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i prodotti alimentari dalla A alla Z

arrosticini

ARROSTICINI, INCONFONDIBILI SPIEDINI ABRUZZESI

Quando si decide di preparare una cena a base di carne alla griglia gli spiedini sono una preparazione davvero sfiziosa e immancabile. Piccoli pezzi di carne infilati in un bastoncino capaci di fare felici grandi e piccini.

Si possono infilare diversi tipi di carne e alternarli a verdure. Lo spiedino più tipico è composto da carne rossa, carne bianca e salsicce. Anche la variante con il pesce può dare grandi soddisfazioni.

arrosticiniC’è anche una varietà particolare di spiedini originari dell’Appennino abruzzese, gli arrosticini. Di dimensioni ridotte rispetto agli spiedini classici, piccoli bocconcini uno tira l’altro, sfiziosi e particolarmente saporiti. Sono preparati con carne ovina, un tempo di ciavarra, una pecora giovane che non ha ancora partorito, oggi si trovano arrosticini di castrato cioè una pecora di età superiore ai sei mesi e inferiore ai due anni.

arrosticini fornacellaLa preparazione, secondo tradizione, consiste nel tagliare la carne a piccoli cubetti e infilarla in spiedini detti in dialetto cippe o cippitill. Si cuociono poi su un particolare braciere dalla forma allungata a canalina chiamata in zona fornacella, furnacella, rustillire o la canala.

arrosticini cotturaÈ importante che la carne non venga mai a contatto diretto con il fuoco per evitare che bruci e per un risultato davvero squisito deve essere continuamente girata per ottenere una cottura uniforme. La cottura alla brace non è riproducibile con cotture casalinghe, ma si può cercare di ottenere un risultato altrettanto saporito con una marinatura in olio e pepe e rosmarino cuocendoli poi alla griglia o al forno.

L’origine degli arrosticini risale probabilmente alla fine dell’800. Era un cibo tipico dei pastori che se lo preparavano durante la transumanza, negli spostamenti dai pascoli primaverili-estivi a quelli autunnali-invernali, quando si trovavano a vivere in solitudine per lunghi periodi. In questo periodo dell’anno si cibavano degli animali non può produttivi, tagliavano la carne a tocchetti e utilizzavano come spiedi i fusti di piante trovate lungo i fiumi. Alternavano pezzi di carne magra al grasso cosicché anche la carne delle bestie più anziane potesse risultare gustosa.

Solitamente gli arrosticini si mangiano accompagnati esclusivamente da pane casereccio condito con olio d’oliva.

pistacchi

TUTTE LE QUALITÀ DEI PISTACCHI

pistacchiI pistacchi sono un frutto molto prezioso per le sue qualità nutrizionali, uno snack perfetto da consumare come spezza-fame tra un pasto e l’altro e sono anche un ingrediente facilmente abbinabile in cucina. Utile per preparare condimenti per la pasta, carne, pesce, crostacei, salumi, inoltre è perfetto per i dolci.

Buono, versatile in cucina e capace di fare anche molto bene alla salute. È infatti una buona fonte di ferro calcio, magnesio e potassio e delle vitamine del gruppo B, ma anche la vitamina A C E K.

panino salame pistacchioLa pianta può raggiungere anche i dodici metri ed è originaria del Medio Oriente. Anche oggi le maggiori coltivazioni si trovano proprio in Iran e Turchia.

In Italia la coltivazione del pistacchio è circoscritta alla zona dell’Etna, la produzione è limitata, ma il pistacchio di Bronte è rinomato per il suo gusto unico e particolare. Si riconosce facilmente anche per le sue dimensioni e per il caratteristico colore verde smeraldo. Chiamato in Sicilia l’Oro Verde, è un prodotto di eccellenza ed è tutelato dal marchio DOP. Una coltivazione che per Bronte rappresenta un’importante fonte di reddito.

pesto pistacchioAl pistacchio è anche dedicata una sagra ogni anno a fine settembre. In questa occasione vengono create ambientazioni tipiche dell’antica civiltà contadina e durante la Sagra è possibile assaggiare ed acquistare prodotti in cui il pistacchio è il rigoroso protagonista. Un evento che attira ogni anno migliaia di turisti provenienti anche dall’estero.

Tostato e salato si sgranocchia con piacere all’ora dell’aperitivo, ma, come si diceva, è un prodotto molto versatile in cucina. Ottimo per preparare un pesto unito a pecorino e olio per condire una saporita pasta da preparare in pochi minuti o per rendere speciale un panino. Tritato può diventare una panatura perfetta per carne e pesce. Può essere anche l’elemento croccante di una ricetta come le Praline di mortadella al pistacchio o anche nei Grissini di sfoglia mortadella e pistacchi. In pasticceria si utilizza per preparare gelati, creme, torroni e torte.

zuppa di lenticchie

LENTICCHIE, BUONE E VERSATILI IN CUCINA

zuppa di lenticchieLe lenticchie sono un legume spesso relegato a ruolo di portafortuna a Capodanno, ma che grazie delle sue numerose virtù, dovrebbe essere un protagonista frequente della nostra tavola. Buone e molto versatili in cucina sono l’ideale per preparare ottime zuppe, sono squisite come contorno, perfette per preparare hamburger o polpette, da usare anche sotto forma di farina per preparare pratiche frittate. Abbinate al cotechino sono una grande classico, ma sono ottime anche insaporite da cubetti di speck o pancetta, o da cubetti di zucca.

contorno con lenticchieSono un legume noto per il suo elevato potere nutritivo. Una buona fonte di proteine e carboidrati complessi, ricche di ferro, fosforo e vitamine del gruppo B, ottima fonte di fibre e per questo indicate in caso di stitichezza. Grazie a tutte queste caratteristiche nutrizionali si sono guadagnate l’appellativo di carne dei poveri.

Esistono diverse qualità di lenticchia, quelle di Castelluccio di Norcia sono tra le più conosciute e pregiate. Sono piccole e delicate, non serve ammollo e hanno ottenuto la certificazione IGP.

Le lenticchie rosse, conosciute anche come “lenticchie egiziane”, sono veloci da cuocere usate molto nei paesi medio orientali, ideali per quando si ha poco tempo in cucina, in quanto si cuociono in pochi minuti e molto digeribili in particolare nella versione decorticata.

hamburger di lenticchieLa lenticchia verde di Altamura è chiamata anche lenticchie gigante a causa delle sue dimensioni è infatti più grande rispetto alle altre. È tornata in auge negli ultimi anni e ha ottenuto la certificazione IGP nel 2017.

La lenticchia di Rascino è coltivata nell’Altipiano omonimo ad un’altitudine di 1150 metri. Sono caratterizzate da una dimensione ridotta e un colore non uniforme che va dal rossiccio al marrone scuro. Prodotte in modo naturale senza l’uso di diserbanti, concimi o altre sostanze chimiche molto spesso da aziende a conduzione familiare o da privati per consumo proprio.

Le lenticchie di Onano sono anche in questo caso prodotte all’interno del comune omonimo che si trova nella provincia di Viterbo. I semi hanno origine in Siria e in paesi del Medio Oriente come Palestina, Giordania, Iran. Una volta giunte nel Mediterraneo hanno trovato un terreno molto favorevole per la loro diffusione.

pasta carciofi

COME RICONOSCERE I CARCIOFI FRESCHI

carciofiI carciofi sono una verdura nota già presso i Greci dai quali venivano chiamati kinara i Romani invece li chiamavano cynara. In questo periodo si trovano in abbondanza sui banchi dei mercati. È una verdura molto versatile perfetta per preparazioni adatte ad ogni menù. Fritti posso essere serviti come sfizioso aperitivo, ma possono essere l’ingrediente ideale anche di ottimi antipasti, primi piatti, zuppe, torte salate, se farciti possono essere un ottimo secondo, ma sono squisiti anche come un semplice contorno.

Sono una fonte preziosa di potassio, sali minerali, fibre e ferro.

Quando sono freschi e con il gambo si possono conservare in una brocca con un po’ di acqua come se fossero un bouquet di fiori, si mantengono bene anche in frigorifero fino ad una settimana.

Ma come riconoscere i carciofi freschi?

  • carciofi tagliatiPrima di tutto si devono osservare e toccare le foglie, i carciofi freschi sono stretti e duri.
  • L’aspetto è un indizio importante. Devono essere di colore verde lucido e senza macchie nere e marroni.
  • Un altro segnale che salta all’occhio e che può dare informazioni sulla freschezza del carciofo si può trovare osservando le punte esterne che devono essere di colore verde scuro, mentre quelle interne più chiare.
  • Il gambo del carciofo deve essere tenero al tatto e privo di ammaccature.
  • Si possono trovare informazioni sulla freschezza dei carciofi anche analizzando le foglie esterne: se piegandone uno oppone resistenza e si spezza significa che è fresco, se invece se si piega e ritorna a posto, vuol dire che non è un carciofo fresco.

Per acquistare carciofi di qualità è meglio preferire quelli di dimensioni ridotte, se sono troppo grandi possono risultare troppo duri con il rischio di rovinare il piatto che si desidera preparare.

Le ricette per prepararli sono davvero tante, sicuramente l’abbinamento con salumi  e formaggi è in grado di esaltarne al meglio i sapori.

pasta carciofiFusilli carciofi e speck

Ingredienti

320 g di fusilli

200 g di speck tagliato a fette spesse

100 g di formaggio grattugiato

1 spicchio d’aglio

Olio q.b.

Sale q.b.

Pepe q.b.

Prezzemolo q.b.

Preparazione

Elimina le foglie più esterne dei carciofi, tagliali a spicchi ed elimina la “barba” interna. Cuocili in padella con un filio d’olio e uno spicchio d’aglio. Intanto cuoci la pasta al dente in abbondante acqua salata. Quando saranno cotti, elimina l’aglio, frullali con il formaggio grattugiato e un po’ di acqua di cottura della pasta fino ad ottenere una crema. Aggiusta di sale e pepe. Taglia lo speck a cubetti e saltalo in padella, unisci la crema di carciofi e la pasta.

 

 

 

Clementine

CLEMENTINE… ED È SUBITO NATALE!

ClementineQuando si apre una clementina, si sprigiona in tutta la stanza un inconfondibile profumo che fa pensare subito al Natale. È appena iniziata la stagione di questi frutti colorati e squisiti. Si trovano ormai facilmente sui banchi di mercati e  supermercati. Proprio durante le festività natalizie si toccherà l’apice della produzione.

Sono simili ai mandarini dai quali differiscono per il colore più aranciato della buccia e della polpa, per la forma più rotonda e per l’assenza di semi. È conosciuto anche con il nome mandarancio proprio perché è un agrume appartenente al gruppo degli ibridi tra mandarini e arance.

Clementine -NataleDifficile mangiarne solo uno, sono il tipico alimento “uno tira l’altro”. È spesso preferito all’arancia perché ha un sapore meno aspro.

Le origini del suo nome clementina sembra risalgano a Fra Clément Rodier che scoprì in modo accidentale un albero di mandarino nel giardino del suo orfanotrofio in Algeria. Secondo altre fonti  la scoperta fu di un altro religioso francese, Pierre Clément e che le scoprì decenni prima, ma in modo decisamente intenzionale. .Anche se è probabile che questo ibrido provenga dalla Cina o dal Giappone il merito di Fra Clément potrebbe essere quello di averlo introdotto nel Mediterraneo.

È un frutto che solitamente viene consumato fresco e in purezza. Si trova però spesso anche nelle macedonie, si può utilizzare per spremute, marmellate, sorbetti e sciroppi. I più coraggiosi potranno provare interessanti abbinamenti con la carne bianca e con i crostacei.

Spremute clementineGrazie al meteo favorevole per questo frutto, si prevede un’annata molto buona, con una produzione abbondante di clementine dolci e saporite. Per questo si potranno fare golose  scorpacciate di questo frutto senza spendere troppo e senza fare troppa fatica a trovarle buone. Non sarà necessaria cercare le clementine più grandi e costose, anche quelle di dimensioni più ridotte dovrebbero essere più che soddisfacenti per questo inverno.

Per essere sicuri di comprare delle clementine fresche è sempre meglio scegliere quelle con le foglie ancora attaccate perché sono garanzia di freschezza, ma se non ci fossero è bene scegliere quelle con la rosetta che rimane dove si stacca il picciulo ancora verde e non secca o marroncina, in questo caso la freschezza non è più garantita.

Avocado

LA VERSATILITÀ DELL’AVOCADO IN CUCINA

AvocadoL’avocado si trova sempre più spesso sulle nostre tavole, è un frutto dal sapore delicato è considerato un superfood ed è molto apprezzato in cucina per la sua versatilità.

Esistono diverse qualità di avocado, quelle che si trovano più facilmente in commercio sono il fuerte e l’hass. Il primo è caratterizzato da una forma allungata, a pelle liscia e una polpa di colore giallo. La sua origine è il Centro America, in particolare del Messico, ma si coltiva anche in Sicilia tra novembre e febbraio.

L’avocado hass è considerato uno dei migliori in commercio, ha una forma piuttosto tondeggiante, di dimensioni ridotte e una buccia scura e ruvida, la polpa ha una consistenza molto cremosa.

pasta con avocadoÈ un frutto, ma viene quasi sempre utilizzato come se fosse una verdura, per preparazioni salate. Impreziosisce le insalate, ma è perfetto anche per preparare condimenti per la pasta, per farcire panini e piadine e renderli più morbidi e meno secchi sostituendo le salse. Si abbina perfettamente con il salmone e il pesce in genere e anche la carne ed è, naturalmente, l’ingrediente principale del guacamole una salsa di origine messicana utilizzata fin dagli Aztechi. Si può utilizzare anche come sostituto del burro per preparare i dolci tenendo in considerazione che un avocado corrisponde a circa 50 g di burro.

insalata con avocadoSi differenzia dalla maggior parte dei frutti perché ricco di grassi, principalmente monoinsaturi, 100 g. di avocado  contengono circa 20 g. proprio per questo nel ‘700 si utilizzava come sostituto del burro e consumato spalmandolo sulle gallette, ragione per cui venina chiamato burro del marinaio.
È anche fonte di fibre, vitamine del gruppo B, vitamina K, potassio, vitamina E e vitamina C

L’avocado va utilizzato quando è ben maturo, per capirlo è necessario premerlo delicatamente, se è morbido è pronto per essere mangiato. Se sembra troppo duro, è sufficiente lasciarlo a temperatura ambiente per due o tre giorni.

Finocchi crudi

RICETTE E CURIOSITÀ SUI FINOCCHI

Finocchi crudiMaggio è l’ultimo mese in cui è possibile gustare il piacevole sapore dei finocchi. Poi bisognerà aspettare l’autunno per trovarli nuovamente freschi e saporiti.

È infatti un prodotto che sopporta bene le basse temperature invernali. Originario del Medio Oriente è arrivato nel Mediterraneo nel tardo Medioevo dove ha trovato clima e terreni perfetti per il suo sviluppo e la sua diffusione. In Italia si coltiva principalmente nelle zone centrali e meridionali dello Stivale.

È una pianta dalle riconosciute proprietà antiossidanti, depurative e digestive, al termine di pasti particolarmente pesanti si consiglia infatti di consumare una calda tisana di finocchio. Già gli antichi egizi ne conoscevano le qualità e lo utilizzavano proprio come digestivo. In India invece veniva utilizzato per produrre filtri afrodisiaci e contro i morsi del serpente.

finocchi al fornoIl termine infinocchiare, che si utilizza con il significato di prendere in giro qualcuno, è strettamente legato a questo ortaggio. I finocchi infatti hanno il potere di alterare la funzionalità delle papille gustative e dopo averli mangiato, tutto sembra più buono e più dolce.  Per questo un tempo gli osti che non brillavano per onestà erano soliti offrire spicchi di finocchio in pinzimonio agli avventori del proprio locale prima di dare loro del vino scadente o addirittura diventato aceto in modo da mitigarne il gusto e ingannare così il proprio cliente.

Crmble finocchi e BresaolaIn cucina è un ingrediente molto versatile, ottimo da consumare crudo in pinzimonio o in insalata, la tradizione siciliana ad esempio li serve con arance e olive nere. Squisito anche cotto al vapore, bollito o anche al forno. Unito ad altri ingredienti, può diventare un ottimo piatto e uscire così dalla sua solita categoria di contorno, ad esempio questo Crumble di bresaola Snello e finocchi, una ricetta saporita e originale perfetta quando si vuole servire un piatto nutriente e semplice da preparare, l’ideale per un picnic o una gita fuori porta.

Asparagi e crudo

LA STAGIONE DEGLI ASPARAGI

Asparagi e crudoLa primavera è ormai arrivata e con lei gli squisiti prodotti da poter assaporare in questo periodo dell’anno, quando sono particolarmente gustosi e approfittando del prezzo più basso. Le settimane di pioggia e umidità, seguite dai giorni di caldo e sole, hanno fatto sbocciare la produzione di asparagi in tutta Italia, l’abbondanza dunque permette di poterli acquistare a prezzi abbordabili.

Questo quindi è il momento giusto, per chi ama in modo particolare questi ortaggi, per portarli in tavola con più frequenza e togliersi la voglia.

AsparagiAi mercati si trovano diverse varietà, l’asparagina cioè gli asparagi più sottili sono particolarmente saporiti e perfetti per preparare frittate ottime. Gli asparagi più grossi e carnosi sono solitamente più facili da trovare e molto belli quando si vuole preparare un piatto che sia bello oltre che buono.
Ci sono poi gli asparagi bianchi, di questo colore perché vengono fatti crescere sotto terra, metodo che inibisce la produzione di clorofilla che conferisce il tipico colore verde. È una qualità caratterizzata da un sapore particolarmente delicato. Sono da provare anche gli asparagi selvatici dal sapore un po’ più pungente, perfetti per una frittata o da Asparagi con polloconservare in vasetto per allungarne almeno un po’ la stagione.

L’abbinamento degli asparagi con le uova è un classico, ma è un ortaggio che si abbina molto bene anche a formaggi e salumi. Arrotolandolo del prosciutto crudo o speck e farlo rosolare in forno qualche minuto a 190°, si può ottenere un antipasto davvero sfizioso o un secondo piatto leggero e goloso.

Ottimo condimento per paste o ingrediente prezioso per torte salate, accostarlo alle carni bianche permette di ottenere un piatto delicato, ma dalle grandi soddisfazioni.

Per un piatto gourmet con gli asparagi si possono utilizzare scaglie di tartufo o azzardare l’accostamento con le fragole e magari gamberetti per un’insalata fresca originale e nutriente.

Pizza napoletana

RICETTA E ORIGINI DELLA PIZZA, PATRIMONIO CULTURALE DELL’UMANITÀ

Pizza MargheritaSecondo la tradizione la pizza sarebbe nata nel mese di giugno dell’anno 1889, quando Raffaele Esposito, un cuoco dell’Antica pizzeria Brandi, decise di onorare la Regina Margherita di Savoia preparando un piatto con i colori della bandiera Nazionale. A quei tempi con pizza si intendeva una ricetta dolce, ma Raffaele ne inventò una salata con gli ingredienti che aveva a disposizione in quel momento, dando vita dunque alla pizza che conosciamo e amiamo oggi.

Tradizione popolare a parte, ci sono testimonianze secondo le quali la pizza in versione salata sarebbe esistita già alla fine del Setteccento, se ne trova una versione condita con aglio, olio pomodoro, mozzarella e strutto in Usi e costumi di Napoli e contorni descritti e dipinti, un libro di Francesco Bourcard che risale al 1858,  ma ci sarebbero testimonianze che farebbero risalire l’origine della pizza, condita con aglio, olio, strutto, caciocavallo, basilico ancora prima, nel Seicento.

Forno a legnaProprio quest’anno la pizza è diventata patrimonio culturale dell’umanità Unesco un grande riconoscimento per uno dei numerosi prodotti simbolo dell’italianità nel mondo.

Preparare la vera pizza Napoletana non è così semplice, per poterla definire così, si devono seguire le indicazioni date nel disciplinare pubblicato anche sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, che le garantisce il titolo di Stg, specialità tradizionale garantita. Preparazione pizzaPrima di tutto è obbligatorio utilizzare il forno a legna, grande attenzione deve essere data alle materie prime, ma il disciplinare spiega nel dettaglio tutti i passaggi necessari per preparare una pizza Napoletana a regola d’arte,

Per provare a preparare in casa una pizza speciale (pur non potendo seguire tutte le indicazioni del disciplinare) si può sperimentare la ricetta di Gino Sorbillo, il principe della pizza Napoletana. Una ricetta un po’ laboriosa, lo stesso pizzaiulo suggerisce di preparala la mattina per consumarla la sera, ma per ottenere un risultato da leccarsi le dita ci vuole tempo e tanto amore, si sa!

 

Ricetta Pizza di Gino Sorbillo

Pizza napoletana

Ingredienti

1 litro di acqua minerale naturale

1,750g di farina per pizza

58g di sale

4g di lievito di birra

Preparazione

Prendi una ciotola e sciogli il lievito nell’acqua. Aggiungi una prima parte di farina. Impasta aiutandoti con un cucchiaio/mestolo. Continua ad aggiungere pian piano la farina. Unisci il sale. Sposta l’impasto su un piano da lavoro e inizia a lavorarlo a mano. Aggiungi la farina rimanente. Impasta energicamente per qualche minuto. Poni poi la pasta in un recipiente coperto da una pellicola di plastica. Dopo quattro ore di lievitazione dividi la pasta in pagnotte da circa 280 g ciascuna. Fai riposare per altre quattro ore. A questo punto la pasta sarà pronta per essere lavorata. Dopo la seconda lavorazione inizia lavorare la pasta per creare i dischi di pizza. A questo punto la base è pronta per essere farcita con gli ingredienti desiderati e per essere infornata.

Agnolotti del Plin

AGNOLOTTI DEL PLIN, UNA BUONA TRADIZIONE

Agnolotti del PlinGli agnolotti del plin sono una specialità di pasta ripiena tipica del Piemonte. Le origini di questa preparazione, come spesso accade, sono incerte, ma probabilmente la prima volta sono stati preparati per riciclare gli avanzi di un arrosto, svelando così la loro origine popolare. Si trova però testimonianza della loro esistenza nel “La cucina sana, economica ed elegante secondo le stagioni” di Francesco Chapusot, un cuoco torinese. Un testo del 1846 in quattro fascicoli o dispense di circa 150 pagine ciascuno, dedicati ad ogni stagione.

È un tipo di pasta piuttosto semplice di realizzare per la forma, è infatti quadrata e ai lati viene schiacciata per rinchiudere il ripieno, un piccolo pizzicotto detto proprio plin in dialetto piemontese. Ma essendo di piccole dimensioni è piuttosto lunga da preparare. Un tempo si serviva al tovagliolo, dopo averli scolati venivano riposti in un tovagliolo ripiegato per non perdere la loro piacevole morbidezza. Solitamente venivano serviti senza alcun condimento, proprio per gustare fino in fondo il loro sapore. Oggi invece solitamente vengono perlopiù conditi con il sugo di arrosto o più semplicemente con burro, salvia e formaggio grattugiato o, ancora, con il ragù di carne alla piemontese oppure in brodo.

AgnolottiLa ricetta è piuttosto laboriosa, scegliere di prepararli  in casa significa prevedere parecchio tempo per la preparazione perché il ripieno non è crudo, ma è, almeno in parte, costituito da arrosto che va quindi prima preparato, lasciato raffreddare e tritato. Nel ripieno sono inoltre previste delle verdure, solitamente spinaci, ma d’inverno vengono spesso sostituiti da cavolo verza o scarola. Il ripieno viene avvolto in una tradizionale pasta all’uovo stesa sottile.

I ravioli del plin sono un tipico piatto delle grandi occasioni in famiglia, a Natale, Pasqua o comunque i pranzi della domenica. I vini migliori da abbinare agli agnolotti sono vini Piemontesi, rossi di medio corpo, i grandi DOC di Langhe e Roero, ad esempio il Grignolino di Monferrato Casalese DOC o il Grignolino d’Asti Doc.

Roast Beef

ROAST BEEF ALL’INGLESE: ORIGINI E CONSIGLI DI PREPARAZIONE

Roast BeefIl Roast beef all’inglese è una ricetta che, come si intuisce dal suo nome, ha origini anglosassoni. Il termine inglese roast beef significa letteralmente manzo arrostito e nella tradizione inglese veniva preparato allo spiedo utilizzando l’intera lombata di bue, per questo si considerava una portata adatta alle grandi occasioni. Solitamente viene servito come piatto principale e gli avanzi sono perfetti per farcire panini squisiti.

Oggi il Roast beef ha perso la sua valenza di celebrativa, si prepara in modo più semplice e casalingo al forno e utilizzando pezzi meno pregiati, in questo modo è diventata una preparazione adatta anche alla tavola di tutti i giorni.

Yorkshire puddingSolitamente si serve accompagnato dallo Yorkshire pudding,  una pastella con uova latte e farina cotta al forno, il risultato sono delle tortine perfette per accompagnare piatti di carne o in generale ricche di intingoli.

La diffusione di questo secondo piatto in Italia risale alla prima metà dell’800, sembra sia arrivato in Italia portato da Mazzini, ma si immagina che si sia diffuso grazie agli inglesi residenti nella penisola, soprattutto in Toscana.

Il tempo di cottura ricopre un ruolo di grande importanza per il roast beef. Solitamente viene servito Rare (al sangue) o Pink, cioè cotto fuori e molto al sangue all’interno. La cottura prevede infatti che l’interno venga solo riscaldato, ma non cotto fino in fondo.

Roast Beef paninoProvare a prepararlo a casa è semplice, in fondo si tratta di preparare un semplice arrosto ed è possibile scegliere il grado di cottura del proprio roast beef in base ai propri gusti tenendo in considerazione il peso del pezzo di carne:

  • al sangue 30 minuti
  •  mediamente al sangue 40 minuti
  • mediamente cotto 50 minuti
  • ben cotto 60 minuti

Per ottenere un buon roast beef è importante iniziare al cottura ad alte temperature e continuare con un calore più moderato, in questo modo si otterrà un pezzo di carne croccante fuori e ancora morbido all’interno. Prima di servirlo inoltre è consigliabile  farlo risposare per una decina di minuti, in questo modo i succhi della carne verranno riassorbiti nelle fibre e il risultato sarà più morbido.

 

 

barbabietole

BARBABIETOLA, VERSATILE IN CUCINA E RICCA DI QUALITÀ

barbabietoleLa barbabietola o rapa rossa è una radice che raramente arriva sulle nostre tavole, è molto più utilizzata invece nei pesi nordici, ma sarebbe da inserire nella propria dieta per le numerose qualità che la caratterizzano. È una radice ricca di sali minerali, vitamine e aminoacidi, fibre utili all’intestino e vitamine del gruppo B, utili a rafforzare il sistema immunitario. È ricca anche di acido folico, caratteristica che la rende perfetta per le donne incinta, assumerne la giusta quantità aiuta infatti la normale crescita del bambino.

Il suo colore intenso è utilizzato anche dall’industria alimentare per cambiare l’aspetto di alcuni alimenti in modo naturale, quando viene utilizzata appare tra gli ingredienti come E162.

Insalata babrbabietola fetaDella rapa rossa di solito si mangia solo la parte tondeggiante rossa, ma in realtà sono buonissime e molto salutari anche le foglie, si possono cucinare facilmente come se fossero degli spinaci. La radice invece di solito si consuma bollita e in insalata, da provare a cubetti con la feta, il sapore salato e acidulo del formaggio greco si abbina benissimo a quello dolciastro della barbabietola. È consigliabile condirla sempre con qualche goccia di limone per favorire l’assorbimento di ferro di cui è ricca.

Hummus ceci e barbabietolaMa le barbabietole si abbinano spesso anche alla patate, magari cotte al forno, o a cubetti piccoli come ingrediente dell’insalata russa. Il colore intenso può rendere davvero speciale un risotto, si possono utilizzare per preparare un coloratissimo hummus, unendolo ai ceci, da gustare poi con bastoncini di carote. Abbinate invece a pancetta  e ricotta diventano un ottimo ripieno per della pasta fresca.

Un alimento consigliabile a chi si sente sempre stanco, a chi ha l’influenza o soffre di stitichezza, ma in generale è adatta un po’ a tutti.

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CARCIOFI, UNA BONTÀ DA GUSTARE FINO ALLA PRIMAVERA

shutterstock_708518356È questo il periodo dell’anno migliore per acquistare i carciofi. Siamo nel pieno della loro stagione, il momento della raccolte va infatti da novembre ad aprile-maggio, per questo ora si trovano facilmente, sono buoni e non costano troppo.

I carciofi che sono più spesso presenti sui banchi di mercati e supermercati in Italia sono quelli sardi, la Sardegna infatti è la regione leader nella produzione di questa verdura, ma sono coltivati anche in Sicilia Lazio, Liguria e Campania. Le prime coltivazioni risalgono ai tempi dei Romani una verdura nota anche per le sue proprietà medicinali e che si diffuse nei secoli presso le civiltà dell’Italia meridionale e insulare.

shutterstock_589162625Sono trai vegetali più ricchi di fibre per questo sono davvero molto utili al buon funzionamento dell’intestino è inoltre una buona fonte di vitamina B, C e K.

I carciofi sono alla base di moltissime ricette della cucina popolare italiana tra cui la squisita vignarola.shutterstock_193034921 È una ricetta di origine contadina, l’origine del nome di questa ricetta fa riferimento al vignarolo, il fruttivendolo, forse perché in origine veniva preparata con gli avanzi delle vendite quotidiane. L’origine del piatto però è incerta, forse veniva preparata dai viticoltori della zona di Velletri, una zona ampiamente coltivata con i vigneti, intorno ai quali venivano coltivate fave e piselli che sono presenti nella ricetta. I viticoltori probabilmente preparavano questo piatto al ritorno dai campi con le verdure raccolte negli orticelli, tutte da cuocere in pochi minuti.

Una preparazione da cucinare in primavera con gli ultimi carciofi, le mammole, insieme a piselli fave e magari gustare con qualche fetta di pane secco. Viene servita come zuppa lasciandola un po’ liquida oppure lasciandola asciugare di più si può servire come antipasto o come ricco contorno.

Una ricetta tramandata di famiglia in famiglia e per questo ricca di varianti. In alcune famiglie viene insaporita con della pancetta e utilizzata per condire paste o risotti.

Pesto Kale

KALE E DONOSAUR KALE, DUE VERDURE DI CUI NON SI PUÒ PIÙ FARE A MENO

Dinosaur KaleDue dei superfood più amati del momento sono sicuramente il kale e il dinosaur kale, due nomi affascinanti per due prodotti tipici della dieta mediterranea, negli ultimi anni, però, finiti un po’ nel dimenticatoio, fino a rischiare l’estinzione. Si tratta semplicemente del cavolo nero, ingrediente alla base delle squisita ribollita e toscana, e del cavolo riccio.

In particolare la riscoperta del kale (cavolo riccio) è avvenuta grazie alle attrici hollywoodiane che ne apprezzano le molteplici qualità e che lo consumano con grande frequenza. Oltreoceano infatti in questo momento è molto amato e consumato, a New York è di gran moda la Kale Salad, e ultimamente anche qui in Italia si trova più facilmente nei mercati e supermercati.

Pesto KaleIl periodo ideale per consumarlo va da novembre, dopo la prima gelata, ad aprile quando si consumano i germogli.  È un ingrediente molto versatile e per questo sarà facile consumarlo spesso senza annoiarsi. Il kale è particolarmente ricco di vitamina A,C,K e B6, utili per sostenere il sistema immunitario e combattere la stanchezza. Ricco di acido folico e dunque indicato per le donne incinta, e povero di calorie, ne contiene infatti solo 30 per 100 g. Grazie alle sue numerose proprietà nutrizionali si è guadagnato il primo posto nella classifica Andi Score con ben 1000 punti e negli Stati Uniti è venerato al tal punto che è stata istituita una giornata dedicata proprio a lui: il Kale National Day.

Chips KaleSe si sceglie di utilizzarlo per una preparazione che prevede una cottura veloce, è meglio eliminare il gambo o la parte all’interno della foglia perché è piuttosto dura ed è necessario cucinarla un po’ a lungo. Ma, visto che in cucina non si butta via niente, si può tenere da parte e utilizzarlo come ingrediente per una vellutata di verdure.

Il kale e il dinosaur kale possono essere usati per preparare condimenti per la pasta, per le bruschette, per farcire crepes o anche come semplice contorno. Da provare inoltre le originali chips di kale da preparare condendo le foglie con olio sale e poco formaggio grattugiato e facendolo cuocere in forno per 25 minuti adagiandolo sulla teglia facendo attenzione a non sovrapporre le foglie.

clementine

LA STAGIONE DELLE CLEMENTINE

clementineFinalmente è iniziata la stagione delle clementine. Quest’anno la produzione è maturata un po’ in ritardo a causa delle temperature miti nel mese d’ottobre. Il freddo infatti è un ingrediente di fondamentale importanza per farle arrivare alla giusta maturazione. Una stagione che sembra sarà abbondante, di buona qualità e a prezzi molto interessanti.

Un frutto immancabile sulle tavole invernali, il suo profumo fa subito Natale, è infatti sempre presente sulle tavole a alla fine dei lungi pasti delle feste. Le clementine sono un fortunato incrocio tra i mandarini e le arance amare tentato al fine di eliminare i semi dei mandarini e il risultato è un frutto dolce e delizioso.

Per riconoscere le clementine più fresche bisogna guardare la rosetta che rimane dove si stacca il picciuolo, deve essere verdognola, quando è marroncina significa che sono frutti trattati con l’etilene per favorirne la maturazione, ma naturalmente in questo caso saranno meno gustosi e profumati. Se invece sono clementine con foglia, bisogna controllare che siano ancora attaccate e che non si siano seccate per avere garanzia di freschezza del prodotto.

torta clementineSi prevede un’annata molto buona non solo per le clementine, ma per tutti gli agrumi, l’anno ideale per fare il pieno di Vitamina C e vitamina A presenti in abbondanza in questa categoria di frutti.

Le clementine sono ottime da mangiare al naturale, ma sono perfette anche per preparare profumati dolci, gli amanti dei gusti agrodolci, inoltre, le possono utilizzare per preparare secondi piatti a base di carne bianca o anche insalate di verdura e frutta. Gli amanti della pasta al limone potranno provare a sostituirlo con le clementine per un risultato più delicato. La loro buccia si può anche utilizzare per profumare piacevolmente la casa adagiandoli sui termosifoni, il calore diffonderà  ne il caratteristico odore.

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IL FRICO FRIULANO, DA PIATTO POPOLARE A SQUISITA SPECIALITÀ PER LE FESTE

fricoIl frico è un piatto tipico della tradizione culinaria Friulana, in particolare dei monti della Carnia. Non esiste una ricetta ufficiale, si tratta di una preparazione nata come piatto da riciclo, in un epoca in il cibo non abbondava e non si potava buttare via niente. Per prepararlo si utilizzavano ritagli di formaggi di diverse stagionature, con il tempo poi sono nate numerose varianti. È diventata consuetudine utilizzare le patate e magari anche la cipolla o anche porri e speck.

L’aspetto è quello di una frittata, anche se le uova non sono presenti nella ricetta. È stato un pranzo tipico dei boscaioli o comunque di chi faceva lavori fisicamente pesanti. Si preparava e si portava con se’ per assicurarsi l’energia necessaria, utile ad affrontare le lunghe giornate di lavoro. Ora che conduciamo una vita decisamente più sedentaria il frico è stato relegato a piatto delle feste, perché decisamente calorico.

Ne esistono due versioni, una morbida e una croccante che si può utilizzare per creare dei cestini saporiti o anche come semplice snack.

Nel Libro de arte coquinaria del cuoco del XV secolo Maestro Martino da Como, la ricetta viene menzionata per la prima volta e chiamata in friulano Caso in patellecte cioè formaggio in padella.

montasio“Piglia del caso grasso, e che non sia troppo vecchio né troppo salato et tagliarai in fettolini o bocconi quadri, o como ti piace; et habi delle padellette fatte a tale mistero; en sul fondo metterai un poco di butiro, overo di strutto fresco, ponendole a scaldare sopra le brascie e dentro li mettirai li ditti pezzoli di caso; et como ti piace che sia facto tenero gli darai una volta, et mettendogli sopra del zuccaro e della cannella; et mandaralo subito in tavola, che si vol magnare dopo pasto et caldo caldo.

Item poterai conciare in altro modo lo ditto caso brustolando, prima arrostendo al foco delle fette dello pane tanto che da ogni lato si incomincino a rostire. mettendo le dicte fette per ordine in una padella da torte; et sopra a quelle ponerai altramente fecte di caso un poco più sottili che quelle dello pane; et sopra la padella mettirai lo suo coperchio fatto caldo tanto che il dicto caso si incominci a struggere o a squagliare et facto questo gli buttarai di sopra del zuccaro con un poca di canella, et zenzevero”.

I formaggi da utilizzare sono il Montasio o Latteria tipici della zona, il frico viene tradizionalmente servito con la polenta e il vino ideale da abbinare è il Tocai.

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LA RISCOPERTA DEL LUPINO

shutterstock_582376483Un tempo erano molto utilizzati in cucina, oggi sono meno presenti, ma visto le loro proprietà nutrizionali e la versatilità che mostrano di avere, sarebbe bene inserirli più spesso nella propria dieta. I lupini crescono su una pianta molto bella che cresce anche spontaneamente in Sicilia, Puglia e Sardegna.

Sono un legume apprezzato fin dai tempi antichi. I Romani li amavano perché sono un alimento molto nutriente e capace di conferire un forte senso di sazietà, ma anche per le loro capacità di fertilizzare il terreno grazie alla capacità di rilasciare lentamente azoto nel terreno.

Sono ricchi di proteine caratteristica che li ha resi in passato il cibo popolare per eccellenza. Rappresentano anche un’importante fonte di fibre, sali minerali e apportano un ridotto contenuto di zuccheri, caratteristica questa che li rende un alimento particolarmente interessante per chi soffre di diabete. Inoltre, sono privi di glutine per questo si rivelano un ingrediente molto interessante per i celiaci.

shutterstock_672627526La parte esterna è una pellicina non è digeribile, si può consumare invece l’interno più chiaro. Sono ottimi come stuzzichino per l’aperitivo, a possono essere un ingrediente di nutrienti e calde zuppe. Dai lupini si ricava anche una farina utile per preparare golosi burger o polpette vegetali, ma anche pane, pasta o si possono utilizzare per addensare zuppe e minestroni.

I lupini, per essere consumati in sicurezza, devono essere trattati perché contengono una sostanza tossica, la lupinina, dal sapore amarissimo e che si può eliminare bollendoli in acqua e immergendoli in salamoia. Un tempo i marinai usavano metterli a bagno nell’acqua di mare oppure venivano lasciati in un fiume, all’interno di un sacco di iuta e li salavano dopo.

Solitamente nei supermercati o al mercato si trovano in salamoia, in questo caso è bene sciacquarli bene prima dell’utilizzo per non rischiare che risultino troppo salati.

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STORIA, RICETTE DELL’AVOCADO, UN FRUTTO DALLE MILLE VIRTÙ

shutterstock_400051756L’avocado è un frutto coltivato nell’America centro-meriodionale già dagli Aztechi. Quando arrivò su queste terre Cristoforo Colombo, fu descritto dai conquistadores come un frutto “dalla polpa simile al burro e caratterizzato da un ottimo sapore”.

È un frutto buonissimo e ricco di importanti nutrienti. È un’ottima fonte di acido folico, per questo consigliabile per le donne incinta. È decisamente calorico, perché 100 g di avocado apportano circa 160 calorie è ricco anche di grassi buoni ed è in grado di impedire il deposito di colesterolo cosiddetto cattivo. È inoltre una buona fonte di fibre vitamine del gruppo B potassio, vitamina C-E e K.

shutterstock_519490978Scegliere un avocado al giusto livello di maturazione non è così semplice, ma è molto importante per un risultato ottimale delle ricette. Se fosse troppo duro non sarebbe buono e adatto a molte preparazioni, quando invece la polpa inizia a scurirsi significa che è ormai troppo maturo. Per capire quale avocado acquistare si deve imprimere una leggera pressione sul frutto, se è maturo risulterà morbido. Spesso in vendita si trovano però avocado ancora acerbi, in questo caso basta tenerli in un sacchetto di carta per 3-5 giorni a temperatura ambiente, magari con una mela e maturerà velocemente. Se invece lo si acquista già maturo si può conservare in frigorifero per un massimo di 5-6 giorni.

Sud America sud Africa Israele e Spagna sono i maggiori produttori di avocado, ultimamente però è stata incrementata la produzione anche in Italia per soddisfare la richiesta in rapida crescita. Negli utili anni infatti è un alimento che si trova sempre più spesso sulle nostre tavole anche grazie alla sua versatilità in cucina.

shutterstock_398786260Con l’avocado si può preparare il famosissimo guacamole una famosissima salsa messicana ottima da utilizzare per farcire gustosissimi tacos, si possono anche preparare degli squisiti involtini avvolgendoli nella pancetta e passandoli in forno per qualche minuto, sarà pronto quando la pancetta si sarà abbrustolita. Ottima anche un’insalata con ceci, feta e semi si sesamo. Avendo una consistenza piuttosto morbida si può ridurre in crema e utilizzarlo per condire la pasta aggiungendo pomodori o pomodorini secchi e pinoli. Versando al centro un uovo si otterrà in pochi minuti in forno un secondo piatto di grande effetto.

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FAVE E FAVETTE: I DOLCI DEI MORTI

shutterstock_365381897Fin dall’antichità per commemorare i defunti si usa preparare dei dolcetti speciali seguendo ricette tradizionali per l’occasione. Secondo la leggenda tra l’1 e il 2 novembre i morti vengono a fare visita al mondo dei vivi e, per accoglierli nel miglior modo, si usa preparare le tavole e arricchirle di dolcetti da poter offrire ai defunti.

Le fave dei morti sono piccoli e morbidi biscottini tondi, sono uno dei tanti dolci tipici di questo periodo preparate in Emilia Romagna, Lombardia, Marche, Umbria e Lazio. Il nome deriva da un certo legame che c’è da sempre tra la pianta di fave e il mondo dell’aldilà. Probabilmente i Romani usavano mangiare le fave sulle tombe dei morti e venivano servite come piatti principali ai banchetti dei defunti. La pianta di fave, inoltre, è caratterizzata da radici molto lunghe, che si spingono in profondità e un tempo si riteneva proprio che arrivassero fino al mondo dei morti. Inizialmente le fave, che i Romani pensavano che racchiudessero le anime dei morti, erano tra gli ingredienti principali di questi dolcetti e furono sostituite poi dalle mandorle. L’ingrediente principale oggi infatti è la farina di mandorle secche ottenuta triturandole con infinita pazienza al mortaio. Le fave di morti hanno l’aspetto di un amaretto, ma con una consistenza più croccante.

shutterstock_374028448_01-1Nel Nord-Est si usa preparare in questi giorni dei dolcetti simili sia nel nome sia negli ingredienti, le favette dei morti. Sono chiamate anche favette triestine e si differenziano da quelle della tradizione del centro Italia perché sono di diversi colori che simboleggiano proprio il ciclo della vita: quelle bianche celebrano la nascita, quelle rosa, ottenute aggiungendo agli ingredienti l’alchermes, rappresentano la vita e quelle marroni che vedono tra gli ingredienti la presenza di cacao simboleggiano la morte.

Due preparazioni molto simili che attraversano tutta l’Italia e che anche quest’anno andranno ad addolcire le prossime giornate.

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CASTAGNE E CASTAGNE MATTE, IMMANCABILI A TAVOLA E… NELLA GIACCA

shutterstock_520121803Autunno: periodo di castagne e castagnate. In queste settimane è tradizione andare nei boschi in compagnia di amici o della famiglia a raccogliere i frutti, racchiusi in pungenti ricci, che cadono spontaneamente dai castagni. Una rilassante passeggiata nel verde alla fine della quale si potrà fare una bella scorpacciata di castagne.

Prima di tutto è importante però imparare a distinguere le castagne che si possono consumare tranquillamente dalle cosiddette castagne matte. Queste ultime infatti sono i frutti degli ippocastani si riconoscono perché più grandi e tondeggianti, inoltre sono contenute ognuna in un suo riccio e non in gruppi. Non si devono mai mangiare perché tossiche per l’uomo.

shutterstock_499610089La leggenda vuole però che siano protettive nei confronti del raffreddore. Si dice che si debba tenere una castagna matta nella giacca invernale per assicurarsi buona salute durante i mesi freddi. Una superstizione che nasce dall’abitudine dei contadini che un tempo le davano da mangiare ai cavalli per curare asma e raffreddore e ne avevano sempre in tasca qualcuna da poter offrire ai propri cavalli quando mostravano segni di influenza.

Le castagne sono frutti ricchi di fibre, minerali e acido folico, utili in caso di anemia e stanchezza e sono inoltre ricche di potassio e vitamine soprattutto del gruppo B.

shutterstock_500561737Sono molto versatili in cucina, ottime mangiate arrosto o bollite, si ricavano marmellate e farine, si possono anche seccare per conservarle a lungo. Sono un  ingrediente capace di rendere speciali primi e secondi piatti. Si abbinano benissimo ad esempio alla zucca con la quale si può preparare un’ottima vellutata resa poi perfetta da qualche foglia di prosciutto crudo croccante. Oppure ai funghi, uniti a quali si possono ottenere ottimi arrosti. Sono tante e squisite anche le torte che le vedono protagoniste.

Assolutamente da provare la cottura in microonde per servirle in tavola in pochi minuti. Dopo averle tagliate e lasciate a mollo per almeno 10 minuti si cuociono per solo 5 minuti direttamente sul piatto del microonde e poi lasciarle riposare in un sacchetto di carta al chiuso per altri 5 minuti.

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AUTUNNO: LA STAGIONE DEI FUNGHI

shutterstock_673785046Quale modo migliore per celebrare l’autunno se non preparando ottimi piatti ricchi di prodotti tipici della stagione. Le piogge tipiche del periodo e la temperatura mite permettono al sottobosco di produrre funghi in quantità.

Tra i più noti ed utilizzati in cucina c’è il prelibato porcino. Non è possibile coltivarlo e questa particolare caratteristica lo rende pregiato. È importante (come per tutti i funghi) privarlo di ogni residuo di terra, utilizzando un coltellino per la base ed è meglio evitare di passarlo sotto l’acqua corrente o addirittura immergerli. È invece preferibile tamponarli con un canovaccio bagnato e strizzato o con della carta cucina inumidita.

shutterstock_225672808I finferli sono molto versatili e adatti a preparare primi e secondi piatti. Sono conosciuti anche come gallinacci, galletti o gialletti, hanno un sapore delicato e una consistenza soda e carnosa. Per eliminare bene i residui di terra è consigliabile utilizzare un coltellino e pulire con cura le lamelle.

Gli champignon sono i più noti e facili da coltivare. Sono molto chiari, per essere sicuri di comprarli freschi si devono controllare le cappelle che devono essere sode e dal colore uniforme, meglio preferire quelli non troppo grandi perché più saporiti. Solitamente utilizzati come contorno, magari trifolati, sono buoni da magiare anche crudi aggiunti magari ad una insalata mista.

shutterstock_534789109I pioppini poi sono davvero sfiziosi con la loro consistenza soda e carnosa. Si chiamano così proprio perché crescono sui tronchi di pioppi, ma anche di olmi e salici si possono anche coltivare. Sono tipicamente preparati sott’olio, ma sono ottimi anche per dare un tocco di sapore in più a piatti  a  base di carni delicate come vitello tacchino o pollo.

I funghi si adattano perfettamente a tantissime preparazioni per antipasti sono ottimi nei risotti con la pasta, la polenta, la carne, sulla pizza e anche semplicemente come contorno. Una delle numerose ricette della tradizione prevede l’accostamento dei funghi con la pasta all’uovo (tagliatelle, pappardelle, spaghetti alla chitarra) per prepararla davvero a regola d’arte si consigli a di tenere da parte 2-3 cucchiai di funghi per frullarli e ottenere una crema, per un tocco di sapore in più l’ideale è aggiungere della pancetta a cubetti, ne esalterà i sapori e renderà il piatto davvero unico.

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LA SARDELLA O CAVIALE DEI POVERI

shutterstock_146907962La sardella è un prodotto tipico calabrese a base di novellame di sarde di piccolissima taglia amalgamato con peperoncino rosso in polvere sale e finocchietto selvatico.

È una preparazione della tradizione definito anche caviale dei poveri. Ottimo da gustare dopo averlo spalmato sul pane o come ingrediente per cucinare squisite polpette. Un tempo si preparava con i neonati di sarde, pescati tra febbraio e aprile. Venivano sottoposti a salagione in salaturi di creta aromatizzati con finocchietto selvatico.  Dopo 6-7 mesi di stagionatura si impastava con altro sale, molto peperoncino e altri aromi.

shirasu-1404989_960_720Viene chiamata anche rosamarina o nudicella è tipica della provincia di Crotone e in particolare Crucoli ne detiene la DECO (Denominazione comunale) nel cui disciplinare viene riportata la ricetta originale  che recita: “E’ un prodotto ricavato dall’impasto in acqua di salamoia, di pesce, composto esclusivamente da neonate di sardine della dimensione di norma di cm 3x1x0,5, pescate in mare aperto, nel Mediterraneo, lavate, asciugate e salate per almeno tre mesi, con peperoncino rosso, qualità tapeco, ripulito del gambo, spaccato in due, asciugato, infornato e macinato in polvere, di provenienza italiana ed aromatizzato con piccoli semi di finocchio selvatico”.

Una vera prelibatezza divenuta però illegale. Risale infatti al 2006 un divieto da parte dell’Unione Europea che vieta la pesca del neonato di sarda al di sotto degli 11 cm e nel caso della sardella si utilizzerebbero pesci lunghi al massimo 4 cm. Una deroga al regolamento Mediterraneo ha permesso di continuare a produrlo fino al 2010, ma oggi è nuovamente vietato.

Esiste un prodotto che si produce per tentare di sostituire la sardella originale, viene prodotto con il pesce ghiaccio proveniente dalla Cina, si tratta di un prodotto sott’olio molto meno saporito e pregiato.  Se non si troverà una soluzione capace di rispettare l’ambiente bisognerà fare a meno di un prodotto delizioso e della tradizione.

 

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I SALUMI ITALIANI CONQUISTANO LA LEADERSHIP MONDIALE

shutterstock_245658409 (1)È di qualche giorno fa la notizia riportata da Repubblica che l’Italia nel 2016 ha conquistato la leadership mondiale per le esportazioni di preparazioni e conserve suine. Fino all’anno precedente era la Germania in cima alla classifica, ma, grazie alla crescita di quota di vendite di salumi italiani proprio in Germania, Francia e Regno Unito, c’è stato il sorpasso.

Una crescita che negli ultimi cinque anni registra un +27% in valore. Oltre la metà è rappresentata  dai prosciutti stagionati (692 milioni di euro nel 2016) a seguire si rilevano 417 milioni di euro nel 2016 per salumi e insaccati e 134 milioni di euro per i prosciutti cotti.

Raffaello Borriello, direttore Generale dell’Ismea ha dichiarato inoltre che “I salumi italiani vincono il confronto competitivo, pur posizionandosi su una fascia alta di prezzo: il posizionamento dei prodotti italiani è nel segmento premium, ma lo scenario competitivo è più articolato e soprattutto con notevoli prospettive di espansione anche in considerazione dell’apertura di due mercati rilevanti, come USA e Canada, a seguito del superamento di importanti barriere sanitarie”.

162822587_2908 (1)Al mercato oltreoceano si apre anche Rovagnati, con la linea Naturals una gamma di cui fanno parte salumi buoni e garantiti dalla grande esperienza dell’azienda nella selezione e lavorazione delle materie prime per ottenere prodotti di prima qualità, realizzati tutti con ingredienti naturali e rispettosi della tradizione italiana. Per preparare i salumi della linea non viene utilizzato glutine, proteine del latte, glutammato monosodico, antibiotici, OGM e conservanti artificiali aggiunti. Rovagnati Naturlas, inoltre, promuove la sostenibilità e il rispetto per l’ambiente con un packaging riciclabile all’80%. Una nuova sfida che porterà oltreoceano tutta la bontà dei salumi italiani.

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DA PRODOTTO POVERO A IMPERDIBILE SALUME DELLA TRADIZIONE: LA ‘NDUJA

shutterstock_284167160Nell’entroterra Calabro, in provincia di Vibo Valentia si trova un piccolo comune, Spilinga, conosciuto per la produzione di ‘nduja un salume spalmabile molto piccante. Un prodotto che è nato in questa cittadina e che inizialmente ne è stata l’unica produttrice, ma che nel tempo è diventato simbolo di tutta la regione.

È sicuramente un insaccato nato per sfruttare tutte le parti del maiale. Le più pregiate venivano utilizzate per essere vendute ai proprietari terrieri. Gli scarti, composti ad esempio da milza, stomaco, intestino, polmoni, esofago, cuore, trachea, parti grasse, si usavano per preparare questo particolare insaccato, insaporito poi da peperoni dolci e da una dose abbondante di piccantissimo peperoncino di Calabria, lasciato essiccare al sole durante l’estate.

shutterstock_341477093L’aspetto è piuttosto tozzo e, rispetto ai classici salami, ha una forma abbastanza schiacciata. La pasta rimane morbida anche in seguito alla stagionatura e al taglio si presenta di un colore rosso vivo proprio a causa del peperoncino. In commercio si trova anche una comoda versione in barattolo.

La ‘nduja è perfetta da assaporare spalmata sul pane tostato per una bruschetta, ottima per iniziare alla grande un pasto. È l’ideale anche per rendere davvero speciale un sugo al pomodoro o un ragù, sciogliendola nel soffritto o per accompagnare degli ottimi formaggi semi-stagionati. Da provare sicuramente, se si passa da queste parti, la pizza con questo prodotto tanto particolare. La ‘nduja è molto versatile, liberando la propria fantasia in cucina, sarà facilissimo trovare nuovi utilizzi e abbinamenti, capaci di dare grandi soddisfazioni al palato.

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IL PAN TRAMVAI, UN DOLCE SEMPLICE DELLA TRADIZIONE

shutterstock_263513810Negli anni ’50 c’era un tram, ai tempi chiamato tramvai, che univa due città Lombarde, Monza e Milano. Il tragitto, oggi non così lungo, ai tempi era piuttosto impegnativo poiché il tram, a causa di un’ordinanza decisa dalla Provincia,  non poteva superare i 15 Km. Una decisione presa perché, per arrivare a destinazione, il mezzo pubblico doveva passare in mezzo ai campi ed era importante che non disturbasse il bestiame. Per questa ragione il viaggio arrivava a durare anche diverse ore. I viaggiatori quindi usavano portarsi uno spuntino e di solito si trattava di una preparazione molto semplice, un tipo di pane arricchito con uvetta che veniva talvolta utilizzato dal tramviere al posto dei soldi, quando aveva le monete sufficienti per dare il resto a chi acquistava il biglietto.

shutterstock_149781182Ecco perché questo alimento viene chiamato Pan Tramvai, una prodotto da forno a pasta morbida e lievitazione naturale. Solitamente è ricoperto con un po’ di zucchero ed è cotto in uno stampo rettangolare.

Esiste una ricetta ufficiale del Pan Tramvai controllata dal Comitato dei Maestri Pasticceri della Brianza. Si tratta di un progetto della Camera di commercio di Monza e Brianza, in collaborazione con l’Unione del Commercio di Milano, EPAM e Apa Confartigianato, finalizzato a valorizzare e promuovere questo prodotto. Per essere chiamato Pan Tramvai deve contenere una quantità di uva sultanina non inferiore al 40% del suo peso e almeno il 40% di grassi nell’impasto. È accettata la presenza di noci e fichi secchi, oltre all’uvetta, ma non è invece consentito l’utilizzo di conservanti e ingredienti provenienti da OGM.

Se siete curiosi di assaggiarlo e volete provare proprio la ricetta originale, il Comitato si è impegnato per suggerire quali sono le pasticcerie e i ristoranti in cui è possibile gustarlo e scoprire così uno splendido alimento della tradizione.

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TORNA SULLE NOSTRE TAVOLE UN OTTIMO LEGUME DEL PASSATO

shutterstock_383593576Le cicerchie sono un legume particolarmente ricco di proteine e contengono vitamine del gruppo B, fibre e sali minerali, rappresentano inoltre, una buona fonte di calcio. Il loro sapore è simile a quello dei piselli e delle fave.

Sono piccole, simili a sassolini e di colore marrone chiaro. Grazie al fatto che si tratta una pianta molto resistente che si adatta facilmente ai terreni poveri e riesce a sopravvivere a tutti gli altri legumi in caso di siccità, è stata la salvezza di molte popolazioni in seguito a lunghi periodi di carestia.

Ultimamente sono state riscoperte dopo un’uscita dalle tavole italiane, la loro storia è molto lunga, ci sono testimonianze del loro utilizzo, infatti, fin dai tempi degli antichi egizi che le sfruttavano per preparare pane, focacce e zuppe.

È una pianta molto diffusa in Africa Orientale e in Asia, in Italia invece si produce principalmente nelle regioni del centro e sud-Italia.

shutterstock_526858720All’interno del legume è presente una tossina che, se assunta in grandi quantità, può dare problemi di salute, ma è un’eventualità davvero improbabile oggi che abbiamo la possibilità di seguire una dieta varia. Al contrario è stato un problema in passato, quando ha rappresentato l’unico, o quasi, mezzo di sostentamento per le popolazioni.
Inoltre, eliminare la tossicità è semplice, è sufficiente tenere le cicerchie ammollo in acqua fredda per circa 24 ore e cuocerle a lungo ad alte temperature per renderle anche più facilmente digeribili.

Le ricette sono molte e cambiano da regione a regione. Si possono cucinare preparando un soffritto al quale aggiungere pancetta o lardo perfetti per insaporire. In Molise sono molto diffuse le sagne e cicerchie, delle specie di tagliatelle condite con un sugo di cicerchie, lardo e peperoncino.  Sotto forma di farina, inoltre, in questa regione si utilizzano per preparare una saporita polenta. In Toscana è piuttosto comune la cicerchiata, una minestra con cicerchie e farro. I Rösti di cicerchie e Salame Snello, invece, sono un secondo piatto originale e perfetto per un pranzo da portare in ufficio.

 

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ARANCINI O ARANCINE? DI SICURO UNA PRELIBATEZZA!

La cucina siciliana è estremamente legata alla cultura del suo territorio e fonde i ricordi della cucina dell’antica grecia con i sapori speziati di quella di origine araba. Il cibo di strada è molto amato nell’isola, tra le preparazioni più gustose c’è quella degli arancini (o arancine), palle più o meno allungate di riso, ripiene di ragù o di prosciutto e mozzarella, impanate e fritte. Una vera goduria per il palato!

shutterstock_338386283È un piatto che viene preparato in tutta la Sicilia e quasi tutte le città ne rivendicano la paternità. Esistono discussioni anche sul nome della ricetta. Secondo lo scrittore Gaetano Basile si dovrebbe parlare di “arancine” perché il nome farebbe riferimento al frutto coltivato in abbondanza in Sicilia, ne ricorda infatti la forma, la dimensione e il colore. Il frutto in italiano è declinato al femminile ed è per questa ragione che anche la stuzzicante preparazione a base di riso dovrebbe essere chiamata appunto arancina. D’altro canto in dialetto siciliano il frutto si chiama “aranciu”, al maschile,  e quindi c’è chi ritiene che si dovrebbe parlare di ‘arancini’, a testimoniarlo ci sarebbe anche il Dizionario siciliano-italiano del palermitano Giuseppe Biundi, e che risale al  1857, dove si trova la definizione di arancinu (arancino): “[…] dicesi fra noi [in Sicilia] una vivanda dolce di riso fatta alla forma della melarancia”.

shutterstock_417485068L’origine dell’arancino è popolare, probabilmente risale al periodo della dominazione araba, nell’alto medio evo, anni durante i quali si iniziò a consumare il riso insaporito con zafferano e spezie. Si  pensa invece che l’impanatura e frittura derivi dalla necessità di preparare pasti che fosse facilmente trasportabili per avere delle provviste durante viaggi e battute di caccia e durante il lavoro nelle campagne.

Assaggiarle durante una vacanza sull’isola è d’obbligo ed è doveroso provare la versione al sugo (con ragù formaggio e piselli) e quella al burro (con mozzarella prosciutto cotto e besciamella)per scegliere la propria preferita!

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IL TOPINAMBUR, UN TUBERO (POCO) CONOSCIUTO E DALLE NUMEROSE QUALITÀ

shutterstock_366042431Il topinambur è un tubero che ricorda lontanamente il sapore del carciofo. È utilizzato nella cucina Piemontese, non molto conosciuto nel resto d’Italia, ma ultimamente sempre più utilizzato da cuochi e food blogger, per questa ragione sta vivendo un periodo di buona notorietà.

In Piemonte viene chiamato ciapinabò, topinabò e anche tapinabò e viene consumato prevalentemente con la tradizionalissima bagna cauda.

È un prodotto tipico del periodo invernale ed autunnale. shutterstock_541940611Quelli con la buccia rosata sono considerati i più pregiati e si trovano  in commercio da ottobre fino alla primavera. La qualità bianca, invece, è precoce e si può raccogliere già a fine agosto.

shutterstock_159606242Non è necessario pelarli perché hanno una buccia molto sottile, è importante però pulirli bene e spazzolarli, per essere sicuri di eliminare tutti i residui di terra. Si possono mangiare crudi se tagliati molto sottili o cotti in padella o al forno.

I topinambur sono tuberi originari del Nord America, arrivati in Europa intorno al XVII secolo. Tra i loro pregi si possono citare il basso contenuto calorico, i sali minerali quali potassio, magnesio e zinco di cui sono ricchi, e la capacità di riequilibrare la flora intestinale.

I tempi di cottura non sono particolarmente lunghi: 10 minuti se bolliti e 15-20 minuti, se stufati in padella. Sono moltissime le ricette con le quali esaltare il gusto di questi originali tuberi. Visto il loro sapore delicato e, come dicevamo, simile a quello del carciofo, si possono utilizzare per preparare un ottimo risotto, sostituendo lo spinoso ortaggio con questo tubero più economico e veloce da preparare. Oppure si possono cucinare come se fossero patate preparando golose chips, si possono cuocere al forno o preparare originali purè.

 

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TANTO LAVORO DI API E APICOLTORI PER OTTENERE UN PRODOTTO UNICO, IL MIELE!

shutterstock_115307500La stagione delle api è terminata e, dopo mesi di duro lavoro, è arrivato per loro il momento di andare in vacanza, in attesa della prossima primavera e dei prossimi campi fioriti. Da marzo a fino alla fine di agosto escono dagli alveari in cerca di fiori e polline, poi si rifugiano nell’alveare in attesa delle prime giornate miti.

A questo punto noi possiamo godere e gustare per tutto l’inverno il frutto del lavoro di api e apicoltori: il miele, un delizioso prodotto della natura.

shutterstock_352235075Per rendere l’idea dell’impegno e della fatica di questi piccoli insetti, basta pensare che per produrre 1 kg di miele, un ape arriva a compiere quasi 60.000 voli di andata e ritorno dall’alveare e a volare ben 150.000 chilometri che corrispondono a quasi quattro volte il giro della terra. In una sola giornata le api arrivano ad appoggiarsi su 225.000 fiori dai quali raccolgono il polline. All’interno dell’alveare intanto, le altre api, organizzate alla perfezione, si occupano di raccogliere il nettare e di deporlo nelle tipiche celle esagonali (i favi) e le api ‘ventilatrici’ mantengono la giusta temperatura e umidità per far evaporare l’acqua dal miele.

Il risultato è un prodotto dolce e ricco di proprietà benefiche. È considerato infatti un antibiotico ed antinfiammatorio. Ha un potere dolcificante più forte dello zucchero, dunque si può utilizzare al posto di questo per ‘risparmiare’ qualche caloria e per donare alle preparazioni dolci degli speciali aromi che non si possono trovare invece, nello zucchero.

shutterstock_67611073Il miele italiano è un prodotto di ottima qualità, ma la produzione sta attraversando un periodo un po’ difficoltoso a causa dei cambiamenti climatici, e della presenza di insetti killer delle api. Per difendere il miele nostrano, quindi è importante leggere le etichette e scegliere quelli interamente prodotti su territorio italiano.

Esistono numerosissime varietà di miele trai quali scegliere il proprio preferito. Il più comune è il millefiori. Così come suggerisce il nome, deriva dal nettare di svariati tipi di fiori e ha un sapore e delle caratteristiche nutrizionali che possono variare di molto, a seconda dei fiori presenti nella zona in cui viene prodotto.

Molto apprezzato è solitamente il miele d’acacia dal sapore particolarmente delicato, colore molto chiaro. Il miele d’eucalipto si dice sia particolarmente adatto per alleviare la tosse, grazie alle sua proprietà antiasmatiche e anticatarrali. Quello di castagno è molto particolare, perché di colore molto scuro e dal sapore amaro. Il miele d’agrumi ha un colore molto chiaro e un sapore fruttato e leggermente acidulo. Oltre ad utilizzare il miele per dolcificare bevande e dolci, è squisito accanto ai formaggi, accompagnati magari da un buon bicchiere di vino.

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LA NOCCIOLA PIÙ BUONA ARRIVA DAL PIEMONTE

 

shutterstock_424176997Il Piemonte, e in particolare Le Langhe, può essere considerata la patria della nocciola italiana, produce circa 150.000 quintali di nocciole, cioè circa il 9% della produzione italiana. Qui viene coltivata una qualità che si è guadagnata la denominazione I.G.P. ed è particolarmente apprezzata dall’industria pasticceria, la Tonda Gentile Trilobata. È caratterizzata dalla forma tonda, un gusto eccellente che viene esaltato dalla tostatura, è facile da pelare e si conserva a lungo.

shutterstock_110110394E’ la provincia di Cuneo la zona in cui viene maggiormente coltivata. Ben 7000 ettari sono infatti dedicati a questa coltura riuscendo a coprire ben l’85% dell’intera produzione piemontese. Prima della seconda metà dell’800, in questa zona veniva preferita la coltivazione della vite, nonostante fosse una pianta poco adatta a queste terre. Il nocciolo si è dimostrato più adatto e durante il ‘900 si è registrato un aumento della produzione con relativa fortuna di questo tipo di coltura, grazie all’aumentata richiesta da parte dell’industria dolciaria che ha intuito subito le potenzialità della Tonda Gentile.

shutterstock_446733019Come tutta la frutta secca è molto calorica, apporta infatti circa 700 Kcal per 100g di prodotto, ma è anche un’ottima alleata della salute. Per il 40% è formata da grassi monoinsaturi e in particolare da acido oleico, elemento molto importante per combattere il colesterolo cosiddetto “cattivo” e in grado di alzare i livelli di quello “buono”. Rappresenta inoltre un’ottima fonte anche di potassio e fosforo.

Una torta tipica della zona di provenienza delle nocciole della Tonda Gentile è la Torta alle nocciole, deliziosa e semplice, dalle origini contadine, preparata tradizionalmente durante il periodo natalizio, per sfruttare gli avanzi del raccolto.

 

Torta di nocciole

250 g di nocciole

2 uova intere + 2 albumi

300 g zucchero di canna

150 g di farina

200 g di burro

1 bustina di lievito

1 pizzico di sale

Preparazione

Preriscalda il forno a 180°. Monta a neve gli albumi con 50 g di zucchero. Trita le nocciole, unisci la farina, lo zucchero  i tuorli, il burro fuso e il sale. Aggiungi gli albumi montanti e amalgama il tutto con delicatezza. Versa il composto in una teglia unta e infarinata e cuoci per circa 30 minuti.

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IL PANE TOSCANO: UNA DELIZIA SENZA SALE

Uno dei prodotti che maggiormente caratterizza la cucina toscana è indiscutibilmente il pane senza sale, utilizzato spesso sotto forma di crostini, ma non solo. Trova impiego, infatti, anche in numerose zuppe ed è presente in molte ricette tipiche.

shutterstock_138762785Secondo una leggenda, l’origine di questo pane risale al XII secolo quando, la repubblica marinara di Pisa, durante le guerre con Firenze, bloccò la commercializzazione del sale, elemento di fondamentale importanza in cucina a quei tempi, perché molto utilizzato per la conservazione dei cibi. Le guerre dunque fecero sì che divenne molto costoso e di difficile reperibilità, così i contadini e le famiglie fiorentine furono costrette a trovare una soluzione per i loro pasti quotidiani e iniziarono a produrre un pane senza sale.

shutterstock_142645708Il vero pane toscano si ottiene ancora oggi con una lievitazione naturale con lievito madre grazie alla quale si riesce ad ottenere il particolare aroma e sapore che conosciamo bene. Caratteristiche che si ottengono esclusivamente dalle fermentazioni che derivano dalla lievitazione naturale. Grazie a questa particolare lavorazione, il pane toscano risulta senza sale, ma non certo senza sapore. Inoltre, la particolare lievitazione permette anche una durata di conservazione più lunga. Caratteristica perfetta per un prodotto che un tempo si preparava nella propria casa solo una volta a settimana ed era necessario che si mantenesse morbido e fresco per giorni.shutterstock_253516189

Il pane toscano si riconosce anche per il suo aspetto. Di forma tonda o allungata con crosta friabile e croccante una mollica compatta e alveolata in modo irregolare.

E’ l’ideale per accompagnare i piatti della cucina Toscana sempre molto saporiti. Abbinandolo al Prosciutto Crudo Rovagnati si può compensarne la salinità. E’ capace di esaltare il sapore anche degli ottimi oli di frantoio tipici della zona. Impiegato anche per la realizzazione di molte delle ricette più famose della cucina toscana. E’ un ingrediente fondamentale ad esempio, della pappa al pomodoro, della ribollita e la panzanella, preparazione perfetta per utilizzare anche il pane diventato secco, evitando così di perdere un cibo così buono e prezioso.

taccole

LE VIRTÙ DELLA VERDURA NELLE TACCOLE, LE “CUGINE” DEI PISELLI

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Insalata taccole e pomodoriniLessate, tagliate a pezzetti e mescolate con mais, pomodorini, patate e tonno sott’olio – o in alternativa con le uova sode, la mozzarella, il pollo grigliato e sfilacciato o i gamberetti – le taccole sono tornate ad essere protagoniste della tavola italiana. Diffuse da Nord a Sud del Paese, appartengono alla famiglia dei legumi, ma dal punto di vista nutrizionale somigliano alla verdura, perché sono ricche di acqua e fibre che le rendono un alimento leggero e disintossicante, ideale da consumare con l’arrivo della primavera. Sono una varietà di piselli di cui si consuma sia il baccello che il seme – per cui sono chiamate pure ‘mangiatutto’ –, che racchiudono in forma embrionale: disponibili al mercato da aprile a giugno, si caratterizzano per la forma allungata – simile appunto a quella della buccia del Pisum Sativum, ma più schiacciata –, per la consistenza croccante e il gusto dolce e delicato, gradito anche al palato ‘difficile’ dei bambini. Continua a leggere

Agretti in insalata

LE VERDURE DI PRIMAVERA: GLI AGRETTI PER DISINTOSSICARSI CON GUSTO

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Agretti in insalataI più freschi e croccanti possono essere utilizzati crudi, per preparare insalate leggere e disintossicanti, perfette per ‘risvegliare’ l’organismo dopo la stagione invernale. Ma gli agretti sono buonissimi pure cotti, per condire la pasta o come ingrediente di frittate, torte salate e altre ricette sfiziose. Questa verdura tipicamente primaverile, che al mercato è disponibile da fine marzo ai primi di giugno, si caratterizza per le foglie sottilissime di color verde intenso e il sapore leggermente acre, a cui deve il nome; è famosa pure come ‘barba dei frati’ – una probabile allusione alla forma lunga e affusolata –, un po’ meno come ‘senape dei monaci’, mentre dai toscani è chiamata ‘roscano’ e dagli emiliani ‘liscari’. Continua a leggere

Provola dei Nebrodi

LA PROVOLA DEI NEBRODI, IL FORMAGGIO FRIABILE CHE SI “SFOGLIA” AL PALATO

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Provola dei NebrodiNel mese di marzo, nella zona di Floresta, in Provincia di Messina, comincia la produzione della Provola dei Nebrodi, un antico formaggio vaccino oggi Presidio Slow Food, che prende il nome dall’omonima catena montuosa. Siamo nel Parco dei Monti Nebrodi, una delle zone più affascinanti e selvagge della Sicilia: un territorio ancora poco esplorato, lontano dalle piste battute dal turismo estivo, con vette calcaree che raggiungono i duemila metri, grotte ricche di stalattiti e stalagmiti e una fitta vegetazione boschiva. Conosciuta in passato anche come Provula di Floresta, perché le sue origini sono legate a questo piccolo comune, il più alto dei Nebrodi e dell’intera Sicilia, questo delizioso caciocavallo viene ormai prodotto, da marzo a giugno, in tutti i borghi vicini, da Castel di Lucio a Caronia, da Ucria a Montalbano Elicona, con il latte del bestiame che pascola liberamente tra i boschi e che regala al formaggio un intenso aroma di erbe. Continua a leggere

Zenzero

PIÙ SALUTE IN CUCINA CON UN PIZZICO DI ZENZERO

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ZenzeroReso famoso nel mondo per l’associazione con il classico biscotto natalizio diffuso negli Stati Uniti e in Inghilterra, lo zenzero è sempre più impiegato in cucina, nella preparazione di primi, secondi e contorni, e sta conquistando le tavole europee, dove fino a poco tempo fa – tranne che nei paesi nordici – era poco utilizzato. Oggi non è difficile trovare pollo o polpette allo zenzero nei menù di ristoranti e gastronomie, anche gourmet. Continua a leggere

semi di arachide

LE ARACHIDI, FRUTTA SECCA O LEGUMI?

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Conosciute come “noccioline americane” – perché originarie del Sud America –, un po’ meno come “spagnolette” e “ceci di terra”, sono da sempre associate all’aperitivo: immancabili sui banconi dei bar, accanto a patatine, salatini e olive, quelle salate accompagnano Spritz, bitter e cocktail alcolici e analcolici. Le arachidi, comunemente considerate frutta secca, con mandorle, noci e nocciole condividono la consistenza croccante, oltre all’elevato contenuto d’olio e alla presenza di sostanze benefiche per l’organismo, come la vitamina E e gli antiossidanti. Appartengono, invece, alla famiglia dei legumi, anche se, al contrario di fagioli, lenticchie e piselli, non sono protagoniste di zuppe e minestre ma si mangiano essiccate o tostate, come spuntino o ‘spezzafame’. Continua a leggere

Salvia fresca

IL GUSTO INTENSO E LE VIRTÙ DELLA SALVIA, UN “FARMACO” NATURALE

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Salvia fresca

Immancabile in dispensa e oggi sempre più presente fresca, in pianticelle sui balconi, la Salvia assieme a Basilico, Prezzemolo e Rosmarino è tra le erbe aromatiche che caratterizzano la cucina italiana. Esaltata da Massimo Bottura che la utilizza in alcuni dei suoi piatti più famosi tra cui i classici tortelli al burro, in cui è presente sotto forma “aria di Salvia” ricavata da “due foglioline”, è la protagonista di famose ricette della tradizione come il fritto misto all’italiana, i saltimbocca alla romana o la salsa rubra del Piemonte. Continua a leggere

Zuppa di ceci e cipolle

DALLE ZUPPE ALLE FOCACCE: I CECI, IL TERZO LEGUME PIÙ CONSUMATO AL MONDO

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Zuppa di ceci e cipolleGli italiani sono grandi mangiatori di ceci. Da secoli. Uno dei pochi cibi che unisce tutta la Penisola, dal Piemonte alla Liguria, dove la farinata rappresenta ancora oggi uno degli street food più diffusi, alla Sicilia, dove le panelle sono una delle pietanze più popolari. Continua a leggere

www.umbriago.it

IL SAPORE ROBUSTO E INTENSO E L’AROMA SPEZIATO DEL “MAZZAFEGATO” UMBRO

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Nella sua terra natale, l’Alta Valle del Tevere, al confine tra Umbria e Toscana, viene definito il “parente povero della salsiccia”, perché si ricava dalla carne avanzata dopo la lavorazione degli altri salumi, a cui si aggiungono tagli meno nobili del maiale come fegato, cuore e polmoni. Il “Mazzafegato” è un antico insaccato della tradizione umbra, che nasce dalla mani esperti dei norcini di Città di Castello e Umbertide, due incantevoli borghi della provincia di Perugia: una salsiccia di color rosso scuro che si consuma fresca o dopo una stagionatura di un paio di mesi, dal sapore robusto e dall’intenso aroma di spezie – dovuto alla conciatura delle carni con pepe, aglio e fiori di finocchio –, che proprio per il suo carattere importante si è meritata l’appellativo di ‘ammazza fegato’! È diffuso anche nella Valtiberina toscana, tra Stia, Pratovecchio, Montemignaio, Castel San Niccolò e altri comuni dell’aretino, dove è chiamato “Sambudello”. Continua a leggere

Pompelmo rosa

DALLE SPREMUTE ALLE INSALATE, IL POMPELMO, UN UTILE AIUTO PER L’INVERNO

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Pompelmo rosa

Il succo che se ne ricava è tra le bevande più indicate durante l’inverno, perché permette all’organismo di fare il pieno di vitamina C e di preziosi antiossidanti, che rafforzano le difese immunitarie e tengono lontani raffreddori e malanni di stagione. Ma il pompelmo non si presta soltanto alla preparazione di salutari spremute: poco diffuso fino a qualche decennio fa, oggi al contrario viene utilizzato a tutto pasto, diventando protagonista di insalate, carpacci, persino di primi e secondi. Il merito è del suo sapore piacevolmente aspro, che lo rende adatto alla realizzazione di raffinate pietanze salate. Continua a leggere