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Tarte tatin_fetta

TARTE TATIN, UN ERRORE DA LECCARSI LE DITA

Tarte TatinSpesso le migliori ricette nascono da semplici errori e dall’ingegno del cuoco che deve salvare la situazione. È proprio questa la storia della Tarte Tatin, l’inconfondibile torta di mele rovesciata.  Secondo la leggenda una delle sorelle Tatin che gestivano L’Hotel-restaurant Tatin. Caroline di solito si occupava di accogliere i clienti all’ingresso  invece Stephanie si dedicava alla cucina. Una domenica durante la quale stava preparando il pranzo per alcuni cacciatori bruciò la torta e per salvare il dessert  decise di imburrare una teglia, rivestirla di zucchero e la ricopre di mele, sovrappensiero si dimenticò la base di brisé, per salvare la situazione decise di ricoprirle con la pasta e terminare la cottura così, una volta sfornata la girò e servì. Il successo fu tanto, i cacciatori ne furono entusiasti ed è così che nacque una torta diventata velocemente un classico.

Anche grazie a questa deliziosa torta l’Hotel si guadagnò una stella Michelin cosa che ha contribuito a far conoscere la ricetta a sempre più persone. Il grande Maurice Edmond Sailland detto Curnonsky, il più grande gastronomo francese del ventesimo secolo, dopo averla assaggiata se ne innamorò e contribuì a diffondere la ricetta pubblicandola su “La France gastronomique” del 1926.

Tarte tatin_fetta“Prendi un piatto di rame stagnato, profondo circa 6 cm, che viene rivestito all’interno con uno spesso strato di burro, quindi uno strato di zucchero a velo spessa un centimetro. Riempi il piatto con uno strato di spicchi o pere di mela; su questi quarti, aggiungete un po ‘più di burro e zucchero, quindi coprite il tutto con una pasta spezzata dello spessore di un centesimo.

Cuocere su un buon fuoco di carbone, tutto coperto con un forno da campo anche guarnito con un fuoco luminoso. Tempo di cottura: da 20 a 25 minuti.

Togliere il forno dal campo e controllare se la cottura è soddisfacente sollevando il bordo dell’impasto con un coltello. La torta è cotta quando i frutti sono dorati e lo zucchero un po ‘caramellato.

Modella la torta con il piatto in cui devi servire, quindi capovolgila in modo che il frutto sia in cima. Servire caldo”

Spesso oggi si usa servirla accompagnata da gelato alla vaniglia o della panna montata.

Macedonia di frutta

DALLA COLAZIONE AL DESSERT, LA MACEDONIA, PROTAGONISTA DELL’ESTATE

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Frutta fresca tagliata a pezzetti, condita con zucchero e succo di limone o arancia, con l’aggiunta o meno di spumante o di un goccio di vino dolce o liquore. Coloratissima e dissetante, la macedonia è tra le protagoniste della tavola estiva. Può essere preparata tutto l’anno con la frutta di stagione, ma è durante i mesi caldi che diventa immancabile a tavola: ideale a fine pasto, si trasforma velocemente in un goloso dessert con l’aggiunta della panna montata, del gelato al fiordilatte o alla vaniglia, della crema di ricotta o del cioccolato fondente; abbinata allo yogurt, invece, diventa perfetta a colazione o per uno spuntino leggero e nutriente. Per un tocco in più qualcuno la insaporisce con un pizzico di cannella, dal profumo irresistibile, o di zenzero, che la rende piacevolmente piccante. Continua a leggere

Mini cupcakes in glass tray on buffetNe Il Piacere, il romanzo con cui Gabriele D’Annunzio inaugura l’epoca del decadentismo ma anche dell’estetismo, il Vate elogia il dessert e la sua presentazione come l’apice della cucina.

Il finale del pranzo era, come sempre in casa d’Ateleta, splendidissimo – scrive D’Annunzio – poiché il vero lusso d’una mensa sta nel dessert. Tutte quelle squisite e rare cose dilettavano la vista, oltre il palato, disposte con arte in piatti di cristallo guarniti d’argento”.

Il “dessert” è indicato come l’apoteosi della gastronomia e, infatti, in questo passo del testo la descrizione diviene più aggraziata. Anche ne Il Piacere – uno dei romanzi più noti e importanti del poeta e drammaturgo italiano di cui nel 2013 si è celebrato il 150° della nascita –, come in molti altri testi di D’Annunzio, il cibo non viene mai citato o descritto direttamente perché, ed è questo uno dei fondamenti dell’opera dannunziana, l’aspetto decorativo parla alla vista e dunque alla testa e non al palato.

È il 31 dicembre del 1886, il protagonista Andrea Sperelli, giovane aristocratico, aspetta l’ex amante Elena Muti nella sua casa romana. Nell’attesa ripensa alla scena del loro addio, avvenuto quasi due anni prima, nel marzo 1885, su una carrozza in via Nomentana. D’Annunzio in questa parte del romanzo ripercorre la storia della casata degli Sperelli, gli insegnamenti ricevuti da Andrea, l’arrivo del giovane a Roma. La rievocazione prosegue con il primo incontro tra Sperelli ed Elena, a una cena a casa della marchesa di Ateleta, cugina del protagonista.