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IL FRICO FRIULANO, DA PIATTO POPOLARE A SQUISITA SPECIALITÀ PER LE FESTE

fricoIl frico è un piatto tipico della tradizione culinaria Friulana, in particolare dei monti della Carnia. Non esiste una ricetta ufficiale, si tratta di una preparazione nata come piatto da riciclo, in un epoca in il cibo non abbondava e non si potava buttare via niente. Per prepararlo si utilizzavano ritagli di formaggi di diverse stagionature, con il tempo poi sono nate numerose varianti. È diventata consuetudine utilizzare le patate e magari anche la cipolla o anche porri e speck.

L’aspetto è quello di una frittata, anche se le uova non sono presenti nella ricetta. È stato un pranzo tipico dei boscaioli o comunque di chi faceva lavori fisicamente pesanti. Si preparava e si portava con se’ per assicurarsi l’energia necessaria, utile ad affrontare le lunghe giornate di lavoro. Ora che conduciamo una vita decisamente più sedentaria il frico è stato relegato a piatto delle feste, perché decisamente calorico.

Ne esistono due versioni, una morbida e una croccante che si può utilizzare per creare dei cestini saporiti o anche come semplice snack.

Nel Libro de arte coquinaria del cuoco del XV secolo Maestro Martino da Como, la ricetta viene menzionata per la prima volta e chiamata in friulano Caso in patellecte cioè formaggio in padella.

montasio“Piglia del caso grasso, e che non sia troppo vecchio né troppo salato et tagliarai in fettolini o bocconi quadri, o como ti piace; et habi delle padellette fatte a tale mistero; en sul fondo metterai un poco di butiro, overo di strutto fresco, ponendole a scaldare sopra le brascie e dentro li mettirai li ditti pezzoli di caso; et como ti piace che sia facto tenero gli darai una volta, et mettendogli sopra del zuccaro e della cannella; et mandaralo subito in tavola, che si vol magnare dopo pasto et caldo caldo.

Item poterai conciare in altro modo lo ditto caso brustolando, prima arrostendo al foco delle fette dello pane tanto che da ogni lato si incomincino a rostire. mettendo le dicte fette per ordine in una padella da torte; et sopra a quelle ponerai altramente fecte di caso un poco più sottili che quelle dello pane; et sopra la padella mettirai lo suo coperchio fatto caldo tanto che il dicto caso si incominci a struggere o a squagliare et facto questo gli buttarai di sopra del zuccaro con un poca di canella, et zenzevero”.

I formaggi da utilizzare sono il Montasio o Latteria tipici della zona, il frico viene tradizionalmente servito con la polenta e il vino ideale da abbinare è il Tocai.

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HUMMUS DI CECI MA ANCHE DI BARBABIETOLA, ZUCCA, PISELLI, LENTICCHIE…

shutterstock_578584303L’hummus è una preparazione diffusa fin dall’antichità nei paesi arabi, in particolare è nato in Libia e si è diffuso velocemente nelle vicine Siria e Giordania e oggi fa parte anche della tradizione culinaria israeliana e palestinese. Hummus è infatti una parola araba che significa proprio ceci, l’ingrediente principale della preparazione. Dopo averli frullati si unisce la tahina, che è una salsa dalla consistenza simile al burro d’arachidi, ottenuta da semi e olio di sesamo pestati al mortaio, infine si completa con aglio tritato e succo di limone. Si può inoltre insaporire con un po’ di prezzemolo tritato e paprika.

shutterstock_601329149Solitamente si gusta accompagnato da focaccine di pane azzimo oppure viene utilizzato come salsa nella pita che verrà imbottita con i felafel, ottime polpette di ceci che fanno parte della cucina tradizionale del medio-oriente. Si può però anche abbinare a verdura cruda come salsa per pinzimonio e arricchire di sapore, ad esempio, dei bastoncini di sedano, carote, finocchi o insalata belga.

Oltre all’hummus di ceci tradizionale esistono numerose e gustosissime varianti. La preparazione è molto semplice ed è adatta a tutti i legumi. shutterstock_397287187Si trovano facilmente in commercio o si possono preparare in pochi passi, anche hummus di lenticchie o di piselli e, aggiungendo la barbabietola, si può ottenere una crema molto colorata e saporita. Basta quindi lasciare spazio alla fantasia per trovare nuovi e gustosi abbinamenti. Si può provare ad esempio una versione con l’aggiunta di carota bollita o zucca al forno frullati insieme ai ceci, in entrambi i casi il risultato sarà un po’ più dolce della versione originale, ma ugualmente buono.

Un piatto semplice e veloce da preparare, ricco di proprietà nutritive. I ceci sono infatti ricchi di proteine e di ferro, il limone è una fonte di vitamina C e il sesamo è ricco di calcio.

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CASSOPIPA, UNA RICETTA VENETA DALLE ANTICHE ORIGINI

shutterstock_620813630La Cassopipa è uno dei piatti più antichi della tradizione culinaria di un suggestivo ed affascinante comune in provincia di Venezia, Chioggia. Una città che per la sua architettura viene definita una piccola Venezia, è infatti sorta proprio sul mare ed è sicuramente da visitare.

La Cassopipa è conosciuta anche come sugo dei Pescatori, pare infatti che si debba proprio a loro l’origine della ricetta. È un condimento per preparare il quale i pescatori univano tutto ciò che offriva il mare. Un insieme di cozze, vongole e fasolari, cannolicchi. shutterstock_187152551Caratteristica di questa ricetta è una cottura lentissima che si svolgeva in passato sulla stufa o dentro i bragozzi, imbarcazioni da pesca tipica dell’alto Adriatico. I pescatori consumavano la cassopipa al rientro dalla loro impegnativa nottata di lavoro e veniva insaporita con cipolla e le spezie che si trovavano a disposizione.

L’origine del nome è legato da un lato al particolare tegame che si utilizza per la cottura, una pentola di coccio chiamata casso e dall’altro a pipa che fa riferimento alla cottura lenta. Si dice infatti che i molluschi che fanno parte della ricetta devono pippare cioè sobbollire molto lentamente e per ore, fino ad ottenere una consistenza di una crema densa e grumosa. In questo modo il mollusco all’interno delle conchiglie rimangono particolarmente morbidi, quasi come se fossero aperte a freddo. Con il sugo di pesce poi si condisce la pasta, solitamente lunga, i bigoli, degli spaghetti piuttosto grossi di pasta all’uovo, sono quelli più comunemente utilizzati.

Ricetta della Cassopipashutterstock_103891757

Ingredienti

400 g di bigoli

200 g di vongole

200 g di cozze

200 g di cannolicchi

1 cipolla

Olio q.b.

Sale q.b.

Pepe q.b.

Preparazione

Pulisci con cura le cozze e mettile in una ciotola con acqua e sale insieme alle altre conchiglie per circa due ore cambiando l’acqua un paio di volte, per farle spurgare e perdere la sabbia. Cuoci i bigoli in abbondante acqua salata. Trita finemente la cipolla e falla rosolare con un po’ d’olio in una pentola di coccio, versa anche i frutti di mare, aggiungi abbondante pepe e fai cuocere a fuoco bassissimo. A cottura ultimata unisci il sugo alla pasta e aggiusta di pepe.

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CAPONATA, UN NOME PER UNA GRANDE VARIETÀ DI RICETTE

Lshutterstock_483372532a caponata è una ricetta tipica della cucina siciliana. Definirla così in realtà è impreciso perché esistono numerosissime varianti, tutte ufficiali. Ci sono versioni tipiche del palermitano, del catanese, del trapanese, per non parlare poi di tutte le varianti familiari.

L’origine pare rimandi al termine capone, parola con la quale in alcune zone della Sicilia viene chiamata la lampuga, un tipo di pesce molto pregiato, la cui carne asciutta veniva ammorbidita e insaporita con salse agrodolci. Un piatto che un tempo veniva servito solo nei banchetti dell’aristocrazia a causa degli ingredienti pregiati di cui era costituito, nelle case popolari, invece, il pesce veniva sostituito con la melanzana, più economica e facile da reperire. Questa preparazione si è poi tramandata di generazione in generazione fino ad arrivare ad oggi.

shutterstock_318617066Gli ingredienti principali sono melanzane, salsa di pomodoro, sedano, cipolla, olive e capperi. Il risultato è una preparazione oggi usata come contorno o antipasto, dal gusto agrodolce. Ricorda anche la francesissima ratatouille, un contorno con le verdure che l’orto offriva ai contadini e che vengono poi stufate e servite per accompagnare carne o pesce.

La caponata palermitana è la più conosciuta e prevede che si utilizzi anche aceto e zucchero. In questa ricetta le melanzane si tagliano a tocchetti piuttosto grossi e si friggono in abbondante olio, il sedano viene bollito e la cipolla tagliata  e saltata in padella. Tutti gli ingredienti (compresi olive e capperi) vengono poi uniti alla salsa di pomodoro, cotta con aggiunta di aceto e zucchero.

La caponata agrigentina è caratterizzata dalla presenza anche dei peperoni arramascati o friggitelli. A Trapani è insaporita da mandorle tostate, a Messina invece di usare la salsa di pomodoro, si usano i pelati, in questo modo la verdura non si colora di rosso e la caponata mantiene tutti i colore delle verdure utilizzate.

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L’ABBACCHIO ALLA ROMANA, PER UNA PASQUA DAI SAPORI LAZIALI

shutterstock_541147540Sulla tipica cucina laziale influisce fortemente la tradizione pastorizia. Da migliaia di anni, in questa regione viene praticato l’allevamento delle pecore, sicura fonte di carne e latte, ma anche di lana utile per la produzione e conseguente commercializzazione dei tessuti.  Non a caso l’etimologia della parola pecora ha origine da pecunia, denaro che a sua volta deriva dal latino ‘pecus’ cioè bestiame che veniva spesso scambiato come fosse una moneta. Si intuisce facilmente perché le pecore fossero animali molto importanti per le società che basavano la propria economia principalmente sulla pastorizia.

In questa regione l’agnello viene chiamato abbacchio senza fare caso ad una distinzione che in realtà ci sarebbe. In entrambi i casi ci si riferisce ad un animale molto giovane cresciuto allo stato brado o semibrado, ma, per essere precisi, l’abbacchio è un cucciolo di pecora alimentato ancora solo a latte rigorosamente materno con un peso intorno ai 4-6 chili. L’agnello invece è l’animale nei primi mesi di vita, ma già svezzato il cui peso varia tra i 7 e 13 chili.

Si tratta di un tipo di carne che non ha goduto di grande successo fin da subito, inizialmente infatti era destinato principalmente alle tavole dei meno abbienti. Oggi invece, tradizionalmente, arricchisce le tavole degli italiani nei giorni di festa.

 

shutterstock_410923582Ricetta

Per 4 persone

1 kg e 500 g di agnello a pezzi

3/4 acciughe sotto sale

½ bicchiere di vino bianco secco

2 cucchiai di aceto di vino bianco

2 spicchi d’aglio

olio q.b.

salvia q.b.

rosmarino q. b.

sale q. b.

farina q.b.

Preparazione

Fai marinare per circa mezz’ora la carne con gli odori, il sale e il pepe, dopo averla leggermente infarinata. Al termine, inforna a 190° per 50 minuti circa.  A metà cottura, irrora la carne con il vino bianco. Prepara a parte la salsa pestando al mortaio le acciughe dissalate con olio, aceto, mezzo spicchio d’aglio e un rametto di rosmarino, fino ad ottenere una salsa liscia. Poco prima che la carne sia cotta, aggiungi la salsa d’acciughe e finisci la cottura in forno.

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COUS COUS, UNA SPECIALITÀ ARRIVATA DALL’AFRICA

shutterstock_67651843Il cous cous è un prodotto di origini Africane, in particolare del Nordafrica dove ancora oggi è un piatto consumato con frequenza e ha una forte valenza sociale, viene infatti consumato solo insieme alla famiglia o viene offerto a chi è considerato parte della comunità. È arrivato in Italia durante la dominazione moresca e in Sicilia è diventato un piatto tipico regionale. In suo onore, ogni anno, viene organizzato il famoso Cous Cous Fest una imperdibile manifestazione che si svolge a San Vito lo Capo e durante la quale si può partecipare a golose degustazione, assistere a sfiziose gare e a tanti concerti e spettacoli.

shutterstock_127753052Alla fine dell’Ottocento il cous cous divenne argomento di narrazione letteraria nei resoconti dei viaggi fatti nell’Africa settentrionale dal celebre Edmondo de Amicis. In “Marocco”, un suo scritto del 1876, ricorda il “cous cous” come ‘piatto di principi e di popolo’ e lo definisce ‘la memoria delle identità in un piatto unico’.

È un preparato a base di granelli di semola e cotti al vapore. Nei nostri supermercati solitamente si trova già precotto, comodissimo per preparare un pranzo o una cena improvvisati. Quello originale invece solitamente viene cotto al vapore utilizzando una speciale pentola detta couscoussiera. Viene solitamente condito con verdure, carne o pesce.

Ultimamente si trovano facilmente in commercio cous cous anche di altri cereali, come il mais, il riso, il miglio, la quinoa  o il sorgo, utili versioni gluten free per i soggetti intolleranti al glutine. Possono essere una base perfetta da abbinare ai più vari ingredienti, liberando la propria fantasia in cucina, e preparando ricette davvero golose. Il Cous Cous Primaverile con Pollo Arrosto Snello, ad esempio, è semplice e veloce, un piatto perfetto da preparare per un pic nic al parco o da portarsi in ufficio per la pausa pranzo.

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ITALIANI SANI GRAZIE ALLA DIETA MEDITERRANEA

shutterstock_361244930Gli italiani sono un popolo sano! Questa è la conclusione della ricerca pubblicata da Bloomberg e che tiene conto di diversi indicatori, come la durata media della vita, la nutrizione, la quantità di medici, la disponibilità di acqua pulita e anche fattori di rischio come il tabagismo o la pressione sanguigna.

Bloomberg mette in relazione anche la ricchezza del paese rispetto alla stato di salute dei suoi abitanti e rileva che nonostante in Italia, dal punto di vista economico, ci sia una situazione stagnante da parecchio tempo gli italiani sono una popolazione molto in forma. Studiando i Global Health Index di Bloomberg l’Italia, infatti, risulta al primo posto della classifica con un punteggio di 93,11 per cento, sopra Islanda e Svizzera. Primi dunque, su ben 163 paesi studiati. Colpisce, inoltre, che la Germania, nonostante goda di una maggiore ricchezza, sia solo al sedicesimo posto e gli Stati Uniti addirittura al trentaquattresimo.

shutterstock_399420520Ad aiutarci a scalare la classifica è l’aspettativa di vita che supera gli 80 per i bambini nati negli ultimi anni contro, ad esempio, i 52 anni della Sierra Leone, paese che invece si trova all’ultimo posto nella classifica di questo particolare parametro. L’ingrediente principale dell’ottima salute degli Italiani sembra essere la tanto amata dieta mediterranea, che ancora una volta si conferma un elemento di grande importanza quando si ha intenzione di prendersi cura della propria salute.

Assumere quotidianamente abbondanti dosi di frutta e verdura di stagione, ma anche legumi, cereali e pesce conditi con il prezioso olio extravergine d’oliva è dunque un’ottima scelta: gustosa e molto salutare. Via libera dunque alle numerose ricette della tradizione che rendono  i nostri pranzi tanto allegri e golosi. Pasta alla norma, pasta e fagioli, orecchiette con le cime di rapa, pasta al pesto con patate e fagiolini o anche la semplicissima pasta al pomodoro, tutti piatti squisiti e che possiamo continuare a consumare con tranquillità.

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TORTELLI DI ZUCCA, UN CLASSICO DELLA CUCINA MANTOVANA

shutterstock_234276712La pasta ripiena di zucca è tipica di due zone italiane, quella ferrarese e quella mantovana, quest’ultima arricchita anche dalla presenza degli amaretti e della mostarda.

La ricetta ha origine dopo il 1500, prima di questo secolo i tipi di zucca comunemente usati nelle nostre cucine oggi, non erano ancora presenti sul territorio italiano. La zucca è infatti un ortaggio importato in Europa dal Nuovo Mondo insieme alla patata, al pomodoro e al mais. Un vegetale inizialmente trascurato perché considerato adatto alle cucine contadine a causa del suo aspetto ritenuto poco invitante, ma in seguito a lunghi periodi di carestia, iniziò ad entrare anche nelle cucine delle classi sociali più abbienti che diedero una nuova vita alla zucca rendendola protagonista di piatti prelibati.

shutterstock_217655206L’origine della ricetta dei tortelli di zucca è popolare, nasce dall’esigenza di creare un piatto gustoso e nutriente utilizzando ingredienti facilmente reperibili nelle campagne. La tradizione ancora oggi vuole che nel mantovano vengano preparati come primo piatto per la cena della vigilia di Natale, per rispettare il precetto religioso che vuole che in quella sera sia bandita la carne dalle tavole in festa. I tortelli di zucca sono così buoni però, che non possono mancare dalle nostre tavole in nessuna stagione.

La caratteristica che rende particolare questo piatto è la combinazione tra il dolce della zucca, il salato del formaggio, il tipico sapore dolce amaro degli amaretti e la leggera piccantezza conferita dalla mostarda. Un delicato equilibrio che, se rispettato con attenzione, rende i tortelli di zucca un piatto indimenticabile. Come spesso accade nella cucina tradizionale italiana, la necessità di sfruttare gli avanzi presenti in dispensa ha dato origine ad un piatto strepitoso. La ricetta classica li vuole conditi solo con burro e salvia perfetti per esaltare i sapori del ripieno.

 

Ricetta

Ingredienti

Per il ripieno

1 kg di zucca

200 g di amaretti

3 cucchiai di formaggio grattugiato

2 cucchiai di pangrattato

1 uovo

150 g di mostarda mantovana con relativo sciroppo

Noce moscata q.b.

Sale q.b.

Per la pasta

300 g di farina

3 uova intere e un tuorlo

Condimento

100 g burro

Salvia q.b.

50 g di formaggio grattugiato

Preparazione

shutterstock_64411891Lava la zucca, tagliala a spicchi, privala di semi e buccia. Infornala a 220° per 20 minuti circa, finché sarà ben cotta e asciutta. Mentre la zucca si cuoce e si raffredda, sbriciola gli amaretti in una ciotola. Trita la mostarda e aggiungila ai biscotti tritati. Passa la zucca nello schiacciapatate e uniscila agli altri ingredienti, aggiungi il formaggio, il pangrattato, l’uovo, la noce moscata e il sale. Mescola bene e lascia riposare per una notte per far sì che gli ingredienti si amalgamino. Per la pasta, metti la farina a fontana su una spianatoia rompi le uova al centro e unisci gli ingredienti impastando fino ad ottenere una pasta non appiccicosa. Forma una palla, avvolgila nella pellicola e lasciala riposare per circa mezz’ora a temperatura ambiente. Al termine del tempo necessario per il riposo, stendi la pasta fino ad ottenere un rettangolo di sfoglia sottile circa due millimetri al centro del quale disporre, a distanza di 2 centimetri l’uno dall’altro, un cucchiaio di ripieno. Ripiega la pasta su se stessa per ricoprire il ripieno e taglia i tortelli dopo aver fatto aderire la pasta. Cuocila in abbondante acqua salata e condisci con burro, salvia e formaggio grattugiato.

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BESCIAMELLA, UNA SALSA CHE IMPREZIOSISCE LA CUCINA ITALIANA

shutterstock_171310130Numerosi piatti della tradizione culinaria italiana sono impreziositi da una preparazione di base dalle antiche origini, la besciamella. La storia della nascita di questa salsa, come spesso accade, è controversa e la paternità è contesa con la Francia. La versione più accreditata sostiene che sia nata in Italia, precisamente in Toscana, con il nome di ‘salsa colla’. Questa preparazione però era ottenuta con brodo di carne, spezie e panna. Fu Caterina de’ Medici a portarla oltralpe dove è stata apprezzata fin da subito, reinterpretata e inserita tra le ricette del testo considerato alla base della cucina francese, Le cuisinier françois, pubblicato nel 1651.

shutterstock_255028519Si tratta di una salsa deliziosa a base di burro farina e latte. È perfetta per la preparazione delle tipiche ricette dei giorni di festa da passare seduti attorno al tavolo con la famiglia. È utilizzata spesso per insaporire cavoli e broccoli che verranno gratinati in forno. Grazie alla besciamella anche i più reticenti verso questo tipo di verdure potranno ricredersi e apprezzarli. La cucina emiliana fa largo uso di questa salsa per la preparazione delle classiche lasagne e dei cannelloni. D’estate, invece, può diventare un ingrediente base per torte salate da mangiare fredde, magari sotto l’ombrellone.shutterstock_256847041

Può essere più liquida o più densa a seconda delle esigenze della ricetta che si sta per preparare. La pasta fresca cotta al forno, ad esempio, necessita di una besciamella piuttosto liquida, per far sì che riesca a cuocersi. La densità è determinata dalla quantità di burro e di farina che vengono utilizzati per la preparazione del roux che è la base della salsa, ma anche dal tempo di cottura della besciamella. Più a lungo viene fatto bollire il latte unito agli altri ingredienti, può risulterà densa.

Esistono svariate versioni alternative della classica besciamella. Chi vuole limitare i grassi animali potrà scegliere la ricetta senza burro. Aggiungendo invece panna, formaggio e uova si otterrà l’ottima salsa Mornay utilizzata per accompagnare pesce, verdure e anche maccheroni al forno.

Ricetta

 

Ingredienti

½ litro di latte

50 g di burro

50 g di farina

Sale q.b.

Noce moscata q.b.

Preparazione

Prepara il roux in un pentolino facendo sciogliere il burro unito alla farina e amalgamando bene fino ad ottenere un impasto dorato. A parte, scalda il latte. Quando avrà raggiunto il punto di ebollizione, aggiungilo al roux e mescola energicamente usando una frusta. Fai cuocere qualche minuto a fuoco basso fino a quando il composto raggiungerà la densità desiderata. Al termine, insaporisci  con noce moscata e aggiusta di sale.

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IL PESTO, UN CONDIMENTO DALLE ANTICHE ORIGINI

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shutterstock_205363333La cucina ligure è caratterizzata dall’uso abbondante delle erbe aromatiche che vengono utilizzate in questa zona dell’Italia fin dal Medioevo, quando le persone più abbienti insaporivano i ricchi banchetti e le classi più disagiate invece le utilizzavano per dare gusto a piatti particolarmente poveri di ingredienti e nutrienti.

shutterstock_407399992La preparazione simbolo di questa regione è indubbiamente il pesto, le cui origini non sono molto chiare. Una delle ipotesi più accreditate lo accomuna all’agliata, un battuto di noci e aglio che veniva utilizzata per la conservazione dei cibi e perché si credeva che potesse proteggere dalla malattie.

Fu solo a metà del XIX secolo che fu codificata la ricetta così come la conosciamo oggi. Nel 1865 venne pubblicata su la Cuciniera genovese dei fratello Ratto nel quale viene descritto come un ‘battuto d’aglio e basilico’ usato per condire ‘tutte le paste’.

Il nome di questa salsa è legato al metodo che la tradizione vorrebbe venisse utilizzato per ottenerlo, cioè la pestatura nel mortaio anche se a onor del vero è una tecnica che oggi viene utilizzata di rado preferendo l’utilizzo di più comodi e veloci frullatori.

I marinai genovesi hanno contribuito a far conoscere anche al resto dell’Italia questa tecnica per la preparazione di ottime salse e così nascono in Sicilia le ricette di pesti con ingredienti tipici della zona. Il Pesto alla Trapanese, ad esempio che prevede tra i suoi ingredienti le mandorle pelati e i pomodori o quello alla Siciliana, caratterizzato dalla presenza della ricotta o ancora il pesto di Pistacchi tipico, naturalmente della zona di Bronte

La fantasia in cucina poi, porta a inventare tante altre ricette basate sulla pestatura. Ad esempio il Pesto di Rucola per un gusto leggermente pungente o il Pesto di avocado per chi ama i gusti un po’ esotici.

La ricetta del Pesto genoveseshutterstock_127946447

Ingredienti per 4 persone

1 mazzetto di basilico

1 spicchio d’aglio

50 g di parmigiano

50 g di pecorino sardo

30 g di pinoli

1 pizzico di sale

Olio evo q.b.

Preparazione

Lava e asciuga bene le foglie di basilico. Metti l’ aglio e basilico nel mortaio o nel mixer e trita. Aggiungi i pinoli e riduci il tutto a una crema. A questo punto versa i formaggi grattugiati e l’olio d’oliva a filo continuando a mescolare il composto fino ad ottenere una salsa omogenea.

cavatelli al ragù

CAVATELLI, LA PASTA DI FEDERICO II

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cavatelli al ragù

In Molise è il “piatto della domenica” per eccellenza. Ancora oggi, dopo secoli, non è vera festa se a tavola mancano i cavatelli con il ragù di maiale, un sostanzioso sugo a base di costolette, salsicce e polpa di pomodoro. Ottenuti da tre semplici ingredienti, farina di semola di grano duro, acqua tiepida e un pizzico di sale, sono considerati, al pari delle lagane, uno dei più antichi formati di pasta. Continua a leggere

fornelli puglia

CIBO DI STRADA: AD AREZZO LA CUCINA DELLE RADICI

Passeggiare per le strade di Arezzo e allo stesso tempo compiere un viaggio del gusto oltre i confini italiani: sarà possibile farlo il 13, 14 e 15 settembre allo “Streetfood Village”, il festival del cibo di strada ambientato nel Prato di Arezzo, lo splendido parco situato all’interno della Fortezza Medicea.

Organizzato dall’Associazione Streetfood e patrocinato dalla Provincia e dal Comune di Arezzo, l’evento, giunto alla quarta edizione, ha fatto dell’incontro tra storia del luogo e culture lontane il suo punto di forza: nel corso della tre giorni, infatti, oltre a gustare i cibi di strada diffusi nella Penisola e all’estero, i partecipanti avranno l’opportunità di fare un tuffo nel passato visitando chiese e monumenti del centro storico aretino – dal Duomo alla casa-museo di Francesco Petrarca, dalla Basilica di San Francesco con gli affreschi di Piero della Francesca fino a Piazza Grande con le Logge del Vasari.

Il vero protagonista della manifestazione sarà però lo Street Food, in particolare i piatti provenienti dalla Spagna, dal Messico, dall’Argentina e dai Paesi dei Balcani, insieme, naturalmente, alle specialità toscane e delle altre regioni italiane.

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[vc_text_separator title=”L’Associazione Streetfood e la cucina delle radici” title_align=”separator_align_left” width=”1/1″ el_position=”first last”]

Un cibo è in grado di dire molto sul Paese e sul contesto sociale dal quale ha avuto origine: sulla base di questa idea nel 2004 Massimiliano Ricciarini, giornalista e ricercatore presso il Polo Aretino dell’Università di Siena, dà vita al progetto Streetfood. Nel 2008 nasce l’associazione omonima, che da cinque anni porta avanti l’obiettivo di proporre un’alternativa sana alla globalizzazione, nel nome della sostenibilità e della cucina sana e genuina. La Onlus recupera pietanze in via di estinzione e mette in risalto quelle amate ancora oggi, non solo nel nostro Paese.

Particolarmente importante è l’opera di educazione alimentare effettuata nelle scuole, dove gli esperti di Streetfood insegnano ai più piccoli a conoscere e apprezzare alimenti che rappresentano le nostre radici: perderli e cedere a una cultura di massa, che impone il cosiddetto junk food – il cibo spazzatura – vuol dire dimenticare un pezzo della nostra storia.

La piadina romagnola, la pizza napoletana, gli arancini siciliani, la torta al testo umbra, il castagnaccio non sono semplicemente piatti da assaporare in piedi, ma racchiudono le più antiche tradizioni della cucina italiana.