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LA DOGGY BAG DIVENTA “FAMILY BAG”, IL CONTENITORE DI TENDENZA CONTRO LO SPRECO

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Nel 2015, 7,3 milioni di italiani festeggeranno il Natale fuori casa, prediligendo menu fissi con sei o sette portate (dati Fipe – Federazione Italiana Pubblici Esercizi), per assaggiare paste ripiene, arrosti, capponi farciti e altre delizie tipiche della tradizione regionale. Quanti trascorreranno il 25 dicembre in un ristorante padovano, avranno un’occasione in più per evitare che gli avanzi di pranzi così abbondanti vadano sprecati: lo scorso 10 dicembre, Ministero dell’Ambiente, Unioncamere Veneto e CONAI hanno presentato la “Family Bag”, la prima doggy bag “all’italiana” per portare a casa ciò che non si riesce a consumare al ristorante. Il progetto pilota prevede la distribuzione dei contenitori all’interno di un centinaio di locali di Padova, ma l’intenzione è di estendere l’iniziativa all’intera regione e in futuro al resto della Penisola. Continua a leggere

A SCUOLA SI INSEGNA IL VALORE DEL CIBO CON LA GOOD FOOD BAG DI LEGAMBIENTE

www.viviconstile.org

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Portare a casa la doggy bag quando si pranza o si cena al ristorante, per evitare di sprecare pasta, carne, verdure che rimangono nel piatto, è un gesto che sta lentamente entrando a far parte dei costumi degli italiani; talvolta sono gli stessi locali a consegnarla ai clienti senza aspettare la loro richiesta, per evitare imbarazzi. Ma cosa succede alle grandi quantità di alimenti che ogni giorno avanzano nelle mense scolastiche? Dalle scuole proviene una larga fetta degli sprechi nel nostro Paese, con una percentuale di cibo che finisce tra i rifiuti che si aggira attorno al 13% (dati Cittadinanzattiva, XII Rapporto nazionale “Sicurezza, qualità, accessibilità a scuola”). Una cifra enorme, se si pensa che i pasti distribuiti ogni mese agli studenti, da nord a sud della Penisola, sono 49 milioni.

Da qualche mese un’iniziativa di Legambiente sta cercando di ridurre il fenomeno e sensibilizzare i più piccoli al valore del cibo: è la “Good Food Bag”, una doggy bag che consente a bambini e ragazzi di portare via ciò che non riescono a consumare a mensa, mangiandolo poi a casa con la propria famiglia. Il sacchetto anti-spreco firmato dall’organizzazione è di plastica lavabile, riutilizzabile e riciclabile ed è fatto per contenere pane, prodotti da forno, frutta non sbucciata, merendine e budini, insieme a cibi già cucinati ma ancora chiusi nelle vaschette. Morbido e richiudibile, riesce a reggere fino all’equivalente di due litri di latte in cartone. È pensato principalmente per le scuole, ma può essere richiesto anche da ristoranti e bar, mense aziendali, amministrazioni pubbliche e semplici consumatori, sui siti www.legambiente.it e www.viviconstile.org.

Nel mondo, secondo i dati della FAO, un terzo del cibo prodotto finisce nella spazzatura – spiega Laura Primerano di Fondazione Legambiente Innovazione –. In Italia, secondo le stime di Last Minute Market, ogni famiglia getta nella spazzatura almeno un chilo di cibo al mese. La Good Food Bag nasce proprio per contrastare questo spreco di cibo e per fare in modo che portarsi a casa il cibo avanzato sia un motivo di orgoglio”.

Mensa scolasticaL’altro scopo del progetto, infatti – oltre a far diminuire la quantità di pane, pasta, frutta e altri alimenti sprecati – è quello di far comprendere ai giovanissimi che recuperare gli avanzi è un gesto necessario e intelligente. Necessario nei confronti dell’ambiente – perché riducendo gli sprechi cala anche la quantità di rifiuti – e di quanti non hanno cibo a sufficienza per vivere (oltre sei 6 milioni di persone in Italia, 795 milioni nel mondo). Intelligente per la propria famiglia, dal momento il cibo buttato via viene pagato due volte, prima come alimento da acquistare, poi come rifiuto da smaltire.

Per questo l’organizzazione unisce alla distribuzione delle bag una campagna di educazione allo spreco, invitando coloro che utilizzano lo speciale sacchetto a entrare a far parte della community “Noi usiamo la Good Food Bag” su Viviconstile.org, il portale che riunisce i cittadini che adottano comportamenti ‘virtuosi’ come riciclare gli avanzi, coltivare un piccolo orto sul balcone di casa, condividere l’auto, bere l’acqua del rubinetto o fare la raccolta differenziata. E su Legambiente.it dà alcuni consigli pratici ai dodici milioni di persone che ogni giorno, in Italia, pranzano fuori casa, come quello di “evitare porzioni eccessive rispetto al proprio appetito” e, se non si mangia in mensa, portare al lavoro o a scuola una schiscetta ‘sostenibile’, “magari preparata a casa con gli avanzi della sera prima”.

LE “STRATEGIE” DEGLI ITALIANI CONTRO LO SPRECO DI CIBO

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Lettura etichetteGli italiani sono sempre meno spreconi di cibo. Riutilizzano gli avanzi di pranzo o cena, al ristorante richiedono la doggy bag per portare a casa il cibo o la pizza rimasta nel piatto e sono sempre più attenti alle date di scadenza presenti in etichetta! Il dato emerge da un’indagine Coldiretti/Ixè presentata qualche giorno fa a Expo, durante il convegno “Surplus Food Managemente Waste. Il recupero delle eccedenze alimentari: dalle parole ai fatti”, promosso dal Politecnico di Milano e dal Banco Alimentare. Ben il 60% della popolazione adotta ‘strategie anti-spreco’ per evitare di far finire nel cassonetto pane, latte, frutta, verdura, alimenti già cotti. Continua a leggere

RI-GUSTAMI A CASA, LA DOGGY BAG FA BENE ALL’AMBIENTE

http://bragonline.org.uk/

bragonline.org.uk

All’estero chiederla è una consuetudine consolidata ormai da anni, tanto che persino la first lady Michelle Obama, nel 2009, quando era a Roma per il G8 – evidentemente abituata a fare così in patria – portò via tranquillamente gli avanzi della cena dal ristorante “I maccheroni” della Capitale. In Italia, al contrario, la doggy bag è guardata ancora con sospetto, o meglio, con imbarazzo.

E invece uscire dal locale con il sacchetto o la vaschetta contenente il cibo rimasto nel piatto non solo rappresenta un diritto del cliente – sancito addirittura da una sentenza della Cassazione nel luglio scorso –, ma anche un gesto decisamente green, che fa bene all’ambiente.

rigustami a casaLa Provincia autonoma di Trento lo ha capito già tre anni fa, lanciando l’iniziativa Ri-gustami a casa, nata per diffondere la cultura del riciclo del cibo avanzato sui tavoli di bar e ristoranti. Nei locali trentini sono i ristoratori stessi a proporre ai clienti di portare a casa quello che non sono riusciti a mangiare, riponendo il tutto all’interno di una speciale “eco-vaschetta”, fabbricata con la carta proveniente da foreste certificate FSC (Forest Stewardship Council), un’organizzazione internazionale che promuove la gestione responsabile dei boschi.

In questo modo, al consumatore viene evitato il disagio della richiesta e portare con sé la doggy bag diventa molto più naturale: una strategia che, dal 2011 a oggi, ha fatto aumentare di quattro volte – dal 20 si è passati all’80% – la percentuale di persone che, una volta terminato il pranzo o la cena fuori, torna a casa con il sacchetto “virtuoso”, con oltre 50mila eco-vaschette distribuite.

Vivere a spreco zero

www.ecoristorazionetrentino.it

A beneficiare della campagna sono i ristoratori, che riducono significativamente la quantità di rifiuti organici da smaltire, gli stessi clienti, che così evitano di spendere più di quanto abbiano effettivamente consumato, e l’ambiente, con una diminuzione importante degli sprechi.

Le stime parlano di un risparmio notevole, con 4,6 chilogrammi – in media – di avanzi recuperati da ciascun locale in un mese. Se il recupero divenisse sistematico, ogni ristorante eviterebbe di gettare via oltre 55 chili di cibo l’anno.

A conferma del successo di Ri-gustami a casa è arrivato, il 24 novembre, il riconoscimento di Last Minute Market, società nata nel ’98 come spin-off dell’Università di Bologna che opera sul territorio recuperando beni invenduti (alimenti in eccedenza nei supermercati, pasti pronti nelle mense scolastiche e aziendali, farmaci da banco) e destinandoli a Onlus ed enti caritativi. Alla presenza del Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, il progetto altoatesino ha ricevuto il premio “Vivere a spreco zero” nella categoria “Enti pubblici”, per l’impegno e il contributo tangibile dato in questi anni nella lotta allo spreco alimentare. Un altro piccolo passo verso un mondo più sostenibile.