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LA DOLCE STAGIONE DEI FICHI

shutterstock_457845166Queste sono le settimane migliori in cui acquistare i dolcissimi fichi, raggiunti a maturazione si trovano in abbondanza nei mercati.

La pianta è originaria del Asia, ma si è insediata nel Mediterraneo molti secoli fa e trova nelle zone più calde il suo ambiente ideale. Sono piante infatti che sopportano bene le alte temperature e la siccità e, al contrario, patiscono il freddo e soprattutto la grandine. Vista l’estate calda appena trascorsa c’è da aspettarsi un’annata di frutti davvero deliziosi.

shutterstock_316081946Sono buoni, ma anche molto salutari, grazie all’abbondanza di calcio, potassio ferro e vitamina B6 di cui sono composti. Molto utili in caso di stitichezza apportano circa 50 per 100 g, sono però molto più calorici quelli secchi, togliendo infatti l’acqua i frutti diventano dei concentrati di energia e per 100 g di prodotto si superano le 200 calorie.

shutterstock_226197190La pianta di fichi un tempo era considerata sacra e, secondo la tradizione mitologica romana, era legata alle origini di Roma. Secondo il mito infatti la cesta che conteneva Romolo e Remo fu affidata alla corrente del Tevere che era da poco straripato a causa di abbondanti piogge, si arenò sotto un fico selvatico e fu proprio qui che la lupa allattò i figli di Marte e della vestale.

Golosissimi e utilissimi in cucina per preparare ricette dolci e anche salate. Si abbinano molto bene a formaggi erborinati come roquefort e gorgonzola e al prosciutto crudo, ingredienti ideali per preparare ottime tartine, perfette per un golosissimo aperitivo. shutterstock_495832234Se si amano i piatti originali è assolutamente da provare il risotto con i fichi, una versione più attuale di quello alle fragole. La pizza e fichi non è solo un modo di dire, ma una specialità da gustare! Si possono inoltre usare per impreziosire delle semplici insalate,  sono capaci di rendere speciali delle semplici scaloppine e ideali anche da gustare con la bresaola. E naturalmente sono l’ingrediente perfetto per marmellate, dolci, crostate e gelati.

salama da sugo di ferrara

MORBIDA E DAL GUSTO INTENSO, LA SALAMA DA SUGO DI FERRARA

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I ferraresi alla Salama non rinunciano neanche d’estate. Il più classico dei salumi invernali, anche perché molto calorico, consumato generalmente appena esce dall’acqua bollente, nei territori estensi nel periodo più caldo dell’anno si gusta, appena raffreddato, col melone o con i fichi, due accoppiamenti storici (e poveri) che oggi sono diventati gourmet. Continua a leggere

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IL PANE: IL VERO RE DELLA TAVOLA

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Il pane e il vero alimento italiano. Più della pasta. Nessuno ha il culto del pane come noi. Certo, i francesi, ma se fate un giro del mondo, non necessariamente in ottanta giorni, anche nel luogo più sperduto, gli unici che chiederanno, prima di tutto, il pane saremo noi. Continua a leggere

Fegato alla veneziana

IL FEGATO ALLA VENEZIANA, SIMBOLO DELLA CUCINA VENETA NEL MONDO

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Fegato alla venezianaUn saporito intingolo di cipolle bianche, tagliate a fettine sottilissime e lasciate appassire in olio extravergine d’oliva e burro, che “accoglie” fegato di vitello a pezzetti, da cuocere per quattro o cinque minuti – non uno di più, altrimenti si corre il rischio che diventi duro. Continua a leggere

pizza e fichi

“PIZZA E FICHI”

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www.enzococcia.com

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Molti pensano sia solo un’espressione popolare romana. Oggi lo è ed è anche molto diffusa, ma l’espressione nasce da una pietanza povera, la pizza con i fichi, che affonda le radici nell’antica Roma, e rappresentava la classica merenda di fine estate, uno street food ante litteram ottenuto acquistando un schiacciata di pane, che per le strade della capitale dell’Impero si trovava un po’ ovunque, e accompagnandola con dei fichi che si trovavano lungo le strade della città. Continua a leggere

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I FICHI, UN TOCCO DI DOLCEZZA A OGNI PIATTO

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fichiI più buoni sono i tardivi, che raggiungono la maturazione tra fine agosto e settembre, come il Brogiotto Nero, dalla buccia nerastra e polpa dolcissima, il Dottato, con la buccia verde e adatto all’essiccazione, l’Albachiara o Abate, dalla polpa chiara e delicata, e il Rigato o Panachè (come è chiamato in Liguria), una singolare tipologia dalla buccia striata. I fichi sono tra i protagonisti della cucina italiana dell’estate. Continua a leggere

piacentinu ennese

DA ENNA IL PECORINO “PIACENTE” ALLO ZAFFERANO

piacentinu enneseIl Piacentinu ennese è tanto buono quanto introvabile. Sono solo tre i casari che producono il famoso piacentinu ennese, e riescono a malapena a soddisfare le richieste. Il formaggio “gustoso”, cioè piccante (piacente nel dialetto siciliano), ottenuto da latte di pecora a cui è aggiunto zafferano e grani di pepe, è unico nel suo genere. Formaggio di nicchia, dato anche l’alto costo dello zafferano, il Piacentinu Ennese, rappresenta quel tocco segreto per impreziosire molti primi piatti tipici siciliani. Immancabile nella preparazione del tipico “ciarbiddùzzu abbuttunàtu”, ovvero il capretto imbottito, questo speciale pecorino può essere consumato come formaggio da tavola, abbinato ad esempio a fave fresche o alla tipica caponata di melanzane, pomodori, olive e capperi, ma anche a gocce di miele o alla frutta come pere, fichi. E va rigorosamente accompagnato da tipici vini rossi siciliani come il Nero d’Avola, Merlot, Syrah, e il Cerasuolo di Vittoria che ne esaltano il sapore.

Dal 2007 Dop a livello nazionale, nel 2011 ha ottenuto anche il riconoscimento europeo. Nel rispetto della certificazione, il PIACENTINU ENNESE D.O.P. viene prodotto esclusivamente nella provincia di Enna, artigianalmente e con tecniche tradizionali immutate nel tempo, come previsto dal disciplinare del Consorzio di Tutela. In particolare, sono nove i comuni che lo producono: Aidone, Assoro, Barrafranca, Calascibetta, Enna, Piazza Armerina, Pietraperzia, Valguarnera, Villarosa, utilizzando il latte di razze di pecore autoctone, nella fattispecie: comisana, pinzirita, valle del Belice.

Il segreto di questo formaggio dal caratteristico colore giallo, oggi Presidio Slow Food, è nello zafferano e nel pepe, che conferiscono al pecorino un gusto dolciastro ma con note piccanti, ma anche nel latte utilizzato. Il nome “Piacentinu” che deriva dal dialetto siciliano “piacentì”, ossia “gustoso” o meglio ancora “piccante”, cioè che accende la passione, è dovuto proprio alla presenza del pepe.

Il processo produttivo

Secondo la tradizione le pecore sono alimentate nei periodi estivi principalmente con foraggi freschi, fieni e paglia, durante la stagione fredda il disciplinare di produzione impone che i foraggi siano prodotti in loco: per garantire agli stessi quelle sostanze nutritive che rendono caratteristico l’aroma del latte, e quindi del formaggio.

Naturalmente maggiore è il periodo stagionatura e più intenso sarà il sapore: la versione semistagionata (45-90 giorni) ha infatti un gusto leggermente piccante, mentre nella versione maturata, per più di 4 mes,i lo zafferano contribuisce, insieme al pepe a dare note aromatiche molto più pungenti.

Nel rispetto della tecnica casearia tradizionale, il latte viene lavorato a crudo, arricchito di zafferano sciolto in acqua tiepida e quindi fatto coagulare con caglio in pasta di agnello e capretto. La cagliata viene poi rotta e disposta in appositi canestri chiamati “fascedde” (che danno alla crosta del formaggio il tipico aspetto striato). In questa fase si aggiunge l’altro ingrediente fondamentale, cioè il pepe nero in grani, tenuto in ammollo in acqua calda dalla sera prima. Alla fine le forme salate a secco per circa un mese, vengono lasciate a stagionare per almeno sessanta giorni in locali freschi e ventilati.

Tra storia e leggenda

Molte sono le storie sulle sue origini. Una leggenda vuole che questo pecorino sia nato grazie a Ruggero I, il Normanno, conte di Altavilla, già nell’XI secolo, quando un bel giorno decise di curare la depressione della sua amata consorte Adelasia con lo zafferano. La spezia era rinomata sin dall’antichità per le sue qualità ricostituenti e rinvigorenti e così chiese ai casari del luogo di aggiungere un pizzico di zafferano (“Crocus sativus”) nella preparazione del pecorino.

Certo, si tratta di una leggenda, tuttavia è confermato che le origini del Piacentinu sono comunque molto antiche: alcuni riferimenti storici attestano la produzione del Piacentinu Ennese già qualche secolo prima. Si parla, infatti, della lavorazione di questo speciale pecorino e in particolar modo del sistema di salatura, nel libro “le venti giornate dell’agricoltura e dei piaceri della villa”, scritto dallo storico Agostino Gallo nella seconda metà del ‘500.