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RICETTA E CURIOSITÀ SUL BACCALÀ MANTECATO

shutterstock_331633859Il baccalà mantecato è un piatto molto saporito, tipico della cucina veneta. Il nome della ricetta trae però in inganno, non viene infatti preparato con il baccalà, bensì con lo stoccafisso. Ma qual è la differenza tra i due?

La materia prima da cui si parte è sempre la stessa: il merluzzo, che viene però lavorato in modo differente . Il baccalà è conservato sotto sale, lo stoccafisso invece, è essiccato. Due procedure molto diverse e che richiedono due trattamenti per la preparazione dei piatti, piuttosto simili. Entrambi infatti, hanno bisogno di essere tenuti in ammollo, nel primo caso per togliere il sale che sarebbe eccessivo, nel secondo per farlo reidratare e ottenere un piatto morbido.

Lo stoccafisso è un prodotto di origine  norvegese che sembra sia arrivato dalle nostre parti in seguito al rientro in Italia di Pietro Querini, un mercante veneziano del ‘400. Un viaggio avventuroso, perché la nave sulla quale si trovava fu investita da una violenta tempesta e naufragò. L’equipaggio riuscì però a salvarsi e fu ospitato dai pescatori dell’isola di  Roest, nell’arcipelago delle Lofoten dove riuscirono ad approdare. Qui il Querini ebbe modo di scoprire lo stoccafisso e rientrato nel 1432 in Italia, iniziò a commercializzarlo, ottenendo subito grande successo, perché era un tipo di pesce più economico di quello fresco e perché non così deperibile.

Il baccalà mantecato, è un piatto che viene spesso servito come antipasto, accompagnato da crostini di polenta, ma può rappresentare anche un ottimo piatto unico.

Ricettashutterstock_197595839

500 g di stoccafisso ammollato

100 g di latte

200 ml di olio

2 spicchi d’aglio

Prezzemolo q.b.

Alloro q.b.

Sale q.b.

Preparazione

Fai bollire lo stoccafisso con acqua e qualche foglia di alloro per circa 20 minuti, al termine lascia raffreddare il pesce nella sua acqua. Scola e togli le lische e la pelle, aggiungi il latte e mescola con energia, unendo a filo l’olio come per preparare una maionese, fino ad ottenere una crema compatta ed omogenea. Aggiusta di sale e pepe e insaporisci con del prezzemolo tritato.

IL PROFUMATO BAGNONE DELLA TUSCIA VITERBESE

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www.latuscia.com

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Una ricetta antica che ci porta a Vallerano, comune della Tuscia viterbese circondato dai Monti Cimini, nell’Appennino laziale. Qui, in passato, durante le lunghe giornate trascorse nei campi a raccogliere le olive – da cui si ricava il pregiato Olio extravergine della Tuscia, tutelato dal marchio DOP –, i contadini portavano con sé il Bagnone, un saporito guazzetto di baccalà che mangiavano con il pane raffermo. Piatto semplice ma nutriente per la presenza del baccalà, che fino a qualche decennio fa – al contrario di oggi – era considerato un cibo povero e non mancava mai sulla tavola delle famiglie più umili. Continua a leggere

CAPODANNO A MATERA, TRA IL FASCINO DEL PRESEPE VIVENTE E I SAPORI INTENSI DELLA LUCANIA

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Sassi Di Matera in Basilicata

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Matera sotto la neve

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www.rievocare.it

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La visita ad uno dei presepi viventi più suggestivi del mondo, quello allestito nei Sassi di Matera, dall’1 al 3 gennaio, è una buona occasione per conoscere la città che sarà Capitale della Cultura nel 2019. La rappresentazione della Natività, infatti, dopo il successo ottenuto nei weekend tra il 4 e il 20 dicembre, andrà in scena nuovamente ad inizio anno. Continua a leggere

FICCILATIDD, IL TARALLO MATERANO PER LA FESTA DELL’IMMACOLATA

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www.cittaslow.org

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A Matera c’è un pane speciale che i forni locali vendono soltanto una volta l’anno: è il ficcilatidd o “tarallo dell’Immacolata”, una grossa ciambella biscottata che nelle case della Città dei Sassi è consumata tradizionalmente la vigilia dell’8 dicembre. Meno famoso del Pane di Matera IGP, a differenza di questo non viene impastato con la semola di grano duro ma con la più costosa farina di grano tenero: per questo in passato era considerato un cibo da riservare alle occasioni importanti. Viene lavorato con olio extravergine d’oliva, un po’ di strutto e semi di finocchietto, che gli danno un profumo particolare e lo rendono davvero saporito. I materani lo chiamano pure turtanjille, “tortanello”, che nel dialetto lucano significa semplicemente “pane a ciambella”. Continua a leggere

SEPPIE IN ZIMINO, LA RICETTA CHE UNISCE LIGURIA E TOSCANA

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Seppie in zimino

È una delle ricette più famose della Liguria e della Toscana, che se ne contendono la paternità da tempi lontani. Le seppie in zimino sono un’antica preparazione che unisce la cucina di mare e di terra delle due regioni: i molluschi, infatti, tagliati a striscioline, vengono prima rosolati in un soffritto di olio extravergine, sedano, prezzemolo, aglio, carota e cipolla e poi cotti con bietole già lessate e qualche pomodoro pelato, che dà colore alla pietanza e forma delizioso sughetto. Immancabili nel menu dei ristoranti di Genova, La Spezia e degli altri comuni della riviera ligure, si trovano anche nei locali di Livorno e Firenze – dove in passato comparivano tra i secondi ‘di magro’ consumati durante la Quaresima –, ma nel capoluogo toscano è diffusa la variante con gli spinaci al posto della bieta. Le seppie in zimino sono un piatto nutriente ma dal sapore delicato, da gustare caldo con il pane fresco o leggermente abbrustolito: una ricetta di pesce ideale per le serate d’autunno. Continua a leggere

L’AUTENTICO FILETTO DI BACCALÀ ALLA ROMANA

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Filetti scelti di baccalà spinato, ‘fermati’ con una pastella ‘né lenta né fitta’, composta appena di acqua e farina. E senza sale”. Così Livio Jannattoni nel volume La cucina romana e del Lazio descrive una delle ricette più celebri della cucina capitolina.Un boccone ghiotto – li definisce il gastronomo – con tutti i riflessi morali, e le risonanze palatali, che l’attributo comporta”. Le trattorie li servono come antipasto, da soli o nel fritto misto alla romana composto da fiori di zucca, supplì, crema fritta – quest’ultima ormai poco diffusa – e carciofi alla giudìa, ma il vero ‘sfizio’ sta nel comprarli nelle friggitorie e assaporarli – caldissimi – come cibo di strada, sporcandosi le mani, mentre si passeggia sul Lungotevere, nei Fori Imperiali o tra le altre meraviglie della Città Eterna. Continua a leggere

SLOW FISH 2015, CAMBIARE IL CONSUMO ITTICO PER SALVARE IL MARE

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slow fish 2015

Mangiare pesce fresco fa bene. Farlo spesso ancora di più. Acquistarlo direttamente dai pescatori o verificandone la provenienza fa bene anche all’ambiente. E gli italiani lo hanno capito. Dati alla mano il 2014 ha registrato un aumento del consumo di pesce fresco – in particolare alici (+1%) e polipi (+6%) – da parte delle famiglie (Ismea). Un timido segnale che Slow Fish, la manifestazione internazionale promossa da Slow Food e Regione Liguria, in collaborazione col Ministero delle Politiche agricole, intende incoraggiare con varie iniziative. Continua a leggere

ALBEROBELLO, CAPODANNO TRA I TRULLI ILLUMINATI E LE SPECIALITÀ DELLA PUGLIA

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Alberobello

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www.charmingtrulli.com

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tipicoresort.it

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Fasci di luce colorata che si proiettano sui trulli e i vicoli di Alberobello, creando un’atmosfera quasi fuori dal tempo. Fino al 6 gennaio 2015 è in corso la prima edizione dell’Alberobello Light Festival, evento patrocinato dall’Unesco che per un mese trasforma la cittadina in provincia di Bari in un luogo incantato e carico di suggestione. Continua a leggere

MENU DI PESCE, IL PROTAGONISTA INDISCUSSO DELLA VIGILIA

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cenone di pesceMinestra di arzilla nella Capitale, spaghetti “a vongole” a Napoli, baccalà “in tutte le salse” da nord a sud del Belpaese: in diverse regioni il Cenone della Vigilia di Natale ha un solo protagonista, il pesce. Questa sera, in particolare, saranno tre su quattro gli italiani che porteranno in tavola specialità a base dei frutti del mare, come rende noto Federcoopesca, la federazione delle cooperative ittiche della Penisola. I prezzi, infatti, rispetto allo scorso anno si mantengono stabili – 3 euro al chilo per le cozze, 9 per le vongole, tra gli 8 e i 10 per spigole e orate d’allevamento, raggiungendo tuttavia i 45 euro per i gamberoni freschi –, consentendo alle famiglie di onorare la tradizione e preparare almeno una pietanza di mare. Continua a leggere

FERDINANDO IV DI BORBONE E LA TIELLA DI GAETA

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“ La si mangia a quarti, senza l’aiuto delle posate. Non c’è gusto se non la si prende tra le dita. La prima verifica della riuscita si effettua sul requisito della compattezza. Continua a leggere

NATALE A TAVOLA, I 10 CIBI PIÙ AMATI

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Dal Piemonte alla Sicilia, le tavole italiane del giorno di Natale sono percorse da un unico filo rosso, quello della tradizione. Pasta fatta in casa, minestre, verdure, carne o pesce: la famiglia riunita per il cenone della Vigilia e per il pranzo del 25 ama gustare i piatti di una volta, Continua a leggere