Archivi tag: Gabriele D’Annunzio

LA PROCESSIONE DEL VENERDÌ SANTO PIÙ ANTICA D’ITALIA: A CHIETI TRA SUGGESTIONI E SAPORI INTENSI

[vc_column_text width=”1/3″ el_position=”first”]

Chieti_Cattedrale di San Giustino

[/vc_column_text] [vc_column_text width=”1/3″]

Chieti_Processione del Cristo Morto

www.maurofebbo.it

[/vc_column_text] [vc_column_text width=”1/3″ el_position=”last”]

Parco della Majella

[/vc_column_text] [vc_column_text width=”1/1″ el_position=”first last”]

La sera del Venerdì Santo, Chieti fa da sfondo alla processione del Cristo Morto più antica d’Italia, un rito toccante e suggestivo che si ripete, quasi ininterrottamente, dall’842 d.C. Ogni anno sono tanti i turisti che arrivano nella cittadina per assistere alla storica rievocazione della Passione, ma anche per trascorrere qualche giorno tra le bellezze dell’Abruzzo e assaporare le tradizioni gastronomiche locali. Come la “colazione salata” di Pasqua. Si consuma a metà mattina, prima del pranzo, ed è a base di fiadoni, uova sode e salumi locali. Continua a leggere

PARROZZO PESCARESE, IL DOLCE NATALIZIO AMATO DA D’ANNUNZIO

[vc_column_text width=”1/1″ el_position=”first last”]

www.visitterredeitrabocchi.it

www.visitterredeitrabocchi.it

A dicembre, nelle pasticcerie e nelle case d’Abruzzo fa la sua comparsa un dolce che non può mancare sulle tavole natalizie della regione: il parrozzo. È una torta dalla forma caratteristica ed elegante, che ricorda quella di una cupola, impastata con farina di grano tenero e fecola di patate – talvolta sostituiti dal semolino –, mandorle dolci pestate nel mortaio, zucchero, burro, uova e la scorza grattugiata di un’arancia o di un limone, per un tocco di freschezza. Ma l’ingrediente che dà a questa specialità l’inconfondibile retrogusto è la mandorla amara – se ne utilizzano non più di sette o otto –, tritata assieme a quelle dolci: rara e difficile da trovare, può essere sostituita da un bicchierino di liquore all’amaretto oppure dalle armelline, i semi racchiusi nel nocciolo dell’albicocca. Quando è cotto, il dolce viene ricoperto da una golosa glassa al cioccolato fondente. Continua a leggere

Mini cupcakes in glass tray on buffetNe Il Piacere, il romanzo con cui Gabriele D’Annunzio inaugura l’epoca del decadentismo ma anche dell’estetismo, il Vate elogia il dessert e la sua presentazione come l’apice della cucina.

Il finale del pranzo era, come sempre in casa d’Ateleta, splendidissimo – scrive D’Annunzio – poiché il vero lusso d’una mensa sta nel dessert. Tutte quelle squisite e rare cose dilettavano la vista, oltre il palato, disposte con arte in piatti di cristallo guarniti d’argento”.

Il “dessert” è indicato come l’apoteosi della gastronomia e, infatti, in questo passo del testo la descrizione diviene più aggraziata. Anche ne Il Piacere – uno dei romanzi più noti e importanti del poeta e drammaturgo italiano di cui nel 2013 si è celebrato il 150° della nascita –, come in molti altri testi di D’Annunzio, il cibo non viene mai citato o descritto direttamente perché, ed è questo uno dei fondamenti dell’opera dannunziana, l’aspetto decorativo parla alla vista e dunque alla testa e non al palato.

È il 31 dicembre del 1886, il protagonista Andrea Sperelli, giovane aristocratico, aspetta l’ex amante Elena Muti nella sua casa romana. Nell’attesa ripensa alla scena del loro addio, avvenuto quasi due anni prima, nel marzo 1885, su una carrozza in via Nomentana. D’Annunzio in questa parte del romanzo ripercorre la storia della casata degli Sperelli, gli insegnamenti ricevuti da Andrea, l’arrivo del giovane a Roma. La rievocazione prosegue con il primo incontro tra Sperelli ed Elena, a una cena a casa della marchesa di Ateleta, cugina del protagonista.