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UN MENÙ DELLA TRADIZIONE PER LA FESTA DELLA MAMMA

shutterstock_373596733La seconda domenica del mese è tradizionalmente la giornata dell’anno che viene dedicata a tutte le mamme. Un giorno durante il quale, solitamente, si pranza in famiglia, i bimbi più piccoli donano il proprio “lavoretto” e recitano la poesia, e come sempre è un’occasione in più per rimpinzarsi di tante squisitezze.

Un’idea carina per festeggiarla potrebbe essere quella di alleggerire la sua giornata cucinando per lei. Delle girelle di sfoglia, prosciutto cotto e formaggio sono un antipasto semplice, veloce da preparare e di sicuro effetto. Un menù tradizionale per rendere la giornata speciale può continuare con lasagne e arrosti i piatti tipici delle grandi occasioni. Le lasagne rappresentano indubbiamente il piatto tipico della domenica, una preparazione piuttosto impegnativa, ma che dà sempre soddisfazioni.

shutterstock_604965410Sono sicuramente un simbolo dell’italianità, una ricetta diffusa un po’ dappertutto con numerose varianti regionali. Un piatto che appare per la prima volta in un ricettario del XIII secolo, l’Anonimo Meridionale e circa un secolo dopo si trova nuovamente una ricetta chiamata De lasanis nel Liber de Coquina, entrambi redatti presso la corte Angioina. Si tratta di due testi che hanno permesso di testimoniare le abitudini alimentari del tardo medio evo presso le corti europee e, in base alle testimonianze ritrovate, si ipotizza che abbia avuto, quindi, origine nel napoletano.

shutterstock_579668866Per prepararla alla perfezione è necessario trovare la giusta proporzione tra besciamella e ragù. Solitamente le sfoglie di lasagne si cuociono direttamente in forno con il condimento, se si utilizzano quelle secche invece è consigliabile però sbollentarle in pentola prima, per scongiurare la possibilità di servire una lasagna ancora cruda.

Se poi ci si sente davvero in forma, ci si può lanciare nella preparazione di un ottimo arrosto con patate al forno e per stupire definitivamente la festeggiata del giorno, si può pensare anche ad un dolce. Un tiramisù alle fragole farà sicuramente un grande effetto senza essere troppo difficile da preparare. Basta infatti alternare agli strati di crema e savoiardi, quelli di fragole per ottenere una versione speciale e delicata, perfetta per l’occasione.

Torta di riso e farro

RISO, FARRO E TANTE SPEZIE: LA TORTA DI PASQUA DI VERSILIA E GARFAGNANA

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Tra le tante pizze e sfoglie salate protagoniste della Pasqua da nord a sud della Penisola, accanto alla torta pasqualina genovese e a quella al formaggio umbra, alla crescia marchigiana e al casatiello napoletano, ce n’è una meno famosa ma altrettanto buona. Si chiama torta putta di riso e farro ed è una specialità diffusa nell’intera provincia di Lucca, dalle campagne della Garfagnana fino a Pietrasanta, Viareggio e alle altre località della Versilia. ‘Putta’, in dialetto toscano, significata ‘pepata’: viene, infatti, aromatizzata con tanto pepe nero, noce moscata, chiodi di garofano e cannella, che le danno un sapore speziato molto forte, tra il piccante e il dolce. Continua a leggere

Aspic

L’ASPIC, UNA RICETTA FRANCESE PER IL CENONE DI CAPODANNO

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AspicCon il tonno, con le uova o il prosciutto cotto, i peperoni o i sottaceti, il pollo o il manzo, il salmone o i crostacei. L’aspic è una celebre ricetta originaria della cucina francese, ma conosciuta e apprezzata anche nel resto d’Europa – in particolare tra Germania, Austria, Finlandia, Croazia –, in Russia e nella nostra Penisola: una preparazione di carne, pesce o verdure in gelatina – da mangiare fredda –, che con il suo gusto raffinato e la forma elegante è perfetta per stupire gli ospiti durante un’occasione speciale. Nelle case e nei ristoranti di Milano rappresenta il classico antipasto del Cenone di Capodanno, precedendo gli agnolotti in brodo di cappone e l’immancabile zampone (o cotechino) con le lenticchie. Continua a leggere

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LE GRISPELLE CALABRESI DELL’IMMACOLATA

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L’8 dicembre, verso mezzogiorno, per le strade delle città e dei borghi della Calabria si sparge un intenso odore di fritto: in tutte le abitazioni comincia la preparazione delle grispelle, le deliziose frittelle che nell’intera regione sono protagoniste del pranzo della festa dell’Immacolata. Il nome deriva dal latino crispus, ‘arricciato’, un termine che richiama evidentemente i bordi tipicamente increspati della zeppola; a Vibo Valentia, però, le grispelle diventano i zippuli, mentre nel cosentino sono chiamate cullurielli o cuddrurieddri, dal greco kollura, che significa “pane a forma di anello”. Continua a leggere

Tavola di Halloween

HALLOWEEN “ALL’ITALIANA” CON IL MENU A BASE DI ZUCCA

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Tavola di HalloweenNon è una tradizione del nostro Paese, ma da diversi anni la festa di Halloween è entrata anche nelle case italiane. E se per i più piccoli la vigilia di Tutti i Santi significa mascherarsi e bussare alle porte dei vicini chiedendo “Dolcetto o scherzetto?”, come fanno i loro coetanei oltreoceano, per gli adulti diventa un’occasione per trascorrere qualche ora in compagnia, tra piatti golosi e un buon bicchiere di vino. Continua a leggere

Zucca fritta in agrodolce

LA ZUCCA FRITTA IN AGRODOLCE ALLA SICILIANA

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Zucca fritta in agrodolceÈ una classica ricetta autunnale palermitana che negli ultimi anni ha conquistato le tavole di tutta Italia dove, nei ristoranti come nelle gastronomie, compare tra i contorni. È la zucca in agrodolce, un piatto semplice, di origine contadina, ma gustoso e genuino.

La preparazione è semplice e veloce, ma il risultato prelibato: la zucca, tagliata a fette spesse circa un centimetro, viene infatti fritta in abbondante olio extravergine d’oliva e poi condita con una salsina fatta con aceto, zucchero, aglio e con l’olio avanzato dalla frittura. Come tocco finale, i siciliani aggiungono qualche fogliolina di mentuccia fresca, che dona al piatto una piacevole nota fresca e bilancia il gusto importante dell’aglio e dell’aceto. Una variante più salutare prevede l’impiego della zucca arrostita, invece che fritta, che consente di conservare la pietanza (in frigorifero) anche per più giorni. Continua a leggere

Salame Milano

DELICATO E VERSATILE: IL SALAME MILANESE

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Salame MilanoProtagonista di toast, panini e sandwich si contende da sempre il primato di salame più venduto al banco di salumeria con quello “napoletano”. Rispetto a quest’ultimo, che è di origini molto più antiche, è però tra i più richiesti per la sua versatilità.

Il Salame Milano, comunemente chiamato “milanese”, infatti, è un salume immancabile sulle tavole degli italiani. Quello tradizionale deve essere rigorosamente “a grana di riso”. Continua a leggere

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LA ROBIOLA, UN FORMAGGIO “A TUTTO PASTO”

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La più famosa è quella di Roccaverano, un borgo di appena 450 anime sulle colline delle Langhe. Ma la robiola, cremosissimo e prelibato formaggio ricavato da latte caprino o misto, viene prodotta un po’ ovunque nel basso Piemonte, tra l’alessandrino, l’astigiano e il cuneese. La vicina Lombardia, in particolare le province di Bergamo e Brescia, sono la patria di una varietà ottenuta esclusivamente con latte vaccino, dalla pasta più compatta. Continua a leggere

Scarpaccia salata

DOLCE O SALATA, LA SCARPACCIA DELLA VERSILIA

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Scarpaccia salataUna specialità semplice e leggera, ideale da preparare in primavera – quando al mercato compaiono le prime zucchine di stagione – e per tutta l’estate. La Scarpaccia è una torta di ortaggi nata in Versilia, tra le città di Viareggio e Camaiore, che se ne contendono da sempre la paternità. Le ricette che troviamo nelle due città, in realtà, non sono identiche: la Scarpaccia camaiorese, croccante e dorata, è una pietanza salata servita caldissima dai ristoranti e trattorie della costa toscana come antipasto e venduta anche da forni e panetterie, come spuntino da mangiare in qualunque momento della giornata; quella viareggina è dolce e morbida e dalle famiglie del posto viene gustata tiepida o fredda a fine pasto, come insolito dessert. Il nome, che non rende giustizia al suo gusto delicatissimo, “deriva dal fatto che, una volta cotta, ha lo spessore d’una suola di scarpa vecchia: una scarpaccia”, appunto, come scrive Giovanni Righi Parenti nel volume La cucina toscana in 800 ricette tradizionali (Newton Compton). Continua a leggere

Pinza triestina

LA PINZA, IL DOLCE ANTIPASTO DELLA PASQUA TRIESTINA

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Pinza triestinaFarina, uova, latte, zucchero, burro, un bicchierino di rhum e buccia di limone grattugiata per profumare: sono i semplici ingredienti della Pinza, un antico dolce pasquale che arriva dalle cucine del Friuli Venezia Giulia e simboleggia la spugna con il quale il centurione diede da bere l’aceto a Gesù crocifisso. Diffusa a Trieste e Gorizia, ha la forma di grossa pagnotta, un invitante colore dorato e una consistenza particolarmente soffice; è un “boccone” – questo il significato del termine “Pinza”, dal longobardo bizzo, “morso” – che rimane soffice e buonissimo per giorni. Continua a leggere

Taranto Castello Aragonese

BUONA TAVOLA E RITI SUGGESTIVI: LA SETTIMANA SANTA DI TARANTO

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Taranto Castello AragoneseTaranto_MassafraTaranto Ponte San Francesco da Paola

Dal pomeriggio del Giovedì fino all’alba del Sabato Santo, il centro storico di Taranto diventa un palcoscenico a cielo aperto in cui le confraternite locali portano in scena i suggestivi Riti della Passione di Cristo. Una tradizione antichissima, quella della Settimana Santa tarantina, che ogni anno richiama numerosi turisti, desiderosi di assistere a rappresentazioni dal fascino lontano, approfittando della breve vacanza per visitare una città ricca di storia e assaggiare i sapori pieni e generosi di questa terra. Continua a leggere

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LEGGERO COME UN SOFFIO: IL FIADONE DI PASQUA ABRUZZESE

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Una sfoglia sottile che racchiude un morbido ripieno di formaggio, uova e spezie. Il Fiadone è una specialità della cucina dell’Abruzzo, che le famiglie del posto si scambiano come dono durante la Settimana Santa, per poi mangiarlo a Pasqua e il Lunedì in Albis. Diffusissimo nell’intera regione, in questo periodo dell’anno fa la sua comparsa nei forni e nelle gastronomie sparse tra Teramo, Pescara, Chieti, L’Aquila e gli incantevoli borghi abruzzesi.

È una ricetta nobile, citata per la prima volta nel Libro novo nel qual s’insegna a far d’ogni sorte di vivande (1557) di Cristofaro da Messisbugo, cuoco alla corte degli Estensi di Ferrara, che arrivò in Abruzzo per necessità e finì per scomparire nella sua città natale: nella preparazione indicata dallo scalco – il maggiordomo del Rinascimento –, infatti, era richiesto l’uso dello zafferano, una spezia che già all’epoca era radicata nella cultura aquilana. Continua a leggere

Olive ascolane

OLIVE ASCOLANE, MA ANCHE CRESCIA, PICONI E CIARIMBOLI. LO STREET FOOD DELLE MARCHE

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Sono famose nel mondo per le olive ascolane, gli irresistibili bocconcini che i turisti amano gustare mentre passeggiano, nel caratteristico e comodo cartoccio. Ma le Marche hanno una variegata tradizione in fatto di cibi di strada: Continua a leggere

Noci

NOCI, LE GHIANDE DI GIOVE

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NociCrude, all’interno di sfiziosi aperitivi e insalatone, o cotte, per primi insoliti e golosi dessert, le noci sono protagoniste della cucina dell’autunno. Nutrienti e salutari, dolci a un primo assaggio ma dal caratteristico retrogusto amaro, danno un tocco particolare a tanti piatti, tradizionali e non, oltre ad essere uno snack genuino da mangiare in qualsiasi momento della giornata. Continua a leggere