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Anguria al mare

FRESCA ANGURIA (O COCOMERO?) A FERRAGOSTO

Mangiare il cocomero (o anguria) d’estate è uno sfizio immancabile!

Sul nome di questo splendido frutto si è pronunciata anche l’Accademia della Crusca che sostiene:

Anguria al mareAnguria è variante settentrionale per il toscano cocomero; il nome entra in italiano attraverso il veneziano dal greco tardo angóuria plurale di angóurion ‘cetriolo’ (Mattioli, av. 1577 scrive: “Chiamiamo noi Toscani le angurie, cocomeri” e Carena nel Nuovo vocabolario italiano domestico del 1869 chiarisce: “Questo cucurbitaceo, il cui nome linneano è Cucumis Anguria, i Toscani chiamano Cocomero, i Lombardi Anguria, così i primi lo denominano dal genere, i secondi dalla specie”). E, considerando altre varietà regionali, “A Napoli il cocomero è detto melone d’acqua (melon d’eau) e melone da pane, il popone. In Calabria, zi pàrrucu (zio parroco), cioè rubicondo come il volto del parroco” (Panzini, Dizionario moderno, 1942). Il cocomero è comunque la forma panitaliana. Nello slittamento settentrionale dei termini, cocomero indica il cetriolo (sempre Panzini: “In Lombardia poi chiamano ‘cocomero’ (cocùmer) quello che altrove si chiama ‘cetriolo’ e si prepara sotto aceto. Similmente a Genova”).

Un frutto dolce, bello, da consumare fresco per dissetarsi nelle giornate più calde, accontentando anche il palato.

AnguriaQuando è matura al punto giusto è piacevolmente dolce, ma come riconoscere l’anguria migliore da acquistare?

Ci sono dei piccoli trucchi da imparare per evitare di fare acquisti sbagliati.

  • Prima di tutto guardare il picciolo, quello dell’anguria migliore non deve essere secco e se da quel punto fuoriesce del succo allora si può stare certi che si sta per portare a casa un frutto maturo e zuccherino.
  • Spesso si vedono persone che danno colpetti all’anguria, è giusto, se il suono che produce è vuoto è un buon segno.
  • Infine un’anguria matura probabilmente avrà delle parti che tenderanno al giallo.

A Ferragosto, magari sotto l’ombrellone, si può gustare un Gelu di Muluna, una specialità Siciliana che si prepara proprio in questa giornata. Un dolce al cucchiaio base di anguria solitamente decorato con foglie di limone e gelsomino.

insalata di pollo

CIBI DA SPIAGGIA – TENDENZE ESTATE 2019

insalata di risoLe abitudini degli italiani a tavola negli ultimi anni stanno cambiando, è evidente. È in netta crescita l’attenzione a ciò che si porta in tavola. Una tendenza sempre più evidente dai consumi e confermata anche da una recente ricerca di Coldiretti/Ixè.

Secondo questa ricerca infatti, i piatti preferiti dagli italiani da consumare in spiaggia sono insalata di riso, insalata di pollo e insalata di mare, opzioni scelte dal 28% degli intervistati.

insalata di polloL’insalata di riso è una tradizione piuttosto recente nella cucina italiana. Il riso infatti è una pianta arrivata dall’oriente e furono gli arabi a diffonderne il consumo dalle nostre parti. Nelle zone d’origine era considerato il cibo dei poveri da noi invece era un cibo per ricchi venduto dagli speziali a prezzi simili a quelli della carne. Probabilmente la paella tipica dell’Andalusia si può considerare l’antesignana dell’insalata di riso, così come il cous cous e il tabulé.

Tornando alla ricerca di Coldiretti, il 20% degli italiani fa una scelta ancora più light sfamandosi in spiaggia solo con una semplice e fresca macedonia. Il 18% invece dice di preferire un piatto di pomodoro e mozzarella, la classica caprese.

parmigianaDiminuiscono le persone che, nonostante il caldo e la svolta salutista del paese, continuano a portare in spiaggia pranzi a base di frittata di pasta o di verdure e le polpette, sono infatti solo il 7% degli intervistati. Ancora meno persone, solo il 6%, continua a non poter fare a meno della tradizionale lasagna e della parmigiana, sicuramente golosa, ma anche dalla digestione indiscutibilmente impegnativa.

Che sia più o meno light, il cibo è sempre tra i primi posti nelle priorità degli italiani. Secondo Coldiretti circa un terzo dell’intera spesa per le vacanze è destinata ai pasti che vengono consumati in ristoranti, pizzerie, ma anche cibo di strada o le specialità gastronomiche del luogo di villeggiatura scelto, si stima che nel totale verranno spesi circa 27 miliardi nell’intero 2019.

Insalata di pasta

TRUCCHI PER CENE GOLOSE PRONTE IN POCHI MINUTI

carrello spesaLa sensazione di rincorrere le giornate è comune a molte persone, a volte però l’organizzazione può essere un importante aiuto per riuscire a vivere le giornate con meno frenesia.

Il momento della spesa è molto importante per riuscire ad affrontare la settimana con meno acqua alla gola. Avere il frigo pieno di alimenti che possiamo definire furbi evita di perdere eccessivo tempo durante la settimana nel rattoppare con acquisti dell’ultimo minuto per organizzare la cena.  Per questo uova, formaggi e salumi non possono mai mancare, durano a lungo in frigorifero e uniti a verdure, pasta o riso possono diventare, in poche mosse, una squisita cena.

Portarsi avanti nel week end è un trucco importante per riuscire a servire in tavola durante la settimana piatti golosi e veloci da preparare. È comodo ad esempio trovare in frigo delle verdure già cotte che possono diventare velocemente un condimento per la pasta, magari aggiungendo qualche dadino di prosciutto o di pancetta se si vuole ottenere un piatto più saporito o un contorno per carne, pesce e uova.

pasta con pomodoriniInsalata di pastaIn questo periodo dell’anno, poi, i pomodorini sono di stagione e proprio per questo particolarmente gustosi, averne sempre in frigorifero garantisce una pasta semplice e velocissima da preparare e, volendo, da arricchire con olive o capperi per un sapore più deciso.

 

Anche i legumi sono di grande aiuto per preparare pasti veloci. Se si sceglie di utilizzare quelli secchi vale la regola del portarsi avanti nel week end lasciandoli a mollo e cucinandoli in anticipo. Per maggiore praticità si possono utilizzare quelli in scatola pronti in pochi secondi e con i quali preparare nutrienti insalate fredde, minestre o hummus.

Con questi piccoli trucchi e attenzioni le settimane scorreranno con meno fatica e sarà possibile trovare del tempo da dedicare a se stessi.

 

baccelli fave

LA STAGIONE DELLE FAVE

baccelli faveFave salame e pecorino, un abbinamento squisito di cui fare grandi scorpacciate proprio in questo periodo dell’anno.

Le fave sono un legume ricco di ferro, vitamina C, vitamine del gruppo B e fibre. Si possono mangiare crude quando sono fresche, ma sono ottime anche consumate cotte. La natura le rende disponibili fresche per un breve periodo dell’anno, si raccolgono infatti tra maggio e giugno, ma come tutti i legumi, sono facili da conservare e si possono consumare durante l’anno surgelate o essiccate.

Le fave fresche si acquistano nei loro baccelli, per poterle mangiare occorre aprirli staccarli, togliere l’escrescenza che ricopre il seme della fava ed eventualmente togliere la pelle esterna un po’ più dura e amara. purea di faveA questo punto si possono servire crude, di solito insieme a pecorino e salame, oppure si possono utilizzare per preparare condimenti per la pasta o per contorni, intere o sotto forma di purea. Si abbinano molto bene anche con speck, pancetta e ai formaggi in generale. Si possono mangiare anche i baccelli, per portarli in tavola si devono bollire qualche minuto e poi si possono ripassare in padella con aglio o cipolla e spezie per insaporirli.

Per riconoscere se si stanno acquistando le fave davvero fresche bisogna guardare il baccello che deve essere “croccante” al tatto, se invece è molle e si apre con difficoltà le fave sono un po’ vecchie.

faveLa pianta delle fave viene utilizzata anche per arricchire i terreni, producono infatti molto azoto per questo vengono utilizzate per preparare alcuni concimi naturali. Per la stessa ragione viene spesso coltivata in rotazione oppure piantata in modo uniforme all’interno di altre piantagioni.

Ai tempi di Pitagora si riteneva che il baccello rappresentasse l’accesso al mondo dei morti e che le anime dei defunti fossero racchiuse nei suoi semi. Secondo la tradizione popolare italiana invece porta fortuna trovare un baccello di fave che contenga sette semi.

È una pianta originaria dell’Asia Minore con una storia molto antica, si trovano infatti alcune ricette a base di fave già nel De Re coquinaria del gastronomo romani Marco Gavio Apicio, vissuto a cavallo tra il I secolo A.C. e il I secolo D.C.

Panzanella con cetrioli

PIC NIC CON LA PANZANELLA

Panzanella con cetrioliCon i primi giorni caratterizzati da temperature miti e dopo il lungo inverno, la voglia di passare le proprie giornate all’aperto si fa sentire. Questo è proprio il periodo dell’anno ideale per organizzare golosi pic nic.

La preparazione del cestino ricopre un ruolo di una certa importanza. È bene pensare a tutto quello che può servire per passare una bella giornata all’aperto. Una coperta da mettere sul prato, tovaglioli, piattini, posate, bicchieri e poi il menù. L’ideale sono preparazioni buone da mangiare anche fredde e semplici da servire, quindi frittate, torte salate, insalata di riso o pasta e panini.

Panzanella con mozzarellaUn’idea semplice e gustosissima da portare al parco, in montagna o in riva al mare è ad esempio la panzanella. L’ideale è prepararla in monoporzioni da distribuire ai partecipanti.

Secondo alcuni si tratta di un piatto povero di origini contadine. È stato inventato dai marinai che sui pescherecci bagnavano il pane con l’acqua di mare unendola poi a degli ortaggi, secondo altri. È una tipica ricetta toscana ed in particolare della città di Firenze, diffusasi dall’inizio dell’800 anche nelle Marche, in Umbria e in Lazio. Una ricetta di recupero semplice leggera, ma anche ricca di gusto.

Già nel 500 il pittore fiorentino “il Bronzino” scrisse dei versi che fanno pensare proprio alla panzanella.

Chi vuol trapassar sopra le stelle
en’tinga il pane e mangi a tirapellePanzanella in crosta
un’insalata di cipolla trita
colla porcellanetta e citriuoli
vince ogni altro piacer di questa vita
considerate un po’ s’aggiungessi
bassilico e ruchetta”.

Gli ingredienti base sono: il pane senza sale toscano vecchio di qualche giorno, pomodoro, cipolla, basilico ed è condita con olio, sale, pepe e aceto, ingrediente questo fondamentale e da utilizzare in abbondanza per ottenere il vero sapore della panzanella. Si possono aggiungere inoltre, olive, centrioli, capperi, uova o tonno per personalizzarla e renderla più ricca.

Uova

LA RISCOPERTA DELLE TRADIZIONI PASQUALI

Agnello (1)Mancano poche ore a Pasqua, molte famiglie sono già alle prese con i preparativi per festeggiare insieme a tavola.

Preparare in casa il menù dall’antipasto al dolce, come si faceva un tempo, è un trend in grande crescita, per riscoprire i piatti della tradizione, ritrovare i sapori di un tempo e portare in tavola piatti ancor più genuini. Secondo un’ indagine indagine Coldiretti/Ixè, il 59% delle famiglie italiane ha deciso di cimentarsi anche nella preparazione dei dolci pasquali, seppur non siano sempre così semplici da preparare.

Agnello (2)Che siano fatte in casa o acquistate, sulle tavole degli italiani saranno immancabili le colombe e le uova di cioccolata, scelte dal 70% delle famiglie.

Sulle tavole ci saranno piatti di lunga preparazione, che si gustano solo in poche occasioni proprio perché molto impegnativi da cucinare, ma anche le semplici uova. Sono un simbolo irrinunciabile di questa festa. Quelle di cioccolato, tanto amate da grandi e piccini, ma anche quelle sode da consumare con gli asparagi o magari durante il pic nic di Pasquetta. Le case inoltre, saranno rallegrate dai colori vivaci delle uova dipinte, magari con l’aiuto dei bambini.

Tenendo in considerazione anche quelle che verranno usate per le preparazioni casalinghe di ricette tradizionali e quelle utilizzate per i prodotti industriali, saranno circa 400 milioni le uova consumate durante tutto il periodo pasquale.

UovaUn alimento che fa parte delle tradizioni del periodo, ma che negli ultimi anni si è rivelato molto apprezzato dagli italiani. Nel 2018 le uova fresche hanno subito un balzo record del 14% di vendite. Il consumo di uova infatti è in crescita, anche grazie alla riscoperta delle preziose proprietà nutrizionali. Hanno infatti un importante contenuto proteico e una limitata quantità di calorie, un uovo medio ne contiene circa 78, sono perfette quindi anche per chi ha necessità di tenere sotto controllo il proprio peso.

Non tutti gli italiani però passeranno i prossimi giorni seduti a tavola. Complice forse le temperature miti date dal periodo e le numerose feste, particolarmente ravvicinate, sono tanti gli italiani che hanno scelto di partire. Il 40% ha scelto come destinazione il mare e il 27% invece le città d’arte.

Pane

STORIA E ORIGINI DEL PANE

PaneUn panino farcito è un perfetto spezzafame a metà mattina o nel pomeriggio. Può sostituire anche un pasto, facendo attenzione agli ingredienti che si utilizzano può diventare un buon piatto unico. È goloso e sfizioso, se preparato in porzioni ridotte può essere un perfetto finger food per aperitivi o buffet.

La farcitura è indubbiamente molto importante, ma anche il pane può fare la differenza, scegliere il tipo di pane giusto in base agli ingredienti è importante se si vuole ottenere un panino perfetto. Per preparare un panino davvero buono è necessario un po’ di attenzione ed impegno, con pochi e semplici trucchi però il risultato sarà un successo assicurato. 

PaniniMa qual è l’origine del pane? Ci sono testimonianze che risalgono all’epoca dell’homo erectus che fanno pensare che già a quei tempi fosse consumato un preparato simile al pane. Si preparava infatti quello che si può considerare un antenato del pane. Venivano macinati dei cereali fra due pietre, e il prodotto così ottenuto si mescolava con acqua e veniva cotto poi su una pietra rovente.

Furono poi gli Egizi a scoprire intorno al 3500 a.C. la fermentazione, iniziarono dunque a far riposare l’impasto e a cuocere l’impasto il giorno successivo, in questo modo risultava più soffice e fragrante.

Tipi di paneI Greci erano ottimi panificatori, ne producevano più di 70 diverse qualità e aggiungevano alla ricetta base anche latte, olio, erbe aromatiche o formaggio. Furono anche i primi a panificare di notte in modo che il pane fosse pronto per essere venduto la mattina presto.

Oggi i tipi di pane sono davvero numerosi, con sapori diversi a seconda delle farine utilizzate, particolarmente saporiti, quando tra gli ingredienti si aggiungono noci, pomodoro, formaggio o salumi e aumenta anche la produzione di pane senza glutine adatto ad intolleranti, celiaci o allergici.

Si può proprio dire che ce n’è per tutti i gusti!

Lista della spesa

TRUCCHI E CONSIGLI PER EVITARE SPRECHI

Lista della spesaDopo i giorni di festa appena passati, durante i quali l’abbondanza di cibo ha caratterizzato le tavole della maggior parte degli italiani, ci si domanda come evitare gli sprechi.

Ci sono un po’ di trucchi che si possono adottare prima di fare la spesa, ma anche dopo aver acquistato o cucinato troppo per evitare che dell’ottimo cibo finisca in spazzatura. Prima di tutto è necessario controllare di cosa si dispone in dispensa e in frigorifero prima di recarsi al supermercato, per evitare di acquistare prodotti non necessari e che potrebbero essere eccedenti.

freezerStilare una lista della spesa accurata è dunque il primo passo per evitare di acquistare cibo destinato a finire in spazzatura e quindi anche per risparmiare. Una volta arrivati in negozio è bene pensare bene a cosa si sta comprando per evitare di farsi ammaliare dalle promozioni, in alcuni casi potrebbero portare ad acquistare troppo.

Dopo aver portato a casa le giuste quantità, è importante pensare a quanto cucinare. Se i propri ospiti non sono gran mangioni è meglio evitare di abbondare eccessivamente nelle preparazioni. La bilancia può essere di grande aiuto per evitare di preparare eccessive quantità di pasta o riso, ad esempio.

frullatiMolto spesso la frutta e la verdura un po’ troppo mature possono essere utilizzate per preparare frullati, dolci o zuppe, un modo anche questo per evitare di buttare ingredienti non può adatti ad essere consumati freschi, ma dal sapore ancora squisito.

Anche il congelatore può essere un grande aiuto, si può utilizzare per surgelare le eccedenze crude o gli avanzi già cotti. Meglio dividerli in monoporzioni così da avere già le giuste quantità ed evitare sprechi anche quando si deciderà di scongelarle.

È bene infine tenere in ordine la dispensa facendo in modo di tenere i evidenza i prodotti con la scadenza più vicina, in questo modo si possono evitare spiacevoli sviste e di trovarsi costretti a buttare tanto buon cibo.

Panettone

ORIGINI DEL DOLCE CHE NON MANCA MAI A NATALE: IL PANETTONE

PanettoneIl panettone è sicuramente il dolce che più di tutti simboleggia il Natale. Si tratta di una preparazione a base di farina, acqua, sale, latte, zucchero, lievito, burro, uova, canditi e uvetta.

Esistono però molte varianti capaci di soddisfare i gusti di tutti. Ci sono panettoni senza canditi o senza uvetta, farciti con creme di vari gusti o ricoperti da golose glasse.

PAnettone cioccolatoÈ una preparazione che vede le sue origini a Milano dove fino al 1900 si potevano trovare moltissimi fornai e pasticceri che lo producevano. Oggi invece si può acquistare facilmente in tutta Italia.

Le sue origini si perdono nella leggenda. Secondo alcune fonti  si devono attribuire al falconiere Ulivo degli Atellani che, innamorato di una ragazza chiamata Adalgisa, si fece assumere dal padre di lei come garzone, e, per aiutarlo ad incrementare le vendite, provò ad ideare un nuovo dolce.
Il primo panettone, secondo questa ipotesi sulle suo origini, era preparato con farina, uova, burro miele e uvetta. Una ricetta che riscosse subito grandissimo successo e portò fortuna alla giovane coppia che tempo dopo decise di sposarsi.

Produzione panettoneSecondo altre fonti  invece la nascita del Panettone si deve ad un cuoco che lavorava per Ludovico il Moro, al quale fu chiesto di preparare un sontuoso pranzo di Natale a cui erano stati invitati molti nobili. Il dolce però venne dimenticato in forno e si bruciò in modo irrecuperabile. Il cuoco era disperato e Toni, un piccolo sguattero, propose di utilizzare per l’importante serata un dolce preparato da lui la mattina stessa con gli avanzi trovati in dispensa. Il cuoco, che non aveva mote scelte, decise di rischiare e fu un grande successo! Quando gli chiesero il nome di tale prelibatezza il cuoco rispose: «L’è ‘l pan del Toni» cioè il Pan di Toni. È da questo momento dunque che è nato il nome Panettone!

 

Pumpkin pie

HALLOWEEN, TRADIZIONI DA TUTTO IL MONDO

LBarm Bracka notte di Halloween è una ricorrenza festeggiata in tutto il mondo. In Italia è ormai diventata una tradizione anche se fino a poco tempo fa era una festa secondaria.

Le origini di questa festa sono antichissime. Nasce in Irlanda, ad Erin, durante la dominazione celtica. Halloween corrisponde infatti al capodanno celtico, detto Samhain. Sono stati poi gli emigrati che andarono negli Stati Uniti per fuggire dalla terribile carestia dell’800 a portare la loro tradizione nel Nuovo Mondo dove tutt’oggi è molto sentita.

In Irlanda durante Halloween, si mangia il Barm Brack, un pan dolce con uvetta, canditi, tè, spezie. Al suo interno si usa nascondere un piccolo oggetto benaugurante per il fortunato che lo trova nella propria fetta. Potrebbe essere un anello che significa nozze entro l’anno o una monetina che porta ricchezza. In Scozia invece si consuma l’Haggis, un particolare insaccato a base di interiora di pecora.

Pumpkin pieTipica degli Stati Uniti è la pumpkin pie, la crostata con la zucca preparata con la polpa avanzata dopo il tipico intaglio della zucca in memoria di Jeck O’Lantern, costretto dal demonio a vagare nelle tenebre.

Anche in Messico la notte dei morti è una ricorrenza allegra. L’originale tradizione prevede l’organizzazione di pic nic sulle tombe dei defunti  e consumando pan de muertos (farina, zucchero, scorza di limone) e calaveras (teschi di zucchero).

ICastagnaccion Cina, le tradizioni sono molto più simili a quelle a cui siamo abituati in Italia: ci si reca in cimitero, si offre riso e té ai defunti e si festeggia con un pranzo a base di riso in compagnia dei famigliari. L’unica (grande) differenza è che i cinesi celebrano Halloween nel mese di aprile.

In Italia invece si mangia il castagnaccio, il pane dei morti (fichi, uva passa, cioccolata) e le fave dei morti (mandorle, zucchero e uova). In Calabria la specialità del periodo sono delle golose focacce cotte al forno e fichi secchi. In Sardegna invece i bambini amano mangiare le ossu de mottu (osso di morto, a base di mandorla, zucchero, uova e limone). Inoltre la sera, prima di andare a dormire lasciano un po’ di cibo per “Maria punta boru”, una simpatica vecchietta che diventa però vendicativa se non trova cibo.

piadina cotto e formaggio

LA PIADINA ROMAGNOLA IGP


piadina cotto e formaggioLa piadina è una preparazione tipica dell’Emilia Romagna e ha ottenuto il marchio IGP il 24 ottobre 2014, da allora per poter definire la propria una “vera” piadina è necessario che la preparazione segua precise regole.

Gli ingredienti sono pochi e semplici: farina di grano duro di tipo 0, strutto o olio d’oliva, acqua e agenti lievitanti.

Si può trovare in due diverse varianti: la classica, compatta, rigida, friabile e spessa. Con macchie ambrate di cottura di piccole dimensioni sulla superficie con una distribuzione omogenea. Caratterizzata da un diametro da 15 a 25 centimetri, uno spessore da 4 a 8 millimetri.

piadina crudo e mozzarellaLa Riminese invece è morbida, sottile con vesciche di cottura di grandi dimensioni sulla superficie, con una distribuzione non omogenea, dal diametro da 23 a 30 centimetri e spessore fino a 3 millimetri.

In entrambi i casi è vietata l’aggiunta di conservanti, aromi e/o altri additivi.

Le origini della piadina sono molto antiche, si trovano riferimenti a preparazioni molto simili anche nell’Eneide di Virgilio e, in generale, durante tutta l’epoca romana. Durante il Medioevo gli abitanti della Romagna la preparavano con i cereali poveri per non incorrere nella tassazione che subiva il grano – e quindi il pane – da parte dei proprietari terrieri.

piadina cotto funghi e brieGiovanni Pascoli amava la piadina, la mangiava preparata dalla sorella Maria, fu lui a coniare il termine piada italianizzando il dialetto piè.

Nel secondo dopoguerra, la Piadina Romagnola si diffuse sia nelle campagne sia nelle città e, da surrogato del pane, iniziò ad essere considerata una golosa alternativa, un piatto vero e proprio da gustare con la farcitura che si preferisce.

Prosciutto crudo, squacquerone e rucola è la farcitura della tradizione, ma con fantasia si può preparare ogni giorno in modo diverso per non stancarsi mai. È ottima anche con Prosciutto cotto brie e funghi, o dal sapore affumicato con scamorza e speck, o anche coppa verdure grigliate e caprino. Da provare anche in versione dolce, con marmellata o crema di cioccolata, banana e mandorle.

Frico friulano

IL FRICO, GOLOSA SPECIALITÀ FRIULANA DALLE ANTICHE ORIGINI

Frico friulanoIl frico è una preparazione tipicamente friulana, in particolare della Carnia, un territorio montano i cui comuni fanno parte della provincia di Udine.

Il nome originale era fricò con l’accento sull’ultima sillaba, nel ‘900 però la lingua italiana ha contaminato  il friulano stretto e ha spostato l’accento dalla o finale alla i.

Esistono due diverse versioni di frico, una più croccante composta solo da formaggio, solitamente Montasio, fritto in olio bollente tipicamente consumata in passato dai boscaioli e accompagnata da polenta fredda. Un pasto nutriente perfetto per chi faceva lavori pesanti al freddo delle montagne alpine. Probabilmente per prepararlo si utilizzava la crosta del formaggio, un modo per non sprecare importanti fonti di nutrimento.

Esiste poi una versione più morbida. In questo caso l’aspetto ricorda quello della frittata, ma non ci sono uova tra gli ingredienti. La ricetta tradizionale prevede l’utilizzo di Montasio a cubetti, patate, cipolle e burro o lardo. Ultimamente però nei ristoranti e anche alle sagre dedicate a questa specialità, è sempre più facile trovare anche la versione più delicata che non prevede l’utilizzo della cipolla. Nei ristoranti della zona è possibile trovare anche varianti che prevedono l’aggiunta di altri ingredienti come, ad esempio,  zucca o speck.

FricoIl frico è stato descritto per la prima volta intorno alla metà del XV secolo da Martino da Como, cuoco del Patriarca di Aquileia Lodovico Trevisan, nella sua opera De Arte Coquinaria.

La leggenda però vuole che quando Sant’Ermacora andò a predicare il vangelo ad Aquileia passò anche dai paesi della Carnia e quando il viandante chiese di essere ospitato da una famiglia del luogo gli fu offerta  solo una fettina di formaggio con un po’ di polenta. Il padrone di casa sembra che fosse dispiaciuto per la povertà del piatto. Così il santo viandante gli disse: “Provate a riporre un’altra volta il siero sul fuoco! E fatelo riscaldare: noi intanto pregheremo il Signore affinché ci esaudisca!”. Si narra che a questo punto, preoccupati per il risultato finale, aggiunsero acqua e aceto per ottenere un formaggio morbido e compensare la mancanza del caglio e che il santo benedì la caldaia. Si dice che il risultato fu eccezionale e che il frico nacque proprio in questo modo.

Un piatto semplice e gustoso facile da preparare anche a casa grattugiando le patate e facendole cuocere con Motasio e cipolla in una padella antiaderente unta con burro.

caffè freddo 1

CAFFÈ FREDDO, PER NON RINUNCIARE AL SUO AROMA ANCHE NELLE GIORNATE PIÙ CALDE

Caffè freddoL’amore degli italiani per il caffè è noto. È un rito quasi irrinunciabile, un culto in certi casi. D’estate però il desiderio di qualcosa di fresco a volte supera quello di caffè. Ma esiste una facile soluzione per godersi l’amato aroma trovando anche refrigerio, il caffè freddo.

La soluzione più semplice prevede la preparazione del caffè con una o più moke, al quale aggiungere zucchero e da mettere in frigo una volta che la bevanda avrà raggiunto la temperatura ambiente, magari dopo aver aggiunto un po’ d’acqua.

caffè shakeratoÈ possibile però scegliere la versione shakerata, comodamente seduti al bar, ma è facile anche da preparare in casa. Se si possiede un piccolo shake si aggiungono un paio di cubetti di zucchero e si agita con energia. Se non si possiede l’accessorio specifico si può sostituire con un barattolo o utilizzando un frullatore.  

Gli amanti del frappuccino, la famosa specialità di Starbucks, possono provare a prepararlo in casa frullando il caffè con latte, cubetti di ghiaccio, zucchero liquido e un pizzico di pectina per addensare. A questo punto si può gustare così o aggiungere panna e magari anche un po’ di topping al cioccolato.

FrappuccinoLe regole per preparare un buon caffè freddo sono poche, ma importanti.

  • Partire sempre da un ottimo caffè, preparato con la moka preferibilmente o anche con le cialde, ma è da evitare il caffè in polvere.
  • Meglio scegliere lo zucchero liquido per non rischiare di trovarne sul fondo non sciolto bene.
  • Meglio aspettare che il caffè abbia raggiunto la temperatura ambiente prima aggiungere il ghiaccio per non rischiare di annacquarlo troppo.
Brindisi

CONSIGLI PER SCEGLIERE IL BICCHIERE GIUSTO PER ESALTARE IL VINO

BrindisiServire un buon vino in un bicchiere sbagliato può compromettere un aperitivo o una cena. Per poter apprezzare tutti i profumi dei vini è infatti importante scegliere quelli più adatti.

Una regola che vale per tutti i vini è che il bicchiere deve essere trasparente, per permettere di osservare anche i colori del vino, deve essere poi di vetro, ma ancor meglio se di cristallo perché è un materiale capace di esaltare maggiormente i riflessi e la tonalità del vino che si sta gustando. Importante poi che abbiano lo stelo per evitare di scaldare il vino con le mani e per evitare di percepire gli odori del polso che potrebbero interferire le percezioni date dal vino.

bicchiere vino biancoEntrando più nello specifico poi, i vini bianchi giovani sono esaltati dai bicchieri detti Tulipano, con stelo e calice non molto ampi. In questo caso l’imboccatura svasata e il calice arrotondato permettono di sprigionare al meglio gli aromi e di apprezzarne la giusta acidità. Nel caso invece di vini bianchi più maturi si preferisce di solito un bicchiere solitamente più grande detto Renano che permette di percepire e  apprezzare meglio gli aromi più complessi che caratterizzano un vino più maturo.

Bicchiere vino rossoIl Renano è utilizzato anche per  i vini rossi e giovani perché capace di esaltarne i profumi. I Ballon invece sono perfetti per i vini rossi molto strutturati o a lungo invecchiamento, è un tipo di bicchiere infatti che permette la necessaria ossigenazione. I rossi giovani invece vengono esaltati da un bicchiere con una coppa aperta che ne esalti i profumi.

Per i vini dolci e passiti di solito si usano bicchieri con uno stelo più corto con una sommità abbastanza stretta. La flûte invece è perfetta per valorizzare gli aromi di Champagne e Spumanti Metodo Classico. Gli Spumanti aromatici e dolci, come il Moscato o il Brachetto, di solito si servono nelle coppe la cui apertura ampia permette di evitare una fastidiosa concentrazione nel naso degli aromi.

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L’EVOLUZIONE DEL PANINO

shutterstock_566999833Le origini del panino sono molto antiche, le prime testimonianze risalgono addirittura a 7000 anni fa, se consideriamo la tortilla un antenato del panino. Gli scavi nella Valle de Tehuacán, nello Stato di Puebla a est di Città del Messico lasciano intuire che fosse già diffusa nell’alimentazione delle civiltà precolombiane.

shutterstock_257288737A diffonderlo sono stati i Romani dai quali veniva chiamato panis ac perna termini che indicavano panini con prosciutto che veniva cotto nell’acqua di fichi secchi. Via Panisperna a Roma pare derivi proprio da questo, lì vicino  infatti c’è  la chiesa di San Lorenzo e qui sembra che le suore Clarisse distribuissero del cibo a chi ne avesse bisogno ogni anno il 10 agosto, una tradizione durata secoli.

Il nome sandwich invece pare si possa far risalire all’inglese John Montagu, quarto conte di Sandwich, accanito giocatore d’azzardo e pronto a saltare i pasti pur di non lasciare il tavolo da gioco, il quale un giorno ordinò ad un cameriere una fetta di carne in mezzo a due fette di pane tostato, proprio per poter mangiare senza smettere di giocare. L’idea piacque anche ai suoi amici che chiesero “lo stesso di Sandwich” e in breve si iniziò ad ordinare direttamente un sandwich.

shutterstock_1047653947Il panino con diverse forme e farciture è un alimento che fa parte della tradizione del mondo intero. La tortilla il burrito e il taco sono panini di origine maya e atzeca, la pita utilizzata in Turchia, Grecia, nei Balcani, in Israele e Palestina che racchiude solitamente carne come ad esempio il Doner Kebab o i souvlaki o i falafel, possono essere tutti considerati parenti dei panini o, in modo ancor più evidente, delle piadine romagnole.

Parlando della storia del panino non si può dimenticare l’hamburger nato in Germania, diventato famoso negli Stati Uniti e diffuso oggi in tutto il mondo. Una preparazione semplice, ma che può avere così tante varianti da non stancare mai!

Uova alla Benedict e bacon

LE INCERTE ORIGINI DELLE UOVA ALLA BENEDICT

Uova alla benedict asparagi e crudoLe uova alla Benedict sono un piatto solo apparentemente semplice da preparare e che solitamente si mangia la mattina per una colazione abbondante. Un tipico brunch newyorkese, un piatto da provare assolutamente se si visita la Grande Mela.

Si tratta di un muffin diviso a metà e tostato con una fetta di prosciutto o bacon arrostito e un uovo in camicia, il tutto insaporito da una squisita salsa olandese.

Le origini sono incerte, probabilmente si devono a Lemuel Benedict un broker di Wall Street che, nel 1894, per smaltire una sbornia in seguito ad una notte brava chiese al Waldorf Hotel  un «buttered toast, poached eggs, crisp bacon and a hooker of hollandaise». La ricetta piacque così tanto a Oscar Tschirky, il maitre dell’hotel, che decise di inserirlo nel menù.

Uova alla benedict con prosciuttoSecondo altre testimonianze la ricetta potrebbe essere legata al Delomonico’s Restaurant di proprietà della signora Legrande Benedict, la quale, stanca del solito menù chiese che le venisse preparata una colazione nuova e il risultato piacque così tanto allo chef Charles Ranhofer che lo inserì nel suo libro di ricette del 1894.

Una coppia di Edimburgo Mr & Mrs Benedict invece, ingaggiò addirittura uno studio legale di Londra per diffidare chiunque dall’utilizzo dei diritti commerciali, editoriali, pubblicitari e letterari delle “Eggs Benedict” perché sostenevano di poter dimostrarne proprietà intellettuale alla propria famiglia facendone risalire la paternità fin dal 1794.

Uova alla Benedict e baconAnche l’Artusi aveva inserito la ricetta nel suo famosissimo La scienza in cucina e l’arte ci mangiare bene:  “Scocciatele quando l’acqua bolle e fatele cadere da poca altezza .
Quando la chiara è ben rappresa quando la chiara è ben rappresa e il torno non è più tremolante, levatele con la mestola forata e conditele con sale, pepe, cacio e burro.
Se volete una salsa può servire quella di pomodoro, la salsa verde oppure una appositamente fatta che comporrete disfacendo un’acciuga nel burro caldo e aggiungendovi capperi spremuti dall’aceto e alquanto tritati; ma questa salsa non è per tutti gli stomachi.
Ho veduto servirle anche sopra uno strato, alto quanto un dito, di puré di patate, oppure sopra spinaci rifatti al burro”.  

Non è una ricetta così semplice da realizzare perché per preparare un buon uovo in camicia serve un po’ di manualità e pratica in cucina, ma è sicuramente un piatto perfetto per le lente mattine di vacanza, magari da gustare a letto.

ciliegie

CURIOSITÀ E IDEE PER USARE LE CILIEGIE IN CUCINA

ciliegieSeguire le stagioni e acquistare i prodotti tipici del periodo permette di mangiare bene, godere di cibi gustosi e anche di risparmiare. In questo periodo si possono fare scorpacciate di ottime ciliegie.

Bellissime, dolci, ma con una punta di asprigno. Una caratteristica che si ritrova più fortemente in alcune qualità come le Ferrovia o ancor di più le amarene,  meno invece in altre, come il durone nero di Vignola, quella di Marostica IGP o la Mora di Verona.

Leggermente lassative, fonte di vitamina C e A. Contengono inoltre acido folico, calcio, magnesio e potassio,  questi ultimi sono due elementi da assumere con frequenza proprio durante il periodo estivo quando ne aumenta il fabbisogno giornaliero a causa del caldo intenso.

Una pianta che in Giappone rappresenta fragilità, bellezza e rinascita, sensualità e femminilità. E secondo una credenza popolare la sua fioritura abbondante è da considerarsi di buon auspicio per i raccolti e per il futuro degli studenti. I frutti invece sono considerati sacri per le energie che si crede siano di grado di trasmettere all’organismo e inoltre, da quelle parti, il colore rosso del frutto viene paragonato al coraggio dei samurai.

ciliegioIn Italia invece, un tempo si faceva un divertente giochino utilizzando i noccioli delle ciliegie attraverso il quale, si diceva, si potesse predire il matrimonio di una ragazza. Dopo aver terminato di mangiare le ciliegie, si usava contare i noccioli dicendo: “quest’anno, l’anno prossimo, un giorno, mai”, una sorta di “m’ama, non m’ama”.

La tradizione inoltre ritiene che sia una buona idea piantare un ciliegio nel giardino della propria casa e che offrirne i frutti è segno di fratellanza e di amicizia.

Una pianta meravigliosa e dotata di grande fascino che produce frutti squisiti da mangiare in purezza, ma anche ottimi ingredienti per ricette dolci. I più arditi le apprezzeranno anche in preparazioni salate. Possono essere l’ingrediente per una insalata di riso viola, abbinate a erba cipollina, prosciutto cotto a cubetti e mozzarella. Oppure il cuore dolce di involtini di pollo arrotolati con prosciutto crudo. O anche la decorazione di semplici e saporite tartine su cui spalmare un velo di burro salato e una fettina sottile di prosciutto crudo.

prosciutto roll

SUSHI, UNA TRADIZIONE DAL GIAPPONE ALL’ITALIA

zucchine e salame rollSi dice che il sushi sia stato portato in Giappone dai monaci buddhisti tornati dalla Cina nel VII secolo. È un piatto tipico a base di riso al quale vengono abbinati pesce, alghe, vegetali e uova. Il ripieno dei rotolini tipici del sushi possono essere crudi, cotti o marinati. Prima del sushi come lo conosciamo noi si preparava un piatto simile il pesce crudo a strati alternandolo al sale e al riso, tenuto pressato e lasciato a fermentare per mesi, un tipo di sushi chiamato narezushi preparato e ancora apprezzato nella zona di Tokyo.

sushi dolceDiventare uno chef di sushi è un percorso lungo e faticoso per i primi due anni l’apprendista può solo guardare il proprio Maestro detto Shokunin e si occupa esclusivamente di lavare i piatti e pulire i pavimenti. Solo in seguito imparerà a cuocere il riso e dopo ben quattro anni avrà modo di imparare l’arte del taglio del pesce e finalmente della composizione del sushi. In origine era un mestiere vietato alle donne perché si riteneva avessero una temperature delle mani più alta e per questo potessero rovinare il pesce manipolandolo.

La cucina giapponese negli ultimi anni è diventata una consuetudine anche dalle nostre parti, la cura estetica dei piatti in stile nipponico si adatta bene anche a preparazioni con ingredienti italiani come ad esempio i salumi o addirittura preparazioni dolci, spesso sono ricette semplici, veloci e di grande effetto.

Ricetta Sushi crèpes roll 

Ingredienti sushi crepes roll

3 uova

250 g di farina 00

½ l di latte intero

15 pomodorini

10 fette di prosciutto cotto

250 g di formaggio spalmabile

150 g di rucola

Burro Q.b.

Preparazione

Unisci le uova e il latte e mescola con cura. Aggiungi la farina un po’ alla volta facendo attenzione che non si formino grumi. Copri la ciotola con la pellicola trasparente e lascia riposare almeno 30 minuti in frigorifero, intanto taglia i pomodorini a metà. Scalda la padella e ungila con un po’ di burro, versa un mestolo di impasto necessario a ricoprire la superficie della padella e cuoci da entrambi i lati. Taglia le crepes a strisce, farciscile con un po’ di formaggio la rucola e il prosciutto tagliato a strisce della stessa misura. Adagia su un lato mezzo pomodorino e arrotola con cura. Fissa il tuo sushi roll con uno stecchino per impedire che si apra.

 

Fave salame

FAVE SALAME E PECORINO PER I PIC NIC DI MAGGIO

salame e faveSi avvicina il 1° Maggio, la festa dei lavoratori, giornata durante la quale si dà tradizionalmente inizio alla stagione dei pic nic. Se il meteo e le temperature lo permettono, è una giornata che si usa passare all’aperto, il menù tipico e immancabile prevede le fave crude da mangiare con salame e pecorino. L’abitudine di passare del tempo all’aria aperta festeggiando l’arrivo della Primavera risale ai tempi degli antichi Romani che in quella occasione gustavano cibi sfiziosi e semplici e le fave, accompagnate da salame e pecorino, sono perfette e rispecchiano perfettamente queste intenzioni, facili e veloci da preparare e trasportabili comodamente, l’ideale dunque per un pranzo frugale seduti su un prato verde.

fave salame e pecorinoLe fave ai tempi dei Greci erano considerate un simbolo negativo, erano addirittura collegate alla morte a causa del fiore bianco della pianta che ha delle macchie nere, un colore molto raro tra i fiori, e sono posizionate in modo da ricordare una Tau (la lettera greca all’inizio della parola Thanatos, che significa proprio morte), si pensava inoltre che attraverso i gambi cavi della pianta, le anime dei defunti risalissero dall’aldilà. Secondo Pitagora invece il baccello rappresentava l’accesso al mondo dei morti e i suoi semi racchiudono le anime dei defunti.

All’epoca dei Romani invece le fave erano utilizzate per celebrare la dea Flora, protettrice della natura in fiore e dunque anche della rinascita. Le fave e la loro pianta sono diventati quindi simbolo positivo, la tradizione voleva che si lanciassero i suoi baccelli per augurare fortuna e ricchezza e veniva considerato di buon auspicio trovare 7 semi nello stesso baccello, un gioco divertente da fare anche oggi, magari con i bambini.

Fave salameUna ricetta ricca di tradizione, anche il pecorino infatti pare sia un tipo di formaggio che esisteva fin dai tempi dei Romani. Nel trattato De re rustica  di Columella, uno scrittore romano che si occupava di agricoltura, si trova una descrizione precisa della lavorazione del latte ovino e sembra essere molto simile ad oggi.

 “[…] il latte viene generalmente fatto
rapprendere con caglio di agnello o di capretto (…)
Il secchio della mungitura, quando sia stato riempito di latte, si deve mantenere a medio calore: non si
deve tuttavia accostarlo al fuoco […] ma si deve porre lontano da esso, e
appena il liquido si sarà rappreso dovrà essere trasferito in cesti, panieri o
forme. Infatti è essenziale che il siero possa scolare immediatamente ed essere
separato dalla materia solida […]. Poi quando la parte solida è tolta dalle
forme o dai panieri dovrà essere collocata in ambiente fresco e oscuro, perché
non possa guastarsi, su tavole più pulite possibile, e cosparse di sale tritato
affinché trasudi il proprio umore. “

Con pochi e semplici ingredienti si prepara dunque un pic nic ricco di storia e tradizione.

Panini al salame

DIECI REGOLE PER IL PANINO PERFETTO

Panini al prossciutto cottoIl panino è il tipico pranzo frugale, un insieme di ingredienti assemblati per riempire lo stomaco vuoto e riprendere subito la propria il vita frenetica o il proprio lavoro. Può essere però anche un momento particolarmente goloso della giornata se si dedica il giusto tempo e cura nella preparazione.

Negli ultimi anni si sta diffondendo infatti la proposta di panini gourmet nei locali, ma non è così difficile replicarli anche in casa, migliorando nettamente e con poco sforzo il proprio pranzo o spuntino.

  • Prima di tutto è importante prendersi il proprio tempo, la fretta non è mai una buona consigliera. Pur essendo, come si diceva, un pranzo frugale, prendersi qualche minuto in più può fare davvero la differenza.
  • Naturalmente uno degli elementi più importanti per la realizzazione di un sandwich è la scelta del pane. Non dipende solo dai propri gusti personali, per un ottimo risultato è necessario anche tenere in considerazione quali saranno gli ingredienti che si utilizzeranno per farcire il panino. Se si intende utilizzare molti ingredienti umidi e liquidi, come formaggi molli e salse, meglio sceglie un pane dalla mollica compatta per evitare che un panino troppo morbido di inumidisca e diventi fastidiosamente molliccio.  Al contrario una farcitura croccante si abbina bene ad un pane morbido.
  • Panini al salameÈ anche importante lo spessore del pane, se è troppo alto si rischia di fare fatica ad addentarlo e che gli ingredienti all’interno sguscino fuori mentre lo si morde.
  • Mai farcire a caso, ma architettare e scegliere sempre con cura ingredienti i cui sapori si abbinino bene tra loro.
  • È di grande importanza la posizione degli ingredienti quelli dal sapore più deciso, come sott’aceti o olive, sono da dosare bene e da inserire al centro per evitare che coprano tutti gli altri sapori, con questo accorgimento invece si potrà percepirne i sapori in modo piacevolmente amalgamato. Le salse invece vanno messe a contatto con il pane.
  • Imburrare le due fette di pane significa renderle idrorepellenti ed evitare quindi che il pane assorba troppo le salse e diventi mollicio.
  • Per un panino perfetto si deve tenere in considerazione anche la temperatura degli ingredienti, è bene che sia uniforme, scaldare dunque il panino, se farcito con carne trita, formaggio, pollo appena cotto. Meglio scegliere la temperatura ambiente se si usano invece ingredienti freddi come formaggi spalmabili, salmone affumicato, gamberetti.
  • PaniniLa temperatura è importante anche quando di scelgono i salumi, il prosciutto cotto può essere servito caldo, il crudo invece non si deve mai scaldare troppo, si rischia di rovinarlo, lo stesso vale per la coppa e il salame. La porchetta invece può essere utilizzata per farcire panini che necessitino anche di lunghe permanenze sopra la griglia, magari per far sciogliere un ottimo formaggio.
  • Le verdure crude è meglio utilizzarle quando si intende consumare il panino dopo poco dalla preparazione, se invece si imbottisce in anticipo meglio evitarle, si appassirebbero e diventerebbero sgradevoli e non più piacevolmente croccanti.
  • Anche la confezione in cui lo si racchiude per portarlo al lavoro, o in borsa per una gita, ha grande importanza. Pellicola se si tratta di un panino morbido, con la quale avvolgerlo stretto soprattutto in caso di farcitura abbondante. Carta da forno o carta argentata per una chiusura meno compatta e per preservarne la fragranza quando si tratta di un panino croccante.
Insalata di pere noci gorgonzola e coppa

TANTE IDEE PER UNA CENA DI SAN VALENTINO RICCA DI GUSTO E AMORE

Insalata di pere noci gorgonzola e coppaOggi si festeggia San Valentino, la festa degli innamorati. Una ricorrenza celebrata in modo particolare in Europa, nelle Americhe e in Estremo Oriente. L’origine è molto antica a base religiosa e venne istituita da papa Gelasio I nel 496 d.C. sostituendo la precedente festa pagana delle Lupercalia che si svolgeva nello stesso periodo.

Sul santo, noto per il suo messaggio d’amore, si tramanda una leggenda secondo la quale il religioso avrebbe donato ad una ragazza di umili origini la somma necessaria a celebrare il proprio matrimonio senza la quale sarebbe stato impossibile per lei coronare il proprio sogno. Si pensa dunque che questo generoso gesto sia la ragione per la quale il vescovo Valentino è stato tramandato come  il protettore degli innamorati.

Involtini di vitello farcito con Gran BiscottoOggi come oggi, il lato religioso della festa si è perso ed è rimasta, però, la parte più romantica. In questa giornata gli innamorati di tutto il mondo festeggiano con regali, Valentine (biglietti usati per dichiarare il proprio amore) e serate speciali all’insegna dell’amore e del romanticismo.

La sera di San Valentino spesso si festeggia al ristorante, insieme a un numero esorbitante di coppie. Spesso è difficile riuscire a prenotare, ci si ritrova a casa all’ultimo momento senza essere riusciti a fare la spesa e a preparare niente di speciale per l’occasione.

Pappardelle con asparagi e Gran BiscottoUn’idea alternativa è quella di organizzarsi per tempo e preparare una cena, magari un po’ raffinata,  da godersi nell’intimità delle propria casa, preparando piatti speciali e aprendo una bottiglia di vino importante. L’insalata di pere noci gorgonzola e coppa o il Gran Biscotto Rovagnati con asparagi bianchi sono due originali ed eleganti antipasti con cui iniziare la cena. Le Pappardelle agli asparagi con Gran Biscotto è un primo piatto semplice e gustoso e per un impiattamento speciale si possono avvolgere le fette di prosciutto e ottenere delle romantiche rose. E per un secondo piatto davvero gustoso, sono perfetti gli Involtini di vitello farcito con Gran Biscotto, asparagi bianchi e salsa olandese.

Dedicando il giusto impegno sarà possibile servire in tavola piatti squisiti da gustare con il proprio grande amore.

Ribollita

MINESTRE DELLA TRADIZIONE PER I GIORNI DELLA MERLA

FreddoIniziano oggi i giorni della merla tre giorni, gli ultimi di gennaio, che secondo la tradizione, dovrebbero essere i più freddi dell’anno. Sempre secondo le tradizioni popolari prenderebbero questo nome da una leggenda, secondo la quale una merla per proteggere se stessa e i suoi pulcini, che erano tutti neri come i maschi adulti di questa specie, decise di rifugiandosi in un comignolo dove trovare riparare e un po’ di calore. Quando ne uscirono erano diventati tutti grigi perché sporchi di fuliggine ed è da allora che tutti i merli, sia maschi sia femmina diventarono grigi. Sempre secondo la tradizione popolare se i giorni della merla sono freddi la primavera sarà bella, se invece gli ultimi tre giorni di gennaio si rivelano essere miti ci si deve aspettare che la primavera arrivi in ritardo.

SMesciùaono giornate durante le quali per scaldarsi solitamente si preparano piatti ricchi e caldi. Le minestre sono perfette per questi giorni, pasta e patate, specialità tipica della cucina napoletana è una soluzione gustosa e nutriente, così come la minestra maritata anche questa tipica della Campania. Un piatto tipico del periodo natalizio, ma adatta a tutto l’inverno. Gli ingredienti della ricetta si abbinano alla perfezione e per questo ha preso il nome di minestra maritata, cioè sposata. Si prepara con cavolo nero, cicoria, scarola, cotiche, piedino, puntine e salsiccia.

La cassoeula invece è una minestra tipica della Lombardia e gli ingredienti principali sono verza, piedino, salsiccia, costine e cotenna di maiale, molto nutriente e di origini antiche. Piuttosto impegnativa, ma perfetta per i giorni più freddi.

RibollitaLa minestra d’eccellenza tipica della Toscana è invece la ribollita il cui ingrediente principale è il cavolo nero, che, per rendere davvero buono il piatto deve “aver preso il ghiaccio”, deve essere quindi raccolto dopo una gelata che avrà permesso al vegetale di ammorbidirsi. In Liguria invece si può assaggiare la mesciùa, il nome significa “mescolanza”, si tratta infatti di una piatto tipico dei pescatori che mescolavano ingredienti in modo piuttosto casuale, gli ingredienti principale sono ceci fagioli e farro. Anche la veneta risi e bisi è una preparazione perfetta da portare in tavola in questi freddi giorni.

 

Salmone marinato

LA MARINATURA DEL PESCE PER UN SAPORE SEMPRE NUOVO

Per cuocere o insaporire carne e pesce spesso si utilizza la marinatura, viene scelta in alcuni  casi per cuocere, sfruttando la parte acida degli ingredienti che ne fanno parte. In altri casi invece viene utilizzata prima della cottura per conferire all’alimento un sapore in più e per ammorbidirne le fibre.

Pesce al fornoParlando di pesce la marinatura è particolarmente utile se si intende cuocerlo al forno per evitare che la cottura lo secchi troppo. Prima di grigliarlo invece la marinatura permette un risultato finale da leccarsi le dita.

La marinatura del pesce consiste nella sua immersione in un liquido composto da tre tipi di ingredienti: una parte acida (limone, aceto, vino o birra), una parte grassa, di solito olio d’oliva e aromi vari dati da spezie e erbe. Il pesce si può marinare intero o tagliato a fettine sottili per un tempo variabile.

Branzino marinatoAd ogni tipo di pesce si abbina un diversa marinatura capace di esaltarne al meglio il sapore. Il salmone ad esempio può essere marinato con aceto (di mele o balsamico) peperoncino e olio o, se si preferisce un gusto  più delicato, semplicemente con olio sale e limone. Da provare anche una marinatura, tipicamente svedese, quella che viene utilizzata prima di affumicare il salmone, unendo aneto sale e zucchero nella stessa quantità, cannella e noce moscata. In questo caso però, prima della cottura è necessario sciacquarlo, il risultato sarà molto particolare e perfetto da abbinare a del formaggio fresco o creme fraiche.

Salmone marinatoIl tonno si abbina benissimo agli agrumi, ideale la marinatura con pompelmo rosa, olio e sale, l’arancia invece è perfetta per un carpaccio di branzino. Se si preferisce un piatto dai sapori orientali, si può marinare il tonno in olio e salsa di soia, impanarlo con semi di sesamo e cuocerlo giusto un paio di minuti per lato in modo che all’interno rimanga crudo.

Per il pesce spada invece è una buona idea scegliere ingredienti tipicamente mediterranei come olio limone, capperi e olive.

Una tecnica semplice da utilizzare spesso per portare intavola una piacevole varietà di sapori.

cantina vini

COME CONSERVARE E SERVIRE IL VINO PER ESALTARLO AL MEGLIO

cantina viniIl vino buono deve essere trattato bene, coccolato e servito con le giuste precauzioni per non rischiare di rovinarne i suoi aromi e profumi speciali.

È buona regola conservarlo a temperature piuttosto basse, tra i 10° e i 14°, e al buio per conservarlo in modo corretto e mantenere le sue caratteristiche anche per mesi. La luce, anche artificiale, è in grado di innescare i processi ossidativi che rovinerebbero il vino. Se poi lo si lascia alla luce diretta del sole, il calore che ne deriva lo degraderebbe ancora più velocemente.

Se si vuole conservare il vino per un periodo di tempo piuttosto lungo è consigliabile tenere la bottiglia sdraiata, in questo modo il vino rimane a contatto con il tappo mantenendolodecanter e tappi umido e diminuiscono le possibilità che l’ossigeno entri nella bottiglia attivando processi di ossidazione. È da sfatare il mito che se il vino rimane a contatto a lungo con il tappo potrebbe prenderne lo sgradevole sapore. In realtà quando un vino sa di tappo è a causa di composti organici derivanti da muffe e funghi presenti nel sughero e che si sono sviluppati all’interno della pianta utilizzata per ricavarne il sughero e, purtroppo, nel caso in cui nel tappo fossero presenti questi composti, non esiste nessuna precauzione realmente efficace in grado di proteggere il vino.

vino rossoSe la bottiglia tenuta sdraiata contiene vino giovane è sufficiente a farla respirare in un decanter per dar modo al vino di mostrare tutti i suoi aromi. Se invece si tratta di un vino invecchiato, meglio tenerla almeno 24 ore in posizione eretta per permettere ai residui e sedimenti di depositarsi sul fondo e in questo caso, il tempo per farlo respirare deve essere ridotto per non rischiare di perdere tutte le note fruttate presenti.

Dopo averlo fatto respirare è importante anche scegliere il bicchiere giusto per esaltare al meglio il vino.  Vini rossi tannici e corposi come il Barolo ad esempio, necessitano di bicchieri grandi e panciuti, per i vini bianchi o i novelli solitamente si usano bicchieri più slanciati.

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OBIETTIVO 2018: MENÙ GUSTOSI E RICCHI DI SALUTE

094551597_3105Il nuovo anno con i suoi buoni propositi e il rientro dalle vacanze sono i giorni che vengono scelti molto spesso dalle persone che intendono iniziare a prendersi maggiormente cura di se stessi e magari cercare di tornare in forma, dopo un po’ di giornate particolarmente impegnative dal punto di vista culinario. Lasciare passare i primi giorni di ambientamento al cambio di ritmi e di orari è una scelta migliore però, se non si vuole rischiare di fallire e non rispettare i propri propositi in pochi giorni.

Il rientro al lavoro ha sempre bisogno di un po’ di pazienza per recuperare le abitudini quotidiane perse durante le vacanze, quando è stato possibile prendersi i propri tempi, alzarsi più tardi e quando le occasioni per stare in compagnia e magari lasciarsi andare un po’ a tavola, sono state indubbiamente numerose. Per questa ragione, il week end che sta per iniziare è il momento migliore per organizzarsi e ripartire lunedì prossimo con le migliori intenzioni.

s0_350Prendersi cura del proprio corpo senza rinunciare al gusto è possibile e non troppo difficile se ci si organizza nel modo giusto. È importante dedicare il giusto tempo alla preparazione dei piatti.

Meglio evitare, infatti, bar, ristoranti e take away se si vuole nutrire il proprio corpo con alimenti più semplici e sani.

Sfruttando un ottimo prodotto di stagione come il radicchio si possono portare in tavola i Cavatelli con prosciutto cotto radicchio tardivo e noci un piatto squisito e veloce da preparare. La frutta secca è una risorsa molto importante per una dieta sana. Aggiungerla ai piatti alle insalate e a i dolci assicura gusto , porta una piacevole croccantezza e numerose vitamine, nel caso delle noci si arricchisce il piatto di preziosi omega 3 e omega 6. Gli Involtini di bresaola invece sono una soluzione davvero golosa per un pratico pranzo in ufficio.

113203141_9557Le Zucchine ripiene di quinoa con prosciutto cotto Snello sono invece un piatto unico ricco di proteine adatto ai celiaci perché la quinoa è uno pseudo-cereale senza glutine e lo è anche il prosciutto cotto Snello.

Tante idee per iniziare a cucinare piatti ricchi di sapore, ma anche adatti a tornare in forma. In questo periodo inoltre si può approfittare anche della vantaggiosa offerta dell’e-shop di Rovagnati, fino al 25 gennaio 2018 acquistando cinque prodotti della linea Snello la spedizione è gratuita.

Gnocchi al formaggio

GIOVEDÌ? GNOCCHI!

Gnocchi di patateSi usa dire: giovedì gnocchi e alcune osterie romane ancora oggi rispettano la tradizione che prevede poi per il venerdì il pesce e il sabato invece, la trippa.

Gli gnocchi che vengono sono serviti più frequentemente sulle tavole sono quelli di patate e sono l’evoluzione di una ricetta ben più antica che si può far risalire al 1300-1500- d.C. I primi gnocchi però venivano chiamati zanzarelli ed erano a base di pane raffermo, un po’ come i canederli tipici del Trentino Alto Adige.

Gnocchi di zuccaPer vedere in tavola gli gnocchi simili a quelli che conosciamo oggi si deve aspettare fino alla fine del XIX secolo nonostante le patate fossero state importate molto tempo prima.

Preparare degli gnocchi davvero buoni è tutt’altro che semplice, serve esperienza. L’impasto infatti oltre alle patata e alle uova prevede l’utilizzo della farina, che deve essere però utilizzata con molta moderazione per evitare di ritrovarsi degli gnocchi duri, l’impasto rimane quindi piuttosto appiccicoso, per questo è necessaria un po’ di pratica. È importante poi scegliere la patata giusta, solitamente si prediligono le patate bianche, meglio ancora se un po’ vecchiotte perché più povere di acqua caratteristica che permetterà di usare meno farina e di ottenere quindi degli gnocchi più morbidi. Si tratta di una di quelle ricette che di solito viene ereditata dalla famiglia, dalle nonne che lo insegnano ai nipoti.

Gnocchi al formaggioLa ricetta più tradizionale, come dicevamo, prevede l’utilizzo delle patate, ma esistono anche versioni con altri ingredienti, come la zucca, le melanzane, ricotta e spinaci. Gli gnocchi alla romana sono una versione molto golosa a base di semolino e solitamente servita a quenelle o a dischi conditi con abbondante burro e formaggio grattugiato.  Si chiamano gnocchi, o meglio gnocchetti, anche quelli sardi che però sono in realtà una semplice pasta. Lo gnocco fritto invece ha in comune solo il nome, ma si suppone che l’analogia tra le due ricette si riferisca alla somiglianza dell’impasto prima della cottura, l’impasto per quest’ultima preparazione viene infatti fritto e servito con formaggi e salumi.

Migliaccio

IL 2017 A TAVOLA SECONDO GOOGLE TRENDS

MigliaccioIl 2017 ci ha appena salutato e come sempre si guarda indietro prima di ripartire verso un nuovo anno, sicuramente ricco di sorprese. Google Trends ci aiuta nel bilancio annuale pubblicando, come ogni anno, la classifica degli argomenti più ricercati nel 2017.

Nella sezione delle ricette quest’anno primeggia il migliaccio napoletano un dolce tipico del periodo di Carnevale, in origine era una specie di polenta di miglio fritta o cotta al forno. Oggi per prepararlo si usa invece il semolino al quale si unisce zucchero, uova, burro, ricotta e latte, ingredienti simili al ripieno delle famosissime sfogliatelle napoletane, per questo la torta viene chiamata anche sfogliata. Al secondo posto della classifica compare la carbonara protagonista anche della sezione di Google Trends: come si prepara… Un piatto della tradizione composto da pochi ingredienti che è importante scegliere con cura e cucinare con attenzione per un risultato ottimale.

CarbonaraAl terzo posto della classifica si trova la Pastiera, altro grande classico partenopeo, questa volta servito tradizionalmente a Pasqua.  Si trovano poi la caponata siciliana, la ribollita, l’amatriciana e il gateau di patate mostrando una prevalenza di ricette del centro sud tra i gusti degli italiani. Nella classifica poi, appaiono anche altri dolci come le fave dei morti, il castagnaccio e la colomba quest’ultima ricerca stupisce perché è un dolce un po’ complicato da preparare, come tutti i lievitati ha bisogno di molta cura, forse questo dato rileva una voglia di portare in tavola cibi genuini.

Olive in salamoiaLa cucina è sempre presente nelle curiosità italiane, oltre alla carbonara infatti nella sezione come si prepara, compaiono al primo posto le olive in salamoia, ma tra i primi dieci ricercati si trova anche la marmellata di albicocche, il pesto e la crema pasticcera.

Il minimo comun denominatore delle ricette più ricercate su google sembra essere la tradizione e la voglia di portare nuovamente in tavola i piatti della nonna, un desiderio di mangiare con semplicità alla ricerca di quei gusti che hanno accompagnato l’infanzia.

Cotechino e lenticchie

COTECHINO DURANTE LE FESTE: TRADIZIONE E IDEE ORIGINALI

Cotechino e lenticchieDurante il cenone di capodanno non può mancare, è il re indiscusso, il vero protagonista, stiamo parlando del cotechino.

È una pietanza tipica dell’Emilia Romagna e in particolare di Modena, dove un tempo veniva preparato nel giorno di Santa Lucia e cucinato e gustato in occasione delle festività natalizie perché composto da parti del maiale che hanno bisogno di essere consumate velocemente in quanto deperiscono in fretta. L’ingrediente principale un tempo era la cotenna a cui si aggiungevano altre carni del maiale non adatte alla stagionatura e ricche di tessuto connettivo, è proprio grazie a quest’ultimo che la consistenza dell’insaccato risulta piacevolmente gelatinosa. Oggi si può preparare per tutto il periodo invernale, grazie alle produzioni industriali, ma certamente il periodo di Natale e Capodanno è quello in cui viene apprezzato maggiormente.  Nei classici menù delle feste è sempre presente e fa felici i palati di grandi e piccini.

Cotechino in crostaLa tradizione vuole che venga servito con le lenticchie, che si ritiene siano anche di buon auspicio per le finanze oltre ad essere buonissime abbinate alla particolare carne del cotechino. In alternativa viene spesso accompagnato anche da puré o polenta. Per consumarlo in modo più originale e inusuale, si può utilizzarlo per preparare un gustosissimo ragù o un risotto  i più esperti, poi, potrebbero cimentarsi nel preparare un cotechino in crosta o uno sfiziosissimo  finger food utilizzando le fette di cotechino come se fossero degli hamburger per farcire delle tartine aggiungendo anche insalata e pomodori.

Per le persone che durante le festa hanno voglia solo di riposare per recuperare fino in fondo le energie necessarie ad affrontare un nuovo anno, ma devono organizzare la cena per passare una fine dell’anno indimenticabile con gli amici, la tecnologia e Rovagnati vengono in grande aiuto. Sull’e-shop di Rovagnati infatti si possono trovare tantissimi ottimi prodotti, perfetti per preparare un menù di ricco e gustoso.

FestaUna volta ultimato il menù, per una serata dell’ultimo giorno dell’anno davvero tradizionale, non manca altro che aspettare la mezzanotte facendo il conto alla rovescia, brindare con ottime bollicine, gustare pandoro e panettone al momento del dolce, magari servita con golosissima crema al mascarpone, indossare qualcosa di nuovo, utilizzare un indumento rosso, assistere ad uno spettacolo di fuochi d’artificio e baciarsi sotto il vischio.

Tavolo Natale

LE TRADIZIONI DI NATALE NEL MONDO

Tavolo NataleIl giorno di Natale è vicino e nelle nostre case si prepareranno e serviranno i tipici piatti della tradizione natalizia. Salumi italiani, pasta ripiena o al forno, lesso e tanti, tanti dolci nei prossimi giorni saranno serviti in abbondanza nelle case delle famiglie italiane. Ma Natale è una festività che si festeggia in tutto il mondo attorno ad un tavolo con le persone a cui si vuole più bene. Tanti sono i piatti tipici del periodo natalizio, preparati per festeggiare in famiglia.

La tradizione inglese non prevede festeggiamenti per la vigilia, i bimbi però appendono le proprie calze che verranno poi riempite da Babbo Natale e gustano il Mince Pie, una tortina di pasta frolla o sfoglia e ripiena di frutta secca, spezie e liquore. Il 25 dopo aver aperto i regali si pranza in famiglia con il tacchino arrosto e come dolci si serve il Christmas cake e il Christmas Pudding, un dolce morbido e molto speziato composto da 13 ingredienti che simboleggiano Gesù e i suoi discepoli e per preparare il quale è importante che ogni componente della famiglia mescoli l’impasto rigorosamente in senso antiorario. Due dolci immancabili così come lo sono il pandoro e il panettone da noi.Mince Pie Qui però il Natale non finisce con il pranzo, non può mancare il tradizionalissimo afternoon the, che in questa occasione viene servito alle 18.00 con dolcetti vari tra cui il Mince Pie della vigilia.  Un dolce che si trova anche nella tradizione statunitense qui però viene posizionato vicino al camino per dare modo anche a Babbo Natale di assaggiarlo.

In Francia il pranzo di Natale si chiama Reveillon e il menù varia parecchio da regione a regione, ma solitamente in tavola non possono mancare ostriche, salmone affumicato, foie gras, tanti formaggi e come  dolce il tradizionale buche de Noel, un rotolo dalla consistenza gelatinosa ricoperto di cioccolato fatto di gelato e macarones.

RisalamandeIn Spagna si servono antipasti a base di pesce e come portata principale invece piatti a base di carne o di pesce. il momento migliore arriva quando si servono i dolci e quando si possono gustare vari tipi di turròn, torroni più o meno duri a seconda della zona di provenienza e dolci di marzapane.

In Danimarca durante la cena della vigilia non possono mancare l’anatra farcita con mele e prugne, l’arrosto di maiale con pancetta e squisite patate caramellate. Il dolce tipico invece è il Risalamande, un dolce a base di riso, panna fresca, latte e zucchero, servito di solito con una marmellata di ciliegie.

In Brasile l’atmosfera è completamente diversa perché il Natale cade nel pieno della stagione estiva, ma anche qui si usa stare in famiglia. Di solito ci si riunisce per la vigilia e si aspetta la mezzanotte per cenare. Il menù prevede tacchino, maiale affumicato, farofa (un contorno fatto di farina di manioca, con tanto aglio, pancetta, burro e prezzemolo) e Salpicao, una sorta di insalata russa con pollo, prosciutto cotto, piselli, mela, carota, sedano, peperoni e maionese. Il pranzo il giorno successivo di solito è composto dagli avanzi della cena di Natale.

zenzero e aglio

L’INFLUENZA SI PREVIENE A TAVOLA

influenzaIl freddo fa pensare alle vacanze in montagna, bevande calde, maglioni morbidi, piatti sostanziosi. Con il freddo però arriva anche la fastidiosa possibilità di prendere l’influenza e l’alimentazione può venire in aiuto all’organismo per renderlo più forte e riuscire così a prevenire l’insorgenza, di tosse, raffreddore, mal di gola e febbre.

Quando le temperature cominciano a scendere, è importante introdurre nella dieta quotidiana elementi nutritivi in grado di aumentare le difese immunitarie dell’organismo. Per evitare di farsi mettere ko dall’influenza è di fondamentale importanza assumere alimenti ricchi di vitamina C, ferro e zinco elementi in grado di stimolare la produzione di anticorpi, indispensabili per contrastare virus e batteri.

kiwi e agrumiVia libera dunque ad agrumi, kiwi, uva broccoli, lattuga e spinaci ricchi di vitamina C. Da portare spesso in tavola ceci, carne bianca e rossa, perché ricchi di ferro. È una buona idea aumentare l’utilizzo di semi oleosi da aggiungere magari a insalate crude o cotte perché, oltre ad essere buoni e a portare una piacevole croccantezza ai piatti, sono un’importante fonte di zinco che è presente anche in miglio, fagioli e lenticchie.

L’aglio è un ottimo battericida per questo è una buona idea aumentarne l’utilizzo in cucina, anche la cipolla vanta le stesse qualità battericide e, unita alla vitamina C, può contrastare la proliferazione dei batteri e secondo un’usanza popolare, posizionare mezza cipolla, preferibilmente rossa, sul comodino aiuterebbe a guarire velocemente dalla tosse. Con lo zenzero invece si possono preparare ottime tisane ed è d’aiuto in caso di tosse o mal di gola.

zenzero e aglioA stimolare le difese immunitarie ci pensano anche i batteri della flora intestinale, per questo è importante assumere cibi cosiddetti prebiotici, cioè sostanze che non vengono digerite dal nostro corpo, ma che costituiscono una fonte di nutrimento per i batteri buoni che abitano l’intestino. I carciofi e i porri, ad esempio, sono ottimi probiotici e si possono utilizzare in numerose ricette.

riposo

FAVORIRE IL SONNO CON L’ALIMENTAZIONE

riposoCapita di attraversare periodi particolarmente stressanti e che possono essere la causa di notti o settimane insonni o con difficoltà ad addormentarsi, situazione che aumenta ulteriormente lo stress e non aiuta a recuperare le energie necessarie per affrontare la dura giornata successiva.

La corretta alimentazione ricopre un ruolo importante per favorire un buon sonno. La digestione influisce sul rilassamento muscolare e la produzione di neurotrasmettitori come la serotonina una sostanza in grado di favorire rilassamento e sonno. Per questo è importante fare in modo che la digestione sia buona e semplice per aumentare la possibilità di passare una buona notte.

lattugaIl nemico numero uno è sicuramente il sale perché la ritenzione di liquidi che provoca, impedisce il rilassamento muscolare e interferisce con i meccanismi chimici dell’addormentamento, per questo la sera è meglio stare attenti alle quantità e assumerne con moderazione. Da evitare anche cibi stimolanti del sistema nervoso, come cioccolata e caffè perché potrebbero interferire e rovinare la nottata delle persone sensibili a questi alimenti. Inoltre mai andare a letto senza mangiare, lo stomaco troppo vuoto o anche troppo pieno è garanzia di sonni agitati.

semi di zuccaMa cosa mangiare per favorire il sonno? Le noci ad esempio, che contengono buone dosi di melatonina, l’ormone che regola il sonno o i semi di zucca che contengono buone quantità di zinco e triptofano due precursori di serotonina e melatonina. Anche la lattuga è un alimento utile a favorire il riposo per la sua azione calmante, si può consumare cruda in una ricca insalata o anche cotta, magari in una vellutata. Gli spinaci rappresentano una fonte importante non solo di magnesio, ma anche di calcio, vitamina B6 e l’acido folico, tutte sostanze che aiutano a rilassare i muscoli. Anche il latte e i latticini freschi sono l’ideale da consumare la sera, da evitare invece quelli stagionati. Il riso integrale e l’avena hanno azioni sedative sul cervello. Le albicocche ricche di potassio e vitamina B sono ottime per favorire il riposo, si possono alternare con banane, pesche e mele per riuscire ad ottenere gli stessi risultati.

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IL SUCCESSO DELL’EXPORT ITALIANO

Untitled design (7)L’export agroalimentare italiano sta crescendo negli ultimi anni a ritmo sostenuto. In base ai dati dell’Agrifood Monitor di Nomisma si rileva una crescita del 6% dell’export rispetto al 2016 grazie al successo riscosso all’estero da vini, salumi e formaggi.

Sono stati esportati prodotti per 22,7 miliardi di euro tra gennaio e luglio 2017 e si prevede che entro fine anno verranno superati i 40 miliardi nelle vendite all’estero.

Ad accelerare la crescita sono i formaggi (+13%), carni e derivati (+10%) e vino (+7%). Si rileva invece una flessione per la pasta (-4%) e l’olio d’oliva (-8%), alcuni tra i prodotti più noti del Made in Italy.

Secondo un’analisi di Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi ai primi sette mesi dell’anno la vendita di formaggi all’estero è cresciuta del 7% su base annuale, se si considera però la media decennale la crescita  è di ben +84%! Inaspettatamente i più golosi di formaggi italiani sono i francesi, nonostante la quantità e qualità di formaggi prodotti in casa. In Olanda sembra essere esplosa una pecorino-mania, con un aumento degli acquisti del 77% rispetto allo scorso anno. Anche la Germania dimostra di apprezzare i formaggi italiani, al contrario si registra ancora poco successo nei paesi Asiatici come Cina e Giappone.

Untitled design (9)I formaggi più amati e richiesti all’estero si confermano essere grana padano e parmigiano reggiano (21% dell’export), seguiti da altre Dop/Igp come pecorino romano, gorgonzola e mozzarella di bufala. Sono i più amati, ma anche i più contraffatti, sono infatti diffuse ovunque brutte copie  di tutti i principali formaggi italiani.

A livello mondiale l’export italiano si trova al nono posto tra i principali esportatori con oltre 38 miliardi di valore dell’export agroalimentare.  Gli Stati Uniti sono al primo posto con un valore superiore ai 127 miliardi di euro, seguiti da Olanda (87 miliardi), Germania (74 miliardi) e Cina (64 miliardi).

 

salsa di pomodoro

LA SALSA DI POMODORO, SIMBOLO DELLA DIETA MEDITERRANEA

bruschettaIl pomodoro In Italia è il re dei condimenti, utilizzato nella pasta al pomodoro, ma anche per preparare il ragù, la parmigiana, le bruschette, l’arrabbiata, l’amatriciana, non si contano le ricette italiane che ne prevedano l’utilizzo. Ma è anche uno degli ortaggi più utilizzati in tutto il mondo dove viene utilizzato ad esempio nelle insalate, nelle salse, nei sandwich e negli hamburger.

Il periodo ideale per gustarlo, è l’estate, quando si trovano a prezzi più bassi e molto più gustosi. Ma per non farselo mancare nel resto dell’anno in molti si impegnano nella preparazione di ottime passate, e se ci si accontenta di un prezzo un po’ più altro e di un gusto meno intenso è un prodotto facile da trovare tutto l’anno. pomodoriÈ buono e anche molto utile alla salute, molto povero di calorie, per questo indicato per le persone che necessitano di tenere sotto controllo il peso corporeo, è inoltre ricco di potassio capaci quindi di contrastare la comparsa di fastidiosi crampi muscolari, ricchi di sostanze nutritive capaci di proteggere gli occhi e la vista e in generale utili per combattere l’invecchiamento grazie alla presenza di sostanze antiossidanti.

È l’ortaggio più coltivato al mondo dopo la patata, simbolo della dieta mediterranea sotto forma di salsa, è il condimento più acquistato dagli italiani ed anche il più amato all’estero nel 2016 infatti la vendita dei pomodori conservati ha superato 1,5 miliardi di euro.

salsa di pomodoroTenendo in considerazione la vendita di conserve, passate, polpe, concentrato e pelati gli italiani consumano in media circa 35 chili di pomodoro all’anno.

Ma qual è il pomodoro ideale per preparare una salsa da leccarsi i baffi? Il San Marzano è tra i più utilizzati, soprattutto per preparare i pelati, il pomodoro ramato è l’ideale per preparare un sugo fresco, con cottura breve sfruttando il suo sapore ricco e con un buon equilibrio tra acidità e dolcezza.

Anche il Cuore di bue è ottimo per preparare un buon sugo, soprattutto per chi lo ama delicato e dolce. I ciliegini invece sono perfetti per condire le paste fredde, ma meglio non cuocerli per non perdere molto del loro sapore e aroma.

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SACHER-TORTE, UNA DELIZIA VIENNESE

shutterstock_246966067La Sacher-Torte è un dolce austriaco capace di fare la felicità dei tanti amanti del cioccolato.

Prende il nome dal suo ideatore Franz Sacher, aiuto cuoco sedicenne che si trovò a sostituire lo chef ammalato e dovette preparare un dolce per il conte Klemens von Metternich in occasione di un pranzo importante il 9 luglio 1832 a Vienna. Franz amava molto il cioccolato e ideò questa nuova preparazione, ma temeva per il risultato pensando che non fosse dei migliori e invece ebbe grandissimo successo e ancora oggi è considerata una delle torte più golose della pasticceria.

shutterstock_696069907Due strati di torta al cioccolato separati da marmellata di albicocche, procedura chiamata in gergo dai pasticceri apricottatura, il tutto ricoperto da una glassa di cioccolato fondente, un insieme di elementi che creano un contrasto di sapori e rendono questa torta originale e buonissima. Di solito si serve accompagnata da una calda tazza di tè, perché gli austriaci la ritengono troppo asciutta, e un ciuffo di panna montata rigorosamente senza zucchero. La Sacher non deve essere conservata in frigorifero ed è importante che sia servita ad una temperatura di 16/18 gradi per assaporarne a pieno il gusto.

La torta Sacher è stata oggetto di un contenzioso negli anni successivi alla sua ideazione perché Daniel Peter, un artigiano svizzero che aveva costruito una particolare impastatrice per dolci e aveva inventato il cioccolato al latte, ne rivendicava la paternità, ma Franz vinse la causa nel 1875. L’anno successivo smise di fare il pasticcere e decise di aprire un albergo che ancora oggi porta il suo nome e dove è possibile assaggiare la famosissima torta. È proprio qui che viene custodita la ricetta originale rimasta ancora oggi segreta.

Fortunatamente sono numerose le ricette che ne riproducono la bontà e che si possono preparare in casa nell’attesa di potersi recare a Vienna per l’ora del tè!

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TROCCOLI, LA TRADIZIONALE PASTA PUGLIESE FATTA IN CASA

shutterstock_160319669Capita spesso di ritrovare nella tradizione culinaria italiana gli stessi piatti o le stesse preparazioni sulle tavole di regioni anche distanti tra loro e chiamate in modo diverso. Ad esempio lo gnocco fritto che si può trovare in Liguria, in Toscana ed Emilia Romagna con nomi diversi o anche la panzanella che con qualche piccola variante si può trovare in Toscana, Lazio, Umbria e Marche, e, se si considerano anche le friselle che hanno ingredienti simili, si può considerare anche la Campania, Calabria e Puglia.

shutterstock_152597066Qualcosa di simile accade anche per una particolare pasta foggiana, i troccoli, a ben guardare molto simili ai bigoli veneti, agli spaghetti alla chitarra ben conosciuti in Abruzzo e ai pici toscani o ai tonnarelli laziali. È probabile che le transumanze dei pastori o i rapporti commerciali tra le regioni abbia favorito la diffusioni di tante specialità. Cambiano gli strumenti utilizzati per prepararli, ma il risultato finale si assomiglia moltissimo. Per i troccoli è necessario “u turchje”, il troccolaturo, un mattarello rigato che viene passato sulla pasta già stesa e che separa la pasta formando dei grossi spaghettoni. Uno strumento indispensabile per preparare questi speciali spaghetti e che si può trovare ancora oggi con un po’ di fortuna nei mercatini pugliesi. Per gli spaghetti alla chitarra si usa una speciale strumento con delle corde che tagliano la pasta, per i bigoli invece il torchio. shutterstock_594765599Nel Viterbese invece ogni singolo spaghetto si ottiene arrotolandolo fino a renderlo sottile, ottenendo in questo caso uno spaghetto dalla sezione tonda e non quadrata.

Si preparano utilizzando la semola di grano duro finissima, acqua e uova e la tradizione li vuole conditi con un ragù di carne mista, o il cosiddetto ragù trino (di agnello, vitello e maiale), ma sono ottimi anche con funghi salsiccia e pomodorini, la versione laziale è preparata con cacio e pepe, e comunque si adattano a condimenti di ogni tipo, anche di mare.

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LEGGERE BENE LE ETICHETTE PER PORTARE IN TAVOLA IL MEGLIO

shutterstock_262759523Imparare a leggere bene le etichette è importante per scegliere con cura i prodotti migliori o più adatti alle proprie scelte o esigenze. L’etichetta si può definire la carta di identità e degli alimenti, leggendola con attenzione si possono scoprire numerosi informazioni utili.

Bisogna sempre considerare che l’elenco degli ingredienti riportati sulla confezione sono sempre indicati con un ordine decrescente. Dunque i primi sono quelli che si trovano in quantità maggiore.

Le indicazioni riguardo alla scadenza sono fondamentali ed è bene controllarle e rispettarle per non andare incontro a possibili problemi di salute. Bisogna distinguere tra la data di scadenza e il termine minimo di conservazione. Nel primo caso infatti, in seguito alla data indicata il prodotto può deperire rapidamente e non essere più sicuro, quando invece si trova scritto “da consumarsi preferibilmente entro…” nel periodo successivo alla data riportata si potrà riscontrare una modifica di alcune caratteristiche organolettiche come il sapore e l’odore, ma può essere consumato senza paura di mettere a repentaglio la propria salute.shutterstock_631893113

Ci sono poi alcune informazioni complementari a quelle considerate obbligatorie e che sono utili per fornire informazioni su particolari prodotti soprattutto per persone allergiche oppure affette da celiachia.

È bene sapere che l’obbligo di informare il consumatore si riferisce solo agli allergizzanti inseriti volontariamente nell’alimento, in caso di rischio di allergizzanti occulti, dovuti magari a possibile contaminazione, l ‘industria alimentare utilizza una forma di comunicazione precauzionale, non obbligatoria, simile a “può contenere tracce di…” oppure “prodotto in stabilimenti in cui viene utilizzato…” indicando in seguito l’allergene.

shutterstock_534379696Alcuni prodotti inoltre riportano la dicitura senza glutine, in questo caso l’alimento si può considerare adatto al celiaco perché il produttore garantisce che il contenuto massimo di glutine non supera i 20 mg/kg. A volte si trovano prodotti che riportano la dicitura “con contenuto di glutine molto basso”, significa che non si può utilizzare per preparare un pasto ad un celiaco, ma è indicato per persone che hanno solo una semplice intolleranza a questa particolare proteina. I prodotti che riportano questa dicitura hanno un  contenuto di glutine non superiore a 100 mg/kg.

È possibile trovare anche la scritta “Contiene aspartame, una fonte di fenilalanina”, indicazione importante perché l’aspartame è dannoso per le persone che soffrono di “fenilchetonuria”, una patologia che porta ad una difficoltà nell’assimilazione dell’enzima.

Tante informazioni da controllare per acquistare i prodotti migliori così ne gioverà la salute, ma anche la bontà dei piatti che si preparano.

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IL CARPIONE, UNA MARINATURA PIEMONTESE

shutterstock_482203510In Piemonte si usa conservare e insaporire ortaggi, carne e pesce con una speciale marinatura chiamata carpione. È una preparazione molto antica e che risale ai tempi in cui i frigoriferi ancora non esistevano ed era necessario fare in modo che i cibi si conservassero il più a lungo possibile. Il carpione riusciva a soddisfare questa richiesta donando un piacevole sapore agrodolce alle pietanze.

Si prepara con aceto, cipolla, aglio, vino bianco e erbe aromatiche (alloro o salvia) e magari qualche spezia come ginepro o pepe in grani. Il sapore predominante è quello dell’aceto, ma è addolcito dagli altri ingredienti. Si gusta dopo almeno una notte di riposo in frigorifero, quando i vari sapori si saranno amalgamati. Di solito si utilizza con cotolette di vitello impanate e fritte o zucchine fritte in padella o pesce fritto.

shutterstock_490298500È una preparazione di origine contadina arrivata nelle grandi città probabilmente da ragazze che lavoravano nelle case delle ricche famiglie in città. In Piemonte si prepara principalmente per insaporire l’uovo in camicia, la cotoletta con carne di vitello e le zucchine.shutterstock_56950069

Come spesso accade per le ricette tipiche regionali si possono trovare anche nel resto d’Italia preparazioni molto simili al carpione. In Lombardia ad esempio la stessa unione di ingredienti si usa per insaporire il pesce di lago che si abbina molto bene alla marinatura perché è caratterizzato da un sapore dolciastro e molto delicato. A Napoli si trovano sulle tavole le zucchine alla scapece per le quali si usa una marinatura a base di aceto di vino, aglio, peperoncino e qualche fogliolina di menta. Il saor si differenzia dal carpione e dallo scapece per l’aggiunta di zucchero pinoli e uvetta, ma si riconosce una forte similitudine tra le ricette e si utilizza per insaporire le sarde che a Venezia si assaporano durante la festa del Redentore.

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HUMMUS DI CECI MA ANCHE DI BARBABIETOLA, ZUCCA, PISELLI, LENTICCHIE…

shutterstock_578584303L’hummus è una preparazione diffusa fin dall’antichità nei paesi arabi, in particolare è nato in Libia e si è diffuso velocemente nelle vicine Siria e Giordania e oggi fa parte anche della tradizione culinaria israeliana e palestinese. Hummus è infatti una parola araba che significa proprio ceci, l’ingrediente principale della preparazione. Dopo averli frullati si unisce la tahina, che è una salsa dalla consistenza simile al burro d’arachidi, ottenuta da semi e olio di sesamo pestati al mortaio, infine si completa con aglio tritato e succo di limone. Si può inoltre insaporire con un po’ di prezzemolo tritato e paprika.

shutterstock_601329149Solitamente si gusta accompagnato da focaccine di pane azzimo oppure viene utilizzato come salsa nella pita che verrà imbottita con i felafel, ottime polpette di ceci che fanno parte della cucina tradizionale del medio-oriente. Si può però anche abbinare a verdura cruda come salsa per pinzimonio e arricchire di sapore, ad esempio, dei bastoncini di sedano, carote, finocchi o insalata belga.

Oltre all’hummus di ceci tradizionale esistono numerose e gustosissime varianti. La preparazione è molto semplice ed è adatta a tutti i legumi. shutterstock_397287187Si trovano facilmente in commercio o si possono preparare in pochi passi, anche hummus di lenticchie o di piselli e, aggiungendo la barbabietola, si può ottenere una crema molto colorata e saporita. Basta quindi lasciare spazio alla fantasia per trovare nuovi e gustosi abbinamenti. Si può provare ad esempio una versione con l’aggiunta di carota bollita o zucca al forno frullati insieme ai ceci, in entrambi i casi il risultato sarà un po’ più dolce della versione originale, ma ugualmente buono.

Un piatto semplice e veloce da preparare, ricco di proprietà nutritive. I ceci sono infatti ricchi di proteine e di ferro, il limone è una fonte di vitamina C e il sesamo è ricco di calcio.

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LA DOLCE STAGIONE DEI FICHI

shutterstock_457845166Queste sono le settimane migliori in cui acquistare i dolcissimi fichi, raggiunti a maturazione si trovano in abbondanza nei mercati.

La pianta è originaria del Asia, ma si è insediata nel Mediterraneo molti secoli fa e trova nelle zone più calde il suo ambiente ideale. Sono piante infatti che sopportano bene le alte temperature e la siccità e, al contrario, patiscono il freddo e soprattutto la grandine. Vista l’estate calda appena trascorsa c’è da aspettarsi un’annata di frutti davvero deliziosi.

shutterstock_316081946Sono buoni, ma anche molto salutari, grazie all’abbondanza di calcio, potassio ferro e vitamina B6 di cui sono composti. Molto utili in caso di stitichezza apportano circa 50 per 100 g, sono però molto più calorici quelli secchi, togliendo infatti l’acqua i frutti diventano dei concentrati di energia e per 100 g di prodotto si superano le 200 calorie.

shutterstock_226197190La pianta di fichi un tempo era considerata sacra e, secondo la tradizione mitologica romana, era legata alle origini di Roma. Secondo il mito infatti la cesta che conteneva Romolo e Remo fu affidata alla corrente del Tevere che era da poco straripato a causa di abbondanti piogge, si arenò sotto un fico selvatico e fu proprio qui che la lupa allattò i figli di Marte e della vestale.

Golosissimi e utilissimi in cucina per preparare ricette dolci e anche salate. Si abbinano molto bene a formaggi erborinati come roquefort e gorgonzola e al prosciutto crudo, ingredienti ideali per preparare ottime tartine, perfette per un golosissimo aperitivo. shutterstock_495832234Se si amano i piatti originali è assolutamente da provare il risotto con i fichi, una versione più attuale di quello alle fragole. La pizza e fichi non è solo un modo di dire, ma una specialità da gustare! Si possono inoltre usare per impreziosire delle semplici insalate,  sono capaci di rendere speciali delle semplici scaloppine e ideali anche da gustare con la bresaola. E naturalmente sono l’ingrediente perfetto per marmellate, dolci, crostate e gelati.

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LA GIUSTA RICETTA PER OGNI VARIETÀ DI ZUCCHINA

shutterstock_310679090Le zucchine sono tra le verdure più amate della cucina italiana. Si trovano ormai tutto l’anno, ma la stagione ideale in cui consumarle è indubbiamente l’estate. È infatti tra giungo e settembre che si trovano le migliori, più saporite e ad un prezzo migliore.

Sono costituite per il 90% di acqua e sono molto digeribili. Contengono vitamina A, particolarmente utile durante l’estate per favorire l’abbronzatura ed evitarne il più possibile i danni. Ottima fonte anche di acido folico e carotenoidi, ottimi per la vista e l’elasticità cutanea.

A volte capita che possano essere amare e non dolci e delicate come ci si aspetta quando ci si accinge a consumare un piatto che le veda come ingredienti. Questo solitamente accade quando le zucchine non sono fresche, è importante sceglierleshutterstock_554274373 con cura quando si acquistano prediligendo quelle più sode con la buccia ancora lucida e non macchiata o rovinata. Se poi doveste dimenticarle per qualche giorno in più in frigorifero, per evitare il rischio di ritrovarvi un piatto amarognolo, è buona norma tagliarle, cospargerle di sale grosso e lasciarle riposare per un’oretta, proprio come si fa con le melanzane. Dopo questa operazione si potranno cucinare come sempre ed essere sicuri che la zucchina perderà le proprie impurità e sarà buonissima.

Le zucchine tonde sono ideali per essere cucinate ripiene e al forno. Basta svuotare la polpa con un coltello e ci si ritrova un contenitore ottimo da farcire. Da provare queste Zucchine ripiene di Quinoa con Prosciutto Cotto Snello Rovagnati 

Le zucchine lunghe e di colore verde scuro o chiaro sono più ricche di acqua quindi se si vogliono cuocere in padella bisogna fare attenzione che non ne rilascino troppa per non rischiare di bollirle, questa loro caratteristica però le rende perfette per i sughi. Solitamente le zucchine lunghe vengono scelte per la preparazione di torte salate o risotti proprio perché riescono ad amalgamarsi bene agli altri ingredienti.

Quelle piccole e con il fiore sono particolarmente tenere e dolci e  per questo ottime da consumare anche crude in un pinzimonio o anche per una pasta estiva condita con verdure crude e quelle gialle invece hanno un sapore più dolce che si avvicina a quello della zucca l’ideale è utilizzarle per preparare una vellutata, ma sono spesso l’ingrediente di ottimi risotti.