Archivi tag: mozzarella

I RUSTICI SALENTINI: PASTA SFOGLIA E CUORE DI BESCIAMELLA

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rustico lecceseNei forni e nelle rosticcerie che punteggiano le strade di Lecce, Otranto, Nardò e degli altri acomuni salentini, tra panzerotti e pucce con le olive, fa capolino un irresistibile cibo di strada della tradizione locale: il rustico. È una tortina salata tonda, del diametro di una decina di centimetri, composta da due dischi di friabile pasta sfoglia che racchiudono un cuore cremoso di besciamella, pomodori pelati e mozzarella filante. Un’autentica ‘bomba calorica’ dal sapore delicato e dalla consistenza morbida e avvolgente, che ogni tanto val la pena concedersi senza troppi sensi di colpa. Il palato di sicuro ringrazierà. Continua a leggere

IL CIACCINO, LA FOCACCIA FARCITA DI SIENA

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A Siena, tra una passeggiata in Piazza del Campo e una visita al trecentesco Palazzo Pubblico, non può mancare una sosta in una delle tante panetterie cittadine, per assaggiare un goloso cibo di strada locale: il ciaccino. Una focaccia farcita che all’esterno appare dorata e croccante, mentre dentro si mantiene irresistibilmente morbida: il segreto della sua bontà sta nella cottura nel forno al legna e nell’impiego dell’olio extravergine (o dello strutto) nell’impasto, che rende la schiacciata umida al punto giusto. Un’ottima idea è quella di gustarla per rifocillarsi dopo essere saliti in cima alla Torre del Mangia – percorrendo ben 400 scalini –, che con i suoi 88 metri di altezza offre una vista mozzafiato sull’intera città e sulle colline che la circondano. Continua a leggere

L’AUTENTICA CRUDAIOLA BARESE

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Quando le temperature si fanno torride aumenta la voglia di piatti leggeri ma sfiziosi, da preparare a fornelli spenti e senza troppa fatica. Come la crudaiola barese, un semplicissimo sughetto a crudo – come si intuisce dal nome – a base di pomodorini rossi, uno spicchio d’aglio, basilico fresco, una spolverata di ricotta dura e abbondante olio extravergine d’oliva, che accompagna le orecchiette, tipiche della Puglia, o altri formati di pasta corta, come i cavatelli, le penne o i rigatoni. Continua a leggere

È BUONISSIMA E FA ANCHE BENE. TUTTE LE PROPRIETÀ DELLA MOZZARELLA DI BUFALA

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mozzarella di bufalaDici Mozzarella di Bufala e pensi al made in Italy, a una di quelle specialità che, al pari della pizza margherita o degli spaghetti al pomodoro, identificano subito la cucina della nostra Penisola nel mondo. Impossibile non lasciarsi tentare dal suo sapore intenso, dalla superficie liscia e bianchissima, dalla consistenza avvolgente che si fonde al palato. Continua a leggere

ITALIA, IL PAESE DEI 403 FORMAGGI

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Formaggi mistiParmigiano reggiano, mozzarella di bufala campana, gorgonzola, grana padano, caciocavallo, tome fresche e stagionate, squacquerone di Romagna, quartirolo, giuncata, burrata, asiago, taleggio, pecorino: l’Italia è sicuramente il paese del formaggio. Ben 403, in base alle stime dell’Istituto di Sociologia Rurale, i prodotti caseari che nascono entro i confini della Penisola, tra cui si contano 48 specialità a marchio DOP o IGP, che portano in alto il nome della gastronomia italiana nel mondo. Continua a leggere

IL GATEAU DI PATATE

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Potato gateau.E’ tra i piatti unici preferiti dagli italiani, tanto da essere diventato immancabile nei menù di ristoranti, tavole calde e gastronomie e finanche nei banchi frigo dei supermercati, dove si trova porzionato. Continua a leggere

L’IMPORTANZA DEL LATTE NELL’ALIMENTAZIONE DEI BAMBINI

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Child drinks milkBambini e adolescenti bevono sempre meno latte e mangiano pochi latticini. Il motivo principale, secondo una recente ricerca internazionale pubblicata sulla Nutrition Reviews, è nel comportamento dei genitori che ne consumano sempre meno. Continua a leggere

“PIZZA E FICHI”

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www.enzococcia.com

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Molti pensano sia solo un’espressione popolare romana. Oggi lo è ed è anche molto diffusa, ma l’espressione nasce da una pietanza povera, la pizza con i fichi, che affonda le radici nell’antica Roma, e rappresentava la classica merenda di fine estate, uno street food ante litteram ottenuto acquistando un schiacciata di pane, che per le strade della capitale dell’Impero si trovava un po’ ovunque, e accompagnandola con dei fichi che si trovavano lungo le strade della città. Continua a leggere

IL PANE FRITTO ALLA ROMANA, LA TRADIZIONE DEL PANDORATO

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klikk.no

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Le fette de pagnotte un po’ rifatte / vanno tajate inerte, no a sfojetta / come er’ pane che chiameno a cassetta. / Quelle nun ponno mai rimane intatte. / E mo ve spiego come vanno fatte: / S’hanno da mette in una terinetta / a mollo a no sbattuto d’ova e latte / e ce se fanno stà na mezzoretta. / Quanno ch’er Pane è bene imbeverato, / s’indora fritto all’ojo o a tutto buro / p’avé diritto ar nome ‘Pandorato’. / Certo chi soffre de colesterina / e nun se vò aggravà, rinunci puro, / e vadi a letto con la minestrina”. Continua a leggere

I SAPORI E I COLORI DELL’ITALIA NELL’INSALATA CHE HA CONQUISTATO IL MONDO

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insalata capreseLa mozzarella di bufala, corposa e avvolgente, i pomodori, con il loro gusto gradevolmente acidulo, il basilico, fresco e profumato: tre sapori mediterranei che insieme hanno dato vita a una delle “unioni” più riuscite della gastronomia partenopea, la Caprese.

Un piatto unico che, soprattutto grazie ai colori che riprendono quelli della nostra bandiera, ha ampiamente travalicato i confini di quel piccolo angolo di paradiso che è l’isola di Capri e dell’intera Campania, diventando un simbolo della cucina italiana nel mondo, il più richiesto dai turisti in vacanza nel nostro Paese e immancabile nei menu dei ristoranti made in Italy disseminati tra l’Europa e gli Stati Uniti, fino alla Cina e al Giappone. Continua a leggere

LA CACIOTTA, FORMAGGIO NAZIONAL POPOLARE

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caciottaSenza nulla togliere al pregiatissimo Parmigiano Reggiano, peraltro tra i prodotti italiani più imitati al mondo, o a formaggi più blasonati come la fontina, l’asiago, il gorgonzola o la mozzarella di bufala campana, la caciotta resta il formaggio più noto e diffuso, perché appartiene alla tradizione contadina. Continua a leggere

FINGER FOOD, TANTO GUSTO IN UN SOL BOCCONE

Finger_FoodE se il galateo ha sempre limitato l’uso delle mani per il consumo dei cibi a tavola, prevedendolo esclusivamente per alcuni, pochissimi, come ad esempio il pane, oggi i tempi sono cambiati e il contatto diretto con le pietanze ritorna alla ribalta! Parliamo del finger food, in inglese “cibo che viene mangiato con le dita”, piccoli e sfiziosi assaggi di alimenti cotti e crudi, dolci e salati, caldi o freddi, serviti in monoporzioni, pronti per essere gustati in un sol boccone!

Queste piccole perle di gusto presentate con scenografici mise en place, esattamente come i piatti dei più grandi chef stellati, appartengono ormai da tempo al mondo del fuori casa. Immancabili nei bar, serviti come aperitivo e durante gli happy hour, sono presenti sempre più spesso all’interno dei più prestigiosi buffet di feste ed eventi chic e raffinati.

Un vero gioco di abilità per chef esperti e per appassionati nel dare una veste nuova anche a piatti tradizionali, qualche esempio? Si va dal classico rotolino di bresaola con mozzarella o formaggi freschi, alla caprese, ai mini sandwich, dai bignè dolci e/o salati, alle frittelline e ai vol au vent ripieni. Ma non solo, spazio anche alla pasta fredda in formato mini, ai boccincini di carne o di pesce, alle tartine o le zuppe, fino a giungere alle fantasiose piccole porzioni di frutta, ai dolci mignon e ai micro assaggi di torte. Tutto accompagnato da salse, gelatine, confetture che non solo completano il gusto ma contribuiscono a guarnire le mini pietanze e renderle più appetitose.

finger food internaIl termine Finger Food si inserisce nel vocabolario gastronomico ufficialmente nel 2002 in occasione dell’Expo-Gast di Salisburgo, la competizione triennale di Chef che quell’anno si sono sfidati anche nella prova “Petites Bouches”: creare piccole sfiziose preparazioni, da mangiare con le dita.

In realtà nella cucina classica, legata alle tradizioni territoriali ritroviamo senz’altro un’idea di “Petites Bouches”, basta pensare agli spunciotti e i cicchetti veneti o ai fritti napoletani, tuttavia oggi il concetto di Finger Food si è ampliato e non si limita solo alla realizzazione di simpatici antipastini e soprattutto non si lega esclusivamente all’aspetto quantitativo delle singole porzioni.

Si, perché queste deliziose preparazioni non intendono deliziare esclusivamente il palato, ma tutti i sensi con quella raffinatezza estetica che li caratterizza. Ecco perché non bastano i semplici vassoi per offrire queste piccole prelibatezze, ma vengono realizzate da esperti designer deliziose mini-stoviglie ed accessori ad hoc very glamour: piatti, coppette, ciotole, bicchieri posate, tutti trasparenti e in rigoroso formato small. E nelle forme più diverse: quadrate, rettangolari, triangolari, a foglia, a goccia, a cubo, a cilindro, e chi più ne ha più ne metta! Per non parlare dei materiali: vetro, plexiglass, porcellana o plastica, ma anche in carta per le versioni usa-e-getta.

Dunque una vera e propria tecnica di spettacolarizzazione del cibo fatto di forme e accostamenti di colori (e di gusti) originali che rappresenta anche un modo più informale e conviviale di intendere il pasto.

A FIRENZE PER IL RINNOVATO MERCATO CENTRALE

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Dal 23 aprile c’è una ragione in più per recarsi a Firenze: il nuovo Mercato Centrale. Inaugurato nel 1874 per l’Esposizione Internazionale di agricoltura, dalla seconda Guerra mondiale la parte superiore era stata inibita e quella inferiore sempre più limitata. E intanto si era sempre più sviluppato un mercato parallelo nelle strade perimetrali come via dell’Ariento e via Panicale, rinomato in tutto il mondo per la pelletteria. Oggi grazie ad un cospicuo investimento di due imprenditori, Umberto Montano (che gestisce due noti locali: il Caffè Italiano e Alle Murate) e Claudio Cardini (ECVacanze), con la collaborazione di Aldo Settembrini, per il Mercato centrale comincia una nuova era. Quello che un tempo era (ed è) luogo di vendita di generi alimentari di prima necessità si candida a diventare, sulla scia del Mercato di mezzo di Bologna, un vero e proprio luogo del gusto.

Se il primo piano, la vera novità, è destinato solo ad attività eno-gastronomiche anche il pian terreno, con le sue 100 postazioni, è stato ripensato creando al fianco dei banchi di frutta, verdura e alimentari dei posti a sedere per gustare prodotti e piatti preparati al momento. È proprio il caso di dire dal produttore al consumatore!

mercato firenze bancomercato firenze vinomercato firenze carne

E così si possono comprare e assaggiare il pane e i prodotti da forno di Valentina e Lorena, oppure il pesce fresco di Stiven, i funghi secchi di Stefano, la frutta e verdura di Renzo, i dolci di Bruna. Al primo piano, invece, la panetteria del francese David Bedu, i tramezzini di Amblè, carne e salumi della famosa macelleria Savigni di Pistoia e tanti altri. La novità è rappresentata da botteghe e prodotti non fiorentini come la mozzarella di bufala campana dell’Antico Demanio di Pignataro Maggiore, i formaggi di Franco Parola di Saluzzo (Cn) o la cioccolateria Beduschi di Pieve di Cadore, campione del mondo di pasticceria. Tutte eccellenze, naturalmente. Non poteva mancare, ovviamente, il più classico dei cibi locali, il lampredotto, servito da Lorenzo Nigro. Altra importante novità è l’enoteca con 1200 etichette e oltre 4000 bottiglie gestita dal Consorzio di tutela del Chianti Classico.

Un vero e proprio tempio gourmet che funzionerà 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Mentre la zona dei banchi più classici continuerà a rispettare l’orario tradizionale: dal lunedì al venerdì dalle 7.00 alle 14.00. Il sabato dalle 7.00 alle 17.00 (esclusi i mesi estivi).

Il restyling del Mercato centrale di Firenze, così come è accaduto per molte altre città, sulla scia di Eataly di Oscar Farinetti, incarna una nuova filosofia per cui il luogo di vendita di un prodotto alimentare diventa esso stesso luogo di consumo, dove chi vende lavora fianco a fianco con chi cucina o trasforma.

DOMENICA… GNOCCHI!

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gnocchi fatti in casaSono un classico primo delle feste, spesso protagonisti del pranzo domenicale. Eppure in passato gli gnocchi erano consumati il giovedì, come recita il celebre detto romano, ripreso dal menù che le osterie della Capitale proponevano ai loro clienti: Continua a leggere

ECCELLENZE CAMPANE. A NAPOLI NASCE “LA TERRA DEL BUONO”

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A Napoli c’è un posto in più dove mangiarebuono. È la “Terra del Buono” il primo polo agroalimentare dei prodotti di qualità della Campania aperto nell’ambito del progetto “Eccellenze Campane. Continua a leggere

LE SPECIALITÀ DELLA TRADIZIONE ITALIANA SECONDO L’UE

marchio STGIn Italia sono due i prodotti con marchio STG, Specialità Tradizionali Garantite: la pizza e la mozzarella. Il riconoscimento è stato introdotto dall’Unione Europea nel 2006 con il regolamento no 509/2006, che ha sostituito quello CEE no 2082 del 1992 relativo alle Attestazioni di specificità dei prodotti agricoli e alimentari, e si riferisce ad “alimenti ottenuti con materie prime della tradizione e da un processo di lavorazione considerato tradizionale”, che si tramanda nel tempo.

I prodotti STG sono specialità gastronomiche o prodotti agricoli presenti sul territorio europeo da almeno trent’anni, appartenenti, quindi, alla memoria gastronomica del Vecchio Continente.

Meno famosa della Denominazione di Origine Protetta (DOP) e dell’Indicazione Geografica Protetta (IGP), la certificazione di Specialità Tradizionale Garantita si differenzia dalle altre per due elementi fondamentali: il processo di lavorazione e gli ingredienti utilizzati. Il marchio STG, infatti, non pone l’accento sulla località in cui è prodotto un determinato alimento, come avviene per l’IGP o per la DOP.

 

pizza[vc_text_separator title=”Sua maestà la pizza” title_align=”separator_align_left” width=”1/1″ el_position=”first last”]

La storia della pizza napoletana supera di gran lunga il periodo di trent’anni necessario per ottenere il marchio STG. Molti sanno che la margherita nasce nel 1889, come omaggio del pizzaiolo Raffaele Esposito alla regina Margherita di Savoia, ma le origini della pizza sono ancora più antiche: l’editore di origine partenopea Francesco De Bouchard, nel suo libro Usi e costumi di Napoli, del 1866, parla già di una pizza “coll’aglio e l’oglio” e con “spicchi d’aglio trinciati minutamente” – la “marinara” – e persino del “calzone”, ottenuto “ripiegando la pasta su se stessa”.

L’impasto è semplice e leggerissimo, a base di farina di frumento, acqua e lievito. La pizza napoletana è entrata a far parte delle Specialità Tradizionali Garantite nel 2010.

 

 

[vc_text_separator title=”Origini antiche per la mozzarella” title_align=”separator_align_right” width=”1/1″ el_position=”first last”]

mozzarella frescaDal 1998 parte dei prodotti con “Attestazione di specificità” riconosciuti dal vecchio regolamento CEE del 1992, la mozzarella ha fatto il suo ingresso nella rosa delle Specialità Tradizionali Garantite con l’entrata in vigore del nuovo riconoscimento del 2006. Il marchio non va confuso con quello DOP conferito alla Mozzarella di bufala campana; la mozzarella STG, infatti, a differenza della “sorella”, è prodotta con latte vaccino.

Il delicato latticino ha un’origine antichissima, anche se non completamente certa: alcune fonti lo fanno risalire addirittura al IV secolo a.C., periodo della colonizzazione greca dell’Italia meridionale. Secondo altri, sarebbe nato a Capua molto tempo dopo – intorno al 1100 –, quando i monaci facevano rifocillare i pellegrini dando loro un formaggio “mozzato”.

 

 

[vc_text_separator title=”Uno sguardo oltre confine” title_align=”separator_align_center” width=”1/1″ el_position=”first last”]

Fuori dall’Italia, sono nove i Paesi che hanno conquistato il prestigioso riconoscimento, ciascuno grazie a una o più specialità gastronomiche. Eccoli:

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Spagna
Come nel nostro Paese, anche qui le STG sono due. La prima è il Jamon serrano, il famoso prosciutto crudo ottenuto dalle zampe posteriori del maiale, salate e fatte stagionare per quattordici mesi in ambienti di montagna. I deliziosi panellets – pasticcini di marzapane preparati in occasione del I novembre, festa di Ognissanti – sono l’altra specialità spagnola.

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Finlandia
Anche qui troviamo due specialità tradizionali. La prima è il Kalakukko, un pasticcio formato da un impasto di farina di segale, burro fuso e sale, steso all’interno di un tegame e farcito con pesce e carne di maiale. La pietanza va cotta in forno con tempi lunghissimi, che sfiorano le dieci ore. Anche l’impasto della karjalanpiirakka – la seconda specialità finlandeseè a base di farina di segale, ma, a differenza di quella del kalakukko, la farcitura di questa torta si è modificata più volte nel corso dei secoli – attualmente prevede riso e uova sode, nell’Ottocento era a base di riso e grano miglio e, prima ancora, di patate e grano saraceno.

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Svezia
La STG svedese è il Falukorv, una salsiccia prodotta con un impasto di carne bovina, equina e suina, che si consuma tagliata a fette e fritta.

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Francia
Qui il riconoscimento è arrivato di recente – a maggio 2013 – alle moules de bouchot, cozze allevate sulla costa atlantica della Francia.

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Olanda
Il Gouda, il celebre formaggio famoso anche nel nostro Paese – dove è noto semplicemente col nome di Olandese – è la specialità tradizionale nazionale.

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Polonia
L’alimento polacco che ha ottenuto la certificazione è il Kabanos, un insaccato molto sottile e lungo dai 30 ai 60 centimetri.

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Lituania
STG nazionale è lo skilandis, un salume affumicato a base di carne di maiale o manzo, con l’aggiunta di sale e aglio.

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Repubblica Ceca
La specialità del Paese è la špekáčky, una salsiccia affumicata.

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Slovenia
Chiudiamo questo viaggio tra le Specialità Tradizionali Garantite d’Europa con la prekmurska gibanica, un dolce con una base di pasta frolla ripieno di formaggio, noci, mele e semi di papavero.

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CROCCHÈ CON PARMIGIANA DI MELANZANE

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crocchè con parmigiana_favo
Ingredienti per 4 persone

500 gr patate
200 gr mozzarella di bufala
400 gr melanzane Sicilia
200 gr parmigiano
400 gr pomodorini datterini
500 gr sale grosso (per il trattamento delle melanzane)
1 tuorlo di uovo
3 albumi
Basilico
Pangrattato q.b.
Sale q.b.

per la frittura

50 ml olio di oliva
1 lt di olio di arachide

 

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[vc_text_separator title=”Preparazione” title_align=”separator_align_center” width=”1/1″ el_position=”first last”]

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favo_personalchefBollire le patate, pelarle e schiacciarle.
Tagliare le melanzane a cubetti e metterle sotto sale per circa un’ora.
Cuocere il pomodorino in olio di oliva e aglio e sale q.b.
Tagliare la mozzarella a cubetti e lasciarla sgocciolare.
Grattugiare il parmigiano.
Strizzare le melanzane e friggerle in olio di oliva, scolare e unire alle patate aggiungendo la mozzarella e i pomodorini privati del sugo, aggiungere il tuorlo e impastare il tutto delicatamente con le mani.
Lasciare il composto così preparato per circa 20 minuti in frigo coperto.
Dare forma al composto della grandezza preferita rispettando i canoni della classica forma del crocchè.
In una ciotola sbattere i tuorli fino a rompere i filamenti caratteristici dell’albume.
Immergere il crocchè nel composto e poi impanarlo con il pangrattato creando un’impanatura omogenea.
Per la frittura. Portare l’olio di arachide a circa 180 gradi, friggere il crocchè immergendolo completamente nell’olio; a doratura completata è pronto.

 

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[vc_text_separator title=”Sergio Favo e Clelia Zingone” title_align=”separator_align_left” width=”1/1″ el_position=”first last”]

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favòQuesta firmata dagli chef  Sergio Favo e Clelia Zingonei Favò, del Forte Beach Club di Forte dei Marmi, è una ricetta che coniuga due piatti storici della cucina italiana,il crocchè e la parmigiana di melanzane. La base è quella per la preparazione delle polpette di melanzane, piatto tipico calabrese, a cui si aggiungono le patate e i pomodorini. La novità rispetto alle ricette “madri” (crocchè, parmigiana e polpette di melanzane) è l’utilizzo della mozzarella di bufala, più saporita rispetto alla mozzarella vaccina o al fior di latte, rigorosamente del giorno precedente, usato in queste ricette.

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4698 nuova

Sono le specialità alimentari italiane, secondo il censimento dei prodotti agroalimentari tradizionali delle regioni nel 2013 realizzato da Coldiretti.

 

 

 

 

cartina italia prodotti tipici

Fonte: Carniato

C’è la pizza ma ci sono anche le Lingue di suocera, gli anicini e il finocchio di Isola Capo Rizzuto, la Parmigiana di Melanzane e la Frittata pasquale, il mozzariello e la mozzarella, fino al fagiolo dente di morto e al pan nero. Sono solo alcuni dei 4.700 prodotti tipici del Belpaese che da tredici anni la Coldiretti cataloga a livello regionale in quella che è divenuta la più ampia e aggiornata mappa delle specialità gastronomiche italiane.

A loro sono affidate le sorti di oltre l’80% dei territori italiani nonché delle località turistiche, non solo estive. Sempre secondo Coldiretti, infatti, per il 35% degli italiani il successo di una vacanza dipende proprio dal cibo e dalle specialità enogastronomiche locali. Il cibo infatti è considerato l’ingrediente più importante della vacanza che batte la visita a musei e mostre, (29%), lo shopping (16%), la ricerca di nuove amicizie (12%), lo sport (6%) e il gioco d’azzardo (2 %). 

Per questo l’Italia è leader mondiale nel turismo enogastronomico a livello mondiale con oltre 24 miliardi di euro spesi dai turisti nazionali ed esteri nel Belpaese per consumare pasti in ristoranti, pizzerie, trattorie o agriturismi, ma anche per acquistare prodotti tipici, secondo l’analisi della Coldiretti dalla quale si evidenzia che è destinato alla tavola un terzo (33%) della spesa di italiani e stranieri in vacanza in Italia.

La tavola è il vero valore aggiunto delle vacanze Made in Italy e tra tutti gli elementi della vacanza, dall’alloggio ai trasporti, dai servizi di intrattenimento a quelli culturali, la qualità del cibo in Italia – precisa la Coldiretti – è quella che ottiene il più alto indice di gradimento tra i turisti stranieri e italiani. Quasi il 10% dei prodotti alimentari tradizionali censiti sul territorio nazionale si trova in Toscana dove se ne contano ben 463, ma sul podio sale anche la Campania con 387 specialità e il Lazio con 384. A seguire il Veneto (371), il Piemonte con 341 prodotti seguito da Emilia Romagna (307 specialità) e Liguria che può contare su 295 prodotti. 

Lo scorso anno i prodotti censiti erano 4.671, ma rispetto al 2000, quando è iniziato il lavoro di catalogazione a livello regionale, sono più che raddoppiati quest’anno, “sotto la spinta – sottolinea la Coldiretti – della forte crescita del turismo enogastronomico in Italia”.

 

Qui l’elenco di tutti i prodotti: http://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/327