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LA VIGILIA DI NATALE A NAPOLI

Mancano pochi giorni a Natale e dunque anche alle giornate da passare in famiglia, solitamente seduti attorno ad un tavolo dove mangiare fino a non poterne più.

In molti, soprattutto al sud Italia, ma non solo, usano festeggiare la sera delle Vigilia, assaporando insieme i piatti della tradizione e aspettare la mezzanotte, quando finalmente arriva il moneto di aprire i pacchetti regalo. In alcune famiglie c’è anche l’usanza che un nonno, uno zio o un papà si travesta da Babbo Natale per far vivere la magia a tutti i bambini.

shutterstock_224209732A Napoli la tradizione prevede una cena di magro, nel resto d’Italia invece non è una regola così seguita, anzi spesso sulle tavole si trovano succulenti piatti a basa di carne.

Ma rimaniamo a Napoli, dove la sera della vigilia non può mancare la cosiddetta insalata di rinforzo. Un piatto a base di cavolfiore lessato al quale vengono aggiunte olive, vari tipi di sottaceti tra cui cetriolini, cipolline, giardiniera, peperoni dolci o piccanti, e qualche acciuga sotto sale. Una preparazione utile per ‘rinforzare’ appunto la cena (anche se a dirla tutta solitamente non ce ne sarebbe affatto bisogno perché solitamente già molto abbondante), se dovesse avanzare poi, si usa consumarla il giorno successivo, quando risulterà ancora più buona e saporita perché i numerosi ingredienti si saranno amalgamati al meglio.shutterstock_369535340-1 Gli spaghetti alle vongole sono indubbiamente il primo piatto della tradizione partenopea, sempre presente sulle tavole della vigilia.

Sulle tavole dei napoletani si trova sicuramente il capitone. Fritto, al forno, in carpione, in umido, mangiarlo a Natale è una tradizione che viene considerata di buon auspicio. Inoltre non c’è vigilia di Natale senza baccalà fritto o la squisita pizza di scarola.

Infine è molto lunga la lista di dolci tipici della tradizione partenopea: struffoli, roccocò, susamielli, divino amore e i mustacciuoli, tutte delizie da provare!

E dopo cena, finalmente, dopo aver scartato i regali, si gioca tutti insieme in famiglia!

LA PIZZA DI FARINELLA, UN’ANTICA TORTA RUSTICA NAPOLETANA PER IL MARTEDÌ GRASSO

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blog.giallozafferano.it/ricetteditina

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Martedì “Grasso”: non c’è un’espressione più ‘indovinata’ di questa per descrivere il Carnevale napoletano. Nel giorno che precede il Mercoledì delle Ceneri, infatti, sulle tavole del capoluogo partenopeo, tra lasagne, salsicce e altri salumi, dolci come le chiacchiere e il sanguinaccio – la famosa crema al cioccolato, un tempo preparata con il sangue del maiale (oggi vietato) – sta ritornando anche la pizza di farinella, più conosciuta come migliaccio salato. È un’antica torta rustica di origine contadina, diffusa non solo a Napoli ma anche nel resto della Campania, a base di farina gialla, che viene cotta sul fuoco come una comune polenta, insaporita con cicoli di maiale (ciccioli), salame, formaggio grattugiato, sistemata in una teglia unta con lo strutto e passata in forno. Uno di quei piatti ormai scomparsi da ristoranti e trattorie, ma che ‘resistono’ ancora nelle case, grazie alle nonne che ne tramandano la ricetta alle figlie e alle nipoti per non farne perdere la memoria. Versione rustica del migliaccio dolce, uno dei più antichi dolci pasquali, soprannominato la “pastiera dei poveri”. Continua a leggere

I BUCATINI ALLA CARUSO, OMAGGIO DEL TENORE ALLA SUA NAPOLI

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revistagosto.com.br

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Una ricetta semplice e buonissima che arriva da Napoli e fa sentire ancora nell’aria il profumo della bella stagione. Per preparare i Bucatini alla Caruso bisogna approfittare delle ultime settimane d’estate, quando al mercato si trovano ancora carnosi peperoni e zucchine piccole e tenere, protagonisti di questo piatto che secondo la tradizione fu ideato proprio dal grande tenore partenopeo. Continua a leggere

MALAZÈ: NEI CAMPI FLEGREI PER UN PERCORSO TRA STORIA, MITO E GUSTO

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MalazeI Campi Flegrei, una delle zone più affascinanti della Campania, ogni anno, a settembre, fanno da cornice a Malazè, evento “ArcheoEnoGastronomico” che unisce visite guidate, spettacoli e degustazioni di cibi e vini tipici. Giunto alla decima edizione, in programma dal 5 al 15 settembre, per ben dieci giorni offre diversi itinerari tra turismo, cultura e enogastronomia tra alcuni storici luoghi come il grande Cratere degli Astroni, innanzitutto, oggi parco naturale; il Lago d’Averno, considerato nell’antichità la porta degli inferi; la Solfatara di Pozzuoli, un vulcano attivo che con le sue fumarole regala ai visitatori uno straordinario spettacolo naturalistico o la Piscina Mirabilis, un’enorme cisterna scavata nel tufo risalente all’età augustea. Continua a leggere

DORATI E CROCCANTI, I FIORI DI ZUCCA FRITTI

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Fiori di zucca frittiDorati, leggeri, croccanti, da gustare rigorosamente caldi: alzi la mano chi non ama i fiori di zucca fritti! Tra gli street food più golosi della Penisola, a Roma sono una vera istituzione, da assaporare comodamente seduti nelle osterie capitoline, oppure da acquistare in rosticcerie e gastronomie e mangiare mentre si passeggia per vie della Città Eterna, sporcandosi le mani. I ristoranti li servono spesso come antipasto, nel classico fritto misto di patate, carciofi e baccalà. Continua a leggere

UN CAPOLAVORO DELLO STREET FOOD: IL CROCCHÈ DI PATATE

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Le friggitorie che punteggiano il centro storico di Napoli, tra Via dei Tribunali e Via San Biagio dei Librai, li vendono caldissimi ad ogni ora, all’interno del ‘cuoppo’ di carta che racchiude altre golosità come zeppole di ‘pasta cresciuta’, ‘scagliuzzielli’ (tocchetti di polenta fritti), palle di riso e frittatine di pasta. Ma i crocchè di patate, autentico capolavoro dello street food, non sono più una specialità esclusivamente partenopea. Continua a leggere

IL PANE SOSPESO, UNA INIZIATIVA DEI FORNI DI MATERA PER IL NATALE

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pane sospeso locandinaSi è ispirata alla nobile tradizione partenopea del “caffè sospeso” la Camera di Commercio di Matera, che per Natale ha lanciato l’iniziativa benefica Anche tu buono come il pane, in collaborazione con l’associazione dei panificatori materani, Confcommercio, Confesercenti e Caritas Diocesana di Matera-Irsina.

A Napoli qualcuno ha ancora l’abitudine di entrare in bar per un caffè, berne una sola tazzina ma pagarne due, offrendo la seconda a uno sconosciuto beneficiario. Allo stesso modo, nei forni e nelle panetterie dalla Città dei Sassi, ogni martedì e venerdì fino all’8 gennaio 2015, sarà possibile lasciare un pezzo di pane sospeso”, pagando due pagnotte del pregiato pane materano (oggi tutelato dal marchio IGP) e portandone via una sola, regalando così l’altra a quanti, ancora oggi, hanno difficoltà ad acquistare i generi alimentari di prima necessità. Saranno poi i volontari della Caritas a ritirare il pane e a consegnarlo direttamente a casa di chi ne ha bisogno. I clienti delle panetterie potranno decidere di donare anche biscotti e altri prodotti da forno. Continua a leggere

TARALLI, FRAGRANTI “SFIZI” DEL SUD ITALIA

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TaralliIn uno degli ultimi episodi di Sex and the City, Carrie-Sarah Jessica Parker ad un aperitivo apprezza un tarallo comprato a Manhattan e l’amico che è con lei le suggerisce: “Dovresti andare a Napoli, ci sono i migliori taralli al mondo”. Continua a leggere

IL “SAPORE” DI SORRENTO NELLA SETTIMANA SANTA

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sorrentoSorrento centrocostiera sorrentina

Tra il Giovedì e il Venerdì Santo, la Costiera Sorrentina diventa teatro di alcune tra le più suggestive rappresentazioni della Passione di Cristo portate in scena nel nostro Paese. Nel corso della Settimana Santa, trascorrere qualche giorno nell’incantevole tratto di costa campana rappresenta l’occasione giusta per assistere a rituali carichi di storia e fascino, oltre che, naturalmente, per concedersi un po’ di relax tra scenari mozzafiato e le tante prelibatezze gastronomiche offerte da questa splendida terra. Continua a leggere

IL CASATIELLO DI MARISA LAURITO

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casatielloIl casatiello è una torta rustica che a Napoli si prepara a Pasqua. Nella ricetta trovate le dosi precise, ma potete imbottirlo anche con tutti gli avanzi di formaggi e salumi del frigo regolando l’equilibrio tra la pasta e l’imbottitura. Io ne ho un ricordo fantastico perché è squisito e perché è legato a una storia… Continua a leggere

IL DOLCE DEL PAPÀ

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Zeppole di San Giuseppe

Fritta o al forno, la zeppola di San Giuseppe è il dolce per eccellenza della Festa del Papà. La più famosa è quella napoletana, ma il rito di preparare e mangiare le squisite zeppole il 19 marzo, nel giorno dedicato a San Giuseppe, è diffuso in tutto il Meridione e in alcune regioni del Centro Italia. Continua a leggere

NON È CARNEVALE SENZA LASAGNA

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Lasagne

Non c’è niente di meglio di una buona porzione di lasagna per festeggiare il Carnevale. Dopo gli anni dominati da quella vegetariana, bianca o light, torna prepotentemente la lasagna della tradizione, preparata rigorosamente con pasta fresca all’uovo. Continua a leggere

LEGUMI IN FIERA

leguminosa napoli

Saranno ben 42 i legumi protagonisti di Leguminosa, il progetto ideato da Slow Food Campania per valorizzare e promuovere l’immenso patrimonio leguminoso come alternativa alla imperante alimentazione a base di carni. Al mercato che sarà allestito nella Galleria Umberto I, uno degli eventi della tre giorni napoletana tutta dedicata ai legumi, si troverà il cece rosa e quello famoso di Cicerale, la cicerchia del Cilento e quella di Serra dei Conti. E poi ben 25 varietà di fagioli. Il pregiatissimo Dente di morto e quello di Controne, il fagiolo di Norcia e il classico cannellino, il “rosso” di Lucca e il fagiolo malato o di San Giuseppe. E ancora il pisello selvatico, il lupino gigante, la Roveya di Civita di Cascia e le lenticchie di Villalba e Rascino.

Organizzato dall’Associazione Slow Food Campania l’evento è il primo in Italia interamente dedicato ai legumi. “In questi ultimi decenni i cambiamenti climatici, le catastrofi naturali, le scelte della società (spinta all’urbanizzazione, trasferimento di tecnologie)” – affermano da Slow Food Campania – “nonché le preferenze dei consumatori e dei produttori (specializzazione colturale, sostituzione degli impianti agricoli tradizionali) hanno provocato una notevole riduzione della diversità naturale e della sua espressione genetica”.

legumi assortitiIn programma dal 7 al 9 marzo nel capoluogo campano, Leguminosa prevede diverse attività rivolte ai consumatori ma anche agli operatori del settore: innanzitutto il mercato con 40 “bancarelle”, 2 convegni tematici, 4 percorsi didattici per bambini e famiglie, 4 laboratori del gusto, 3 laboratori della Terra e 5 teatri del gusto con affermati chef del panorama regionale e nazionale. L’evento è realizzato in collaborazione con il Centro Studi internazionale di Slow Food e il contributo anche operativo della Regione Campania, del Comune di Napoli, dell’ANCI Campania e del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. Lo scopo principale è, come sostengono gli organizzatori, aiutare a comprendere e approfondire il legame che c’è tra consumatore, territorio, agricoltura e ambiente. “Un modo nuovo per avvicinare al consumo dei legumi e dunque ad una nuova fruizione anche del nostro territorio”.

“Il motore dell’idea progettuale” – afferma Antonio Puzzi di Slow Food Campania – “è l’ideazione di un percorso partecipato ed integrato di valorizzazione di risorse locali, che possa essere nello stesso tempo prospettiva di sviluppo locale e di crescita civile globale, anche nel senso di una nuova logica di fruizione turistica di un patrimonio di interesse collettivo”. Tra gli obiettivi di Leguminosa si può dunque ascrivere quello di proporre una nuova formula turistica, centrata sulla convivialità e sull’accoglienza in uno spazio a misura d’uomo, che sintetizzi tre elementi specifici:

– promuovere prodotti di territorio e percorsi culturali-ambientali, che favoriscano l’idea di una manifestazione come esperienza di crescita e conoscenza;

– educare giovani e adulti alla cultura del “consumo” consapevole e responsabile;

– tutelare realtà, beni comuni, che rischiamo di perdersi, quindi preservare e promuovere specie ed ecotipi di legumi che costituiscono dei giacimenti di biodiversità inalienabili.

Tutto l’evento ruoterà attorno al tema della biodiversità italiana e internazionale dei legumi. “Proteggere la biodiversità è sempre più un imperativo di spessore internazionale” – affermano i vertici di Slow food Campania – “essa è, infatti, il risultato di lunghi processi evolutivi che da oltre tre miliardi di anni permettono alla vita di adattarsi al variare delle condizioni sulla terra e costituisce il serbatoio da cui attinge l’evoluzione stessa per attuare tutte le modificazioni genetiche e morfologiche che originano nuove specie viventi”.

ECCELLENZE CAMPANE. A NAPOLI NASCE “LA TERRA DEL BUONO”

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A Napoli c’è un posto in più dove mangiarebuono. È la “Terra del Buono” il primo polo agroalimentare dei prodotti di qualità della Campania aperto nell’ambito del progetto “Eccellenze Campane. Continua a leggere

Una penetrante lettura, in chiave satirica, dei costumi dell’Italia del dopoguerra che mette in evidenza in maniera brillante il mito esterofilo dell’America, è il celebre film del 1954 Un americano a Roma, diretto da Steno.

Tra le varie disavventure che il giovane Nando, interpretato da Alberto Sordi, ha nel corso del film resta memorabile la scena cult della sua “guerra” al maccherone che la mamma, da brava donna italiana, ha lasciato al figlio.

Il mitico Albertone, che sogna gli USA come un miraggio, si divide tra la tentazione degli spaghetti al pomodoro e di una buona bottiglia di Lambrusco e la cucina made in Usa, fatta di yogurt, latte e mostarda.

Nando prima disdegna la pasta ma poi vi si accanisce con grande appetito, dimostrando di preferire senza alcun dubbio le buone anche se  “antiche” abitudini italiane, alle insulse mode “estere”. Una scena, senza dubbio, simbolo nel mondo del buon cibo italiano, ma in primis dei maccheroni!

Li mangia tutto il mondo, sono ormai entrati nel dizionario di tutte le lingue, eppure sino ad ora nessuno è riuscito a scoprire dove siano stati prodotti per la prima volta; considerati però così italiani che si da per scontata la loro scoperta proprio nella nostra Penisola.

C’è chi sostiene che i maccheroni siano nati in Cina, dal momento che anche Marco Polo nel suo “Milione” ne fa riferimento esplicito. Ma se fosse così, da dove ha origine il loro nome? Quasi certamente in Grecia. Maccherone potrebbe, infatti, derivare dall’aggettivo “makros” cioè lungo e da “màkares”, che vuol dire beati, riferendosi ai defunti per i quali si preparavano maestosi banchetti nei quali le paste a base di farina la facevano da padrone.

Partendo dalla Cina, attraverso la Grecia, giungiamo a quello che comunemente è considerato il luogo di nascita del maccherone: Napoli, ex colonia greca. Tra un po’ ci ritorneremo.

Proprio perché la pasta, e ancor più la pasta asciutta, ha origini misteriose, è interessante riportare la meravigliosa leggenda che Matilde Serao, scrittrice e giornalista italiana di fine ‘800, elaborò per raccontarne l’origine. Narra la scrittrice che “nel 1220, regnando Federico II di Svevia, re di Napoli e di Palermo, viveva all’ombra del Vesuvio in contrada Posanova, il misterioso mago Chico. Abitava in una casa malfamata: uno strozzino al primo piano, una donna di facilissimi costumi al secondo, ladri esperti al terzo, questi erano i coinquilini di Chico, il quale viveva in due stanzette all’ultimo piano, che non apriva mai al bel sole di Napoli. Il mago passava le sue giornate facendo cose misteriose, ciabattando di continuo tra la cucina e la stanza da letto. Più d’uno asseriva di averlo visto talvolta tutto bianco come un lenzuolo, con strani strumenti in mano, chi dinanzi ad una grande pentola in ebollizione. Altri, ancora, narravano d’averlo visto con le mani lorde di sangue fino al gomito. Nel portone accanto al suo, anche lei all’ultimo piano, viveva Jovannella, giovane cuoca alla corte di re Ferdinando. Pettegola oltre ogni dire, la donna cercava da anni di scoprire a che cosa stesse armeggiando Chico. E un bel giorno, attraverso la fessura di una porta che non chiudeva bene, Jovannella riuscì a scoprire a che cosa servivano le erbe aromatiche e i pomodori che il fedele servo di Chico acquistava quotidianamente al mercato: per preparare una salsa da spargere su una pasta preparata in casa. Detto fatto, Jovannella corse a corte e propose al primo cuoco del re di lasciarle preparare un piatto segreto. Inutile dire che la sua ricetta esclusiva ebbe un enorme successo e che, in poco tempo, l’astuta cuoca divenne ricchissima e amata da tutti”.

La leggenda sarà anche inverosimile (la coltivazione dei pomodori fu portata in Europa dopo la scoperta dell’America, due secoli abbondanti dopo), ma l’insistenza con cui i napoletani difendono l’ambigua paternità della pasta è dettata dal fatto che, chiunque l’abbia inventata, sono stati proprio loro a perfezionarla in maniera tale da far confluire su questo piatto i palati golosi e buongustai di tutto il mondo.

Certo è che a Napoli, comunque, i maccheroni erano un piatto già conosciuto nel Seicento, al tempo dei viceré spagnoli. Proprio in quell’epoca subentrarono, come vivanda popolare, alla minestra maritata, fino a quando le donne napoletane non impararono a fare la pasta in casa e i maccheroni iniziarono ad essere considerati cibo da ricchi, perché andavano acquistati e pagati in contanti.

Ma come preparare gli spaghetti al pomodoro che vedendo la scena del film fanno venire un’inevitabile acquolina in bocca?

È semplice: far soffriggere la cipolla, tagliata fine, in un fondo d’olio insieme ai filetti di pomodoro (che vanno spellati, privati di seme e tagliati a liste sottili). Salare il tutto e scottare la polpa a fuoco vivo. Poi abbassare la fiamma e lasciar cuocere per 10 minuti, un quarto d’ora al massimo. Cuocere la pasta in acqua salata. Il basilico può essere aggiunto nell’ultima fase di cottura del sugo o meglio crudo sulla pasta condita. Se piace, aggiungere in ultimo una spolverata di parmigiano grattugiato.

N. 54

È il numero di pizze che un italiano mangia mediamente in un anno, almeno una a settimana

 

 

 

 

 

Pizza MargheritaGli italiani non riescono a fare a meno della pizza. Ne mangiano almeno una a settimana. C’è chi non mangia carne, chi rinuncia al gelato o ai dolci, in particolar modo alla cioccolata, ma alla pizza no. Tanto che in Italia, di pizze, se ne consumano oltre 3 miliardi l’anno.

Il dato è stato reso noto dalla Federazione Italiana Pubblici Esercizi (FIPE) in occasione del campionato mondiale per pizzaioli che si è tenuto a Napoli il 3 e 4 settembre. Anche tedeschi, francesi e spagnoli non sono da meno tanto che assieme all’Italia detengono il 78% del mercato mondiale di consumo di pizza. Un business che produce un giro d’affari stimato in 62 miliardi di euro.

Nel Bel Paese si contano 42mila pizzerie; quelle d’asporto sono 21mila. Circa 100mila gli addetti impiegati in questo settore: 65mila sono italiani, 20mila egiziani, 10mila marocchini e 5mila dell’Est Europa, dell’Asia e di altri Paesi. Al fianco delle oltre 63mila pizzerie ci sono inoltre 69mila ristoranti tradizionali, 6.500 ristoranti top e 5mila facenti capo alla categoria all’avanguardia.

Il costo di una pizza varia: dai 2,88 euro di quelle “al taglio” vendute nelle gastronomie, rosticcerie e panetterie ai 5,90 euro (altri sostengono che la media sia di 6,50) delle pizze tradizionali (servite nel piatto). I costi variano tra città e città ed è a Milano che la pizza è più cara, mentre la più economica si mangia a Reggio Calabria. A Napoli, però, dov’è nata, la pizza, che è considerata il cibo di strada per eccellenza, si può trovare anche a 1 euro. Consumata rigorosamente “a portafoglio” o “libretto”, cioè piegata in quattro, viene servita a questo prezzo (al massimo 1,50-2 euro) anche da pizzerie note, che non hanno voluto rinunciare alla storica tradizione.