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LA ROBIOLA, UN FORMAGGIO “A TUTTO PASTO”

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blog.pianetadonna.it

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La più famosa è quella di Roccaverano, un borgo di appena 450 anime sulle colline delle Langhe. Ma la robiola, cremosissimo e prelibato formaggio ricavato da latte caprino o misto, viene prodotta un po’ ovunque nel basso Piemonte, tra l’alessandrino, l’astigiano e il cuneese. La vicina Lombardia, in particolare le province di Bergamo e Brescia, sono la patria di una varietà ottenuta esclusivamente con latte vaccino, dalla pasta più compatta. Continua a leggere

APERITIVO O HAPPY HOUR?

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Un calice di vino frizzante, un cocktail o un bitter, accompagnati da patatine, salatini, olive, pizzette, rusticini e tartine, finger food e piccoli “sfizi”, per stuzzicare l’appetito prima di cena o – più raramente – del pranzo.

In principio fu il Vermouth, poi venne il Negroni, nel 1932 il Campari soda lancia l’aperitivo per tutti e nel 1985 l’Amaro Ramazzotti consacra il ruolo sociale dell’aperitivo con la “Milano da bere”. Geniale la trovata del barista Julio Richelieu di aggiungere un’oliva a quello che poi sarebbe divenuto il Martini, un aperitivo inventato nel 1874 mixando 2/3 di Gin con 1/3 di Vermouth e una spruzzata di bitter all’arancia. Continua a leggere

FINGER FOOD, TANTO GUSTO IN UN SOL BOCCONE

Finger_FoodE se il galateo ha sempre limitato l’uso delle mani per il consumo dei cibi a tavola, prevedendolo esclusivamente per alcuni, pochissimi, come ad esempio il pane, oggi i tempi sono cambiati e il contatto diretto con le pietanze ritorna alla ribalta! Parliamo del finger food, in inglese “cibo che viene mangiato con le dita”, piccoli e sfiziosi assaggi di alimenti cotti e crudi, dolci e salati, caldi o freddi, serviti in monoporzioni, pronti per essere gustati in un sol boccone!

Queste piccole perle di gusto presentate con scenografici mise en place, esattamente come i piatti dei più grandi chef stellati, appartengono ormai da tempo al mondo del fuori casa. Immancabili nei bar, serviti come aperitivo e durante gli happy hour, sono presenti sempre più spesso all’interno dei più prestigiosi buffet di feste ed eventi chic e raffinati.

Un vero gioco di abilità per chef esperti e per appassionati nel dare una veste nuova anche a piatti tradizionali, qualche esempio? Si va dal classico rotolino di bresaola con mozzarella o formaggi freschi, alla caprese, ai mini sandwich, dai bignè dolci e/o salati, alle frittelline e ai vol au vent ripieni. Ma non solo, spazio anche alla pasta fredda in formato mini, ai boccincini di carne o di pesce, alle tartine o le zuppe, fino a giungere alle fantasiose piccole porzioni di frutta, ai dolci mignon e ai micro assaggi di torte. Tutto accompagnato da salse, gelatine, confetture che non solo completano il gusto ma contribuiscono a guarnire le mini pietanze e renderle più appetitose.

finger food internaIl termine Finger Food si inserisce nel vocabolario gastronomico ufficialmente nel 2002 in occasione dell’Expo-Gast di Salisburgo, la competizione triennale di Chef che quell’anno si sono sfidati anche nella prova “Petites Bouches”: creare piccole sfiziose preparazioni, da mangiare con le dita.

In realtà nella cucina classica, legata alle tradizioni territoriali ritroviamo senz’altro un’idea di “Petites Bouches”, basta pensare agli spunciotti e i cicchetti veneti o ai fritti napoletani, tuttavia oggi il concetto di Finger Food si è ampliato e non si limita solo alla realizzazione di simpatici antipastini e soprattutto non si lega esclusivamente all’aspetto quantitativo delle singole porzioni.

Si, perché queste deliziose preparazioni non intendono deliziare esclusivamente il palato, ma tutti i sensi con quella raffinatezza estetica che li caratterizza. Ecco perché non bastano i semplici vassoi per offrire queste piccole prelibatezze, ma vengono realizzate da esperti designer deliziose mini-stoviglie ed accessori ad hoc very glamour: piatti, coppette, ciotole, bicchieri posate, tutti trasparenti e in rigoroso formato small. E nelle forme più diverse: quadrate, rettangolari, triangolari, a foglia, a goccia, a cubo, a cilindro, e chi più ne ha più ne metta! Per non parlare dei materiali: vetro, plexiglass, porcellana o plastica, ma anche in carta per le versioni usa-e-getta.

Dunque una vera e propria tecnica di spettacolarizzazione del cibo fatto di forme e accostamenti di colori (e di gusti) originali che rappresenta anche un modo più informale e conviviale di intendere il pasto.