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CONSIGLI PER UNA PERFETTA GRIGLIATA DI FERRAGOSTO

shutterstock_413326225Ferragosto, le vacanze, il mare, la montagna, gli amici: sono i momenti e le persone ideali per organizzare un’ottima grigliata estiva.

Per renderla davvero buona e piacevole è importante  seguire un po’ di regole. L’esperienza sicuramente è importante, ma è anche importante iniziare fin dalle prime volte con il piede giusto seguendo dei consigli di base.

Il menù può essere vario:

  • Non solo carne o pesce, sulla griglia si può tostare perfettamente il pane per le bruschette, che si possono poi insaporire con aglio olio e prezzemolo o con pomodorini o formaggio spalmabile o ottimo prosciutto crudo.
  • Le verdure che di solito si preparano per le grigliate sono zucchine melanzane e peperoni, ma per variare e non annoiarsi vengono ottimi anche i cavolini di bruxelles, le cipolle, le carote, i funghi, i finocchi, immancabili poi le pannocchie che alla griglia sono davvero squisite!

shutterstock_596259173Che sia di carne o di pesce è importante curare la preparazione della carbonella.

  • È fortemente sconsigliato accenderla con liquidi infiammabili perché darebbero un odore fastidioso alla brace e si trasferirebbe anche nel cibo che si è scelto di grigliare. Meglio invece accendere della legna e aggiungere solo in seguito un po’ di carbonella. Operazione da fare in anticipo rispetto al momento della cottura, per evitare di cucinare con la fiamma viva, cosa che lascerebbe nei cibi un fastidioso sapore amaro.

Per una grigliata di carne ottima è importante anche riservare il giusto trattamento alle bistecche prima della cottura

  • È buona norma lasciare la carne fuori dal frigo per alcune ore prima di cuocerla, partendo infatti da una temperatura più alta si cuoce prima, evitando così di perdere importanti succhi, con il vantaggio di poter assaporare una bistecca più morbida.

shutterstock_452355661Per una grigliata speciale non solo bistecche, hamburger o pesci, ma con un po’ di impegno e fantasia si possono preparare spiedini davvero gustosi o anche le tradizionali e squisite bombette pugliesi. Per renderla invece una grigliata golosa ci si può sbizzarrire con le salse. Non solo maionese e ketchup, ci si può sbizzarrire provando a preparare una salsa barbecue in casa, o una buonissima salsa con le foglie delle carote o il prezzemolo o anche un fresco tzatziki.

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CAFFÈ? FREDDO GRAZIE!

shutterstock_419404924Il caffè è sicuramente una delle grandi passioni degli italiani, il profumo ideale per i migliori risvegli. In molti la mattina amano gustarlo come ingrediente di un cremoso cappuccino. Dopo pranzo è indispensabile per tenere alla larga la sonnolenza dovuta alla digestione e poi è perfetto per accompagnare le chiacchiere al bar con un amica, per la pausa di metà mattina, ottimo negli ingredienti della merenda e, per chi non è troppo sensibile, immancabile anche dopo cena. Ogni momento della giornata è quello giusto per bere un ottimo caffè.

shutterstock_349406696Quando le temperature si alzano è piacevole bere una della tante versioni di caffè freddo, anche così infatti questa bevanda è capace di dare grandi soddisfazioni al palato. Si può scegliere shakerato o semplicemente con un po’ di ghiaccio oppure alla leccese, cioè con ghiaccio e latte di mandorla. È ottima anche la granita al caffè, tanto amata in Sicilia o anche il mezzo freddo alla panna, cioè caffè freddo unito alla granita al caffè, servito in un bicchierino da amaro e guarnito con un ciuffo di panna.

Per prepararsi un ottimo caffè freddo in casa è importante seguire qualche semplice regola.

  • Usare sempre il caffè della moka e mettere al bando quello in polvere, il risultato sarà nettamente superiore.
  • Se si dolcifica il caffè già freddo meglio preferire lo zucchero liquido per essere sicuri di riuscire a dolcificare al punto giusto.
  • Prima di unire il ghiaccio al caffè è meglio aspettare che raggiunga la temperatura ambiente, altrimenti si potrebbero utilizzare troppi cubetti con il rischio di annacquare troppo il caffè.

shutterstock_520931362Da provare anche l’americanissimo e golosissimo Frappuccino che si ottiene frullando un cappuccino con cubetti di ghiaccio latte, caffè, zucchero liquido e panna o gelato. immancabile per i veri appassionati il gelato al caffè facile e veloce da preparare in casa anche senza gelatiera.

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CAPONATA, UN NOME PER UNA GRANDE VARIETÀ DI RICETTE

Lshutterstock_483372532a caponata è una ricetta tipica della cucina siciliana. Definirla così in realtà è impreciso perché esistono numerosissime varianti, tutte ufficiali. Ci sono versioni tipiche del palermitano, del catanese, del trapanese, per non parlare poi di tutte le varianti familiari.

L’origine pare rimandi al termine capone, parola con la quale in alcune zone della Sicilia viene chiamata la lampuga, un tipo di pesce molto pregiato, la cui carne asciutta veniva ammorbidita e insaporita con salse agrodolci. Un piatto che un tempo veniva servito solo nei banchetti dell’aristocrazia a causa degli ingredienti pregiati di cui era costituito, nelle case popolari, invece, il pesce veniva sostituito con la melanzana, più economica e facile da reperire. Questa preparazione si è poi tramandata di generazione in generazione fino ad arrivare ad oggi.

shutterstock_318617066Gli ingredienti principali sono melanzane, salsa di pomodoro, sedano, cipolla, olive e capperi. Il risultato è una preparazione oggi usata come contorno o antipasto, dal gusto agrodolce. Ricorda anche la francesissima ratatouille, un contorno con le verdure che l’orto offriva ai contadini e che vengono poi stufate e servite per accompagnare carne o pesce.

La caponata palermitana è la più conosciuta e prevede che si utilizzi anche aceto e zucchero. In questa ricetta le melanzane si tagliano a tocchetti piuttosto grossi e si friggono in abbondante olio, il sedano viene bollito e la cipolla tagliata  e saltata in padella. Tutti gli ingredienti (compresi olive e capperi) vengono poi uniti alla salsa di pomodoro, cotta con aggiunta di aceto e zucchero.

La caponata agrigentina è caratterizzata dalla presenza anche dei peperoni arramascati o friggitelli. A Trapani è insaporita da mandorle tostate, a Messina invece di usare la salsa di pomodoro, si usano i pelati, in questo modo la verdura non si colora di rosso e la caponata mantiene tutti i colore delle verdure utilizzate.

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L’ANTICA TRADIZIONE DELL’APERITIVO

shutterstock_570070135Le giornate si allungano e come ogni anno si ritrovano tante nuove energie per stare insieme agli amici dopo il lavoro. Aumentano le occasioni per stare in compagnia e iniziare la serata, magari con un aperitivo.

Un’abitudine dalle antiche origini, l’aperitivo è nato infatti a Torino quando, nel 1786 Antonio Benedetto Carpano, iniziò a produrre nella sua bottega un vino aromatizzato con erbe e spezie: il vermouth che è stato il re degli aperitivi per molto tempo. L’aperitivo si svolge tra le 18.00 e le 20.00, un rito piacevole e rilassante e che ha anche l’obiettivo di stuzzicare l’appetito. Negli anni però questa abitudine si è evoluta e intorno agli anni 2000 nel nord Italia ha preso il nome di Happy Hour, un momento della giornata durante il quale i drink hanno un costo più basso e il locale si organizza per offrire un ricco buffet. Una novità che ha riscosso subito grande successo e, vista l’abbondanza dell’offerta, l’aperitivo da pre-cena si è trasformato in sostituto della cena al termine del quale spesso la serata finisce oppure,  per i più festaioli, continua trasferendosi direttamente nei locali in cui ballare fino a tarda ora.

Anche in casa si possono organizzare divertenti aperitivi con amici, magari a casa di un amico con il terrazzo o un piccolo giardino per godere della luce fino tardi. Un modo per stare insieme meno faticoso di una impegnativa cena.

Sono tante le idee di semplici e veloci ricette da preparare, davvero stuzzicanti ad esempio i Fagottini di bresaola e ricotta allo zenzero, golosissime invece le Praline di mortadella leggera Snello al pistacchio o anche la sfiziosa Quiche lorraine alla pancetta sgrassatella. In pochi minuti si può preparare anche una squisita mousse al prosciutto cotto per delle tartine sublimi. Oppure, per non fare alcuna fatica in cucina un semplice tagliere di salumi di qualità con prosciutto crudo, cotto, salame e coppa dà la sicurezza di rendere felici gli ospiti.

Una veloce preparazione, i drink preferiti e gli amici più cari per serate estive semplici e indimenticabili!

Ricetta Mousse di Gran Biscotto

shutterstock_451701274Ingredienti

100 g di Gran Biscotto

250 g di ricotta

Formaggio grattugiato

Pepe

Preparazione

Unisci il prosciutto, la ricotta e il formaggio in un mixer e frulla per qualche minuto, fino ad ottenere un composto liscio. Insaporisci con una grattugiata di pepe e lascia riposa in frigo per circa mezz’ora prima di servirla.

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COLAZIONE ALL’EMILIANA

Se ci si trova in Emilia Romagna e si vuole fare una colazione con il sapore delle tradizioni antiche il Bensone riuscirà a soddisfare facilmente queste esigenze. Si tratta di un dolce tipico di Modena, ma che si trova un po’ in tutta l’Emilia. È un dolce di origini antiche a base di farina, uova, burro, latte e miele. Nel XIII secolo veniva offerto a fabbri e orafi in ocshutterstock_486256474casione della festa del patrono degli artigiani. Si può trovare in tutta l’Emilia con nomi diversi, brazadela o ciambella dura  ad esempio. A volte lo si trova farcito di marmellata.

Chi ama i pancake deve assaggiare questa versione emiliana del tipico dolce da breakfast americano. Sono le cantarelle, si preparano sciogliendo in acqua farina gialla e bianca e si cuociono sulla piastra. La tradizione vuole che si servano condite con un filo di olio d’oliva e zucchero, ma se la scelta sembra un po’ troppo ardita sono perfette anche con la marmellata.

Per una colazione davvero nutriente si può scegliere una fetta di torta in cantina, una preparazione perfetta anche per il dessert. shutterstock_408901225Si dice che per mangiarla la domenica si debba iniziare a prepararla il martedì. Bisogna infatti cucinare una ciambella che deve riposare un paio di giorni perché diventi rafferma, il terzo giorno si taglia a fettine sottili con le quali si fodera una teglia , si farcisce con della crema, si ricopre con altre fettine di ciambella. A questo punto prima di consumarla è necessario farla riposare qualche giorno con dei pesi che la schiaccino in un luogo fresco e asciutto… come una cantina appunto.

Chi invece non ama la colazione dolce non può certo rinunciare al piacere di iniziare la giornata con un’inimitabile piadina, magari farcita con crudo squacquerone e rucola, un classico che non stanca mai.

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MELANZANE E PARMIGIANO. L’UNIONE PERFETTA PER UNA RICETTA SQUISITA

shutterstock_324021848L’estate è il periodo migliore per gustare le melanzane, un ortaggio che è arrivato dalle nostre parti portato dagli Arabi, che a loro volta le avevano conosciute in India e in Cina.

Le melanzane fanno parte della famiglia delle Solanacee, nome che deriva da solanina una sostanza tossica per il nostro corpo, ma che si perde durante la cottura, ecco perché si consumano sempre ben cotte.

Una delle preparazioni più tradizionali per la quale si utilizza questo ortaggio è la Parmigiana, golosissimo piatto dalle dubbie origini. Se lo contendono la Sicilia, Napoli e Parma. Se la famosa ricetta fosse nata nella grande  e bellissima isola italiana, il nome deriverebbe da parmiciana. In Sicilia, infatti, vengono chiamate così le liste che compongono le persiane di legno e a cui il piatto somiglierebbe, per via degli strati di melanzane che vengono sovrapposte per comporre la ricetta. Origine questa che viene confermata anche dall’Accademia della Crusca.

Secondo alcuni studiosi l’origine di questo piatto si troverebbe invece a Napoli, a confermarlo in questo caso ci sarebbero le prime descrizioni della ricetta nelle opere di Vincenzo Corrado e Ippolito Cavalcanti, cuochi e letterati italiani vissuti tra il XIII e il XIX secolo.

C’è chi pensa, infine, che il nome spieghi con semplicità l’origine della ricetta, secondo questa ipotesi dunque sarebbe nata a Parma.

shutterstock_496617304 (1)Qualunque sia la sua origine, per preparare una parmigiana di melanzane perfetta è importante evitare di ottenere un piatto troppo liquido, un errore comune che si può evitare con qualche accortezza:

  • Sgocciolare la mozzarella dopo averla tagliata
  • Cuocere il sugo e farlo rapprendere bene
  • Mettere le melanzane sotto sale. Questo procedimento aiuta a togliere del liquido che le melanzane potrebbero rilasciare in cottura, compromettendo il risultato finale

Con le melanzane si possono preparare però molte altre ricette della cucina tradizionale italiana come la pasta alla norma, la caponata o melanzane ripiene, ma sono perfette anche come base per ricette più fantasiose come ad esempio degli involtini di melanzane ripiene di ottimo prosciutto, formaggio e sugo di pomodoro.

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PANZANELLA, UN PIATTO GUSTOSO E PERFETTO PER I GIORNI PIÙ CALDI

shutterstock_397059790 (1)È tempo di estate e di pasti semplici e freschi. A rispondere a questi requisiti c’è la panzanella, un piatto della tradizione che e ha origini antiche e, come spesso accade, poco chiare. Probabilmente in origine era un piatto consumato dai contadini che durante il pranzo nei campi insaporivano il pane secco con le verdure che offriva l’orto. Un abbinamento di sapori vincente che è diventato un piatto considerato oggi un ottimo comfort food.

Anche sull’origine del nome ci sono diverse leggende, potrebbe derivare dal termine dialettale zanella la zuppiera che si usa per la preparazione, e pan uno degli ingredienti principali della ricetta. Altre teorie, invece, la fanno risalire al termine panzana che significa pappa.

È un piatto che si trova in molte regioni d’Italia con delle varianti. In Toscana e nel Lazio ad esempio si usa sbriciolare il pane, in Umbria e nelle Marche invece, di solito si usano le fette di pane intere, sulle quali adagiare gli altri ingredienti. In Puglia, Campania e Calabria è abitudine utilizzare le friselle, delle ciambellone secche che nella ricetta vengono inumidite e condite con pomodori olio, origano e sale, ma che spesso vengono arricchite con numerosi altri ingredienti, lasciando ampio spazio alla fantasia con un risultato finale che ricorda da vicino la panzanella.

shutterstock_431712145 (1)Per preparare una panzanella toscana a regola d’arte è importante evitare di bagnare troppo il pane. Più che una lenta immersione nell’acqua, è necessario un passaggio veloce, magari sotto il rubinetto, per evitare di ritrovarsi alla fine un vero e proprio pappone. La materia prima è importante per ottenere un risultato da leccarsi le dita. È fondamentale usare proprio il pane toscano, rigorosamente secco e  senza sale, è quello più adatto e con la consistenza migliore. La ricetta della tradizione prevede che il pane venga unito a pomodori, cetrioli, e cipolla e lasciato a bagno per una mezz’ora in acqua e aceto, ma per personalizzarla e renderla ancora più saporita, si possono ad esempio unire olive nere e speck a cubetti.

Un piatto perfetto per i giorni estivi durante i quali scarseggia la voglia di stare ai fornelli.

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I PANSOTI UN PIATTO POVERO DELLA TRADIZIONE LIGURE

shutterstock_343022504La cucina ligure riflette la morfologia della regione, mescola sapientemente elementi di mare e altri di terra. È una cucina semplice, di origine contadina, ma influenzata da altri luoghi e popoli con i quali la regione è entrata in contatto nei secoli, quando in Italia e in Europa si riversavano spezie e nuovi alimenti, provenienti da altre città italiane o anche continenti lontani come le Americhe, l’Asia o il Medioriente.

I Pansoti sono un chiaro esempio di cucina povera e di origini contadine tipica della zona. Sono dei ravioli di magro ripieni di un miscuglio di erbe fresche che crescono spontanee sulle colline detto: “preboggion” il cui ingrediente principale è la borragine. Sono erbe difficilmente reperibili al supermercato, ma facili da trovare facendo una passeggiata in campagna. Questo dimostrerebbe l’origine povera del piatto, che si potrebbe definire quasi raffazzonato.

Per cercare di riprodurre l’antica ricetta in modo più semplice, con ingredienti più facilmente recuperabili, solitamente si utilizzano le erbette o gli spinaci oppure, per cercare di avvicinarsi maggiormente al gusto originale, un misto di erbe composte da cicoria, catalogna, cicorino, rucola, scarola, lattuga e verza. La parte vegetale viene mescolata con la “prescinseua”, un formaggio fresco dal sapore acidulo. Anche questo ingrediente non è facile da trovare nei supermercati o fuori dalla Liguria e viene spesso sostituito da un mix di ricotta e yogurt.

shutterstock_51197011Il nome della tipica pasta fresca ligure deriva da un termine dialettale “pansa” ovvero pancia, e descrive perfettamente la forma questo tipo di pasta ripiena che è infatti molto panciuta. La prima volta che questo piatto è stato presentato in modo ufficiale era il 1961 al festival gastronomico di Nervi, ha quindi un ‘origine piuttosto recente.

Il tipico condimento utilizzato per i pansoti liguri è la salsa di noci, un sugo freddo composto da gherigli di noce, pinoli, aglio, olio e pane secco inumidito nel latte, il tutto frullato fino ad ottenere una deliziosa crema. Un abbinamento perfetto e davvero goloso! Per chi invece vuole provare una versione che si allontana un po’ dalla tradizione trovando nuovi e interessanti accostamenti di sapori è perfetta questa ricetta del Pansoto ligure con Prosciutto Crudo e rucola 

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LA STAGIONE DEI PISELLI, IL PERIODO IDEALE PER GUSTARLI AL MEGLIO

shutterstock_281176109Questo periodo dell’anno è perfetto per fare scorpacciate di ottimi piselli freschi. Maggio e giugno sono i mesi migliori in cui comprarli. Sono un legume ottimo, più ricco di acqua rispetto a ceci fagioli e lenticchie, ne contengono infatti l’80%. Portarli a tavola significa fare il pieno di vitamine del gruppo B e di acido folico. Sono. Inoltre. fonte di fibre e per questo utili in caso di stitichezza.

Si trovano, secchi, in scatola e surgelati, per questo si possono gustare tutto l’anno. Quelli surgelati, poi riescono a conservare quasi completamente le caratteristiche del fresco, ma quando è possibile acquistarli di stagione si avrà l’occasione di sentire un profumo e una dolcezza particolari.

I piselli sono un ortaggio conosciuto fin dai tempi antichi e utilizzati in cucina sin dai tempi dei Greci. In Francia furono particolarmente amati durante il regno del Re Sole.

shutterstock_591516383Racconta Massimo Montanari, un noto esperto di storia dell’alimentazione, la passione francese per i piselli e riporta un passo di una lettera di Madame de Maintenon, la sposa morganatica di Luigi XIV.

“L’impazienza di mangiarne, il piacere di averli mangiati, la gioia di poterne mangiare ancora sono i tre punti che i nostri principi trattano da quattro giorni. Ci sono dame, che dopo aver cenato col re, e bene, si fanno preparare a casa dei piselli per mangiarli prima di andare a dormire, a rischio di indigestione. E’ una moda, un furore.”

shutterstock_87305659Si adattano a numerose preparazioni. Come contorno vengono spesso insaporiti con pancetta o prosciutto e cipollotti. Vengono utilizzati per preparare ottime minestre, la più famosa è la veneta Risi e Bisi. Esiste in commercio anche la farina di piselli, ottima per preparare una sorta di frittata senza uova, ma ricca di proteine. Cucinarla è facilissimo, si uniscono parti uguali d’acqua e di farina e si mescola fino a formare una pastella da cuocere in una padella molto calda e unta da un filo d’olio. Dei piselli, inoltre, si può utilizzare proprio tutto, le loro bucce sono infatti l’ideale per preparare delle ottime vellutate.

Una ricetta facilissima, ma davvero  buona e che piace molto ai bambini è la pasta panna prosciutto e piselli. Un piatto semplice per il quale sono davvero importanti le materie prime. Utilizzare un ottimo prosciutto, piselli freschi e la panna fresca (non quella da cucina), la renderà davvero strepitosa!

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PASTA AL POMODORO, LA SUA STORIA E I CONSIGLI PER CUCINARLA PERFETTA

shutterstock_298896893Uno dei piatti più tipici della tradizione culinaria italiana è la pasta al pomodoro. Semplice e buona, piace ai bambini e anche agli adulti, un piatto veloce da preparare e che riesce sempre a soddisfare il palato.

Gli spaghetti hanno un’origine piuttosto antica, ci sono testimonianze della loro esistenza che risalgono al 1154, quando venne pubblicato il “Libro di Ruggero” nel quale l’autore Al-drisi, il geografo di Ruggero II di Sicilia descrive un paese vicino a Palermo dove si preparava una pasta a forma di piccoli fili arrotondati, piccoli spaghi e proprio da questa somiglianza deriva il nome “spaghetti”.

shutterstock_256042003Inizialmente si usava consumarli conditi con olio e formaggio ed è solo a cavallo tra il XVII e il XVIII secolo che prende piede l’abitudine di condire la pasta con il pomodoro. È della prima parte del 1700, infatti, un’immagine di un presepe conservato nella Reggia di Caserta nella quale si vedono due contadini che consumano spaghetti colorati di rosso e la prima testimonianza scritta di una ricetta che abbina il pomodoro alla pasta risale, invece, alla metà del XVIII secolo.

Da allora poi la salsa di pomodoro è diventata una base ottima per molte altre ricette tipiche della cucina italiana. Unito alla carne macinata, si ottiene il ragù bolognese, con il guanciale si può assaporare l’amatriciana, con melanzane fritte e ricotta, invece si ottiene una pasta alla norma.

shutterstock_87915796Nonostante si tratti di una preparazione apparentemente semplice, riuscire a trovare il giusto equilibrio della dolcezza del pomodoro, che non ne copra completamente la punta acida, non è così scontato. A volte il sugo può essere un po’ troppo acquoso con un risultato non avvolgente o si può fare l’errore di unirla ad una pasta non al dente. Innanzitutto è importante scegliere la giusta proporzione tra acqua sale e pasta, solitamente si consiglia di utilizzare 1 litro di acqua e 10 g di sale ogni 100 g di pasta. Le qualità di pomodoro ideali sono il Datterino, il Pizzuttello o il San Marzano. Per sfruttare l’amido della pasta e addensare il giusto la preparazione, è consigliabile non scolare completamente la pasta o tenere da parte un po’ di acqua di cottura. Per un risultato finale davvero buono è decisivo l’ultimo passaggio, è d’obbligo infatti finire di cuocere la pasta in padella insieme al sugo, saltandola per un paio di minuti.

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A PASQUETTA UN PICNIC PER TUTTI! SENZA GLUTINE E SENZA LATTOSIO, CON L’AIUTO DI ROVAGNATI!

shutterstock_521251162Si avvicina il giorno di Pasquetta quindi anche il primo picnic di stagione. La prima occasione del 2017, tempo permettendo, di gustare sfiziosi finger food, in compagnia degli amici più cari.

È importante che le preparazioni per un pranzo all’aperto siano facilmente trasportabili in un cestino o in una borsa termica. Sono preferibili quelle che non hanno bisogno di essere scaldati e quelli da mangiare con le mani. Se si preparano, invece, insalate di riso o di pasta è importante ricordarsi di portare delle stoviglie, preferibilmente di plastica, perché più resistenti e leggere, quindi comode per essere trasportate.

Rovagnati è un ottimo alleato se si vuole preparare un menù adatto a tutti, anche a eventuali amici celiaci o intolleranti al lattosio, è molto facile, infatti, trovare salumi del conosciuto marchio italiano che ne siano privi.

shutterstock_123380389Per il cestino del lunedì di Pasqua la tradizione vuole che si prepari la classica torta Pasqualina, magari arricchita da cubetti di speck per personalizzarla e renderla ancora più gustosa. Utilizzando poi la sfoglia senza glutine si può andare facilmente incontro a eventuali commensali celiaci e scegliendo la ricotta senza lattosio, fare felici anche gli intolleranti .
Scegliendo con cura la giusta farina di ceci senza glutine, invece, è facile preparare una farinata buonissima!

shutterstock_134422928In una borsa per un pranzo all’aperto non possono mancare dei sandwich, magari per i bambini, che solitamente preferiscono mangiare cibi semplici e composti di pochi ingredienti. Con le vaschette della linea i Firmati di Rovagnati sarà semplice preparare dei panini buonissimi per accontentare i palati più delicati.

Un’altra preparazione tipica di questo periodo di festa sono le uova abbinate agli asparagi. Preparare delle frittate, magari cotte al forno, è una soluzione facile, gustosa e veloce per arricchire il menu di Pasquetta. E per un tocco di originalità si possono preparare delle sfiziosissime polpette di agnello, oppure, invece della solita insalata di riso, si può preparare un cous cous di mais con melanzane zucchine, feta e dadini di prosciutto cotto.

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VINITALY, DAL 9 AL 12 APRILE A VERONA LA 51^ EDIZIONE

shutterstock_508506472Dal 9 al 12 aprile a Verona si terrà Vinitaly, la cinquantunesima edizione di una manifestazione di primaria importanza per il settore vitivinicolo. Si conferma infatti la prima fiera del vino al mondo per superficie espositiva e per numero di operatori esteri.

Ogni giorno si terranno interessanti special show durante i quali, sommelier, giornalisti e produttori presenteranno al pubblico le migliori produzioni italiane, ma non solo. Vininternational, infatti, è un Salone della manifestazione dedicato alla produzione estera dove si potranno scoprire e degustare, ad esempio, vini provenienti dal Kosovo, Polonia, Francia, Georgia e Sud Africa. Sarà prestata  particolare attenzione al visitatore estero presso l’International Buyer’s Lounge, dove potrà conoscere e degustare selezionati vini italiani. Una parte della fiera, infine, sarà dedicata a Vivit, evento organizzato in collaborazione con l’associazione Vi.te. Si tratta di uno spazio dedicato ai produttori di tutto il mondo che vogliono esprimersi nella trasparenza, autenticità e individualità.

shutterstock_562040884L’ultimo anno del mercato del vino sembra essere molto positivo basandosi sui dati della ricerca IRI per Vinitaly. Si registra una crescita significativa delle vendite delle bottiglie di vino a denominazione d’origine e degli spumanti. Il vino biologico invece prosegue il suo percorso di uscita dalla nicchia di mercato, si rileva infatti una impressionante crescita: +25,7% in volume con 2 milioni e mezzo di litri venduti, soprattutto nella grande distribuzione che si conferma il canale di vendita di gran lunga più grande nel mercato del vino.

Una manifestazione che si tiene in una delle città più belle e romantiche d’Italia, Verona. Non approfittarne per visitarla e ammirare il suo centro storico, sarebbe sicuramente un peccato. Da non perdere l’Arena che si trova nell’ampia Piazza Bra. Una piacevole passeggiata in via Mazzini, la strada dei negozi più eleganti della città e che porta al celeberrimo balcone di Romeo e Giulietta, vicino all’affascinante piazza Erbe. Una splendida passeggiata che renderà assolutamente perfetti i giorni di permanenza nella città.

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L’ANNO DEGLI ASPARAGI, BUONI E MOLTO CONVENIENTI!

shutterstock_195327971Seguire il calendario della frutta e della verdura significa mangiare meglio spendendo meno, questo è uno dei motivi per cui si consiglia spesso di acquistare la frutta e la verdura di stagione e di evitare invece le primizie o addirittura i prodotti completamente fuori da periodo di maturazione naturale.

Il periodo tipico della raccolta degli asparagi va da aprile a giugno, sono questi i mesi in cui di solito si comprano meglio, quest’anno però si prevedono prezzi particolarmente bassi, grazie ad un evento piuttosto raro. Solitamente tra il Sud e il Nord Italia c’è una certa differenza climatica che fa sì che la bella stagione arrivi un paio di mesi prima in Sicilia rispetto alla alle regioni più settentrionali e, per la stessa ragione, nei mercati solitamente si trovano prima i prodotti provenienti dal meridione e in seguito dal settentrione. Quest’anno però il maltempo al Sud e al Centro ha rovinato questa programmazione e gli asparagi sono giunti a maturazione contemporaneamente ce n’è quindi una disponibilità particolarmente abbondante ed ecco perché sono ottime settimane in cui acquistarli ad ottimo prezzo e buonissimi. Sarà inoltre facile trovare ai banchi dei mercati tutte le diverse qualità di asparagi.

shutterstock_84034471L’asparago bianco, coltivato in Veneto, cresce sotto terra in totale assenza di luce ed è caratterizzato da un sapore molto delicato. Il violetto ha invece è tipico della Liguria, ha un sapore molto fruttato e un retrogusto leggermente amarognolo. Il più comune è quello verde, cresce fuori dal terreno e deve il suo colore proprio alla presenza della luce che serve nella formazione della clorofilla.

shutterstock_403634722Per controllare la freschezza degli asparagi bisogna guardare le cime, devono essere ben chiuse e compatte. Non devono apparire legnosi (in questo caso sarebbero vecchi) e di colore spento. Un piccolo trucchetto per essere sicuri di prendere i migliori, consiste nello scegliere quelli un po’ più piccoli perché solitamente più gustosi. In frigo si mantengono bene per 4-7 giorni e, avvolgendoli in un canovaccio umido, si prolunga ancora di qualche giorno la conservazione.

Solitamente si gustano in abbinamento alle uova, sono perfetti per preparare una carbonara rivisitata con uova formaggio grattugiato e guanciale o per insaporire il risotto o delle ottime frittate. Attenzione al condimento però, assorbono molto, conviene quindi non eccedere con olio o burro.

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GNOCCO FRITTO, SGABEI, CRESCENTINA: TANTI NOMI PER UNA RICETTA DA ASSAPORARE IN MOLTE REGIONI ITALIANE

shutterstock_127383956Gnocco fritto, torta fritta, crescentina, morseleti, pinzino, sgabei, tutti nomi per un unico prodotto. Una sottile pasta che viene fritta e consumata come antipasto con formaggio e salumi.

Una ricetta che attraversa varie regioni, la Liguria, la Toscana e l’Emilia Romagna. A seconda della zona in cui viene cucinata ci sono piccole differenze nella preparazione, ma il risultato è sempre molto simile. In Liguria e Toscana, ad esempio, si preferisce friggere in olio d’oliva, in Emila Romagna invece nello strutto. In alcuni casi viene utilizzato il lievito di birra, in altri l’acqua gasata. In quest’ultimo caso, il risultato finale avrà tante piccole bollicine sulla superficie, senza utilizzare l’acqua invece, la pasta si gonfierà formando grosse bolle.

shutterstock_336190793La ricetta trova le sue origini nell’estremo levante ligure, in tempi in cui le mogli avevano l’abitudine di friggere gli avanzi di pasta di pane per i propri mariti che andavano a lavorare nei campi e che avevano necessità di portarsi un pranzo sostanzioso e pratico da trasportare. Spesso aggiungevano alla ricetta la farina di mais per ottenere un risultato ancora più croccante e piacevole. Oggi queste frittelle tanto gustose, si possono assaggiare alle sagre, ma anche in tanti ristoranti che le servono come piatto della tradizione locale.

shutterstock_365675348Negli ultimi tempi si trova spesso anche in versione dolce, farcito con crema pasticcera o cioccolata.

Grazie all’emigrazione Italiana verso il sud-America, si trova una ricetta molto simile anche in Argentina e Uruguay e viene chiamata Torta frita. In passato infatti il pane, nelle zone rurali, si cuoceva in forni situati all’esterno della casa, ma durante le giornate di pioggia non era possibile, per questo c’era l’usanza di friggere la pasta nel grasso di manzo, probabilmente facile da reperire, vista la forte tradizione di allevamento bovino in entrambi i paesi. Un’abitudine che viene mantenuta tutt’oggi, ma solitamente la Torta Frita in sud-America viene servita dolce, accompagnata dal Dulce de Leche o spolverata con un po’ di zucchero.

 

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COUS COUS, UNA SPECIALITÀ ARRIVATA DALL’AFRICA

shutterstock_67651843Il cous cous è un prodotto di origini Africane, in particolare del Nordafrica dove ancora oggi è un piatto consumato con frequenza e ha una forte valenza sociale, viene infatti consumato solo insieme alla famiglia o viene offerto a chi è considerato parte della comunità. È arrivato in Italia durante la dominazione moresca e in Sicilia è diventato un piatto tipico regionale. In suo onore, ogni anno, viene organizzato il famoso Cous Cous Fest una imperdibile manifestazione che si svolge a San Vito lo Capo e durante la quale si può partecipare a golose degustazione, assistere a sfiziose gare e a tanti concerti e spettacoli.

shutterstock_127753052Alla fine dell’Ottocento il cous cous divenne argomento di narrazione letteraria nei resoconti dei viaggi fatti nell’Africa settentrionale dal celebre Edmondo de Amicis. In “Marocco”, un suo scritto del 1876, ricorda il “cous cous” come ‘piatto di principi e di popolo’ e lo definisce ‘la memoria delle identità in un piatto unico’.

È un preparato a base di granelli di semola e cotti al vapore. Nei nostri supermercati solitamente si trova già precotto, comodissimo per preparare un pranzo o una cena improvvisati. Quello originale invece solitamente viene cotto al vapore utilizzando una speciale pentola detta couscoussiera. Viene solitamente condito con verdure, carne o pesce.

Ultimamente si trovano facilmente in commercio cous cous anche di altri cereali, come il mais, il riso, il miglio, la quinoa  o il sorgo, utili versioni gluten free per i soggetti intolleranti al glutine. Possono essere una base perfetta da abbinare ai più vari ingredienti, liberando la propria fantasia in cucina, e preparando ricette davvero golose. Il Cous Cous Primaverile con Pollo Arrosto Snello, ad esempio, è semplice e veloce, un piatto perfetto da preparare per un pic nic al parco o da portarsi in ufficio per la pausa pranzo.

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RICCO, BUONO E RAFFINATO: IL PASTICCIO FERRARESE

shutterstock_120104677Il pasticcio è un piatto costituito da ingredienti di vario tipo (carne, pasta, verdure) racchiusi in un involucro di pasta e cotti al forno. Il pasticium è una preparazione che si trova già nel De re coquinaria un testo che raccoglie le ricette di Marco Gavio Apicio, un gastronomo vissuto tra il I secolo a.C. ed il I secolo d.C e al quale si devono le nostre principali conoscenze sulla cucina romana.

Il pasticcio di maccheroni è una preparazione tipica dell’Emilia Romagna e in particolar modo di Ferrara. La storia del pasticcio ferrarese risale al Rinascimento e si pensa possa essere il risultato dello scambio culturale tra due importanti signorie del tempo in seguito al matrimonio tra Eleonora d’Aragona e Ercole I d’Este. L’uso dei maccheroni è infatti tipico della cucina napoletana e siciliana. Dal 1700 si iniziano a trovare le prime ricette del pasticcio di maccheroni ferrarese  e dedica un importante spazio a questo piatto molto particolare e nutriente anche Pellegrino Artusi nel suo La scienza in cucina e l’arte di mangiare bene del 1891, dicendo che si tratta di un “piatto complicatissimo e costoso, ma eccellente se viene fatto a dovere, il che non è tanto facile”

shutterstock_321815147Si tratta di una preparazione molto complessa e raffinata costituita da un involucro di pasta frolla e un ripieno di maccheroni, besciamella, ragù e tartufo o funghi. Il risultato è quello di un originale mix di sapori: il dolce della pasta frolla che si unisce al salato del ripieno.

Artusi suggerisce di utilizzare i “maccheroni che meglio si prestano per questa pietanza sono quelli lunghi all’uso napoletano, di pasta sopraffine e a pareti grosse e foro stretto perché reggono molto alla cottura e succhiano più condimento”.

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CONSIGLI PER LA SCELTA DEL RISO PIÙ ADATTO AD OGNI PREPARAZIONE

shutterstock_274491254Il riso è un cerale nobile e costituisce l’alimento principale di circa la metà della popolazione mondiale per questo viene coltivato in quasi tutti i paesi del mondo. Sulla tavola degli italiani è un alimento che a volte viene un po’ sottovalutato perché spesso gli viene preferita la pasta. Questo non accade però nelle regioni settentrionali del nostro paese perché, oltre ad essere presente in numerose ricette della tradizione, è una coltura molto importante per l’economia, l’Italia è infatti il primo produttore di riso europeo e commercializza ben 140 diverse varietà di questo cereale.

Spesso si sottovaluta l’importanza della qualità da utilizzare in cucina, ma per ottenere i migliori risultati si deve tenere in considerazione che ogni ricetta ha il tipo di riso ideale, in grado di renderla davvero speciale. Se si vuole essere davvero sicuri del risultato dunque, è meglio scegliere con cura la varietà più adatta.

Se dovete preparare minestre o dolci l’ideale è il riso Originario o il Balilla entrambi crescono molto in cottura perché hanno un grande potere di assorbimento dell’acqua e, di conseguenza, anche dei sapori del condimento.

shutterstock_316205300Il Carnaroli invece è il Re dei risotti perché non scuoce facilmente e non si disgrega in cottura, anche se spesso gli viene preferito il Vialone Nano, una qualità che nel Triveneto si coltiva fin dal 1945 e che vanta la certificazione IGP.

Anche l’Arborio è indicato per la preparazione dei risotti. È una qualità tipica del Vercellese ed è caratterizzato da una buona capacità di assorbimento del condimento.

shutterstock_347391599Il riso Parboiled è trattato in un modo speciale grazie al quale tiene particolarmente bene la cottura e si presenta con chicchi molto distaccati, per questo è l’ideale per le insalate.

Ci sono poi delle qualità di riso tipicamente orientali, adatte dunque per le preparazioni etniche, ad esempio il Thai, tipico del Sud-Est asiatico con chicco lungo e dal sapore speziato o il Basmati, molto aromatico e perfetto per preparare il pilaf. Se invece volete cimentarvi nella preparazione di un sushi casalingo il più indicato è il Biyori.

Il riso Venere è una varietà tipicamente italiana, coltivata nel vercellese, la cui particolarità è il suo colore, ha infatti chicchi arrotondati e di color ebano, per questo viene comunemente chiamato ‘riso nero’. È un riso integrale, ha dunque bisogno di 40/45 minuti di cottura.

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IDEE E CONSIGLI PER PREPARARE IL TOAST PERFETTO

Il toast è la scelta ideale per uno spuntino a qualunque ora della giornata. Perfetto per una colazione energetica, per un pranzo veloce o una merenda stuzzicante. È facile e veloce da assemblare però, come spesso accade per le preparazioni semplici, ci sono tanti piccoli accorgimenti e attenzioni capaci di cambiare notevolmente il risultato finale.

Partiamo dalla scelta degli ingredienti: il pane deve essere sottile, ma non troppo. Deve essere morbido, ma non si deve sbriciolare. Il pane in cassetta è indubbiamente il più adatto, si può scegliere quello bianco o, per un sapore più deciso, quello integrale o ai cereali.

shutterstock_370092764La ricetta più classica prevede un’imbottitura con prosciutto cotto e formaggio. Il Gran Biscotto Rovagnati e la fontina rappresentano la scelta più tradizionale e garanzia di gusto e soddisfazione. Per renderlo ancora più goloso potete imburrare le fette, avendo però l’accortezza di tenere il burro a temperatura ambiente per almeno mezz’ora prima di spalmarlo.

Per un toast da leccarsi i baffi l’ideale è alternare strato di formaggio a uno di prosciutto e un altro di formaggio. In questo modo otterrete un’ottima proporzione tra gli ingredienti e non rischierete che la farcitura esca dal sandwich al primo morso.

shutterstock_500122444Il pane si deve tostare, ma attenzione a non brucialo! E il formaggio si deve fondere al punto giusto, il tempo necessario in una tostiera per ottenere questo risultato è di circa quattro minuti a temperatura media. Se invece usate una padella copritelo con un coperchio gli ultimi minuti per far sciogliere bene il formaggio.

shutterstock_155541803Potete liberare la vostra fantasia e provare accostamenti più inusuali rispetto al tradizionale prosciutto e formaggio. Il Salame Milano si può abbinare a qualche fetta di brie per un toast davvero saporito, mozzarella e pomodoro se avete voglia di sapori più delicati. Se invece avete voglia si una sapore affumicato provate con speck, scamorza e pomodori secchi tritati o anche salmone affumicato, formaggio tipo quark e lattuga, in questo modo il vostro semplice snack si trasformerà, in un attimo, in un golosissimo sandwich gourmet!

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LA TRADIZIONE SALATA A CARNEVALE

A Carnevale ci si concentra sempre sui dolci tipici del periodo e che sono effettivamente uno più buono dell’altro. La tradizione però prevede anche la preparazione di piatti salati, tipici di questo periodo dell’anno.

shutterstock_253177789Nel veronese un piatto che non può mancare nei giorni delle feste folli sono gli gnocchi. Tradizione che continua da secoli, quando nel 1531, in seguito ad una forte carestia che portò il popolo sull’orlo della ribellione, il Consiglio Cittadino decise di distribuire al popolo, proprio il venerdì prima della quaresima, pane, vino, burro, farina e formaggio. Da questo episodio ha avuto origine la tradizione dello Gnocolar, il principale appuntamento del Carnevale veronese, quando si può assistere anche alla bellissima sfilata di carri allegorici guidata da Papà del Gnoco, la più antica maschera d’Italia.

shutterstock_399454903In Piemonte, e in particolare ad Ivrea, invece è usanza mangiare i fagioli grassi. Questa ricetta prevede che i legumi vengano cucinati lentamente con cipolla, cotica e salamini di maiale. Anche in questo caso si tratta di una tradizione antica che ricorda quando, nel Medioevo, venivano organizzate fagiolate benefiche distribuite ai poveri dalle Confederazioni del luogo.

In Campania, in provincia di Benevento, in un piccolo paese chiamato Castelvenere, si usa cucinare la scarpella. Si tratta di una pasta al forno, solitamente, ziti o bucatini, condita con salsiccia , formaggio,  uova e olio, una ricetta svuota dispensa che assicura un risultato davvero goloso.

Sempre in Campania si possono gustare le splendide lasagne di carnevale con ragù, polpettine fritte, ricotta e mozzarella, un piatto davvero imperdibile!

shutterstock_204894676In Calabria invece si preparano i purpett’ (le polpette) solitamente con carne di maiale, ingrediente che torna spesso nelle preparazioni tipiche del Carnevale, festa dell’abbondanza e che precede un periodo che dovrebbe essere caratterizzato da maggiore morigeratezza, durante la Quaresima.

In Sicilia invece non può mancare il Minestrone del giovedì grasso, tipico di Modica. Ricco di verdure, fave, patate e insaporito dal lardo di maiale privato di cotenna. Poi la pasta con carne capoliata, cioè tagliuzzata e cotta nella passata di pomodoro, insaporita con ricotta o caciocavallo e passata in forno a completare la cottura. O anche i maccarruna ca sasizza conditi con ragù di cotenna di maiale o salsa di pomodoro.

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CINEMA E CUCINA, UN CONNUBIO DI GRANDE SUCCESSO

Il legame tra cinema e cibo è da sempre molto stretto. L’arte culinaria e quella cinematografica si fondono spesso e con risultati molto interessanti. Sono numerosissime le pellicole cinematografiche con scene in cui la cucina italiana diventa protagonista.

toto_miseria_e_nobiltaTra le più note, c’è la celebre scena di “Miseria e Nobiltà”, pellicola diretta da Mario Mattioli del 1954 in cui Antonio de Curtis, meglio conosciuto come Totò, interpreta lo squattrinato Felice Sciosciammocca e prende manciate di spaghetti con le mani, le porta alla bocca e le mette in tasca per farne scorta. Una scena e un film diventati cult.

Dello stesso anno è altrettanto iconica le scena tratta da “Un americano a Roma” in cui Alberto Sordi interpreta Ferdinando Mericoni fissato con l’America e che vive l’intera sua vita come se facesse parte di un film a stelle e strisce. Tenta anche di mangiare “come gli americani” rifiutando gli spaghetti lasciati in caldo per lui dalla madre, per poi buttare il cibo tipico degli alleati e buttarsi sul piatto tipico italiano, dopo la famosa frase: “Maccarone, m’hai provocato e io ti distruggo adesso, maccarone! Io me te magno” celebrando così i sapori della vera cucina italiana!

un_americano_a_roma_-_maccheroniAnche i cartoni animati hanno omaggiato la nostra tradizione culinaria. Sicuramente avete tutti presente la romantica scena di “Lilli e il vagabondo” che si baciano grazie ad uno spaghetto con le polpette, consumato in un ristorante italiano.

Il cibo italiano è protagonista anche di pellicole più recenti come “Big Night”, film del 1996, in cui si racconta il fallimentare tentativo di due emigrati italiani di origini abruzzesi di risollevare le sorti del proprio ristorante. Il sontuoso banchetto, preparato dai due proprietari, è ricco di tradizione italiana e viene gustato e apprezzato da tutti i commensali.

Non si può dimenticare inoltre, “Incantesimo Napoletano”, in questo film il cibo ricopre un ruolo di grande importanza. Assuntina, figlia di una famiglia napoletana, cresce parlando uno strettissimo dialetto milanese e mostrando  una fortissima predilezione per la cucina meneghina. Deliziosa la scena in cui due simpatici personaggi fanno un meraviglioso elogio del ragù napoletano che deve “pippiare”!

Naturalmente la lista di film nei quali la cucina italiana ricopre un ruolo di particolare importanza sono ancora tantissimi. Negli ultimissimi anni hanno trovato grande successo “Mangia prega ama” e “Sapori e dissapori” ad esempio. Tutti film da… gustare almeno una volta!

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LE BEVANDE IDEALI PER RITROVARE LE ENERGIE NELLE GIORNATE PIÙ FREDDE

Nelle lunghe giornate fredde e piovose si sente spesso il bisogno di qualche piccola gratificazione culinaria per ritrovare il buonumore. Capita frequentemente di aver bisogno di scaldarsi un po’ e, in questo periodo dell’anno una bevanda calda può aiutare a sentirsi meglio e più energici.

shutterstock_229757938Gli amanti del caffè non riusciranno a resistere al cosiddetto caffè viennese, è facile da preparare e davvero goloso! Fate sciogliere nel caffè un quadratino di cioccolata e mescolate con lo zucchero. Aggiungete una abbondante dose di panna montata e spolverate un po’ di cacao e cannella. Una vera squisitezza capace di risvegliarvi nelle giornate più faticose.

Se la cioccolata del caffè viennese non vi basta, scegliete una bella tazza di cioccolata calda. La preparazione in questo caso è un po’ più impegnativa, ma assolutamente affrontabile anche da chi non è molto esperto in cucina. Vi serviranno:

150 ml di latte
25 g di cioccolato al latte
2 cucchiaini di cacao in polvere
1 cucchiaino di amido di mais
1 cucchiaino di fecola di patate
Zucchero (a piacere)

shutterstock_438007345Unite in un pentolino la fecola di patate il mais e il cacao e scioglieteli nel latte freddo. Aggiungete il cioccolato e scaldate il composto fino a quando non avrete ottenuto la consistenza che desiderate. Dolcificate a piacere e in pochissimi minuti vi tornerà il sorriso, garantito!

Chi invece ha voglia di una bevanda calda senza esagerare con le calorie può scegliere una tisana. Quella allo zenzero miele e limone è in grado di favorire la digestione e di rafforzare il sistema immunitario. Caratteristica molto importante per riuscire a contrastare i mali di stagione. Basterà portare ad ebollizione un po’ di acqua e aggiungere qualche fettina di zenzero sbucciata e una di limone. Lasciate in infusione qualche minuto con la tazza coperta, infine dolcificate con il miele. Gustarla per ritrovare lo sprint giusto per affrontare il resto della giornata.

shutterstock_333645362Esiste poi una bevanda golosissima che si beve solitamente in montagna, dopo una giornata passata sugli sci. Si tratta del bombardino, una bevanda a base di zabaione, panna, brandy e caffè. Viene bevuta calda e, complice la gradazione alcolica, è l’ideale per ritrovare la giusta temperatura comodamente seduti in una suggestiva baita di montagna. Una ricetta nata a Livigno, ma che si è diffusa in numerose località sciistiche.

Non vi resta che scegliere quella più adatta ai vostri gusti e alle vostre esigenze!

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IDEE E DOLCI RICETTE PER IL GIORNO DELLA BEFANA

Domani si concludono le lunghe feste natalizie con l’arrivo della Befana nelle case con i bambini. L’allegra vecchina brutta e gobba che, in groppa alla sua scopa, riempie di dolciumi le calze appese, passando dai camini delle abitazioni pone fine al lungo periodo dell’anno tradizionalmente dedicato alla famiglia e ricco di occasioni durante le quali stare in compagnia e gustare ottimi menù preparati con tanto amore.

Il 6 gennaio è una giornata di festa in tutta Italia. In tante città è possibile assistere a spettacoli e fare una piacevole passeggiata tra le bancarelle. Se avete voglia di una gita fuori porta potete ad esempio andare al Castello di Gropparello, in provincia di Piacenza, dove con i bambini si potrà visitare il maniero e vivere una grande avventura nel bosco per combattere orchi e streghe e combattere la Befana con formule magiche e continuare a giocare fino ad arrivare al Castello dove i bimbi consegneranno un buon proposito per il nuovo anno.

shutterstock_531739540A Camerino in provincia di Macerata, presso il teatro Filippo Marchetti invece, si potrà ascoltare ad un meraviglioso concerto. Oppure a Montagnana in provincia di Padova sarà possibile assistere all’arrivo dei Re Magi, un falò della Befana e ci saranno anche calze piene di dolci e animazione per i più piccoli e queste sono solo alcune delle tante possibilità.

A Pistoia invece la Befana alle 16.00 scenderà dal campanile in piazza del Duomo e porterà dolci, caramelle e carezze ai bimbi.

La tradizione infatti, suggerisce che I bambini “buoni” ricevano caramelle, biscotti e cioccolatini, quelli birichini invece dovrebbero trovare nella propria calza il carbone. Se avete voglia di realizzare a casa il carbone dolce sarete sicuramente soddisfatti prepararlo è semplicissimo e il risultato è davvero goloso.

 

Carbone dolce

Ingredienti

300 g di zucchero a velo

1 albume

10 grammi colorante alimentare nero

300 g di zucchero semolato

1 bicchiere di acqua

shutterstock_531739564Preparazione

Monta gli albumi a neve ferma, aggiungi lo zucchero a velo e circa metà colorante e continua a montare finché non avrai ottenuto un composto denso e scuro. In un pentolino prepara il caramello facendo fondere per circa 15 minuti lo zucchero semolato con l’acqua e aggiungi il resto del colorante. Versa un paio di cucchiai di glassa nel caramello e mescola energicamente. Versa il composto in uno stampo per plumcake foderato con carta forno.  Lascia raffreddare e indurire il carbone a temperatura ambiente , quando sarà freddo lo potrai rompere e consumare.

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A CAPODANNO? LENTICCHIE!

Si avvicina l’ultimo giorno dell’anno, quando per tradizione si usa passare una divertente serata in compagnia degli amici più cari. I più festaioli cercano un locale dove rimanere fino a tarda notte e ballare fino allo sfinimento, in molti casi si tratta di posti in cui si può anche cenare. Le persone che invece amano maggiormente la tranquillità, organizzano una serata in casa. In ognuna di queste situazioni però c’è una certezza: le lenticchie!

L’ultimo dell’anno nei ristoranti e nelle case degli italiani indubbiamente si brinda a mezzanotte, ma con altrettanta sicurezza si può affermare che consumano questi piccoli e saporitissimi legumi. Una tradizione antica, fin dai tempi dei romani infatti si usava regalare la scarsella, un borsa di cuoio da legare in vita e piena di lenticchie, con l’augurio che si trasformassero in monete sonanti. Ecco perché ancora oggi a capodanno si dice che le lenticchie ‘portino soldi’.

shutterstock_532086724Le più conosciute sono quelle di Castelluccio, un  piccolo borgo in Umbria. Sono piccole, saporite e particolarmente comode da utilizzare in cucina perché non necessitano di ammollo.

L’abbinamento più frequente è con il cotechino e lo zampone, spesso però quando si arriva a questo punto della cena ci si trova ad aver già esagerato con antipasti e primi e si finisce con il rifiutare proprio il piatto più tradizionale o di assaggiarne solo qualche boccone per superstizione.

Le lenticchie si possono però proporre ai propri commensali seguendo ricette più originali e che permettano di gustarsele al meglio. Proporle già come ingrediente del primo piatto potrebbe essere una soluzione. Una zuppa vi pare una preparazione troppo poco festosa? Provate con un risotto con cotechino e lenticchie. Davvero goloso!

shutterstock_304765235Si può anche preparare un ottimo ragù con le lenticchie. Preparando un soffritto con sedano carote e cipolla e qualche cubetto di pancetta e facendole cuocere salsa di pomodoro, quando saranno cotte bisognerà frullarle una parte, se necessario allungarle con brodo o pomodoro e condire le tagliatelle, il risultato vi stupirà!

Le lenticchie si possono usare anche per ottenere degli ottimi hamburger, frullandole e impastandole con uova e pangrattato. Ma se volete davvero lasciare a bocca aperta i vostri ospiti potete preparare un dolce con le lenticchie. In rete si possono trovare numerose ricette che prevedo nell’impasto l’utilizzo di questo legume.

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LE RICETTE PIÙ CLICCATE DEL 2016

shutterstock_348208976In questi ultimi giorni dell’anno si usa fare il bilancio dei mesi precedenti e magari dei buoni propositi per quelli che stanno arrivando. Guardando i risultati di Google Trends sul 2016 si scopre cosa gli italiani hanno amato e cercato su internet negli ultimi 12 mesi.

La ricetta più cercata su Google nel 2016 è stata quella del tiramisù, un grande classico, capace di far felici tutti. Al secondo posto un contorno squisito, la peperonata. Al terzo posto, invece, troviamo una preparazione tipica del Piemonte, le zucchine in carpione. La parola ‘carpione’ indica la marinatura a base di vino e aceto, utilizzata originariamente per insaporire  e conservare il pesce fritto, ma in seguito usata anche per carne e verdure.

shutterstock_227387185Probabilmente in questi giorni di festa avete trovato sulle vostre tavole un goloso panettone gastronomico, magari farcito con gli ottimi salumi Rovagnati. A giudicare dalle ricerche infatti, gli italiani sembra che quest’anno abbiamo molta voglia di prepararlo. Al quinto posto delle ricette più cliccate nel 2016 troviamo proprio questa impegnativa preparazione.

Al settimo posto invece si trova il mojito, ma ancora più del cocktail, è stata cercata la ricetta della torta al mojito, una variante particolarmente festaiola della più famosa cheescake.

Al decimo posto poi si trova l‘amatriciana ricerca che ha scalato le classifiche negli ultimi mesi, in seguito al terremoto in Centro Italia.

Interessante inoltre, scoprire qual è la ricerca più frequente nella sezione ‘come fare’. In tanti si sono chiesti ‘come fare il gelato al caffè in casa’ e per soddisfare quella che sembra essere una curiosità molto comune, vi proponiamo la ricetta adatta. Potete provare a prepararlo per la cena di Capodanno, il dessert perfetto per la notte più lunga dell’anno!

Ricetta Gelato al caffèshutterstock_329393366

Ingredienti

40 g di caffè solubile

2 uova

150 g di zucchero

500 ml di panna fresca

1 bicchiere di latte

1 baccello di vaniglia

Preparazione

Monta i tuorli con lo zucchero fino ad ottenere una crema densa. Taglia a metà il baccello di vaniglia,  preleva i semi all’interno e uniscili al latte. Aggiungi il caffè al latte e amalgamali ai tuorli montati. Monta la panna e versala nei tuorli aromatizzati al caffè. Infine monta anche gli albumi a neve ferma e mescolali al preparato, facendo attenzione che il composto non si smonti. Quando sarà tutto ben amalgamato riponi il preparato in freezer per 4 ore circa, al termine puoi servire il tuo gelato.

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IL TIPICO PRANZO DI NATALE ITALIANO

Il pranzo di Natale è un momento di immancabile riunione delle famiglie.  Anche chi partecipa alla cena della vigilia spesso, il giorno successivo, ancora stanco per la serata, si prepara ad un’altra giornata all’insegna del calore dei parenti, risate dei bimbi, pacchetti da scartare e tante, tante delizie da gustare. shutterstock_454867477Ogni famiglia ha le proprie tradizioni personali che, naturalmente, sono legate ai gusti personali dei componenti della famiglia. Ci sono però dei piatti presenti con particolare frequenza sulle tavole degli italiani.

Un menu che rispetti la tradizione inizia con gli antipasti. Non possono certo mancare i deliziosi salumi italiani. Soppressa e salsiccia di Luganega in Veneto, mocetta in Valle d’Aosta, culatello in Emilia Romagna.

shutterstock_376069093Tra i primi piatti, la pasta ripiena è protagonista di questi giorni con gli anolini, i cappelletti o i tortellini in brodo, spesso la pasta ripiena viene servita asciutta e condita da semplice pomodoro, come ad esempio i tortelloni verdi ripieni. Anche il ragù, usato per condire tagliatelle o lasagne, si trova frequentemente sulle tavole degli italiani il giorno di Natale. Sono tutte preparazione ricche e gustose. E quando si sente di non poterne già più, arrivano i sontuosi secondi.

Il protagonista, in gran parte delle regioni italiane, sembra essere il cappone. shutterstock_403377529In Campania si serve ripieno, ma è un piatto che fa parte anche della tradizione Lombarda, dove viene accompagnato da mostarda di Cremona. Il cappone si trova, inoltre, sulle tavole friulane e quelle marchigiane, dove però viene servito arrosto. Il lesso è un’altra preparazione presente con frequenza sulle tavole italiane di tutta Italia, in Veneto ad esempio si serve accompagnata dal cren (una salsa di rafano) oppure dalla pearà (una salsa a base di pan grattato, uovo, midollo e tanto pepe) o con polenta che può accompagnare anche il baccalà o le salsicce in Valle d’Aosta e il cotechino in Friuli Venezia Giulia.

E per finire, dopo i dolci, non può mancare la frutta secca. Noci, arachidi e noccioline da sgranocchiare  continuando a chiacchierare con i parenti e le bucce diventano perfette per giocare all’immancabile tombola!

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LA VIGILIA DI NATALE A NAPOLI

Mancano pochi giorni a Natale e dunque anche alle giornate da passare in famiglia, solitamente seduti attorno ad un tavolo dove mangiare fino a non poterne più.

In molti, soprattutto al sud Italia, ma non solo, usano festeggiare la sera delle Vigilia, assaporando insieme i piatti della tradizione e aspettare la mezzanotte, quando finalmente arriva il moneto di aprire i pacchetti regalo. In alcune famiglie c’è anche l’usanza che un nonno, uno zio o un papà si travesta da Babbo Natale per far vivere la magia a tutti i bambini.

shutterstock_224209732A Napoli la tradizione prevede una cena di magro, nel resto d’Italia invece non è una regola così seguita, anzi spesso sulle tavole si trovano succulenti piatti a basa di carne.

Ma rimaniamo a Napoli, dove la sera della vigilia non può mancare la cosiddetta insalata di rinforzo. Un piatto a base di cavolfiore lessato al quale vengono aggiunte olive, vari tipi di sottaceti tra cui cetriolini, cipolline, giardiniera, peperoni dolci o piccanti, e qualche acciuga sotto sale. Una preparazione utile per ‘rinforzare’ appunto la cena (anche se a dirla tutta solitamente non ce ne sarebbe affatto bisogno perché solitamente già molto abbondante), se dovesse avanzare poi, si usa consumarla il giorno successivo, quando risulterà ancora più buona e saporita perché i numerosi ingredienti si saranno amalgamati al meglio.shutterstock_369535340-1 Gli spaghetti alle vongole sono indubbiamente il primo piatto della tradizione partenopea, sempre presente sulle tavole della vigilia.

Sulle tavole dei napoletani si trova sicuramente il capitone. Fritto, al forno, in carpione, in umido, mangiarlo a Natale è una tradizione che viene considerata di buon auspicio. Inoltre non c’è vigilia di Natale senza baccalà fritto o la squisita pizza di scarola.

Infine è molto lunga la lista di dolci tipici della tradizione partenopea: struffoli, roccocò, susamielli, divino amore e i mustacciuoli, tutte delizie da provare!

E dopo cena, finalmente, dopo aver scartato i regali, si gioca tutti insieme in famiglia!

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DOLCE NATALE! UN VIAGGIO TRA LE DELIZIE DELLA TRADIZIONE ITALIANA

shutterstock_361442507Si avvicina il Natale e arriva anche il momento di preparare, comprare  e assaggiare i dolci tipici di questo periodo dell’anno. Il Panettone milanese e gli struffoli napoletani sono le due preparazioni più famose, ma la tradizione delle regioni italiane offre tantissime leccornie, tutte da scoprire e assaggiare.

Facciamo insieme un immaginario viaggio dal Nord a Sud  della penisola per scoprirne un po’. ATTENZIONE! Forte rischio acquolina!

In Piemonte a Natale, non può mancare il tipico Tronchetto Piemontese un dolce fatto con Pan di Spagna farcito e ricoperto di cioccolata, arrotolato e decorato in modo che ricordi appunto il tronco di un albero. Si dice simboleggi il tronco di albero che, nei secoli scorsi, veniva utilizzato dalla famiglie piemontesi per scaldarsi il giorno di Natale.

shutterstock_357514040In Liguria  il panettone difficilmente può sostituire il Pandolce. Una preparazione non troppo diversa perché anche questa ricca di uvette, canditi , ma meno soffice e impreziosita anche da pinoli e pistacchi.

Il Veneto è la patria del Pandoro. Soffice, profumato e dal sapore delicato, solitamente viene servito così com’è. I più golosi però lo mangiano con una squisita crema al mascarpone.

Se passate le vostre feste di Natale in Friuli Venezia Giulia conoscete sicuramente la Gubana un dolce che fa parte anche della tradizione della confinante Slovenia e che è farcito con frutta secca, uva passa, amaretti ed è inumidito da una bagna di grappa. shutterstock_359550176In Trentino Alto Adige, invece potete assaggiare lo Zelten una profumatissima preparazione ricca di noci, mandorle, fichi secchi e canditi.

Immaginate ora di andare in Emilia Romagna dove trovereste il Panspeziale, detto anche Certosino, in Toscana invece durante le feste natalizie si offre il Panforte, un dolce ricoperto di mandorle e farcito con arance e cedri canditi e che è diventato famoso anche fuori da confini regionali. Molto originale invece è il Panpetato umbro, caratterizzato da un sapore molto speziato e particolare.

In Abruzzo invece si serve il Parrozzo dolce che ha ispirato anche Gabriele D’Annunzio che compose ‘La Canzone del Parrozzo’. Sulle tavole di Basilicata e Puglia non possono mancare le cartellate delle sfoglie saporitissime e ricoperte di miele. In Calabria non potreste fare a meno di assaggiare i Pretrali dei biscotti tradizionalmente a forma di mezzaluna ripieni di frutta secca. Arrivati in Sicilia trovereste il Buccellato, una ciambella farcita di frutta secca e aromatizzata con cannella e agrumi. Infine la Sardegna, dove durante le feste natalizie si offrono dei biscotti, solitamente a forma di rombo, con frutta secca nell’impasto e ricoperti di glassa.

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UN LUNGO WEEK END PER FARE SHOPPING E RIPOSARSI AL BISTRÒ ITALIANO DI ROVAGNATI

_vdc4083Sta iniziando un lungo week end di ponte, perfetto per riposarsi, fare qualche gita e iniziare ad acquistare regali natalizi. Chi passa da Milano in questi giorni ha la possibilità di godere di una città capace di offrire grandi divertimenti, interessanti eventi culturali, negozi alla moda perfetti per i propri acquisti e di provare anche i golosi piatti proposti dal primo locale del brand Rovagnati.

Da qualche settimana, infatti, ha aperto a Milano il ROVAGNATI “BISTRÒ ITALIANO”. Un accogliente locale in Piazza XXV Aprile a Milano, in cui poter gustare piatti raffinati, caldi e freddi. Si trova in una zona centrale della città, vicino a una delle vie più frequentate dai giovani milanesi.

_vdc4117È caratterizzato da un ambiente dall’arredamento semplice, un bistrò, dove si può trovare tutta la qualità dei salumi Rovagnati, protagonisti di piatti gourmet da consumare a ogni ora della giornata, a colazione, pranzo e anche a cena. Tra le numerose proposte in menù si trova, ad esempio, la Cotoletta Gran Biscotto, piatto simbolo del forte legame tra la famiglia Rovagnati, il prosciutto più venduto in Italia e la città meneghina.

Un locale perfetto per ogni occasione della giornata è aperto, infatti, dalle 8.30 alle 22.00, dal lunedì al sabato. L’apertura della mattina permette di concedersi una rilassante e piacevole colazione. Si può andare al Bistrò per deliziarsi con spuntini ad ogni ora o anche sceglierlo come luogo in cui pranzare. La giornata, inoltre, può terminare sempre qui con un aperitivo o anche una cena, a base di ottimi finger food, stuzzichini e tutti i salumi firmati Rovagnati. L’atmosfera è piacevolmente familiare. Grazie a questa caratteristica, il cliente può sentirsi subito a proprio agio e trovare così, un posto dove potersi rilassare. Nel mese di Dicembre anche di domenica sarà possibile fare una pausa dalla stressante corsa ai regali di Natale, bevendo qualcosa di caldo e accompagnandolo con qualche spuntino, durante questo periodo, infatti, il locale rimarrà sempre aperto.

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UN VIAGGIO ATTRAVERSO IL PANE ITALIANO

shutterstock_275453543Il pane è una parte importante della tradizione culinaria di noi italiani. L’odore che emana appena uscito dal forno è capace di risvegliare ricordi che affondano le radici nell’infanzia di ognuno di noi, di quando le mamme o le nonne ci davano il pezzetto di pane da mangiare come merenda, magari accompagnato da un pezzetto di cioccolato. La tradizione suggerisce di offrirlo ai neonati nel periodo della dentizione, per dare sollievo proprio dal fastidio dei denti che tagliano la gengiva.

È un prodotto semplice e genuino, perfetto per spuntini semplici e veloci.  Quando si ha voglia di dolce si può consumare con un po’ di marmellata, ma è ottimo anche semplicemente condito con un po’ di olio e sale. Non può mai mancare affianco ai salumi per gustarli al meglio. Eppure negli ultimi anni, ci fa sapere Coldiretti, sta diminuendo vertiginosamente il quantitativo di pane consumato quotidianamente dagli italiani.shutterstock_398821642

In questo periodo infatti si sta registrando il minimo storico: 85 g al giorno. Nel 2000 erano 180 grammi al giorno e impressiona pensare che negli anni sessanta ogni persona ne consumasse addirittura più di un chilo al giorno, è evidente che si stia verificando un importante cambio nelle abitudini degli italiani.

È un alimento davvero squisito, in grado di cambiare radicalmente a seconda delle preparazioni regionali. shutterstock_148751531Il Pan ner’ della Valle d’Aosta, ad esempio, è fatto con farina di segale e frumento, spesso insaporito con semi di cumino o finocchio e caratterizzato da una mollica compatta e una crosta sottile e dura. Il pane con la segale è diventato un prodotto tipico di questa zona, proprio perché è impastato con la farina ottenuta da un cereale in grado di affrontare un clima freddo ed è quindi adatto ad essere coltivato nelle regioni dal clima  più rigido.

La Coppia Ferrarese è un’altra vera delizia. Ha origini antiche, fin dal XIII secolo sono state fissate, attraverso uno statuto dei legislatori della signoria estense, le prime regole per la realizzazione di questo speciale pane. Pare però che sia dal XVI secolo che abbiano iniziato a prepararlo con una forma simile a quella che conosciamo noi.shutterstock_415301443

Il pane d’Altamura tipico della Puglia, famoso per la sua inconfondibile fragranza, il sapore e il suo aroma, ha meritato il marchio DOP. Una certificazione ottenuta anche dalla pagnotta del Dittaino, preparazione tipica Siciliana caratterizzata da una crosta spessa, la mollica di colore giallo e una consistenza molto elastica e che riesce a conservarsi fino a cinque giorno dopo essere stato sfornato. Un altro pane tipico della panificazione italiana e dalla lunga durata è il Pane Cafone preparato in Campania. Ha una crosta spessa e croccante con mollica morbida è ottimo fresco e perfetto per accompagnare minestre e zuppe quando diventa un po’ duro.

Tante varietà dello stesso alimento che cambia in ogni regione e che si trova alla base della nostra alimentazione quotidiana, tutte da assaporare per un viaggio tra i sapori e le tradizioni italiane.

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DA EATALY MILANO UNA MOSTRA DA GUSTARE CON GLI OCCHI

milano_Eataly copiaNel centro di Milano si trova Eataly un grande spazio dedicato alla cucina italiana. Eataly dichiara le proprie intenzioni a partire dal proprio nome, nasce intatti dalla fusione di due parole: EAT, cioè ‘mangiare’ in inglese, e ITALY, Italia. Si pone come obiettivo quello di dimostrare che i prodotti di alta qualità possono essere a disposizione di tutti, facilmente reperibili e a prezzi sostenibili. Ma non solo, Eataly intende diffondere la cultura del cibo attraverso numerosi eventi.

Dal 7 al 28 settembre, ad esempio, Eataly ospiterà la mostra “Germinazione. I diari della Terra” di Giuseppe Carta, un artista che ha fatto dell’iperrealismo la sua cifra stilistica.

CARTA-SLIDER copiaIn questi giorni si potranno ammirare tanti frutti della natura riprodotti dall’artista. Limoni, uva, fichi e melograni, mele e pere, ciliegie e fragole sono ritratti in una ventina tra oli su tela e sculture in bronzo policrome, tutte opere che si propongono di mettere in scena lo stretto rapporto che esiste fra cibo e arte, entrambi importanti nutrienti, il primo per il nostro corpo, il secondo per la nostra anima.

Nello spazio antistante all’ingresso di Eataly ad accogliere i visitatori ci sarà il Capsica Red Light, un imponente peperoncino di bronzo policromo. Con i suoi 4,5 metri d’altezza, sarà sicuramente capace di affascinare il visitatore.

giuseppe carta copia“Nelle mie opere – come si legge sul sito di Eataly che riporta un’intervista di Carta realizzata dallo chef Cuttaia – cerco di raccontare la vita nel suo lento trascorrere e in tutti vi è bellezza che però non corrisponde a Perfezione perché la realtà non è perfetta, noi non siamo perfetti, la Natura stessa non lo è. La realtà è apparentemente perfetta, ma in verità è ricca di mille sfaccettature. Amo dipingere ogni piega, ogni ruga, ogni imperfezione perché il dato reale, su tutti i possibili contesti di confronto, è sempre quello che ti appaga di più”.

Questa sera alle 18.30 ci sarà anche uno speciale showcooking proprio con lo chef siciliano Pino Cuttaia, che si può considerare un altro artista del cibo e che omaggerà le opere di Giuseppe Carta con il suo famoso piatto Nuvola di Caprese.

Mostra a ingresso libero
Orari: DOM – GIOV: dalle 8.30 alle 23.00
VEN – SAB: dalle 8.30 alle 24.00
Piazza XXV Aprile, 10 – 20121 Milano 

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OLIO, L’APP CHE ELIMINA GLI SPRECHI ALIMENTARI

shutterstock_85324693Lo spreco alimentare è un problema che interessa tutto il mondo, non solo dal punto di vista etico, ma anche per le importanti ripercussioni economiche e sull’ambiente. Genera infatti ben l’8% delle emissioni globali di gas serra. Un problema che va affrontato. Esistono interessanti iniziative private volte a risolvere o contenere il problema.

shutterstock_387833458Esiste ad esempio OLIO, una compagnia inglese che si impegna a minimizzare gli sprechi. Nasce dall’idea di una ragazza, Tessa Cook, che in occasione del trasloco che la riportava in Inghilterra dopo una permanenza in California per ragioni di studio, si è resa conto di avere molto cibo ancora edibile, che non poteva trasportare, ma che non voleva neanche buttare. Ha pensato che una soluzione poteva essere quella di donarlo ai vicini di casa. Insieme a Saasha Celestial-One, la sua prima socia, ha provato ad ideare una soluzione per rendere possibile e facile trovare le persone nelle vicinanze a cui lasciare il cibo.

Da questa semplice idea nasce quella che le due ragazze, oggi a capo di OLIO, definiscono ‘una rivoluzione alimentare’.

shutterstock_387007507Scaricando la App gratuita, disponibile per Ios e Android, è possibile postare una foto dell’alimento in questione corredato da una breve descrizione e dove è possibile trovarlo e ritirarlo. Se invece si intende cercare del cibo nelle proprie vicinanze è possibile cercare cosa c’è di disponibile nella propria zona e organizzare il ritiro attraverso un messaggio privato. A questa piccola iniziativa, che secondo OLIO può essere in grado di produrre un grande cambiamento, possono partecipare anche gli esercizi commerciali.

Un modo per evitare di buttare grandi quantità di cibo, ma anche per mettere in contatto persone che vivono nelle vicinanze.

Al momento è una App attiva solo in Gran Bretagna, ma il team di OLIO si sta organizzando per renderla utilizzabile anche nel resto del mondo.

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IL SOCIAL EATING, UNA DIVERTENTE NOVITÀ NEL MONDO DELLA RISTORAZIONE

shutterstock_275521508La sharing economy o consumo collaborativo è un insieme di pratiche di scambio o condivisione di beni o servizi che propongono un’alternativa al consumo senza criterio. Si tratta di iniziative che hanno spesso l’intento di ridurre l’impatto sull’ambiente. Sono nati in questi anni numerosi ed interessanti esempi. È possibile ridurre le spese di viaggio facendosi ospitare o condividendo la propria vettura. Le persone che amano l’avventura e vogliono scoprire il mondo limitando le spese, possono fare couchsurfing. Chi sceglie questo tipo di viaggio viene ospitato gratuitamente nella casa di un utente del sito di riferimento. ottenendo un risparmio economico da un lato e un guadagno in termini di scambio interculturale e conoscenza di usi, costumi e territorio dall’altro.

shutterstock_360738494Ora c’è una novità, la possibilità di offrire la propria casa trasformandola, per una sera, in ristorante. Scelgono questa originale soluzione persone appassionate di cucina, che amano avere ospiti a cena e che desiderano aprire le porte della propria abitazione a commensali sconosciuti. Per alcuni può diventare anche un business.

Questa pratica, che viene definita social eating, si dirama attraverso il vecchio e sempre vincente passaparola, ma anche attraverso siti specializzati. Un’uscita a cena originale per i clienti, che hanno così l’occasione di conoscere persone, magari abbinato al couchsurfing, può essere un modo molto divertente di viaggiare conoscendo sempre persone nuove.
A volte i padroni di casa, oltre a preparare un ottimo menù, organizzano anche l’intrattenimento per la serata, magari invitando un cantautore della scena musicale della propria città.

shutterstock_398214244Partecipare a queste cene significa trovarsi in una tavola di quattro persone o anche in tavolate numerose, dipende dalle dimensioni della casa e dalle capacità di chi ospita i commensali.  Il prezzo medio non è particolarmente alto, si aggira intorno a 25/30 euro a testa, per un menù che comprende anche il vino accuratamente abbinato.  I siti più conosciuti sono Vizeat, Eatwhit e Gnammo. Le prime due utilizzate per ora principalmente all’estero, la terza invece è la prima piattaforma nata proprio in Italia e che sta riscuotendo un buon successo.

Su quest’ultima i cuochi ottengono dei punteggi che sono indicativi dell’ospitalità e delle capacità culinarie offerte. Dopo aver partecipato ad una serata, viene infatti richiesto di lasciare un feedback che possa essere utile per descrivere le capacità dell’ospite e per far sì che acquisti credibilità. Naturalmente una valutazione viene data anche al cliente che su questa piattaforma viene chiamato ‘gnammer’.

Il social eating potrebbe essere il futuro, sicuramente al momento è una curiosa novità per gli amanti della tavola e delle compagnia.

SLOW FOOD DAY 16

SLOW FOOD DAY, UNA GIORNATA PER FESTEGGIARE 30 ANNI DI CIBO “BUONO, PULITO E GIUSTO”

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www.slowfood.it

www.slowfood.it

Sono passati 30 anni da quando Carlin Petrini ha fondato l’Arcigola, che qualche anno dopo, nel 1989, diventa Slow Food, «Movimento per la tutela e il diritto al piacere» contro la «Follia universale della fast life». Sabato 16 aprile il trentennale dell’associazione che ha cambiato il modo di vedere e pensare il cibo e l’alimentazione sarà celebrato con lo Slow Food Day, un’intensa giornata di eventi da Nord a Sud della Penisola per ripercorrere i progetti portati avanti fino ad ora e presentare le attività future all’insegna dello slogan “buono, pulito, giusto”. Continua a leggere

Vinitaly

VINITALY 2016, IL FUTURO DEL VINO ITALIANO TRA ETICHETTE STORICHE E INNOVAZIONE

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Vinitaly

Credits: Foto Ennevi-Veronafiere

Mezzo secolo di storia del nostro Paese raccontata attraverso il vino. Da domenica 10 a mercoledì 13 aprile a Verona torna Vinitaly, il Salone internazionale del vino e dei distillati di Veronafiere, che quest’anno spegne le sue prime cinquanta candeline. Un traguardo importante celebrato con un’edizione dai grandi numeri: un’area espositiva di oltre 100mila metri quadrati – la più estesa di sempre – e ben 4.100 aziende coinvolte, che ne fanno che la prima fiera del settore vitivinicolo a livello mondiale. Continua a leggere

Uovo di Pasqua

PASQUA 2016: L’UOVO DI CIOCCOLATO È SOSTENIBILE E ALLEATO DEL BENESSERE

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Uovo di PasquaGrazie al suo sapore dolcissimo e all’innegabile fascino della sorpresa, a Pasqua l’uovo di cioccolato rappresenta sempre il dono più gradito da adulti e bambini. 31,5 milioni, secondo le stime del Codacons, le uova che nel 2016 entreranno nelle case della Penisola in occasione delle feste pasquali, il 3% in più rispetto allo scorso anno. E sono in crescita gli italiani che scelgono quelle artigianali, acquistandole nelle pasticcerie e nei laboratori sparsi da nord a sud del nostro Paese. Che, accanto ai gusti tradizionali – al latte, fondente, gianduia o nocciolato – propongono creazioni inedite, ‘salutiste’ o solidali, sperimentando nuove combinazioni di ingredienti per accontentare un pubblico sempre più esigente. Continua a leggere

Crediti: Francesco Guazzelli

TASTE, A FIRENZE TRA PRODOTTI TIPICI E SAPORI INEDITI

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Crediti: Francesco Guazzelli

Crediti: Francesco Guazzelli

Dal 12 al 14 marzo alla Stazione Leopolda di Firenze va in scena il meglio dell’enogastronomia italiana, con “Taste”, il salone del gusto promosso da Pitti Immagine, dedicato al cibo e ai vini di eccellenza della Penisola e alle novità del settore food. Una vetrina del made in Italy che quest’anno, per l’undicesima edizione, darà spazio a 340 aziende, venti in più rispetto al 2015: sono imprese di famiglia e realtà locali piccole o medie, che propongono prodotti legati al territorio, tradizionali o innovativi, con un’attenzione particolare alla qualità e a metodi di lavorazione sostenibili. La tre giorni rappresenta anche un’occasione per visitare i luoghi più belli di Firenze, che durante l’evento si animano di degustazioni, cene a tema, spettacoli e dibattiti che si affiancano all’esposizione alla Leopolda. Continua a leggere

Cena al ristorante

50% ALLA CASSA, CON THE FORK L’ALTA CUCINA SI APRE AL GRANDE PUBBLICO

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the fork festival

Pranzare o cenare in uno dei migliori ristoranti del nostro Paese, gustando specialità regionali, piatti cucinati con ingredienti biologici o creazioni ‘esclusive’ degli chef ad un prezzo contenuto. Fino al 25 marzo sarà possibile farlo grazie a The Fork Festival, l’iniziativa promossa da The Fork – piattaforma di TripAdvisor dedicata al booking enogastronomico – con il supporto di American Express, che permette di prenotare in 500 locali selezionati della Penisola pagando la metà. Continua a leggere

Festa delle Donne del vino

IN ITALIA IL VINO È SEMPRE PIÙ ROSA

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Festa delle Donne del vinoAlle donne italiane piace bere vino. E produrlo. Nel settore enologico, da sempre considerato di ‘competenza’ maschile, il gentil sesso si sta ritagliando spazi sempre più significativi: il 41% dei consumatori e il 40% dei sommelier è rappresentato da donne e sono al femminile anche il 30% delle aziende produttrici presenti nella Penisola. È quanto emerge dall’indagine realizzata dall’Associazione Nazionale Le Donne del Vino sul rapporto tra il pubblico femminile e il vino in occasione della Giornata internazionale della donna dell’8 marzo. Per festeggiare l’evento, sabato 5 la delegazione toscana dell’associazione promuove la prima edizione della Festa delle Donne del Vino, un appuntamento tutto al femminile nato da un’idea di Donatella Cinelli Colombini, neo presidente nazionale dell’Associazione, con degustazioni e corsi che si terranno in alcune delle più rinomate imprese vinicole della regione gestite da donne. Continua a leggere

Olio extravergine di oliva

UN FILO DI OLIO EXTRAVERGINE PER COMBATTERE IL DIABETE

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Cucinare o condire i cibi con olio extravergine di oliva aiuta i pazienti diabetici a contenere i picchi della glicemia dopo i pasti, riducendo il rischio di complicanze cardiovascolari. Dalla Società Italiana di Diabetologia (SID) arriva una nuova, importante scoperta sui benefici dell’alimento cardine della Dieta Mediterranea: già apprezzato per le sue numerose proprietà – tra cui la presenza di vitamina E, dalla funzione antiossidante, degli acidi grassi Omega 3 e Omega 6 che abbassano il colesterolo e dell’oleuropeina, che migliora l’elasticità delle arterie –, l’oro verde contiene anche polifenoli in grado di tenere sotto controllo l’aumento degli zuccheri legato all’assunzione dei carboidrati. Continua a leggere

Cantuccini toscani

GIÀ AMATI DA CATERINA DE’ MEDICI, I CANTUCCI TOSCANI OTTENGONO L’IGP

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Cantuccini toscaniImpossibile passeggiare per Firenze, Pisa o Siena senza lasciarsi tentare dai fragranti Cantucci esposti nelle vetrine di forni e pasticcerie. Delicatamente profumati, resi croccanti dalla generosa presenza delle mandorle intere, i deliziosi biscotti sono da sempre considerati il dolce simbolo della Toscana. Tra i loro estimatori più illustri c’era anche Hermann Hesse, che durante i suoi frequenti viaggi tra Firenze e Fiesole ne faceva grandi scorte, convinto che i cantuccini avessero il merito di fargli tornare il buonumore! Continua a leggere