Archivi tag: noci

Insalata di lenticchie e farro

TORNARE IN FORMA DOPO LE FESTE CON LE INSALATE D’INVERNO

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Le insalate invernali sono preziose “tornare alla normalità” dopo gli abbondanti cenoni e pranzi natalizi a base di paste ripiene, capponi, fritti e dolci: l’ideale è prepararle scegliendo frutta e ortaggi di stagione dal potere depurativo e drenante – finocchi, carciofi, arance, rucola – e condirle con un filo d’olio extravergine e poco sale, aggiungendo succo di limone, aceto balsamico o salsa di soia per renderle più saporite. Continua a leggere

Cibi funzionali

2016, UN ANNO DI BENESSERE CON I “CIBI FUNZIONALI”

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Cibi funzionaliLa soia, il tè verde, l’avena, ma anche ortaggi e frutti che consumiamo abitualmente, come i broccoli, perfetti per disintossicarsi dopo le feste, lessati e conditi con olio e sale, le mele, buonissime anche al forno, al vapore o come ingrediente di dolci e crostate, e le noci, ideali come snack, per arricchire insalate e per condire la pasta. Nel 2016 sulle nostre tavole privilegeremo i “cibi funzionali”, ricchi di molecole dotate di proprietà benefiche, che proteggono l’organismo dall’insorgenza di patologie specifiche. Ad affermarlo la rivista britannica New Nutrition Business che, tra le principali tendenze food dell’anno appena iniziato, ha individuato un’attenzione crescente verso un’alimentazione sana ed equilibrata. Continua a leggere

wikimedia.org

LA MICOOULA VALDOSTANA, IL GOLOSO PANE NATALIZIO CON FICHI E CASTAGNE

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Hône, nella bassa Valle d’Aosta, è un paesino di poco più di 1.100 anime nella Valle di Champocher, circondato dalle montagne e dai boschi. Da secoli i suoi abitanti, a Natale, preparano la Micooula, una pagnotta piccola e scura ma prelibata, che dal giorno dell’Immacolata e per tutta la durata delle feste diventa immancabile nei forni e nelle case del borgo. È impastata con farina di segale – che le conferisce il caratteristico colore marrone – mista a quella di frumento, lievito madre, acqua e resa golosa da castagne lesse, fichi secchi, noci spezzettate, uva passa e scaglie di cioccolato fondente. Continua a leggere

Riso integrale

“CHI TROVA IL MAGNESIO TROVA UN TESORO”

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Riso integraleCereali come riso integrale e quinoa, legumi come soia, fagioli e ceci, ortaggi come broccoli e spinaci, frutta secca come anacardi e noci. E, ancora semi di zucca, di girasole e di sesamo e cioccolato fondente. Sono gli alimenti sui quali bisogna puntare per fare il pieno di magnesio, il prezioso minerale che in questo periodo è protagonista della campagna “Chi trova il magnesio trova un tesoro”, promossa da Federfarma Genova in collaborazione con Sanofi e con il portale CucinaMancina.com, dedicato a quanti soffrono di allergie o intolleranze alimentari. Continua a leggere

Noci, mandorle e nocciole

DIETA MEDITERRANEA CON NOCI E MANDORLE PER UNA MEMORIA PIÙ GIOVANE

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La Dieta Mediterranea ‘rinforzata’ dalla frutta secca e dall’uso quotidiano dell’olio extravergine d’oliva aiuta a mantenere una memoria acuta e lucida a ogni età. Continua a leggere

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IL PANE: IL VERO RE DELLA TAVOLA

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Il pane e il vero alimento italiano. Più della pasta. Nessuno ha il culto del pane come noi. Certo, i francesi, ma se fate un giro del mondo, non necessariamente in ottanta giorni, anche nel luogo più sperduto, gli unici che chiederanno, prima di tutto, il pane saremo noi. Continua a leggere

Colomba pasquale

ALLO ZAFFERANO, SENZA GLUTINE, HOME-MADE: LA COLOMBA DELLA PASQUA 2015

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Materie prime a chilometro zero e legate al territorio, ma anche farciture ‘inedite’ come crema alla liquirizia o allo zafferano, noci pecan e albicocche caramellate. Nelle colombe della Pasqua 2015 l’innovazione sposerà la più squisita tradizione artigianale italiana. Ad affermarlo è l’Osservatorio Sigep, promosso dal Salone Internazionale di gelateria, pasticceria e panificazione artigianali di Rimini Fiera, che ha individuato le ‘nuove frontiere’ del dolce pasquale per eccellenza visitando alcuni tra i più famosi laboratori di pasticceria del Belpaese. Continua a leggere

www.panoramitalia.com

CUZZUPE, SGUTE, RIGANELLE, ‘NCINETTI: I DOLCI DI PASQUA CALABRESI

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Tra il Mercoledì e il Venerdì Santo, in tutta la Calabria, come in ogni paese italiano, si dà inizio alla preparazione dei dolci che occuperanno un posto d’onore sulla tavola del giorno di Pasqua. Continua a leggere

Sfratti di Pitigliano

LO SFRATTO DEI GOYM, UNA DOLCE SPECIALITÀ DI PITIGLIANO

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Sfratti di PitiglianoUn dolce dalla sfoglia sottile e leggera, che racchiude uno squisito ripieno di noci, miele, scorza di arancia e noce moscata. Lo “sfratto” dei Goym è una specialità di borghi di Pitigliano e Sorano (Grosseto), nel cuore della Maremma toscana, dove viene gustato soprattutto nel periodo natalizio, tagliato a fettine. Meno famoso di panpepato, cantucci, ricciarelli e buccellato, non ha nulla da invidiare alle più famose bontà della pasticceria regionale. Continua a leggere

Noci

NOCI, LE GHIANDE DI GIOVE

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NociCrude, all’interno di sfiziosi aperitivi e insalatone, o cotte, per primi insoliti e golosi dessert, le noci sono protagoniste della cucina dell’autunno. Nutrienti e salutari, dolci a un primo assaggio ma dal caratteristico retrogusto amaro, danno un tocco particolare a tanti piatti, tradizionali e non, oltre ad essere uno snack genuino da mangiare in qualsiasi momento della giornata. Continua a leggere

Casola Valsenio

CASOLA VALSENIO, IL PAESE DELLE ERBE E DEI FRUTTI DIMENTICATI

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Casola Valseniogiardino erbe_emiliaromagnaturismo2strada lavanda_verdepaesaggio2

Giuggiole, sorbe, melagrane, azzeruoli, corbezzoli, ma anche pere volpine, mele da rosa, corniole, prugnoli selvatici e mele cotogne, da cui si ricava la famosa cotognata. Sono alcuni dei “frutti dimenticati” protagonisti delle cucine e delle tavole dei nostri nonni e bisnonni e oggi quasi scomparsi. Per trovarli e assaggiarli bisogna mettere in programma un finesettimana a Casola Valsenio, un borgo medievale di poco più di 2600 anime in provincia di Ravenna al confine tra l’Emilia e la Toscana, immerso nel verde dell’Appennino Faentino, punteggiato da chiese e costruzioni dal fascino lontano, che l’11 e il 12 ottobre e il 18 e 19 ottobre ospita la “Festa dei frutti dimenticati”, un appuntamento che da 24 anni va in scena ogni autunno nel centro storico. Continua a leggere

Castagnaccio

CASTAGNACCIO, IL DOLCE “POVERO” DELL’AUTUNNO

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Castagnaccio In passato, anche durante la guerra, quando scarseggiava la farina di frumento o quella di mais, era considerato una pietanza “sfamafamiglie”, perché con “poca spesa e tanta resa” era in grado di saziare un’intera casa. Nato come dolce ma, al pari del migliaccio, buono anche come pranzo o cena, il castagnaccio è (o meglio è stato) un caposaldo della cucina e dell’alimentazione italiana. Continua a leggere

Bigoli in salsa - Primi del veneto

BIGOLI: LA PASTA FRESCA DEL VENETO

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Bigoli in salsa - Primi del venetoRuvidi, spessi, corposi, in grado di trattenere e rendere unico ogni tipo di condimento. I bigoli o bigoi sono una pasta fresca nata nelle cucine del Veneto e diffusa anche nella confinante Lombardia: simili a grossi spaghetti, si distinguono da questi ultimi per il diametro, che oscilla fra tre e quattro millimetri, e la lunghezza, che può raggiungere i 25-30 centimetri. E non a caso il termine “bigolo” deriva da bigàt, che nel dialetto regionale significa “bruco”, alludendo proprio alla forma di questa singolare varietà di pasta. Continua a leggere

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IL BITTO, UN FORMAGGIO A “LUNGHISSIMA” CONSERVAZIONE

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foto: www.formaggiobitto.com

Dalla Valtellina, la fertile pianura lombarda, ricca di storia e tradizione agro-alimentare, nasce il Bitto, formaggio tipico, dalle origini antichissime.

Secondo alcuni storici l’allevamento iniziò proprio in questa zona quando alcuni clan celtici, scacciati dalla pianura dai Romani, trovarono rifugio in Valtellina, colonizzando la zona: il nome Bitto pare si possa ricondurre alla parola celtica “bitu“, che significa “perenne”, a dimostrare la grande conservabilità di questo formaggio e ad una zona precisa della Valtellina, le Valli del Bitto, dove secondo la leggenda è iniziata la produzione e dove risiedono attualmente la maggior parte dei produttori.
Essendo impensabile che tutta la popolazione seguisse il bestiame ad alte quote ed essendo precarie le condizioni delle vie di comunicazione, quei primi allevatori dovettero per forza di cose escogitare qualche sistema che gli permettesse di conservare nel tempo e di trasferire nello spazio il latte, il principale prodotto dell’allevamento. La soluzione più logica fu naturalmente quella di trasformarlo in formaggio e per i Celti, esperti conoscitori dell’uso del caglio, fu relativamente semplice iniziare una produzione di formaggi “a lunga conservazione”. Attualmente il Bitto “Valli del Bitto” è infatti l’unico formaggio al mondo che dura oltre i 10 anni.

formaggio bitto

foto: www.formaggiobitto.com

Il formaggio, una volta lavorato, presenta una forma cilindrica, regolare, con superfici piane e con uno scalzo concavo a spigoli vivi. Il diametro delle facce è di circa 30-50 cm. La pasta è caratterizzata da una struttura compatta. Al taglio il colore si presenta variabile dal bianco al giallo paglierino, a seconda della stagionatura. Il sapore del Bitto é dolce, delicato e diventa più intenso con il procedere della maturazione.
Presso il Centro del Bitto, che si trova a Gerola Alta, è possibile lasciare in “deposito” la propria forma di Bitto storico acquistata perché possa essere stagionata in loco. Sulle forme può essere anche aggiunto in nome dell’acquirente.

Oggi possiamo trovare sul mercato due diversi tipi di Bitto: il Bitto D.O.P e il Bitto Storico. Il Bitto Storico, quello vero, è un formaggio presidio slowfood e prevede dei paletti rigidi per la produzione: il latte (con una percentuale di latte di capra Orobica, intorno al 10-20%) deve essere lavorato a caldo e al massimo a mezz’ora dalla mungitura, che deve avvenire a mano. La cagliata deve essere fatta sul luogo di mungitura all’interno dei classici calécc, strutture millenarie in pietra e tendaggi che fungono da caseificio ambulante. Il Bitto D.O.P (che i puristi chiamano Nuovo Bitto) invece consente che le vacche vengano alimentate con mangimi, non è necessario che ci sia latte di capra e sono ammessi i fermenti nella lavorazione. La sostanziale differenza tra i due sta quindi nel rispetto delle tradizioni e delle tecniche antiche. La conoscenza degli uomini che producono il Bitto è immensa e sono rimaste soltanto 14 aziende a custodirla, con una produzione di circa 1500 forme all’anno. Oggi il bitto storico sopravvive miracolosamente senza un sussidio, senza un aiuto, ma solo grazie al passaparola.

Come gustarlo

Negli stadi giovanili il Bitto è un prelibato e classico formaggio da taglio e lo si può accompagnare con miele e confetture, noci e aceto balsamico. Dopo l’anno di stagionatura, diventa prodotto da accompagnare ai migliori cibi e alle più raffinate tavole. Essendo un formaggio che si fonde completamente può essere impiegato nella preparazione di piatti tipici valtellinesi, come i Pizzoccheri della Valtellina, la Polenta Taragna e gli Sciatt di Bitto, ma viene apprezzato anche a fine pasto accompagnato da un buon bicchiere di vino rosso Valtellina DOCG.

Per conoscerlo meglio da vicino, da oltre 100 anni tantissimi visitatori si recano alla “Mostra del Bitto” che si tiene a Morbegno, in provincia di Sondrio, ogni anno nel mese di ottobre.

Junge Frau trinkt Milch

IL LATTE VEGETALE, UNA SCELTA DI SALUTE

In comune col latte di origine animale ha solo il colore, ma varia nelle caratteristiche organolettiche e nutrizionali: è il latte vegetale, la scelta “di salute” per chi segue un’alimentazione vegan o semplicemente per chi vuole alleggerire la colazione o evitare le intolleranze.
A differenza del latte animale, infatti il latte vegetale è più digeribile e leggero, perché contiene grassi vegetali “buoni” ed è quindi indicato nei casi di ipercolesterolemia e disturbi cardiovascolari e ovviamente nei casi di intolleranza al lattosio e alla caseina. Si tratta di un alimento sano, ricco di vitamine, amidi e minerali.
Non tutti lo sanno, ma esistono ben 12 alternative vegetali al latte animale, tutte reperibili in negozi specializzati e presso la grande distribuzione. Bisogna però fare sempre attenzione all’etichetta, preferendo quelli di provenienza biologica, senza grassi aggiunti e con un basso contenuto di sodio.

Sojamilch
Il latte di soia

Tra i più diffusi c’è senza dubbio il latte di soia. Tra tutti i tipi di latte vegetale, è quello che possiede meno calorie e più proteine (quasi quante quelle del latte vaccino). Dalla soia eredita la sua importante valenza nel contrastare il rischio di arteriosclerosi, perché gli Isoflavoni che contiene abbassano il colesterolo cattivo. Ha un alto contenuto di ferro ed è indicato anche per i celiaci e per i bambini sotto l’anno di età, perché privo di glutine. La composizione include proteine, carboidrati, grassi e minerali.
E’ vero che il latte di soia non contiene Vitamina D né Calcio, tuttavia in commercio è possibile reperirlo tranquillamente con Calcio addizionato, oltre che arricchito di Vitamina B12.  Per il resto, la quota proteica è pari a quella del latte vaccino.

Il latte di farro

Quello che garantisce il maggior apporto di calcio è senza dubbio il latte di farro. Per questa ragione è indicato per prevenire l’osteoporosi, per sportivi, bambini e chiunque necessiti di un alimento completo e ricostituente. Ideale per preparazioni in cucina, grazie alla sua consistenza particolarmente densa e cremosa.

Il latte di miglio

Il latte di miglio, ancora poco diffuso, possiede molte proprietà benefiche: è rivitalizzante e nutriente, povero di grassi, ricco invece di proteine, ovviamente vegetali, di minerali e di vitamine del gruppo B. Non contiene glutine.

Il latte di riso

Ideale per una dieta ipocalorica è il latte di riso, largamente diffuso ed in assoluto il latte vegetale che contiene meno grassi. La sua ricchezza di zuccheri semplici gli conferisce un gusto molto gradevole e una scorta di energia subito disponibile, caratteristiche che lo rendono indicato anche per i bambini.

Il latte di avena

Importantissimo per il suo alto contenuto di acido folico e la totale assenza di colesterolo è il latte di avena. E’ un alimento energetico, indispensabile per il il turn-over cellulare e fondamentale per le donne in gravidanza. Possiede inoltre qualità tonificanti e rigeneratrici, molto apprezzate dagli sportivi.

almonds drink isolatedIl latte di grano Kamut

Autentico elisir di salute è il latte di grano kamut. Da consumare freddo o caldo, è povero di grassi e vanta un discreto apporto proteico. Viene addizionato con olio di semi di girasole che serve a renderlo più gradevole al palato. Dai chicchi di grano khorasan (kamut) con cui si produce, eredita l’elevato contenuto di sali minerali, soprattutto fosforo e magnesio, che lo rendono consigliabile in periodi di affaticamento o convalescenza. A differenza di altre tipologie però contiene glutine, quindi non è adatto per i celiaci.

Il latte di mandorle

Decisamente più dolce, dal sapore goloso e dal potere dissetante, è il latte di mandorle, una bevanda molto diffusa nel Sud Italia. Ottima fonte di antiossidanti e minerali, contiene un’elevata quantità di grassi “buoni” (polinsaturi) e vitamine, che proteggono il sistema cardiovascolare. Essendo però molto calorico ed energetico, va consumato con moderazione!

Il latte d’orzo

Efficace sollievo per i raffreddamenti della stagione fredda, è il latte d’orzo, una bevanda altamente digeribile e rinfrescante, ricca di vitamine e minerali. Il suo basso indice glicemico lo rende indicato per chi soffre di diabete tipo II e per ridurre il colesterolo cattivo.

Il latte di cocco

Dal gusto un po’ esotico e dal profumo intenso, è il latte di cocco. Non si tratta del liquido contenuto all’interno delle noci di cocco, bensì di una bevanda ottenuta dalla polpa di questo frutto insieme all’acqua. Molto dolce e naturalmente ricco di zuccheri, non contiene lattosio e fornisce un buon apporto di acido laurico, un acido grasso saturo con proprietà antisettiche ed antinfettive.

Il latte di canapa

Ed è dai semi dell’omonima pianta che si produce il latte di canapa. Ricco di acidi grassi essenziali (omega-3), è indicato anche per i bambini, perché rispetto ad altri tipi di latte vegetale contiene una buona percentuale di proteine e di grassi. Occorre però fare sempre attenzione ad acquistare quello senza zuccheri aggiunti e di provenienza biologica.

Il latte di arachidi

Consistente e denso poi c’è il latte di arachidi, l’ideale per la colazione, la merenda o per preparare creme salate e dolci. Le molte proprietà nutrizionali delle arachidi si conservano anche nel latte, che risulta quindi nutriente e sostanzioso, nonchè ricco di aminoacidi indispensabili e di antiossidanti.

Junge Frau trinkt MilchIl latte di noci, nocciole e anacardi

Infine i latti di noci, nocciole e anacardi che rispetto a quello di mandorle non sono facili da trovare in commercio, ma si possono preparare in casa. Come i semi oleosi da cui si ricavano, queste varietà di latte vegetale sono molto nutrienti ed energetiche, oltre che ricche di preziosissimi acidi grassi insaturi. Tra i tre il più leggero è il latte di anacardi.

Nonostante le indubbie proprietà benefiche, l’assenza di alcuni importanti nutrienti implica, nel caso di assunzione esclusiva di latte vegetale, la necessità di introdurli mediante altri cibi, tra cui tofu, legumi, verdure, frutta secca e uova o di optare per bevande vegetali addizionate. Inoltre, rispetto al latte animale l’apporto di calcio e vitamina D è ovviamente inferiore, ma basterà integrare la dieta con altri alimenti che ne sono ricchi.

Tutti i tipi di latte vegetale possono essere più o meno facilmente preparati in casa, utilizzati per una colazione tradizionale e come alternativa al latte vaccino nella preparazione dei cibi e dei dolci. Come per il latte vaccino, il consumo dovrebbe essere moderato (125-250 cc al giorno). Per conservarli possono essere riposti in frigo ed agitati prima dell’uso, ottenendo oltre ad un notevole risparmio economico, un prodotto sicuramente più genuino. E’ sempre preferibile consumarli al naturale, cercando di limitare i prodotti con aggiunta di sostanze aromatizzanti.

Pizza di Pasqua al formaggio pecorino

I PANI DELL’UMBRIA

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Con le noci, con il formaggio, con lo strutto, “sciocco” e persino con il mosto d’uva. Il pane dell’Umbria vanta una lunga tradizione. Sin dalle primissime ore del mattino le stradine di Perugia, Terni, Spoleto, Assisi, Foligno, Todi, Bastia, Foligno, Orvieto sono invase dal profumo di filoncini e prodotti da forno. Continua a leggere