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ZABAIONE, UNA STORIA CONTROVERSA PER UN CREMA DALL’INDISCUTIBILE SUCCESSO

shutterstock_232203766Lo zabaione è un dolce di antichissime e dubbie origini. Come per molte delle ricette nate secoli fa, ricostruirne la storia della sua nascita non è affatto semplice. Nel caso di questa deliziosa crema c’è chi sostiene che abbia origini balcaniche, che sia stata importata e consumata prima di tutto a Venezia e che si sia diffusa poi nel resto d’Italia. Altre fonti assicurerebbero che sia nata nel 1471 e inventata dal capitano di ventura Giovan Paolo Baglioni, il quale pare si trovò a corto di viveri per i suoi soldati e che avesse a disposizione solo uova zucchero e vino. Provando a mischiarli avrebbe dato vita a quella che oggi è una delle creme più famose ed utilizzate in pasticceria. Di sicuro si può affermare che la più antica ricetta documentata e che descrive i passi per preparare questa deliziosa crema, sia napoletana. Compare infatti in un manoscritto del XV secolo ed è conservata oggi presso la Pierpont Morgan Library di New York.

shutterstock_511053886Altre informazioni farebbero invece pensare che sia nata a Torino e che si chiamasse originariamente Sambayon (in dialetto torinese ancora oggi questa crema si chiama sambajon) per ricordare il santo protettore di cuochi e pasticceri, Pasquale Baylòn.

Buona da gustare così com’è, utilizzando un cucchiaino, è una delle tipiche merende che preparano le nonne. È anche una crema molto utilizzata in pasticceria, in abbinamento ad altri dolci.

La ricetta originale prevede di utilizzare proprio i gusci delle uova come unità di misura  per dosare la quantità giusta di marsala da aggiungere ai tuorli e allo zucchero. Le quantità ideali sono: 4 tuorli, 80 g di zucchero e 4 mezzi gusci di marsala. Sbattendo gli ingredienti in una pentola scaldata a bagnomaria, la crema si addenserà velocemente. In pochi minuti lo zabaione è pronto per essere servito caldo o freddo.

QUATTRO MORBIDE SFOGLIE FARCITE COL SAVÒR: LA COLOMBA PASQUALE DI PAVULLO

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Colomba di pavullo - Dolci Emilia RomagnaNelle pasticcerie e nelle cucine di Pavullo nel Frignano, sulle colline di Modena, tra il Mercoledì e il Giovedì Santo comincia la preparazione della Colomba, il delizioso dolce di Pasqua tipico di questo borgo dell’Appennino Emiliano. Il nome non deve trarre in inganno, perché con la celebre colomba di Milano quella di Pavullo condivide soltanto la forma: è, infatti, una golosa torta di origine contadina, formata da quattro sfoglie di pasta lievitata e farcita con il Savòr, una composta di mosto cotto d’uva e frutta. Spennellata con un uovo battuto e ricoperta da granelli di zucchero, viene cotta in forno e gustata fredda, tagliata a fette sottili, al termine del ricco pranzo modenese della domenica di Resurrezione, a base di lasagne verdi (o tagliatelle) con besciamella e ragù, agnello arrostito con i piselli o, in alternativa, coniglio alla cacciatora. Continua a leggere

MELE, UVETTA E CANNELLA: LO STRUDEL, UN DOLCE MOMENTO DI PIACERE

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Strudel di mele

Nato tra Austria e Germania, è uno dei dolci più diffusi e apprezzati d’Europa. Ma lo strudel non può essere considerato un semplice dessert: la sfoglia sottile e leggera, unita al goloso ripieno di mele, uvetta, pinoli tostati e pangrattato leggermente abbrustolito nel burro, lo rendono un vero comfort food da assaporare in qualsiasi momento della giornata, per regalarsi un piccolo e ‘rassicurante’ momento di piacere. Il merito è soprattutto della cannella, che dona alla farcitura un profumo inebriante e avvolgente, un vero balsamo per l’olfatto e l’umore! Continua a leggere

GLI GNOCCHI DI SUSINE, UN DOLCE PRIMO PIATTO DELLA CUCINA FRIULANA

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Gnocchi di susineA fine estate nelle trattorie e nelle case friulane compaiono gli gnochi de susini, grossi e morbidissimi gnocchi di patate farciti con un ripieno di prugne fresche, zucchero e un pizzico di cannella, che dà loro un profumo intenso. Conditi con una delicata salsina di pangrattato rosolato nel burro fuso, nonostante il sapore dolce non vengono serviti soltanto come dessert ma anche come primo piatto, accanto alle altre sostanziose specialità regionali, per esempio il frico, una frittata fatta con i formaggi di Malga e Latteria prodotti sulle Alpi Carniche, e la mesta, una tenerissima polenta di farina di mais e segale, cotta con burro, latte e ricotta affumicata. Continua a leggere

LA PESCA, IL FRUTTO ESTIVO PIÙ AMATO DAGLI ITALIANI

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Pesche biancheÈ il frutto estivo più amato dagli italiani: la pesca piace per il buon profumo, perché è bella da guardare e piacevole da toccare (Fonte: Istea – Istituto di ecofisiologia delle piante arboree da frutto). Ha, insomma, un impatto positivo su olfatto, vista e tatto. Continua a leggere

DOLCE O SALATA, LA SCARPACCIA DELLA VERSILIA

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Scarpaccia salataUna specialità semplice e leggera, ideale da preparare in primavera – quando al mercato compaiono le prime zucchine di stagione – e per tutta l’estate. La Scarpaccia è una torta di ortaggi nata in Versilia, tra le città di Viareggio e Camaiore, che se ne contendono da sempre la paternità. Le ricette che troviamo nelle due città, in realtà, non sono identiche: la Scarpaccia camaiorese, croccante e dorata, è una pietanza salata servita caldissima dai ristoranti e trattorie della costa toscana come antipasto e venduta anche da forni e panetterie, come spuntino da mangiare in qualunque momento della giornata; quella viareggina è dolce e morbida e dalle famiglie del posto viene gustata tiepida o fredda a fine pasto, come insolito dessert. Il nome, che non rende giustizia al suo gusto delicatissimo, “deriva dal fatto che, una volta cotta, ha lo spessore d’una suola di scarpa vecchia: una scarpaccia”, appunto, come scrive Giovanni Righi Parenti nel volume La cucina toscana in 800 ricette tradizionali (Newton Compton). Continua a leggere

LA PINZA, IL DOLCE ANTIPASTO DELLA PASQUA TRIESTINA

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Pinza triestinaFarina, uova, latte, zucchero, burro, un bicchierino di rhum e buccia di limone grattugiata per profumare: sono i semplici ingredienti della Pinza, un antico dolce pasquale che arriva dalle cucine del Friuli Venezia Giulia e simboleggia la spugna con il quale il centurione diede da bere l’aceto a Gesù crocifisso. Diffusa a Trieste e Gorizia, ha la forma di grossa pagnotta, un invitante colore dorato e una consistenza particolarmente soffice; è un “boccone” – questo il significato del termine “Pinza”, dal longobardo bizzo, “morso” – che rimane soffice e buonissimo per giorni. Continua a leggere

LEGGERO COME UN SOFFIO: IL FIADONE DI PASQUA ABRUZZESE

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www.abruzzoservito.it

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Una sfoglia sottile che racchiude un morbido ripieno di formaggio, uova e spezie. Il Fiadone è una specialità della cucina dell’Abruzzo, che le famiglie del posto si scambiano come dono durante la Settimana Santa, per poi mangiarlo a Pasqua e il Lunedì in Albis. Diffusissimo nell’intera regione, in questo periodo dell’anno fa la sua comparsa nei forni e nelle gastronomie sparse tra Teramo, Pescara, Chieti, L’Aquila e gli incantevoli borghi abruzzesi.

È una ricetta nobile, citata per la prima volta nel Libro novo nel qual s’insegna a far d’ogni sorte di vivande (1557) di Cristofaro da Messisbugo, cuoco alla corte degli Estensi di Ferrara, che arrivò in Abruzzo per necessità e finì per scomparire nella sua città natale: nella preparazione indicata dallo scalco – il maggiordomo del Rinascimento –, infatti, era richiesto l’uso dello zafferano, una spezia che già all’epoca era radicata nella cultura aquilana. Continua a leggere

CUZZUPE, SGUTE, RIGANELLE, ‘NCINETTI: I DOLCI DI PASQUA CALABRESI

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Tra il Mercoledì e il Venerdì Santo, in tutta la Calabria, come in ogni paese italiano, si dà inizio alla preparazione dei dolci che occuperanno un posto d’onore sulla tavola del giorno di Pasqua. Continua a leggere

LA SFINCIA DI SAN GIUSEPPE, IL DOLCE PALERMITANO DELLA FESTA DEL PAPÀ

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tipico dolce siciliano per la festa del papàA Palermo non è San Giuseppe senza la Sfincia! Una frittella morbida dalla forma irregolare, farcita e ricoperta da una crema di ricotta e gocce di cioccolato che il giorno della Festa del Papà invade le vetrine di forni e pasticcerie così come tutte le tavole della città. Una tradizione, quella degli “sfingi” – come vengono chiamati in dialetto – che con il tempo si è diffusa in tutta la Sicilia fino a diventarne uno dei dolci caratteristici. Continua a leggere

CARNEVALE: LE 3 FACCE DEL MIGLIACCIO DOLCE

Il Martedì Grasso, in diverse località del Belpaese, non può mancare un dolce dalle origini lontane, che ci porta indietro nel tempo di almeno cinquecento anni: il migliaccio. Una prelibatezza che troviamo nelle cucine della Toscana, dell’Emilia Romagna e della Campania, ma che in ciascuna delle tre regioni assume tratti unici e caratterizzanti.

Migliaccio toscanoNel pistoiese il migliaccio è una torta sottile simile a una crêpe, a base di brodo e sangue di maiale, mescolati con farina, uova sbattute, scorza di limone e arancia: il composto ottenuto, dalla consistenza semiliquida, viene cotto in una padella unta con un po’ di lardo ‘vergine’, mai utilizzato prima. Questo dolce in passato era preparato da novembre fino a Carnevale, nel periodo della macellazione dei suini, quando il sangue veniva raccolto e cucinato prima che si coagulasse, diventando inutilizzabile. Era quindi una specialità popolare, nata nelle case più umili, dove del maiale non veniva scartato niente, neppure il sangue, considerato al contrario un alimento nutriente e sostanzioso.

Più ricca la variante senese: un impasto che ha per protagonisti tre prodotti tipici della terra toscana, il panforte, i cavallucci e il pane sciocco, sbriciolati e lasciati disfare completamente nel brodo di maiale, aromatizzato con bucce di arancia e limone, spezie miste, canditi e un pizzico di vaniglia. Anche in questo caso la ricetta prevede il sangue suino, che viene aggiunto alla fine, insieme ad un uovo e a un po’ di farina per addensare. Dal composto si ricavano delle tortine schiacchiate, fritte in olio o nello strutto.

Migliaccio emilianoIn Emilia Romagna il migliaccio è chiamato miàz o sanguinaccio: quest’ultimo termine lascia già prefigurare quale sia il tocco ‘segreto’ di questa specialità. Il migliaccio emiliano è un dolce cotto in forno, nell’aspetto simile a una crostata, ma dal sapore più forte: la sfoglia è una pasta matta di acqua e farina, farcita con una crema ottenuta con sangue di maiale, cioccolato fondente, cacao, latte, canditi, uova e pangrattato.

Le tre versioni del migliaccio, pistoiese, senese ed emiliana, condividono quindi l’impiego di questo ingrediente che a noi consumatori “moderni” fa storcere un po’ il naso, senza contare che la commercializzazione del sangue oggi è vietata dall’Asl, perciò è davvero difficile trovare qualcuno che cucini questa pietanza secondo il procedimento originale.

Ma c’è anche una quarta ricetta, quella campana, completamente diversa dalle precedenti: è a base di semolino, ricotta, uova, latte, zucchero, vaniglia, un pizzico di cannella, cedro e aroma di millefiori, che vanno mescolati lentamente sul fuoco; il composto deve essere poi infornato per un’ora circa, fino a diventare di un invitante colore dorato. In qualche famiglia c’è la consuetudine di aggiungere pure i capellini o capelli d’angelo, sottilissimi spaghetti che rendono il dolce più corposo.

ricette.giallozafferano.it

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Anche qui, tuttavia, in passato il migliaccio non era altro che un miscuglio di sangue di maiale e farina di miglio – da cui il nome. La coltivazione di questo cereale, infatti, era diffusissima in Campania.

Il merito di aver trasformato un dolce così umile – tanto da essere soprannominato la “pastiera dei poveri” – in quello raffinato che conosciamo va ai monasteri partenopei, un’autentica fabbrica di prelibatezze, dove nacquero altri capolavori della pasticceria locale come gli struffoli e le sfogliatelle. Il sangue suino, oltre che popolare, era considerato ‘impuro’, e così le suore lo abolirono; sostituirono poi la misera farina di miglio con il semolino (la semola di frumento) e impreziosirono il tutto con la ricotta, che donava cremosità. Per profumare, aggiunsero canditi, vaniglia, cannella e acqua di millefiori, dall’aroma celestiale.

Non sappiamo quando la nuova versione del migliaccio cominciò a circolare nei conventi napoletani, sta di fatto che alla fine del 1500 era già radicata in città, come testimonia il marchese e poeta Giovanni Battista del Tufo, figlio dei nobili Fabrizio e Lucrezia Carafa, nel suo Ritratto o modello delle grandezze, delle letizie e meraviglie della nobilissima città di Napoli: “Con due caci egli è fatto, ambi grattati, molto ben rimischiati, cocozza, uovi, ricotta e provatura, ponendo la mistura nell’acqua calda; insogna, acqua che odora, e con pepe qualch’altra spezia ancora, e zuccaro, garofani e cannella”.

NEI FRUTTI DI BOSCO TUTTE LE TONALITÀ DELLA SALUTE

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frutti di boscoCon loro la natura si è davvero sbizzarrita, donandoci piccole delizie dalle tonalità invitanti, un vero piacere per la vista e il palato. I frutti di bosco sono perfetti per dare un tocco vivace alla macedonia, per arricchire dolci e gelati o preparare squisite marmellate, sciroppi o liquori.

Rappresentano, però, anche un alleato prezioso per la nostra salute perché ricchi di antocianine, i pigmenti che conferiscono alla maggior parte di essi il caratteristico colore blu/viola o rosso scuro: questi composti chimici, appartenenti alla famiglia dei flavonoidi, sono dotati di spiccate proprietà antiossidanti, poiché inibiscono l’avanzata dei radicali liberi – i cosiddetti prodotti di scarto della cellula responsabili dell’invecchiamento – e riducono i danni che questi ultimi provocano ai tessuti. In particolare, svolgono un’azione vaso-dilatatoria, proteggendo il sistema cardiovascolare dai pericoli derivanti dall’eccesso di colesterolo nel sangue e aiutano il sistema nervoso a restare “in forma”. Continua a leggere

L’ARTE DI FOTOGRAFARE IL CIBO

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food photographyScattare una foto a una pietanza e renderla appetibile, suscitando in chi la guarda l’irrefrenabile desiderio di assaggiarla. Si chiama Food Photography ed è un genere fotografico che consiste nell’immortalare cibi, dolci e bevande, a scopo pubblicitario o artistico.

Per molti è una professione e non ha nulla in comune con la tendenza amatoriale di fotografare le proprie creazioni culinarie, con la fotocamera digitale o più spesso con lo smartphone, e “postarle” su Facebook, Twitter, Google+, Instagram o Pinterest, per ricevere commenti e like da amici e follower. Continua a leggere

LA GIUSTA DOLCEZZA AI BAMBINI

Mother and daughter preparing cream puffsPasqua è ormai alle spalle, ma non certo il suo carico di dolci, cioccolato e calorie. Non è difficile trovare per le prossime settimane ancora colombe da “smaltire”, uova di pasqua da scartare, per i bambini una continua tentazione! Si, perché i più piccoli hanno una sorta di predisposizione naturale al gusto dolce, sviluppatasi, come non tutti sanno, proprio dal latte materno.

Ma i pediatri avvertono: non esagerare con le uova di cioccolato, una volta scartati e svanito l’effetto sorpresa, è bene che tutta la cioccolata sia fuori dalla portata dei bambini, e non solo! Piuttosto è preferibile utilizzarla per preparare dolci e biscotti che uniscono alla bontà la genuinità. Inoltre è consigliabile utilizzare, anche per gustose preparazioni fatte in casa, frutta matura al punto giusto, e per questo già più dolce, da offrire ai bambini a colazione o a merenda, al posto di merendine e snack confezionati.

In Italia 9 bambini su 10, al di sotto dell’anno di età, consumano troppo zucchero nella loro dieta. A confermarlo è un recente studio Nutrintake, condotto dal Prof. Gianvincenzo Zuccotti (Direttore Clinica Pediatrica L. Sacco di Milano, Università degli Studi di Milano) realizzato su un campione di oltre 400 bambini italiani dai 6 ai 36 mesi.

littel girl is eating sweetsGli zuccheri sono fondamentali per la crescita e il sostentamento quotidiano – spiega il Prof. Claudio Maffeis, pediatra nutrizionista e Professore Associato di Pediatria all’Università di Verona – ma la nostra dieta ha già a disposizione tanti alimenti naturalmente dolci che aiutano ad assecondare il gusto dei nostri bambini senza forzature e predispongono ad abitudini salutari”.

I rischi derivanti dalla troppa “dolcezza” di mamma e papà sono la predisposizione del bambino a carie, aumento di peso, oltre ad una scorretta educazione alimentare che con grande probabilità si protrarrà da giovani e adulti, con problemi rilevanti per la salute, ad esempio lo sviluppo di patologie cardiovascolari. 

Quali sono gli errori più comuni?

Tra i comportamenti più diffusi nelle famiglie italiane ci sono le ‘dolci’ concessioni come premio per un gesto o un comportamento lodevole, o per consolare un pianto disperato (pratica comune è ad esempio quella di intingere il ciuccio nello zucchero o nel miele).  Così come, altro errore, è quello di considerare l’alimentazione del bimbo dopo il primo anno di età alla stessa stregua di quella degli adulti: il bambino necessita di un’alimentazione specifica.

Per non parlare dell’abitudine di accentuare il sapore dei cibi, spesso la frutta, con l’aggiunta di zucchero perché si pensa siano più apprezzati dal bambino.

Alcuni consigli utili

Certo gli zuccheri sono importanti perché forniscono energia indispensabile per un bambino, ma occorre fare attenzione alla quantità di zuccheri semplici e raffinati introdotti nella loro dieta, contenuti soprattutto nelle merendine e nei biscotti, che oltre ad essere causa delle carie dentarie (soprattutto gli zuccheri più appiccicosi delle caramelle gommose), creano nel bambino un continuo senso di fame dovuto al loro veloce assorbimento.

È preferibile, invece, far consumare zuccheri sotto forma di carboidrati a catena lunga, quelli cioè contenuti nei cereali integrali che liberano il glucosio nel metabolismo in modo lento e continuo.

Le alternative più sane e naturali allo zucchero

HoneyMalto

Per aspetto simile al miele, fra tutti i dolcificanti naturali è forse il migliore. Si ottiene dalla fermentazione del tutto naturale dei cereali come mais, avena, riso, grano, ed è un concentrato di proteine, calcio, magnesio e vitamine del gruppo B.

Sciroppo d’acero

Da sapore caramellato molto gradevole al palato, è ricco di sali minerali: potassio ma anche calcio e ferro. Può essere utilizzato in cucina anche la preparazione di dolci da forno o al cucchiaio.

Sciroppo di mele

Ricco soprattutto di magnesio e potassio, è un dolcificante particolarmente energetico, consigliato anche per i bambini che fanno sport. Si presta alla preparazione di gustose torte e dolci da forno.

Miele

Dal gusto dolcissimo è, per questo, il preferito dai bimbi. Ricco di nutrienti importanti, vitamine e sali minerali, è però consigliabile non abbondare con le quantità, soprattutto per i bambini al di sotto dei 12 mesi, quello grezzo può presentare microrganismi che possono procurare colichette e gonfiori.

FRAGOLE, IL LATO GOLOSO DEL BENESSERE

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crostata di fragole“Eccoci qua, a guardare le nuvole, su un tappeto di fragole”. Il refrain di una delle più famose canzoni dei Modà è solo uno dei tanti modi che esprimono il forte simbolismo legato a questo frutto. I romani le consideravano, non a torto, afrodisiache. Considerate da sempre il frutto del cuore, non solo dagli adolescenti, sono state cantate da poeti, scrittori e musicisti oltre a essere da sempre presenti nei film. Continua a leggere

COSA METTERE NEL CESTINO DEL PICNIC A PASQUETTA

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cestino da picnic La gita fuori porta del lunedì in Albis è un “rito” irrinunciabile per molti italiani. E con essa il picnic. Una breve “fuga dalla città”, alla ricerca di un angolo verde dove trascorrere una giornata di relax e allegria in compagnia degli amici, Continua a leggere

RICOTTA, PROTAGONISTA DELLA PASQUA

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ricottaConsiderata per secoli cibo dei poveri, perché prodotta dai pastori, negli ultimi decenni la ricotta è diventata la regina della cucina e nel tempo la vera protagonista della Pasqua. Continua a leggere

L’UOVO DI CIOCCOLATO

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Al latte o fondente, nocciolato o mandorlato, bianco o gianduia, l’uovo di cioccolato è per eccellenza il dolce della Pasqua. Il suo fascino è legato soprattutto al momento dello “scarto”, attesissimo in particolare dai più piccoli, che si divertono a immaginare quale sorpresa troveranno all’interno. Continua a leggere

LE DOLCI BONTÀ DI PASQUA

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Gli ingredienti semplici e golosi della tradizione pasticcera italiana e le forme legate ai segni della Passione e Resurrezione di Cristo l’agnello, che incarna il suo sacrificio sulla croce, la colomba, simbolo di pace, e l’uovo, da sempre associato alla vita che rinasce: sono le caratteristiche dei dolci di Pasqua nella Penisola, che non possono mancare per concludere degnamente il pranzo di questo giorno di festa. Continua a leggere

PARIGI, È QUI CHE NASCE LO “SWEET FOOD”

Chouquettes

Il profumo irresistibile dei bignè appena sfornati, un piccolo boccone di piacere, che da qualche tempo i parigini possono assaporare, concedendosi una rapida sosta durante una frenetica giornata lavorativa.

E’ ciò che accade a Champ de Mars, a due passi dalla Tour Eiffel, dove da gennaio di quest’anno, grazie all’idea dello chef Alain Ducasse e del maestro pasticcere Christophe Michalak, lo chou è entrato a far parte della categoria dello street foodCosì nasce lo Sweet food, un mix tra cibo da strada ed alta pasticceria francese, quella che rende il raffinato popolo d’oltralpe famoso in tutto il mondo.

camioncino chouxAllo Choux d’Enfer, quel chioschetto di design, ideato da Patrick Jouin, designer di Alessi, vengono preparati choux dolci e salati, per soddisfare ogni genere di palato, che, farciti “al volo” al momento di essere serviti, per essere croccanti all’esterno e morbidi nel ripieno, regalano piccole gioie del palato ai passanti e ai numerosi turisti.

Si contano circa otto varietà di farciture gourmande, tra dolci e salate: crema, cioccolato, caramello, ma anche burro salato, cumino e peperoncino di Espellette. Tutte estremamente profumate, con la giusta quantità di zucchero ed aromi che ne esaltano il gusto.

Non tante le varianti quindi, ma perfettamente equilibrate, grazie ad un lungo lavoro dei due chef, attraverso esperimenti e degustazioni.

Proprio grazie alla loro bravura ed esperienza, lo Choux d’Enfer è diventato da subito tappa turistica obbligata e graditissimo ritrovo per i parigini, consigliato anche da Le Figaro tra le mete più interessanti per il weekend a Parigi. Un piccolo angolo di paradiso culinario, a dispetto del suo nome, che unisce la tradizione all’innovazione, in un capolavoro di pasticceria alla portata di tutti.

IL LATO DOLCE DI SIENA

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Nota per il suo ingente patrimonio storico, artistico, paesaggistico, Siena si fa decisamente apprezzare anche per le sue specialità gastronomiche: una ampia varietà di oli, grappe e vini e pregiatissimi, ma soprattutto un ampio ventaglio di dolci tipici. Continua a leggere

IL DOLCE DEL PAPÀ

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Zeppole di San Giuseppe

Fritta o al forno, la zeppola di San Giuseppe è il dolce per eccellenza della Festa del Papà. La più famosa è quella napoletana, ma il rito di preparare e mangiare le squisite zeppole il 19 marzo, nel giorno dedicato a San Giuseppe, è diffuso in tutto il Meridione e in alcune regioni del Centro Italia. Continua a leggere

IL MENU DEL MARTEDÌ GRASSO

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Carnival mask on wooden table over bokeh backgroundMangiare cibi saporiti e ricchi, prima dell’inizio del lungo periodo di penitenza rappresentato dalla Quaresima. È il rito del Martedì Grasso, nato nel corso del Medioevo, quando il popolo si mascherava – per sovvertire almeno idealmente l’ordine sociale – e si concedeva piatti abbondanti, preparati con cura. E se a Carnevale nel nostro Paese i dolci non mancano, con frappe, fritole, castagnole e ogni genere di golosità, anche sul versante salato la tradizione italiana offre spunti interessanti. Continua a leggere

IL GUSTO DEL CARNEVALE DI VIAREGGIO

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Conosciuta in Italia e nel mondo per il suo famoso Carnevale, Viareggio da 141 anni, nelle due settimane precedenti l’inizio della Quaresima, diventa teatro di uno degli eventi spettacolari più belli con le sfilate dei carri allegorici realizzati in cartapesta. Continua a leggere

I 10 DOLCI DEL CARNEVALE

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Semplici e golosi. I dolci del Carnevale italiano, ricette che hanno alle spalle secoli di storia, sono preparati con ingredienti presenti in tutte le dispense, come farina, latte, zucchero, burro, uova e, in alcuni casi, cioccolato fondente o miele. Senza dimenticare l’olio di semi: tranne che in poche eccezioni, infatti, il dolce del Martedì Grasso è per eccellenza fritto. Continua a leggere

Mini cupcakes in glass tray on buffetNe Il Piacere, il romanzo con cui Gabriele D’Annunzio inaugura l’epoca del decadentismo ma anche dell’estetismo, il Vate elogia il dessert e la sua presentazione come l’apice della cucina.

Il finale del pranzo era, come sempre in casa d’Ateleta, splendidissimo – scrive D’Annunzio – poiché il vero lusso d’una mensa sta nel dessert. Tutte quelle squisite e rare cose dilettavano la vista, oltre il palato, disposte con arte in piatti di cristallo guarniti d’argento”.

Il “dessert” è indicato come l’apoteosi della gastronomia e, infatti, in questo passo del testo la descrizione diviene più aggraziata. Anche ne Il Piacere – uno dei romanzi più noti e importanti del poeta e drammaturgo italiano di cui nel 2013 si è celebrato il 150° della nascita –, come in molti altri testi di D’Annunzio, il cibo non viene mai citato o descritto direttamente perché, ed è questo uno dei fondamenti dell’opera dannunziana, l’aspetto decorativo parla alla vista e dunque alla testa e non al palato.

È il 31 dicembre del 1886, il protagonista Andrea Sperelli, giovane aristocratico, aspetta l’ex amante Elena Muti nella sua casa romana. Nell’attesa ripensa alla scena del loro addio, avvenuto quasi due anni prima, nel marzo 1885, su una carrozza in via Nomentana. D’Annunzio in questa parte del romanzo ripercorre la storia della casata degli Sperelli, gli insegnamenti ricevuti da Andrea, l’arrivo del giovane a Roma. La rievocazione prosegue con il primo incontro tra Sperelli ed Elena, a una cena a casa della marchesa di Ateleta, cugina del protagonista.