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TUTTI I BENEFICI DEI LUPINI, UN LEGUME TRASCURATO IN CUCINA

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LupiniQuelli in salamoia sono da sempre protagonisti dell’aperitivo: bar e locali li servono insieme a patatine, olive e altri stuzzichini, per accompagnare cocktail e analcolici. E se nel Sud Italia è possibile trovarli nei chioschi e sulle bancarelle degli ambulanti, nelle sagre e nelle feste di paese, in cucina i lupini sono un po’ trascurati: come tutti i legumi, invece, si prestano a tante preparazioni e sono un autentico concentrato di virtù benefiche per l’organismo. Lo sapevano bene i nostri nonni, che per secoli ne hanno fatto uno degli alimenti alla base della loro alimentazione, mangiandoli con la pasta o il riso, come fagioli, ceci e cicerchie. Continua a leggere

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20 sfondo biancoSono le varietà di cicerchie coltivate nel mondo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dal gusto simile a quello dei ceci, ma più delicato, in Italia la cicerchia è protagonista di antiche zuppe regionali, che in passato i contadini mangiavano nei mesi invernali con la pasta o con il pane raffermo, per scaldarsi con un piatto corroborante e poco costoso. La ricetta di base si prepara facendo soffriggere sedano, carota, cipolla con olio d’oliva, aggiungendo le cicerchie, ricoprendole con acqua e lasciando cuocere la zuppa per almeno un paio d’ore, finché i legumi saranno diventati teneri. Continua a leggere

“SEMI NUTRIENTI PER UN FUTURO SOSTENIBILE”: LA FAO PROCLAMA L’ANNO DEI LEGUMI

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anno legumi_logo

Lenticchie, fagioli, ceci, fave, piselli, soia, ma anche varietà oggi quasi scomparse, come lupini, cicerchie e rovigli, antichissimi piselli neri originari del Medio Oriente. I “semi nutrienti per un futuro sostenibile” saranno i protagonisti del 2016, proclamato dalla FAO l’Anno Internazionale dei Legumi: economici e sostanziosi, i semi delle leguminose sono un alimento indispensabile per la salute dell’uomo e una risorsa preziosa per vincere la sfida della fame nei Paesi in Via di Sviluppo. Continua a leggere

GIORNATA MONDIALE DELL’ALIMENTAZIONE: LA PROTEZIONE SOCIALE CONTRO LA POVERTÀ RURALE

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Giornata Mondiale Alimentazione 2015

L’alimentazione è il principale fattore di discriminazione sociale. Molte, troppe persone pensano che il problema della fame nel mondo sia stato risolto, anche solo perché non se ne parla più come una volta. È, invece, una delle questioni di maggiore attualità. Chi non ha cibo a sufficienza non può dedicarsi ad altre attività come lavorare, studiare, coltivare la terra. Questa riflessione ha portato la FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura, a dedicare la Giornata Mondiale dell’Alimentazione 2015 al tema della Protezione sociale. “Dobbiamo affrontare la povertà e la fame ma anche le condizioni che le provocano”, affermano dalla FAO. E così il 16 ottobre, all’Expo di Milano, esperti di tutto il mondo si confronteranno sul tema Protezione sociale e agricoltura per spezzare il ciclo della povertà rurale. La protezione sociale è un insieme di politiche, programma e interventi che mirano a proteggere i poveri e le persone che soffrono di insicurezza alimentare e farli uscire dalla povertà e della fame attraverso una serie di programmi che forniscono sostegno finanziario o in natura alle persone povere e vulnerabili, aiutandoli ad accrescere il loro reddito, le capacità e competenze e i loro diritti. Continua a leggere

GIORNATA MONDIALE DELL’ALIMENTAZIONE: IL RUOLO DELL’AGRICOLTURA FAMILIARE

agricoltura familiare

Complice la lunga crisi economica, c’è un significativo ritorno ai prodotti della terra e una nuova valorizzazione dell’agricoltura familiare. Tanto che a questo tema è dedicata la Giornata Mondiale dell’Alimentazione 2014, che si celebra, come ogni anno il 16 ottobre. Forte il titolo scelto dalla FAO: “Nutrire il mondo, preservare il pianeta” che sintetizza un grande cambiamento in atto, quello del ritorno alla terra, sia da un punto di vista lavorativo ed economico, sia alimentare, dal momento che in tutto il mondo i consumatori cercano e scelgono sempre di più i prodotti locali e la filiera corta. Dati che per l’Italia trovano conferma in una un’indagine condotta dall’Istituto di ricerca Ipsos per Actionaid in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione, appunto, e del rilancio della campagna “Operazione Fame”, attraverso la quale l’ONG intende sensibilizzare il grande pubblico sulle disparità di accesso al cibo in Italia e nel mondo. Un italiano su due preferisce portare in cucina e in tavola prodotti del territorio, privilegiando la filiera corta (50%), il rispetto della stagionalità a favore della qualità (48%) e un’attenta valutazione delle modalità di acquisto, sfuso e a peso, con punte altissime nella fascia d’età 55-65 (94%) ma altrettanto significative nella fascia 25-34 (84%).

Negli ultimi decenni è profondamente cambiato il modo di produrre, commercializzare e consumare il cibo.” – afferma José Graziano da Silva, Direttore Generale della FAO – “L’aumento del cibo disponibile a livello locale si traduce in una maggiore sicurezza alimentare e nella possibilità di produrre e comprare cibo per e nei mercati locali. A sua volta, questo significa alimenti più freschi e più sani: rispettare la cultura locale, valorizzare il cibo locale, contribuire a una nutrizione migliore e a generare un maggiore flusso di denaro nelle economie locali, aiutandole a prosperare. L’elenco di vantaggi potenziali non si ferma qui e include, per esempio, la possibilità di collegare la produzione locale alla refezione scolastica, nonché l’opportunità di stimolare le industrie che possono sostenere una produzione fiorente”.

L’agricoltura familiare è la forma predominante dell’agricoltura nel settore della produzione alimentare. Agricoltura familiare comprende tutte le attività agricole basate sulla famiglia, ed è legata a diverse aree dello sviluppo rurale. Dunque è fondamentale puntare sull’agricoltura familiare. “Gli agricoltori familiari hanno un fondamentale ruolo socioeconomico, ambientale e culturale” – sostiene la FAO – “che, fra mille sfide, deve essere rispettato e rafforzato con l’innovazione”. Circa 500 dei 570 milioni di aziende agricole di tutto il mondo sono a conduzione familiare. “Si tratta dei custodi principali delle nostre risorse naturali.” – continua il Direttore della FAO – “A livello settoriale, costituiscono il più grande datore di lavoro al mondo, forniscono oltre l’80% del cibo mondiale in termini di valore, sono spesso i principali produttori di alimenti freschi e prosperano nella produzione casearia, avicola e suinicola”.

2013, L’ANNO DELLA QUINOA SECONDO LA FAO

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quinoaConsiderata la “madre di tutti i semi” dagli Inca, perché in grado di crescere a un’altezza di 4000 metri sopra il livello del mare, sul pietroso altopiano delle Ande, e in condizioni climatiche avverse, secondo la FAO la quinoa è la pianta che potrebbe fronteggiare la drammatica situazione della fame mondiale, Continua a leggere

SIAMO (E SAREMO SEMPRE DI PIÙ) QUELLO CHE MANGIAMO

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La Giornata Mondiale dell’Alimentazione che si celebra il 16 ottobre in tutto il mondo invita ognuno di noi ad un “consumo consapevole e responsabile”.
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UNDICESIMO COMANDAMENTO: NON SPRECARE

Da uno degli ospedali di Bologna con gli avanzi alimentari si recuperano ogni giorno trenta pasti pronti presso la mensa, per un valore complessivo di oltre 35.000 euro all’anno. A Verona otto mense scolastiche recuperano circa otto tonnellate all’anno di prodotto cotto che corrispondono a circa 15.000 pasti. Sono solo alcuni dati resi noti da Last Minute Market, uno spin-off dell’Università di Bologna nato nel 1998 da un gruppo di ricerca che dal 2003 è un’impresa nazionale dedicata al recupero e al riutilizzo di alimenti e beni invenduti (o non commercializzabili) a favore di enti caritativi. Una best practice internazionale nella lotta allo spreco alimentare, un fenomeno in continua crescita, come reso noto dalla FAO il 1o ottobre in occasione della presentazione del Rapporto 2013 “The Food Wastage Footprint-Impacts on Natural Resources” (L’impronta ecologica dello sperpero alimentare: impatto sulle risorse naturali).

mensa scolastica

Ogni italiano butta via circa 150 kg di cibo all’anno per un totale di quasi 9 milioni di tonnellate, pari a circa 15 miliardi di euro e a quasi l’1% del PIL. Lo spreco domestico, diversamente da ciò che si possa pensare, è cinque volte superiore a quello degli altri segmenti della filiera alimentare –  agricoltura, industria, ristorazione, distribuzione – e pesa sul bilancio familiare ben 1700 euro l’anno.

Nel mondo, invece, si sprecano circa 1,3 tonnellate all’anno di cibo pari ad un valore di 750 miliardi di dollari (565 miliardi di euro).

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“La popolazione malnutrita – afferma Andrea Segrè, Presidente di Last Minute Market – complice la crisi economica, si estende sempre di più anche nei Paesi cosiddetti sviluppati. La fame è ovunque. È davvero uno scandalo che, come confermato dal nuovo Rapporto FAO, oltre un terzo della produzione agroalimentare mondiale si perda e si sprechi. È dalla riduzione degli sprechi che il sistema agroalimentare mondiale deve ripartire”.

Secondo le rilevazioni di “Waste Watcher”, il primo osservatorio permanente sullo spreco attivato da Last Minute Market e dall’Università di Bologna, in collaborazione con SWG, è lo spreco domestico a incidere maggiormente sulla quota annuale del cibo sprecato.

Nella spazzatura finiscono in larga parte le verdure (23%), seguite da carne (21%), frutta (19%) e cereali (18%). Notevole anche l’impatto ambientale dello spreco alimentare. Quello di carne, ad esempio, ha un grande impatto a causa degli elevati costi di produzione.

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Lo spreco è “solo” il 4%, ma l’incidenza economica è cinque volte maggiore.

“Oltre all’imperativo ambientale, ve n’è anche uno di natura etica: non possiamo permettere che un terzo di tutto il cibo che viene prodotto nel mondo vada perduto o sprecato a causa di abitudini inappropriate-inopportune, quando vi sono 870 milioni di persone che soffrono la fame”, ha sottolineato José Graziano da Silva, Direttore Generale FAO, durante la presentazione del Rapporto.

“Tutti noi”, ha continuato da Silva, “agricoltori e pescatori, lavoratori del settore alimentare e supermercati, governi locali e nazionali, singoli consumatori, dobbiamo apportare dei cambiamenti ad ogni anello della catena di approvvigionamento alimentare al fine di evitare, in primo luogo, lo sperpero di cibo e dobbiamo riutilizzare o riciclare il cibo, laddove è possibile”.

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