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Cantina

ORTE IN CANTINA, UN PERCORSO TRA I VINI E I SAPORI DELLA TUSCIA

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CantinaVigneti della TusciaTuscia viterbese

Due domeniche per immergersi nell’accogliente atmosfera della Tuscia, tra vini, arte e sapori autentici. Il 29 novembre e il 6 dicembre torna “Orte in cantina”, un suggestivo percorso che si snoda le cantine e i monumenti della cittadina in provincia di Viterbo. Un appuntamento dedicato agli amanti del buon vino e a quanti vogliano concedersi una breve vacanza tra i caratteristici borghi della Valle del Tevere, per conoscere questo affascinante angolo della nostra Penisola. La manifestazione, quest’anno alla nona edizione, è organizzata dall’Associazione Culturale “The Grove” in collaborazione con la Pro Loco e il Comune di Orte e l’Associazione Romana Sommelier. Continua a leggere

cicoria cotta

IN PRIMAVERA, LA CICORIA PER RIMETTERE IN MOTO L’ORGANISMO

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cicoria cottaA Roma è consumata da sempre ‘strascinata’, ovvero passata in padella con aglio, olio e peperoncino. In inverno la ritroviamo in tante pietanze della tradizione regionale italiana, dalla ’ncapriata pugliese, il millenario purè di fave secche accompagnato dalle erbe di campo lesse, all’acquacotta, una zuppa povera di pane raffermo e uova di origine toscana, fino al ‘martuoffolo’ del Sannio e dell’Irpinia con le patate e alla ricca minestra maritata, piatto natalizio campano in cui la verdura sposa diversi tipi di carne (ossa di prosciutto, cappone, gallina, vitello, salsicce). Continua a leggere

Acquacotta maremmana - Cucina tradizionale della toscana

L’ACQUACOTTA DEI BUTTERI

Un piatto che ci fa compiere un viaggio indietro nel tempo, riportandoci all’aspra campagna toscana dei secoli passati: l’acquacotta era la zuppa – povera, come si comprende già dal nome – consumata dai butteri, i pastori a cavallo della Maremma, quando trascorrevano lunghi periodi lontano da casa per pascolare il gregge.

Acquacotta maremmana - Cucina tradizionale della toscana

Le sue origini risalirebbero addirittura alla civiltà etrusca, ma per comprenderne a fondo l’essenza bisogna pensare proprio ai selvaggi terreni della Toscana: qui i mandriani raccoglievano le erbe che la terra donava loro, le facevano bollire e aggiungevano un soffritto di cipolla e – nei casi migliori – lardo; con questa minestra facevano poi ammorbidire il pane raffermo, che portavano sempre con sé.

La ricetta variava in base al periodo dell’anno, dal momento che, a seconda della stagione, erano utilizzati i fagiolini, la borragine, i broccoletti, la cicoria selvatica, il tarassaco; la disponibilità economica aveva, inoltre, la sua importanza e talvolta concedeva ai mandriani il “lusso” di aggiungere al piatto un po’ di carne o baccalà, entrambi secchi.

L’acquacotta non era consumata solo dai mandriani, ma era diffusissima anche nelle abitazioni, sia della Maremma che della Tuscia – la zona corrispondente all’alto Lazio; le massaie utilizzavano le verdure coltivate nel proprio orto e arricchivano la minestra con delle uova.

Nonostante la sua estrema semplicità, questa antichissima pietanza è arrivata ai nostri giorni e oggi fa parte del patrimonio gastronomico toscano e laziale. Ecco la ricetta di base, quella preparata nelle case maremmane:

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Ingredienti per quattro persone
4 uova
2 cipolle
Pomodori rossi maturi
Olio extravergine d’oliva
Foglie di sedano e basilico
Sale e pepe q.b.
Pane raffermo tagliato a fette
Pecorino grattugiato

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Procedimento
Far abbrustolire il pane. Tagliare finemente la cipolla e farla soffriggere con l’olio all’interno di un tegame – per riscoprire il sapore dell’acquacotta di una volta, l’ideale sarebbe utilizzare una pentola di coccio; unire i pomodori tagliati a pezzi, il sedano, il basilico e coprire tutto con abbondante acqua. A fine cottura della zuppa, aprire le uova direttamente nella pentola – devono restare intere – e farle cuocere per quattro o cinque minuti. In ciascun piatto mettere qualche fetta di pane spolverata con abbondante pecorino, adagiarvi sopra l’uovo e ricoprire il tutto con il brodo.

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La ricetta dell’acquacotta diffusa nella zona del Viterbese e dell’alto Lazio è più ricca di quella toscana e prevede l’utilizzo delle patate e della cicoria selvatica; il brodo va preparato mettendo in una pentola con dell’acqua le patate, sbucciate e tagliate a metà, i pomodori a pezzi, la cipolla, spicchi d’aglio interi e mentuccia fresca – quest’ultima conferisce al piatto un sapore particolare. A fine cottura si aggiungono poi la cicoria precedentemente sbollentata e le uova, seguendo il procedimento della versione maremmana.