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verdure ripiene

VERDURE RIPIENE, BONTÀ ESTIVE

verdure ripieneL’estate è il periodo ideale per fare scorpacciate di verdure ripiene. Una preparazione tipica di quasi tutte le regioni italiane, seppur con qualche variante.

In Piemonte ad esempio è usanza consumare cipolle ripiene di vitella macinata, salsicce e funghi, in Liguria le verdure solitamente si farciscono con mollica di pane e prescinsêua, un formaggio che ricorda la ricotta, ma dal sapore più acidulo. funghi ripieniIn Emilia-Romagna si usa farcire i funghi con pane raffermo, sugo d’arrosto e uova, in Umbria invece i Sedani Neri di Trevi con carne di maiale e cotti nel pomodoro. In Campania si chiamano ‘mbuttunate e in Puglia barchette. In Sicilia si farciscono i carciofi con caciocavallo e salsiccia, le melanzane invece si utilizzano per avvolgere il ripieno di formaggio, acciughe e capperi e vengono poi impanate e fritte.

Questo è quello che suggerisce la tradizione, in realtà però spesso la fantasia, gli avanzi nel frigo, i gusti personali e le tradizioni personali creano le ricette migliori. Si possono anche farcire verdure crude, nei giorni più caldi, per esempio i pomodorini sono ottimi con formaggio spalmabile, mousse di prosciutto cotto o anche di tonno oppure i peperoni possono contenere un’insalata greca con feta olive cipolle e capperi.

Perché il risultato finale sia davvero buono, vietato usare verdure un po’ vecchie e rintanate nell’angolo del frigo, è una pratica diffusa questa, ma il gusto ne risente. Come in ogni preparazione la qualità e freschezza degli ingredienti fa la differenza.

pomodori ripieniÈ importante anche scegliere verdure di dimensioni simili per non avere problemi con la cottura.
Per evitare di lessarle durante la tradizionale cottura in forno, bisogna far perdere l’acqua alle verdure, così da arrostirle e ottenere un risultato finale decisamente più saporito. Dopo averle scavate dunque, è consigliabile salarle e capovolgerle, anche la polpa scavata va salata e messa a sgocciolare in un colino.

Bisogna poi trovare il giusto equilibrio per il ripieno, se troppo, in cottura potrebbe gonfiarsi e fuoriuscire, se troppo poco si perderebbe in golosità.

Il riposo infine permetterà agli ingredienti di amalgamarsi e di portare in tavola un piatto indimenticabile, ma è bene ricordarsi di non servirle mai fredde da frigo. La temperatura ambiente permetterà di assaporarne appieno gusti, profumi e aromi.

spaghetti aglio olio e peperoncino

SPAGHETTI AGLIO, OLIO E PEPERONCINO… SEMPLICEMENTE PERFETTI!

spaghetti aglio olio e peperoncinoQuando il frigorifero è proprio vuoto, quando non si ha voglia di cucinare, quando vuoi preparare un piatto di pasta da mangiare con gli amici, magari a tarda notte.
Tutte occasioni perfette per preparare uno sfizioso piatto di spaghetti aglio, olio e peperoncino.

Gli spaghetti aglio e olio e peperoncino hanno origine sicuramente nel sud Italia, dove olio e peperoncino erano gli ingredienti alla base di molti piatti. In particolare sembra che l’origine sia partenopea, sarebbe quindi una versione povera degli spaghetti alle vongole un tempo conosciuto come vermicelli alla Borbonica o anche come vermicelli con le vongole fujute. Si dice che un tempo si usassero anche sassolini di mare fatti saltare in padella per dare un po’ di sapore di pesce e poi tolti prima di servire. Esiste poi una variante che prevede l’utilizzo dell’acciuga per donare il sapore del pesce delle vongole però mancanti.

spaghetti aglio e olioUna pasta semplice da preparare, ma anche semplice da rovinare. Basta fare un po’ di attenzione a qualche tipico errore per portare in tavola un piatto buono gustoso.

Prima di tutto l’aglio, che si può usare vestito (con la pellicina) per un piatto più delicato, rosolato intero o tritato, l’importante però è che non venga bruciato, rovinerebbe irrimediabilmente il sapore finale. Inoltre, meglio togliere l’anima interna per non portare in tavola un piatto troppo difficile da digerire.

La pasta deve essere lunga, spaghetti o linguine, nessun altro formato è accettabile per una buona pasta aglio, olio e peperoncino!

Pasta aglio olio e peperoncinoNon esagerare con quest’ultimo ingrediente, meglio tenerne da parte un po’ e aggiungerlo direttamente nel piatto per non rischiare un risultato troppo forte.

Durante la cottura è bene tenere da parte un po’ di acqua di cottura che servirà per amalgamare bene gli ingredienti e per rendere la pasta piacevolmente cremosa, per questo è importante anche che la pasta sia cotta al dente, altrimenti in questo passaggio si rischia di scuocerla.

Per perfezionare questo semplice piatto si può aggiungere, inoltre, abbondante prezzemolo e pan grattato.

zeppole

ZEPPOLE PER LA FESTA DEL PAPÀ

zeppoleLe zeppole sono un dolce profondamente radicato nella tradizione napoletana e si consuma abitualmente il 19 marzo per celebrare la Festa del papà.

Sono due le leggende principali che si tramandano sull’origine delle Zeppole. Secondo la tradizione dell’epoca Romana, Giuseppe, dopo la fuga dall’Egitto, per riuscire a mantenere Maria e Gesù decise di vendere frittelle ed ecco perché proprio questo dolce fritto è diventato il dolce che si consuma proprio il giorno di San Giuseppe.

Secondo altre fonti la tradizione sarebbe legata alle Liberalia, che in epoca Romana si celebravano il 17 marzo e durante le quali si bevevano fiumi di vino e si gustavano squisite frittelle di frumento, cotte nello strutto bollente. Questa festa si andò a perdere, ma con l’arrivo del cattolicesimo il 19 marzo è stato dedicato alla figura di San Giuseppe e venne mantenuta la tradizione delle frittelle.

Gli ingredienti principali delle zeppole sono la farina, lo zucchero, le uova, il burro, l’olio d’oliva, la crema pasticcera, vengono spolverate con lo zucchero a velo e decorate con un’amarena sciroppata per la decorazione.

zeppola napoletanaIl gastronomo Ippolito Cavalcanti è autore della prima ricetta scritta delle Zeppole, viene riportata nel suo rattato di Cucina Teorico-Pratico  e risale al 1837:

Miette ncoppa a lo ffuoco na cazzarola co meza carrafa d’acqua fresca, e no bicchiere de vino janco, e quanno vide ch’accomenz’a fa lle campanelle, e sta p’asci a bollere nce mine a poco a poco miezo ruotolo, o duje tierze de sciore fino, votanno sempe co lo lanatiuro; e quanno la pasta se scosta da tuorno a la cazzarola, allora è fatta, e la lieve mettennola ncoppa a lo tavolillo, co na sodonta d’uoglio; quanno è mezza fredda, che la può manià, la mine co lle mmane per farla schianà si pe caso nce fosse quacche pallottola de sciore: ne farraje tanta tortanielli come solo li zeppole e le friarraje, o co l’uoglio, o co la nzogna, che veneno meglio, attiento che la tiella s’avesse da abbruscià; po co no spruoccolo appuntut le pugnarraje pe farle squiglià e farle venì vacante da dinto; l’accuonce dinto a lo piatto co zuccaro, e mele. Pe farle venì chiu tennere farraje la pasta na jurnata primma.

Una ricetta da provare per festeggiare con gusto!

 

Risotto ai funghi

TRUCCHI E CONSIGLI PER RISOTTI PERFETTI

Risotto allo zafferanoPreparare un buon risotto può essere abbastanza impegnativo se non si conoscono i giusti segreti. È un piatto delicato e gli errori che si possono commettere sono tanti compromettendo così il risultato finale. Si dice che il risotto sia in grado di percepire l’umore e di chi lo prepara e che se il cuoco no sta bene il risultato può risentirne. Sicuramente è un piatto che ha bisogno di un po’ di attenzione e cure per essere sicuri di portare in tavola una pietanza capace di stupire i commensali.

  • Pentola di risottoLa scelta del riso influisce abbondantemente sul rendimento. Prima di tutto è meglio sceglierlo di buona qualità. Solitamente si utilizza il Carnaroli, è molto apprezzato però anche il Vialone Nano, Arborio o il Roma.
  • Il soffritto si prepara con cipolla tritata molto finemente per non rischiare di trovare a fine cottura dei fastidiosi pezzetti. Prepararlo a parte e aggiungerlo al riso dopo la tostatura può essere un piccolo e furbo trucco per non rischiare di cuocerlo troppo o troppo poco.
  • È importante tostare il riso. Per farlo si deve mettere in pentola con olio o burro e scaldarlo a fuoco deciso per al massimo un minuto. Attenzione a non esagerare, il rischio di bruciarlo esiste e si rovinerebbe tutto ancor prima di iniziare.
  • Sfumare il riso con del vino è necessario per conferire un tocco di acidità al piatto e per sgrassare il riso dopo la tostatura. Meglio però scaldarlo prima di versarlo, utilizzarlo freddo blocca la cottura e rovina i delicati chicchi.
  • Per un buon risotto è bene utilizzare un brodo di carne, verdure o pesce, molto meglio se fatto in casa.Risotto ai funghi
  • Girare il riso o lasciarlo cuocere senza mai toccarlo? Sicuramente è un prodotto delicato quindi meglio non mescolare con troppa energia, si rischia di rompere i chicchi e di ritrovarsi una pappa poco invitante. Può essere una buona idea anche utilizzare una frusta al posto del mestolo di legno. In questo modo l’amido liberato dal riso si monta durante la cottura e il risultato è un risotto particolarmente cremoso.
  • Anche il momento della mantecatura è molto importante. Solitamente si fa a fuoco spento e con burro e formaggio grattugiato.
  • Il risotto si prepara sempre al momento, non è come una lasagna capace addirittura di migliorare con il riposo. Il risotto scaldato diventa appiccicoso e scotto.
lasagne

CONSIGLI PER UNA LASAGNA PERFETTA

lasagneL’origine delle lasagne come è facile immaginare è molto antica. Una preparazione che si può paragonare a quella conosciuta e apprezzata anche oggi si trova fin dai tempi dei Romani. Si chiamava laganon, e indicava un piatto preparato con una sfoglia di pasta sottile fatta con un impasto a base di farina di grano, non era composta da strati, ma era un pasticcio di carne e pasta mescolati.

Negli anni comunque la ricetta è mutata fino a diventare quella delizia capace di rendere indimenticabili i tradizionali pasti in famiglia.

È un piatto elaborato e spesso si commettono degli errori che possono influire sul risultato. Esistono però dei piccoli accorgimenti da utilizzare per essere sicuri di ottenere un piatto da leccarsi i baffi.

  • lasagne tegliaChi prepara la pasta in casa deve stenderla sottile (2-3 mm) e sbollentarla in acqua bollente per 4-5 minuti  prima di farcirla e cuocerla in forno. Chi sceglie le sfoglie secche, invece, può infornarle direttamente utilizzando però una besciamella e un ragù un po’ più liquidi.
  • È bene  evitare la carta forno, è perfetta per quando si preparano torte o pizza, ma le lasagne sono una preparazione troppo umida e il rischio è quello di ritrovarsi nel piatto una porzione mista a carta. Meglio quindi ungere abbondantemente la teglia con burro ragù e besciamella per evitare che si attacchi al fondo e permettere una corretta cottura della pasta.
  • Aggiungere un po’ di pancetta al ragù lo renderà più saporito.
  • Il condimento deve essere abbondante e deve coprire tutte le sfoglie per non rischiare di sfornare una lasagna con gli angoli troppo secchi
  • Meglio non lesinare con gli strati. Per essere una lasagna golosa deve averne 4 o 5.
  • Per non rischiare di ottenere una preparazione con gli strati superiori troppo secchi è una buona idea cuocerla per la prima metà del tempo coperta con della carta di alluminio e scoprirla solo durante la seconda metà della cottura. In questo modo le lasagne saranno croccanti fuori e morbide dentro.
  • Per ottenere una perfetta doratura della superficie è bene non esagerare con la besciamella, meglio terminare gli strati mescolando abbondante ragù con un paio di cucchiai di besciamella, un po’ di formaggio grattugiato e per una crosta croccante un cucchiaio scarso di pan grattato sulla superficie.
  • A fine cottura è bene lasciarle riposare almeno 15 minuti, ne gioverà il gusto e anche la consistenza.
Pizza Margheriita

CONSIGLI PER PREPARARE UN’OTTIMA PIZZA ANCHE A CASA

Pizza Margheriita

 

Amata da tutti, grandi e piccoli, famosa in tutto il mondo e divenuta anche patrimonio dell’UnescoLa pizza è un piatto completo e goloso da gustare nelle pizzerie più buone, ma non così facile da preparare a casa. Innanzitutto il forno al legna fa sempre la differenza  se si vuole ottenere una cottura davvero perfetta e un sapore inconfondibile. Questa quasi inevitabile differenza  rende più difficile la preparazione casalinga, ma seguendo i giusti accorgimenti è possibile riuscire a cucinare delle pizze speciali anche a casa.  

 

 

 

  • Attenzione all’acqua che si utilizza. L’ideale è un’acqua mediamente dura, se nella propria casa fosse però molto dolce o troppo dura, meglio preferire l’acqua minerale in bottiglia.
  • impastare pizzaPer ottenere una pizza facilmente digeribile, meglio diminuire la quantità di lievito utilizzato, mai superare gli 8-10 g per 1 kilo di farina. È poi importante riservare il giusto tempo alla lievitazione, che deve essere lunga per riuscire a portare in tavola una pizza davvero soffice e digeribile.
  • Meglio ancora scegliere come base per l’impasto una farina forte, da 270 a 350 W, perfetta per i lievitati soprattutto quelli che necessitano di una importante quantità di acqua come la pizza.
  • Chi vuole aggiungere sapore all’impasto può sostituire circa il 20% alla farina bianca con un’altra farina, ad esempio integrale o ai cereali.
  • Anche la manualità ricopre un ruolo molto importante nella preparazione di una pizza. È necessario dunque lavorare gli ingredienti energicamente perché si amalgamino bene e per evitare i grumi, infine è preferibile stenderla con le mani e non con il mattarello. Naturalmente è necessaria anche po’ di esperienza che si può raggiungere dopo un po’ di esperimenti.
  • Prosciutto e funghiLa cottura in forno elettrico di casa è più lunga rispetto a quella nel forno a legna, per questo è preferibile cuocere l’impasto già condito con olio e pomodoro per i primo 5-6 minuti in seguito aggiungere la mozzarella e infornare nuovamente fino al completamento della cottura.
  • Il momento della farcitura è quello più creativo. Si possono provare quelle più tradizionali come prosciutto e funghi, ortolana, speck e brie o lanciarsi in abbinamenti più originali come ricotta e salame, stracchino e mortadella.

Piccoli e semplici accorgimenti da provare a mettere in pratica per gustare un’ottima pizza anche a casa propria.

Uova di Pasqua

COME RICICLARE LE UOVA DI CIOCCOLATA

Uova di PasquaNel periodo successivo ai pranzi pasquali, che si abbiano dei figli o meno, ci si ritrova la casa piena di cioccolata che, per quanto buona, non sempre è facile da finire. Il tempo stringe perché è un alimento che non ama il caldo e l’umidità e l’avvicinarsi della bella stagione che segue la Pasqua, impone un consumo piuttosto veloce degli avanzi.

Se il cioccolato viene esposto alle alte temperature, il burro di cacao si scioglie e provoca quella che viene chiamata la ‘fioritura’ del burro. Si riconosce perché si ricopre di macchie chiare, esteticamente fastidiose, ma che non compromettono in alcun modo il gusto del cioccolato.

Vietato conservarlo in frigorifero perché è un luogo troppo freddo e umido, inoltre ricco di odori forti capaci di rovinare l’aroma della cioccolata.

L’ideale dunque è consumarlo velocemente. Ecco qualche semplice idea che eviterà di ritrovarselo nella dispensa dopo l’estate.

 

Barrette di cioccolataBarrette al cioccolato

Ingredienti

125 g di riso soffiato

600 g di cioccolato

Preparazione

Sciogli il cioccolato a bagno maria e ricopri con una parte di cioccolato un foglio di carta forno appoggiata su una teglia. Unisci il riso soffiato al cioccolato rimasto e stendi il composto sul foglio di carta forno ricoperta di cioccolata. Metti la teglia in frigorifero per almeno 4-5 ore. Quando si sarà raffreddato e ben indurito taglialo a quadretti.

 

Fonduta di cioccolato

Ingredienti

2 banane

1 cestino di fragole

2 kiwi

2 mandariniFonduta cioccolato

200 g di cioccolata (fondente, al latte o bianca)

100 ml di panna fresca

Preparazione

Sciogli il cioccolato a bagno maria, aggiungi la panna e amalgama bene evitando la formazione di grumi. Servi versando la fonduta nell’apposito pentolino sotto al quale posizionare una piccola candela per mantenere la fonduta fluida. Intingi la frutta nel cioccolato tenendola con un bastoncino o una forchetta.

Liquore al cioccolato

Ingredienti

100 g di cioccolata fondente

300 ml di panna fresca

700 ml di latte

250 g di zuccheroliquore cioccolato

150 ml di alcol puro

Preparazione

Unisci il latte, la panna, lo zucchero e il cacao in una pentola e fai sobbollire il liquido ottenuto per circa dieci minuti senza smettere di mescolare per evitare la formazione di grumi. Aggiungi il cioccolato e, quando si sarà sciolto, spegni il fuoco. Quando si sarà raffreddato aggiungi l’alcol e amalgama bene. Filtra il liquore con un colino a maglie strette e versalo nelle bottiglie. Lascialo riposare per circa un mese prima di consumarlo.

Pasqualina_fetta

RICETTA E ORIGINI DELLA TORTA PASQUALINA

Pasqualina_preparazioneCome è facile intuire dal suo nome, la Torta Pasqualina è una ricetta tipica di questo periodo dell’anno, quello legato appunto alle feste di Pasqua. Semplice da preparare, utilizzando una sfoglia pronta, un po’ più complicata se si vuole preparare una pasqualina originale e partire da zero, cimentandosi con la preparazione anche della pasta sfoglia. È una specialità ligure, ma famosa ben oltre i confini della regione di cui è originaria.

Vanta origini antiche viene infatti preparata proprio in occasione della Pasqua già nel XVI secolo, in questo periodo infatti fu citata dal letterario Ortensio Lando nel suo “Catalogo delli inventori delle cose che si mangiano et si bevono” chiamandola però gattafura, il suo nome antico. Si dice si chiamasse così perché così ghiotta che le gatte la furavano, cioè rubavano.

La Pasqualina originale prevede una sfoglia composta da 33 sottilissimi strati, un numero scelto non a caso, ma proprio per simboleggiare gli anni di Gesù Cristo. Si preparava utilizzando solo acqua, farina, sale e olio extravergine di oliva rigorosamente ligure. Oggi come oggi si prepara una sfoglia con molti meno strati.

La farcitura invece prevede l’utilizzo della prescinseua, un particolare formaggio morbido con consistenza a metà tra lo yogurt e la ricotta, molto difficile da trovare fuori dalla Liguria, per questo spesso viene sostituito dalla ricotta. Si utilizzano inoltre le bietole, spesso sostituite da carciofi, maggiorana e uova intere, un simbolo di vita e rinascita, il ritorno della primavera e della sconfitta della vita sulla morte.

Pasqualina_fettaIngredienti

1 kg di farina

4 cucchiai di olio per la pasta

Acqua q.b.

1 kg di bietole

½ Cipolla

500 g di ricotta

1 bicchiere di latte

4 uova

100 g di formaggio grattugiato

Maggiorana q.b.

Olio q.b.

Sale q.b.

Preparazione

Impasta la farina, 4 cucchiai di olio, l’acqua e un pizzico di sale. Dividila in 10 piccole palle e lasciala riposare. Intanto fai appassire le bietole in una pentola con poca acqua e ripassale in padella con la cipolla tritata. Unisci la maggiorana, il formaggio grattugiato, la ricotta, il latte e aggiusta di sale. Stendi le 10 palle di pasta in sfoglie molto sottili. Ungi una teglia e ricoprila con una sfoglia, e ripeti gli strati successivi. Versa all’interno l’amalgama di ricotta e verdure. Fai 4 buchi e rompi all’interno le uova intere, ricopri con le rimanenti sfoglie. Cuoci a 180° per circa 45 minuti.

caffè

CONSIGLI PER UN CAFFÈ SQUISITO

caffè e mokaPreparare il caffè è un’arte che si impara fin da piccoli. È una delle prime preparazioni in cucina che si insegna ai bambini, perché per loro è divertente riempire la moka di caffè utilizzando il cucchiaino ed è una procedura sicura, senza rischio di tagliarsi o farsi male. Farlo a regola d’arte però non è così semplice o scontato. Ci sono numerose variabili che possono influire sulla preparazione e rischiare di rovinare il piacere di qualche minuto di pausa bevendo questa bevanda tanto amata dagli italiani.

  • Prima di tutto bisogna scegliere la macchinetta giusta e fare attenzione alla sua manutenzione. Meglio preferire quelle vecchie e usate, quelle nuove e luccicanti non faranno mai un buon caffè. È importante però cambiare spesso la guarnizione e ogni tanto anche il filtro.
  • caffè macinatoLa caldaia va riempita di acqua fino alla valvola, senza mai superarla per non rischiare che venga un caffè troppo liquido.
  • Il filtro va riempito fino all’orlo, ma mai pressato (come si usa fare invece con le macchine per il caffè espresso).
  • Per ottenere un buon caffè non bisogna avere fretta, meglio posizionare la moka sul fuoco piccolo e regolare la potenza verso il basso. Va spento appena la caffettiera inizia a fare il suo caratteristico rumore, per evitare che si bruci e ne rovini irrimediabilmente il sapore.
  • Il caffè macinato va tenuto in un contenitore ermetico per non perdere il profumo e gli aromi.

caffèPer riconoscere un buon caffè si parte dalla vista, già guardandolo si possono ottenere informazioni importanti. Se, mentre lo si versa, il liquido che esce dalla brocca è trasparente, significa che è stata utilizzata troppa acqua o troppo poco caffè.

Se sul fondo della tazzina si trova molto residuo in polvere vuol dire che il caffè è stato macinato troppo finemente oppure che il filtro è stato pulito con poca cura o che è addirittura da cambiare.

Con queste piccole accortezze e attenzioni si potrà facilmente preparare un ottimo caffè e riempire la casa del suo caratteristico e tanto piacevole profumo.

Chiacchiere

CARNEVALE, DIVERTIMENTI E TANTE DOLCI BONTÀ

Per capire una festività all’insegna della sregolatezza come il Carnevale bisogna partire dalla sua etimologia: deriva dal latino carnem levare cioè togliere la carne, questo perché dal giorno successivo al termine delle feste di Carnevale soprattutto un tempo, iniziava un periodo di penitenza durante il quale si rinunciava alla carne,  e ci si dedicava a un po’ di giorni di divertente follia prima della quaresima, un periodo di digiuni e preghiera in attesa della Pasqua.

CastagnoleUn’altra caratteristica del Carnevale è il mascheramento, questa è una tradizione che ha origini davvero antiche. Un rito pagano precedente a quello cattolico e che risale al tempo degli antichi greci, le feste Dionisiache, ereditate anche dai Romani che le chiamavano però Saturnali. Durante queste feste era tradizione accettare un temporaneo scioglimento dagli obblighi sociali e dalle gerarchie lasciando spazio invece a scherzi e dissolutezza.

Quest’anno si festeggia l’8 febbraio (giovedì grasso), domenica 11 è il giorno di Carnevale, e si conclude il 13 (martedì grasso).

TortelliAnche a tavola sono giorni di totale libertà e i piatti tipici di Carnevale sono spesso dolci e fritti. Le chiacchiere, conosciute in tutta Italia con nomi diversi (frappe, fritole, graffe, bugie, cenci, crostoli) e non possono mancare in questi giorni speciali. La ricetta originale è fritta, ma esiste anche una versione al forno, il risultato è indubbiamente molto diverso, ma altrettanto goloso. Una tradizione che probabilmente è legata alle frictilia, dei dolci fritti nel grasso preparati dai Romani probabilmente proprio durante i saturrnali.

Tipici del periodo sono anche i tortelli, molto spesso farciti con crema pasticcera, ma ottimi anche vuoti, le castagnole, così come i krapfen,  la cicerchiata, tipica di Umbria, Marche e Abruzzo, si tratta di una corona composta da palline di pasta sfoglia fritte. In Campania invece in questo periodo si prepara il migliaccio un dolce a base di semolino al quale si uniscono zucchero, uova, burro, ricotta e latte.

ChiacchiereRicetta Chiacchiere fritte

Ingredienti

500 g farina

130 g latte

50 g burro fuso

50 g zucchero a velo

2 tuorli

1 Limone

Olio per friggere 400 ml

Sale q.b.

Preparazione

Versa la farina a fontana su una spianatoia versa al centro i tuorli, lo zucchero a velo  e il burro fuso e amalgama con le dita. Aggiungi la scorza del limone, un pizzico di sale e il latte, quando avrai ottenuto un composto liscio e uniforme coprilo con la pellicola e fallo riposare in frigo per 2 ore.  Stendi la pasta fino ad ottenere una sfoglia sottile tagliala in tanti rettangoli e friggili in abbondante olio. Scola le chiacchiere su carta per friggere e cospargile di zucchero a velo.

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PASTA E CECI, UN PIATTO NUTRIENTE E DALLE NUMEROSE VARIANTI

shutterstock_738218566I ceci sono un legume arrivato dall’oriente, diffuso prima in Egitto per nutrire gli schiavi e poi in tutto il mediterraneo.

Consumati in abbondanza già dai Romani che ne attribuivano anche proprietà afrodisiache.  Sono un alimento ottimo e molto nutriente. Ricchi di ferro e proteine, un ottimo alimento da abbinare alla pasta per ottenere un piatto unico gustoso e completo.

shutterstock_216995659Si possono servire come aperitivo, dopo averli ricoperti di spezie come paprika e curcuma e passati in forno per circa 30 minuti a 180°. Con la farina, si può preparare la farinata o delle frittate in forno o in padella, magari arricchite con verdure. Frullandoli e unendoli a limone e thaina si ottiene l’hummus, schiacciandoli si possono preparare polpette o hamburger vegetali.

La tradizione italiana vede i ceci utilizzati per un piatto unico squisito, la pasta e ceci. Ha numerose varianti ragionali oltre a quelle familiari, è infatti il tipico comfort food preparato e tramandato di madre in figlio. Si tratta di un piatto di origine contadina, perfetta per chi aveva bisogno di ritrovare le forze dopo una faticosa giornata tra i campi.

In Puglia si prepara con le fettuccine e dopo aver cotto la pasta se ne prende una parte, la si frigge e si unisce per completare il piatto. In Lazio, a fine cottura viene aggiunta l’acciuga soffritta a parte con uno spicchio d’aglio e pomodoro. Nella tradizione toscana si insaporisce con aglio e pomodoro, quella napoletana, invece è arricchita dalla pancetta e prevede la cottura della pasta insieme ai ceci.

shutterstock_720059803PASTA E CECI ALLA NAPOLETANA

400 g. di ceci secchi
250 g. di ditalini
100 g di pancetta a cubetti
1 carota
1 cipolla
1 gambo di sedano
2 rametti di rosmarino
Olio q.b
Sale q.b.
Bicarbonato q.b.

Preparazione

Lascia in ammollo i ceci per almeno 12 ore in abbondante acqua fredda con un pizzico di bicarbonato. Trita il sedano, la carota e la cipolla e soffriggili con un filo d’olio. Aggiungi i dadini di pancetta, quando sarà rosolata versa i ceci sciacquati insaporisci con il rosmarino e aggiungi l’acqua sufficiente a coprire  ceci. Cuoci per circa un’ora e mezza, e aggiungi il sale verso fine cottura. Frulla circa metà dei ceci fino ad ottenere una crema versala nella pentola. Cuoci la pasta insieme ai ceci e servi ben caldo.

 

 

 

pizzoccheri con verze

RICETTA E ORIGINI DEI PIZZOCCHERI

pizzoccheriLa Valtellina è una zona montana della Lombardia ricca di piatti tipici molto nutrienti preparati con ingredienti tipici della zona. Facendo una gita nella zona si possono assaggiare gli sciatt, palline croccanti fritte e ripiene di formaggio,  bresaola e moccetta , la polenta taragna e i pizzoccheri.

Questi ultimi sono originari di Teglio un paese in provincia di Sondrio proprio al centro della Valtellina. Un primo piatto al forno così ricco da poter essere consumato anche come piatto unico. È composto da pizzoccheri, un tipo di pasta simile a delle tagliatelle corte, ma di grano saraceno, condite in modo molto ricco con verdure (verze, coste, broccoli), formaggio casera e abbondante burro. Le dimensioni tipiche dei pizzoccheri di solito sono di circa 5 mm di larghezza, 7 cm di lunghezza e 2 o 3 mm di spessore.

È un piatto di origini molto antiche il grano saraceno è infatti un tipo di cerale usato nella zona già dal XVI secolo. Un cereale che in questi anni è stato riscoperto e viene utilizzato sempre più spesso nelle preparazioni. Molto saporito e senza glutine, quindi adatto ai celiaci. La prima testimonianza dell’esistenza dei pizzoccheri risale al 1548  nel “Catalogo dell’inventario delle cose che si mangiano” un’opera di Ortensio Landi.

I pizzoccheri fanno parte dell’elenco dei Prodotti Agroalimentari Tipici della Lombardia. A Teglio, dove vengono organizzate due sagre durante le quali assaggiare i pizzoccheri preparati a regola d’arte, è nata anche l’Accademia del pizzocchero che ha codificato la ricetta originale.

Ricetta dell’Accademia del Pizzocchero

pizzoccheri con verzeIngredienti
400 g di farina di grano saraceno
100 g di farina bianca
200 g di burro
250 g di formaggio Valtellina Casera dop (den.ne di origine protetta)
150 g di formaggio in grana da grattugia
200 g di verze
250 g di patate
uno spicchio di aglio, pepe
Preparazione
Mescola le due farine, impastale con acqua e lavorale per circa 5 minuti. Con il mattarello tira la sfoglia fino ad uno spessore di 2-3 millimetri dalla quale ricaverai delle fasce di 7-8 centimetri. Sovrapponi le fasce e tagliale nel senso della larghezza, ottenendo delle tagliatelle larghe circa 5 millimetri. Cuoci le verdure in acqua salata, le verze a piccoli pezzi e le patate a tocchetti, unisci i pizzoccheri dopo 5 minuti (le patate sono sempre presenti, mentre le verze possono essere sostituite, a secondo delle stagioni, con coste o fagiolini). Dopo una decina di minuti raccogli i pizzocheri con la schiumarola e versane una parte in una teglia ben calda, cospargi con formaggio di grana grattugiato e Valtellina Casera dop a scaglie, prosegui alternando pizzoccheri e formaggio. Friggi il burro con l’aglio lasciandolo colorire per bene, prima di versarlo sui pizzoccheri. Senza mescolare servi i pizzoccheri bollenti con una spruzzata di pepe.

Tarte tatin_fetta

TARTE TATIN, UN ERRORE DA LECCARSI LE DITA

Tarte TatinSpesso le migliori ricette nascono da semplici errori e dall’ingegno del cuoco che deve salvare la situazione. È proprio questa la storia della Tarte Tatin, l’inconfondibile torta di mele rovesciata.  Secondo la leggenda una delle sorelle Tatin che gestivano L’Hotel-restaurant Tatin. Caroline di solito si occupava di accogliere i clienti all’ingresso  invece Stephanie si dedicava alla cucina. Una domenica durante la quale stava preparando il pranzo per alcuni cacciatori bruciò la torta e per salvare il dessert  decise di imburrare una teglia, rivestirla di zucchero e la ricopre di mele, sovrappensiero si dimenticò la base di brisé, per salvare la situazione decise di ricoprirle con la pasta e terminare la cottura così, una volta sfornata la girò e servì. Il successo fu tanto, i cacciatori ne furono entusiasti ed è così che nacque una torta diventata velocemente un classico.

Anche grazie a questa deliziosa torta l’Hotel si guadagnò una stella Michelin cosa che ha contribuito a far conoscere la ricetta a sempre più persone. Il grande Maurice Edmond Sailland detto Curnonsky, il più grande gastronomo francese del ventesimo secolo, dopo averla assaggiata se ne innamorò e contribuì a diffondere la ricetta pubblicandola su “La France gastronomique” del 1926.

Tarte tatin_fetta“Prendi un piatto di rame stagnato, profondo circa 6 cm, che viene rivestito all’interno con uno spesso strato di burro, quindi uno strato di zucchero a velo spessa un centimetro. Riempi il piatto con uno strato di spicchi o pere di mela; su questi quarti, aggiungete un po ‘più di burro e zucchero, quindi coprite il tutto con una pasta spezzata dello spessore di un centesimo.

Cuocere su un buon fuoco di carbone, tutto coperto con un forno da campo anche guarnito con un fuoco luminoso. Tempo di cottura: da 20 a 25 minuti.

Togliere il forno dal campo e controllare se la cottura è soddisfacente sollevando il bordo dell’impasto con un coltello. La torta è cotta quando i frutti sono dorati e lo zucchero un po ‘caramellato.

Modella la torta con il piatto in cui devi servire, quindi capovolgila in modo che il frutto sia in cima. Servire caldo”

Spesso oggi si usa servirla accompagnata da gelato alla vaniglia o della panna montata.

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PICI ALL’AGLIONE SPECIALITÀ TOSCANA DA PROVARE!

La Toscana è una terra caratterizzata da una tradizione culinaria di origini contadine, semplice e gustosa. Tra le numerose specialità della zona, non si possono non citare i Pici, degli spaghettoni rustici, che trovano nel sugo all’aglione il condimento ideale per esaltarne il sapore.

shutterstock_760573393I pici sono spesso preparati in casa con farina e acqua lavorati poi a mano fino ad ottenere degli spaghetti spessi e piuttosto irregolari. Si differenziano dai bigoli perché quest’ultimi vengono trafilati al bronzo e dalla pasta emiliana per l’assenza dell’uovo tra gli ingredienti. La preparazione di questo particolare tipo di pasta risale al tempo degli Etruschi, fin da allora le mani hanno iniziato a impastare le giuste proporzioni di acqua, farina, sale e olio per ottenere un tipo di pasta la cui ricetta è stata tramandata fino ai giorni d’oggi. Il nome deriva dal termine appicciare e si riferisce al tipo di lavorazione necessaria per realizzarli.

La tradizione toscana li vuole conditi con il sugo di nana (anatra), con un ragù di carne o con le briciole (briciole di pane toscano soffritte in olio di oliva), ma si sposano alla perfezione ad un altro prodotto tipico della zona, l’aglione di Valdichiana. Si tratta di un aglio dalle dimensioni molto generose, può raggiungere fino agli 800 g di peso ed è caratterizzato da un sapore particolarmente delicato. È più digeribile perché non contiene alliina, un amminoacido che conferisce al comune aglio il suo sgradevole odore. Ha una forma quasi sferica, un po’ schiacciata ai poli e composto da solo 5-6 spicchi molto grandi. Prende il nome dalla zona nella quale viene prodotto, la Valdichiana appunto, dove viene coltivato da sempre con metodi naturali.

La Pasta all’aglione è una ricetta molto semplice da preparare e molto gustosa, vista la difficoltà nel reperire questo particolare tipo di aglio, si può sostituire anche con un normale aglio, ma se ci si trova in zona vale la pena cercarlo per prepararsi una pasta davvero a regola d’arte.

shutterstock_311454578 (2)Ricetta Pasta all’aglione

Ingredienti

360g  di pici

1 testa di Aglione di Valdichiana (oppure 4 spicchi d’aglio comune)

1 kg di pomodori ramati

2 peperoncini

Sale q.b.

Olio q.b.

Preparazione

Trita finemente l’aglio soffriggilo in padella con un po’ d’olio facendo attenzione che non si scurisca, ma che si sciolga, aggiungi i peperoncini tritati e a cui avrai tolto i semi. Unisci anche i pomodori a pezzetti aggiusta di sale e cuoci fino a quando i pomodori si saranno cotti. Cuoci i pici in abbondante acqua salata e condiscili con il sugo all’aglione.

 

 

Pasta alla norcina

PASTA ALLA NORCINA

SalsicciaLa pasta alla norcina è un piatto umbro da provare assolutamente quando ci si trova in zona. Di solito si prepara con una pasta tipo penne o rigatoni oppure con gli strangozzi, degli spaghettoni grossi simili ai pici toscani, condita con salsiccia panna e pecorino e una grattata di tartufo nero della zona.

Il nome pare derivi dall’utilizzo delle salsicce dei maestri norcini. Nel medioevo gli esperti lavoratori della carne di suino durante l’inverno lasciavano la propria città di origine, Norcia, per lavorare in tutta l’Italia centrale. In questo periodo, l’area intorno a Norcia godeva di una certa ricchezza che si protrasse fino al XVII. In seguito però, numerosi terremoti costrinsero gli abitanti della zona, ridotti ormai in miseria, ad abbandonare i luoghi d’origine, trasferendosi soprattutto verso Roma e diffondendo così l’arte di produrre i salumi anche nella capitale. È per questo che gli esperti lavoratori della carne di maiale venivano chiamati proprio norcini.

Pasta alla norcinaProbabilmente la panna, ingrediente che solitamente si utilizza oggi per preparare questa golosa ricetta, un tempo era sostituita dalla ricotta. Secondo altre tradizioni, si usava invece il pecorino, rendendo la ricetta più simile ad un’altra ricetta tipica della zona, la gricia. Per riuscire a preparare una pasta alla norcina DOC è necessario utilizzare la salsiccia dei norcini umbri, dal sapore inconfondibile grazie alla presenza nell’impasto di aglio e pepe.

La preparazione è semplicissima e facilmente replicabile anche a casa. La salsiccia va sbriciolata e cotta in padella con un filo d’olio, e la cipolla. Dopo aver sfumato con un po’ di vino bianco, si aggiunge la panna e si insaporisce, infine, con del pecorino locale e una grattata di tartufo nero. Alcuni ristoranti della zona la servono inserendo tra gli ingredienti anche i funghi della zona, in questo caso, di solito, viene preferito però l’utilizzo della pasta lunga.

Pasta e cocozza

RICETTA E STORIA DELLA PASTA ALLA COCOZZA

Zucca napoletanaLa zucca è originaria dell’America Latina Centrale e arriva infatti nel continente europeo in seguito alla scoperta delle Americhe, insieme alle patate e ai pomodori.

In Italia ha trovato il terreno e il giusto clima per crescere. Nel napoletano si coltiva un tipo di zucca allungata detta cocozza. Una qualità dal sapore particolarmente delicato e molto più ricca di acqua rispetto ad altre qualità di zucca. Ha una forma allungata e un polpa arancione ed è utilizzata per preparare una ricetta della tradizione Napoletana, la Pasta alla cocozza. Si tratta di una minestra per preparare la quale di solito si utilizza la pasta mista, anche detta ‘mmescata meglio però scegliere i ditali grossi o i tubetti l’importante è che si tratti di un tipo di pasta corta e preferibilmente bucata per accogliere la zucca al suo interno. Il piatto si completa con un po’ di prezzemolo e, per chi lo gradisce, il peperoncino, ingrediente perfetto come contrasto al dolce della zucca.

Una ricetta originaria della Napoli più popolare e arrivata fino ad oggi grazie alle nonne che la hanno insegnata a figli e nipoti. Un piatto perfetto per scaldarsi con gusto nelle giornate più fredde.

Ricetta Pasta alla Cocozza

Ingredienti

1 kg. di zuccaPasta e cocozza

300 g. di pasta

Formaggio grattugiato q.b.

1 spicchio d’aglio

1 mazzo di prezzemolo

Peperoncino q.b.

Olio q.b.

Preparazione

Togli la buccia e i semi alla zucca e tagliala a dadini piccoli. Fai imbiondire l’aglio con un filo d’olio e il peperoncino. Aggiungere una quantità d’acqua sufficiente a coprire la zucca e copri la pentola. Cuoci fino a quando la zucca diventerà morbida e aggiungi acqua calda all’occorrenza. Cuoci la pasta a parte e scolala molto al dente per terminare la cottura insieme alla zucca. A cottura ultimata aggiungi il prezzemolo tritato e aggiungi del formaggio grattugiato a piacere.

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TORTA DI TAGLIATELLE DA GUSTARE DURANTE I PRANZI DELLE GRANDI OCCASIONI

shutterstock_288322979In Emilia Romagna esiste una ricetta antica dalle origini incerte, buonissima, ma non così conosciuta se non all’interno dei confini regionali. Si tratta della torta di tagliatelle chiamata anche torta ricciola.

Le prime testimonianze della ricetta risalgono al XIX secolo quando la ricetta appare in un libro di ricette. La tradizione vuole che venga preparata il giorno il 13 dicembre, il giorno di Santa Lucia, e consumata a Natale. È in generale una torta piuttosto laboriosa per questo si cucina di solito in occasioni speciali.

È composta da una base di pasta sfoglia farcita con mandorle e zucchero e ricoperta da tagliatelle all’uovo che durante la cottura in forno diventano croccantissime. Si dice che le tagliatelle utilizzate sulla parte superiore della torta siano in origine un omaggi ai lunghi capelli biondi di Lucrezia Borgia.

Si serve solitamente dopo aver bagnato la superficie con liquore all’anice.

shutterstock_500336299Ricetta torta di tagliatelle

Per la frolla

250 g di farina

90 g di zucchero

140 g di burro

1 uovo

1 pizzico di sale

Per le Tagliatelle

1 uovo

100 g di farina

Per il ripieno

300 g di mandorle

300 g di zucchero

Burro q.b.

Finitura

4 cucchiai di liquore all’anice

Zucchero a velo q.b.

torta-dolce-di-tagliatelle_01Preparazione

Unisci gli ingredienti della frolla e impasta velocemente fino a formare un panetto di pasta, coprilo con della pellicola trasparente e ponilo in frigo per almeno mezz’ora. Per le tagliatelle impasta l’uovo e la farina, stendi la sfoglia sottile e taglia delle tagliatelle di 3-4 millimetri di larghezza. Trita le mandorle, stendi la frolla e fodera una teglia imburrata e infarinata. Farcisci alternando strati di tagliatelle a zucchero e mandorle e disponi sulla superficie qualche ricciolo di burro. Cuoci in forno già caldo a 160° per circa 40 minuti. Quando è cotta inumidisci la superficie con il liquore all’anice e, quando si sarà raffreddata spolverizzala con dello zucchero a velo.

bruschette

LA BRUSCHETTA PERFETTA

bruschetteLa bruschetta è un piatto di origini contadine, un tempo il pranzo tipico di chi che lavorava i campi. Il pane abbrustolito e insaporito in modo più tradizionale o creativo è oggi un tipico antipasto italiano.

bruschette peperoniÈ diffusa in tutta Italia con piccole varianti nel nome e negli ingredienti. In Toscana si chiama fattunta o panunto e si condisce con aglio, sale e ottimo olio toscano. In Piemonte si chiama soma d’aj e anche in questa regione l’aglio è l’ingrediente principe, si serve però racchiudendo come un panino una fetta di pomodoro condita con olio e sale. In Campania, dove si dice sia stata inventata e gustata per la prima volta viene servita da sempre con i pomodori coltivati in abbondanza da queste parti, adagiati appena raccolti sulle fette di pane, in Puglia invece si condisce con solo olio.

Preparare una bruschetta perfetta è semplice, ma seguire qualche piccola regola dà la sicurezza di preparare una vera delizia.

  • La scelta del giusto pane è importantissima, per una bruschetta da leccarsi i baffi è doveroso scegliere il pane casereccio o delle pagnotte con una mollica piuttosto soda, in questo modo la fetta di pane diventerà croccante fuori e morbida dentro.
  • Per essere sicuri di non bruciare la parte esterna, spesso si consiglia di inumidire la superficie con del latte, il rischio è di esagerare e ritrovarsi con un pane troppo bagnato, ma vale la pena provare. Si possono tostare in forno o in padella ma alla brace acquisteranno un aroma inconfondibile, basteranno circa due minuti per lato.
  • bruschette pomodori secchiLa bruschetta è una preparazione molto semplice, per questo, per ottenere un risultato davvero buono, è importante scegliere con grande cura tutti gli ingredienti, la materia prima di qualità farà davvero la differenza.
  • Infine per gustarla al meglio è necessario servirla appena preparata e ancora calda. Se condita con ingredienti umidi (pomodori, peperoni o melanzane ad esempio) potrebbe inumidirsi troppo rovinandone la croccantezza.

Le bruschette più tradizionali prevedono l’utilizzo di pomodoro, burro e acciughe, lardo, fegatini, ma la fantasia in cucina può portare a preparare vere squisitezze, da provare ad esempio la Bruschetta saporita con arrosto di pollo Snello, con prosciutto crudo e fichi, gorgonzola e noci, formaggio spalmabile, pomodori secchi sott’olio  e olive. Con una base di pane tostato e gli ingredienti giusti, in pochi minuti l’antipasto è pronto!

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RICETTA E ORIGINI DELL’AMATRICIANA

Amatriciana_01Un piatto tipico delle trattorie romane, semplice, composto da pochi ingredienti, ma ricco di gusto e di storia.

L’amatriciana è un condimento che si usa tradizionalmente con gli spaghetti, i bucatini, tonnarelli o rigatoni. Prende il nome da Amatrice un piccola cittadina in provincia di Rieti.  È una ricetta  figlia di un’altra ricetta povera delle terre laziali, la pasta alla gricia che è una versione in bianco dell’amatriciana, una pasta condita semplicemente con guanciale e pecorino.

gricia_01L’aggiunta del pomodoro alla ricetta originale pare si debba a un cuoco romano, Francesco Leonardi, la prima testimonianza del suo utilizzo si trova infatti nel manuale di cucina L’Apicio Moderno del 1790. Questa versione prevede l’utilizzo di maccheroni, il guanciale di Amatrice, pomodori, cipolla e pecorino. Una nuova ricetta dell’antica gricia capace di dare grande popolarità al piatto, a tal punto che a Roma parecchi osti venivano chiamati matriciani per indicarne la professione. Francesco Leonardi la propose anche a un banchetto organizzato da Papa Pio VII nel 1816, in onore di Francesco I Imperatore d’Austria, dando così grande risalto ad una ricetta di origini popolari.

La ricetta dell’Amatriciana è stata da poco tutelata dal comune di Amatrice con un marchio di origine nel quale viene indicato l’utilizzo del pomodoro San Marzano e del pecorino di Amatrice proveniente dai Monti Sibillini o dai Monti della Laga. Niente cipolla o aglio appaiono nella ricetta ufficiale di Amatrice, è ravvivata però dalla presenza di peperoncino e pepe.

Ricetta Amatricianaspaghetti amatriciana_01

400 g di spaghetti

100 g di guanciale

75 g di pecorino

350 g di pomodoro San Marzano

1 Peperoncino

Olio q.b.

50 ml di vino bianco secco

Sale q.b.

Pepe q.b.

Preparazione

Cuoci gli spaghetti in abbondante acqua salata. Rosola il guanciale in una pentola con olio e peperoncino. Dopo qualche minuto fai sfumare il vino bianco. Togli il guanciale dalla padella e tieni da parte. Unisci il pomodoro ai grassi  nella padella, aggiusta di sale e cuoci per circa 10 minuti. Togli il peperoncino e aggiungi il guanciale. Cuoci altri 10 minuti e infine salta la pasta in padella con il sugo.

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RICETTA E ORIGINI DEL FILETTO ALLO STROGANOF

shutterstock_471078659Il filetto allo Stroganoff è una ricetta squisita e dalle dubbie origini. I suoi ingredienti principali la rendono perfetta per le giornate fredde. È infatti un secondo piatto con carne di manzo o vitello insaporita da cipolle, funghi e panna acida. Certamente non un piatto leggero, ma altrettanto sicuramente un piatto capace di dare grande soddisfazione al palato.

Secondo alcuni il primo a cucinare questa ricetta è stato uno chef francese che lavorava come cuoco personale del conte Russo Pavel Stroganoff, pare ebbe l’idea di aggiungere la panna acida al tradizionale manzo in fricassea per andare incontro ai gusti del conte, il piatto ebbe grande successo e prese il nome del conte. Secondo altri invece Stroganoff fu il nome del medico al servizio della zarina Maria di Russia e curò un’intossicazione di aringhe imponendo una rigida dieta ricca di manzo.

In ogni caso la ricetta ebbe fece il giro del mondo fino ad arrivare in Brasile. Qui si serve ancora oggi, principalmente utilizzando la carne di pollo o anche i gamberi e si usa accompagnarla con riso bianco e batata palha, golosissime patate grattugiate e fritte dal risultato molto croccante e sfizioso.

Un’ottima ricetta per riempire di gusto i freddi inverni.

shutterstock_427319662Ricetta manzo allo Stroganoff

Ingredienti

1 kg di carne di manzo (filetto o controfiletto)

500 g di cipolle

300 g di funghi champignon

100 g di panna acida

50 g di passata di pomodoro

1 bicchiere di vodka

Acqua q.b.

Farina q.b.

Prezzemolo q.b.

Olio q.b.

Sale q.b.

Preparazione

Soffriggi le cipolle tagliate a fettine sottili con un po’ di acqua e olio per una decina di minuti, aggiungi i funghi e il prezzemolo e fai cuocere altri 10 minuti. Taglia la carne a listarelle sottili, infarinala e cuocila in una padella con un filo d’olio, dopo qualche minuto sfumala con la vodka. Unisci la carne ai funghi e alla cipolla, aggiungi la panna acida e la passata di pomodoro e mescola con cura. Aggiusta di sale e servi ancora caldo.

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IL KAISERSCHMARRN, DOLCE DI ORIGINE AUSTRIACA DA ASSAGGIARE IN TIROLO

shutterstock_368839688Nelle baite tirolesi è possibile gustare una dolce e golosa preparazione di origini austriache.

Il nome è di quelli difficili da scrivere a pronunciare, la ricetta è piuttosto semplice e di quelle che non stancano mai. Si tratta del Kaiserschmarrn o Kaiserschmarren, una specie di crèpe spessa quasi un dito, spaccata a pezzetti e che viene cosparsa di zucchero a velo e servita con marmellata di mirtilli. Un dolce decisamente energetico ottimo anche da preparare a merenda, magari dopo una lunga passeggiata in montagna.

Il Kaiserschmarrn  si può gustare nei rifugi tirolesi, ma è in realtà un piatto tipicamente austriaco e ha antiche origini, ci sono testimonianze che lo riguardano e che risalgono al XVI secolo quando era un piatto di contadini e pastori nell’800 però la ricetta è stata scoperta e utilizzata anche nelle cucine della borghesia.

shutterstock_704238715La storia del Kaiserschmarrn passa anche attraverso le cucine nobili in particolare quella dell’imperatore d’Austria Franz Josef I. Secondo alcuni l’imperatore ebbe l’occasione di assaggiare questo semplice e goloso piatto quando un suo cuoco a causa di un errore in cucina, per cercare di rimediare e salvare il piatto, tagliò la crèpe a pezzi la cosparse di zuccherò a velo e la servì con della marmellata. L’imperatore approvò subito l’invenzione e lo inserì subito nel menù di corte. Secondo altri invece fu ideato per l’imperatrice Elisabeth (Sissi), ma non lo apprezzò quanto il marito perché era sempre attenta alla linea e lo considerava troppo calorico.

Prepararlo in casa è semplice e piuttosto veloce da provare anche per una rilassante e nutriente colazione della domenica.

shutterstock_613809614Ricetta Kaiserschmarrn

3 uova

40 g di zucchero

120 g di farina 00

200 ml di latte

1 pizzico di sale

Burro q.b.

2 cucchiai di marmellata mirtilli rossi

Zucchero a velo q.b.

Procedimento

Mescola i tuorli delle uova con lo zucchero, la farina e aggiungi il latte. Monta a neve ferma gli albumi e uniscili all’impasto con delicatezza. Sciogli il burro in una padella e versa l’impasto. Cuoci per circa 5 minuti e girala quando i bordi iniziano a scurirsi e a staccarsi dal bordo. Taglia a listarelle la crèpe, cospargila di zucchero a velo e aggiungi la marmellata.

 

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RICETTA E ORIGINI DELLA PASTA ALLA GENOVESE

shutterstock_123014041Gustosa, saporita, un tipico piatto della domenica a Napoli e dintorni. La pasta alla genovese vanta origini antiche e si trova spesso sulle tavole nei giorni di festa in tutta la Campania.

Si prepara cuocendo un pezzo di carne detto “o tucc”, cotta con verdure e tante cipolle. La ricetta originale prevede che si usi il peso della cipolla pari a quello della carne, oggi di solito si utilizzano al massimo due cipolle e magari si compensa abbondando un po’ di più con carote e sedano.

shutterstock_295234154Non si conosce con sicurezza il motivo per cui questa ricetta si chiama genovese pur essendo un piatto completamente sconosciuto in territorio ligure e al contrario così comune in quello campano.

Secondo alcuni ha preso il nome dall’origine dei cuochi che per primi prepararono questo succulento sugo. Si dice infatti che durante il periodo aragonese nel porto di Napoli ci fossero numerose trattorie gestite da genovesi  che servivano proprio questa pietanza con grande successo soprattutto tra i pescatori abituati a nutrirsi quasi unicamente di pesce e che mostravano di apprezzare un piatto a base di carne.

shutterstock_439391158Esiste un’altra leggenda sull’origine del nome di questo piatto secondo la quale prese il nome dall’appellativo usato per il cuoco che lo realizzò detto proprio “o’genovese”.

Per preparare una pasta alla genovese a regola d’arte è importante scegliere il giusto pezzo di carne meglio il manzo piuttosto che il vitello perché più saporito e deve, inoltre, essere adatta a sopportare le lunghe cotture per un eccellente risultato finale infatti, deve cuocere molto lentamente e durante la cottura, che deve durare almeno tre ore, le cipolle si trasformeranno in un’ottima purea. La pasta ideale capace di esaltare questo sugo sono gli ziti spezzati. Tra gli ingredienti  della ricetta originale si trova anche il lardo, usato come saporito grasso da condimento.

La carne poi, secondo la tradizione, viene tagliata a fette e servita come secondo piatto accompagnata da piselli o puré di patate.

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IDEE E CONSIGLI PER RIUTILIZZARE IL BOLLITO

shutterstock_53527576Quanto è buono il risotto preparato con un vero brodo di carne o di verdure! Il sapore cambia profondamente, il brodo è un ingrediente in grado di fare davvero la differenza in cucina. Quando poi fa freddo e magari non si è in perfetta salute il brodo diventa un comfort food nutriente e perfetto per ritrovare le energie senza appesantirsi.

Ma come riciclare la carne e le verdure utilizzate? Di solito dopo aver lasciato tutti i loro preziosi succhi a favore del brodo, la carne spesso diventa stopposa e le verdure stracotte. Non sono dunque più così piacevoli da mangiare, è un peccato però buttarle e non sfruttarle come ingredienti di piatti che possono diventare anche molto sfiziosi.

shutterstock_392406940La carne ad esempio si può tritare, unire a uova, ricotta, formaggio grattugiato, pane, prosciutto cotto o mortadella e preparare così delle ottime polpette da friggere in padella o cuocere in forno, con una ricetta simile si possono preparare anche polpettoni per la domenica in famiglia.  Una volta tritata può essere utilizzata anche per il ripieno dei tortellini fatti in casa o per cucinare zucchine o peperoni ripieni.  Si può inoltre tagliare a fettine sottili e trasformarla in un veloce vitello tonnato.

shutterstock_296870405Anche quando si sceglie di preparare un delicato brodo di verdure è una buona idea riutilizzare le verdure. Mangiate come contorno sono sicuramente poco saporite, ma unite a uova, panna, formaggio grattugiato e pan grattato si possono ottenere ottimi  flan oppure, con lo stesso impasto, preparare una torta salata versando il composto in una teglia ricoperta da carta forno.  Si possono anche tritare e usarle per insaporire un’ottima frittata di verdure. Oppure unite a delle lenticchie frullate possono diventare squisite polpette di legumi. Tante idee per sfruttare al massimo tutto ciò che si utilizza in cucina ed evitare così inutili sprechi.

 

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FRITTATA DI PASTA, DA PIATTO DA RICICLO A NUOVA MODA OLTREOCEANO

shutterstock_596600885La frittata di pasta è una preparazione di origini napoletane nata come una ricetta da riciclo. La pasta avanzata la sera prima, infatti, viene unita alle uova e fritta con abbondante olio in padella. Il risultato è una torta croccante fuori e morbida all’interno, perfetta per essere traportata. Per questa ragione è un piatto che viene spesso consumato durante un pic nic o in spiaggia sotto l’ombrellone. In origine era il pranzo dei muratori o comunque di operai impegnati in lavori all’aperto.

A Napoli esistono due versioni di questo piatto: la frittata di pasta bianca, condita solo con olio e formaggio oppure rossa, con sugo di pomodoro. È possibile comunque fare spazio alla fantasia e condirla con i sughi più svariati per apprezzane la versatilità. Solitamente la si prepara con spaghetti, ma non è insolito vederla anche con pasta corta, per questa versione però, per ottenere un buon risultato finale è necessario utilizzare più uova, per riuscire a mantenere il composto compatto.

spaghetti Donuts pomodoroIn molti oggi la preparano al momento, ma in questo modo si rischia di perdere in parte il gusto finale, lasciarla riposare, infatti, fa sì che i sapori si mescolino al meglio per un risultato da leccarsi i baffi. L’ideale quindi è consumarla fredda.

Nella città partenopea esiste poi una versione di strada che viene chiamata la ‘frittatina’. Abbonda nelle vetrine delle rosticcerie. È una preparazione a base di pasta, formaggio, besciamella che viene impanata e fritta, una lontana parente della semplice frittata e altrettanto gustosa.

La ricetta è diventata nota anche oltreoceano con qualche variante che farà sicuramente storcere il naso ai puristi. I coniugi Luigi Fiorentino e Emy Gargiulo hanno ideato infatti una preparazione di gran moda  ultimamente negli Stati Uniti. Si tratta degli Spaghetti Donuts l’unione tra un piatto tipico della tradizione Napoletana e un dolce iconico in America. Gli stessi ideatori del Pop Pasta definiscono la frittata di pasta a forma di Donuts una combinazione tra tradizione, innovazione, originalità e qualità. Al momento è possibile sceglierli al gusto pomodoro, carbonara, aglio e olio, bolognese e zucchine, ma si attendono presto nuovi condimenti. Un altro piatto italiano che sta trovando grande fortuna anche all’estero.

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CASSOPIPA, UNA RICETTA VENETA DALLE ANTICHE ORIGINI

shutterstock_620813630La Cassopipa è uno dei piatti più antichi della tradizione culinaria di un suggestivo ed affascinante comune in provincia di Venezia, Chioggia. Una città che per la sua architettura viene definita una piccola Venezia, è infatti sorta proprio sul mare ed è sicuramente da visitare.

La Cassopipa è conosciuta anche come sugo dei Pescatori, pare infatti che si debba proprio a loro l’origine della ricetta. È un condimento per preparare il quale i pescatori univano tutto ciò che offriva il mare. Un insieme di cozze, vongole e fasolari, cannolicchi. shutterstock_187152551Caratteristica di questa ricetta è una cottura lentissima che si svolgeva in passato sulla stufa o dentro i bragozzi, imbarcazioni da pesca tipica dell’alto Adriatico. I pescatori consumavano la cassopipa al rientro dalla loro impegnativa nottata di lavoro e veniva insaporita con cipolla e le spezie che si trovavano a disposizione.

L’origine del nome è legato da un lato al particolare tegame che si utilizza per la cottura, una pentola di coccio chiamata casso e dall’altro a pipa che fa riferimento alla cottura lenta. Si dice infatti che i molluschi che fanno parte della ricetta devono pippare cioè sobbollire molto lentamente e per ore, fino ad ottenere una consistenza di una crema densa e grumosa. In questo modo il mollusco all’interno delle conchiglie rimangono particolarmente morbidi, quasi come se fossero aperte a freddo. Con il sugo di pesce poi si condisce la pasta, solitamente lunga, i bigoli, degli spaghetti piuttosto grossi di pasta all’uovo, sono quelli più comunemente utilizzati.

Ricetta della Cassopipashutterstock_103891757

Ingredienti

400 g di bigoli

200 g di vongole

200 g di cozze

200 g di cannolicchi

1 cipolla

Olio q.b.

Sale q.b.

Pepe q.b.

Preparazione

Pulisci con cura le cozze e mettile in una ciotola con acqua e sale insieme alle altre conchiglie per circa due ore cambiando l’acqua un paio di volte, per farle spurgare e perdere la sabbia. Cuoci i bigoli in abbondante acqua salata. Trita finemente la cipolla e falla rosolare con un po’ d’olio in una pentola di coccio, versa anche i frutti di mare, aggiungi abbondante pepe e fai cuocere a fuoco bassissimo. A cottura ultimata unisci il sugo alla pasta e aggiusta di pepe.

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MOUSSE SALATE PER OSPITI DELL’ULTIMO MINUTO

shutterstock_482701690In questo periodo dell’anno, complice il fresco che inizia a bussare alla porta, diminuisce la voglia di uscire di casa, ma non certo quella di stare in compagnia, aumentano quindi le occasioni in cui si sceglie di organizzare semplici aperitivi casalinghi ricchi di sfiziose preparazioni.

Focacce, pizzette, patatine o noccioline sono la base di un classico aperitivo, ma per offrire un po’ di varietà e personalizzare l’offerta con poca fatica si possono preparare ottime mousse. Per essere precisi si dovrebbe parlare di spume quando ci si riferisce alle ricette salate e mousse per quelle dolci.

shutterstock_372288343Le spume, dunque, sono velocissime da preparare e perfette da spalmare sui crostini, accompagnati da un buon cocktail o un fresco bicchiere di vino possono risolvere facilmente anche inviti dell’ultimo momento.

Naturalmente è importante che il risultato sia molto soffice, per quelle dolci si utilizza la panna montata per quelle salate invece i formaggi cremosi come la robiola, la ricotta, il mascarpone o i caprini. La fantasia è l’ingrediente principale quando si parla di mousse salate. Quasi tutto può infatti essere trasformato in una soffice crema spalmabile: prosciutto cotto, mortadella, salmone, tonno, zucchine, barbabietole, funghi, legumi e anche formaggi.

Per preparare una mousse a regola d’arte sarebbe necessario montare gli ingredienti con un sifone, viene ottima però anche semplicemente frullandola.

 

 

 

Mousse al Gran Biscottoshutterstock_451701262

200 g di Gran Biscotto

50 g di mascarpone

50 g di ricotta

1 cucchiaio di Brandy

Sale q.b.

Pepe q.b.

Preparazione

Unisci il Gran Biscotto al mascarpone e alla ricotta e frullali fino a ottenere un composto cremoso e omogeneo. Aggiungi il brandy e amalgama bene. Aggiusta di sale e pepe e fai riposare il composto in frigorifero per almeno 2 ore. Servilo su dei crostini di pane o con verdure in pinzimonio.

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INSALATE DI RISO PER UN’INTERA ESTATE!

shutterstock_101925337Ogni anno, quando arriva l’estate e il caldo torrido, diminuisce la fame, la voglia di stare ai fornelli e aumenta la voglia di mangiare cibi freschi e veloci da preparare.

Un soluzione semplice e scelta di frequente è l’insalata di riso. Si può preparare in abbondanza e in anticipo e risolvere così anche un paio di pasti in modo gustoso.

È una preparazione che può sembrare sempre nuova cambiando ogni volta gli ingredienti seguendo i propri gusti o le proprie voglie e in alcuni casi può diventare anche una ricetta svuota-frigo. I condimenti già pronti sono sicuramente molto comodi e pratici, ma se si vuole ottenere un risultato davvero gustoso è meglio preferire il fai da te. È necessario qualche minuto in più, ma il successo è assicurato.

s0_350(2)L’insalata di riso più classica prevede l’utilizzo del riso parboiled, perfetto perché rimane con i chicchi bene separati e sodi e viene condito con prosciutto cotto a cubetti, mozzarelline, pomodorini e cetriolini oppure con uova sode, piselli, tonno e capperi.

Per un sapore un po’ affumicato si può condire con speck, scamorza e pomodori secchi sott’olio. Se si desidera un piatto davvero saporito L’insalata di riso alla mortadella è l’ideale, con pomodorini emmenthal olive taggiasche peperoni e capperi

shutterstock_263790134Si può però utilizzare anche il riso venere, il suo colore scuro farà risaltare gli altri ingredienti e il suo sapore molto aromatico arricchirà il piatto di gusto. È ottimo abbinato a salmone, avocado, pomodorini e peperoncino fresco.

Un trucco per rendere l’insalata di riso perfetta, è quello di condirlo quando il riso è già freddo per evitare che il calore rovini gli altri ingredienti. Per gustarla al meglio è consigliabile non servirla troppa fredda, togliendola almeno una mezz’ora prima dal frigorifero si potranno percepire tutti i sapori e si eviterà il rischio di consumare un piatti dai sapori piatti.

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TORTE SALATE PREPARAZIONI ADATTE AD OGNI OCCASIONE

shutterstock_514940656Le torte salate sono un’idea vincente in numerose occasioni , perfette per il pic nic, o da portare in spiaggia d’estate. Un antipasto per iniziare al meglio una cena, o anche un piatto unico perfetto per pranzi frugali, ma ricchi di gusto.

L’idea di racchiudere un saporito ripieno in una pasta stesa ha un’origine antica. La pasta, solitamente di pane, non era preparata per essere mangiata, ma solo per permettere la cottura degli ingredienti e come piatto da portata. La cornice era infatti spesso bella da vedere, ma dura e poco gustosa. Con il tempo però, si è presa l’abitudine di considerare anche l’involucro come una parte commestibile e si è iniziato a preparare impasti buoni da mangiare. Sfoglia, brisée o soffice pasta di pane, sono diventati una parte importante della ricetta, in alcuni casi con anche dei significati simbolici. shutterstock_558401704La torta pasqualina che, come si intuisce dal nome, si prepara tradizionalmente nel periodo di Pasqua, secondo la tradizione dovrebbe avvolgere il ripieno di erbe e ricotta con 33 foglie di pasta, proprio a simboleggiare gli anni di Cristo.

Nella tradizione culinaria della cucina francese, ci sono le quiche, torte salate aperte con un morbido ripieno a base di crème fraiche uova e pancetta, ingredienti base ai quali spesso vengono aggiunti formaggio e cipolla. Assolutamente da provare, la Quiche Lorraine alla pancetta Sgrassatella.

La fantasia è l’ingrediente principale delle torte salate. Le varianti di ripieno infatti possono essere infinite e tutte molto golose. Durante l’estate si può sfruttare la stagione delle zucchine, ottime complici per una golosissima torta salata.

Ricetta torta salata di zucchine

Ingredientishutterstock_539212516

1 rotolo di pasta sfoglia

300 g di zucchine

500 g di ricotta

100 g di formaggio grattugiato

100 g di brie

100 g di speck a cubetti

1 uovo

1 scalogno

Olio q.b.

Sale q.b.

Pepe q.b

Preparazione

Trita e soffriggi lo scalogno e salta in padella le zucchine tagliate a rondelle. Mescola la ricotta con il formaggio grattugiato, il brie tagliato a pezzetti, lo speck a cubetti e l’uovo. Aggiungi le zucchine e aggiusta di sale e pepe. Disponi la pasta sfoglia in una teglia e riempila con la farcitura alle zucchine. Cuoci in forno a 180° per circa 40 minuti.

 

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DOLCI PEPERONI! L’ESTATE È LA STAGIONE GIUSTA PER GUSTARLI AL MEGLIO

shutterstock_419182525I peperoni fanno parte della famiglia delle solanacee come melanzane patate e pomodori. Sono originari dell’America Latina e sono arrivati in Europa portati da Colombo, qui poi hanno trovato subito un habitat favorevole alla loro crescita.

Fanno parte della stessa famiglia dei peperoncini, questi però solitamente vengono fatti essiccare e utilizzati come spezia, i peperoni invece sono dolci e utilizzati in cucina per la preparazione di numerosi e saporitissimi piatti.

Vista la loro forma si prestano ad essere riempiti di farciture di diverso tipo. Sono ottimi anche crudi in pinzimonio o per dare un tocco di sapore deciso all’insalata. In Sicilia si cucinano spesso come contorno, sono l’ingrediente principale della peperonata, condimento che può essere perfetto anche per un’ottima pasta. Sono spesso tra gli ingredienti della caponata e indispensabili per un tradizionale gazpacho spagnolo.

shutterstock_408376756Si dice spesso che siano difficili da digerire, per risolvere questo problema, solitamente si consiglia di togliere la pelle. L’operazione è semplice, facendoli abbrustolire sul fuoco o grigliandoli è facile sfilarla, in seguito si può continuare con la preparazione che si desidera cucinare

Rossi, gialli e verdi sono tutti un’ottima fonte  di vitamina C, ne contengono infatti una quantità quattro volte maggiore rispetto agli agrumi. Rappresentano inoltre un’ottima fonte di betacarotene, tanto importante nel periodo estivo per preparare la pelle all’esposizione al sole.

 

 

Ricetta della peperonata siciliana

Ingredienti

2 peperoni rossi

2 peperoni gialli

2 peperoni verdi

300 g di passata di pomodoro

1 cipolla

Sale q.b.

Olio q.b.

Preparazione

Trita la cipolla e falla soffriggere con un filo d’olio. Aggiungi i peperoni tagliati a listarelle. Quando i peperoni saranno appassiti aggiungi la passata di pomodoro, aggiusta di sale e cuoci lentamente per circa 15 minuti.

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RICETTA E ORIGINI DEGLI SPAGHETTI ALLA CARRETTIERA

Gli spaghetti alla carrettiera sono un’antica specialità siciliana. Un piatto povero che prevede l’utilizzo di ingredienti molto semplici e che avevano una lunga durata. I Carreshutterstock_572894650ttieri erano infatti trasportatori di merci di vario tipo,  il loro mezzo era un carretto trasportato da un cavallo. Durante i loro spostamenti, a volte molto lunghi, si portavano il necessario per prepararsi dei pasti e la pasta, l’aglio, il pane e il pecorino erano ottimi alleati perché di difficile deperimento.

Esiste una variante che prevede l’utilizzo anche di pomodori pelati ed è originaria dei paesini di collina dalle parti della Valle del Platani una zona della Sicilia meridionale vicino a uno dei più importanti corsi d’acqua dell’isola.

Alcune versioni più recenti e più ricche di ingredienti prevedono l’aggiunta anche di funghi, tonno o pancetta. Ma la versione originale è assolutamente da provare, saporita, semplice e perfetta per riempire di gusto anche le serate nella quali ci si ritrova con il frigo deserto. Si differenzia dagli spaghetti aglio olio e peperoncino, un altro piatto che si prepara quando gli ingredienti scarseggiano, per l’utilizzo dell’aglio a crudo e non rosolato, caratteristica che rende gli spaghetti alla carrettiera più facilmente digeribili.

shutterstock_580911085Spaghetti alla carrettiera

Ingredienti

320 g di spaghetti

2 spicchi di aglio

1 ciuffo di prezzemolo

150 g di pecorino

1 peperoncino fresco

Olio q.b.

Sale q.b.

Preparazione

Cuoci gli spaghetti in abbondante acqua salata, intanto schiaccia l’aglio, grattugia il pecorino, trita il prezzemolo e il peperoncino dopo averlo privato dei semi. In una ciotola capiente unisci l’aglio, il peperoncino l’olio e il sale e amalgama bene. Tieni da parte un po’ di acqua di cottura, versa gli spaghetti nella ciotola aggiungi il formaggio e l’acqua e mescola con energia. Completa insaporendo con il prezzemolo.

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FRESCHEZZA NEL BICCHIERE, RICETTE E CONSIGLI PER LE MIGLIORI BEVANDE ESTIVE

Capita spesso che il caldo della stagione estiva porti a un calo importante dell’appetito e di sicuro cresce di molto la necessità di idratarsi. Quando si perdono liquidi è importante assumerli dalla dieta consumando molta frutta e verdura, ricche anche di importanti vitamine e sali minerali, ma non bisogna dimenticare di bere in abbondanza.

L’acqua è sicuramente la bevanda ideale con la quale ritrovare la giusta idratazione ed è buona norma berne circa 1,5/2 litri ogni giorno, ma ogni tanto è piacevole, nel corso delle giornate, bere qualche bibita rinfrescante e piacevole anche per il palato.

I centrifugati sono ottimi e con qualche cubetto di ghiaccio diventano davvero freschi e piacevoli in questo periodo. La fantasia è l’ingrediente principale, si possono sperimentare abbinamenti di frutta e verdura fino a trovare le proprie ricette preferite. Da provare il mix di mele, carote e arancia, un classico intramontabile o anche sedano, carote e limone. Per una bibita particolarmente dissetante è da testare pompelmo, cetriolo e menta o si possono scegliere i frutti estivi e preparare una golosa centrifuga con pesche, fragole e anguria.

shutterstock_417968581La limonata è un grande classico, è semplice e veloce da preparare anche a casa. In pochi minuti si può preparare una bottiglia che sicuramente finirà velocemente.

La tisana di zenzero  d’inverno è ottima per scaldarsi favorire la digestione e rafforzare il sistema immunitario, ma si può bere ghiacciata anche d’estate, apprezzandone le proprietà dissetanti.

Non può mancare  poi nel frigo estivo il tè alla pesca, dopo aver provato quello fatto in casa, sarà molto difficile accontentarsi di nuovo di quelli comuni.

shutterstock_428755456Limonata

Ingredienti

6 limoni

8 cucchiai di miele

Menta q.b.

1 litro di acqua

Preparazione

Spremi il limone e separa la polpa con un colino, aggiungi il miele e fallo sciogliere bene. Diluisci con l’acqua, aggiungi qualche foglia di menta e fai riposare in frigo fino a quando la limonata diventerà fredda.

 

shutterstock_417937789Tè alla pesca

Ingredienti

1 l acqua

2 bustine di tè

8 cucchiai d i zucchero

1 limone

2 pesche gialle

Preparazione

Dopo aver preparato il tè non troppo scuro, unisci il limone e le pesche a fettine, lascia riposare per almeno due ore. Al termine del periodo di riposo filtra con un colino e fai raffreddare.

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CONSIGLI PER PREPARARE CANNELLONI INDIMENTICABILI

shutterstock_61329301Il pranzo della domenica è un momento meraviglioso dal sapore di festa e di vacanza anche quando le ferie vere e proprie sono in effetti distanti ancora mesi. Una piccola parentesi tra la frenesia del sabato e la ripresa del lavoro il lunedì. Una giornata da passare in compagnia della propria famiglia o dei propri amici, indugiando un po’ più del solito a tavola, assaporando vere delizie della tradizione culinaria italiana.

Un piatto immancabile in molte regioni nelle lente giornate in compagnia delle persone a cui si vuole più bene sono i cannelloni. Dei succulenti cilindri di pasta ripieni di ottimi preparati. La prima volta che si trova testimonianza di questa ricetta risale al XIII secolo, quando il napoletanissimo Vincenzo Corrado racconta di un grosso pacchero riempito con una farcia di carne e tartufi che ricorda molto i nostri cannelloni e di cui sembra essere l’antenato.

Le ricette più tradizionali lo vedono condito con ragù e besciamella oppure, di magro, con ricotta e spinaci ottima anche una versione più fantasiosa, ma sempre ricca di gusto come questi Cannelloni al Prosciutto Cotto e funghi.

shutterstock_530122876Ci sono un  po’ di accorgimenti da seguire per riuscire facilmente ad ottenere un risultato strepitoso

  • Scegliere con cura la materia prima. Come sempre gli ingredienti giusti sono capaci di fare la differenza. Per dei cannelloni indimenticabili vietati quindi gli spinaci surgelati e la ricotta confezionata così come la besciamella e il ragù pronti.
  • Se si preparano i cannelloni con spinaci meglio non bollirli, ma è preferibile farli appassire in pochissima acqua, in questo modo rimarranno più saporiti
  • Cuocere sempre qualche minuto i cannelloni in questo modo si eviterà un piatto non completamente cotto e una sfoglia fastidiosamente croccante.
  • Dopo averli cotti è buona norma scacquarli sotto l’acqua fredda per fermare la cottura così saranno cotti al punto giusto, perfetti per essere conditi.
  • Se si usano i cannelloni già pronti la sac à poche è lo strumento ideale per riempirli più facilmente ed evitare di rovinarli o di servirli mezzi vuoti.
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RICETTA E CURIOSITÀ SUL BACCALÀ MANTECATO

shutterstock_331633859Il baccalà mantecato è un piatto molto saporito, tipico della cucina veneta. Il nome della ricetta trae però in inganno, non viene infatti preparato con il baccalà, bensì con lo stoccafisso. Ma qual è la differenza tra i due?

La materia prima da cui si parte è sempre la stessa: il merluzzo, che viene però lavorato in modo differente . Il baccalà è conservato sotto sale, lo stoccafisso invece, è essiccato. Due procedure molto diverse e che richiedono due trattamenti per la preparazione dei piatti, piuttosto simili. Entrambi infatti, hanno bisogno di essere tenuti in ammollo, nel primo caso per togliere il sale che sarebbe eccessivo, nel secondo per farlo reidratare e ottenere un piatto morbido.

Lo stoccafisso è un prodotto di origine  norvegese che sembra sia arrivato dalle nostre parti in seguito al rientro in Italia di Pietro Querini, un mercante veneziano del ‘400. Un viaggio avventuroso, perché la nave sulla quale si trovava fu investita da una violenta tempesta e naufragò. L’equipaggio riuscì però a salvarsi e fu ospitato dai pescatori dell’isola di  Roest, nell’arcipelago delle Lofoten dove riuscirono ad approdare. Qui il Querini ebbe modo di scoprire lo stoccafisso e rientrato nel 1432 in Italia, iniziò a commercializzarlo, ottenendo subito grande successo, perché era un tipo di pesce più economico di quello fresco e perché non così deperibile.

Il baccalà mantecato, è un piatto che viene spesso servito come antipasto, accompagnato da crostini di polenta, ma può rappresentare anche un ottimo piatto unico.

Ricettashutterstock_197595839

500 g di stoccafisso ammollato

100 g di latte

200 ml di olio

2 spicchi d’aglio

Prezzemolo q.b.

Alloro q.b.

Sale q.b.

Preparazione

Fai bollire lo stoccafisso con acqua e qualche foglia di alloro per circa 20 minuti, al termine lascia raffreddare il pesce nella sua acqua. Scola e togli le lische e la pelle, aggiungi il latte e mescola con energia, unendo a filo l’olio come per preparare una maionese, fino ad ottenere una crema compatta ed omogenea. Aggiusta di sale e pepe e insaporisci con del prezzemolo tritato.

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DANUBIO, UNA PREPARAZIONE CAPACE DI ACCONTENTARE TUTTI I GUSTI

shutterstock_609429734Il Danubio è una preparazione golosissima molto conosciuta in Campania, poco invece nel resto d’Italia. È nata come ricetta dolce, ma esiste anche la versione salata che è assolutamente da provare!

A Napoli viene anche chiamata brioche al pizzico, facendo riferimento al fatto che per prendere la propria porzione occorre pizzicare e staccare la pasta e si trova ripiena di marmellata o crema pasticcera. 

shutterstock_572648914Assomiglia ad una preparazione della tradizione boema chiamata “buchteln”, una brioche composta anch’essa da palline di pasta  dolce, ma farcita con marmellata alle prugne e che solitamente si assapora con il tè.

C’è chi dice che sia stato inventato da Mario Scaturchio, un famoso pasticcere di origini calabresi. Secondo altre ipotesi si ritiene che sia stato inventato dalla zia materna dalle origini austriache del famoso pasticciere che avrebbe il merito solo di averne intuito il possibile successo.  Secondo altri ancora, sarebbe nato quando, in seguito alle nozze tra Ferdinando I e Maria Carolina di Asburgo-Lorena, arrivarono cuochi viennesi alla corte dei Borboni.

La versione salata è altrettanto golosa e spesso viene consumata a Pasqua al posto del Casatiello.

Ricetta del Danubio Salato

Ingredienti

255 g di farina di manitoba

255 farina 00

250 ml di latte

50 ml di olio

2 uova

100g di Imperial speck Rovagnati

100 g di scamorza affumicata

30g di zucchero

1 cucchiaino di sale

4g di lievito di birra secco

Preparazione

Unisci le farine al sale e allo zucchero, aggiungi un uovo e 230 ml di latte, nel quale avrai sciolto il lievito di birra. Mescola tutto e infine unisci l’olio. A questo punto inizia ad impastare e forma una palla. Mettila in una ciotola coperta con della pellicola trasparente e lasciala lievitare per circa due ore in un luogo tiepido. Quando la pasta sarà lievitata stacca dei piccoli pezzi e stendili con il mattarello. Farciscili con lo speck e la scamorza e richiudili formando una pallina. Disponi tutte le palline a raggiera in una tortiera fino a foderarla tutta. Sbatti l’uovo e il latte rimasti e usa questo liquido per spennellare la superficie. Copri il Danubio con la pellicola trasparente e lascialo lievitare nuovamente per circa un’ora. Cuocilo in forno preriscaldato a 180° per circa 30 minuti.

 

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RICETTA E ORIGINI DELLA PASTA ALLA NORMA

shutterstock_239466382La pasta alla Norma è un classico piatto siciliano e precisamente della provincia di Catania. L’ingrediente principale di questo piatto sono le melanzane presenti in tanti piatti della tradizione italiana, come la Parmigiana, la caponata, oppure utilizzate per preparare delle ottime cotolette o sott’olio.

Un altro ingrediente immancabile in questa pasta è il formaggio, a Catania si usa la ricotta salata ed è questa la ricetta originale, le varianti però sono numerosissime, ad esempio nel messinese si preferisce quella al forno, differenza però che cambia totalmente il gusto finale del piatto. C’è chi, per incontrare i gusti della maggior parte delle persone, usa il parmigiano, il pecorino o la mozzarella. Immancabile però in ogni versione, è il basilico che non necessario per dare un aroma capace di fare la differenza sul risultato finale.

shutterstock_239466367Si dice che a battezzarla così, sia stato Nino Martoglio un noto commediografo catanese che, dopo averla assaggiata esclamò: “Chista è ‘na vera Norma!“ facendo riferimento all’opera teatrale del compositore Vincenzo Bellini, al quale è dedicato il Teatro Massimo di Catania, per descrivere la bontà e la perfezione del piatto.

Si può abbinare alla pasta alla Norma sia un vino bianco come ad esempio un Grillo, per il quale viene utilizzato un vitigno tipicamente siciliano, ma è una ricetta che si abbina bene anche ad un rosso come il Cerasuolo di Vittoria Docg anche questo un vino prodotto nella zona e perfetto per un sugo dal sapore deciso.

Ricetta

400 g di maccheroni

500 g di pelati

2 melanzane

Ricotta salata q.b.

Aglio q.b

Basilico q.b.

Olio q.b.

Sale q.b.

Preparazione

Taglia le melanzane e friggile in abbondante olio fino a farle dorare e ponile su della carta assorbente per eliminare l’olio in eccesso. Prepara il sugo facendo soffriggere l’aglio in un paio di cucchiai di olio e aggiungi i pomodori pelati, infine fai cuocere per circa mezz’ora. Cuoci la pasta in abbondante acqua salata. Quando sarà pronta, falla saltare qualche minuto in  padella con il pomodoro. Componi il piatto aggiungendo qualche fetta di melanzana e abbondante ricotta grattugiata.

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UN PIATTO IMPERDIBILE DELLA COSTIERA AMALFITANA, GLI SPAGHETTI ALLA NERANO

shutterstock_294706841Lungo la costiera amalfitana si trova la spiaggia Marina del Cantone, un luogo incantevole con mare sempre pulito e piacevolmente fresco. È questa la spiaggia di Nerano un piccolo paesino campano ed è il punto di partenza ideale se si vuole visitare la splendida zona, da queste parti infatti ci sono le spiagge che sono considerate le più belle del tratto costiero che va da Sorrento ad Amalfi. A Nerano, oltre a godere delle bellezze della natura è possibile scoprire un piatto della tradizione davvero buono e goloso.

Sulla spiaggia si trova un semplice e caratteristico ristorante: ‘Maria Grazia’ e la leggenda narra che proprio qui sia nata la ricetta degli imperdibili spaghetti alla Nerano. Si dice che questo piatto sia stato proposto per la prima volta agli inizi degli anni cinquanta e che sia stato capace di conquistare anche la gola di Totò ed Eduardo de Filippo.

shutterstock_294689078La ricetta è molto semplice e composta da pochi e ottimi ingredienti che devono essere cotti alla perfezione. Sono spaghetti scolati molto al dente, conditi con zucchine fritte, facendo molta attenzione che risultino dorate e mai bruciate, legati da una crema di formaggi e resi unici dalla freschezza delle foglioline di basilico.

La ricetta originale prevede l’utilizzo del provolone del Monaco, un formaggio che si è guadagnato il marchio DOP e che si produce dal 1700 circa, quando un gruppo di pastori sì trasferì dal Vomero (un quartiere di Napoli oggi, ma allora una zona agricola) ai monti Lattai, proprio a causa dell’urbanizzazione della città. I pastori che producevano e vendevano il formaggio usavano coprirsi con grandi mantelle e gli abitanti della città li chiamavano monaci, da qui il nome del pregiato formaggio.

L’unione di questi semplici ingredienti ha dato vita ad un piatto che è doveroso assaggiare se si passa da quelle parti, ma che non è troppo difficile da riprodurre nella propria cucina.

Ricetta

Ingredienti

320 g di spaghetti

200 g di zucchine

150 g di Provolone del Monaco

150 g di Parmigiano

Basilico q.b.

Sale q.b.

Olio q.b.

Preparazione

Taglia a rondelle sottili le zucchine e friggile nell’olio e grattugia il formaggio. Intanto cuoci gli spaghetti in abbondante acqua salata e scolali un paio di minuti in anticipo tenendo da parte un bicchiere di acqua di cottura. Falli risottare in padella con l’acqua, i formaggi e le zucchine, fino ad ottenere una pasta cremosa. Aggiungi qualche foglia di basilico fresca.

 

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FREGOLOTTA, UN DOLCE VENETO DI GRANDISSIMO SUCCESSO

shutterstock_283758806La torta Fregolotta è tipica del Veneto e in particolare della Marca Trevigiana. È molto simile alla famosissima Sbrisolona, il dolce tipico del mantovano, ma ottenuta da ingredienti diversi. Si tratta di una torta secca di pastafrolla con farina, zucchero, panna, ingredienti a cui si sono aggiunti con il tempo uova, burro e mandorle.

Il nome deriva da fregola, una parola del dialetto veneto che significa proprio briciola e si riferisce alla consistenza molto friabile del dolce.

L’origine di questa torta la racconta Giuseppe Maffioli, un eclettico gastronomo del primo ‘900. È famoso per il suo lavoro da esperto di cucina veneta, conoscenza che lo ha portato a scrivere per la rivista Cucina Italiana, ma anche per la sua carriera da scrittore, attore e regista.

shutterstock_255666862Maffioli racconta che la diffusione della fregolotta si deve al forno della famiglia Zizzola. Al negozio di Angelo Zizzola, aperto nel 1924, era annessa anche una trattoria gestita dalla sorella Evelina dove si preparava un dolce molto apprezzato dai clienti, seguendo la ricetta di un’amica che aveva fatto la cuoca presso una famiglia nobile della zona. Il dessert aveva così tanto successo, che in breve tempo si è resa necessaria la preparazione anche in un laboratorio per poterlo vendere alle tante persone che lo richiedevano e in poco tempo, in queste zone, divenne famoso quasi quanto il pandoro.

Il laboratorio è stato poi tramandato ai figli del signor Angelo e ancora oggi produce un’ottima fregolotta a livello industriale, destinata alla vendita nazionale e anche internazionale. La ricetta ancora quella originale custodita dalla zia Evelina.

Solitamente si usa servirla intera e romperla, poi, davanti ai commensali utilizzando un cucchiaio, accompagnata da un vino bianco dolce, come il marsala.

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LA POLACCA DI AVERSA, UN DOLCE DA PROVARE!

shutterstock_207793675Se vi trovate in Campania ed in particolare ad Aversa, in provincia di Caserta, non potete perdere l’occasione di fare una colazione davvero speciale. Da queste parti infatti si usa gustare una fetta di una speciale torta, la Polacca Aversana, accompagnata da un ottimo caffè.

È un dolce dalle antiche origini, se volete assaggiare la ricetta originale dovete andare alla Pasticceria Mungiguerra, dove i discendenti di Nicola ancora custodiscono la ricetta originale. Fu proprio lui infatti che nel 1926 reinterpretò una ricetta suggeritagli da una suora che proveniva dall’est dell’Europa e che si trovava in un convento vicino alla pasticceria.

shutterstock_277397678In questa zona però si può trovare questa torta in quasi tutti i bar o pasticcerie, ne esiste anche una versione monoporzione, perfetta per la colazione. La polacca Aversana è composta da due strati di pasta che racchiudono una dolcissima crema resa speciale dal sapore acidulo delle amarene sciroppate. A renderla perfetta sono le giuste proporzioni tra la pasta, che deve essere sottile e la farcitura

Pur essendo un prodotto di pasticceria, è un dolce che, con un po’ di impegno, si può riprodurre a casa e, vista la sua bontà, ne vale davvero la pena.

Ricetta

shutterstock_464490311Ingredienti

200 g di farina 00

130 g di farina di Manitoba

4 g di lievito di birra fresco.

1 uovo intero e 4 tuorli

200 g di zucchero

1 limone

½ bicchiere di acqua

500 ml di latte

100 g di amarene

1 pizzico di sale

Preparazione

In una ciotola unisci 130 g di farina 00 e 130 di farina di manitoba, 50 g di zucchero zucchero, sciogli il lievito nell’acqua e versalo con gli altri ingredienti. Aggiungi la buccia di limone grattugiata,  1 cucchiaio di latte, 1 uovo intero e un pizzico di sale  e inizia ad impastare. Quando avrai ottenuto un impasto elastico forma una palla e lascialo lievitare per circa 2 ore. Intanto prepara la crema: sbatti i tuorli con lo zucchero, unisci 150 g di zucchero e 70 g di farina e mescola bene con una frusta. Unisci questo impasto al latte caldo e fallo sobbollire per circa 10 minuti, al termine fai raffreddare. Nel frattempo scola le amarene sciroppate, tagliale a metà e aggiungile alla crema fredda. Quando la pasta sarà lievitata stendine metà e utilizzala per foderare una tortiera. Versa la crema e ricoprila con un altro disco di pasta. Cuocila in forno pre-riscaldato a 180° per circa mezz’ora.

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RICETTE E CONSIGLI SU COME RICICLARE LE UOVA DI CIOCCOLATA

shutterstock_391635568 (1)Nel periodo successivo ai pranzi pasquali, che si abbiano dei figli o meno, ci si ritrova la casa piena di cioccolata che, per quanto buona, non sempre è facile da finire. Se non è stato sufficiente preparare il salame di cioccolata con gli avanzi di Colomba, potete dare spazio alla fantasia (e alla gola) e preparare tante altre squisite specialità.

Il tempo stringe perché il cioccolato è un alimento che non ama il caldo e l’umidità e l’avvicinarsi della bella stagione che segue la Pasqua, impone un consumo piuttosto veloce degli avanzi.

Se viene esposto alle alte temperature, il burro di cacao si scioglie e provoca quella che viene chiamata la ‘fioritura’ del burro. Si riconosce perché si ricopre di macchie chiare, esteticamente fastidiose, ma che non compromettono in alcun modo il gusto del cioccolato.

Vietato conservarlo in frigorifero perché è un luogo troppo freddo e umido, inoltre ricco di odori forti, capaci di rovinare l’aroma della cioccolata.

L’ideale dunque è consumarlo velocemente. Ecco qualche semplice idea che eviterà di ritrovarselo nella dispensa dopo l’estate.

 

BARRETTE AL CIOCCOLATO

Ingredienti

125 g di riso soffiato

600 g di cioccolato

Preparazione

Sciogli il cioccolato e a bagnomaria e ricopri con una parte di cioccolato un foglio di carta forno appoggiata su una teglia. Unisci il riso soffiato al cioccolato rimasto e stendi il composto sul foglio di carta oleata ricoperta di cioccolata. Metti la teglia in frigorifero per almeno 4-5 ore. Quando si sarà raffreddato e ben indurito taglialo a quadretti.

 

shutterstock_371077001FONDUTA DI CIOCCOLATO

Ingredienti

2 banane

1 cestino di fragole

2 kiwi

2 mandarini

200 g di cioccolata (fondente, al latte o bianca)

100 ml di panna fresca

Preparazione

Sciogli il cioccolato a bagnomaria, aggiungi la panna e amalgama bene, evitando la formazione di grumi. Servi versando la fonduta nell’apposito pentolino sotto al quale posizionerai una piccola candela per mantenere la fonduta fluida. Intingi la frutta nel cioccolato tenendola con un bastoncino o una forchetta.

 

shutterstock_195745736LIQUORE AL CIOCCOLATO

Ingredienti

100 g di cioccolata fondente

300 ml di panna fresca

700 ml di latte

250 g di zucchero

150 ml di alcol puro

Preparazione

Unisci il latte, la panna, lo zucchero e il cacao in una pentola e fai sobbollire il liquido ottenuto per circa dieci minuti senza smettere di mescolare, per evitare la formazione di grumi. Aggiungi il cioccolato e, quando si sarà sciolto, spegni il fuoco. Quando si sarà raffreddato aggiungi l’alcol e amalgama bene. Filtra il liquore con un colino a maglie strette e versalo nelle bottiglie. Lascialo riposare per circa un mese prima di consumarlo.

 

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COLOMBA E UOVA DI CIOCCOLATA IN DISPENSA? UN SALAME SPECIALE PER SFRUTTARLE AL MEGLIO!

In questo periodo nelle dispense di casa abbondano gli avanzi di uova di cioccolata e colombe pasquali. Due specialità tipiche della Pasqua, ma che abbondano sulle nostre tavole a tal punto che, a volte, si fatica ad esaurirne le scorte.

shutterstock_260205749La colomba è una preparazione di origini Lombarde e più precisamente milanese. Nasce dall’intuizione di un industriale che aveva la necessità di utilizzare impasto e macchinari usati per preparare i panettoni nel periodo natalizio, anche in altri mesi dell’anno. La forma invece sembra che si riferisca alla tradizione cristiana, secondo la quale questo volatile è simbolo di pace. La ricetta tradizionale prevede dunque in impasto simile a quello del panettone, arricchito da buccia d’arancia candita e ricoperta da una generosa glassatura oltre alle mandorle che donano una piacevole croccantezza.

Le uova di cioccolata invece, sono una tradizione che risale al 1800, quando a Torino divennero un raffinato sostituto dello scambio di uova di gallina che, fino a quel momento, rappresentava la fine del digiuno in Quaresima. Durante questo periodo infatti, la tradizione vuole che le uova di gallina non vengano consumate bensì accumulate, per essere poi utilizzate nelle settimane dopo Pasqua.

Per riciclare questi due dessert tipici della Pasqua, esiste una ricetta davvero golosa: il salame di cioccolata in una versione un po’ speciale perché si utilizza la colomba al posto dei biscotti per un risultato ancora più ricco.

shutterstock_346156301Ricetta                                                       

Ingredienti

200g di cioccolato fondente

150g di burro

200g colomba

2 uova

100g zucchero

50g mandorle

Fondi il burro e il cioccolato a bagnomaria. Mentre si raffredda, monta le uova e lo zucchero e uniscile al cioccolato. Taglia la colomba a dadini, trita le mandorle e uniscile al composto. Lavora bene il composto con un cucchiaio e avvolgi l’impasto con pellicola trasparente creando la forma del salame, infine riponilo in frigo per almeno due ore. Servi il salame di cioccolata  tagliato a fette.