornoIl termine infinocchiare, che si utilizza con il significato di prendere in giro qualcuno, è strettamente legato a questo ortaggio. I finocchi infatti hanno il potere di alterare la funzionalità delle papille gustative e dopo averli mangiato, tutto sembra più buono e più dolce.  Per questo un tempo gli osti che non brillavano per onestà erano soliti offrire spicchi di finocchio in pinzimonio agli avventori del proprio locale prima di dare loro del vino scadente o addirittura diventato aceto in modo da mitigarne il gusto e ingannare così il proprio cliente.

Crmble finocchi e BresaolaIn cucina è un ingrediente molto versatile, ottimo da consumare crudo in pinzimonio o in insalata, la tradizione siciliana ad esempio li serve con arance e olive nere. Squisito anche cotto al vapore, bollito o anche al forno. Unito ad altri ingredienti, può diventare un ottimo piatto e uscire così dalla sua solita categoria di contorno, ad esempio questo Crumble di bresaola Snello e finocchi, una ricetta saporita e originale perfetta quando si vuole servire un piatto nutriente e semplice da preparare, l’ideale per un picnic o una gita fuori porta.

Asparagi e crudo

LA STAGIONE DEGLI ASPARAGI

Asparagi e crudoLa primavera è ormai arrivata e con lei gli squisiti prodotti da poter assaporare in questo periodo dell’anno, quando sono particolarmente gustosi e approfittando del prezzo più basso. Le settimane di pioggia e umidità, seguite dai giorni di caldo e sole, hanno fatto sbocciare la produzione di asparagi in tutta Italia, l’abbondanza dunque permette di poterli acquistare a prezzi abbordabili.

Questo quindi è il momento giusto, per chi ama in modo particolare questi ortaggi, per portarli in tavola con più frequenza e togliersi la voglia.

AsparagiAi mercati si trovano diverse varietà, l’asparagina cioè gli asparagi più sottili sono particolarmente saporiti e perfetti per preparare frittate ottime. Gli asparagi più grossi e carnosi sono solitamente più facili da trovare e molto belli quando si vuole preparare un piatto che sia bello oltre che buono.
Ci sono poi gli asparagi bianchi, di questo colore perché vengono fatti crescere sotto terra, metodo che inibisce la produzione di clorofilla che conferisce il tipico colore verde. È una qualità caratterizzata da un sapore particolarmente delicato. Sono da provare anche gli asparagi selvatici dal sapore un po’ più pungente, perfetti per una frittata o da Asparagi con polloconservare in vasetto per allungarne almeno un po’ la stagione.

L’abbinamento degli asparagi con le uova è un classico, ma è un ortaggio che si abbina molto bene anche a formaggi e salumi. Arrotolandolo del prosciutto crudo o speck e farlo rosolare in forno qualche minuto a 190°, si può ottenere un antipasto davvero sfizioso o un secondo piatto leggero e goloso.

Ottimo condimento per paste o ingrediente prezioso per torte salate, accostarlo alle carni bianche permette di ottenere un piatto delicato, ma dalle grandi soddisfazioni.

Per un piatto gourmet con gli asparagi si possono utilizzare scaglie di tartufo o azzardare l’accostamento con le fragole e magari gamberetti per un’insalata fresca originale e nutriente.

Fave salame

FAVE SALAME E PECORINO PER I PIC NIC DI MAGGIO

salame e faveSi avvicina il 1° Maggio, la festa dei lavoratori, giornata durante la quale si dà tradizionalmente inizio alla stagione dei pic nic. Se il meteo e le temperature lo permettono, è una giornata che si usa passare all’aperto, il menù tipico e immancabile prevede le fave crude da mangiare con salame e pecorino. L’abitudine di passare del tempo all’aria aperta festeggiando l’arrivo della Primavera risale ai tempi degli antichi Romani che in quella occasione gustavano cibi sfiziosi e semplici e le fave, accompagnate da salame e pecorino, sono perfette e rispecchiano perfettamente queste intenzioni, facili e veloci da preparare e trasportabili comodamente, l’ideale dunque per un pranzo frugale seduti su un prato verde.

fave salame e pecorinoLe fave ai tempi dei Greci erano considerate un simbolo negativo, erano addirittura collegate alla morte a causa del fiore bianco della pianta che ha delle macchie nere, un colore molto raro tra i fiori, e sono posizionate in modo da ricordare una Tau (la lettera greca all’inizio della parola Thanatos, che significa proprio morte), si pensava inoltre che attraverso i gambi cavi della pianta, le anime dei defunti risalissero dall’aldilà. Secondo Pitagora invece il baccello rappresentava l’accesso al mondo dei morti e i suoi semi racchiudono le anime dei defunti.

All’epoca dei Romani invece le fave erano utilizzate per celebrare la dea Flora, protettrice della natura in fiore e dunque anche della rinascita. Le fave e la loro pianta sono diventati quindi simbolo positivo, la tradizione voleva che si lanciassero i suoi baccelli per augurare fortuna e ricchezza e veniva considerato di buon auspicio trovare 7 semi nello stesso baccello, un gioco divertente da fare anche oggi, magari con i bambini.

Fave salameUna ricetta ricca di tradizione, anche il pecorino infatti pare sia un tipo di formaggio che esisteva fin dai tempi dei Romani. Nel trattato De re rustica  di Columella, uno scrittore romano che si occupava di agricoltura, si trova una descrizione precisa della lavorazione del latte ovino e sembra essere molto simile ad oggi.

 “[…] il latte viene generalmente fatto
rapprendere con caglio di agnello o di capretto (…)
Il secchio della mungitura, quando sia stato riempito di latte, si deve mantenere a medio calore: non si
deve tuttavia accostarlo al fuoco […] ma si deve porre lontano da esso, e
appena il liquido si sarà rappreso dovrà essere trasferito in cesti, panieri o
forme. Infatti è essenziale che il siero possa scolare immediatamente ed essere
separato dalla materia solida […]. Poi quando la parte solida è tolta dalle
forme o dai panieri dovrà essere collocata in ambiente fresco e oscuro, perché
non possa guastarsi, su tavole più pulite possibile, e cosparse di sale tritato
affinché trasudi il proprio umore. “

Con pochi e semplici ingredienti si prepara dunque un pic nic ricco di storia e tradizione.

Pizza napoletana

RICETTA E ORIGINI DELLA PIZZA, PATRIMONIO CULTURALE DELL’UMANITÀ

Pizza MargheritaSecondo la tradizione la pizza sarebbe nata nel mese di giugno dell’anno 1889, quando Raffaele Esposito, un cuoco dell’Antica pizzeria Brandi, decise di onorare la Regina Margherita di Savoia preparando un piatto con i colori della bandiera Nazionale. A quei tempi con pizza si intendeva una ricetta dolce, ma Raffaele ne inventò una salata con gli ingredienti che aveva a disposizione in quel momento, dando vita dunque alla pizza che conosciamo e amiamo oggi.

Tradizione popolare a parte, ci sono testimonianze secondo le quali la pizza in versione salata sarebbe esistita già alla fine del Setteccento, se ne trova una versione condita con aglio, olio pomodoro, mozzarella e strutto in Usi e costumi di Napoli e contorni descritti e dipinti, un libro di Francesco Bourcard che risale al 1858,  ma ci sarebbero testimonianze che farebbero risalire l’origine della pizza, condita con aglio, olio, strutto, caciocavallo, basilico ancora prima, nel Seicento.

Forno a legnaProprio quest’anno la pizza è diventata patrimonio culturale dell’umanità Unesco un grande riconoscimento per uno dei numerosi prodotti simbolo dell’italianità nel mondo.

Preparare la vera pizza Napoletana non è così semplice, per poterla definire così, si devono seguire le indicazioni date nel disciplinare pubblicato anche sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, che le garantisce il titolo di Stg, specialità tradizionale garantita. Preparazione pizzaPrima di tutto è obbligatorio utilizzare il forno a legna, grande attenzione deve essere data alle materie prime, ma il disciplinare spiega nel dettaglio tutti i passaggi necessari per preparare una pizza Napoletana a regola d’arte,

Per provare a preparare in casa una pizza speciale (pur non potendo seguire tutte le indicazioni del disciplinare) si può sperimentare la ricetta di Gino Sorbillo, il principe della pizza Napoletana. Una ricetta un po’ laboriosa, lo stesso pizzaiulo suggerisce di preparala la mattina per consumarla la sera, ma per ottenere un risultato da leccarsi le dita ci vuole tempo e tanto amore, si sa!

 

Ricetta Pizza di Gino Sorbillo

Pizza napoletana

Ingredienti

1 litro di acqua minerale naturale

1,750g di farina per pizza

58g di sale

4g di lievito di birra

Preparazione

Prendi una ciotola e sciogli il lievito nell’acqua. Aggiungi una prima parte di farina. Impasta aiutandoti con un cucchiaio/mestolo. Continua ad aggiungere pian piano la farina. Unisci il sale. Sposta l’impasto su un piano da lavoro e inizia a lavorarlo a mano. Aggiungi la farina rimanente. Impasta energicamente per qualche minuto. Poni poi la pasta in un recipiente coperto da una pellicola di plastica. Dopo quattro ore di lievitazione dividi la pasta in pagnotte da circa 280 g ciascuna. Fai riposare per altre quattro ore. A questo punto la pasta sarà pronta per essere lavorata. Dopo la seconda lavorazione inizia lavorare la pasta per creare i dischi di pizza. A questo punto la base è pronta per essere farcita con gli ingredienti desiderati e per essere infornata.

Agnolotti del Plin

AGNOLOTTI DEL PLIN, UNA BUONA TRADIZIONE

Agnolotti del PlinGli agnolotti del plin sono una specialità di pasta ripiena tipica del Piemonte. Le origini di questa preparazione, come spesso accade, sono incerte, ma probabilmente la prima volta sono stati preparati per riciclare gli avanzi di un arrosto, svelando così la loro origine popolare. Si trova però testimonianza della loro esistenza nel “La cucina sana, economica ed elegante secondo le stagioni” di Francesco Chapusot, un cuoco torinese. Un testo del 1846 in quattro fascicoli o dispense di circa 150 pagine ciascuno, dedicati ad ogni stagione.

È un tipo di pasta piuttosto semplice di realizzare per la forma, è infatti quadrata e ai lati viene schiacciata per rinchiudere il ripieno, un piccolo pizzicotto detto proprio plin in dialetto piemontese. Ma essendo di piccole dimensioni è piuttosto lunga da preparare. Un tempo si serviva al tovagliolo, dopo averli scolati venivano riposti in un tovagliolo ripiegato per non perdere la loro piacevole morbidezza. Solitamente venivano serviti senza alcun condimento, proprio per gustare fino in fondo il loro sapore. Oggi invece solitamente vengono perlopiù conditi con il sugo di arrosto o più semplicemente con burro, salvia e formaggio grattugiato o, ancora, con il ragù di carne alla piemontese oppure in brodo.

AgnolottiLa ricetta è piuttosto laboriosa, scegliere di prepararli  in casa significa prevedere parecchio tempo per la preparazione perché il ripieno non è crudo, ma è, almeno in parte, costituito da arrosto che va quindi prima preparato, lasciato raffreddare e tritato. Nel ripieno sono inoltre previste delle verdure, solitamente spinaci, ma d’inverno vengono spesso sostituiti da cavolo verza o scarola. Il ripieno viene avvolto in una tradizionale pasta all’uovo stesa sottile.

I ravioli del plin sono un tipico piatto delle grandi occasioni in famiglia, a Natale, Pasqua o comunque i pranzi della domenica. I vini migliori da abbinare agli agnolotti sono vini Piemontesi, rossi di medio corpo, i grandi DOC di Langhe e Roero, ad esempio il Grignolino di Monferrato Casalese DOC o il Grignolino d’Asti Doc.

Roast Beef

ROAST BEEF ALL’INGLESE: ORIGINI E CONSIGLI DI PREPARAZIONE

Roast BeefIl Roast beef all’inglese è una ricetta che, come si intuisce dal suo nome, ha origini anglosassoni. Il termine inglese roast beef significa letteralmente manzo arrostito e nella tradizione inglese veniva preparato allo spiedo utilizzando l’intera lombata di bue, per questo si considerava una portata adatta alle grandi occasioni. Solitamente viene servito come piatto principale e gli avanzi sono perfetti per farcire panini squisiti.

Oggi il Roast beef ha perso la sua valenza di celebrativa, si prepara in modo più semplice e casalingo al forno e utilizzando pezzi meno pregiati, in questo modo è diventata una preparazione adatta anche alla tavola di tutti i giorni.

Yorkshire puddingSolitamente si serve accompagnato dallo Yorkshire pudding,  una pastella con uova latte e farina cotta al forno, il risultato sono delle tortine perfette per accompagnare piatti di carne o in generale ricche di intingoli.

La diffusione di questo secondo piatto in Italia risale alla prima metà dell’800, sembra sia arrivato in Italia portato da Mazzini, ma si immagina che si sia diffuso grazie agli inglesi residenti nella penisola, soprattutto in Toscana.

Il tempo di cottura ricopre un ruolo di grande importanza per il roast beef. Solitamente viene servito Rare (al sangue) o Pink, cioè cotto fuori e molto al sangue all’interno. La cottura prevede infatti che l’interno venga solo riscaldato, ma non cotto fino in fondo.

Roast Beef paninoProvare a prepararlo a casa è semplice, in fondo si tratta di preparare un semplice arrosto ed è possibile scegliere il grado di cottura del proprio roast beef in base ai propri gusti tenendo in considerazione il peso del pezzo di carne:

  • al sangue 30 minuti
  •  mediamente al sangue 40 minuti
  • mediamente cotto 50 minuti
  • ben cotto 60 minuti

Per ottenere un buon roast beef è importante iniziare al cottura ad alte temperature e continuare con un calore più moderato, in questo modo si otterrà un pezzo di carne croccante fuori e ancora morbido all’interno. Prima di servirlo inoltre è consigliabile  farlo risposare per una decina di minuti, in questo modo i succhi della carne verranno riassorbiti nelle fibre e il risultato sarà più morbido.

 

 

Uova di Pasqua

COME RICICLARE LE UOVA DI CIOCCOLATA

Uova di PasquaNel periodo successivo ai pranzi pasquali, che si abbiano dei figli o meno, ci si ritrova la casa piena di cioccolata che, per quanto buona, non sempre è facile da finire. Il tempo stringe perché è un alimento che non ama il caldo e l’umidità e l’avvicinarsi della bella stagione che segue la Pasqua, impone un consumo piuttosto veloce degli avanzi.

Se il cioccolato viene esposto alle alte temperature, il burro di cacao si scioglie e provoca quella che viene chiamata la ‘fioritura’ del burro. Si riconosce perché si ricopre di macchie chiare, esteticamente fastidiose, ma che non compromettono in alcun modo il gusto del cioccolato.

Vietato conservarlo in frigorifero perché è un luogo troppo freddo e umido, inoltre ricco di odori forti capaci di rovinare l’aroma della cioccolata.

L’ideale dunque è consumarlo velocemente. Ecco qualche semplice idea che eviterà di ritrovarselo nella dispensa dopo l’estate.

 

Barrette di cioccolataBarrette al cioccolato

Ingredienti

125 g di riso soffiato

600 g di cioccolato

Preparazione

Sciogli il cioccolato a bagno maria e ricopri con una parte di cioccolato un foglio di carta forno appoggiata su una teglia. Unisci il riso soffiato al cioccolato rimasto e stendi il composto sul foglio di carta forno ricoperta di cioccolata. Metti la teglia in frigorifero per almeno 4-5 ore. Quando si sarà raffreddato e ben indurito taglialo a quadretti.

 

Fonduta di cioccolato

Ingredienti

2 banane

1 cestino di fragole

2 kiwi

2 mandariniFonduta cioccolato

200 g di cioccolata (fondente, al latte o bianca)

100 ml di panna fresca

Preparazione

Sciogli il cioccolato a bagno maria, aggiungi la panna e amalgama bene evitando la formazione di grumi. Servi versando la fonduta nell’apposito pentolino sotto al quale posizionare una piccola candela per mantenere la fonduta fluida. Intingi la frutta nel cioccolato tenendola con un bastoncino o una forchetta.

Liquore al cioccolato

Ingredienti

100 g di cioccolata fondente

300 ml di panna fresca

700 ml di latte

250 g di zuccheroliquore cioccolato

150 ml di alcol puro

Preparazione

Unisci il latte, la panna, lo zucchero e il cacao in una pentola e fai sobbollire il liquido ottenuto per circa dieci minuti senza smettere di mescolare per evitare la formazione di grumi. Aggiungi il cioccolato e, quando si sarà sciolto, spegni il fuoco. Quando si sarà raffreddato aggiungi l’alcol e amalgama bene. Filtra il liquore con un colino a maglie strette e versalo nelle bottiglie. Lascialo riposare per circa un mese prima di consumarlo.

Pasqualina_fetta

RICETTA E ORIGINI DELLA TORTA PASQUALINA

Pasqualina_preparazioneCome è facile intuire dal suo nome, la Torta Pasqualina è una ricetta tipica di questo periodo dell’anno, quello legato appunto alle feste di Pasqua. Semplice da preparare, utilizzando una sfoglia pronta, un po’ più complicata se si vuole preparare una pasqualina originale e partire da zero, cimentandosi con la preparazione anche della pasta sfoglia. È una specialità ligure, ma famosa ben oltre i confini della regione di cui è originaria.

Vanta origini antiche viene infatti preparata proprio in occasione della Pasqua già nel XVI secolo, in questo periodo infatti fu citata dal letterario Ortensio Lando nel suo “Catalogo delli inventori delle cose che si mangiano et si bevono” chiamandola però gattafura, il suo nome antico. Si dice si chiamasse così perché così ghiotta che le gatte la furavano, cioè rubavano.

La Pasqualina originale prevede una sfoglia composta da 33 sottilissimi strati, un numero scelto non a caso, ma proprio per simboleggiare gli anni di Gesù Cristo. Si preparava utilizzando solo acqua, farina, sale e olio extravergine di oliva rigorosamente ligure. Oggi come oggi si prepara una sfoglia con molti meno strati.

La farcitura invece prevede l’utilizzo della prescinseua, un particolare formaggio morbido con consistenza a metà tra lo yogurt e la ricotta, molto difficile da trovare fuori dalla Liguria, per questo spesso viene sostituito dalla ricotta. Si utilizzano inoltre le bietole, spesso sostituite da carciofi, maggiorana e uova intere, un simbolo di vita e rinascita, il ritorno della primavera e della sconfitta della vita sulla morte.

Pasqualina_fettaIngredienti

1 kg di farina

4 cucchiai di olio per la pasta

Acqua q.b.

1 kg di bietole

½ Cipolla

500 g di ricotta

1 bicchiere di latte

4 uova

100 g di formaggio grattugiato

Maggiorana q.b.

Olio q.b.

Sale q.b.

Preparazione

Impasta la farina, 4 cucchiai di olio, l’acqua e un pizzico di sale. Dividila in 10 piccole palle e lasciala riposare. Intanto fai appassire le bietole in una pentola con poca acqua e ripassale in padella con la cipolla tritata. Unisci la maggiorana, il formaggio grattugiato, la ricotta, il latte e aggiusta di sale. Stendi le 10 palle di pasta in sfoglie molto sottili. Ungi una teglia e ricoprila con una sfoglia, e ripeti gli strati successivi. Versa all’interno l’amalgama di ricotta e verdure. Fai 4 buchi e rompi all’interno le uova intere, ricopri con le rimanenti sfoglie. Cuoci a 180° per circa 45 minuti.

caffè

CONSIGLI PER UN CAFFÈ SQUISITO

caffè e mokaPreparare il caffè è un’arte che si impara fin da piccoli. È una delle prime preparazioni in cucina che si insegna ai bambini, perché per loro è divertente riempire la moka di caffè utilizzando il cucchiaino ed è una procedura sicura, senza rischio di tagliarsi o farsi male. Farlo a regola d’arte però non è così semplice o scontato. Ci sono numerose variabili che possono influire sulla preparazione e rischiare di rovinare il piacere di qualche minuto di pausa bevendo questa bevanda tanto amata dagli italiani.

  • Prima di tutto bisogna scegliere la macchinetta giusta e fare attenzione alla sua manutenzione. Meglio preferire quelle vecchie e usate, quelle nuove e luccicanti non faranno mai un buon caffè. È importante però cambiare spesso la guarnizione e ogni tanto anche il filtro.
  • caffè macinatoLa caldaia va riempita di acqua fino alla valvola, senza mai superarla per non rischiare che venga un caffè troppo liquido.
  • Il filtro va riempito fino all’orlo, ma mai pressato (come si usa fare invece con le macchine per il caffè espresso).
  • Per ottenere un buon caffè non bisogna avere fretta, meglio posizionare la moka sul fuoco piccolo e regolare la potenza verso il basso. Va spento appena la caffettiera inizia a fare il suo caratteristico rumore, per evitare che si bruci e ne rovini irrimediabilmente il sapore.
  • Il caffè macinato va tenuto in un contenitore ermetico per non perdere il profumo e gli aromi.

caffèPer riconoscere un buon caffè si parte dalla vista, già guardandolo si possono ottenere informazioni importanti. Se, mentre lo si versa, il liquido che esce dalla brocca è trasparente, significa che è stata utilizzata troppa acqua o troppo poco caffè.

Se sul fondo della tazzina si trova molto residuo in polvere vuol dire che il caffè è stato macinato troppo finemente oppure che il filtro è stato pulito con poca cura o che è addirittura da cambiare.

Con queste piccole accortezze e attenzioni si potrà facilmente preparare un ottimo caffè e riempire la casa del suo caratteristico e tanto piacevole profumo.

Panini al salame

DIECI REGOLE PER IL PANINO PERFETTO

Panini al prossciutto cottoIl panino è il tipico pranzo frugale, un insieme di ingredienti assemblati per riempire lo stomaco vuoto e riprendere subito la propria il vita frenetica o il proprio lavoro. Può essere però anche un momento particolarmente goloso della giornata se si dedica il giusto tempo e cura nella preparazione.

Negli ultimi anni si sta diffondendo infatti la proposta di panini gourmet nei locali, ma non è così difficile replicarli anche in casa, migliorando nettamente e con poco sforzo il proprio pranzo o spuntino.

  • Prima di tutto è importante prendersi il proprio tempo, la fretta non è mai una buona consigliera. Pur essendo, come si diceva, un pranzo frugale, prendersi qualche minuto in più può fare davvero la differenza.
  • Naturalmente uno degli elementi più importanti per la realizzazione di un sandwich è la scelta del pane. Non dipende solo dai propri gusti personali, per un ottimo risultato è necessario anche tenere in considerazione quali saranno gli ingredienti che si utilizzeranno per farcire il panino. Se si intende utilizzare molti ingredienti umidi e liquidi, come formaggi molli e salse, meglio sceglie un pane dalla mollica compatta per evitare che un panino troppo morbido di inumidisca e diventi fastidiosamente molliccio.  Al contrario una farcitura croccante si abbina bene ad un pane morbido.
  • Panini al salameÈ anche importante lo spessore del pane, se è troppo alto si rischia di fare fatica ad addentarlo e che gli ingredienti all’interno sguscino fuori mentre lo si morde.
  • Mai farcire a caso, ma architettare e scegliere sempre con cura ingredienti i cui sapori si abbinino bene tra loro.
  • È di grande importanza la posizione degli ingredienti quelli dal sapore più deciso, come sott’aceti o olive, sono da dosare bene e da inserire al centro per evitare che coprano tutti gli altri sapori, con questo accorgimento invece si potrà percepirne i sapori in modo piacevolmente amalgamato. Le salse invece vanno messe a contatto con il pane.
  • Imburrare le due fette di pane significa renderle idrorepellenti ed evitare quindi che il pane assorba troppo le salse e diventi mollicio.
  • Per un panino perfetto si deve tenere in considerazione anche la temperatura degli ingredienti, è bene che sia uniforme, scaldare dunque il panino, se farcito con carne trita, formaggio, pollo appena cotto. Meglio scegliere la temperatura ambiente se si usano invece ingredienti freddi come formaggi spalmabili, salmone affumicato, gamberetti.
  • PaniniLa temperatura è importante anche quando di scelgono i salumi, il prosciutto cotto può essere servito caldo, il crudo invece non si deve mai scaldare troppo, si rischia di rovinarlo, lo stesso vale per la coppa e il salame. La porchetta invece può essere utilizzata per farcire panini che necessitino anche di lunghe permanenze sopra la griglia, magari per far sciogliere un ottimo formaggio.
  • Le verdure crude è meglio utilizzarle quando si intende consumare il panino dopo poco dalla preparazione, se invece si imbottisce in anticipo meglio evitarle, si appassirebbero e diventerebbero sgradevoli e non più piacevolmente croccanti.
  • Anche la confezione in cui lo si racchiude per portarlo al lavoro, o in borsa per una gita, ha grande importanza. Pellicola se si tratta di un panino morbido, con la quale avvolgerlo stretto soprattutto in caso di farcitura abbondante. Carta da forno o carta argentata per una chiusura meno compatta e per preservarne la fragranza quando si tratta di un panino croccante.
barbabietole

BARBABIETOLA, VERSATILE IN CUCINA E RICCA DI QUALITÀ

barbabietoleLa barbabietola o rapa rossa è una radice che raramente arriva sulle nostre tavole, è molto più utilizzata invece nei pesi nordici, ma sarebbe da inserire nella propria dieta per le numerose qualità che la caratterizzano. È una radice ricca di sali minerali, vitamine e aminoacidi, fibre utili all’intestino e vitamine del gruppo B, utili a rafforzare il sistema immunitario. È ricca anche di acido folico, caratteristica che la rende perfetta per le donne incinta, assumerne la giusta quantità aiuta infatti la normale crescita del bambino.

Il suo colore intenso è utilizzato anche dall’industria alimentare per cambiare l’aspetto di alcuni alimenti in modo naturale, quando viene utilizzata appare tra gli ingredienti come E162.

Insalata babrbabietola fetaDella rapa rossa di solito si mangia solo la parte tondeggiante rossa, ma in realtà sono buonissime e molto salutari anche le foglie, si possono cucinare facilmente come se fossero degli spinaci. La radice invece di solito si consuma bollita e in insalata, da provare a cubetti con la feta, il sapore salato e acidulo del formaggio greco si abbina benissimo a quello dolciastro della barbabietola. È consigliabile condirla sempre con qualche goccia di limone per favorire l’assorbimento di ferro di cui è ricca.

Hummus ceci e barbabietolaMa le barbabietole si abbinano spesso anche alla patate, magari cotte al forno, o a cubetti piccoli come ingrediente dell’insalata russa. Il colore intenso può rendere davvero speciale un risotto, si possono utilizzare per preparare un coloratissimo hummus, unendolo ai ceci, da gustare poi con bastoncini di carote. Abbinate invece a pancetta  e ricotta diventano un ottimo ripieno per della pasta fresca.

Un alimento consigliabile a chi si sente sempre stanco, a chi ha l’influenza o soffre di stitichezza, ma in generale è adatta un po’ a tutti.

Supermercato

BASTA SPRECARE!

SupermercatoOgni anno in Italia si spreca il 43% del cibo che viene gettato in spazzatura. È importante cercare di limare gli sprechi per numerose ragioni. Per l’economia familiare, riuscire ad utilizzare tutta la propria spesa significa anche risparmiare. Su questo fronte secondo Slow Food ci sono stati degli importanti miglioramenti. Nel 2017 in casa sono stati buttati 36,92 kg di alimenti, per un costo di 250 euro annui, nel 2016 invece sono stati buttati addirittura 80 kg, quindi circa il 40% in più, con un risparmio quantificabile in 110 euro, non male!

Anche i supermercati buttano un’alta quantità della propria merce. Secondo uno studio svedese della Karlstad University, pubblicato sulla rivista Resources, Conservation and Recycling, banane, insalata, mele, pomodori, peperoni, pere ed uva sono i prodotti che più spesso finiscono nella spazzatura ancora prima di essere venduti,  contribuendo da soli a quasi la metà degli scarti di frutta e verdura fresche nei negozi.

BananeLe banane sono il prodotto più sprecato a causa della loro velocissima maturazione e sono anche il prodotto, tra quelli citati, a più alto impatto ambientale. Secondo la ricerca svedese concentrarsi su questi sette prodotti potrebbe fare la differenza sia per l’ambiente sia per l’economia della grande distribuzione. È risultato che l’85% dei costi associabili agli sprechi è riconducibile ai prodotti in sé, sono poi da tenere in considerazione le ore di lavoro dei dipendenti dedicate alla rimozione dei prodotti, allo smaltimento e alla registrazione delle perdite.  Una maggiore supervisione del reparto ortofrutta aiuterebbe i supermercati a valutare meglio gli ordini ai grossisti con evidenti vantaggi.

pappa al pomodoroA casa invece è bene organizzarsi al meglio, preparando magari un menù settimanale prima di fare la spesa per  evitare di acquistare troppo. Una volta arrivati i prodotti freschi in frigorifero invece, è bene tenerlo in ordine per avere ben chiaro cosa si può utilizzare per una cena veloce. È una buona idea anche cercare di sfruttare tutto, anche le parti che si considerano spesso scarti e che si possono in realtà cucinare e trovare molta soddisfazione. Come ad esempio i ciuffi delle carote, ottime per preparare salse verdi o condimenti per la pasta o l’insalata da mangiare subito quando è ancora fresca e croccante, ma quando sembra essere un po’ troppo appassita, invece di buttarla,  si può unire ad una minestra o il pane secco da utilizzare per numerose e golosissime ricette della tradizione.

Tartufo nero Pregiato

NERO NORCIA: UNA MOSTRA MERCATO DA NON PERDERE!

Tartufo nero PregiatoTorna anche quest’anno la mostra mercato nazionale del Tartufo Nero Pregiato di Norcia, si svolgerà in tre week end: 23-25 febbraio, 2-4 e 9-11 Marzo. Una rassegna agroalimentare che dagli anni ’50 si occupa di promuovere e di valorizzare le produzioni tipiche enogastronomiche e artigianali di eccellenza della zona. Un evento giunto alle cinquantacinquesima edizione, che vedrà come grande protagonista il Tartufo Nero  Pregiato di Norcia e che sarà anche l’occasione per approfondire tematiche legate a questo pregiato prodotto attraverso cooking show curati dall’Università dei Sapori, si terranno inoltre convegni che saranno l’occasione di dialogo e di analisi e confronto su temi di estrema attualità che riguardano il nostro Paese e in particolare il territorio della Valnerina.

Testimonial d’eccezione della manifestazione, Francesco Totti, cTratufo nerohe taglierà il nastro il 23 febbraio.  Il 4 marzo invece sarà possibile assistere al concerto di Michele Zarrillo accompagnato da Effervescenti naturali.

Una edizione della mostra mercato ancora più importante quest’anno, perché la città di Norcia ha candidato per il 2018 la cultura del tartufo come patrimonio immateriale dell’Unesco. Si tratta di un prodotto molto delicato dal profumo e aromi intensi.

Spaghetti alla nursinaPer gustarlo al meglio è consigliabile utilizzarlo subito dopo l’acquisto, non è infatti un prodotto che si mantiene a lungo. Per un periodo limitato di tempo è comunque possibile conservarlo avendo cura di avvolgerlo singolarmente in un panno umido senza togliere la terra che è in grado di rallentare il processo di formazione di microorganismi, riporlo in un vaso di vetro a chiusura ermetica e tenerlo in frigorifero. Cambiando il panno ogni giorno sarà possibile mantenerlo per al massimo due settimane. Prima di utilizzarlo è consigliabile pulirlo con una spazzola, ma non lavarlo mai sotto l’acqua.

Per utilizzarlo e esaltarne i sentori al meglio è bene cucinarlo un po’, ma non troppo, vietato ad esempio soffriggerlo o rosolarlo, è bene inoltre aggiungerlo solo a fine cottura. L’ideale è utilizzarlo per preparare gli spaghetti alla nursina, con olio, acciughe e tartufo nero grattugiato. Si può anche utilizzare per insaporire del paté di fegati di vitello o fegatini di pollo per preparare delle squisite tartine.

Insalata di pere noci gorgonzola e coppa

TANTE IDEE PER UNA CENA DI SAN VALENTINO RICCA DI GUSTO E AMORE

Insalata di pere noci gorgonzola e coppaOggi si festeggia San Valentino, la festa degli innamorati. Una ricorrenza celebrata in modo particolare in Europa, nelle Americhe e in Estremo Oriente. L’origine è molto antica a base religiosa e venne istituita da papa Gelasio I nel 496 d.C. sostituendo la precedente festa pagana delle Lupercalia che si svolgeva nello stesso periodo.

Sul santo, noto per il suo messaggio d’amore, si tramanda una leggenda secondo la quale il religioso avrebbe donato ad una ragazza di umili origini la somma necessaria a celebrare il proprio matrimonio senza la quale sarebbe stato impossibile per lei coronare il proprio sogno. Si pensa dunque che questo generoso gesto sia la ragione per la quale il vescovo Valentino è stato tramandato come  il protettore degli innamorati.

Involtini di vitello farcito con Gran BiscottoOggi come oggi, il lato religioso della festa si è perso ed è rimasta, però, la parte più romantica. In questa giornata gli innamorati di tutto il mondo festeggiano con regali, Valentine (biglietti usati per dichiarare il proprio amore) e serate speciali all’insegna dell’amore e del romanticismo.

La sera di San Valentino spesso si festeggia al ristorante, insieme a un numero esorbitante di coppie. Spesso è difficile riuscire a prenotare, ci si ritrova a casa all’ultimo momento senza essere riusciti a fare la spesa e a preparare niente di speciale per l’occasione.

Pappardelle con asparagi e Gran BiscottoUn’idea alternativa è quella di organizzarsi per tempo e preparare una cena, magari un po’ raffinata,  da godersi nell’intimità delle propria casa, preparando piatti speciali e aprendo una bottiglia di vino importante. L’insalata di pere noci gorgonzola e coppa o il Gran Biscotto Rovagnati con asparagi bianchi sono due originali ed eleganti antipasti con cui iniziare la cena. Le Pappardelle agli asparagi con Gran Biscotto è un primo piatto semplice e gustoso e per un impiattamento speciale si possono avvolgere le fette di prosciutto e ottenere delle romantiche rose. E per un secondo piatto davvero gustoso, sono perfetti gli Involtini di vitello farcito con Gran Biscotto, asparagi bianchi e salsa olandese.

Dedicando il giusto impegno sarà possibile servire in tavola piatti squisiti da gustare con il proprio grande amore.

Chiacchiere

CARNEVALE, DIVERTIMENTI E TANTE DOLCI BONTÀ

Per capire una festività all’insegna della sregolatezza come il Carnevale bisogna partire dalla sua etimologia: deriva dal latino carnem levare cioè togliere la carne, questo perché dal giorno successivo al termine delle feste di Carnevale soprattutto un tempo, iniziava un periodo di penitenza durante il quale si rinunciava alla carne,  e ci si dedicava a un po’ di giorni di divertente follia prima della quaresima, un periodo di digiuni e preghiera in attesa della Pasqua.

CastagnoleUn’altra caratteristica del Carnevale è il mascheramento, questa è una tradizione che ha origini davvero antiche. Un rito pagano precedente a quello cattolico e che risale al tempo degli antichi greci, le feste Dionisiache, ereditate anche dai Romani che le chiamavano però Saturnali. Durante queste feste era tradizione accettare un temporaneo scioglimento dagli obblighi sociali e dalle gerarchie lasciando spazio invece a scherzi e dissolutezza.

Quest’anno si festeggia l’8 febbraio (giovedì grasso), domenica 11 è il giorno di Carnevale, e si conclude il 13 (martedì grasso).

TortelliAnche a tavola sono giorni di totale libertà e i piatti tipici di Carnevale sono spesso dolci e fritti. Le chiacchiere, conosciute in tutta Italia con nomi diversi (frappe, fritole, graffe, bugie, cenci, crostoli) e non possono mancare in questi giorni speciali. La ricetta originale è fritta, ma esiste anche una versione al forno, il risultato è indubbiamente molto diverso, ma altrettanto goloso. Una tradizione che probabilmente è legata alle frictilia, dei dolci fritti nel grasso preparati dai Romani probabilmente proprio durante i saturrnali.

Tipici del periodo sono anche i tortelli, molto spesso farciti con crema pasticcera, ma ottimi anche vuoti, le castagnole, così come i krapfen,  la cicerchiata, tipica di Umbria, Marche e Abruzzo, si tratta di una corona composta da palline di pasta sfoglia fritte. In Campania invece in questo periodo si prepara il migliaccio un dolce a base di semolino al quale si uniscono zucchero, uova, burro, ricotta e latte.

ChiacchiereRicetta Chiacchiere fritte

Ingredienti

500 g farina

130 g latte

50 g burro fuso

50 g zucchero a velo

2 tuorli

1 Limone

Olio per friggere 400 ml

Sale q.b.

Preparazione

Versa la farina a fontana su una spianatoia versa al centro i tuorli, lo zucchero a velo  e il burro fuso e amalgama con le dita. Aggiungi la scorza del limone, un pizzico di sale e il latte, quando avrai ottenuto un composto liscio e uniforme coprilo con la pellicola e fallo riposare in frigo per 2 ore.  Stendi la pasta fino ad ottenere una sfoglia sottile tagliala in tanti rettangoli e friggili in abbondante olio. Scola le chiacchiere su carta per friggere e cospargile di zucchero a velo.

Ribollita

MINESTRE DELLA TRADIZIONE PER I GIORNI DELLA MERLA

FreddoIniziano oggi i giorni della merla tre giorni, gli ultimi di gennaio, che secondo la tradizione, dovrebbero essere i più freddi dell’anno. Sempre secondo le tradizioni popolari prenderebbero questo nome da una leggenda, secondo la quale una merla per proteggere se stessa e i suoi pulcini, che erano tutti neri come i maschi adulti di questa specie, decise di rifugiandosi in un comignolo dove trovare riparare e un po’ di calore. Quando ne uscirono erano diventati tutti grigi perché sporchi di fuliggine ed è da allora che tutti i merli, sia maschi sia femmina diventarono grigi. Sempre secondo la tradizione popolare se i giorni della merla sono freddi la primavera sarà bella, se invece gli ultimi tre giorni di gennaio si rivelano essere miti ci si deve aspettare che la primavera arrivi in ritardo.

SMesciùaono giornate durante le quali per scaldarsi solitamente si preparano piatti ricchi e caldi. Le minestre sono perfette per questi giorni, pasta e patate, specialità tipica della cucina napoletana è una soluzione gustosa e nutriente, così come la minestra maritata anche questa tipica della Campania. Un piatto tipico del periodo natalizio, ma adatta a tutto l’inverno. Gli ingredienti della ricetta si abbinano alla perfezione e per questo ha preso il nome di minestra maritata, cioè sposata. Si prepara con cavolo nero, cicoria, scarola, cotiche, piedino, puntine e salsiccia.

La cassoeula invece è una minestra tipica della Lombardia e gli ingredienti principali sono verza, piedino, salsiccia, costine e cotenna di maiale, molto nutriente e di origini antiche. Piuttosto impegnativa, ma perfetta per i giorni più freddi.

RibollitaLa minestra d’eccellenza tipica della Toscana è invece la ribollita il cui ingrediente principale è il cavolo nero, che, per rendere davvero buono il piatto deve “aver preso il ghiaccio”, deve essere quindi raccolto dopo una gelata che avrà permesso al vegetale di ammorbidirsi. In Liguria invece si può assaggiare la mesciùa, il nome significa “mescolanza”, si tratta infatti di una piatto tipico dei pescatori che mescolavano ingredienti in modo piuttosto casuale, gli ingredienti principale sono ceci fagioli e farro. Anche la veneta risi e bisi è una preparazione perfetta da portare in tavola in questi freddi giorni.

 

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PASTA E CECI, UN PIATTO NUTRIENTE E DALLE NUMEROSE VARIANTI

shutterstock_738218566I ceci sono un legume arrivato dall’oriente, diffuso prima in Egitto per nutrire gli schiavi e poi in tutto il mediterraneo.

Consumati in abbondanza già dai Romani che ne attribuivano anche proprietà afrodisiache.  Sono un alimento ottimo e molto nutriente. Ricchi di ferro e proteine, un ottimo alimento da abbinare alla pasta per ottenere un piatto unico gustoso e completo.

shutterstock_216995659Si possono servire come aperitivo, dopo averli ricoperti di spezie come paprika e curcuma e passati in forno per circa 30 minuti a 180°. Con la farina, si può preparare la farinata o delle frittate in forno o in padella, magari arricchite con verdure. Frullandoli e unendoli a limone e thaina si ottiene l’hummus, schiacciandoli si possono preparare polpette o hamburger vegetali.

La tradizione italiana vede i ceci utilizzati per un piatto unico squisito, la pasta e ceci. Ha numerose varianti ragionali oltre a quelle familiari, è infatti il tipico comfort food preparato e tramandato di madre in figlio. Si tratta di un piatto di origine contadina, perfetta per chi aveva bisogno di ritrovare le forze dopo una faticosa giornata tra i campi.

In Puglia si prepara con le fettuccine e dopo aver cotto la pasta se ne prende una parte, la si frigge e si unisce per completare il piatto. In Lazio, a fine cottura viene aggiunta l’acciuga soffritta a parte con uno spicchio d’aglio e pomodoro. Nella tradizione toscana si insaporisce con aglio e pomodoro, quella napoletana, invece è arricchita dalla pancetta e prevede la cottura della pasta insieme ai ceci.

shutterstock_720059803PASTA E CECI ALLA NAPOLETANA

400 g. di ceci secchi
250 g. di ditalini
100 g di pancetta a cubetti
1 carota
1 cipolla
1 gambo di sedano
2 rametti di rosmarino
Olio q.b
Sale q.b.
Bicarbonato q.b.

Preparazione

Lascia in ammollo i ceci per almeno 12 ore in abbondante acqua fredda con un pizzico di bicarbonato. Trita il sedano, la carota e la cipolla e soffriggili con un filo d’olio. Aggiungi i dadini di pancetta, quando sarà rosolata versa i ceci sciacquati insaporisci con il rosmarino e aggiungi l’acqua sufficiente a coprire  ceci. Cuoci per circa un’ora e mezza, e aggiungi il sale verso fine cottura. Frulla circa metà dei ceci fino ad ottenere una crema versala nella pentola. Cuoci la pasta insieme ai ceci e servi ben caldo.

 

 

 

pizzoccheri con verze

RICETTA E ORIGINI DEI PIZZOCCHERI

pizzoccheriLa Valtellina è una zona montana della Lombardia ricca di piatti tipici molto nutrienti preparati con ingredienti tipici della zona. Facendo una gita nella zona si possono assaggiare gli sciatt, palline croccanti fritte e ripiene di formaggio,  bresaola e moccetta , la polenta taragna e i pizzoccheri.

Questi ultimi sono originari di Teglio un paese in provincia di Sondrio proprio al centro della Valtellina. Un primo piatto al forno così ricco da poter essere consumato anche come piatto unico. È composto da pizzoccheri, un tipo di pasta simile a delle tagliatelle corte, ma di grano saraceno, condite in modo molto ricco con verdure (verze, coste, broccoli), formaggio casera e abbondante burro. Le dimensioni tipiche dei pizzoccheri di solito sono di circa 5 mm di larghezza, 7 cm di lunghezza e 2 o 3 mm di spessore.

È un piatto di origini molto antiche il grano saraceno è infatti un tipo di cerale usato nella zona già dal XVI secolo. Un cereale che in questi anni è stato riscoperto e viene utilizzato sempre più spesso nelle preparazioni. Molto saporito e senza glutine, quindi adatto ai celiaci. La prima testimonianza dell’esistenza dei pizzoccheri risale al 1548  nel “Catalogo dell’inventario delle cose che si mangiano” un’opera di Ortensio Landi.

I pizzoccheri fanno parte dell’elenco dei Prodotti Agroalimentari Tipici della Lombardia. A Teglio, dove vengono organizzate due sagre durante le quali assaggiare i pizzoccheri preparati a regola d’arte, è nata anche l’Accademia del pizzocchero che ha codificato la ricetta originale.

Ricetta dell’Accademia del Pizzocchero

pizzoccheri con verzeIngredienti
400 g di farina di grano saraceno
100 g di farina bianca
200 g di burro
250 g di formaggio Valtellina Casera dop (den.ne di origine protetta)
150 g di formaggio in grana da grattugia
200 g di verze
250 g di patate
uno spicchio di aglio, pepe
Preparazione
Mescola le due farine, impastale con acqua e lavorale per circa 5 minuti. Con il mattarello tira la sfoglia fino ad uno spessore di 2-3 millimetri dalla quale ricaverai delle fasce di 7-8 centimetri. Sovrapponi le fasce e tagliale nel senso della larghezza, ottenendo delle tagliatelle larghe circa 5 millimetri. Cuoci le verdure in acqua salata, le verze a piccoli pezzi e le patate a tocchetti, unisci i pizzoccheri dopo 5 minuti (le patate sono sempre presenti, mentre le verze possono essere sostituite, a secondo delle stagioni, con coste o fagiolini). Dopo una decina di minuti raccogli i pizzocheri con la schiumarola e versane una parte in una teglia ben calda, cospargi con formaggio di grana grattugiato e Valtellina Casera dop a scaglie, prosegui alternando pizzoccheri e formaggio. Friggi il burro con l’aglio lasciandolo colorire per bene, prima di versarlo sui pizzoccheri. Senza mescolare servi i pizzoccheri bollenti con una spruzzata di pepe.

Salmone marinato

LA MARINATURA DEL PESCE PER UN SAPORE SEMPRE NUOVO

Per cuocere o insaporire carne e pesce spesso si utilizza la marinatura, viene scelta in alcuni  casi per cuocere, sfruttando la parte acida degli ingredienti che ne fanno parte. In altri casi invece viene utilizzata prima della cottura per conferire all’alimento un sapore in più e per ammorbidirne le fibre.

Pesce al fornoParlando di pesce la marinatura è particolarmente utile se si intende cuocerlo al forno per evitare che la cottura lo secchi troppo. Prima di grigliarlo invece la marinatura permette un risultato finale da leccarsi le dita.

La marinatura del pesce consiste nella sua immersione in un liquido composto da tre tipi di ingredienti: una parte acida (limone, aceto, vino o birra), una parte grassa, di solito olio d’oliva e aromi vari dati da spezie e erbe. Il pesce si può marinare intero o tagliato a fettine sottili per un tempo variabile.

Branzino marinatoAd ogni tipo di pesce si abbina un diversa marinatura capace di esaltarne al meglio il sapore. Il salmone ad esempio può essere marinato con aceto (di mele o balsamico) peperoncino e olio o, se si preferisce un gusto  più delicato, semplicemente con olio sale e limone. Da provare anche una marinatura, tipicamente svedese, quella che viene utilizzata prima di affumicare il salmone, unendo aneto sale e zucchero nella stessa quantità, cannella e noce moscata. In questo caso però, prima della cottura è necessario sciacquarlo, il risultato sarà molto particolare e perfetto da abbinare a del formaggio fresco o creme fraiche.

Salmone marinatoIl tonno si abbina benissimo agli agrumi, ideale la marinatura con pompelmo rosa, olio e sale, l’arancia invece è perfetta per un carpaccio di branzino. Se si preferisce un piatto dai sapori orientali, si può marinare il tonno in olio e salsa di soia, impanarlo con semi di sesamo e cuocerlo giusto un paio di minuti per lato in modo che all’interno rimanga crudo.

Per il pesce spada invece è una buona idea scegliere ingredienti tipicamente mediterranei come olio limone, capperi e olive.

Una tecnica semplice da utilizzare spesso per portare intavola una piacevole varietà di sapori.

Tarte tatin_fetta

TARTE TATIN, UN ERRORE DA LECCARSI LE DITA

Tarte TatinSpesso le migliori ricette nascono da semplici errori e dall’ingegno del cuoco che deve salvare la situazione. È proprio questa la storia della Tarte Tatin, l’inconfondibile torta di mele rovesciata.  Secondo la leggenda una delle sorelle Tatin che gestivano L’Hotel-restaurant Tatin. Caroline di solito si occupava di accogliere i clienti all’ingresso  invece Stephanie si dedicava alla cucina. Una domenica durante la quale stava preparando il pranzo per alcuni cacciatori bruciò la torta e per salvare il dessert  decise di imburrare una teglia, rivestirla di zucchero e la ricopre di mele, sovrappensiero si dimenticò la base di brisé, per salvare la situazione decise di ricoprirle con la pasta e terminare la cottura così, una volta sfornata la girò e servì. Il successo fu tanto, i cacciatori ne furono entusiasti ed è così che nacque una torta diventata velocemente un classico.

Anche grazie a questa deliziosa torta l’Hotel si guadagnò una stella Michelin cosa che ha contribuito a far conoscere la ricetta a sempre più persone. Il grande Maurice Edmond Sailland detto Curnonsky, il più grande gastronomo francese del ventesimo secolo, dopo averla assaggiata se ne innamorò e contribuì a diffondere la ricetta pubblicandola su “La France gastronomique” del 1926.

Tarte tatin_fetta“Prendi un piatto di rame stagnato, profondo circa 6 cm, che viene rivestito all’interno con uno spesso strato di burro, quindi uno strato di zucchero a velo spessa un centimetro. Riempi il piatto con uno strato di spicchi o pere di mela; su questi quarti, aggiungete un po ‘più di burro e zucchero, quindi coprite il tutto con una pasta spezzata dello spessore di un centesimo.

Cuocere su un buon fuoco di carbone, tutto coperto con un forno da campo anche guarnito con un fuoco luminoso. Tempo di cottura: da 20 a 25 minuti.

Togliere il forno dal campo e controllare se la cottura è soddisfacente sollevando il bordo dell’impasto con un coltello. La torta è cotta quando i frutti sono dorati e lo zucchero un po ‘caramellato.

Modella la torta con il piatto in cui devi servire, quindi capovolgila in modo che il frutto sia in cima. Servire caldo”

Spesso oggi si usa servirla accompagnata da gelato alla vaniglia o della panna montata.

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CARCIOFI, UNA BONTÀ DA GUSTARE FINO ALLA PRIMAVERA

shutterstock_708518356È questo il periodo dell’anno migliore per acquistare i carciofi. Siamo nel pieno della loro stagione, il momento della raccolte va infatti da novembre ad aprile-maggio, per questo ora si trovano facilmente, sono buoni e non costano troppo.

I carciofi che sono più spesso presenti sui banchi di mercati e supermercati in Italia sono quelli sardi, la Sardegna infatti è la regione leader nella produzione di questa verdura, ma sono coltivati anche in Sicilia Lazio, Liguria e Campania. Le prime coltivazioni risalgono ai tempi dei Romani una verdura nota anche per le sue proprietà medicinali e che si diffuse nei secoli presso le civiltà dell’Italia meridionale e insulare.

shutterstock_589162625Sono trai vegetali più ricchi di fibre per questo sono davvero molto utili al buon funzionamento dell’intestino è inoltre una buona fonte di vitamina B, C e K.

I carciofi sono alla base di moltissime ricette della cucina popolare italiana tra cui la squisita vignarola.shutterstock_193034921 È una ricetta di origine contadina, l’origine del nome di questa ricetta fa riferimento al vignarolo, il fruttivendolo, forse perché in origine veniva preparata con gli avanzi delle vendite quotidiane. L’origine del piatto però è incerta, forse veniva preparata dai viticoltori della zona di Velletri, una zona ampiamente coltivata con i vigneti, intorno ai quali venivano coltivate fave e piselli che sono presenti nella ricetta. I viticoltori probabilmente preparavano questo piatto al ritorno dai campi con le verdure raccolte negli orticelli, tutte da cuocere in pochi minuti.

Una preparazione da cucinare in primavera con gli ultimi carciofi, le mammole, insieme a piselli fave e magari gustare con qualche fetta di pane secco. Viene servita come zuppa lasciandola un po’ liquida oppure lasciandola asciugare di più si può servire come antipasto o come ricco contorno.

Una ricetta tramandata di famiglia in famiglia e per questo ricca di varianti. In alcune famiglie viene insaporita con della pancetta e utilizzata per condire paste o risotti.

cantina vini

COME CONSERVARE E SERVIRE IL VINO PER ESALTARLO AL MEGLIO

cantina viniIl vino buono deve essere trattato bene, coccolato e servito con le giuste precauzioni per non rischiare di rovinarne i suoi aromi e profumi speciali.

È buona regola conservarlo a temperature piuttosto basse, tra i 10° e i 14°, e al buio per conservarlo in modo corretto e mantenere le sue caratteristiche anche per mesi. La luce, anche artificiale, è in grado di innescare i processi ossidativi che rovinerebbero il vino. Se poi lo si lascia alla luce diretta del sole, il calore che ne deriva lo degraderebbe ancora più velocemente.

Se si vuole conservare il vino per un periodo di tempo piuttosto lungo è consigliabile tenere la bottiglia sdraiata, in questo modo il vino rimane a contatto con il tappo mantenendolodecanter e tappi umido e diminuiscono le possibilità che l’ossigeno entri nella bottiglia attivando processi di ossidazione. È da sfatare il mito che se il vino rimane a contatto a lungo con il tappo potrebbe prenderne lo sgradevole sapore. In realtà quando un vino sa di tappo è a causa di composti organici derivanti da muffe e funghi presenti nel sughero e che si sono sviluppati all’interno della pianta utilizzata per ricavarne il sughero e, purtroppo, nel caso in cui nel tappo fossero presenti questi composti, non esiste nessuna precauzione realmente efficace in grado di proteggere il vino.

vino rossoSe la bottiglia tenuta sdraiata contiene vino giovane è sufficiente a farla respirare in un decanter per dar modo al vino di mostrare tutti i suoi aromi. Se invece si tratta di un vino invecchiato, meglio tenerla almeno 24 ore in posizione eretta per permettere ai residui e sedimenti di depositarsi sul fondo e in questo caso, il tempo per farlo respirare deve essere ridotto per non rischiare di perdere tutte le note fruttate presenti.

Dopo averlo fatto respirare è importante anche scegliere il bicchiere giusto per esaltare al meglio il vino.  Vini rossi tannici e corposi come il Barolo ad esempio, necessitano di bicchieri grandi e panciuti, per i vini bianchi o i novelli solitamente si usano bicchieri più slanciati.

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OBIETTIVO 2018: MENÙ GUSTOSI E RICCHI DI SALUTE

094551597_3105Il nuovo anno con i suoi buoni propositi e il rientro dalle vacanze sono i giorni che vengono scelti molto spesso dalle persone che intendono iniziare a prendersi maggiormente cura di se stessi e magari cercare di tornare in forma, dopo un po’ di giornate particolarmente impegnative dal punto di vista culinario. Lasciare passare i primi giorni di ambientamento al cambio di ritmi e di orari è una scelta migliore però, se non si vuole rischiare di fallire e non rispettare i propri propositi in pochi giorni.

Il rientro al lavoro ha sempre bisogno di un po’ di pazienza per recuperare le abitudini quotidiane perse durante le vacanze, quando è stato possibile prendersi i propri tempi, alzarsi più tardi e quando le occasioni per stare in compagnia e magari lasciarsi andare un po’ a tavola, sono state indubbiamente numerose. Per questa ragione, il week end che sta per iniziare è il momento migliore per organizzarsi e ripartire lunedì prossimo con le migliori intenzioni.

s0_350Prendersi cura del proprio corpo senza rinunciare al gusto è possibile e non troppo difficile se ci si organizza nel modo giusto. È importante dedicare il giusto tempo alla preparazione dei piatti.

Meglio evitare, infatti, bar, ristoranti e take away se si vuole nutrire il proprio corpo con alimenti più semplici e sani.

Sfruttando un ottimo prodotto di stagione come il radicchio si possono portare in tavola i Cavatelli con prosciutto cotto radicchio tardivo e noci un piatto squisito e veloce da preparare. La frutta secca è una risorsa molto importante per una dieta sana. Aggiungerla ai piatti alle insalate e a i dolci assicura gusto , porta una piacevole croccantezza e numerose vitamine, nel caso delle noci si arricchisce il piatto di preziosi omega 3 e omega 6. Gli Involtini di bresaola invece sono una soluzione davvero golosa per un pratico pranzo in ufficio.

113203141_9557Le Zucchine ripiene di quinoa con prosciutto cotto Snello sono invece un piatto unico ricco di proteine adatto ai celiaci perché la quinoa è uno pseudo-cereale senza glutine e lo è anche il prosciutto cotto Snello.

Tante idee per iniziare a cucinare piatti ricchi di sapore, ma anche adatti a tornare in forma. In questo periodo inoltre si può approfittare anche della vantaggiosa offerta dell’e-shop di Rovagnati, fino al 25 gennaio 2018 acquistando cinque prodotti della linea Snello la spedizione è gratuita.

Gnocchi al formaggio

GIOVEDÌ? GNOCCHI!

Gnocchi di patateSi usa dire: giovedì gnocchi e alcune osterie romane ancora oggi rispettano la tradizione che prevede poi per il venerdì il pesce e il sabato invece, la trippa.

Gli gnocchi che vengono sono serviti più frequentemente sulle tavole sono quelli di patate e sono l’evoluzione di una ricetta ben più antica che si può far risalire al 1300-1500- d.C. I primi gnocchi però venivano chiamati zanzarelli ed erano a base di pane raffermo, un po’ come i canederli tipici del Trentino Alto Adige.

Gnocchi di zuccaPer vedere in tavola gli gnocchi simili a quelli che conosciamo oggi si deve aspettare fino alla fine del XIX secolo nonostante le patate fossero state importate molto tempo prima.

Preparare degli gnocchi davvero buoni è tutt’altro che semplice, serve esperienza. L’impasto infatti oltre alle patata e alle uova prevede l’utilizzo della farina, che deve essere però utilizzata con molta moderazione per evitare di ritrovarsi degli gnocchi duri, l’impasto rimane quindi piuttosto appiccicoso, per questo è necessaria un po’ di pratica. È importante poi scegliere la patata giusta, solitamente si prediligono le patate bianche, meglio ancora se un po’ vecchiotte perché più povere di acqua caratteristica che permetterà di usare meno farina e di ottenere quindi degli gnocchi più morbidi. Si tratta di una di quelle ricette che di solito viene ereditata dalla famiglia, dalle nonne che lo insegnano ai nipoti.

Gnocchi al formaggioLa ricetta più tradizionale, come dicevamo, prevede l’utilizzo delle patate, ma esistono anche versioni con altri ingredienti, come la zucca, le melanzane, ricotta e spinaci. Gli gnocchi alla romana sono una versione molto golosa a base di semolino e solitamente servita a quenelle o a dischi conditi con abbondante burro e formaggio grattugiato.  Si chiamano gnocchi, o meglio gnocchetti, anche quelli sardi che però sono in realtà una semplice pasta. Lo gnocco fritto invece ha in comune solo il nome, ma si suppone che l’analogia tra le due ricette si riferisca alla somiglianza dell’impasto prima della cottura, l’impasto per quest’ultima preparazione viene infatti fritto e servito con formaggi e salumi.

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PICI ALL’AGLIONE SPECIALITÀ TOSCANA DA PROVARE!

La Toscana è una terra caratterizzata da una tradizione culinaria di origini contadine, semplice e gustosa. Tra le numerose specialità della zona, non si possono non citare i Pici, degli spaghettoni rustici, che trovano nel sugo all’aglione il condimento ideale per esaltarne il sapore.

shutterstock_760573393I pici sono spesso preparati in casa con farina e acqua lavorati poi a mano fino ad ottenere degli spaghetti spessi e piuttosto irregolari. Si differenziano dai bigoli perché quest’ultimi vengono trafilati al bronzo e dalla pasta emiliana per l’assenza dell’uovo tra gli ingredienti. La preparazione di questo particolare tipo di pasta risale al tempo degli Etruschi, fin da allora le mani hanno iniziato a impastare le giuste proporzioni di acqua, farina, sale e olio per ottenere un tipo di pasta la cui ricetta è stata tramandata fino ai giorni d’oggi. Il nome deriva dal termine appicciare e si riferisce al tipo di lavorazione necessaria per realizzarli.

La tradizione toscana li vuole conditi con il sugo di nana (anatra), con un ragù di carne o con le briciole (briciole di pane toscano soffritte in olio di oliva), ma si sposano alla perfezione ad un altro prodotto tipico della zona, l’aglione di Valdichiana. Si tratta di un aglio dalle dimensioni molto generose, può raggiungere fino agli 800 g di peso ed è caratterizzato da un sapore particolarmente delicato. È più digeribile perché non contiene alliina, un amminoacido che conferisce al comune aglio il suo sgradevole odore. Ha una forma quasi sferica, un po’ schiacciata ai poli e composto da solo 5-6 spicchi molto grandi. Prende il nome dalla zona nella quale viene prodotto, la Valdichiana appunto, dove viene coltivato da sempre con metodi naturali.

La Pasta all’aglione è una ricetta molto semplice da preparare e molto gustosa, vista la difficoltà nel reperire questo particolare tipo di aglio, si può sostituire anche con un normale aglio, ma se ci si trova in zona vale la pena cercarlo per prepararsi una pasta davvero a regola d’arte.

shutterstock_311454578 (2)Ricetta Pasta all’aglione

Ingredienti

360g  di pici

1 testa di Aglione di Valdichiana (oppure 4 spicchi d’aglio comune)

1 kg di pomodori ramati

2 peperoncini

Sale q.b.

Olio q.b.

Preparazione

Trita finemente l’aglio soffriggilo in padella con un po’ d’olio facendo attenzione che non si scurisca, ma che si sciolga, aggiungi i peperoncini tritati e a cui avrai tolto i semi. Unisci anche i pomodori a pezzetti aggiusta di sale e cuoci fino a quando i pomodori si saranno cotti. Cuoci i pici in abbondante acqua salata e condiscili con il sugo all’aglione.

 

 

Migliaccio

IL 2017 A TAVOLA SECONDO GOOGLE TRENDS

MigliaccioIl 2017 ci ha appena salutato e come sempre si guarda indietro prima di ripartire verso un nuovo anno, sicuramente ricco di sorprese. Google Trends ci aiuta nel bilancio annuale pubblicando, come ogni anno, la classifica degli argomenti più ricercati nel 2017.

Nella sezione delle ricette quest’anno primeggia il migliaccio napoletano un dolce tipico del periodo di Carnevale, in origine era una specie di polenta di miglio fritta o cotta al forno. Oggi per prepararlo si usa invece il semolino al quale si unisce zucchero, uova, burro, ricotta e latte, ingredienti simili al ripieno delle famosissime sfogliatelle napoletane, per questo la torta viene chiamata anche sfogliata. Al secondo posto della classifica compare la carbonara protagonista anche della sezione di Google Trends: come si prepara… Un piatto della tradizione composto da pochi ingredienti che è importante scegliere con cura e cucinare con attenzione per un risultato ottimale.

CarbonaraAl terzo posto della classifica si trova la Pastiera, altro grande classico partenopeo, questa volta servito tradizionalmente a Pasqua.  Si trovano poi la caponata siciliana, la ribollita, l’amatriciana e il gateau di patate mostrando una prevalenza di ricette del centro sud tra i gusti degli italiani. Nella classifica poi, appaiono anche altri dolci come le fave dei morti, il castagnaccio e la colomba quest’ultima ricerca stupisce perché è un dolce un po’ complicato da preparare, come tutti i lievitati ha bisogno di molta cura, forse questo dato rileva una voglia di portare in tavola cibi genuini.

Olive in salamoiaLa cucina è sempre presente nelle curiosità italiane, oltre alla carbonara infatti nella sezione come si prepara, compaiono al primo posto le olive in salamoia, ma tra i primi dieci ricercati si trova anche la marmellata di albicocche, il pesto e la crema pasticcera.

Il minimo comun denominatore delle ricette più ricercate su google sembra essere la tradizione e la voglia di portare nuovamente in tavola i piatti della nonna, un desiderio di mangiare con semplicità alla ricerca di quei gusti che hanno accompagnato l’infanzia.

Cotechino e lenticchie

COTECHINO DURANTE LE FESTE: TRADIZIONE E IDEE ORIGINALI

Cotechino e lenticchieDurante il cenone di capodanno non può mancare, è il re indiscusso, il vero protagonista, stiamo parlando del cotechino.

È una pietanza tipica dell’Emilia Romagna e in particolare di Modena, dove un tempo veniva preparato nel giorno di Santa Lucia e cucinato e gustato in occasione delle festività natalizie perché composto da parti del maiale che hanno bisogno di essere consumate velocemente in quanto deperiscono in fretta. L’ingrediente principale un tempo era la cotenna a cui si aggiungevano altre carni del maiale non adatte alla stagionatura e ricche di tessuto connettivo, è proprio grazie a quest’ultimo che la consistenza dell’insaccato risulta piacevolmente gelatinosa. Oggi si può preparare per tutto il periodo invernale, grazie alle produzioni industriali, ma certamente il periodo di Natale e Capodanno è quello in cui viene apprezzato maggiormente.  Nei classici menù delle feste è sempre presente e fa felici i palati di grandi e piccini.

Cotechino in crostaLa tradizione vuole che venga servito con le lenticchie, che si ritiene siano anche di buon auspicio per le finanze oltre ad essere buonissime abbinate alla particolare carne del cotechino. In alternativa viene spesso accompagnato anche da puré o polenta. Per consumarlo in modo più originale e inusuale, si può utilizzarlo per preparare un gustosissimo ragù o un risotto  i più esperti, poi, potrebbero cimentarsi nel preparare un cotechino in crosta o uno sfiziosissimo  finger food utilizzando le fette di cotechino come se fossero degli hamburger per farcire delle tartine aggiungendo anche insalata e pomodori.

Per le persone che durante le festa hanno voglia solo di riposare per recuperare fino in fondo le energie necessarie ad affrontare un nuovo anno, ma devono organizzare la cena per passare una fine dell’anno indimenticabile con gli amici, la tecnologia e Rovagnati vengono in grande aiuto. Sull’e-shop di Rovagnati infatti si possono trovare tantissimi ottimi prodotti, perfetti per preparare un menù di ricco e gustoso.

FestaUna volta ultimato il menù, per una serata dell’ultimo giorno dell’anno davvero tradizionale, non manca altro che aspettare la mezzanotte facendo il conto alla rovescia, brindare con ottime bollicine, gustare pandoro e panettone al momento del dolce, magari servita con golosissima crema al mascarpone, indossare qualcosa di nuovo, utilizzare un indumento rosso, assistere ad uno spettacolo di fuochi d’artificio e baciarsi sotto il vischio.

Tavolo Natale

LE TRADIZIONI DI NATALE NEL MONDO

Tavolo NataleIl giorno di Natale è vicino e nelle nostre case si prepareranno e serviranno i tipici piatti della tradizione natalizia. Salumi italiani, pasta ripiena o al forno, lesso e tanti, tanti dolci nei prossimi giorni saranno serviti in abbondanza nelle case delle famiglie italiane. Ma Natale è una festività che si festeggia in tutto il mondo attorno ad un tavolo con le persone a cui si vuole più bene. Tanti sono i piatti tipici del periodo natalizio, preparati per festeggiare in famiglia.

La tradizione inglese non prevede festeggiamenti per la vigilia, i bimbi però appendono le proprie calze che verranno poi riempite da Babbo Natale e gustano il Mince Pie, una tortina di pasta frolla o sfoglia e ripiena di frutta secca, spezie e liquore. Il 25 dopo aver aperto i regali si pranza in famiglia con il tacchino arrosto e come dolci si serve il Christmas cake e il Christmas Pudding, un dolce morbido e molto speziato composto da 13 ingredienti che simboleggiano Gesù e i suoi discepoli e per preparare il quale è importante che ogni componente della famiglia mescoli l’impasto rigorosamente in senso antiorario. Due dolci immancabili così come lo sono il pandoro e il panettone da noi.Mince Pie Qui però il Natale non finisce con il pranzo, non può mancare il tradizionalissimo afternoon the, che in questa occasione viene servito alle 18.00 con dolcetti vari tra cui il Mince Pie della vigilia.  Un dolce che si trova anche nella tradizione statunitense qui però viene posizionato vicino al camino per dare modo anche a Babbo Natale di assaggiarlo.

In Francia il pranzo di Natale si chiama Reveillon e il menù varia parecchio da regione a regione, ma solitamente in tavola non possono mancare ostriche, salmone affumicato, foie gras, tanti formaggi e come  dolce il tradizionale buche de Noel, un rotolo dalla consistenza gelatinosa ricoperto di cioccolato fatto di gelato e macarones.

RisalamandeIn Spagna si servono antipasti a base di pesce e come portata principale invece piatti a base di carne o di pesce. il momento migliore arriva quando si servono i dolci e quando si possono gustare vari tipi di turròn, torroni più o meno duri a seconda della zona di provenienza e dolci di marzapane.

In Danimarca durante la cena della vigilia non possono mancare l’anatra farcita con mele e prugne, l’arrosto di maiale con pancetta e squisite patate caramellate. Il dolce tipico invece è il Risalamande, un dolce a base di riso, panna fresca, latte e zucchero, servito di solito con una marmellata di ciliegie.

In Brasile l’atmosfera è completamente diversa perché il Natale cade nel pieno della stagione estiva, ma anche qui si usa stare in famiglia. Di solito ci si riunisce per la vigilia e si aspetta la mezzanotte per cenare. Il menù prevede tacchino, maiale affumicato, farofa (un contorno fatto di farina di manioca, con tanto aglio, pancetta, burro e prezzemolo) e Salpicao, una sorta di insalata russa con pollo, prosciutto cotto, piselli, mela, carota, sedano, peperoni e maionese. Il pranzo il giorno successivo di solito è composto dagli avanzi della cena di Natale.

Pasta alla norcina

PASTA ALLA NORCINA

SalsicciaLa pasta alla norcina è un piatto umbro da provare assolutamente quando ci si trova in zona. Di solito si prepara con una pasta tipo penne o rigatoni oppure con gli strangozzi, degli spaghettoni grossi simili ai pici toscani, condita con salsiccia panna e pecorino e una grattata di tartufo nero della zona.

Il nome pare derivi dall’utilizzo delle salsicce dei maestri norcini. Nel medioevo gli esperti lavoratori della carne di suino durante l’inverno lasciavano la propria città di origine, Norcia, per lavorare in tutta l’Italia centrale. In questo periodo, l’area intorno a Norcia godeva di una certa ricchezza che si protrasse fino al XVII. In seguito però, numerosi terremoti costrinsero gli abitanti della zona, ridotti ormai in miseria, ad abbandonare i luoghi d’origine, trasferendosi soprattutto verso Roma e diffondendo così l’arte di produrre i salumi anche nella capitale. È per questo che gli esperti lavoratori della carne di maiale venivano chiamati proprio norcini.

Pasta alla norcinaProbabilmente la panna, ingrediente che solitamente si utilizza oggi per preparare questa golosa ricetta, un tempo era sostituita dalla ricotta. Secondo altre tradizioni, si usava invece il pecorino, rendendo la ricetta più simile ad un’altra ricetta tipica della zona, la gricia. Per riuscire a preparare una pasta alla norcina DOC è necessario utilizzare la salsiccia dei norcini umbri, dal sapore inconfondibile grazie alla presenza nell’impasto di aglio e pepe.

La preparazione è semplicissima e facilmente replicabile anche a casa. La salsiccia va sbriciolata e cotta in padella con un filo d’olio, e la cipolla. Dopo aver sfumato con un po’ di vino bianco, si aggiunge la panna e si insaporisce, infine, con del pecorino locale e una grattata di tartufo nero. Alcuni ristoranti della zona la servono inserendo tra gli ingredienti anche i funghi della zona, in questo caso, di solito, viene preferito però l’utilizzo della pasta lunga.