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ECO DAL FRIGO, UN’APP PER QUANDO GLI INGREDIENTI SCARSEGGIANO E CHE LIMITA GLI SPRECHI

Ultimamente hai poco tempo per la spesa e il tuo frigo è pressoché vuoto?  Hai qualche avanzo di formaggio e nel cassetto della verdura, ci sono un paio di zucchine? Non disperare, puoi riuscire a preparare una cena nonostante i pochi ingredienti a disposizione. E se sei troppo stanco per pensare o se non sei il tipo di persona a cui si possa dire di essere dotato di fantasia in cucina, c’è una web app che ti viene in aiuto, si tratta di Eco dal frigoecodalfrgio

Accedendo alla pagina e inserendo i pochi ingredienti a disposizione, si possono velocemente ottenere interessanti ricette da preparare, risolvendo così ogni problema per la cena. È un’applicazione gratuita disponibile su qualsiasi dispositivo dotato di connessione.

Eco dal frigo nasce dal nobile intento di contrastare lo spreco alimentare. È stata ideata da Mission Bambini, una fondazione italiana che ogni giorno offre un aiuto concreto ai bambini in Italia e nel mondo, perché abbiano l’opportunità di essere accolti, curati e istruiti. 

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La fondazione sottolinea come lo spreco alimentare sia un problema importante e che è necessario riuscire a contrastare. Si stima infatti che solo in Italia, in media, ogni famiglia butti 49 kg di cibo all’anno, per un valore di oltre 300 euro. Numeri che si possono abbassare facilmente ponendo maggiore attenzione all’utilizzo di tutto ciò che abbiamo nel frigo o nella dispensa controllando regolarmente le scadenze.
Utilizzare Eco dal frigo è semplicissimo. Dopo aver selezionato i prodotti che potrebbero deperire in breve tempo, in pochi click la app suggerirà tutte le ricette possibili. Con qualche avanzo di formaggi, ad esempio Eco dal Frigo suggerisce di preparare dei Medaglioni di polenta ripieni di formaggi con pancetta. Prima che le melanzane si rammolliscano si può provare a preparare una Torta di riso e melanzane. Oppure salvare quella banana che sta scurendo  velocemente nel cesto della frutta cucinando dei Muffin alla banana.

Il progetto è aperto anche a chi volesse partecipare inviando la propria ricetta anti-spreco.

UN PRELIBATO PIATTO “DI RECUPERO”: LE TOMAXELLE GENOVESI

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Tomaxelle genovesiOggi sono considerate una prelibata ricetta delle feste, perché richiedono tempo e cura per essere cucinate, e sulle tavole della Liguria compaiono la domenica o nelle occasioni speciali. In passato, invece, erano un piatto di recupero che veniva preparato con gli avanzi di carne e verdura. Le Tomaxelle – o Tomaselle – sono una specialità genovese: involtini di fesa di vitello farciti con un ripieno davvero sostanzioso, fatto con macinato magro di manzo, interiora di vitello (schienali, animelle, cervella, poppa) lessate e tritate, uova, una manciata di pinoli e di funghi secchi, parmigiano grattugiato, prezzemolo e maggiorana per profumare. Sulla cottura ci sono due ‘scuole di pensiero’: c’è chi le rosola in padella con olio extravergine e poi completa il procedimento soltanto con del vino bianco e un po’ di brodo vegetale, e chi al brodo unisce qualche mestolo di ‘tocco’ di carne – così è chiamato il ragù nel capoluogo ligure –, che regala alla pietanza un bel colore rosso carico. Continua a leggere

A SCUOLA SI INSEGNA IL VALORE DEL CIBO CON LA GOOD FOOD BAG DI LEGAMBIENTE

www.viviconstile.org

www.viviconstile.org

Portare a casa la doggy bag quando si pranza o si cena al ristorante, per evitare di sprecare pasta, carne, verdure che rimangono nel piatto, è un gesto che sta lentamente entrando a far parte dei costumi degli italiani; talvolta sono gli stessi locali a consegnarla ai clienti senza aspettare la loro richiesta, per evitare imbarazzi. Ma cosa succede alle grandi quantità di alimenti che ogni giorno avanzano nelle mense scolastiche? Dalle scuole proviene una larga fetta degli sprechi nel nostro Paese, con una percentuale di cibo che finisce tra i rifiuti che si aggira attorno al 13% (dati Cittadinanzattiva, XII Rapporto nazionale “Sicurezza, qualità, accessibilità a scuola”). Una cifra enorme, se si pensa che i pasti distribuiti ogni mese agli studenti, da nord a sud della Penisola, sono 49 milioni.

Da qualche mese un’iniziativa di Legambiente sta cercando di ridurre il fenomeno e sensibilizzare i più piccoli al valore del cibo: è la “Good Food Bag”, una doggy bag che consente a bambini e ragazzi di portare via ciò che non riescono a consumare a mensa, mangiandolo poi a casa con la propria famiglia. Il sacchetto anti-spreco firmato dall’organizzazione è di plastica lavabile, riutilizzabile e riciclabile ed è fatto per contenere pane, prodotti da forno, frutta non sbucciata, merendine e budini, insieme a cibi già cucinati ma ancora chiusi nelle vaschette. Morbido e richiudibile, riesce a reggere fino all’equivalente di due litri di latte in cartone. È pensato principalmente per le scuole, ma può essere richiesto anche da ristoranti e bar, mense aziendali, amministrazioni pubbliche e semplici consumatori, sui siti www.legambiente.it e www.viviconstile.org.

Nel mondo, secondo i dati della FAO, un terzo del cibo prodotto finisce nella spazzatura – spiega Laura Primerano di Fondazione Legambiente Innovazione –. In Italia, secondo le stime di Last Minute Market, ogni famiglia getta nella spazzatura almeno un chilo di cibo al mese. La Good Food Bag nasce proprio per contrastare questo spreco di cibo e per fare in modo che portarsi a casa il cibo avanzato sia un motivo di orgoglio”.

Mensa scolasticaL’altro scopo del progetto, infatti – oltre a far diminuire la quantità di pane, pasta, frutta e altri alimenti sprecati – è quello di far comprendere ai giovanissimi che recuperare gli avanzi è un gesto necessario e intelligente. Necessario nei confronti dell’ambiente – perché riducendo gli sprechi cala anche la quantità di rifiuti – e di quanti non hanno cibo a sufficienza per vivere (oltre sei 6 milioni di persone in Italia, 795 milioni nel mondo). Intelligente per la propria famiglia, dal momento il cibo buttato via viene pagato due volte, prima come alimento da acquistare, poi come rifiuto da smaltire.

Per questo l’organizzazione unisce alla distribuzione delle bag una campagna di educazione allo spreco, invitando coloro che utilizzano lo speciale sacchetto a entrare a far parte della community “Noi usiamo la Good Food Bag” su Viviconstile.org, il portale che riunisce i cittadini che adottano comportamenti ‘virtuosi’ come riciclare gli avanzi, coltivare un piccolo orto sul balcone di casa, condividere l’auto, bere l’acqua del rubinetto o fare la raccolta differenziata. E su Legambiente.it dà alcuni consigli pratici ai dodici milioni di persone che ogni giorno, in Italia, pranzano fuori casa, come quello di “evitare porzioni eccessive rispetto al proprio appetito” e, se non si mangia in mensa, portare al lavoro o a scuola una schiscetta ‘sostenibile’, “magari preparata a casa con gli avanzi della sera prima”.

LE “STRATEGIE” DEGLI ITALIANI CONTRO LO SPRECO DI CIBO

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Lettura etichetteGli italiani sono sempre meno spreconi di cibo. Riutilizzano gli avanzi di pranzo o cena, al ristorante richiedono la doggy bag per portare a casa il cibo o la pizza rimasta nel piatto e sono sempre più attenti alle date di scadenza presenti in etichetta! Il dato emerge da un’indagine Coldiretti/Ixè presentata qualche giorno fa a Expo, durante il convegno “Surplus Food Managemente Waste. Il recupero delle eccedenze alimentari: dalle parole ai fatti”, promosso dal Politecnico di Milano e dal Banco Alimentare. Ben il 60% della popolazione adotta ‘strategie anti-spreco’ per evitare di far finire nel cassonetto pane, latte, frutta, verdura, alimenti già cotti. Continua a leggere

UBO, “UNA BUONA OCCASIONE”: L’APP PER LA CORRETTA GESTIONE DEL CIBO

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Spesa al supermercatoFare la spesa in maniera intelligente, lasciandosi guidare dalle reali necessità più dall’istinto; conservare correttamente gli alimenti nella dispensa e in frigorifero, per farli durare più a lungo; riciclare gli avanzi in maniera creativa, cucinando piatti nuovi e gustosi. Per diventare consumatori “virtuosi”, che con le proprie scelte di ogni giorno contribuiscono a ridurre gli sprechi alimentari, basta seguire poche e semplici regole: questa l’idea che ha spinto le regioni Piemonte e Valle d’Aosta, in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale piemontese, a sviluppare UBO – acronimo di Una Buona Occasione –, un’applicazione per smartphone e tablet pensata per guidare gli utenti a una corretta ‘gestione’ del cibo, dal momento dell’acquisto fino al riutilizzo di quello in eccedenza. Continua a leggere

GROW THE FUTURE: LE BUONE AZIONI ANTISPRECO PER “NUTRIRE IL PIANETA”

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grow the futureAbbiamo acquistato al mercato i piselli freschi? Con i baccelli, invece di buttarli via, prepariamo una gustosa salsina per i crostini, lessandoli e frullandoli insieme a qualche cucchiaio di panna o besciamella. Approfittando delle offerte al supermercato abbiamo fatto scorta di alimenti che difficilmente riusciremo a consumare prima della scadenza? Condividiamoli con i vicini di casa. E con l’acqua con cui abbiamo lavato frutta e verdura innaffiamo le piante del nostro balcone. Questi suggerimenti per uno stile di vita senza sprechi arrivano dal portale Grow the future, lanciato a fine aprile da Syngenta – gruppo mondiale che opera nell’agribusiness per lo sviluppo dell’agricoltura sostenibile – per la terza edizione dell’omonima iniziativa, nata per sensibilizzare i cittadini a un utilizzo consapevole delle risorse idriche e alimentari. Continua a leggere

GLI GNOCCHI DI PANE RAFFERMO, UNA BUONA RICETTA CONTRO LO SPRECO

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Strangolapreti spinaci e ricotta Primi piatti del Trentino A. A.A Praga accompagnano da sempre il Gulasch, il corposo spezzatino di carne bovina che i mandriani ungheresi cuocevano all’aperto, all’interno di grossi paioli posti sul fuoco, durante i lunghi periodi in cui portavano a pascolare il bestiame. Ma gli gnocchi di pane non sono una ricetta soltanto ungherese: diffusi in diverse regioni nel nord Italia, rappresentano un piatto del riciclo, nato nelle case più povere per dare una seconda vita alle pagnotte non più freschissime. Continua a leggere

FRITTATA DI RISO, LA SECONDA VITA DEL RISOTTO

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Frittata di risoÈ meno famosa di quella di pasta, ma rappresenta una soluzione altrettanto valida – e golosa – per dare una seconda chance al cibo avanzato dal pranzo o dalla cena del giorno prima. La frittata è il modo ideale per recuperare risotti e riso al sugo: invece di riscaldare gli avanzi e consumarli così come sono, è sufficiente unirli a qualche uovo sbattuto e a un po’ di formaggio grattugiato per dar vita a una pietanza del tutto nuova e molto saporita. Cucinarla, insomma è una scelta sostenibile che ci consente di evitare gli sprechi ma anche di sorprendere piacevolmente i commensali. Continua a leggere

NON CHIAMATELI POLPETTE: I MONDEGHILI MILANESI

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Piccoli e invitanti bocconcini di carne tritata, pane e formaggio grattugiato, fritti nel burro. Ma non chiamateli polpette. I mondeghili sono tra le più golose specialità della cucina milanese: nati come piatto di riciclo, per recuperare il bollito misto o l’arrosto avanzato dal pranzo della domenica o dei giorni di festa, sono ricavati mescolando la carne ben fredda con uova, salsiccia sminuzzata, una michetta rafferma – il tipico panino lombardo soffiato, diffuso nel resto d’Italia col nome di rosetta – ammorbidita nel latte, un trito di aglio e prezzemolo, grana padano grattugiato, sale, pepe e un pizzico di noce moscata. Continua a leggere

GLI AVANZI DELLE FESTE SI RICICLANO CON CREATIVITÀ

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Riciclare gli avanziIl 2015 si apre con una buona notizia sul fronte della sostenibilità: tra Natale e Capodanno gli italiani hanno ridotto sensibilmente la quantità di cibo sprecato. È quanto emerge da un’indagine realizzata da Coldiretti e dall’Istituto Ixè, che hanno analizzato il comportamento dei nostri connazionali a tavola durante le feste di fine anno, appena concluse. Continua a leggere

RI-GUSTAMI A CASA, LA DOGGY BAG FA BENE ALL’AMBIENTE

http://bragonline.org.uk/

bragonline.org.uk

All’estero chiederla è una consuetudine consolidata ormai da anni, tanto che persino la first lady Michelle Obama, nel 2009, quando era a Roma per il G8 – evidentemente abituata a fare così in patria – portò via tranquillamente gli avanzi della cena dal ristorante “I maccheroni” della Capitale. In Italia, al contrario, la doggy bag è guardata ancora con sospetto, o meglio, con imbarazzo.

E invece uscire dal locale con il sacchetto o la vaschetta contenente il cibo rimasto nel piatto non solo rappresenta un diritto del cliente – sancito addirittura da una sentenza della Cassazione nel luglio scorso –, ma anche un gesto decisamente green, che fa bene all’ambiente.

rigustami a casaLa Provincia autonoma di Trento lo ha capito già tre anni fa, lanciando l’iniziativa Ri-gustami a casa, nata per diffondere la cultura del riciclo del cibo avanzato sui tavoli di bar e ristoranti. Nei locali trentini sono i ristoratori stessi a proporre ai clienti di portare a casa quello che non sono riusciti a mangiare, riponendo il tutto all’interno di una speciale “eco-vaschetta”, fabbricata con la carta proveniente da foreste certificate FSC (Forest Stewardship Council), un’organizzazione internazionale che promuove la gestione responsabile dei boschi.

In questo modo, al consumatore viene evitato il disagio della richiesta e portare con sé la doggy bag diventa molto più naturale: una strategia che, dal 2011 a oggi, ha fatto aumentare di quattro volte – dal 20 si è passati all’80% – la percentuale di persone che, una volta terminato il pranzo o la cena fuori, torna a casa con il sacchetto “virtuoso”, con oltre 50mila eco-vaschette distribuite.

Vivere a spreco zero

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A beneficiare della campagna sono i ristoratori, che riducono significativamente la quantità di rifiuti organici da smaltire, gli stessi clienti, che così evitano di spendere più di quanto abbiano effettivamente consumato, e l’ambiente, con una diminuzione importante degli sprechi.

Le stime parlano di un risparmio notevole, con 4,6 chilogrammi – in media – di avanzi recuperati da ciascun locale in un mese. Se il recupero divenisse sistematico, ogni ristorante eviterebbe di gettare via oltre 55 chili di cibo l’anno.

A conferma del successo di Ri-gustami a casa è arrivato, il 24 novembre, il riconoscimento di Last Minute Market, società nata nel ’98 come spin-off dell’Università di Bologna che opera sul territorio recuperando beni invenduti (alimenti in eccedenza nei supermercati, pasti pronti nelle mense scolastiche e aziendali, farmaci da banco) e destinandoli a Onlus ed enti caritativi. Alla presenza del Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, il progetto altoatesino ha ricevuto il premio “Vivere a spreco zero” nella categoria “Enti pubblici”, per l’impegno e il contributo tangibile dato in questi anni nella lotta allo spreco alimentare. Un altro piccolo passo verso un mondo più sostenibile.

IL PEPERONE RIPIENO, UN PIATTO NAZIONAL-POPOLARE

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Impossibile resistere ai peperoni ripieni. Una pietanza nata dall’esigenza di recuperare pane raffermo o avanzi di carne, pasta o riso, diventata nel tempo una delle più conosciute della cucina del Bel Paese. Immancabili nei ristoranti e nelle trattorie della Penisola, insieme ad altri piatti “nazional-popolari” come i pomodori col riso, grazie al loro sapore corposo e dolce al tempo stesso questi prelibati ortaggi regalano all’imbottitura un gusto del tutto nuovo e sorprendente. Continua a leggere

COSA METTERE NEL CESTINO DEL PICNIC A PASQUETTA

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cestino da picnic La gita fuori porta del lunedì in Albis è un “rito” irrinunciabile per molti italiani. E con essa il picnic. Una breve “fuga dalla città”, alla ricerca di un angolo verde dove trascorrere una giornata di relax e allegria in compagnia degli amici, Continua a leggere

IL CASATIELLO DI MARISA LAURITO

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casatielloIl casatiello è una torta rustica che a Napoli si prepara a Pasqua. Nella ricetta trovate le dosi precise, ma potete imbottirlo anche con tutti gli avanzi di formaggi e salumi del frigo regolando l’equilibrio tra la pasta e l’imbottitura. Io ne ho un ricordo fantastico perché è squisito e perché è legato a una storia… Continua a leggere

Torrijas. French toast. Pain perduGli americani, ma anche gli inglesi non se lo fanno mai mancare a colazione. Il pane passato nell’uovo e fritto è un classico. Un tempo consumato prevalentemente la domenica e nei giorni di festa, come racconta Charles Bukowski nel suo Panino al prosciutto, oggi è immancabile nelle case come nei bar delle principali catene di caffetterie e fast food.

Assieme ai pancake è il protagonista della colazione americana da secoli. Come questi ultimi è molto apprezzato con lo sciroppo d’acero così come con marmellate e salse, dolci e salate, ma è anche usato come companatico di salsicce, fagioli e le stesse uova con pancetta.

Bukowski in Panino al prosciutto, attraverso la storia dell’adolescente ribelle Henry Chinaski, tra racconto e realtà, ripercorre di fatto la propria storia. La classica colazione americana è legata ai ricordi della nonna di Henry, Emily.La prima cosa che ricordo di aver sentito dalla bocca della nonna è: «Vi seppellirò tutti !». Lo disse per la prima volta proprio mentre stavamo cominciando a mangiare, e da allora glielo sentii ripetere un sacco di volte, sempre prima di mangiare. Mangiare sembrava molto importante. Mangiavamo purea di patate con il sugo, specialmente la domenica. Mangiavamo anche roast beef, wurstel coi crauti, piselli, rabarbaro, carote, spinaci, fagiolini, pollo, spaghetti con le polpette, a volte mescolati con ravioli: c’erano cipolle bollite, asparagi, e la domenica anche la crostata di fragole con il gelato di crema. A colazione mangiavamo pane inzuppato nell’uovo e fritto, e salsicce, oppure frittelle con uova e pancetta. E c’era sempre il caffè”.

Pubblicato nel 1982, Ham on rye (il titolo originale dell’opera) chiude il ciclo in cui Bukowski ha raccontato la propria vita sotto lo pseudonimo di Henry Chinaski.

Il pane inzuppato nell’uovo e fritto è una ricetta internazionale, molto diffusa anche in Francia e in Italia come in tanti altri Paesi del mondo, tra cui il Messico. Ma non si mangia a colazione se non nei Paesi anglosassoni. In Italia, ad esempio, è una ricetta che le nostre nonne utilizzavano per riciclare o meglio non gettare il pane raffermo o gli avanzi di uova sbattute impiegate per altri usi in cucina, come le cotolette, i crocchè e le arancine.

“QUANDO IL BUONO PASTO DIVENTA PASTO BUONO”

MensaUna grande risorsa. È ciò che rappresentano gli alimenti freschi che ogni giorno restano invenduti nei supermercati e nei negozi, insieme ai piatti già pronti preparati da ristoranti e self service. Cibo ancora in perfetto stato destinato a finire nei cassonetti, generando uno spreco dalle dimensioni allarmanti – basti pensare che un ipermercato ogni anno butta via in media 1500 kg di generi alimentari commestibili; 100 kg è invece la quantità stimata per tavole calde e piccoli esercizi commerciali. Una quantità enorme di vivande che può trasformarsi in una preziosa opportunità per tendere una mano a tutti coloro che in Italia sono in condizioni di difficoltà.

A Genova da sette anni è attivo Pasto Buono, un progetto che recupera il cibo sano in eccedenza dal settore della ristorazione per donarlo alle mense per i poveri. L’iniziativa è nata a giugno del 2007 da un’idea di Gregorio Fogliani, presidente di QUI! Group Spa, società leader nel mercato nazionale dei buoni pasto, che ha deciso di contribuire attivamente alla gestione responsabile delle eccedenze alimentari, in un Paese in cui il numero di persone che vivono in una situazione di povertà è in aumento costante. Sono 30mila, infatti, secondo i dati diffusi dalla Caritas, coloro che ogni mese chiedono aiuto alla Chiesa e agli enti benefici per generi di prima necessità.

Nel capoluogo ligure – che ospita anche il Mercato del Carmine, dove ogni sera vengono cucinati gli avanzi della giornata – quotidianamente associazioni no-profit ritirano cibi freschi e cucinati dagli esercizi commerciali che aderiscono al programma, per distribuirlo a tutti coloro che si rivolgono a loro per un piatto caldo. Prodotti da forno e pane, frutta e verdura, primi, secondi e contorni sono i cibi che bar, macellerie, mense aziendali, scolastiche e ospedaliere, panifici, pasticcerie, ristoranti e pizzerie, rosticcerie e tavole calde, supermercati piccoli e grandi, ipermercati e mercati generali possono donare alle mense per i poveri.

pastobuonoPasto Buono è realtà anche grazie al prezioso contributo del Banco Alimentare della Liguria, della Comunità di Sant’Egidio e di altre associazioni di volontariato locali. Dal 2008 l’iniziativa è realizzata da QUI Foundation, nata da una costola di QUI! Group per promuovere una serie di iniziative solidali, a livello nazionale e internazionale, sempre con un’attenzione particolare nella lotta allo spreco alimentare e alla fame. In particolare, la fondazione agisce come centro di raccolta e distribuzione di alimenti a lunga conservazione (pasta, riso, olio, biscotti, scatolame) donati da aziende private. Da qualche anno al progetto pilota si è affiancato Pasto Buono per tutta la famiglia, che permette alle famiglie appartenenti alla fasce più deboli della società – individuate da Comuni e Caritas – di ritirare cibo fresco e sano a costi ridotti e consumarlo direttamente nelle proprie case.

Oggi Pasto Buono è presente a Roma, con il patrocinio di Roma Capitale, a Firenze, dove collabora con la Venerabile Arciconfraternita della Misericordia, una storica fondazione che fornisce aiuti alle famiglie indigenti e agli anziani soli, e da pochi giorni anche a Palermo.

GENOVA: IL MERCATO DOVE NON SI BUTTA VIA NIENTE

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Buono, pulito e giusto. È la filosofia del Mercato del Carmine di Genova dove tutti i prodotti devono essere a km 0 ma soprattutto dove non si butta via niente. Alla chiusura, infatti, dopo aver messo all’asta l’invenduto, la struttura si trasforma in un suggestivo e oggi rinomato ristorante che utilizza gli avanzi della giornata. Menù con ricette della tradizione a base di pesce azzurro, parti povere del bovino, formaggi, frutta e verdura di stagione, vino autoctono.

mercato1Poche e semplici le regole per i consorziati. Innanzitutto la merce deve provenire direttamente dai produttori locali, al più del Basso Piemonte, a cui viene riconosciuto il giusto prezzo, garantendo così la totale tracciabilità. Solo prodotti di stagione “di alta qualità selezionati accuratamente sulla base del gusto e del buono”. E ancora, impegno a ridurre il più possibile gli sprechi, prezzi congrui a quelli di mercato e, non ultimo, informare i consumatori sulla storia dei prodotti e la loro lavorazione.

Un progetto innovativo che è divenuto un modello di filiera corta e valorizzazione delle produzioni locali da un lato e dall’altro esempio di sostenibilità e responsabilità sociale. La struttura liberty che ospita il mercato, che ne è anche il suo simbolo, è divenuta un esempio e un punto di riferimento non solo per il quartiere ma per tutta la città.

Il mercato del Carmine, che sorge nell’omonimo quartiere, si è tenuto per più dimercato4 trecento anni in piazza Bandiera. Dalla fine dell’800 fu spostato nell’attuale piazza del Carmine, ottenuta dall’allargamento di una piazzetta esistente all’incrocio tra salita di S. Bernardino e salita Carbonara, dove solo nel 1921 fu costruita l’attuale struttura in stile liberty che lo ospita.

Se la filiera corta, però, è sempre più diffusa e con i farmer market promossi da Coldiretti è ormai presente un po’ ovunque nel Paese, anche nelle grandi città, la vera novità del Mercato del Carmine è rappresentata dalla sostenibilità totale. Nessuno spreco, dunque, come avviene nei comuni mercati, ma recupero di tutto l’invenduto. Il ristorante è divenuto un punto di riferimento non solo per il quartiere ma per tutta la Città, anche durante il giorno, servendo scuole, uffici e università con piatti genuini ottenuti dalla lavorazione degli avanzi, valorizzando i prodotti venduti all’interno del mercato.